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Il ruolo dell'antagonismo nelle ideologie del novecento
Giuseppe Gagliano
STUDI
POLITICO-STRATEGICI
La conflittualita` non convenzionale nel contesto
delle ideologie e dei movimenti antagonisti del novecento
Vol. II
EDIZIONI NEW PRESS - COMO
# Copyright 2007 by Edizioni New Press Como (Italy)
I Edizione 2007
Stampa New Press - Como
INDICE
Introduzione 11
Premessa 15
Parte prima
1. La dinamica politica-strategica dell’EZLN 19
2. Il neo-zapatismo nella analisi della Rand corporation 23
3. Il concetto di NETWAR 25
4. Ideologia e metodo di lotta dei nuovi movimenti 27
Parte seconda
1. Il movimento anarchico USA 33
2. L’Associazione ATTAC 34
3. Il movimento anarchico europeo 35
4. Metodi e scopi del Black Bloc 36
5. Metodi e scopi del WSF 38
6. Note su alcuni aspetti della teoria e della pratica dei Black Bloc 42
7. Elenco delle associazioni che hanno organizzato il Forum di Porto
Alegre 45
8. Elementi di rilievo nel documento finale di Porto Alegre 46
9. Metodi e scopi dei CSA italiani 47
10. Organigramma dei CSA secondo la connotazione ideologica 50
11. Organigramma dei CS secondo la distinzione geografica 52
12. La presenza della conflittualita` non convenzionale in America
Latina 53
13. Note su alcuni Networks messicani 54
14. La democrazia partecipativa nella riflessione di Hilary
Wainwright 56
15. Il movimento contro le dighe in India 58
16. Il movimento contro le Sweatshop 60
17. La lotta di resistenza nell’Amazzonia ecuadoriana 62
18. Attivismo Jamming 65
19. Modalita` operative della conflittualita` non convenzionale in Iraq e
Palestina 68
Parte terza
1. Il mondo letto attraverso l’analisi del World Watch Institute 73
2. Il mondo letto attraverso l’analisi del Social Watch (Rapporto
2004) 75
3. Il mondo letto attraverso l’analisi dell’Associazione Societa`
Informazione ONLUS 77
4. La realta` internazionale letta attraverso la rivista ‘‘Giano’’ 80
5. La realta` internazionale letta attraverso l’Archivio Disarmo 83
6. Pace e non violenza secondo l’IPRI 85
7. La filosofia politica di Porto Alegre 87
Premessa 87
Parte prima 87
Parte seconda 89
Parte quarta
1. Il mondo cattolico italiano e la globalizzazione 95
2. L’analisi dell’ACC 98
3. L’analisi dell’IGC 99
4. I COBAS: metodi, scopi e anti-globalizzazione 100
5. Aspetti dell’anti-militarismo sardo 103
Parte quinta
1. Premessa 107
2. La riflessione pedagogica di Paolo Freire 108
3. La riflessione pedagogica di Filippo Trasatti 110
Documento: Intervista di Filippo Trasatti a Raffaele Mantegazza 111
4. La riflessione pedagogico-libertaria di Marcello Bernardi 113
5. La riflessione pedagogica di Raffaele Mantegazza 115
6. La riflessione pedagogica di Ernesto Balducci 116
7. La riflessione pedagogica di Lamberto Borghi 117
8. Aspetti della pedagogia anti-autoritaria francese del Novecento 118
9. Pace e educazione della pedagogia del Novecento 120
Parte sesta
1. Premessa. Il dissenso religioso e la conflittualita` non convenzionale
125
6
2. Il dissenso cattolico tra gli anni Quaranta e Cinquanta 126
3. Il Sessantotto e i cattolici 129
4. L’antagonismo catto-pacifista secondo Massimo Teodori 130
5. Alex Zanotelli 131
6. Don Milani 134
7. Pacifismo e no-global nella interpretazione dei Beati Costruttori
di Pace 136
8. Pax Christi: organizzazione, pacifismo e no-global 139
Organizzazione 139
Principali iniziative 140
9. Principali tematiche tratte da ‘‘Mosaico di Pace’’ 142
10. Postilla storica 146
11. Giorgio La Pira 148
12. Premessa alla Teologia della liberazione 150
13. Leonardo Boff 153
14. L’America Latina interpretata dalla rivista ‘‘LatinoAmerica’’ 156
15. Il contributo di Enrique Dussel all’antagonismo religioso 161
Parte settima
1. Premessa 165
2. Guerra e diritto nella riflessione giuridico-politica di De Fiores 166
3. Guerra e diritto nella riflessione filosofico-politica di Zolo 169
4. La globalizzazione nella interpretazione di Ramonet 171
5. La riflessione anti-realista di Ekkehart Krippendorf 174
6. La riflessione ecopacifista di Arn Naess 176
7. La riflessione sulla democrazia partecipativa e sulla non violenza
di Aldo Capitini 177
8. La riflessione filosofica-politica di Giuliano Pontara 180
9. La riflessione politico-religiosa di ‘‘Re Nudo’’ 183
10. La riflessione femminista della Ruddick 185
11. Note sulla conflittualita` non convenzionale in Danilo Dolci 186
12. Stato e liberta` secondo Murray Rothbard 188
13. La diplomazia dal basso come alternativa al realismo politico 189
Parte ottava
1. Il dissenso non convenzionale nella riflessione politica di lingua
inglese nel mercato 193
2. La riflessione politica di Chomsky 194
3. Aspetti biografici di Emma Goldman 200
4. La riflessione politica di Emma Goldman 203
7
5. La riflessione politica di Goodman 205
6. La riflessione politica di Ward 208
7. La riflessione politica di Zinn 210
8. Note sul dissenso di Russell 214
9. Note sul dissenso pacifista di A.J. Muste 216
10. Note sul dissenso di Aldous Huxley 218
11. Note sulla conflittualita` non convenzionale in Herbert Marcuse 220
12. Il dissenso non convenzionale nel contesto dei network americani 221
1. Alternet 221
2. IAC 221
3. USLAW 222
4. PGA 222
Parte nona
1. Premessa 227
2. Modalita` operative della conflittualita` non convenzionale
in Gandhi 228
3. Modalita` operative della conflittualita` non convenzionale
in Mandela 233
4. Note sulla conflittualita` non convenzionale in M.L. King 236
5. Postilla 240
Parte decima
1. Il dissenso anti-militarista nella comunita` scientifica italiana
del Novecento 245
2. Il dissenso dell’USPID 247
3. Il dissenso del PUGWASH 248
4. Il dissenso del CISP 250
5. Il nuovo Modello di Difesa alla luce dell’ideologia pacifista 252
6. L’anti-americanismo rivoluzionario nel Campo anti-imperialista 255
7. Il dissenso antagonista nel Centro Gandhi 256
8. Il dissenso antagonista nella Fondazione Venezia per la Ricerca
sulla pace 259
9. Tom Benetollo e l’antagonismo non violento dell’ARCI 263
Parte undicesima
1. Note sulla riflessione filosofico-politico di Ernesto Balducci 269
2. Pace e non violenza secondo Cipriani e Minervini 272
3. Pace e Guerra nel saggio di Mazzolari ‘‘Tu non uccidere’’ 276
8
4. Note sulla riflessione non violenta di Lanza Del Vasto 280
5. L’Osservatorio internazionale della Odadrek di fronte alla guerra
del Kossovo 284
6. Informazione, scienza e guerra secondo il Comitato scienziate e
scienziati contro la guerra 287
7. Neutralismo e disarmo nucleare nelle riflessioni di
Edward Thompson 290
8. L’etica planetaria secondo il Dipartimento di Filosofia della
Universita` di Macerata 293
Parte dodicesima
1. ODC: una conflittualita` non convenzionale legalizzata 297
1. Premessa 297
2. Note sulla riflessione pacifista di Tolstoj 302
3. Note sull’anti-militarismo del Partito Radicale Italiano 304
Parte tredicesima
1. Premessa 309
2. L’anti-militarismo in Stanley Kubrick 310
3. L’antagonismo rivoluzionario nel cinema Noˆ vo 313
4. L’anti-militarismo in Marco Bellocchio 315
Parte quattordicesima
1. Premessa 319
2. La conflittualita` non convenzionale della CMD e del Comitato
dei 100 320
3. La conflittualita` non convenzionale di fronte alla guerra di Algeria 322
4. La conflittualita` non convenzionale contro il riarmo atomico in
Germania 325
Parte quindicesima
1. Premessa 329
2. Antagonismo ecologico 330
3. Note sull’antagonismo anti-vivisezionista radicale 332
4. Note sull’antagonismo radicale dell’ALF 335
5. Note sull’antagonismo di Greenpeace 337
6. Considerazioni finali 340
9
Appendice I
1. Voci per un dizionario del Sessantotto 343
2. Il Sessantotto secondo l’interpretazione di Fo e Parini 347
3. Aspetti storico-ideologi del Sessatotto 349
4. L’interpretazione del Sessantotto e del Settantasette di Moroni 357
5. Il Sessantotto secondo l’interpretazione di Capanna 361
6. Note sul dissenso cattolico 363
7. L’interpretazione del Sessantotto secondo Paul Ginsborg 365
8. L’interpretazione del Sessantotto secondo Piero Bernocchi 367
9. Introduzione al Movimento studentesco 369
10. Aspetti della cultura underground tra gli anni Sessanta e Settanta 374
11. Aspetti della controcultura 376
12. L’interpretazione del Settantasette secondo Piero Bernocchi 377
13. L’interpretazione del Settantasette di Derive e Approdi 379
14. Il movimento del Settantasette secondo la casa editrice Odadrek 389
15. Note storiche sul movimento del Settantasette 384
16. Note sull’ala creativa del movimento del Settantasette 386
Appendice II
1. Premessa 389
2. Organizzazioni e associazioni internazionali nel Patto di Varsavia
di Reinhard Gehlen 390
3. La conflittualita` non convenzionale di VittorFranco Pisano 399
4. Premessa 403
5. Documento n. 1: A come anarchia in tutte le sue anime (SISDE) 404
Documento n. 1a: L’eversione anarchica (ROS) 417
6. Documento n. 2: Infiltrati e guerra psicologica sconfissero le
Pantere Nere (SISDE) 422
7. Documento n. 3: Rapporto sull’estremismo (Ufficio della polizia
federale svizzera) 427
8. Documento n. 4: Il potenziale di violenza nel movimento anti-globalizzazione
(Ufficio della polizia federale svizzera) 441
9. Documento n. 5: Relazione sull’estremismo anarco-comunista in
Germania (Bfv) 454
10. Documento n. 6: Asimmetria e conflittualita` non convenzionale
nell’antagonismo gandhiano e anarchico di Jacques Baud 494
11. Documento n. 7: Guerra psicologica e antagonismo in Attac
di Lucas/Tiffreau 499
Bibliografia 507
10
INTRODUZIONE
Nella I parte abbiamo deciso di prendere in attenta considerazione l’EZLN
grazie alla sua fondamentale importanza non solo per la storia messicana (e dell’America
Latina) ma soprattutto perche´ costituisce un movimento paradigmatico
per buona parte dei nuovi movimenti che si sono sviluppati in Europa e in
America. Per analizzarlo ci siamo serviti degli ormai classici studi di ARQUILLA
e RONFELDT della Rand Corporation di cui condividiamo l’impostazione e le
preoccupazioni.
Dopo aver illustrato gli aspetti salienti del concetto di Netwar, abbiano cercato
di individuare alcune costanti dei nuovi momenti usando una griglia semplice
— ma efficace — che si snoda in sei aspetti:
1) Origine del movimento
2) Struttura organizzativa
3) Metodi o tecniche di lotta
4) Il nemico
5) l’Apparato ideologico o la visione del nemico
6) La/le reazione/i delle istituzioni (civili e militari). Dopo averla illustrata
abbiano ritenuto utile applicarla a diversi casi specifici (come Attac, il
FSMI, i Black Bloc o i CSA italiani).
Nella II parte, abbiamo posto l’enfasi sul ruolo dei nuovi movimenti in America
Latina e sulla riflessione politica dell’attivista (e giornalista) inglese Wainwright
riflessione assai significativa perche´ sottolinea il formarsi — a partire da
Porto Alegre — e il graduale consolidarsi di una nuova forma di democrazia:
quella partecipativa.
La III e` stata strutturata in appendici in modo da sottolineare — a diversi livelli
di profondita` — il ruolo di associazioni (nazionali e non), di riviste (esclusivamente
italiane) e di intellettuali (italiani e non) che hanno contribuito — nel
loro ambito — ad esprimere una filosofia del dissenso a vario titolo ora nei confronti
delle strutture di potere in quanto tali ora nei confronti delle istituzioni
che hanno maggiormente contribuito alla globalizzazione. Dissenso che, pur
avendo connotazioni ideologiche differenti, presenta elementi di profonda continuita`
nell’ambito della pars destruens.
11
Nella IV parte abbiamo voluto mettere in evidenza alcune caratteristiche rilevanti
al dissenso cattolico (che abbiamo approfondito in un secondo momento) e
soprattutto del dissenso del sindacalismo antagonista di cui i COBAS sono indubbiamente
esponenti autorevoli.
Nella parte V, concentrando la nostra attenzione sul alcuni protagonisti della
pedagogica antagonista, abbiamo voluto dimostrare il ruolo decisivo della guerra
psicologica alla istituzioni dominanti attuata attraverso il dispositivo educativo,
guerra psicologica che procedendo — direbbe Clausewitz — per logoramento
vorrebbe raggiungere il traguardo ambizioso di costruire ‘un uomo nuovo’ conquistando
spazi di potere accademico ed editoriale.Si pensi, a titolo di esempio, a
Capitini o a Borghi.
Nella parte VI abbiamo approfondito temi ed autori del dissenso cattolico allo
scopo di dimostrare come la conflittualita` non convenzionale abbia avuto modo
di esprimersi al meglio proprio grazie al cattolicesimo progressista.
Particolare attenzione — non a caso — e` stata prestata alla teologia della liberazione.
Nella parte VII abbiamo illustrato gli aspetti essenziali di alcuni autorevoli
protagonisti della cultura del dissenso che hanno formulato una interpretazione
della storia profondamente anti-realista.
Nella parte VIII non potevamo esimerci dal presentare — in forma essenziale
— la riflessione politica di alcuni storici protagonisti della cultura anglo-americana.
Nella parte IX la nostra riflessione ha cercato di mettere a confronto — implicitamente
— tre autori che, pur partendo da tecniche di conflittualita` non
convenzionale analoghe, sono giunti a conclusioni assai diverse in merito alla efficacia
dell’azione non violenta (mi riferisco naturalmente a quelle di MANDELA).
Nella sezione X abbiamo—in prima battuta—voluto porre l’enfasi sul ruolo
di una parte della comunita` accademica italiana nei confronti delle tematiche
della guerra e della pace e, in seconda battuta, abbiamo altres?` sottolineato il ruolo
di vero e proprio potere antagonista che oramai svolgono determinati centri o
determinate associazioni nei confronti delle istituzioni (in particolare di quelle
militari).
Nella parte XI abbiamo voluto — brevemente — illustrare le riflessioni fondamentali
per il pacifismo cristiano del novecento di MAZZOLARI e DEL VASTO
alle quali abbiano fatto seguire un’analisi delle argomentazioni dei piu` noti
raggruppamenti accademici italiani anti-militaristi e anti-USA. Infine, abbiamo
esposto le celebri tesi di THOMPSON a favore del disarmo nucleare e del neutralismo
politico.
Nella parte XII abbiamo volutamente posto l’enfasi sulla istituzionalizzazione
12
dell’anti-militarismo attraverso l’ODC, difeso a livello filosofico da Tolstoj e a
livello politico anche del PRI.
Nella parte XII ci siamo limitati a prendere in considerazione alcuni celebri
registi nei cui film l’anti-capitalismo e/o l’anti-militarismo costituiscono temi dominanti.
D’altronde, la scelta del cinema come argomento da trattare nel contesto
della CNV(acronimo per indicare la conflittualita` non convenzionale, ndr), e`
fin troppo ovvio: indipendentemente dalle riflessioni di Baroni (v primo volume)
risulta evidente la centralita` dei mass-media come strumento di indottrinamento,
di contro informazione e quindi di guerra psicologica.Il condizionamento attraverso
l’immagine e` indubbiamente piu` efficace rispetto alla parola scritta.
Nella parte XIV, riprendendo la griglia interpretativa usata nella parte prima
di questo volume, abbiamo analizzato alcuni esempi storici di CNV facendo riferimento
al celebre studio di Teodori.
Nella parte XV — infine — pur avendo omesso alcuni esponenti di rilievo
dell’antagonismo ecologista radicale (pensiamo a ZERZAN e a CAMENISH),
abbiano—in linea generale—cercato di dare un quadro abbastanza chiaro delle
tendenze dell’ala ecologista piu` intransigente (rispetto al WWF, Lega Ambiente
e Italia Nostra) del novecento.
A conclusione del volume abbiamo posto due appendici strutturate nel modo
seguente:
— nella prima appendice abbiamo ritenuto indispensabile illustrare abbastanza
estesamente la genesi della conflittualita` non convenzionale a partire dal
sessantotto e dal settantasette facendo riferimento a volumi considerati indispensabili
— dal movimento antagonista — per una conoscenza approfondita
di quei periodi.
— Nella seconda appendice le riflessioni di Gehehen costituiscono oramai un
classico dell’analisi politico-strategica della cold war, analisi utilissima ancora
oggi, mentre quella del Col. Pisano rappresentano una breve ma
estremamente significativa introduzione alla conflittualita` non convenzionale.
Altrettanto decisive — ci sono parse — le analisi del servizio segreto
interno tedesco,della polizia federale svizzera,del sisde e del ros, di Baud
— uno dei piu` significativi analisti strategici francesi contemporanei — e
infine — di Lucas/Tiffreau analisti della Ecole de Guerre Economique
istituzione francese all’avanguardia in Europa per lo studio della guerra
psicologica applicata all’economia e all’antagonismo anti-capitalistico.
13
PREMESSA
In primo luogo rispetto al primo volume — di natura strettamente teorica —
il secondo volume svolge una rassegna ampia — ma non esaustiva — di associazioni,
ong, riviste e di intellettuali che hanno teorizzato e/o praticato le tecniche
della conflittualita` non convenzionale e che hanno sostenuto orientamenti ideologici
anti-militaristi, pacifisti o ecopacificisti etc. Nella maggior parte dei casi
questi attori (istituzionali o meno), hanno attuato a livello di conflittualita` non
convenzionale ora la Guerra psicologica ora la Disobbedienza civile ora l’Agitazione
sovversiva nei confronti di determinate istituzioni nazionali e sovranazionali
allo scopo di modificarle spesso in modo strutturale.
Questa analisi e` stata possibile grazie agli illuminanti saggi di ARQUILLA e
RONFELDT della Rand corporation, alle riflessioni di Pisano sulla conflittualita`
non convenzionale, agli studi di Di Nunzio e Rapetto sulle nuove guerre, alle riflessioni
sulla ‘guerre psycologique’ della scuola strategica francese e,infine,grazie
alle riflessioni dell’analista francese BAUD.
In secondo luogo — prima di concludere — e` opportuna una precisazione di
ordine metodologico: il nostro studio ha avuto come scopo primario quello di
individuare le principali tecniche non convenzionali e dunque asimmetriche all’interno
degli approcci antagonisti, ma non ha avuto quello di compiere ne´ un
inquadramento storico—tranne che per il ’68 e il ’77—ne´ una esposizione teoricamente
esaustiva degli attori coinvolti nella prassi antagonista. A tale proposito,
questo volume presuppone da parte del lettore, una discreta conoscenza
di base sul ruolo svolto dei movimenti antagonisti sul corso del novecento e
sui principali protagonisti del dissenso laico e religioso.
In terzo luogo, il lettore attento, non potra` non constatare la profonda continuita`
tra le modalita` operative del ’68 e del ’77 e quelle attuali, continuita` dovuta
al fatto che non pochi protagonisti di quel periodo hanno perseguito la loro
attivita` antagonista contro i medesimi obiettivi usando tecniche analoge.
15
Parte Prima
1. LA DINAMICA POLITICO-STRATEGICA DELL’EZLN
1. Metodi di lotta
1) La combinazione e l’adattamento hanno consentito efficienza, rapidita`
dell’esecuzione e spiazzamento dell’avversario.
2) L’Information warfare attraverso l’uso di mass-media nazionali e non, della
stampa nazionale e non, di internet e del simbolismo (dal passamontagna,
al cavallo — di zapatista memoria —, alla tuta blu fino allo scarafaggio) e
quindi alla Psyc-warfare e quindi al ricorso all’azione non violenta.
3) Le marce, gli happening pacifici (si pensi alla marcia del marzo 2001).
4) Fino al 2005 non ci sono state evoluzioni di sorta. Anche ‘‘l’Altra campagna’’
ha posto al centro ancora una volta l’assemblea con un richiamo
esplicito alla dimensione trasversale.
2. Struttura
1) Livello delle componenti: insorti
basi d’appoggio
Questa divisione e` relativa alle componenti dell’EZLN. Quanto alla struttura
relativa alle funzioni abbiamo:
1) Struttura logistica
2) Struttura di propaganda
3) Servizio di informazione
4) Educazione
5) Sanita`
6) Tribunale di Giustizia.
Queste strutture — che sono assimilabili a quelle della struttura tradizionale
della guerriglia — sono denominate dipartimenti.
2) La gerarchia interna — nonostante l’esplicito anti-militarismo — rispecchia
i gradi militari procedendo dal livello di caporale a quello di maggiore.
Non esistono gradi superiori.
3) Complessivamente lo schema e` il seguente: comunita` indige-
19
na ! Direzione ! Marcos ! esercito ! insorti. Non puo` considerarsi
una sorta di riedizione della avanguardia leninista ma deve interpretarsi
con una struttura a rete nella quale l’elemento di una democrazia diffusa
e` decisivo. Naturalmente tale schema risulta valido se e solo se le informazioni
desunte sono attendibili.
4) Il soggetto rivoluzionario specifico — per usare l’espressione marxista —
e` la comunita` indigena mentre il soggetto rivoluzionario globale e` la comunita`
degli esclusi (dai gay ai sottoproletari del mondo).
3. Reazione delle istituzioni
1) In generale e` stata inappropriata perche´ incapace di comprendere le novita`
dell’EZLN (almeno fino al 2005).
2) Le istituzioni hanno cercato di operare dividendo la comunita` indigena
dalla Direzione dell’EZIN attraverso gli aiuti della Banca Mondiale (politica
paternalista)
3) Zedillo — p.e. — in collaborazione con la Cia ha cercato di attuare una
strategia della contro informazione.
4) Il cambiamento politico — con la vittoria del PAN e l’elezione di Fox —
ha rallentato la pressione dell’EZLN sulle istituzioni politiche.
5) L’uso di gruppi paramilitari da parte dei latifondisti messicani, la presenza
massiccia dell’esercito (con l’innovazione del BOMO), la collaborazione
tra Sullivan e Bazan (con la guerra a bassa intensita` e la realizzazione
del GAFE) sono sistemi che si sono rivelati solo in parte appropriati.
6) L’approccio piu` usato e` stato quello di mediare politicamente allo scopo
di svuotare il contenuto rivoluzionario del messaggio dell’EZLN dirottandolo
verso i sentieri del riformismo;
7) non si puo` non rivelare l’estrema superficialita` dei servizi di informazioni
messicani nell’individuare preventivamente la formazione dell’EZLN iniziata
dall’83 e conclusasi il 1 gennaio 1994! Ben dieci anni dunque!
4. Origini
Tutti gli analisti (favorevoli o meno all’EZLN) sono concordi nel ritenere che
i soggetti storici ai quali si sono ispirati i fondatori siano i seguenti: Zapata, Gamiz,
Va´zques, Cabanas e Ruiz. Tutti questi — con l’eccezione di Ruiz — hanno
dato all’EZLN indicazioni militari determinanti. I contenuti ideologici che nel
tempo hanno determinato l’EZLN sono stati: il maoismo (con la formazione
20
LP), il che gueravismo (con la nascita dell’FLN nel 1969), e l’esperienza gandhiana,
farabandista e la teologia della liberazione con Ruiz. Le associazioni —
che si sono costituite precedentemente alla formazione dell’EZLN e che hanno
un legame con le comunita` indigene —sono: CIOAC, OCEZ e la disciolta PRD
rilevante per la presenza di ex-studenti sessantottini confluiti poi nella guerriglia.
5. I nemici e la par costruens
In questo ambito sussiste una precisa tripartizione: nemici locali, nazionali e
internazionali.
I nemici locali sono i diversi governatori del Chiapas e i comandanti di zona;
quelli nazionali oltre al PRI, sono i vari presidenti e la sinistra incapace e corrotta
unitamente alle multinazionali USA. Il nemico internazionale per eccellenza e` il
neo-liberalismo
2) L’impostazione ideologica dell’EZLN non puo` considerarsi — stando ai
comunicati dal primo al sesto — anarchica (al di la` delle strumentalizzazioni
europee).
3) Non puo` considerarsi neppure leninista (lontana p.e. dal contenuto delle
‘‘Tesi di aprile’’).
4) Prendendo in prestito la terminologia del socialismo non marxiano,-
l’EZLN e` una forma di democrazia partecipativa e autogestita (come i
mohirpi del Chiapas) costituitasi dopo il 1994.
5) L’EZLN crede fortemente non solo nella crisi della forma partito ma anche
nel dualismo tra Stato e Societa` civile.
6) Le alleanze stipulate con le ONG, con la stampa progressista europea e
non, con le universita` sono state decisive per conseguire la visibilita` planetaria
e per consentire un radicamento maggiore della societa` civile.
7) A livello di analisi politico-economica, le riflessioni di Marcos non mostrano
elementi di novita` poiche´ queste sono speculari a quelle di ‘‘Le
Monde Diplomatique’’.
8) L’uso delle armi e` stato finalizzato o all’attacco guerrigliero o alla autodifesa
ma mai alla lotta armata fine a se stessa. Proprio per questo allo
stato attuale, costituisce un errore enorme parlare di terrorismo per connotare
la prassi dell’EZLN.
9) La modernizzazione economica e` una richiesta frequente nei discorsi di
Marcos.
10) E talmente centrale il ruolo dei media che lo stesso, che Marcos provocatoriamente
definisce i mass-media come ‘‘l’avanguardia del paese’’. In
21
altri termini, mass media e la societa` civile (nella quale M. include le
ONG) sono due cardini indispensabili della strategia neo-zapatista.
11) Nel solco delle democrazie del XXI sec. Marcos chiede una educazione
di massa e gratuita.
22
2. IL NEO-ZAPATISMO DELLA ANALISI
DELLA RAND CORPORATION*
1) Nel cap. 5 (Trasformation of the conflict) gli A.. sottolinea opportunamente
come l’EZLN e le ONG si siano sforzati di dominare lo spazio delle informazioni
per supplire alle deficienze nell’ambito strettamente militare;
2) la presenza, all’interno del Copoca e del Conai, ha consentito all’EZNL
un livello di partecipazione politica rilevante marginalizzando lo spazio
di trattativa del governo messicano
3) gli A. non puo` nascondere il dato di fatto in base al quale l’intelligence
messicana debba essere profodamente rivista
4) allo stesso modo la partnership con l’alleato USA deve essere rafforzata.
Un passo in questa direzione e` costituito dalla realizzazione dei GAFE—
nel 1996 — corpo d’e´ lite costituito sulla falsariga della Delta Force
5) nel cap. 6 (Emergence and influence of the zapatista social Netwar) gli A.
pongono l’enfasi sul ruolo decisivo dele ONG senza tralasciare la rilevanza
della base indigena con i suoi ideali egualitari, comuntiari e consultivi.
6) La netwar inaugurata dall’EZLN e` definita come Rete di Sciame (il termine
e` dello studioso Kelly).
7) Abbandonata la guerriglia (dopo il ’94) sul modello maoista-zapatista
(con la scelta di piccole unita` di 12/16 uomini), la realizzazione del
CONPA e il legame con le reti informatiche Peacenet e Conflictnet, si
sono rilevati elementi indispensabili nella riuscita del progetto zapatista.
Propio per questo l’abbinamento con il metodo dell’azione non violenta(
da questo momento ANV, ndr) si e` dimostrato cruciale.
23
* Una situazione per certi versi analoga e` individuabile in Cile con la presenza del Consiglio di
tutte le terre (di cui HUILCAMAN e` il piu` noto portavoce) che rivendica il riconoscimento della
identita` etnica e culturale del popolo MAPUCHE attraverso modalita` operative tipiche della conflittualita`
non convenzionale, di fronte alle quali le istituzionali civile hanno applicato contromisure
efficaci (misure che hanno sollevato le proteste di Hunan Rights Watch e della Federazione per i
diritti umani) e che hanno trovato sulla legislazione anti-terroristica una adeguata sistemazione.
8) Una delle condizioni che hanno agevolato il lavoro di Marcos e` stata la
presenza religiosa: cattolica e protestante. L’ordine religioso gesuitico
ha certo svolto un ruolo determinante nella alfabetizzazione primaria e
nell’indottrinamento ideologico.
9) Se e` indubbio che la figura di Marcos sia poliedrica, altrettanto possiamo
affermare dell’EZLN nel suo insieme. Gray ne parla come di un movimento
ibrido e Cleaver — riflettendo sulle conseguenze che la prassi dell’EZLN
ha avuto — parla di effetto zapatista!
10) Il legame realizzato con la societa` civile e` cos?` stretto che gli A. sottolineano
che ‘‘la societa` civile e` impossibile da decapitare perche´ e` uno sciame
che puo` sembrare anarchico ma e` in realta` determinato dalla consultazione
estesa’’.
24
3. IL CONCETTO DI NETWAR
A livello teorico gli analisti della Rand Corporation analizzano la struttura dei
nuovi movimenti nel cap. IX dal titolo ‘‘The structure of social movements’’ utilizzando
l’oramai celebre concetto di Rete connotata nel seguente modo: 1) la
struttura dei nuovi movimenti (no-global-terroristici, no-pacifisti) puo` essere
semplice, policentrica e a rete.
In secondo luogo, una struttura di tale natura si puo` costituire solo a partire
da collegamenti multipli e precisi costruiti su: a) relazioni personali; b) viaggi;
c) tecnologie di comunicazione.
In terzo luogo, la coesione interna e` mantenuta grazie ad una opposizione
condivisa nella quale la logica dualistica e conflittuale (noi e loro) domina il rapporto.
Nel cap. due (‘‘The advent of Netware’’) gli A. entrano nel dettaglio sia in
merito alle finalita` che in merito alla articolazione delle reti. Che la disgregazione
psicosociale sia fondamentale — nella nuova conflittualita` — tanto quanto la distruzione
fisica della classic war — e` oramai evidente. Altrettanto evidente e` la
distinzione tra cyberwar e netwar: quest’ultima infatti indica il coinvolgimento di
formazioni paramilitari o forze irregolari. In generale sulla netwar i players conducono
una guerra della quale usano forze di rete e dottrine adatte all’eta` dell’informazione.
Le suddette reti possono avere una forza triplice: chaim, star e
all-chanell.
Nella prassi dei movimenti sono possibili ibridi tanto quanto e` possibile la
coesistenza — accanto alla netwar — della cyberwar. La vastita` della netwar e`
tale da consentirle di fare saltare le tradizionali staccionate tra pubblico/privato
e tra stato/societa` civile. Superfluo sottolineare come la loro dinamica renda il
compito di contrastarle particolarmente arduo.
A mo’ di conclusione, la tesi del Col. SZAFRANSKI e` particolarmente significativa
poiche´ pone l’enfasi sulla reale finalita` della netwar: ‘‘confondere le credenze
fondamentali delle persone sulla natura della loro cultura, societa` e governo’’.
La disgregazione e` —infatti—lo scopo ultimo e particolarmente deleterio.
La contro offensiva non potra` che consistere — nel costruire reti — contro reti
mischiando abilmente le reti con le strutture gerarchiche tradizionali allo scopo
di formare veri e proprio ibridi.
25
Nel cap. VII (‘‘Netwar in the emerald city’’) la rivolta/scommessa di Seattle e`
presa in attenta considerazione. Non c’e` dubbio alcuno che la DAN abbia svolto
un ruolo cruciale (anche per la sua struttura a rete), ruolo che sara` concretizzato
attraverso una strategia di cooperazione non violenta. La matrice di questo movimento
e` da rintracciarsi sia nei movimenti ambientalisti, che nei movimenti
sorti grazie alla Guerra del Golfo. L’aggregazione e` avvenuta per gruppi di affinita`
. Accanto al DAN la Ruchus society e l’AFl-CIO sono gli altri due giocatori
determinati.
Una componente minoritaria e` stata costituita dal Blocco nero. Tutti insieme
— a vario titolo — hanno raggiunto un vero e proprio dominio urbano a Seattle
con il coordinamento del DAN. Al di la` della organizzazione specifica e del ruolo
dei singoli gruppi, quello che ci preme sottolineare e` il ruolo di internet, dei cellulari
e delle videoriprese insieme a al ruolo di Indymedia. Sia la polizia che l’FBI
non sono stati in grado di contrastare adeguatamente la sorpresa strategica e l’efficienza
tattica del movimento. Complessivamente il dominio dell’infosphere e`
stato ottenuto dai contestari e non c’e` dubbio che tale manifestazione sia stata
quella piu` riuscita dopo la Guerra del Golfo. A conclusione del capitolo —
non senza una punta di soddisfazione — gli A. sottolineano come le forze dell’ordine
non siano state colte di sorpresa ne´ a Washington ne´ a Los Angeles anche
perche´ i contestatori hanno adottato una struttura centralizzata.
26
4. IDEOLOGIA E METODO DI LOTTA
DEI NUOVI MOVIMENTI
Vorremmo — come primo caso — studiare la prassi conflittuare del MST secondo
uno schema semplice ed articolato del seguente modo:
1. metodi di lotta;
2. struttura;
3. reazione delle istituzioni;
4. origini
5. il nemico e
6. ideologia.
1. Metodi di lotta:
1) addestramento non violento e agitazione sovversiva;
2) marce(p.e. quella sul Brasile nel 1997);
3) occupazione di terra;
4) contro informazione (nel 2001 presentano domanda 87 mila famiglie e il
governo si trovo` nei guai perche´ non poteva assegnare la ferma a nessuno);
5) trarre insegnamenti da Gandhi (dalle tecniche non violente alla consapevolezza)
e da Ho Chi Min la centralita` della dimensione psicologica nella
lotta);
6) manifestazioni su larga scala per ostacolare la repressione.
2. Struttura:
1) struttura autonoma cioe` indipendente dai partiti per evitare divisioni interne
e lotta tra varie correnti;
2) indipendente dalla Chiesa cattolica;
3) appoggia e collabora con il PT brasiliano (proletariato agricolo + piccoli
coltivatori + piccoli agricoltori proprietari).
4) la base e` composta da attivisti contadini;
27
5) i gruppi dirigenti vengono eletti all’interno di riunioni regionali e statali;
6) ogni due anni vengono indette assemblee nazionali mentre ogni cinque
anni viene celebrato il congresso nazionale;
7) il numero di delegati e` assai alto (nel 2000 raggiunse gli undicimila);
8) infine esistono ventuno direttori nazionali;
9) il MST e` presente in ventitre´ su ventisette stati;
10) i finanziamenti provengono: dalle famiglie contadine, dai sindacati, dalla
chiesa o da ONG europee ed americane. Il movimento non dispone —
allo stato attuale — di una tesoreria centralizzata;
11) formazione di docenti attraverso la collaborazione con l’Universita` ;
12) il movimento ha dato un contributo alla nascita di via Campesina;
13) assoluta centralita` della formazione tecnica degli attivisti.
3. Origini:
1) La chiesa cattolica (in particolare i cappuccini);
2) la teologia della liberazione;
3) l’Azione cattolica e la Gioventu` operaia cattolica;
4) il sindacato dei cattolici;
5) la CPT;
6) gli intellettuali della sinistra brasiliana: Masini, Dos Scentos, Barbirra e soprattutto
Juliaˆno del Partito Socialista brasiliano;
7) strette relazioni con i CLIT.
4. Il Nemico:
1) l’imperialismo;
2) le multinazionali (in particolare la Monsanto);
3) l’uso delle biotecnologie e della bioingegneria;
4) la maggior parte dei presidenti brasiliani (p.e. Cardoso);
5) la magistratura;
6) il PSDB;
7) la contro informazione degli organi di stampa;
8) i governi USA ed europei;
9) il progressivo allontanamento della sinistra dalla base sociale.
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5. Ideologia:
1) Sovranita` alimentare;
2) riforma agraria comunitaria;
3) tutela della bio-diversita` ;
4) economia eco-sostenibile;
5) la conquista della dignita` dei contadini;
6) la democratizzazione della terra come base per democratizzare la politica.
6. Reazione:
1) Repressione militare agli ordini del Presidente Figueiredo;
2) imprigionamento;
3) gli strumenti della repressione: l’esercito o la polizia federale (p.e. le iniziative
dal 1989 al 1991);
4) sequestri;
5) eliminazione fisica (dal 1984 1600 persone eliminate);
6) riorganizzazione della polizia federale secondo il modello del DOPS;
7) intercettazioni telefoniche;
8) la censura e la distorsione dell’informazione attraverso il controllo dei media.
Un altro eloquente esempio di CNV ci pare la Ruckus americana.
A) Origini:
1) Prender atto e reagire alla devastazione ambientale;
2) l’ambientalismo di Greenpeace e Earth First;
3) asce nel 1995 con Roselle, Sellers e Twilly;
4) ideologicamente prende ispirazione dall’eco-marxismo e dalla lotta non
violenta di King e Gandhi.
B) Struttura:
1) ha una struttura ibrida compresa tra Greenpeace e la Rain Forest Action
Network;
2) la base e` fatta da un numero limitato di volontari (20/30);
3) l’interazione con i movimenti per i diritti umani, con quelli del commercio
equo e fondamentale. Cio` significa che allo stato attuale non e` possibile
parlare di settarismo;
4) l’eta` media varia da 20 a 35 anni;
29
5) il finanziamento ha due canali: il finanziamento volontario e il finanziamento
delle ONG;
6) la coesione e` di natura ideologica.
C) Metodi di lotta:
1) l’action direct di Greenpeace;
2) l’addestramento alla non violenza;
3) l’addestramento all’uso dei media;
4) sfruttare il potenziale informativo di media alternativi.
D) I Nemici:
1) Scopo generale: scatenare il pandemonio in modo non violento per denunciare
la devastzione del pianeta perpetuato da:
a) Stati;
b) Mutinazionali e
c) dall’economia neo-liberista;
2) anti-militarista e quindi eco-pacifista (p.e. la marcia di 14mila persone
contro il centro di addestramento a Fort Benning).
E) Ideologia:
1) ambientalismo radicale;
2) eco-pacifismo;
3) anti-capitalismo (e piu` specificatamente anti-globalizzazione). Per ammissione
dello stesso Sellers fino ad ora il movimento ha sviluppato la pars
destruens senza dunque sviluppare una alternativa costruttiva.
30
Parte Seconda
1. IL MOVIMENTO ANARCHICO USA
1. Origine
Negli USA l’antagonismo anarchico ha trovato modo di esprimersi soprattutto
nel PGA, nel RACB e nelle strutture canadesi — strettamente legate a quelle
USA — del Clac (di Montreal) e delle SCA di Quebec. Secondo l’interpretazione
di GRAEBER la logica anarchica USA avrebbe tratto una forte ispirazione
dall’EZLN.
2. Metodi lotta
1) Azione diretta; 2) costruzione di reti nazionali e transnazionali di opposizione
e resistenza; 3) necessita` di alternare blocchi stradali a prassi tipicamente
non violente; 4) disobbedienza civile; 5) costruzione simboliche (p.e. il Pupazzo
della Liberazione o le clave di gomma); 6) necessita` di porre l’enfasi sui media
alternativi.
3. Nemici
In quanto anarchici la loro opposizione si materializza a 360 gradi passando
dallo Stato alla economia di mercato — secondo i presupposti dell’anarchismo
tradizionale. Certamente un elemento nuovo rispetto al passato e` la necessita`
di federarsi in modo non gerarchico a doppio livello nazionale e non.
4. Struttura
Usando le parole di GRAEBER la struttura deve essere costituita da ‘‘reti
orizzontali (...) sorrette da principi di democrazia consensuale decentralizzata
e non gerarchica’’.
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2. L’ASSOCIAZIONE ATTAC
1. Origine
Grazie a Ramonet e Cassen tra il 1997 e il 1998 nasce Attac: 2) sulla base di
societa` esistenti (p.e. Sindacati); 3) grazie all’appoggio della pubblicistica francese
di sinistra laica e non (p.e. Testimonianze cristiane); 4) grazie alla sua diffusione
soprattutto in Europa (ostacolata dalle ONG inglesi in Ue); 5) dimostra di
vere stretti legami con il PT, con i politici francesi e europei; 6) infine Attac ha
avuto un ruolo decisivo nella fondazione del WSF del febbraio del loro grazie a
Grajew, Whitaker (della Commissione dei vescovi brasiliani).
2. Struttura
1) Comitato esecutivo; 2) comitati locali; 3) comitato esecutivo (30 membri,
18 eletti dai fondatori e 12 dei 30 mila componenti); 4) composizione sociale:
piccola e media borghesia (docenti e studenti)
3. Metodi di lotta
1) Azione violente; 2) azione diretta; 3) reti nazionali e transnazionali;
4) manifestazioni; 5) contro informazione (attraverso Internet e ‘‘Le Monde Diplomatique’’).
4. Nemici
1) liberismo; 2) contro l’Europa delle banche; 3) americanismo (economico
e militare).
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3. IL MOVIMENTO ANARCHICO EUROPEO
Come nei casi precedenti procederemo ad una rapida rassegna delle principali
caratteristiche del movimento:
1) le associazioni anarchiche hanno partecipato in modo rilevante a tutti gli
happening no-global;
2) non sono una componente maggioritaria (rispetto a quella della sinistra e
cattolica) ma significativa;
3) a livello organizzativo hanno anticipato il modello a rete cos?` decisivo dei
no-global;
4) anche a livello ideologico, la critica radicale ed impietosa insieme alla forma
partito, al riformismo e soprattutto al capitalismo fanno del movimento
anarchico un antesignano delle principali ‘dottrine’ dei no-global;
5) gli attivisti — del movimento anarchico — prevengono dagli anni settanta
ma soprattutto sono soggetti giovani. In merito alla loro origine sociale la
classe media e` determinante;
6) come contenuti ideologici il radicalismo anarchico oltrepassa indubbiamente
gli orientamenti ideoligici dei no-global sia che si tratti dell’anarco-
individusalismo che dell’anarco-insurrezionalismo. A tale proposto,
l’anti-statalismo, l’internazionalismo delle lotte, l’opposizione al militarismo
e alle carceri costituiscono tematiche centrali , al meno quanto l’enfasi
posta sull’autogestione, sul mutuo appoggio, sui gruppi di affinita` (termine
inventato dalla Fai spagnola);
7) le assocazioni anarchiche si modellano a partire da una struttura federale
sul modello della piattaforma o su gruppi di lotta di classe (che solitamente
comprende anarco-comunisti e anarco-sindacalisti);
8) in merito alle modalita` operative, attuate sul contesto della conflittualita`
non convenzionale, possono essere indicate nel seguente modo: scioperi,
marce di protesta, boicottaggi, occupazione e violenze (a persone o a cose)
come nel caso dell’anarco-insurrezionalismo, dell’eco-anarchismo e dei
Black bloc, la contro informazione attraverso siti-web,l’uso di pubblicazioni
periodiche e la realizzazione di istituzioni alterternative (come le libreria
o i centri sociali).
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4. METODI E SCOPI DEL BLACK BLOC
1. Origini
Fu la polizia tedesca — durante gli anni Ottanta — a denominare gli autonomi
blocco nero a causa dell’abbigliamento scuro. Congiuntamente erano presenti
in Europa (soprattutto in Italia, Germania, Danimarca e Olanda) e agirono
insieme agli squatters animando vere e proprie insurrezioni per poi diffondersi in
America negli anni novanta (si pensi alla insurrezione di Los Angeles dell’1992).
Sempre nello stesso anno la loro partecipazione alle manifestazioni contro la
Guerra del Golfo e a Washington ha lasciato il segno. Particolarmente significativa
la loro presenza a Seattle, dove duecento attivisti devastarono luogo considerati
simbolici, e a Genova dove collaborarono con i CSA Pinelli e i Cobas.
2. Identita` ideologica
Nonostante il loro rifiuto di farsi etichettare, i Bb appartengono alla estrema
sinistra, al mondo anarchico e libertario. Individuare i padri spirituali del loro
orientamento e` tutt’altro che arduo: C. Mason, Bookchin, Zerzan, Bey (sia chiaro
— a tale proposito — che i Bb si servono delle tesi di questi autori per le loro
finalita` ), la FAI iberica e la CNT spagnola. Il linguaggio usato e` frutto di una
sintesi tra il futurismo, il dadiasmo e il situazionismo. Cio` che propongono
non si discosta dalla tradizione anarchica: federalismo, democrazia diretta e sovversione
del mondo attuale.
3. Organizzazione:
1) assenza di leaders;
2) struttura a rete flessibile;
3) si aggregano per gruppi di affinita` ;
4) soprattutto negli USA la rete dei Bb si ramifica in gruppi suddivisi per
compiti: portavoce e collettivi che operano come base locale;
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5) le decisioni si prendono secondo il modello della democrazia diretta;
6) e` assente un progetto organico di alternativa.
4. Tecniche di lotta:
1) il saccheggio e la conseguente riappropriazione delle merci;
2) uso della violenza contro le cose;
3) modalita` da guerriglia urbana;
4) azioni simboliche;
5) uso ampio dei cellulari per organizzare le manifestazioni;
6) ricognizione del territorio urbano secondo le modalita` di un conflitto;
7) tecniche dello street-threater;
8) la militarizzazione che li caratterizza si manifesta anche nella marcia a ritmo
del rullo di tamburi;
9) evanescenza :dopo aver colpito - come uno sciame - si dissolvono;
10) uso di telecamere sia per finalita` interne che esterne;
11) provocazione nei confronti delle forze dell’ordine evitando scontri diretti.
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5. METODI E SCOPI DEL WSF
Quali sono le caratteristiche essenziali del WSF? Quale la sua dinamica?
Che il WSF abbia una dimensione internazionale e` un dato di fatto, tanto
quanto e` evidente la sua struttura a rete. Al suo interno sindacati, forze politiche
di sinistra e ONG sono indubbiamente predominanti. Sotto il profilo storico-
politico il richiamo al socialismo ottocentesco, alla rivoluzione d’Ottobre, ai
movimenti degli anni Sessanta, alla teologia della liberazione e all’anarchismo sono
alcuni dei richiami fondanti.
Non e` difficile individuare gli antecedenti storici recenti:
1) le rivolte per il cibo nei primi anni ottanta;
2) la poll tax in UK;
3) le politiche neo-liberiste dell’OMC e dell’FMI nel Sud nel mondo;
4) Il NAFTA;
5) l’EZLN;
6) le proteste contro le privatizzazioni dei servizi sociali;
7) la nascita del Reclaim the Streets in Uk;
8) la nascita del PGA
e infine
9) i movimenti sorti sul problema della identita` (razziale, sessuale etc.). Per
quanto riguarda, al contrario, gli aspetti di originalita` l’uso di internet e
dei media alternativi e` caratterizzante (rispetto ai movimenti del passato);
in secondo luogo il forum e` una sorta di ibrido tra uno spazio e un movimento
e cio` non consente l’esistenza di una leadership unitaria. Nonostante
cio` — e al di la` della retorica sul superamento di gerarchie centralizzate
— il WSF ha comunque al proprio interno due organismi come il BOC e
l’IC che ne coordinano la prassi e il Comitato organizzatore brasiliano che
— in collaborazione con Attac — ha gettato le basi della Carte dei Principi.
Non mancano critiche dalla sinistra piu` intransigente la quale accusa il WSF:
1) di non dichiarare esplicitamente la propria adesione al socialismo;
38
2) di essere assai poco efficace sul piano operativo;
3) di accettare finanziamenti dalle Ong occidentali facendosene palesemente
condizionare;
4) di rifiutare radicalmente il ricorso alla violenza rivoluzionaria;
5) di avere una scarsa trasparenza democratica nell’ambito del processo decisionale
e infine
6) di rifiutare apparentemente la presenza di partiti ma nel contempo di cercare
il loro aiuto e sostegno (senza il PT brasiliano e i comunisti in India
non sarebbe stato possibile organizzare alcunche´ . Analogamente l’entusiasmo
suscitato da Chavez nel 2005 ha reso meno immacolata la Carta dei
principi);
7) di affrontare sempre gli stessi temi e di formulare sempre le stesse condanne
contro i soliti sospetti.
In conclusione, il rischio maggiore — sottolineato da alcuni autorevoli sostenitori
del WSF—e` il pericolo della loro fragilita` , della loro evanescenza, pericoli
questi che possono trovare nella ‘‘noia, nello scoraggiamento e nell’indulgenza
verso se stessi’’ le cause principali.
Nonostante l’organizzazione a rete non c’e` dubbio che il CUT e il MST costituiscono
una delle anime propulsive del WSF. Quanto alle metodologie di lotta
queste contemplano la Guerra psicologica, l’Agitazione sovversiva e l’Azione
non violenta.
Veniamo alle costanti sociologiche:
1) eterogenita` generazionale;
2) alti livelli di educazione;
3) eterogenita` sociale;
4) eterogenita` di background politico, dal momento che provengono dal
movimento ecologico,dal femminismo e dal movimenti per i diritti umani;
5) i partecipanti hanno nella stragrande maggioranza dei casi una formazione
politica (piu` o meno raffinata);
6) i partecipanti prevengono da altre espressioni politiche e associative;
7) la maggior parte di loro e` rimasta o delusa o disgustata dalla politica professionale;
8) la necessita` di partecipare alle decisioni;
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9) lo spettro politico oscilla tra la sinistra moderata, l’estrema sinistra e il centro-
sinistra, soprattutto in Europa;
10) la loro prassi e` gradualista e non rivoluzionaria (nel senso leninista o
maoista del termine);
11) e` tuttavia rivoluzionaria nel senso che aspira a modificare l’assetto sociale
sotto il profilo relazionale, psicologico e economico-politico partendo dal
basso;
12) aspirano ad una ridefinizione della politica. Al contrario, un elemento di
forte dissenso — e non e` certamente l’unico — e` rappresentato dalla
contrapposizione tra chi — come il PT e Attac vuole servirsi dello Stato
quale baluardo contro la globalizzazione — e chi invece vuole oltrepassare
lo Stato o fare piazza pulita della classe politica (la cosiddetta globalizzazione
dal basso o alternativa) come gli anarchici o i piquesteros argentini.
Caratteristiche dei social forum (la loro struttura organizzativa)
Anche in questo caso ci limiteremo ad analizzare le costanti sociologiche:
1) i SF sono solitamente network con una configurazione mista a livello
geografico (nazionale e internazionale);
2) si riuniscono periodicamente in assemblee plenarie che a loro volta si articolano
in gruppi di lavoro tematici;
3) le assemblee plenarie eleggono un portavoce nazionale e un consiglio dei
portavoci al cui interno trovano spazio associazioni, sindacati, gruppi politici,
associazioni ambientaliste e centri sociali;
4) dispongono di un sito web;
5) al loro interno esistono contrasti relativi alle strategie di lotta e ai contenuti
ideologici;
6) i SF si originano o per organizzazioni spontanee o per filiazione da social
forum preesistenti;
7) la ricerca dell’accordo all’interno del SF si costruisce a partire da una critica
impietosa della democrazia rappresentativa e della democrazia della
‘public opinion’ per proporre la democrazia partecipativa fondata sul
metodo empirico del consenso;
8) i SF si muovono in quella zona grigia compresa tra la mobilitazione e la
partecipazione onde evitare il settarismo o l’istituzionalismo;
9) non esiste un modello unitario alternativo a quello criticato ma numerose
proposte alternative;
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10) i SF cercano di far coesistere al loro interno egualitarismo e pluralismo;
11) la presenza della figura del facilitatore consente ai SF di perseguire la deliberazione
consensuale. Se questa — in breve — e` la loro natura e` necessario
individuare i rischi ai quali vanno incontro:
1) la formazione di oligarchie
2) il leaderismo
3) il burocratismo
4) la strumentalizzazione politica
5) la scarsa durata.
Infine e` necessario sottolineare la convinzione, da parte dei SF, di trasferire
nella societa` civile le metodologie sperimentate al loro interno.
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6. NOTE SU ALCUNI ASPETTI DELLA TEORIA
E DELLA PRATICA DEI BLACK BLOC
Allo scopo di comprendere, in modo abbastanza chiaro, la visione della realta`
del Bb (acronimo per Black Bloc, ndr) struttureremo la nostra breve analisi per
temi,. senza seguire l’ordine alfabetico,facendo riferimento ad una anonima testimonianza
di una attivista.
Capitalismo. Esso e` visto come una forza gravitazionale terribile e immensa
Regola base del Bb. Per evitare la identificazione e` necessario non farsi individuare
ma essere riconoscibili nella modalita` operativa.
Appartenenza politica. Indubbiamente appartengono alla sinistra eversiva e all’area
anarchica.
Violenza. I Bb, pur rispettando chi pratica l’ANV(acronimo per azione non
violenta) e chi in modo flessibile adotta la violenza mirata e l’ANV (come le tute
bianche), ritengono la violenza una pura necessita` perche´ consente di dare visibilita`
al movimento. La violenza deve essere estemporanea e selettiva.
Berlusconi. Il premier avrebbe approfittato di Genova per fare un rapido repulisti
istituzionale e militare.
Visibilita`. Senza le azioni violente ora a Genova ora a Seattle quale fine avrebbe
fatto il movimento? Chi ne avrebbe parlato? La violenza da` dunque visibilita` .
Lo sconcerto ipocrita. Aldila` dello stupore di fronte alle violenze a Genova, chi
puo` negare che queste serviranno come trampolino di lancio per tutti gli opportinisti
in campo politico e giornalistico?
Stato. L’odio verso lo Stato e` esplicito tanto quanto verso le istituzioni come la
Chiesa e verso le sette politiche.
Dio e Storia. Di fronte all’orrore della storia come non osservare che in fondo
la storia e` proprio la narrazione della uccisione di Dio?
Uguaglianza. I Bb si dicono a favore della uguaglianza ma all’interno della diversita`
.
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Comunismo. Lo spettacolo della conversione interessata dei comunisti al capitalismo
e` sconcertante perche´ e` stata senza ritegno.
Antagonismo reale. Contrariamente alla ideologia comunista la vera contrapposizione
e` tra la produzione e la distruzione della ricchezza.
Coesistenza. I Bb vorrebbero una societa` nella quale coesistessero sia la liberta`
individuale che quella collettiva. Proprio per questo la posizione nichilista e` inaccettabile.
Leader. A livello di struttura la figura di un leader non e` accettabile perche´
equivale a un tradimento della organizzazione a rete del Bb e un tradimento della
concezione anti-gerarchica della realta` .
Bush. Partendo dalla contestazione che Bush e` stata il peggiore degli USA, l’uso
della violenza contro di lui sarebbe giustificabile se si accetta l’uso della violenza
contro le persone. A causa della sua illimitata stupidita` , l’economia USA
sta andando alla deriva e con i provvedimenti dopo l’11 Settembre sta pianificando
vere e proprie azioni di terrorismo dentro e fuori lo Stato americano.
Nazionalismo USA. Di per se´ ogni nazionalismo e` detestabile ma quello targato
USA e` estremamente pericoloso perche´ rischia di non avere limiti. Proprio per
questo Bush va fermato, proprio perche´ sta promuovendo una delle forme piu`
pericolose di nazionalismo.
Azione simboliche. Aldila` delle violenze ai simboli del capitalismo come negare
che anche la guerriglia dell’immaginario ha avuto la sua efficacia? Infatti il
compiere gesti immediatamente riconoscibili e` essenziale per la visibilita` dei Bb.
Strumentalizzazione della violenza. Una volta affermata la validita` della violenza,
e` un dato di fatto che le forze dell’ordine l’abbiano strumentalizzata per legittimare
la repressione.
Black Bloc e no-global. Pur apprezzando il contributo delle tute bianche dei
COBAS e` necessario precisare che la presenza dei Bb all’interno dei no-global
sia una presenza a geometria variabile.
Chiarimenti. Pur apprezzando chi la usa i Bb sono contrari all’ANV.
Terrorismo. I Bb condannano l’uso del terrorismo indipendentemente, perche´
il terrorismo e` una delle forme peggiori di degradazione umana.
Insurrezionalismo. La modalita` operativa viene definita dai Bb come una sorta
di micro insurrezionalismo adattandolo alle diverse circostanze. I Bb devono es-
43
sere come il vento o come il fulmine, la loro azione deve essere contingente e
mobile.
Anonimato. Per evitare che le telecamere riprendano i volti degli attivisti, agire
anonimamente e` fondamentale.
Partiti. Questi non rappresentano nulla poiche´ il loro unico fine e` quello di
prendere voti e di gestire il potere.
Politica. L’unica politica autentica e` quella che trasforma la vita individuale
rendendola piu` autentica e libera.
Potere. I Bb non hanno alcun interesse ad amministrare il potere ma vogliono
soltanto che ognuno sia libero di amministrare la propria vita.
Poliziotto. Lo sbirro detiene realmente il potere poiche´ e` proprio lui che si trova
a dover esercitare il monopolio legittimo della violenza. In cambio di tutto cio`
accetta l’umiliante condizione del servo obbediente.
Cittadino. In cambio di falsi diritti (quello al consumo, al voto, al divertimento)
il cittadino delega l’esercizio della violenza.
La vera violenza. Non sono certo le dimostrazioni dei Bb a rappresentare un
pericolo ma al contrario e` quella che il capitalismo esercita ad essere l’unico vero
pericolo per l’umanita` .
Anarchia. Grazie all’anarchia i Bb hanno appreso quanto indispensabile sia
l’autogestione della propria vita. Grazie all’utopia anarchica hanno appreso l’importanza
di costruire un modello consensuale grazie al quale possono essere liberi
di scegliere liberamente la loro vita.
Genova. Secondo i Bb a Genova le istituzioni hanno pianificato nel dettaglio
una vera e propria azione di terrorismo attraverso l’uso della disinformazione,
l’uso degli infiltrati e di provocatori. Tutto cio` ha portato all’aggressione fisica
di attivisti non violenti, e all’uso della tortura nei confronti degli attivisti arrestati.
D’altronde, cosa c’era da aspettarsi da un governo proto-fascista come quello di
Berlusconi che ha chiesto — e ottenuto — che le forze dell’ordine italiane venissero
addestrare da quelle americane?
Mostri. I taelebani non sono altro che fanatici protetti proprio dal capitalismo.
Sudditi. Non c’e` spettacolo piu` squallido di quello di vedere i tanti sudditi-servi
del sistema difendere il sistema per difendere la loro esistenza.
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7. ELENCO DELLE ASSOCIAZIONI
CHE HANNO ORGANIZZATO IL FORUM DI PORTO ALEGRE*
1) Aborg; 2) Amb; 3) Attac Brasile; 4) Conan; 5) Caritas Brasile; 6) Cat
(dei lavoratori); 7) Cbpj (giustizia e pace); 8) Cives; 9) Clacso (scienze sociali);
10) CMP; 11) COAG; 12) Comitato Afro; 13) Cut (con-sindacale);
14) Fhoms (org); 15) Gat; 16) Ibase (analisi econimica); 17) Ipf (P. Freire);
18) JSB (giubileo); 19) MST; 20) RSGDU; 21) Lijs (socialisti); 22) Ure (studenti).
Comitato. L’elemento che emerge in modo netto e` la centralita` delle organizzazioni
sindacali e religiose unitamente alla importanza delle istituzioni culturali.
45
* L’elenco—fornito dagli analisti della Rand—delle ONG influenti e` tutt’altro che marginale
poiche´ evidenzia in modo lampante il radicamento locale e transnazionale delle organizzazioni.
Ancora piu` significativa e` la tripartizione fatta dagli antici, tripartizione che congiunge uno spettro
di azione ampia: dalle ONG sui diritti a quelle religiose sindacali e infine informatiche.
ONG e diritti
1) AI e ICJPHR (transnazionali)
2) AW e MAHR (americane)
3) ICCHR (canadese)
4) MAHR e MNNCH (messicana)
ONG e religione
1) JRS
2) PFP (americana)
3) FR (americana)
4) ICCHRLA (canadese)
5) CBC (messicana)
6) CHR ‘‘Las casas’’ (messicana)
ONG indigene
1) SAIIC (americana)
2) CEOIC e COLPUHMALI (messicana)
ONG sindacali
1) IATP (americana)
2) RMALC (messicana)
Network informatici
1) APC; 2) GE; 3) IAC; 4) IERC; 5) ACNMSH (canadesi); 6) CONPAR (messicana).
8. ELEMENTI DI RILIEVO
NEL DOCUMENTO FINALE DI PORTO ALEGRE
Al di la` della retorica su un mondo migliore, il documento ruota intorno ad
alcuni assi portanti assai chiari (sottolineando che gli USA vengono citati solo
per essere criticati):
1) anti-militarismo;
2) anti-americanismo;
3) anti-liberismo;
4) contro le privitazzazioni;
5) contro le multinazionali;
6) contro le misure anti-terroristiche USA;
7) a favore del popolo palestinese (la presenza israeliana viene definita ‘‘occupazione
brutale di Israele’’);
8) contro le istituzioni militari ed economiche sovranazionali (NATO, FMI,
CMC e BM);
9) la manifestazione di Genova viene deificata;
10) contro la guerra a bassa intensita` ;
11) contro il Plan Colombia;
12) non si fa alcun cenno — in tale documento — alle violazioni dei diritti
umani a Cuba e in Corea (seppure documentati dai rapporti di AI);
13) abolizione del debito estero;
14) contro le basi militari(sullo specifico contro quelle NATO e USA). Complessivamente
— al di la` di alcuni tratti specifici — ci sembra di assistere
ad una riedizione del comunismo terrorista anni settanta 1.
46
1 A tale riguardo il contributo di Mina` ci pare degno di rilievo proprio per avere rivitalizzato i
desueti cliche` della cold war (e in particolare quello a favore dei Cuba) attraverso la rivista ‘‘Latino
America’’, attraverso la collana della Sperling & Kupfer ‘Continente Desaparecido’ ed in particolare
attraverso il volume (edito nel 2005) intitolato ‘‘Le Idee di Porto Alegre che stanno cambiando
l’America Latina’’.
9. METODI E SCOPI DEI CSA ITALIANI
1. Tipologie
Nel nostro paese esitono 250 CSA presenti nelle citta` di medie e grandi dimensioni.
Stando agli studi piu` recenti (2004/2005) tre sono le tipologie ideologiche
attuate nel nostro territorio:
a) CSA anarchici;
b) CSA genericamente M/L e
c) CSA che si ispirano alla prassi dei disobbedienti.
2. Costanti
Al di la` delle differenze specifiche tutte e tre le tipologie non accettano:
1) la democrazia rappresentativa;
2) la prassi politica viene letta in un’ottica orizzontale;
3) i portavoce possono essere revocati in qualunque momento;
4) la realta` locale non solo non e` ininfluente ma e` al contrario determinante
per il consenso, dato che il CSA nasce attraverso l’occupazione illegale di
stabili comunali e non;
5) la provenienza dal contesto dei collettivi studenteschi e` molto comune per
i leaders e per gli attivisti dei CSA. La nomina del leader avviene via logica
assembleare;
6) gran parte degli attivisti proviene da precedenti esperienze politiche della
sinistra extraparlamentare e della lotta armata;
7) sia i CSA anarchici che quelli M/L sono accomunati dalla feroce ostilita`
verso la stampa e i mass-media sentiti come strumenti di indottrinamento
ideologico. Per entrambi, le istituzioni politicihe locali e nazionali, sono
strutture antagoniste verso le quali gli unici atteggiamenti possibili sono
o l’ostilita` o la diffidenza.
47
3. Differenze (1)
La piu` importante differenza e` stata codificata nella CARTA di Milano (1996)
dove i CSAO del Nord Est e di Roma hanno preso atto della necessita` di rivedere
la loro strategia: alternare la produzione del conflitto alla ricerca del consenso
presso istituzioni e partiti disponibili al dialogo.
4. Tecniche:
1) boicottaggio;
2) disubbidienza;
3) intrusione notturne;
4) la pratica del netstrike;
5) presidio di snodi ferroviari;
6) occupazioni;
7) radio alternative.
5. Differenze (2)
Un tipico esempio di partnership con le istituzioni e` offerto dal CSA Pedro e
dal Rivolta di Marghera, collaborazione che si snoda da Ya Basta alla Rdb per
giungere ai partiti come Verdi e PRC. Al contrario, un esempio interessante ci
e` offerto dalla Rete No Global, sorta a Napoli grazie a Officina 99 e allo
SKA, che costituisce una sorta di raccordo con tutti i centri sociali nazionali..
6. Coordinamento
Nonostante le differenze, l’esigenza di stabilire un coordinamento ampio ha
consentito la nascita del Network per i diritti globali sorto nel marzo del 2001
per mobilitarsi intorno a tre tematiche ritenute fondamentali: lavoro, ambiente
e immigrazione.
Sorte, alla fine degli anni novanta, nel contesto dei CSA romani, si sviluppano
le tute bianche lontane dalle affiliazioni politiche e fortemente interessate a denunciare
le nuove forze di sfruttamento legate al lavoro precario. Legati all’organizzazione
dei raves sono stati in grado di connettere queste manifestazioni con
l’attivismo politico e in particolare hanno promosso happening a favore degli im-
48
migrati e dei rifugiati politici. Anche il loro abbigliamento anti-sommosssa (paraginocchia
e caschi) costituisce un fattore di novita` perche´ volto a provocare
ironicamente le autorita` . La svolta, nel loro itinerario politico, si verifico` quando
compresero l’importanza dell’EZLN al quale si unirono in qualita` di gruppi di
sostegno perfezionando le loro tecniche e rafforzando la loco comunione anti-capitalista
per poi dissolversi dopo il ’68 di Genova nel 2001.
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10. ORGANIGRAMMA DEI CSA
SECONDO LA CONNOTAZIONE IDEOLOGICA
1) CS neozapatisti:
a) Leonka e Bulk;
b) Rivolta, Pedro e Ya Basta (centri sociali del Nord-Estr);
c) Livello 57 -Kontatto (centri sociali del Centro-Est);
d) Zapata;
e) Terra di nessuno.
2) Centri anarchici:
a) Coordinamento anarchico piemontese;
b) Centro Pirelli;
c) Circolo anarchico Berneri.
3) Cs neo-autonomi:
a) Cpa Firenze;
b) Collettivo antagonista Primavalle;
c) Volsci;
d) Laurentinakkupato;
e) Rosa Luxemburg;
f) Immensa;
g) Intifada;
h) Vittoria;
i) Castellazzo;
l) Askatasuma.
4) CS del Sud 1:
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1 In primo luogo la RNC (acronimo per Rete no-global compana, Ndr) nasce grazie al sindacalismo
antagonista che — come noto — promuove una organizzazione sindacale autogestita; in
secondo luogo l’apertura del PRC ha portato ad una dialogo profondo e ad una proficua cooptazione
politica nei confronti della RNC. La terza componente, che ha contaminato la RNC e` stata
l’associazione laica e cattolica (si prensi alla Rete Lilliput) e la quarta forza che ha permesso la naa)
Cobas disoccupati;
b) Asilo politico;
c) Cappela Rossa;
d) CSAO Brindisi;
e) Officina;
f) Ska;
g) Ex carcere;
h) Rosso 77;
i) Aerea 51;
l) Centro ‘‘Auro’’;
m) CSA Cramma.
5) CS autonomi:
a) Villaggio globale;
b) TPO.
51
scita della RNC e` stato il CSA, luogo presso il quale e` risorta la cultura del conflitto. In particolare
Officina 99 e` divenuto un punto di riferimento per tutta l’area alternativa napoletana, per il movimento
studentesco del ’94 e per la realizzazione del laboratoio occupato Ska che, in breve tempo,
e` divenuto fulcro dell’antagonismo campano, antagonismo campano che ufficialmente nasce nel
novembre del 2000 e attua la propria prassi antagonista durante il vertice napoletano sull’e-government
il 17 marzo 2001. Se i bersagli della RNC sono quelli tradizionali (lo Stato nazionale,
l’economia neo-liberista, la Nato definita come ‘‘la polizia internazionale della globalizzazione’’)
l’alternativa e` anch’essa priva di qualsiasi originalita` perche´ si ispira al programma di Porto Alegre
(concretamente gli attivisti della RAIC vorrebbero creare tante Porto Alegre). Infine a livello di
conflittualita` non convenzionale il sabotaggio (l’oscuramento con la verifica delle telecamere), l’occupazione
di MacDonald’s, la guerra elettronica con la clonazione di siti e il netstrike rientrano nelle
modalita` operative ampiamente conosciute ed utilizzate dalle associazioni no-global a livello internazionale.
Una osservazione conclusiva infine: e` un dato di fatto che soprattutto il PRC abbia costruito
un legame stretto con molto realta` antagoniste e che proprio per questo non dovrebbe avere alcuna
legittimita` istituzionale. Al contrario, la sua presenza all’interno delle istituzioni — sempre che
la sua prassi politica parlamentare sia coerente con la teoria! — costituisce un costante pericolo sia
per una adeguata politica estera che per un costruttivo dialogo con dicasteri delicati come gli Interni
e la Difesa.
11. ORGANIGRAMMA DEI CSA
SECONDO LA DISTINZIONE GEOGRAFICA
Ivrea (Castellanza); Torino (Coord. anarchico piemontese e Askatasuna); Milano
(Leonka, Bulk, Vittoria); Marghera (Rivolta); Padova (Pedro); Vicenza (Ya
Basta); Bologna (TPO, Circolo anarchico Berneri; Livello 57); Ancona (Kontatto);
Genova (Zapata, Terra di nessuno, Centro Pirelli; Immensa); Pisa (Intifada);
Firenze (Cpa Firenze Sud); Roma (Corto Circuito, Collettivo Antagonista, Primavalle,
Volsci, Laurentinakkupato, Rosa Luxemburg, Villaggio Globale); Acerra
(Cobas disoccupati); Salerno (Asilo politico); Bari (Coppela Rossa); Napoli
(Officina 59 e Ska); Brindisi (CSOA Brindisi); Cosenza (CSA Cramma); Catania
(Centro Auro); Messina (Aeria 51); Palermo (Ex carcere e Rosso 77).
52
12. LA PRESENZA DELLA CONFLITTUALITA`
NON CONVENZIONALE IN AMERICA LATINA
Stando alle stime dell’Osal Clacso relative a 19 paesi la conflittualita` — solo
nel periodo compreso tra il 2000 e il 2002 — e` arrivata alla ragguardevole cifra
del 180%. Per esempio il sorgere dei movimenti indigeni con la attuazione di
una democrazia diffusa, hanno posto in discussione il programma neoliberista.
Analogamente la capillare diffusione di questa conflittualita` — ora in Bolivia
ora a Cochabarba ora nella regione del Chaparo — ha contribuito alla destabilizzazione
o alla caduta (p.e. la caduta del governo di Mahuad) dei sistemi politici
tradizionali (p.e. nel caso dell’Ecuador il consolidamento delle Conaie o nel caso
del Brasile la formazione della CUT nel 1983) nate per dare soluzione a problemi
o sorti in ambito sociale (EZLN - MST) o in ambito urbano (i Piqueteros in Argentina).
Uno di questi problemi e` il rifiuto della privatizzazione che ha consentito la
nascita del Fronte Cinco di Arequipa e del Congresso Democratico del Pueblo,
‘‘istituzioni’’ la cui realizzazione e` stata possibile grazie alla convergenza di diverse
categorie sociali. Fra queste le associazioni studentesche hanno avuto un ruolo
indubbiamente rilevante tanto quanto i coordinamenti (p.e. il CLOC, la Rete internazionale
dei movimenti sociali per arrivare al WSF). A livello di tecniche di
opposizione e di resistenza lo spettro non e` in realta` molto ampio: andiamo dai
blocchi stradali, alle occupazioni delle terre o di edifici pubblici fino alle marce o
alle insorgenze. Nel contesto della pars construens, le scelte piu` costanti sono
state l’autogestione, la democrazia diffusa, il contratto popolare, scelte che ci riportano
al socialismo ottocentesco — e in parte all’anarchismo — e che sono —
dunque — ben lungi dall’essere originali.
53
13. NOTE SU ALCUNI NETWORKS MESSICANI
Al di la` di MARCOS esistono in Messico networks che, con estrema efficacia,
hanno portato avanti una netta opposizione alla globalizzazione liberista. Vediamone
alcune brevemente
1. La RMALC nasce nel 1991 grazie alla stretta collaborazione di sindacati,
organizzazioni contadine, indigene, gruppi ambientalisti, ONG e ricercatori.
Il suo scopo primario fu quello di costringere il governo messicano a
pubblicizzare il contenuto del TILCAN e di proporre alternative eco-sostenibili.
Ancora una volta la struttura a rete e il ruolo di Internet gli hanno
consentito di creare rapporti di solidale collaborazione con Networks
canadesi e americani. Tale alleanza gli ha consentito di globalizzarsi creando
la REPCJD all’interno del quale coesistono ben quindici organizzazioni.
2. La Neta — anch’esso sorta nel ’91 — e` una vera e proprio network di comunicazione
via internet che svolge funzione di provider. La sua estensione
e` tale da consentirgli di connettersi a 1.300 organizzazioni per creare
una globalizzazione elettronica alternativa (cioe` di attuare una guerra psicologica
su larga scala via internet).
3. Nel 1998 e` nata il CIEPAC, un centro di ricerca alternativa per studiare a
diversi livelli (sociale, politico ed economico) il Chiapas preparando concrete
alternative. Oltre ad essere parte del REPCJO ha proficui collegamenti
con Networks americani quali GE, WFP E MSN.
4. Sempre nel 1998 nasce la ASC vera e propria struttura di coordinamento
nazionale che trova nella RMALC e soprattutto nei networks canadesi (CF
e RQIC) e in quella americana (ART) partners di vitale importanza. Grazie
all’ASC e` stato possibile coordinare la prassi antagonista di 140 associazioni
in occasione del FORUM di Quebec. Ancora una volta l’ausilio
dello strumento elettronico, la configurazione a rete, la trasversalita` collaborativa
nazionale e sovrannazionale, l’esistenza di metodologia di lottanon
convenzionali (dalla Guerra psicologica, all’ANV, alla Disubbidienza
civile etc.) hanno consentito di attuare azioni di contrasto — su breve periodo
— efficaci.
54
Bibliografia elettronica
www.rmalc.org.mx
www.lareta.apc.org
www.ciepac.org
55
14. LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA NELLA RIFLESSIONE
DI HILARY WAINWRIGHT
Secondo la giornalista inglese:
1) Le nuove forme di associazionismo devono promuovere un processo politico
di auto-governo che mettano in grado la societa` civile di soddisfare
gli interessi di tutti.
2) La democrazia partecipativa che emerge, prendendo in esame la gestione
del potere pubblico a Porto Alegre e quella a Manchester, a Lutor e infine
a Newcastle, hanno persuaso la giornalista della sua efficacia.
3) D’altronde una prova si era chiaramente manifestata a Seattle dove si era
creata una contro-forza politica su scala planetaria.
4) Uno dei numerosi elementi comuni alle esperienze di analisi e` la consapevolezza
da parte dei cittadini che solo attraverso una inusuale alleanza
tra partiti, movimenti sociali e sindacali era possibile ridefinire una autentica
democrazia mettendo in discussione i partiti tradizionali.
5) Lo scopo delle associazioni, prese in considerazione dalla A., non e` quello
di prendere il potere ma quello di gestire in modo allargato e/o partecipativo
i beni pubblici evitando sprechi ripensando la rappresentanza
politica attraverso una contro-forza democratica e una democrazia internazionale
orizzontale e trasversale.
6) La societa` civile ha la possibilita` di superare la realta` esistente trasformando
le relazioni sociali e opponendosi a scelte deleterie. Fra queste
— l’autrice sottolinea — l’opposizione alla privatizzazione (di acqua e
trasporti p.e.), opposizione volta a mantenere questi beni pubblici sotto
il contesto democratico. La democrazia partecipativa consente un coinvolgimento
elevato della societa` civile perche´ implica—se correttamente
applicata — ‘‘un contratto popolare e una parita` politica’’.
7) Perche´ cio` si realizzi sono necessarie quattro condizioni: a) apertura della
democrazia alla base; b) regole comuni e trasparenti; c) autonomia
decisionale rispetto alle istituzioni; d) condivisione delle conoscenze.
8) Al di la` dell’inopportuno riferimento all’opera di Holloway, l’A. concepisce
la democrazia partecipativa come complementare a quella tradizionale
in un’ottica non anarchica ma riformista. Non a caso per l’A. il PRC
56
italiano costiturebbe un esempio di integrazione delle due logiche cioe`
quelle della democrazia partecipativa e di quella parlamentare.
9) A tale proposito l’A., propone la realizzazione di un ‘nuovo’ partito che
‘‘si impegni attraverso la sua struttura e cultura ad allearsi e a sostenere
movimenti indipendenti’’ contrariamente a quanto e` accaduto all’ANC e
al PT che ‘‘hanno ceduto al potere del capitale privato e al mercato’’ tanto
quanto i verdi tedeschi ‘‘le cui radici nei movimenti erano (...) troppo
deboli per resistere alle pressioni di assorbimento nello Stato’’. Al contrario,
il FSM rappresenta — almeno fino a questo momento — un ‘‘nuovo
internazionalismo partecipativo e pluralista’’.
10) E ` tuttavia significativo sottolineare — sotto il profilo storico — come i
riferimenti teorici dell’A. siano autorevoli rappresentanti della Teologia
della Liberazione (Freire) e addirittura del comunismo (come Gramsci).
Si ha l’impressione — insomma — che la democrazia partecipativa sia
una ‘variante strategica’ del comunismo tradizionale che ha — almeno
in parte — deluso le aspettative dei suoi sostenitori.
11) L’A. — come la stragrande maggioranza degli analisti — riconosce nel
movimento del ’68 un importantissimo antesignano della democrazia
partecipativa. In particolare il ‘‘movimento femminista, il sindalismo radicale
di base etc.’’ ne sono un chiaro esempio.
57
15. IL MOVIMENTO CONTRO LE DIGHE IN INDIA *
1. Origini
Sorto alla fine del 1980 (piu` precisamente nel 1989) grazie a Medha Patkar,
fu l’esito della confluenza di tre organizzazioni indiane pre-esistenti: il NGDS, il
KMCS e il NGNS.
2. Organizzazione
A partire dagli attivisti dei villaggi locali e di quelli di citta` , si sono costituiti
due centri in localita` differenti che organizzano consultazioni collettive secondo
la logica della democrazia consensuale. Accanto ad essi, esiste il comitato di coordinamento
formato da intellettuali e attivisti. I finanziamenti prevengono in parte
dagli attivisti di citta` . A partire dagli anni novanta l’NBA ha intrecciato relazioni
strette con il NAPM e il JSM il cui spettro ideologico comprende la sinistra radicale
e i socialdemocratici.
3. Metodi di lotta
1) consultazioni di massa per conseguire maggiore consapevolezza e quindi
maggiore coesione sociale;
2) alleanze transnazionali via internet per aumentare la pressione politica
(p.e. alleandosi con l’IRN e i FE;)
58
* Una lotta analoga per modalita` e` quella condotta al di fuori dell’India. Sia sufficiente pensare
al FRENTE PETENERO, al FRENTE CHIAPANECO, al Movimento Messicano contro le
dighe (MAPDER), al FRENTE NACIONAL GUATEMALTECO, al Copire in Honduras, alla
FECON in Costa Rica, al Gruppo Bajo Lempa in Salvador, alla KUNA e al BEIPO al Panama.
Naturalmente l’insieme di questi movimenti rifiuta radicalmente gli accordi AICA, Ppp e quelle
del CAFTA.
3) marce di lotta;
4) sciopero della fame;
5) denunce legali;
6) campagne mediatiche;
7) disubbidienza civile.
4. Reazione
1) Repressione violenta;
2) arresti;
3) minacce;
4) lauti finanziamenti al governo indiano.
5. Nemici
Se la lotta e` iniziata per impedire la costruzione della diga di Narmada, oramai
la NBA si oppone alla privatizzazione dell’acqua e dell’energia elettrica da
parte delle istituzioni sovranazionali (come la BM, il FMI o l’OMC) e delle corporations.
6. Ideologia
L’NBA puo` definirsi un movimento eco-pacifista con una forte presenza femminile
(a livello di attiviste di base). E ` evidente che — a livello di Comitato di
coordinamento — l’impostazione politica affondi le proprie radici ora nella sinistra
radicale (cioe` nel maoismo) ora nella sinistra riformista. La parola ‘‘glolocal’’
rende molto bene il senso di una lotta che — partendo da problemi locali — li
affronta a partire da ideologie ben connotate.
59
16. IL MOVIMENTO CONTRO LE SWEATSHOPS
1. Origini
Sorto agli inizi degli anni novanta (piu` esattamente nella primavera del 1998)
grazie a gruppi universitari americani (prevalentemente della Duke University) e
alla precedente esperienza maturata nell’UITE, ma soprattutto grazie alla WRC
Fondation 2000 (e della quale fanno parte l’AFL, CIO e la SAS).
2. Strutture
Esiste la Direzione (costituita da un coordinamento nazionale), che viene eletta
annualmente; esistono poi sette rappresentanti regionali e i campus universitari.
Esiste un ufficio permanente a Washington — sorto nel 1999 — con uno
staff di tre persone che svolgono mansioni -autonome ma intrecciate-quali:
1) la prassi di contestazione;
2) il coordinamento del programma di contestazione;
3) la raccolta fondi e la comunicazione. Accanto allo staff esistono commissioni
permanenti che si occupano di problematiche specifiche strettamente
collegata al Prison Moration Project, al National Student Youth Peace
Coalition e al CWA. Tuttavia il legame piu` stretto (dovuto alla consistente
elargizione) e` quello usato con l’AFL-CIO e con l’UITE
3. Ideologia
La SAS puo` definirsi come un movimento sindacal-studentesco di matrice riformista
e anti-militarista.
4. Tecniche di lotta
La prassi contestataria si attua attraverso
60
1) mobilitazioni;
2) picchettaggi;
3) sensibilizzazione della massa operaia;
4) organizzazione di scioperi;
5) denunce legali.
5. Nemici
Tutte le industrie (nazionali e transnazionali) che violano — in modo grave e
reiterato — i diritti dei lavoratori. Le SAS attuano — dunque — una opposizione
alla globalizzazione neo-liberista a partire dal diritto sul lavoro, a partire dunque
da un problema specifico.
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17. LA LOTTA DI RESISTENZA
NELL’AMAZZONIA ECUADORIANA
1. Premessa
Numerose multinazionali petrolifere (europee e non) hanno sfruttato le risorse
energetiche dell’Amazzonia ecuadoriana — raccomandandosi sovente con
l’FMI, BM, l’OM e il governo USA — incontrando numerose resistenze presso
le comunita` eterodirette sotto il profilo ideologico e organizzativo da organizzazioni
e ong di matrice eco-pacifista.
2. Organizzazione
Le principali multinazionali coinvolte possono essere indicate cos?` di seguito:
Cgc (Argentina), Bri (USA), Repsol-YPF (Spagna ed Argentina), OPC
(USA), CE (canadese), EC (canadese), PetrobrA s (canadese), Petroecuador
(Ecuador), Agip (italiana), China petroleum (cinese), Perenco (francese), Petrocondor
(americana) e Tripetrol holding inc (Ecuador).
3. Metodi di lotta
Le comunita` indigene hanno attuato le seguenti modalita` conflittuali:
1) denunce legali;
2) cortei;
3) pressione — attraverso organizzazioni internazionali — sulle multinazionali,
sulle istituzioni politiche e sulla stampa;
4) campagne di sensibilizzazione;
5) mediazione con le autorita` (locali e non);
6) costituzioni di associazioni a tutela delle comunita` indigene;
7) ricerca di alleanze con sindacati e partiti nazionali e non;
8) blocchi stradali;
9) sciopero;
62
10) lettere di protesta;
11) sequestro — provvisorio — di mezzi e uomini per boicottare;
12) blocco dei pozzi.
In conclusione l’azione diretta si e` attuata ora attraverso l’azione non violenta
ora attraverso la disobbedienza civile. Sul fronte strettamente comunicativo la
guerra psicologica — e` stata utilizzata abbastanza spesso in modo efficiente.
4. Organizzazioni di resistenza
Gran parte di queste organizzazioni si sono fatte sostenitrici di un programma
politico contrario alla globalizzazione (e quindi contrario alle politiche di aggiustamento
strutturale del FMI, dell’OMC e della BM) e favorevoli alla sperimentazione
di forme di democrazia allargata con relativa implementazione delle
municipalita` locali. Le piu` rappresentative sono state: Acion Ecologica, l’Assemblea
generale Sarayatu, Asociation de Centros Ind?´genas de Pacayacu, FINAE (e
strettamente legale alla FICSH e alla FIPSE), la Federacio´n Internacionalidades,
CDES, Pachamama, Amazon Watch, Federazione dei popoli Shnar, Friends of
the Earth, CORDAVI, Comitato per i diritti umani di Shushunfindi, Comitato di
difesa del Cuyabeno, FOCAN, Commissione ecunemica dei diritti umani ACIA,
Comite´ Defensa Ambiental, FOBOMADE, CEDIB, Suprana, Cooperativa Rukullakta,
Rincancic, Recoka, Freite de Resistencia a la Actindad petroliera,
UPIT, Frente de Defensa de la Amazon?´a.
5. Reazione delle multinazionali
E `
necessario precisare che le multinazionali hanno promosso associazioni e/o
fondazioni fittizie (fra le quali DAIMI SERVICE, la ONHAE, Fundacio´n Repsol-
YPF, Fundacio´n Nanpaz, FUNEDESIN, Fondazione J. Sacha) che sono
state in grado di ostacolare le associazioni antagoniste e attivare — molto spesso
— una efficace contro informazione promuovendo numerose divisioni all’interno
delle associazioni indigine. In merito alle metodologie di contro-offensiva, qui
di seguito, elenchiamo le tecniche usate dalle multinazionali:
1) compensazione economiche;
2) frode;
3) cospirazione;
4) divisione le comunita` indigene;
5) manipolazione dei referenti delle associazioni;
63
6) disinformazione;
7) repressione militare o attraverso le F.A. locali o attraverso gruppi paramilitari
esistenti o — infine — attraverso la realizzazione di gruppi paramilitari
ad hoc;
8) minacce;
9) colonizzazione soft che si concretizza nella creazione di parchi o riserve
forestali;
10) compromessi e/o accordi con le comunita` indigene;
11) campagne pubblicitarie;
12) esproprio degli abitanti;
13) cooptazione;
14) condizionamento culturale autonomo (diretto da agenzie appartenenti
alle multinazionali) o condizionamento collaborativo (in stretta relazione
con le autorita` politiche e religiose locali);
15) collaborazione con l’intelligence con finalita` o di contro informazione o
di counter-insurency;
6. Conclusione
Al di la` delle metodologie usate dalle multinazionali e` doveroso fare osservare
che un numero tutt’altro che ristretto di associazioni indigene, ong e movimenti
eco-pacifisti ha assunto (e assume) una posizione di assoluta intransigenza nei
confronti della necessita` delle estrazioni petrolifere, di assoluta intransigenza
nei confronti del modello di sviluppo occidentale e—di contro—nella assoluta
fiducia della validita` di modelli alternativi in campo economico e politico.
64
18. ATTIVISMO JAMMING
1. Origine
Il termine jamner e` stato usato da Kalle Lash nel 1991 per connotare una
nuova ‘stirpe’ di attivisti. Lash (ex analista del Dipartimento di Difesa australiano
e celebre documentarista) ha fondato la rivista ‘‘Adbusters’’, la Adibuster
Media Foundation, l’agenzia di comunicazione Powershift e il network Culture
Jamner per conseguire precise finalita` . L’ufficio centrale e` a Vancouver (Canada)
presso l’AMF. Lash ammette esplicitamente di aver trovato il termine in un articolo
del ‘Times’ relativo ad una band di San Francisco che aveva usato proprio
l’espressione ‘Culture Jamming’ in un album per indicare radioamatori americani
che promuovevano una vera e propria campagna di disturbo radiofonico. La
loro eredita` e` stata raccolta dall’A. allo scopo di organizzare raduni di massa contro
il consumismo e quindi contro le implicazioni del capitalismo.
2. Scopi
Le finalita` delle agenzie realizzate da Lash si propongono l’ambizioso progetto
di:
1) rovesciare le attuali strutture di potere allo scopo di modificare profondamente;
2) creare i presupposti di una nuova rivoluzione culturale analoga — per importanza
e portata — a quella per i diritti civili, del femminismo e dell’attivismo
eco-pacifista.
3. Composizione politica
Per ammissione dello stesso Lash i membri della Culture Jamner provengono
dalla sinistra verde, dal fondamentalismo cristiano e dal punk anarchico.
65
4. Organizzazione
La struttura a rete consente la coesistenza dialettica di diverse identita` politiche.
5. Nemici
1) Le corporations che hanno distrutto l’America;
2) i leaders politici al servizio delle corporations;
3) la sub-cultura consumistica che ci condiziona neutralmente;
4) l’omogeneita` culturale americana nel mondo;
5) l’ecocidio delle corporations.
6. Referenti
Al di la` dell’attivismo degli anni Sessanta, Lash riconosce nella disobbedienza
civile, nell’uso delle tecniche non violente e nelle analisi situazioniste i principali
referenti.
7. Metodi di lotta
1) Blocco stradale;
2) smantellamento dei cartelloni pubblicitari;
3) creare contro pubblicita` prendendo la pubblicita` di una corporation perfarne
la parodia modificandone il significato originale;
4) cyber petizioni;
5) sit-in virtuali allo scopo di mandare in tilt un sito Internet;
6) sito di protesta per promuovere una adeguata campagna di contro informazione;
7) azioni dirette di protesta;
8) dopo aver individuato la corporation l’A. consiglia di proseguire per due
anni nella propria protesta;
9) promuovere azioni legali;
10) screditare le corporations (p.e. quelle alimentari come la Midland o la
Cargil);
11) creare media alternativi per contrastare il contratto del flusso di informazioni
determinato dalla T.C.I., dalla Time warner o dal gruppo Murdoch;
12) petizioni.
66
8. Conclusione
Al di la` dell’elogio acritico del ’68 e di Debord, l’A. e` conscio dei precedenti
fallimenti ma ostenta fiducia e ottimismo nonostante il fatto che le metodologie
di lotta da lui indicate non siano altro che una sorta di cybersituazismo abbinato
alle classiche tecniche di Thoreau, King e Gandhi.
67
19. MODALITA` OPERATIVE DELLA CONFLITTUALITA`
NON CONVENZIONALE IN IRAQ E PALESTINA
La maggior parte delle associazioni, delle ONG pacifiste e anti-militariste
presenti in Iraq e in Palestina rifiutano programmaticamente il ricorso sia alla
guerra civile che al terrorismo e accettano l’uso di modalita` operative antagoniste
tipiche della conflittualita` non convenzionale, incoraggiando e organizzando la
resistenza non violenta.
1. Principali soggetti coinvolti
1) Il MAN co-fondato da Muller;
2) il Non violent Peaceforce coordinato da Grant;
3) Urgente per;
4) Centro Gandhi di Pisa;
5) Centro Studi Sereno Reio di Torino;
6) Associaizone Berretti Bianchi;
7) Secours Cathelique diritto da Roy;
8) EAP
Tutte queste organizzazioni hanno agito ora in Iraq ora in Palestina coordinandosi
con analoga associazioni presenti in Palestina e in Iraq.
2. Scopi politici
Sono individuabili due finalita` fondamentali:
1) liberare il popolo palestinese dalla oppressione israeliana;
2) liberare il popolo dalla invasione americana. In entrambi i casi l’unica modalita`
accettata e` la resistenza non violenta (a tale riguardo e` doveroso precisare
che le associazioni europee, USA e palestinesi hanno formulato un
giudizio lusinghiero della Intifada).
68
3. Modalita` operative
1) Negoziazione;
2) attuazione di una capillare e coordinata operazione di contro informazione
rivolta all’opera pubblica;
3) coordinamento di azioni graduate di resistenza non violenta (sit-in, veglie
e marce);
4) attuazione della tecnica della disobbedienza civile (p.e. il boicottaggio, lo
sciopero ristretto e allargato);
5) creare organizzazioni che siano in grado di coordinare l’ANV;
6) realizzare la contro informazione o su supporto cartaceo o su supporto informatico;
7) illustrare l’efficacia dell’ANV attraverso esempi storici e video.
4. Connotazione ideologica
Non e` certo arduo—al di la` della molteplicita` delle organizzazioni—prevale
un minimo comune denominatore caratterizzato dall’:
1) anti-militarismo;
2) anti-americanismo (inteso come opposizione alla politica estera reazionaria
bellicista);
3) dalla opposizione ferma alla politica israeliana;
4) dalla opposizione alle regole della diplomazia tradizionale;
5) e dalla opposizione al terrorismo.
69
Parte Terza
1. IL MONDO LETTO ATTRAVERSO
L’ANALISI DEL WORLD WATCH INSTITUTE
Di particolare interesse sono i cap. VII e IX del Rapporto 2004, poiche´ da
essi emerge in modo chiaro l’ideologia che sorregge l’analisi del celebre istituto.
Renner del cap. VII sottolinea quanto segue:
1) le spese militari sono profondamente dannose perche´ tolgono risorse ai
programmi socio-ambientali;
2) hanno gravi ripercussioni ambientali e portano al saccheggio e alla devastazione
quando si concretizzano in operazioni di guerra e, non meno devastanti,
sono — per l’A. — le armi leggere. Sul Plan Colombia il giudizio
e` di assoluto rifiuto. Indipendentemente dalla valutazione assolutamente
negativa della amminstrazione Bush, l’A. sottolinea la nefasta influenza
della NRA proprio sulla politica americana. Tornando alla spesa militare
oltre che determinare un aumento a spirale della violenza questa andrebbe
strutturalmente ridimensionata per fare posto alla Difesa non violenta.
D’altra parte, la lotta al terrorismo ha consentito proprio l’aumento della
spesa militare e ha intaccato profondamente i diritti umani. Per tale ragione
sarebbe opportuno ‘smilitarizzare’ il concetto di sicurezza.
Gli autori (French, Gardner e Assadurian) nel cap. IX compiono un’analisi
indubbiamente di maggiore respiro. Da parte USA aver dichiarato guerra—scavalcando
l’ONU — e` stato un gravissimo errore.. Secondariamente le politiche
di aggiustamento strutturale dell’FMI e del WTO sono da condannare. Anche
autori come Renner sono a favore di una drastica riduzione degli armamenti.
Tuttavia la parte piu` interessante e` indubbiamente quella relativa alle alternative:
1) gli A. valutano positivamente l’esperienza di gestione politica ed economica
di Porto Alegre (e quindi implicitamente la gestione politica del PT);
2) riconoscono la centralita` delle ONG, della societa` civile, dei Social Forum,
del movimento pacifista del 2003 (in particolare l’UPJ americano), la centralita`
delle nuove tecnologie comunicative (p.e. Internet), valutano positivamente
l’azione dell’OMG Witness (che — detto per inciso — procura
a paesi poveri attrezzature tecnologiche volte a organizzare manifestazioni)
73
delle ONG nell’essere riusciti a detronizzare Estrada, presidente delle Filippine.
Infine propongono:
3) il superamento delle logiche usuali della diplomazia internazionale attraverso
Network globali che siano in grado di partecipare alle decisioni di
politica economica, il rafforzamento dell’azione formativa attraverso le
scuole, i media e le confessioni religiose (che hanno svolto un ruolo rilevante
nel movimento di Gandhi, nelle lotte per i diritti civili e nel movimento
anti-nucleare) e auspicano — da parte di Network, ONG e associazioni
— l’uso di grandi mobilitazioni strategiche affinche´ possano avere
una efficacia maggiore.
74
2. IL MONDO LETTO ATTRAVERSO
L’ANALISI DEL SOCIAL WATCH (RAPPORTO 2004)
Complessivamente il rapporto sottolinea l’urgenza di ridimensionare profondamente
le spese militari a vantaggio di altri settori considerati prioritari. In secondo
luogo, il ruolo dell’ONU e` esente da qualsiasi critica che ne possa inficiare
il ruolo di mediatore internazionale tanto quanto quello delle ONG.
Proprio per questo, emerge con nettezza un vero e proprio manicheismo ideologico
che si evidenzia nella relazione sull’Italia (redatta da organizzazioni che
hanno contribuito in modo significativo al GSF), sulla Palestina (ora Israele e` ritratto
come un paese aggressore e negatore dei diritti umani, valutazioni che agevolmente
possiamo incontrare nella pubblicistica della sinistra radicale), sull’USA
(ora l’amministrazione Bush e` descritta in termini assolutamente negativi), sull’Iraq
(relazione nella quale si condanna l’intervento USA) e infine la relazione sul
Venezuela che — al contrario — esprime una valutazione entusiastica della politica
di Chavez. Tutt’altro che marginale e` poi il ruolo che spetterebbe alle ONG
nel definire i contenuti della politica dell’Unione Europea. D’altronde le risultanze
delle analisi compiute e delle prospettive presentate si cotruiscono a partire
dalla definizione di sicurezza data da Thakut delle Universita` delle Nazioni Unite
ed ancora una volta—sia detto non senza una certa ironia—il ruolo delle ONG
viene enfatizzato a tal punto da ritenere che il loro ruolo sia fondamentale nell’elaborare
strategie ‘‘finalizzate al raggiungimento degli standard di sicurezza umana
e ad una migliore comprensione della concezione della sicurezza umana’’.
Vediamo—ora—di illustrare nel dettaglio le argomentazioni degli autori: in
merito al Brasile l’unica nota positiva consiste nel sottolineare l’importanza delle
ONG in merito alle mobilitazioni a favore del disarmo.
In relazione all’Egitto si osserva quanto segue:
1) le ONG (ancora una volta) dovranno tenere corsi di formazione sulla effettiva
partecipazione popolare all’amministrazione sociale;
2) le ONG dovranno assumere un ruolo di monitoraggio popolare sulla performance
dello Stato;
3) le ONG dovranno farsi promotrici della eliminazione dei tribunali di sicurezza
dello Stato e dovranno liberare i mezzi di informazione dal controllo
del governo.
75
Per quanto concerne la Germania, le fonti interpretative sulla situazione politico-
economica, sono mutuate dalla DGB, dalla DW e da ATTAC, fonti la cui
Parzialita` e` nota. Sia sufficiente rilevare — a tale proposito — le affermazioni
seguenti: ‘‘ATTAC definisce catastrofici gli effetti della riforma fiscale e della riforma
del mercato del lavoro’’; ed ancora: ‘‘le agenzie di soccorso delle chiese
hanno espresso la loro preoccupazione per il fatto che i confini tra cooperazione
allo sviluppo e spesa militare diventano sempre piu` indistinti’’.
In relazione all’Iraq — aldila` della scontata valutazione negativa sulla guerra
— ci pare significativa la tesi secondo la quale ‘‘i militari non dovrebbero impegnarsi
(attraverso p.e. l’OTHA ndr) nell’assistenza umanitaria’’.
Per quanto concerne l’Italia — a parte lo scontato giudizio negativo della politica
berlusconiana — e` degna di nota la affermazione seguente: ‘‘meritano cos?`
di essere sottolineate le iniziative dei girotondi (...), quella dei sindacati’’. Guarda
caso l’analisi della situazione del nostro paese e` compiuta dall’ARCI e dalle
ACLI, associazioni strettamente legate a ben specifiche realta` ideologiche e politiche
del nostro paese.
Sulla questione della Palestina l’aperta partigianeria e` lampante la` dove — a
conclusione dell’analisi—gli estensori della relazione sostengono le reti di ONG
che vorrebbero ostacolare la realizzazione del Muro. Inoltre, osservano che questo
problema e` stato — guarda caso diremmo noi — sollevato dal WSF a Mumbai
nel 2004.
Sul Paraguay uno dei ‘bersagli’ di maggiore peso e` il ruolo delle F.A che hanno
raggiunto una posizione inaccettabile — perche´ inviadiabile — ‘‘nella struttura
del potere’’.
La proposta o l’alternativa e` improntata alla radicalita` : ‘‘le F.A sono assolutamente
sorpassate (...) anche perche´ mettono a rischio la stabilita` politica e ostacolano
lo sviluppo umano’’. Insomma ‘‘sono diventate un ostacolo e persino una
minaccia’’.
Anche nel caso del Peru` si sottolinea come la ‘‘delega del potere alle F.A’’ sia
assolutamente nefasta tanto quanto il rafforzamento del servizio segreto nazionale.
Pur riconoscendo — a malincuore — che tutto cio` ha permesso la eliminazione
di Sendiero luminoso e del MRTA, i relatori non possono fare a meno
di constatare lo sfruttamento elettorale del loro successo.
Per gli USA sia sufficiente sottolineare che tutta la politica della amministrazione
Bush dopo l’11 settembre, viene dai relatori condannata senza appello.
L’analisi del Venezuela e` semplicemente volta ad evidenziare i rilevanti successi
della politica economica (in particolare agricola) del governo Chavez.
76
3. IL MONDO LETTO ATTRAVERSO L’ANALISI
DELL’ASSOCIAZIONE SOCIETA INFORMAZIONE ONLUS
E `
necessario premettere, per una maggiore correttezza dell’informazione,
che:
1) tale ONLUS e` stata possibile grazie alla CGIL, all’ARCI, a LEGAMBIENTE,
ad ANTIGONE, al CNCA e al FORUM AMBIENTALISTA;
2) e, in secondo luogo, che alcuni relatori prevengono notoriamente o dalla
sinistra extraparlamentare degli anni Settanta o dalla lotta armata (come
Bellosi e Segio).
Incominciamo la nostra breve analisi facendo riferimento al Rapporto 2004.
1) In merito ai nuovi movimenti sociali il Rapporto non puo` che esprimere
una valutazione positiva (p. 509) sottolineando in particolare la positivita`
di un ritorno alla partecipazione giovanile.
2) In relazione al ruolo dei CSA vengono citati con favore sia la Rete No Global
che la manifestazione tenuta il 28 febbraio in solidarieta` con Officina
99 (p. 509).
3) Anche le occupazioni scolastiche rappresenterebbero un nuovo protagonistmo
della scuola (p. 510). Non a caso contro la riforma Moratti si cita
con favore una proposta collettiva firmata da associazioni che hanno contribuito
alla capillarizzazione del movimento no-global (e fra queste ATTACC,
ARCI, COBAS scuola, Mani Tese, PAX CHRISTI etc.).
4) Sulla problematica del terrorismo (tema particolarmente caso a Segio e a
Bellosi) si pone l’enfasi sulla criminalizzazione dei CARC di Maj, del sindacalismo
di base e dei CSA. Tale criminalizzazione sarebbe il frutto di un
tentativo di utilizzare l’emergenza terrorismo per ‘‘isolare il vasto movimento
di opposizione alla guerra’’.
5) Sulla problematica della giustizia, i relatori condannano duramente lo spirito
di vendetta nei confronti di Sofri, di Battisti e della Baraldini.
6) Particolarmente significative — per le nostre finalita` — sono i contenuti
delle interviste a don Ciotti e a Anastasia. Le riflessioni del sacerdote (fondatore
del gruppo Abele e di Libera) ruotano ai seguenti assi portanti:
1) fine dell’occupazione irachena;
77
2) fine dell’occupazione della Palestina;
3) piena solidarieta` al movimento pacifista;
4) pieno sostegno al WSF;
5) non esistono guerre giuste poiche´ guerra e umanita` sono termini incompatibili;
6) la mobilitazione della societa` civile e` fondamentale. Veniamo ora ad
Anastasia (presidente di Antigore). Sul problema di Guantanamo l’opinione
e` chiara: il rispetto dei diritti umani e` imprenscindibile. Quanto
alla guerra preventiva continuarla equivale a far perdere all’occidente
la propria identita` . Anche per questo bisogna superare una visione
etnocentrica e relativistica dei diritti umani e negare qualsiasi legittimita`
alla real-politik della guerra al terrorismo.
6) Nella sezione dedicata a ‘‘Guerre, terrorismi globali’’ (p. 657) riassumiamo
sinteticamente le opinioni dei relatori:
1) le operazioni militari armate recentemente sono state fallimentari;
2) la guerra non e` una soluzione accettabile;
3) infine condannano l’uso, da parte del potere politico ,delle F.A senza
mezzi termini;
4) implicitamente accusano gli USA di volere militarizzare il mondo destabilizzandolo
(citano con favore le iniziative della Rete Control Armi);
5) significativo — per le nostre finalita` — il fatto che citino favorevolmente
Naomi Klein;
6) un giudizio di condanna viene formulato nei confronti dell’insensata
guerra in Kossovo e Afghanistan;
7) la politica di Sharon e` giudicata completamente negativa anche perche
´ responsabile della esclation. Gioco forza sottolineare che sia la
Road Map che il Muro sono condannati senza mezzi termini anche
appoggiandosi alle riflessioni di Said uno dei piu` noti intellettuali anti-
israeliani. Per quanto concerne la strategia USA, contro il terrorismo
il giudizio e` netto: e` stata non solo un fallimento totale
(p. 668) ma ha contribuito ad estenderlo. A sostegno di tale opinione,
gli A. riportano per esteso le valutazioni di Benetollo (presidente ARCI),
Di Salvo (segretario CGIL) e di Ciotti che sono di unanime condanna
delle scelte USA in materia di politica estera.
8) Anche le contromisure prese da Putin contro il terrorismo ceceno sono
valutate in modo assolutamente negativo (p. 691) utilizzando le
considerazioni di Sofri e come fonti ‘‘Le Monde Diplomatique’’ e
Peacelink (il piu` importante network pacifista italiano). Ancora piu`
78
significativa la bibliografia (p. 727) dalla quale emerge che il 90% delle
informazioni e` presa dall’‘‘Internazionale’’ e dalla quale mancano in
modo macroscopico fonti diverse (come quelle delle riviste militari
nazionali e non).
9) Dall’intervista a Panzieri (responsabile CGIl per l’Europa) emerge la
volonta` di contrapporre agli USA l’ONU e l’UE anche attraverso il
FSE;
10) anche la Di Salvo condivide questa volonta` di contrapporre (aggiungendovi
anche il Mercosur in linea con quanto dichiarato da Chavez).
Ovviamente (p. 840) l’elogio verso il FS mondiale, di Mumbai non
puo` essere separato dalla difesa del CUT di cui si riconosce il contributo
decisivo.
11) Quanto rilevante sia oramai la capacita` attraverso le organizzazione di
destabilizzare, lo possiamo agevolmente desumere dalle proteste
(2003) organizzate in Bolivia contro la politica emenergetica (superfluo
osservare che gli A. sono favorevoli).
12) Il fallimento del vertice di Cacun viene valutato con gioia dagli A. i
quali — per esteso — riportano le valuazioni di CARTA, di Legambiente
e dell’ARCI.
13) Cos?` come la critica alla logica delle multinazionali e` radicale altrettanto
lo e` l’elogio dell’EZLN;
14) altrettanto elogiativo e` il ritratto fatto dal WSF di Mumbai la ricostruzione
del quale viene affidata a fonti non certo neutrali (fra queste:
Unimondo, il Manifesto, ATTACC, etc.).
15) Pur a denti stretti gli A. devono riconoscere che il governo di Lula ha
dovuto cedere a compromessi numerosi per quanto non si spingano
ad affermare che Lula abbia in gran parte tradito le aspettative del
FS di Porto Alegre. Realisticamente parlando,ci sembra che Lula
sia piu` preoccupato di consolidare la Leadership nell’America Latina,
in un contesto di classica politica di potenza, piuttosto che venire incontro
alla esigenza del MST.
79
4. LA REALTA` INTERNAZIONALE LETTA
ATTRAVERSO LA RIVISTA ‘‘GIANO’’
Non c’e` dubbio che l’impostazione complessiva della pubblicazione sia di natura
antagonista e condivida buona parte di quanto affermato dai precedenti paragrafi.
L’anti-militarismo radicale si coniuga infatti con l’anti-imperialismo USA optando
per una visione della realta` molto simile a quella di riviste come ‘Mosaico
di Pace’ o ‘LatinoAmerica’.
A tale scopo precederemo—seppure sommariamente—a evidenziare alcuni
aspetti specifici della disinformazione.
1. N. 34/2000
A p. 83 del volume viene redatta una Costituente per la pace che rappresenta
una vera e propria pars construens assai simile a quella di Porto Alegre. Quali
sono le proposte degli estensori?
1) Neutralita` dell’Italia e dell’Europea;
2) assoluta illegalita` del nuovo concetto strategico della NATO;
3) mobilitazione per la chiusura delle basi NATO in Italia;
4) gli interventi umanitari delle F.A. contraddicono in modo eclatante i diritti
umani;
5) e` inaccettabile la pretesa di monopolio dei diritti umani da parte della
NATO e dell’occidente in generale;
6) disarmo e smilitarizazione;
7) sospensione della produzione e della vendita di armi;
8) rifiuto dell’esercito professionale;
9) l’istituzione della difesa popolare non violenta o DPN;
10) attuazione di una campagna contro la logica degli embarghi;
11) eliminazione completa del segreto di Stato;
12) attuazione di una democrazia partecipativa che oltrepassi il Consiglio di
Sicurezza dell’ONU.
A conclusione seguono le firme di quelle associazioni che hanno promosso
80
questa costituente, la maggior parte delle quali hanno svolto un modo determinante
nel contesto del dissenso no global in Italia: LOC, Rivista Guerra e Pace,
Commissione Pace, PRC, Cgil, Fondazione B. Russell. Tuttavia la presenza piu`
significativa al livello politico e` quella del PRC con il Forum delle donne, con la
commissione Pace PRC, con il Gruppo Diritto e giustizia della Federazone romana
del PRC.
2. N. 45/2003
Nell’articolo di Peruzzi dedicato al pacifismo (p. 186) l’A. traccia una breve
storia del pacifismo italiano contemporaneo a partire dalla guerra in Iraq.
L’A. si fa portavoce del pacifismo radicale (quello di Fortini e Balducci) e quindi
del movimento no global.
Nell’articolo di Cortesi — oltre alle denunce tradizionali contro gli USA —
l’A. prende posizione a favore della eroica resistenza irachena (p. 115). Anche
Lannutti (p. 67) — dopo aver indicato i tredici gruppi che promuovono la resistenza
in Iraq — afferma che l’attacco diretto contro le truppe di occupazione
sia legittimo.
Infine nell’articolo della Cotone, l’A. si fa portavoce delle esigenze della ONG
‘‘Pengon’’ che si batte contro il muro israeliano definito un muro dell’Apartheid.
3. N. 36/200
Nel primo articolo Moscato difende la continuita` tra Castro e il Che in materia
di politica economica.
Nel secondo articolo Nobile attribuisce alla controrivoluzione USA il fallimento
del movimento sandinista in Nicaragua per quanto non possa negare l’esistenza
di numerose contraddizioni all’interno della politica agraria sandinista.
Nel terzo articolo della Rossi si evidenzia come il Plan Colombia sia una ben
misera giustificazione della militarizazione in Colombia, militarizzazione portata
avanti — p.e. — attraverso i FOL.
La tavola rotonda animata da Cortesi, Accame, Ferrajoli e De Lutiis e` di particolare
interesse. Se nella prima parte gli A. mostrano un cauto ottimismo sulle
alternative perseguibili rispetto al nuovo ordine mondiale (additando nel pacifismo,
nella neutralita` dell’Italia alcune soluzioni concretamente perseguibili), nella
seconda parte gli A. compiono una ricostruzione della storia del nostro paese
partendo dai seguenti presupposti:
81
1) non e` accettabile l’ampliamento della base di Aviano;
2) la riforma dell’Arma e` quanto mai inquietante;
3) la secretazione degli archivi dei servizi segreti non e` accettabile;
4) la presenza delle basi e` una inaccettabile limitazione della sovranita` ;
5) la NATO agisce in modo anti-democratico;
6) l’esercito professionale e` pericoloso per la democrazia;
7) la presenza — nella base NATO di Verona — di un Ufficio di guerra psicologica
e` inquietante;
8) l’attivita` dell’UCSI e` illegale;
9) la limitazione del potere dei comunisti in Italia e` stato — in modo anti-democratico
—attuato con strutture come la Gladio. In conclusione, l’ottica
con la quale gli A. hanno letto la presenza della NATO (fin dal ’49) e dei
servizi, e` assolutamente speculare a quella dell’ex Patto di Varsavia e delle
informazioni attuate dai Partigiani della Pace.
82
5. LA REALTA` INTERNAZIONALE
LETTA ATTRAVERSO L’ARCHIVIO DISARMO*
I presupposti attraverso i quali l’A. — Simoncelli — analizza la realta` internazionale
(quella per inciso dell’America Latina, dell’Asia e dell’Europa dell’Est)
possono essere brevemente riassunti nel seguente modo:
1) il liberismo e` oramai diventato non solo una nuova religione ma e` divenuto
il principale strumento egemonico delle multinazionali (americane
ed europee);
2) la sua pervasiva e capillare presenza nel mondo attuale porta a schiacciare
ogni resistenza della societa` civile (p. 12);
3) la BM e l’FMI sono indubbiamente i principali strumenti politico-economici
attraverso i quali la globalizzazione liberista ha concretato la propria
progettualita` smentendo de facto l’ONU e aumentando il divario tra paesi
poveri e ricchi;
4) particolarmente nefasta si e` rivelata la presenza della globalizzazione liberista
nel Terzo Mondo dove la ‘‘ricchezza in molti di questi paesi’’ (p. 23)
e` divenuta oggetto dell’interesse predatorio delle multinazionali supportate
dalle istituzioni economiche sovranazionali.
5) Concretamente la presenza nel Terzo Mondo ha portato alla nascita di
una nuova forma di colonialismo, quello globalizzato, che come quello
tradizionale afferma la propria volonta` anche attraverso la guerra (e quindi
attraverso ‘‘eserciti regolari e(..) gruppi paramilitari’’ (p. 28) ma soprattutto
attraverso le guerre asimmetriche che alimentano conflitti inter-
statali, conflitti secessionisti e intranazionali (p. 29);
6) come sempre l’insieme di questi conflitti alimenta la spesa militare e costituisce
un ottimo affare per le industrie militari (p. 33);
7) di fronte a questa nuova realta` l’ampliamento della NATO (e quello della
Marina italiana con la costruzione della Cavour ma anche della Garibaldi)
rientra in un progetto piu` ampio che e` quello della globalizzazione
militare che precede parallelamente e quella economica;
8) Francia e UK si stanno dimostrando particolarmente attrezzati a svolgere
83
* Archivio Disarmo, a cura di Simoncelli Maurizio, Le Guerre del silenzio, Ediesse 2005.
azioni di penetrazione economica e politica del Terzo Mondo. Quanto
agli USA questi portano avanti la loro politica tradizionale del ‘Big
Strick’ e del dollaro.
9) A tale proposito il nuovo imperialismo USA ha rafforzato la propria politica
nucleare attraverso la NPR del marzo 2002 aumentando l’instabilita`
internazionale.
10) In questo contesto drammatico la manipolazione dell’informazione e` decisiva
tanto quanto e` necessario contrapporsi ad essa attraverso media alternativi
o publicazioni alternative (quali Nigrizia o le informazioni delle
ONG). Ebbene analizzando—alla luce di questi presupposti—la situazione
messicana (pp. 251-258), l’A. prende chiaramente posizione a favore
dell’EZLN: ‘‘le comunita` continuano a lavorare per la costruzione di
un’alternativa, per l’utopia di un mondo diverso, un mondo che, contenga
tutti i mondi’’ (p. 258) e rileva—unitamente alla organizzazione Mani
Tese — la inammissibilita` della guerra a bassa intensita` codificata dal
‘‘Manuale di guerra irregolare’’ del Ministero della Difesa messicano.
In merito alla situazione in Sri Lanka, l’A. ritiene equipollente sia la
LTTE che il PTA governativo in quanto entrambi hanno portato alla violazione
dei diritti umani. Anche le contromisure attuate dal governo filippino
contro la guerriglia islamista, vengono ritenute estremamente gravi
perche´ portatrici di inaccettabili violazioni dei diritti umani. Analizzando
la situazione in Colombia, l’A. condanna la legittimita` del Plan Colombia
e di tutte le contromisure attuate dal governo per contrastare le FARC.
In particolare, il coinvolgimento USA (p. 267) e` ritenuto assolutamente
nefasto.
84
6. PACE E NON VIOLENZA SECONDO L’IPRI
Allo scopo di comprendere quale sia l’interpretazione dell’IPRI sulla problematica
pacifista, faremo riferimento alle riflessioni del suo segretario Giovanni
Salio, organizzandole in modo tematico per maggior chiarezza e semplicita` .
Politica. La concezione non violenta della politica rifiuta radicalmente l’interpretazione
machiavellica (si veda p.e. Krippenderf)
Violenza. L’A., in buona sostanza, condivide le tre definizione di violenza date
da Galtung, Guiducci e Pontara tutte fra l’altro profondamente simili.
Non violenza. Proprio a partire dalla interpretazione della violenza e` possibile
definire la non violenza. Questa — secondo l’A. — puo` essere negativa o positiva.
La prima e` l’insieme delle modalita` operative non convenzionali che ben conosciamo;
mentre quella positiva — relativa ai fini — e` il risultato di una precisa
concezione antropologica, storica ed economica. Ebbene la non violenza positiva
deve fare riferimento ad un contesto nel quale etica e politica si completano e
non si oppongono come nella concezione tradizionale della politica ma nello
stesso tempo deve acquisire un elevato grado di consapevolezza superando l’acquiscienza
e l’assuefazione. Concretamente l’ODC e` piu` in generale, la disobbedienza
civile esemplificano chiaramente la volonta` di cambiare la prassi.
Democrazia. L’abbinamento di democrazia e non violenza (teorizzato in forma
organica da Capitini) consente di superare radicalmente una concezione puramente
formale della democrazia.
La Difesa non violenta. Sulla scia di Pontara e soprattutto di Drago anche l’A. e`
persuaso che la DPNV sia in grado di modificare proficuamente lo status quo
attenendosi a semplici regole:
1) astenendosi dalla violenza diretta;
2) attuando una vasta gamma di teniche graduate che vanno dalla sensibilizzazione
alla non collaborazione;
3) affermando la propria disponibilita` a trattare;
4) esprimendo la propria consapevolezza nell’accettare qualsiasi sacrificio;
85
5) sapendo costruire alternative;
6) liberando oppressi e oppressori. Se la DPNV fara` sue fino in fondo queste
semplici regole, sara` possibile servirsene per contrastare la difesa armata e
per sostituirla su lungo periodo.
Economia. Partendo dalle fondamentali tesi di Gandhi, la prassi non violenta
deve necessariamente costruire un’alternativa capitalistica seguendo le indicazioni
operative di autori come Naess o E.F. Schnacher che naturalmente rifiutano
radicalmente il capitalismo
86
7. LA FILOSOFIA POLITICA DI PORTO ALEGRE
1. Premessa
Riteniamo, per una piu` esaustiva comprensione della filosofia della politica del
WSF, attuare una rassegna (abbastanza analitica) delle opinioni piu` interessanti
formulate da diverse personalita` raccolte da Mina` in due preziosi volume dell’editore
Sperling & Kupfer: ‘‘Un mondo migliore e` possibile’’ e ‘‘Le idee di Porto Alegre
che stanno cambiando l’America Latina’’. Se volessimo analizzare alcune linee
di forza non sarebbe arduo individuarle nell’anti-americanismo radicale (che procede
di pari passo con l’ostilita` altrettanto netta nei confronti della politica israeliana),
nel rifiuto senza ‘se e senza ma’ del capitalismo e del neo-liberismo, nella
impietosa critica verso la sinistra riformista (accusata di essersi venduta alla logica
del capitalismo), nella assoluta fiducia di potere destabilizzare le oligarchie mondiali
a partire dai Forum, nella assoluta fiducia verso le ONG e la societa` civile,
nella volonta` di costruire una nuova Internazionale o un nuovo Fronte popolare
di portata mondiale a partire dalle istituzioni brasiliane, venezuelane e cubane.
Al di la` di tutto cio` , passando analiticamente in rassegna le riflessioni politiche
degli autori, sembrera` di ritornare indietro nel tempo, di ritornare alla contrapposizione
tra blocchi (ora sostituiti da USA/America Latina) e all’antagonismo
anni Sessanta e Settanta. Infatti a ben guardare — sotto il profilo delle dottrine
politiche — non c’e` nulla di realmente originale, non c’e` nulla cioe` che non
possa essere ricondotto al socialismo tradizionale, al socialismo utopistico, all’anarchia
a ideologie — insomma — sorte in Europa fra Settecento e Ottocento.
Questo e` un aspetto al quale un lettore — storicamente attento e disinibito a livello
ideologico — farebbe bene a prestare la dovuta attenzione.
2. Parte prima
Betto
1) Con il Forum crolla il mito del pensiero unico;
2) l’economia USA trae vantaggio dalla guerra;
87
3) la mobilitazione contro l’AICA da parte della Confernza episcopale e` doverosa;
4) la gran part dei piu` recenti presidenti dell’America Latina non sono altro
che burattini in mano all’FMI;
5) auspica una convergenza di intenti fra associazioni e Chiesa;
6) l’A. sottolinea il ruolo determinante del PT;
7) la politica USA viene equiparata ad una vera e propria dittatura imperialistica;
8) i vari social forum hanno portato un contributo determinante all’estensione
della democrazia.
Lula
1) L’A. conferma il profondo radicamento del PT sia nei sindacati che nella
Chiesa progressista;
2) nel PT d’altra parte c’e` sempre stato un autentico pluralismo;
3) l’A. conferma la volonta` di fare del Brasile una nazione forte e moderata.
Ramonet
1) L’ottica del FMI e` profondamente totalitaria;
2) esiste una vera e propria oligarchia internazionale che deve essere spazzata
via;
3) i politici non sono altro che amministratori del Mondo della Finanza;
4) l’esperienza dell’EZLN delle ONG e` stata decisiva per la nascita di un
nuovo modo di pensare;
5) con Porto Alegre nasce una sorta di societa` unita;
6) riconosce il ruolo di Bourdieu poiche´ avrebbe compreso la possibilita` di
creare una nuova Internazionale;
7) la militarizzazione in America Latina non e` accettabile e costituisce una
vera e propria occupazione;
8) l’attuale amministrazione e` profondamente maccartista.
Genro
1) Determinate — per la nascita del Forum — l’incontro tra associazioni
francesi e il PT brasiliano;
2) e` possibile raggiungere una compattezza di classe nuova e piu` efficace;
3) il Forum deve avere un ruolo preciso nell’opporsi profondamente all’imperialismo
USA;
4) strettissimo e` il nesso tra il modus operandi della mafia e del capitalismo;
5) con il Forum la formula del prestito potra` essere superata.
88
Montalban
1) Scontata esaltazione dell’EZLN e delle ONG;
2) mantenere la trasversalita` della cultura di sinistra e` fondamentale.
Chomsky
1) Con il Forum prendono nuova forma le vecchie aspettative della sinistra;
2) potrebbe rappresentare una vera e propria internazionale;
3) la non violenza spiazza i potenti e li rende incapaci di rispondere adeguatamente;
4) l’A. ribadisce il proprio convincimento anti-israeliano;
5) la guerra al terrorismo costituisce un pretesto per un aumento della repressione
(p.e. in America Latina);
6) l’A. — ripetutamente — insiste sulla immensa pericolosita` della militarizzazione
dello spazio.
Esquivel
1) L’A. pone sullo stesso piano Bush e Bin Laden;
2) non a caso definisce Bush un genocida;
3) l’A. sottolinea la pericolosita` dei piani di militarizzazione argentini con
Menem.
Menchiu`
1) L’A. sottolinea come Kissinger e l’intelligence USA debbano essere processati;
2) il Forum puo` opporsi a tutte le oligarchie;
3) e` indispensabile rafforzare l’ONU.
Mitterand
1) L’A. auspica il fallimento del socialismo e l’affermarsi della logica di Porto
Alegre.
3. Parte seconda
A) Galeano
1) Le potenze imperialiste ci stanno trascinando in una situazione di disperazione;
2) l’industria della guerra alimenta la guerra;
89
3) i nemici bisogna inventarseli proprio allo scopo di alimentare la guerra;
4) le economie capitalistiche portano alla distruzione del pianeta;
5) i forum sono una risposta a tutto cio` ;
6) e` vero che i forum mantengono una struttura flessibile e non gerarchica;
7) l’informazione e` costellata dai grandi mezzi di comunicazione;
8) G. ammette la propria solidarieta` a Cuba.
B) Sulanos
1) L’incontro del Forum e` un’espressione unica per creare le basi per un
nuovo umanesimo;
2) cio` e` stato possibile grazie alle comunita` di base, ai movimenti sociali, al
sindacalismo e ai Sem Terra. La loro presenza e` fondamentale in Brasile
ed e` stata amalgamata dal PT;
3) l’A. si e` fatto portavoce in Argentina di una coalizione ampia che va da
quella marxista a quella cristiana;
4) non manca l’elogio a Chavez;
5) per l’A. Kissinger e` una sorta di criminale;
6) Lula rappresenta una validissima alternativa tanto quanto il Mercosur e`
una valida alternativa alla ALCA.
7) Anche in Argentina bisogna creare le condizioni per una esperienza analoga
a quella del Brasile.
C) Roy
1) Il Forum ci ha permesso di legarci gli uni agli altri;
2) la resistenza all’Impero e` legittima sia in Iraq che in Afghanistan ed e` una
resistenza da appoggiare;
3) i media hanno creato una fabbrica del consenso che manipola l’informazione;
4) la CIA e` uno degli elementi che contribuisce a consolidare il progetto di
globalizzazione.
D) Ali
1) L’Impero per esistere ha bisogno di guerre continue;
2) la guerra in Iraq e` uno sfoggio di potenza imperiale;
3) il mondo attuale e` sottoposto alla colonizzazione neo liberista degli USA;
4) l’A. elogia sia il PC iracheno che il PC indiano;
5) la resistenza in Iraq e` valida e va sostenuta;
6) il bilancio militare USA e` spaventosamente alto;
7) la sinistra europea e` oramai equipollente alla destra europea;
90
8) il Forum e` un evento storico;
9) il PT e` un grande esempio per tutta l’America Latina.
E) Sepulveda
1) Sia il movimento no-global che ATTAC stanno dando un contributo decisivo
al superamento delle vecchie logiche politiche;
2) il modello USA e` un modello imperiale;
3) Bush e` uno dei criminali piu` noti;
4) vogliamo una democrazia assai piu` autentica di quella attuale;
5) a tale scopo l’EZLN costituisce una grande speranza;
6) il neo liberismo in America Latina ha fallito;
7) capitalismo significa rapina e usura.
F) Maidanik
1) Con Porto Alegre abbiamo la possibilita` di riprenderci in mano il nostro
destino;
2) l’A. riconosce l’importanza della influenza del PCI e di Cuba;
3) il Che per l’A. e` una figura mitica e irragiungibile.
G) Pieto
1) L’A. riconosce che Cuba ha avuto un ruolo rilevante con il CTC e con il
Centro Martin Luther King;
2) l’A. sottolinea la lucidita` intellettuale di Chavez;
3) la collaborazione con il Brasile deve aumentare;
4) l’A. parla di un vero e proprio fronte anti-fascista.
H) Boff
1) Sostiene la validita` dell’eco-pacifismo dimostrando di avere una grande
speranza nei progetti del Forum;
2) per Boff il socialismo e` l’unica opzione possibile soprattutto sul piano
umano;
3) il contributo della teologia della liberazione al Forum e` molto importante.
I) Hostart
C’e` un aspetto degno di nota e di considerazione (al di la` del’appoggio scontato
dato al Forum di Porto Alegre) e cioe` la consapevolezza che la qualifica di
catto-comunista e` adeguata. In secondo luogo—per quanto fugace sia l’analogia
con il ’68 — l’A. esprime il timore che il SF finisca in un bluff.
91
Parte Quarta
1. IL MONDO CATTOLICO ITALIANO
E LA GLOBALIZZAZIONE
1. Premessa
Che una parte delle associazioni cattoliche (italiane) abbia contribuito alla
crescita dell’ideologia no-global e` un dato di fatto. Il contributo dato dall’associazione
e` stato stigmatizzato da numerosi intellettuali e/o editorialisti nel modo
seguente:
1) numerosi sacerdoti cattolici si sono mossi per contribuire concretamente
alla contestazione (p.e. contro il G8);
2) il cattolicesimo (unitamente al marxismo) e` una delle principali correnti
di pensiero ed azione che danno forza all’anti-globalizzazione;
3) queste associazioni rischiano di restare vittime di una vasta disinformazione
(analoga a quella del ’68);
4) la dimensione religiosa che e` emersa (p.e. a Genova) e` insieme ingenua e
utopica;
5) l’impegno per il superamento e la soluzione dei numerosi problemi del
Terzo Mondo non passa attraverso un radicale anti-capitalismo e anti-occidentalismo;
6) i cattolici no-global non possono arrogarsi il diritto di monopolizzare il
vangelo attraverso una lettura marxiana;
7) le istituzioni ecclesiali non devono commettere il grave errore di contribuire
a saldare l’antagonismo no-global con la dimensione religiosa;
8) non poche delle manifestazioni celebrate (p.e. quella di Genova) non sono
per nulla compatibili con la religione poiche´ emerge un evidente manichismo
morale, contribuendo a dare sostegno al catto-comunismo;
9) non pochi esponenti dei movimenti non sono abituati a leggere la realta`
della politica;
10) ancora una volta i cattolici (come nel ‘68 in Italia con Capanna e in Francia
con l’arcivescovo Marty) hanno avuto un ruolo rilevante nel proseguire
la lotta;
11) esiste il rischio (si veda p.e. il ‘‘Manifesto delle Associazioni Cattoliche ai
Leaders del ’68’’ del 7 luglio 2000) che i cattolici — come nel ’68 — tor-
95
nino a subire una situazione di sudditanza verso ideologie che sono estranee
alla storia del cristianesimo;
12) le soluzioni proposte — per risolvere le diverse problematiche sollevate
dal G8 — dai cattolici sono drammaticamente speculari a quelle del popolo
di Seattle;
13) da parte di queste associazioni si tralascia di ricordare le nefasta implicazioni
dei regimi comunisti e si finisce per demonizzare il capitalismo. Infine
l’abbinamento con queste ideologie estranee al cristianesimo conduce
numerose associazioni cattoliche a demonizzare la razionalita` tecnicoscientifica
e li conduce ad accettare l’ecologia radicale,che distoglie i cattolici
dal comprendere chiaramente la matrice panteistica—e quindi pagana
— de una parte importante della ecologia attuale.
2. Primo esempio
A mo’ di prova di quanto precedentemente affermato sia sufficiente sottolineare
l’esplicito riconoscimento tributato al mondo religioso da parte di Agnoletto.
L’autorevole esponente del GSF (ed eurodeputato del PRC) sostiene la
presenza ampia e diversificata del mondo religioso all’interno del movimento.
Questa realta` comprende settori ufficiali della Chiesa quali il Card. Tettamanzi,
l’arcivescovo Agostino, la Caritas internazionale (p.e. nella persona di Ferrer),
Don Ciotti, padre Zanotelli, suor Pasini, don Gallo, don Dell’Olio, don Vitaliano
Della Sala, le Acli e in parte l’Agesci.
3. Secondo esempio
Le affermazioni di Don Gallo esemplificano — in modo limpido — quanto
affermato. Secondo il prelato:
1) e` necessario richiamarsi alle grandi utopie intense nella accezione di Galeano;
2) bisogna muoversi su tutti i fronti (dalla giustizia alla scuola);
3) e` necessario moltiplicare le iniziative girotondine;
4) i movimenti hanno fatto emergere l’autenticita` della democrazia e della liberta`
;
5) in particolare i movimenti hanno ridato vita all’idea della democrazia diretta;
6) il ruolo del movimento anti-liberista e` essenziale;
96
7) anche se l’azione non violenta e` la cifra caratterizzante per quanto la disobbedienza
civile non possa essere esclusa a priori;
8) i movimenti devono contribuire a rinnovare i partiti.
97
2. L’ANALISI DELL’ACC
1. Organizzazione
Strutturata sotto forma di coalizione e` sorta nel 2001 allo scopo di coordinare
le proteste durante l’incontro della WB e dell’FMI nel settembre 2001. La sua
organizzazione informale, oltre ad essere presente a Washington DC, ha proprie
sedi a Montreal e nelle Filippine.
2. Contenuti ideologici
L’ACC rifiuta
1) il capitalismo, la proprieta` privata e il neoliberismo;
2) di conseguenza l’anti-imperialismo e` il secondo ostacolo nella affermazione
di una societa` altra. L’unica alternativa possibile e` la costruzione di un
mondo basato sul pluralismo e sull’autonomia di gruppi e individui.
3. Modalita` di lotta
Di fronte all’avanzata del capitalismo e dell’imperialismo, gli A.:
1) incoraggiano lo sviluppo di ogni cittadino che voglia diventare attivista;
2) sostengono che la loro esperienza gli consenta di comprendere la grande
importanza di gruppi tematici la cui autonomia politica deve essere pienamente
rispettata;
3) le tecniche usate non possono che essere varie perche´ procedono dalla disobbedienza
civile all’azione non violenta;
4) concretamente la mobilitazione dell’Acc si e` svolta in funzione anti-imperialista
nel marzo del 2002, nel gennaio 2003 ed in funzione anti-capitalista
a partire dal giugno 2001 a Genova, per giungere — nell’aprile 2002 — a
protestare contro l’IMF.
98
3. L’ANALISI DELL’IGC
1. Origini
Nato nel 1987 allo scopo di coordinare l’attivita` cyberattivista di PeaceNet e
di EcoNew, a partire dal 1988 ha ampliato il proprio raggio di azione fino ad
attuare collegamenti internazionali con GreenNet e soprattutto con l’APC (coalizione
internazionale di reti cyberattiviste fornisce tecnologie in funzione antagonista
in 130 paesi). L’importanza dell’IGC e` tale da aver svolto il ruolo di provider
per l’ONU (nel ’92).
L’alleanza con PeaceNet e con LaborNet, ha consentito all’IGC di operare
trasverlsamente: dalla pace all’ecologia fino al diritto del lavoro.
2. Organizzazione
La sede ufficiale e` a San Francisco e ruota intorno ad un gruppo di sei persone
ognuna delle quali svolge mansioni specifiche. A pieno regime di attivita` lo
staff si amplia fino a comprendere una trentina di collaboratori.
3. Metodo di lotta
Trattandosi di una network informatico di coordinamento e` giocoforza che
l’attivita` si esplichi prevalentemente nel cyberattivismo e nella contro informazione
come quella attuata da Indymedia.
99
4. I COBAS: METODI, SCOPI E ANTI-GLOBALIZZAZIONE
Nella lotta e nella resistenza contro la globalizzazione un ruolo rilevante spetta
ai sindacati. Nel nostro paese certamente questo ruolo e` svolto dai Cub e dai
Cobas. La nostra analisi si soffermera` sui Cobas.
1. Matrice ideologica
Il terreno d’origine e` certamente l’autonomia (d’altronde non a caso Scalzone
nel ’87 invio` dalla Francia una lettera di solidarieta` ai compagni) generalmente
parlando. Nello specifico, la matrice ideologica dei fondatori e dei leaders dei
Cobas e` la seguente:
1) ex-movimento ’77;
2) Lega Comunista Rivoluzionaria;
3) DP;
4) anarchica;
5) sinistra bordighiana;
6) area POTOP;
7) LC;
8) Stella Rossa.
D’altronde, basti pensare al percorso di alcuni leaders come Gigliotti, Maria
Gullotta, e soprattutto Ceccotti per comprendere l’importanza decisiva che ha
svolta la sinistra extraparlamentare nella costituzione dei COBAS.
2. Contesto sociale
Se il terreno d’elezione e` stata la scuola, gradualmente, la politica del dissenso
e dell’antagonismo COBAS si e` rivolta ad altre aeree: trasporti (in particolare i
macchinisti) sanita` e in generale gran parte del settore terziario. Si pensi al COMU,
al COMAD o alla COBAS Alfa di Arese.
100
3. Metodi di lotta
1) Marce di protesta;
2) scioperi;
3) picchettaggi;
4) contro informazione all’interno del contesto lavorativo, attraverso il sito
web e attraverso la loro pubblicistica periodica;
5) raccolta di firme.
4. Area di collaborazione
1) A livello sindacale con i CUB, le Rdb e l’USI;
2) piu` in generale con i CSA e i no-global;
3) a livello internazionale con i CTA e Via campesina.
5. I nemici
1) Contro i sindacati confederali;
2) contro l’art. 19 della Legge 300 del ’70;
3) contro la cultura del profitto;
4) contro i falsi comunismi autoritari;
5) sono a favore dell’anti-imperialismo;
6) sono a favore dell’anti-capitalismo;
7) contro il Partito Unico sul modello leninista;
8) contro la centralizzazione dei mezzi di produzione;
9) contro nuove aristocrazie del potere;
10) accusano la sinistra di essersi venduta al capitalismo;
11) sono contro i partiti conservatori italiani e contro quelli esteri;
12) contro lo Stato gerarchizzato, autoritario e corporativo;
13) ritengono che esista una sostanziale specularita` tra destra e sinistra;
14) sono contrari alla parita` scolastica;
15) l’esistenza del libero mercato non e` altro che un monopolio o un oligopolio
comunitario.
6. Il programma alternativo
1) i Cobas rifiutano di operare divisioni tra attivita` politiche, sindacali e culturali;
101
2) sono a favore della costituzione di un blocco sociale alternativo al potere
imperante;
3) sono per il superamento della forma partito e della forma sindacato;
4) sono a favore del diritto/dovere di un’ampia partecipazione democratica;
5) sono a favore della centralita` della democrazia diretta nel luoghi lavorativi;
6) sono a favore della centralita` della propria professione per conferire dignita`
a se stessi;
7) fanno leva su nuovi soggetti antagonisti presenti nel pubblico e nel privato;
8) realizzano strutture consiliari nei luoghi di lavoro;
9) rifiutano la delega;
10) sono a favore della realizzazione di nuove camere del lavoro sul modello
dei CSA;
11) sono a afavore della diminuzione dell’orario di lavoro;
12) sono a favore del rafforzamento democratico del Welfare State.
7. Organizzazione
Per ammissione dello stesso Bernocchi, i COBAS hanno una struttura federativa
che si articola in:
a) comitati di base;
b) assemblee provinciali;
c) assemblea nazionale;
d) commissione esecutiva nazionale. I finanziamenti sono frutto del contributo
volontario.
8. Reazione delle istituzioni
1) Schedatura politica e intercettazione;
2) Promozione di scissioni (come p.e. la Gilda);
3) tentativo di marginalizzare sui mass-media il ruolo dei COBAS;
4) dura opposizione e boicottaggio da parte dei sindacati confederati;
5) accordi politici con le istituzioni — da parte dei sindacati confederati —
per marginalizzare i COBAS e criminalizzarli.
102
5. ASPETTI DELL’ANTIMILITARISMO SARDO*
L’antagonismo anti-militarista in Sardegna ha trovato modo di esprimersi all’interno
di diverse organizzazioni e/o associazioni. Una delle piu` interessanti e`
indubbiamente il Comitato ‘‘Gettare le basi ’’ sorto a Cagliari nel 1997 contro
la presenza militare NATO e USA sull’isola.
Concretamente il Comitato, attraverso un’azione di contro informazione capillare
rivolta alla societa` civile, mira a creare i presupposti per azione di disubbidienza
civile contro la presenza militare. Infatti se, sotto il profilo della connotazione
ideologica, il Comitato si muove nell’ambito del cattolicesimo del dissenso
e dell’antagonismo radicale, concretamente istiga la societa` civile all’azione
giudiziaria, all’occupazione permanente delle aree off limits, al blocco delle attivita`
militari (come nell’ottobre 2004 quando alcune barche di pescatori ostacolarono
l’esercitazione in corso costringendo il sottosegretario alla Difesa ad intervenire
per promuovere un intervento diretto), alla organizzazione di manifestazioni
sotto il palazzo della Regione Sarda, alla pressione politica (contribuendo
alla elezione dell’attuale Presidente). Sotto il profilo strettamente storico, il dissenso
sardo incomincia a prendere forma con la Comunita` di Sestri fondata negli
anni Settanta dall’ODC Pinna che promuovera` — di l?` a poco tempo — la LOC
sarda. Nel 1984 — a Cagliari — si forma la prima sezione dei BCP. Nel ’91, si
costituisce a Cagliari la sezione dello SCI. L’anno prima—nel ’90—ad opera di
Agata Cabiddu sorge la Casa per la Pace di Ghilarza che—fra l’altro—promuove
annualmente un seminario sulla problematica della non violenza in senso lato.
Nel 1978 sorge la Comunita` di Via Marconi grazie al sacerdote Gerardo Fahert
in stretto contatto con il MST brasiliano e sostenitore dell’EZLN messicano.
Negli anni ’90 (piu` precisamente nel 1986) sorge la Cooperativa Passaparola anche
grazie al decisivo contributo di Enrico Euli attraverso la promozione di training
tematici non violenti rivolti — p.e. — alle scuole elementari (analogamente
a quelli svolti ad esempio dal Centro Studi Severo Regis di Torino) e finalizzati
alla realizzazione di gruppi antagonisti (dal movimento della Pantera, al movimento
pacifista contro la Guerra del Golfo e contro le basi militari). Nel ’99
103
* Quaderni Satyaˆgraha, n. 9/2006).
— sempre grazie al contributo di Euli — nasce la Case di Alex che ha promosso
azioni di protesta nei confronti della fabbrica di bombe DOMUSNOVAS. Infine
e` significativa l’istituzionalizzazione accademica del training non violento con
la cattedra cagliaritana di Metodologie e tecniche del gioco e del lavoro di gruppo.
104
Parte Quinta
1. PREMESSA
Il lettore non deve provare alcuna sorpresa nel trovare trattati — in questo
volume — anche le tematiche pedagogiche. Il connubio pedagogia/ideologia e
quello pedagogia/potere sono stati una sorta di corrente carsica che ha attraversato
tutta la storia della pedagogia occidentale e non. In secondo luogo, i contenuti
ideologici di numerosi orientamenti pedagogici (almeno a partire dal 1600
p.e. con Godwin) sono gli stessi dei movimenti presi in considerazione nelle sezioni
precedenti. In terzo luogo, all’interno di determinati contesti ideologici
(quali p.e. l’anarchia o il socialismo) la pedagogia ha svolto un semplice ma essenziale
ruolo: trasformare l’educando in un oppositore ai sistemi di potere esistenti
e— parallelamente —utilizzare l’istituzione formativa come dispositivo di
cambiamento sociale.
Non a caso, una componente elevata degli attivisti dei movimenti presi in
considerazione, proviene proprio dalla realta` studentesca e guarda caso non pochi
esponenti delle numerose realta` antagoniste chiedono a gran voce che la loro
interpretazione della realta` si affermi proprio all’interno delle istituzioni formative.
Quale migliore esempio di guerra psicologica?
107
2. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICA DI PAOLO FREIRE
Individuano per cominciare i referenti politico-culturali della riflessione di
Freire:
1) Hegel;
2) Marx;
3) Fromm;
4) Fanon;
5) Che Guevara;
6) Debray;
7) Mao;
8) Castro;
9) Althusser;
10) Torres;
11) Lukacs.
Il percorso compiuto da Freire si puo` scandire nel modo seguente:
1) negli anni sessanta — in America Latina — il ruolo dell’educazione era
quello di trasformare profondamente le strutture sociali;
2) il metodo dialogico teorizzato dall’A. era non solo contro la classe dominante
ma era finalizzato a promuovere una democrazia radicale;
3) l’appartenenza alla teologia della Liberazione non e` strettamente affermata
per quanto abbia svolto un ruolo molto significativo dell’itinerario di Freire.
Proprio nel contesto strettamente religioso, il Consiglio Mondiale della
Chiesa esercita un’importanza fondamentale;
4) la presenza dell’A. in Africa fu rilevante perche´ lo avvicino` ai movimenti di
liberazione;
5) nei confronti delle istituzioni statali l’atteggiamento dell’A. e` chiaro ed e`
speculare a quello dei no-global: ridurre la centralizzazione dello Stato e
aumentare il peso della societa` civile;
6) l’impatto che il movimento studentesco americano ebbe su Freire fu assolutamente
positivo. ‘‘Il ’68 fu uno scoppio in favore della liberta` ’’;
7) altro elemento rilevante e` certamente la stretta collaborazione con il PT,
108
collaborazione — questa — significativa per i nostri fini poiche´ dimostra
la centralita` di questo partito anche sotto questo profilo, sotto cioe` quello
della programmazione educativa.
In merito al pensiero pedagogico, nel senso stretto del termine, sara` sufficiente
indicare brevemente alcuni tratti salienti:
1) attraverso una nuova forma di pedagogia sara` possibile mettere il popolo
nelle condizioni di essere un soggetto rivoluzionario;
2) grazie ad essa supereremo l’autoritarismo e la propaganda;
3) la pedagogia depositaria deve essere negata alla radice;
4) alla educazione come pratica di domino dobbiamo sostituire la educazione
come pratica rivoluzionaria;
5) proprio nell’ambito della rivoluzione la pedagogia del dialogo e` uno strumento
di grande efficacia:
5.1) la leadership non puo` pensare che con le masse;
5.2.) la logica educativa del dominio precede attraverso la conquista, la
divisione del nemico, la manipolazione e l’innovazione culturale;
5.3) al contrario la leadership rivoluzionaria deve fondarsi a partire da altri
presupposti della pedagogia ;non e’ un caso che l’A. tragga ispirazione
da Torres, da Castro e da Che Guevara. A questo punto il
lettore ci consenta una domanda pleonastica: e` forse un caso che l’Istituto
P. Freire abbia dato un contributo rilevante al Forum di Porto
Alegre?
109
3. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICA DI FILIPPO TRASATTI
Autorevole studioso di pedagogia anarchica (insieme a Codello) — membro
dell’Unicobas e collaboratore di Ecole e della Rivista Anarchica A — ha con
estrema chiarezza e lucidita` —compendiato alcuni temi portanti della pedagogia
anarchica nel seguente modo:
1) la pedagogia anarchica critica in modo radicale i paradigmi del potere con
lo scopo di modificare radicalmente la societa` ;
2) la pedagogia anarchica ci rende consapevoli che l’educazione e` sempre
educazione politica;
3) uno dei suoi scopi deve essere quello di portare il soggetto verso l’autoeducazione
(un aspetto questo evidenziato assai bene da Bernardi, Tolstoj e
Dolci);
4) anche l’A. come Freire (seppure in contesti storici assai lontani) ricorda
come la pedagogia anarchica anticipi la rivoluzione creando dentro la comunita`
educativa una sorta di anticamera della rivoluzione;
5) la dignita` e la liberta` dell’individuo sono centrali;
6) il controllo della educazione da parte dello Stato o della Chiesa e` comunque
sempre una forma di dispositivo tanto e` vero che l’obbedienza e il disciplinamento
e` stato ottenuto attraverso la manipolazione del consenso;
7) prendendo atto di cio` e` possibile — secondo l’A. — creare all’interno degli
spazi pedagogici tradizionali ‘‘rapporti quotidiani antagonisti rispetto al
mondo del libero mercato e della competizione neo-liberista’’, oppure
creare spazi alternativi (p.e. il centro di Partinico di Dolci); e` possibile leggere
la cultura come strumento di liberazione (servendosi p.e. del teatro
come strumento di critica dal potere, dell’autogoverno come fece Lane
nel 1918), e come strumento per decodificare l’ABC del potere (seguendo
p.e. Foucault) o e` possibile — seguendo in questo Lapassade — creare
l’autogestione pedagogica in base alle quale l’insegnante e` solo un medium
formativo poiche´ deve lasciare agli allievi la scelta dei metodi e dei programmi
da apprendere.
110
DOCUMENTO: FILIPPO TRASATTI
INTERVISTA RAFFAELE MANTEGAZZA
Pedagogia della resistenza
Intervista di Filippo Trasatti a Raffaele Mantegazza *
Veniamo al centro della tua riflessione teorica piu` recente, da una parte la /pars destruens/
della pedagogia dell’annientamento che ha delineato nel tuo libro /L’odore del
fumo/ e dall’altra la /pars construens/, il progetto della pedagogia della resistenza: come
nasce, quali sono i punti di riferimento teorici?
Sicuramente alle spalle della pedagogia della resistenza c’e` lo straordinario lavoro di
smascheramento operato dagli autori della cosiddetta /scuola di Francoforte/ la cui eredita`
era evidente fin dal titolo, per la verita` un po’ presuntuoso, del mio primo libro: /
Teoria critica della formazione/. L’idea era e rimane quella di applicare le categorie della
teoria critica della societa` , formulate soprattutto da Horkheimer e Adorno, alla scienza
dell’educazione per smascherare i dispositivi della formazione del soggetto integrato e
controllabile. S?` Foucault, dunque, ma soprattutto Adorno; s?` pensiero francese ma soprattutto
pensiero filosofico /hard/ tedesco; s?` strutturalismo (con juicio) ma soprattutto
marxismo occidentale. L’interesse per la teologia, soprattutto per la teologia ebraica e
per la teologia della liberazione, e` venuto dopo ed e` venuto proprio tramite Adorno e
Benjamin: volevo capire che cosa potesse dire a un laico come me la teologia come pensiero
dell’Oltre, di cio` che sta oltre il qui ed ora, di cio` che trascende la nostra condizione
di sfruttati e sfruttatori, la nostra miseria quotidiana. E stata una scossa salutare scoprire
che la teologia poteva non essere semplicemente uno strumento di giustificazione per
l’oppressione e per lo sfruttamento ma anche e soprattutto uno strumento di denuncia
e di smascheramento, in particolare rispetto alle ideologie che giustificano lo status quo e
che appiattiscono programmaticamente il loro punto di vista sulla non superabilita` dell’esistente;
di qui e` venuto l’interesse per Bloch, di qui la passione sempre crescente per
le teologie non cristiane (islamica, buddista, ecc.), di qui l’afflato utopico che spero si
respiri nelle pagine di /Pedagogia della resistenza/. Il filo conduttore di tutto il mio lavoro
e` stato doppio, lo vedo solamente ora: c’e` sempre stata da un lato la denuncia del
dominio in tutte le sue forme, il tentativo di andare a braccare il potere laddove non ci si
aspettava di vederlo e soprattutto laddove la maschera della bonta` lo copriva e lo rendeva
invisibile (e dove meglio che nell’educazione, campo privilegiato di applicazione
111
* Fonte: Rivista anarchica on line.
di quello che De Andre´ significava con le parole ‘‘non ci sono poteri buoni’’. Ma dall’altro
lato c’e` sempre stato l’afflato utopico che non poteva credere che tutto fosse finito,
che non ci fosse via d’uscita, che il potere o il dominio avessero progettato e realizzato la
perfetta ragnatela inattaccabile che a volte sembra trasparire da certe opere di Foucault.
Insomma, lo studio della societa` completamente amministrata mi faceva sperare che
quel ‘‘completamente’’ fosse in realta` un artificio retorico (se no, perche´ studiarla?) e che
vi fosse la possibilita` di una via d’uscita.
Quali sono le condizioni e le strategie di un’educazione libertaria, per come tu la concepisci?
L’educazione e` una forma di potere. E teoricamente, affermare che l’educazione ha a
che fare con il potere o che essa stessa si costituisce come una pratica di potere non dovrebbe
sconvolgere piu` di tanto chi sia abituato a riflettere su problematiche pedagogiche.
Eppure la dimensione del potere sembra essere la piu` rimossa da parte degli educatori;
essi sembrano sempre sottintendere una loro non-partecipazione nei confronti di un
potere che si situa sempre ‘‘altrove’’: nelle mani di Presidi, Provveditori, Ministri, nelle
pieghe della burocrazia, sulle scrivanie di coloro che vergano i programmi di studio.
Questa sorta di repulsione ad affrontare la questione del ‘‘mio’’ potere, del potere
che e` in me e che e` ‘‘me’’, del potere che transita attraverso le mie pratiche quotidiane,
del potere dell’educazione in quanto tale rende conto, probabilmente, della radicalita`
della questione stessa che proprio dal versante educativo puo` essere letta e studiata in
modo critico e demistificatorio. Questo e` a mio parere il presupposto di ogni educazione
libertaria: porre al centro delle sue teorie e delle sue pratiche la questione del potere e
dello smascheramento del potere.
Anche e soprattutto del potere dell’educatore. Leggere nelle pratiche educative delle
pratiche di potere e, ancor piu` radicalmente, studiare la presenza e la costituzione di un
potere che sia essenzialmente educativo, le cui strutture siano per essenza omologhe a
quelle dell’educazione, significa contribuire allo smascheramento della cosiddetta ‘‘bonta`
’’ originaria dell’educazione. Occorre allora smascherare i tratti di un potere eminentemente
educativo, che e` forse tipico della societa` del cosiddetto ‘‘dopo Auschwitz’’
(perche´ proprio ad Auschwitz ha sostenuto il suo ‘‘battesimo del fuoco’’). Saremo di
fronte allora a un potere che non risiede sempre in un Altrove, un potere che forse
non si ‘‘prende’’ o si ‘‘aliena’’ o si ‘‘trasmette’’ ma si esercita, non solo da parte dei soggetti
ma anche attraverso i soggetti medesimi; un potere di assoggettamento che proprio
in quanto prevede il soggetto come telos della sua applicazione (e non semplicemente
come sostrato su cui applicarsi o dato naturale da pervertire e condizionare) diventa anima
segreta delle pratiche educative; di tutte, ovviamente, anche di quelle che si vogliono
come resistenziali nei confronti delle attuali configurazioni del dominio.
112
4. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICO-LIBERTARIA
DI MARCELLO BERNARDI
In un celebre volume ‘‘Educazione e liberta` ’’ l’A. focalizza la propria proposta
educativa a partire dagli aspetti seguenti:
1) l’educazione deve essere una operazione orizzontale;
2) l’educatore non deve governare o gestire il potere;
3) la critica alla tradizione, alla obbedienza (e agli automatismi relazionali)
devono procedere di pari passo alla critica della manipolazione;
4) l’educatore deve aiutare il discente a evolvere verso la liberta` ;
5) l’educatore deve evitare il condizionamento;
6) l’educatore non deve fare adattare il discente alle norme della societa` perche
´ al contrario il suo scopo deve essere quello di liberarsi dai ceppi della
realta` nella quale vive.
Una parte considerevole del volume e` rivolta ad una critica radicale della societa`
e dei suo valori, critica che e` storicamente assimilabile a quella libertaria:
1) la nostra liberta` di opinione e` puramente fittizia;
2) il lavoro e` gestito da istituzioni gerarchiche;
3) il divertimento e` programmato e mercificato;
4) anche per questo e` doveroso non piegarsi alle numerose imposizioni delpotere
e creare i presupposti per una autentica liberta` (che significa saper
condurre se stessi, sapere operare eticamente, sapere vivere senza bisogno
di essere governati), liberta` che spesso si puo` conseguire solo usando la
violenza grazie alla quale lo ‘‘sfruttato si ribella’’. Il ricorso alla violenza
rivoluzionaria — e` condivisibile — tanto quanto la resistenza al sistema,
sistema che attraverso a guerra si perpetua, sistema che si fonda su pseudovalori
quali la religione, l’onore, la Patria, la famiglia.
5) Alla luce di tutto cio` si puo` costruire una scuola aperta nella quale ‘‘la selezione,
le graduatorie’’ non sono accettabili.
Infatti — p.e. — il metodo selettivo serve solo ad integrare l’indice nel sistema
per combattere il quale l’educatore dovra` attuare una logica priva di autoritarismo,
aliena da rimproveri, punizioni, ricatti, logica che si dimostrera` profondamente
contraria a falsi valori quali il profitto, il successo, la competizione o la
113
sudditanza. D’altronde nella scuola tradizionale lo spirito critico, la contestazione
o vengono repressi o piu` semplicemente non vengono ritenuti ammissibili. In
conclusione — e senza peccare di esagerazione — il volume dell’A. puo` anche
essere letto come un breviario della sovversione psicologica chiave di lettura
che l’A. avrebbe sicuramente gradito.
114
5. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICA
DI RAFFAELE MANTEGAZZA
Secondo l’autorevole pedagogista una pedagogia innovativa deve fare proprie
le seguenti tesi:
1) smascherare i dispositivi di potere presenti comunque nella pratica educativa
(utilizzando p.e. Foucault o Berheim);
2) prendere in attenta considerazione le riflessioni di Lapassade sull’autogestione
pedagogica;
3) quelle di Illich e Freire per giungere a Dussel il quale — e questo e` un
punto decisivo — oltre che aver manifestato il proprio apprezzamento
per l’EZLN — ha cercato di creare i presupposti per una pedagogia ispirata
alla teologia della Liberazione.
In definitiva a partire da questi autori — e non solo — l’A. propone di costruire
una pedagogia della resistenza, una pedagogia che consenta la ‘‘formazione
dell’individuo in chiave emancipatoria’’ che tragga linfa vitale anche dal movimento
non violento, dalla disobbedienza civile ma soprattutto dal marxismo. Il
recupero della dimensione utopica serve allora a ridare vigore alle riflessioni di
Owen e Fourier, a quelle di Capitini che fara` uso del paradigma della non violenza
in funzione critica verso l’esistenza proprio ponendo l’enfasi sul modo del
docente che dovra` fare comprendere il boicottaggio, l’Odc, l’obiezione fiscale
onde attivare nel discente la capacita` di rottura, di ribellione e contestazione.
La pedagogia alla quale pensa l’A. non potra` che collocarsi all’interno di un contesto
laico, di ispirazione anti-capitalistica per demistificare la formazione di un
soggetto funzionale all’ordine esistente. A tale proposito, il recupero di una sorta
di ‘marxismo libertario’ e` essenziale alla pedagogia della resistenza poiche´ ci consente
di valorizzare criticamente la stagione contestataria del ’68 (al quale l’A. e`
molto legato) alla luce di questi aspetti: l’anti-dogmatismo, il protagonismo giovanile,
l’insistenza sull’autogestione, la feconda contaminazione con l’anarchismo,
in un reale interesse per la cultura popolare, una enfasi corretta sull’utopia
e una proficua contaminazione con la teologia della rivoluzione.
115
6. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICA
DI ERNESTO BALDUCCI
Questo argomento fu ampiamente affrontato dall’A. nel volume ‘‘Per una pedagogia
della pace’’ (edito nel 1993) nel quale Balducci ribad?` in forma sistematica
quanto aveva gia` precedentemente affermato. In breve i principi ispiratori
possono essere sintetizzati nel modo seguente:
1) la cultura della pace deve cambiare profondamente l’essere umano attuando
un radicale cambiamento antropologico;
2) se fino a questo momento ha governato la lotta per la vita o l’antagonismo
tutto cio` deve mutare;
3) l’uso della forza e` ancora una conseguenza di un retaggio ancestrale;
4) fino a questo momento l’uomo si e` limitato a razionalizzare la violenza
ma non ha certo contribuito ad eliminarla;
5) la guerra e` l’esempio piu` chiaro di questa razionalizzazione (quanto alla
guerra giusta questa espressione per l’A. era ridicolarmente tragica);
6) l’insegnamento della storia si concretizza proprio in una storia di guerra
ed e` un insegnamento che va profondamente mutato poiche´ , come insegnava
Gandhi, l’insegnamento della storia ‘‘e` un vero e proprio esercizio
di violenza che si attua sulla coscienza’’;
7) questo modo di interpretare il reale ha consentito il culto del vincitore;
8) proprio per questo l’educazione alla pace dovrebbe da un lato metterci
nelle condizioni di individuare i meccanismi della violenza e dall’altra
parte progettare un uomo nuovo;
9) la pedagogia ci dovra` consentire di superare la categoria amico/nemico
come quello di maschio/femmina;
10) dovra` farci comprendere che non solo l’eurocentrismo e` tramontato ma
che la sua diffusione e` oramai devastante.
Infine
11) perche´ cio` si attui e` evidente che il docente deve avere un altissima dose
di ottimismo verso la possibilita` di creare un uomo nuovo come deve essere
spietato nel criticare la cultura del consumismo.
116
7. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICA
DI LAMBERTO BORGHI
Prendendo anche spunto dalle riflessioni di Salvemini, l’A. non ebbe mai alcun
timore di esprimere la propria assoluta contrarieta` a quella visione della
scuola come fonte di indottrinamento.
Al contrario vide nella scuola la possibilita` di creare i presupposti per una societa`
futura altra, per stimolare i giovani all’autoformazione e quindi per portarli
sulla via della liberta` . Se cio` verra` realizzato allora la scuola avra` formato cittadini
in grado di autogovernarsi. Per tale ragione l’A. fu un critico severo di qualsiasi
forma di scuola autoritaria intesa come scuola che ‘educa’ i giovani al valore del
governante. Al contrario all’interno di essa dovrebbe prevalere una democrazia
partecipativa assai lontana dalla filosofia educativa di chiese e partiti, una democrazia
reale e percio` orizzontale. Proprio per questa ragione (contrariamente a
quanto affermarono Miglio e Romeo) il movimento studentesco rappresento` la
forza decisiva per attuare un profondo cambiamento contro l’autoritarismo delle
amministrazioni burocratiche, contro il concetto classista della scuola e contro
l’autoritarismo esercitato da presidi e direttori didattici. Un cambiamento volto
a valorizzare l’iniziativa degli studenti, a introdurre nelle istituzioni una reale democrazia,
a introdurre nelle aule universitarie una reale collaborazione tra docenti
e studenti, a realizzare un insegnamento orientato al dissenso e alla contestazione.
I presupposti di una nuova pedagogia (che tenga conto dei cambiamenti sociali)
non possono che essere individuati negli scrittori anarchici e libertari come
Tolstoj, Godwin, Ferrer (con la nascita della scuola moderna), Kropotkin, Reich,
Rogers. Anche il contributo di Capitini fu ritenuto di grande importanza dall’A.
che — fra l’altro — gli riconobbe il merito di ‘‘dire no alla violenza degli Stati,
degli eserciti, delle polizie (...) alle divisioni del mondo in blocchi’’, di aver compreso
la decisiva importanza della creativita` dell’individuo anticipando la MEAD
e di aver posto l’enfasi sulla fondamentale importanza della democrazia partecipativa
all’interno dei COS.
117
8. ASPETTI DELLA PEDAGOGIA ANTI-AUTORITARIA
FRANCESE DEL NOVECENTO*
Secondo Bourdieu la scuola continua a trasmettere i presupposti di una rappresentanza
della realta` di tipo patriarcale (nonostante la secolarizzazione) fondata
sui binomi quali uomo/donna e adulto/bambino e in particolare di tipo gerarchico.
Proprio per questo la nuova pedagogica deve farsi portatrice di una autentica
rivolta. Al contrario, il lavoro pedagogico continua ad essere una vera e propria
sublimazione della costrizione e della violenza poiche´ si concretizza attraverso
l’indottrinamento mentale e l’introiezione morale. Proprio per questo ,la scuola
si limita ad omogeneizzare gli studenti, operazione possibile grazie alla connivenza
del docente il quale — voglia o meno — maschera inevitabilmente i rapporti
di potere che sono alla base del suo lavoro. Nello specifico l’istituzione scolastica
attua una dipendenza allo scopo di conservare lo status quo. Proprio per questo
il docente non e` consapevole di essere null’altro che uno strumento di violenza
simbolica o di essere collegato a interessi di potere e in questo contesto, la scuola
attua un ruolo di mera conservazione, operazione questa portata avanti in modo
conforme ai principi della ideologia dei gruppi dominanti. Dunque che lo voglia
o no il docente compie un’operazione conforme agli interessi oggettivi della classe
dominante.
Servendosi dell’opera di Durkheim, Lapassade sottolinea come la scuola attui
una interiorizzazione dei valori dominanti e dei livelli di stratificazione sociale.
La scuola — in altri termini — e` un dispositivo attraverso il quale i gruppi dominanti
riproducono le loro posizioni di dominio trasformando la scuola in una
istanza di controllo sociale. Al contrario, la scuola auspicata dall’A. dovrebbe essere
protetta da qualsiasi influenza istituzionale attraverso l’autogestione pedagogica
da parte degli allievi che abbracci programmi, metodi e relazioni innovative
tra allievi e docenti. Se sviluppata, l’autogestione puo` diventare una contro-istituzione
in grado di mettere in discussione anche i fondamenti della pedagogia.
Complessivamente il modello alternativo dell’A. consente di creare gruppi
118
* Fonte: Rene´ Lourau, Lo stato incosciente, Eleuthera, 1988 (pp. 213-236).
ispirati alla non direttivita` pedagogica frutto della sua esperienza maturata nel
maggio francese con il Gruppo di Pedagogia istituzionale e con il GREPH, esperienza
che si rifa` esplicitamente a Marx o alla Luxemburg.
Anche Snyders si nuove su un piano analogo della misura in cui afferma che
dalla cultura borghese bisognerebbe eliminare il peccato di classe. Nel farlo l’A.
si rifa` ampiamente al ’68 optando per modelli non direttivi grazie i quali la scuola
puo` continuare ad essere il luogo per eccellenza per promuovere la lotta di classe
e distruggere le disuguaglianze sociali. Di qui la positivita` della scuola nonostante
Illch.
Non diversamente si muove Charot secondo il quale l’educazione tradizionale
riafferma la dominazione sociale, riafferma la integrazione sociale perche´ partecipa
ad un occultamento ideologico e ha come scopo finale quelle di fare coincidere
il fallimento sociale con quello scolastico. Al contrario, la vera pedagogia
dovrebbe permettere all’individuo di realizzarsi pienamente. Anche l’A. come
Snyders ritiene opportuno attuare la lotta di classe all’interno della scuola.
Secondo Lourau-docente all’Universita` di Parigi-Vincennes — l’attuazione
dell’autogestione in ambito pedagogico — l’A.allude alla corrente pedagogica
di cui fece parte nel 1964 e alla istituzione del GPI - deve potersi legittimare storicamente
facendo riferimento alla Comune di Parigi,al movimento autogestionario
cecoslovacco del ’67 e alle esperienze di autogestione colletivistica catalane
del ’36 — allo scopo di proporre un modello di societa` e di educazione radicalmente
diversi rispetto alla realta` esistente. Proprio partendo dalla dimensione
educativa, sara` possibile dissolvere dall’interno l’istituzione statale nonostante
la razionalizzazione avviata dallo stato per riassorbire l’antagonismo.
L’abbinamento di autogestione e collettivizzazione, non potra` che creare un
terreno favorevole alla dissoluzione della forma partito e, in un secondo momento,
dello stato.
Ma affinche´ questo processo di logoramento interno o di lenta dissoluzione
abbia efficacia, sara` necessario affiancare alla guerra psicologica anche modalita`
tradizionali di opposizione quali la lotta rivoluzionaria che non potra` non essere
violenta.
119
9. PACE E EDUCAZIONE DELLA PEDAGOGIA
DEL NOVECENTO
L’osmosi tra determinate istituzioni e le Universita` italiane — attuata attraverso
o specifici corsi di laurea (come quello in Scienze Internazionali) o specifici
masters (come quello in Studi Internazionali Strategico-Militari) e` letta da parte
degli intellettuali pacifisti italiani (come Drago, Deriu, Pontara) e dalle organizzazioni
pacifiste laiche e religiose ,come una progressiva militarizzazione nei confronti
di istituzioni che come quelle universitarie dovrebbero servire alla promozione
del pacifismo e alla sua istituzionalizzazione accademica (gia` — tra l’altro
— in atto). Un dispositivo teorico attraverso il quale — sia nel passato che a
maggior ragione oggi — si e` attuata la educazione alla pace e` la Pedagogia della
pace che ha trovato modo di svilupparsi attraverso il contributo della Montessori,
di Capitini, di Dolci, di Krishamurti per svolgere fino all’eta` contemporanea con
Galtung e Visalberghi. Significativo che proprio il pedagogista italiano Visalberghi
abbia tracciato una ‘mappa’ dei poteri istituzionali che dovrebbero farsi carico
di legittimare ‘‘le problematiche pacifiste, ecologiche e terzomondiste’’
(p. 269). Poteri istituzionali che altro non sono che i presidi, i provveditori, i direttori
didattici e i presidenti degli IRRSAE. D’altra parte, il pedagogista polacco
neo-marxista Suchodolski individuava nella non violenza, teorizzata da Gandhi e
da Capitini, una soluzione adeguata alla efferata violenza del mondo. Anche Catalfano
sottolinea l’efferata crudelta` del mondo affermando — precisazione decisiva
per il nostro lavoro — che l’educazione che si fa nelle caserme e` volta a
istituire ‘‘alle tecniche di distruzione e di morte’’ (p. 260). Per Galtung l’educazione
alla pace deve contribuire a superare la violenza diretta e quella strutturale
progettando un uomo nuovo e dunque una societa` nuova. Sulla stessa linea si
muove Dolci per il quale se pace significa non violenza allora l’educazione alla
pace deve eliminare lo sfruttamento, l’assassino attraverso ‘‘un nuovo lavoro capillare
di costruzione e passione, prima di gruppi-pilota e poi di moltitudini di
nuovi gruppi volontari’’. Trasformare radicalmente se stessi e` imperativo per
Krishnamurti poiche´ questa trasformazione — fra l’altro — consentira` di oltrepassare
una realta` sociale autoritaria, gerarchico e violenta e — in particolare —
attraverso una radicale trasformazione dell’educazione sara` possibile contrastare
l’addestramento militare che ‘‘caratterizza la civilizzazione moderna basata sulla
violenza e che fa la corte alla morte’’. Insomma finche´ avremmo il culto della for-
120
za — e attraverso l’addestramento militare — lo istituzionalizzeremo non ci sara`
posto per un uomo nuovo e un mondo nuovo. Ebbene, proprio l’educazione alla
pace puo` essere lo strumento atto a trasformare profondamente l’uomo e il mondo.
Anche per Fo¨rster la religione — ed in particolare l’ecumenismo — e` in grado
di contrastare lo spietato realismo della storia.
Piu` esattamente: solo un’educazione alla pace in un’ottica cristiana ci potra`
consentire di oltrepassare lo status quo. Analoga fiducia nell’educazione alla pace
mostrera` Wallon per il quale il docente poteva prevenire la guerra e contrastare
l’assurda logica della cold war. In chiave esplicitamente anti-autoritaria e
anti-democratica si muoveva Kallen, per il quale l’educazione alla pace forniva
una via privilegiata alla conquista della liberta` e all’autogoverno. Non lontano
da questo sentiero si mossa Bovet, per il quale l’educazione alla pace implicava
l’educazione religiosa e quella sociale e dunque una visione cosmopolita. Dello
stesso avviso era James che, dichiaratosi apertamente anti-militarista, era persuaso
che l’educazione alla pace fosse in grado di trasformare l’aggressivita` istintuale
dell’uomo in creativita` .
In un’ottica piu` specificatamente etico-religiosa si mosse la Montessori che vedeva
nel bambino il depositario della pace e nel quale le tendenze al possesso, al
potere non esistono ancora per evitare le quali era necessario una sana ricostruzione
psichica e una radicale riforma del sistema educativo.
Conclusione
Ancora una volta la scuola viene letta come un dispositivo essenziale per ricostruire
l’uomo e la societa` in direzioni opposte rispetto a quelle attuali ed, ancora
una volta, l’anti-militarismo, l’avversione al realismo politico e l’illimitata fiducia
degli esseri umani sono presupposti fondamentali per portare a compimento
una efficacia guerra psicologica.
121
Parte Sesta
1. PREMESSA.
IL DISSENSO RELIGIOSO E LA CONFLITTUALITA`
NON CONVENZIONALE
Il dissenso e l’antagonismo religioso nel Novecento si e` concretizzato ora in
figure esemplari ora in associazioni nazionali e internazionali.
Le istituzioni verso le quali il dissenso e l’antagonismo non violento si sono
attuati sono state le istituzioni militari nazionali e internazionali in primo luogo,
determinate scelte statali in materia di politica estera e interna in secondo luogo,
e infine le decisioni economiche volte a rafforzare le scelte in materia di politica
di sicurezza.
125
2. IL DISSENSO CATTOLICO
TRA GLI ANNI QUARANTA E CINQUANTA
Al di la` del Consiglio Mondiale della Pace (e dei Partigiani della Pace) la cui
dipendenza dall’URSS era gia` allora ampiamente nota all’intelligence italiana,
americana e tedesca (in particolare al Gen. Gehelen) — a tale proposito sia sufficiente
riflettere sulle affermazioni di Dunn (del 16 marzo 1948) e delle contromisure
prese da Scelba (la circolare del 28 aprile 1949, i decreti limitativi del ’49)
— in ambito cattolico il Movimento per la Pace (nato nel 1948 grazie a Miglioli,
Alessandrini, Maggi e Montesi) si mosse contro la politica di De Gasperi al quale
oppose un pacifismo intransigente con forti componenti marxiane soprattutto in
relazione alla genesi della guerra letta come una conseguenza caratteristica del
capitalismo imperialista degli USA: ‘‘Per me (Migliolli ndr) il Governo De Gasperi
e` la guerra (...) a vantaggio dell’imperialismo americano (...) Finche´ c’e` una
Russia col potere dei contadini e degli operai il mondo plutocratico non avra` pace’’.
Quanto all’ambito comunista le tecniche di propaganda (la FDIF, la mobilitazione
dell’UDI e della FGCI, il Congresso mondiale degli intellettuali, la diffusione
delle bandiere della pace, le petizioni che si richiamavano all’art. 11 della
Costituzione) bastera` osservare che teniche analoghe furono usate nei confronti
di Reagan, di Bush e dei piu` recenti e controversi conflitti internazionali (Afghanistan,
Kossovo e Iraq).
Di fronte alla guerra atomica don Primo Mazzolari e Igino Giordani espressero
una condanna unitaria — cos?` come si mossero a favore dell’ODC — Mazzolari
sul piano strettamente teorico (a partire gia` dal 1941) mentre Giordani (in
qualita` di parlamentari DC) sul piano della pubblicistica (si pensi all’articolo
‘‘Guerra alla guerra’’ del 9 novembre 1945 edito da ‘‘Il Quodiano’’) e politico
trovando un terreno comune con Calosso attraverso la presentazione di un disegno
di legge nel novembre del 1949 a favore dell’ODC. Non c’e` dubbio — tornando
a Mazzolari—che le sue posizioni ebbero modo di chiarirsi e rafforzarsi a
partire dagli anni ’50 soprattutto attraverso la rivista ‘‘Adesso’’ almeno quanto
quelle di padre Gaggero.
Quanto all’evoluzione delle posizioni di Giordani queste raggiunsero il proprio
apice nel ’50 quando il parlamentare diede la propria adesione al modello
gandhiano e quando il 26 ottobre del ’51 — anche per suo merito — una intesa
126
politica trasversale (intese che avranno in seguito una larghissima fortuna) che
abbracciava liberali, indipendenti di sinistra e indipendenti di destra e naturalmente
socialdemocratici.
Tuttavia la presa di posizione piu` netta (e destinata a lasciare un segno profondo
in tutto il pacifismo italiano) sara` ancora una volta — in ambito cattolico
— quella di Mazzolari con la pubblicazione del breve saggio ‘‘Tu non uccidere’’
in cui esplicitamente le vie della non violenza e dell’ODC erano le uniche alternative
perseguibili per un cristiano autentico.
D’altra parte, nonostante le oscillazioni politiche di ‘‘Adesso’’, non mancheranno
gia` prima del saggio chiave prese disposizioni pacifiste a favore di Garry
Davis. Non desta allora alcuna sorpresa l’appassionata difesa di Dolci (aprile del
1956).
Non c’e` dubbio—insomma—che don Mazzolari (e poi Don Milani e padre
Balducci) incomincio` a erodere spazio al comunismo che fino a quel momento
aveva avuto il monopolio incontrastato della pace. Si pensi alla aperta solidarieta`
manifestata da ‘‘Adesso’’ nei confronti di tutti quei cattolici, che in Francia protestarono
contro la politica in Algeria, nei confronti dei due preti operai malmenati
durante la manifestazione contro il Gen. Righay del ’52. A tale proposito i
riferimenti privilegiati per la cultura francese furono (e non avrebbero non potuto
esserlo) Maritain, Mounier, le riviste ‘‘Testimonianza cristiana’’ e ‘‘Esprit’’.
Un tema tutt’altro che marginale fu quello della spesa degli armamenti (ritenuta
— soprattutto oggi — dai Beati e da Pax Christi inammissibile): ‘‘(...) I miliardi
che vanno nelle spese militari sono tutti ai poveri (15 gennaio 1956). E
estremamente interessante osservare—quasi a margine—come gran parte delle
problematiche di ‘‘Adesso’’ abbiano anticipato in misura considerevole quelle
del pacifismo cattolico degli anni ’70/’80 e ’90.
Alex Zanotelli
Il radicalismo politico del sacerdote e` agevolmente riassumibile poiche´ limpido
e sferzante. Nei confronti — p.e. — della Bossi-Fini espresse fin da subito
(luglio 2002) non il proprio dissenso ma la propria vergogna, la propria vergogna
di appartenere ad una nazione che non ha avuto il coraggio di opporsi ad una
Legge cos?` barbara. Non deve sorprendere una valutazione cosi dura poiche´
l’A. non hai mai nascosto l’esito apocalittico al quale va incontro l’umanita` : la
catastrofe (esito ampiamente condiviso dal primitivismo di Zerzan e dal radicalismo
ecologico). Nei confronti della guerra la parola dell’A. e` sempre stata una:
‘‘essa serve solo a tenere i privilegi dei ricchi’’ (marzo 2003) una variante — insomma
— della interpretazione socialista ed anche anarchica. Dopo l’esperienza
127
in Sudan,avra` modo di esprimere ampiamente la sua visione del mondo sulla rivista
comboniana ‘‘Nigrizia’’ grazie alla denuncia le storture del mondo, alle quali
si puo` porre rimedio attuando una politica terzomondista in polemica con il
commercio di armi che indurra` Spadolini (gennaio 1985) a replicare duramente
definendolo un prete rosso.
128
3. IL SESSANTOTTO E I CATTOLICI
Sara` proprio in questo storico periodo che il dissenso cattolico avra` modo di
esprimersi con modalita` eclatanti. Vediamone — brevemente — alcuni aspetti.
1) In primo luogo gran parte dei leaders della contestazione erano cattolici.
2) I primi due atenei che furono oggetto delle ‘okkupazioni’ furono proprio
due universita` cattoliche: Trento e la Cattolica di Milano.
3) L’utilizzazione politica — ad opera p.e. di Viale — della pedagogia incomincio`
proprio con lo scritto di Don Milani ‘Lettera ad una professoressa’.
4) Don Mazzi — parroco dell’Isoletto — educava i giovani parrocchiani utilizzando
non solo il Vangelo ma anche Dolci, King e Malcom X.
5) Il salesiano Girardi espresse — nel ’66 — la possibilita` di conciliare marxismo
e cristianesimo divenendo ben presto un accanito sostenitore della
teologia della liberazione (e in particolare di Torres).
6) La Valle (poi confluito nei BCP) fu una delle figure piu` significative del
dissenso cattolico pur essendo stato direttore di ‘‘Avvenire’’,
7) L’apice del dissenso fu raggiunto con il Card. Pellegrino di Torino, parrocchia
che costitu?` una sorta di rifugio per tutto il dissenso religioso e nella
quale si formulo` un programma organico di collaborazione con il PCI (e
in particolare con la giunta di sinistra di Novelli). Infine il dissenso — all’interno
delle Acli — arrivo` al punto da portare alla creazione da parte di
Labor del MPL una sorta di movimento di raccordo tra cattolici e comunisti
che arrivo` a chiedere (nel ’72) il superamento del capitalismo e la pianificazione
socialista in economia. Intorno a questo movimento si mossero
— seppure con posizioni diverse — Girardi, Balducci e don Franzoni.
Ignorare questa matrice storica renderebbe arduo — sul piano storico —
comprendere l’origine dell’antagonismo cattolico nell’ambito del pacifismo radicale
e nel contesto del movimento no-global.
129
4. L’ANTAGONISMO CATTO-PACIFISTA
SECONDO MASSIMO TEODORI
Facendo riferimento ad un recente saggio di Teodori (‘‘Maledetti americani’’,
2002) lo studioso non ha alcuna remora nell’illustrare — seppur brevemente —
la galassia del dissenso (a destra come a sinistra). In particolare, da p. 46 a p. 51,
illustra alcune autorevoli opinioni di leaders pacifisti sulla problematica della
guerra (ed in particolare quelle relative alla guerra del Golfo).
L’interpretazione data da Giovanni Paolo II (1991) a favore di una integrale
non violenza ha fornito la giustificazione per radicali prese di posizioni da parte
di Martini, di Bettazzi, di mons. Bettori (segretario della CEI), mons. Nogaro,
l’arcivescovo di Lecce Ruppi, per arrivare ai casi piu` estremi come con don Ribaudo
che — in occasione della Guerra del Golfo — organizzo` da Padova una
dozzina di autobus per Perugia-Assisi o a quelli di don Mazzi e don Benzi. Sferzante
e ironico insieme il commento di Teodori: fra di loro dominavano ‘‘un’ingenua
confusione tra etica e politica o una profonda ostilita` verso la civilta` occidentale’’.
Non desta alcuna sorpresa—anche alla luce di quanto precedentemente detto
— che il commento sulle posizioni di ‘‘Nigrizia’’ sia intransigente: ‘‘(...) portava
al parossismo il terrorismo ideologico venato da simpatie islamiche condannando
qualsiasi atto di forza nei confronti di Bin Laden’’. D’altra parte quando i
principi etici — conclude l’A. — assumono connotazioni assolute finiscono per
essere incompatibili con la politica che i si deve misurare sul terreno del possibile,
del relativo e soprattutto della mediazione.
130
5. ALEX ZANOTELLI
Dopo il ritorno dall’ ‘Inferno di Korogocho’, l’A. ebbe modo di manifestare il
suo entusiasmo per i movimenti no-global che avrebbero dovuto trovare uno
sbocco politico senza pero` farsi cooptare o strumentalizzare. D’altronde la mobilitazione
della societa` civile contro la guerra ha dimostrato un salto di qualita` di
enorme portata. Infatti si afferma — e si dovra` affermare — la convinzione che
la guerra e` pura e semplice violenza che determina altra violenza. Un giorno —
forse — l’umanita` si rendera` conto che la guerra deve essere considerata un tabu`
come l’incesto.
A tale proposito, il compito della Chiesa dovra` proprio diventare quello di
essere la coscienza critica della societa` , una critica che dovra` essere intransigente.
Questa esigenza — d’altra parte — nacque gia` nel ’65 presso la scuola commerciale
Comboniana di El Obeid presso la quale aveva costituito un gruppo di discussione,
informale sui problemi del Sud Africa, sulla guerra civile in Sudan etc.
Proprio in Sudan in collaborazione con i Nuba egli si attiro` aspre critiche da parte
del governo sudanese. Il suo radicalismo non verra` meno quando—nel ’78—
prese in mano la direzione di ‘‘Nigrizia’’ indicando chiaramente nel suo programma
la volonta` di opporsi al capitalismo, volonta` antagonista che era comunque
gia` in larga misura presente durante la direzione di Renato Sesana che si era
schierato dalla parte dei movimenti di liberazione in Mozambico, Angola e Zimbawe,
scelta che gli costera` il licenziamento.
Analogo esito avra` la direzione zanatolliana (dietro pressione del cardinale
Tomko) grazie alla quale la cultura cattolica italiana ebbe modo di conoscere
la teologia della liberazione e di conoscere le vie del commercio d’armi (si allude
all’editoriale del 1985 ‘‘Il volto italiano della Fame africana’’). Proprio l’85 costituisce
un anno storico per il pacifismo cattolico, perche´ nel novembre dello stesso
anno vengono gettate le basi dei Beati costruttori di Pace che si faranno—fra
l’altro — portatori del valore profetico della pace promuovendo l’ODC; l’eliminazione
della produzione di armi.
In modo significativo Spadolini fara` osservare (‘‘L’Espresso’’ anno 1986) come
l’obiezione fiscale premessa dai Beati violasse il Concordato e fosse la conseguenza
di un presupposto politico preciso: l’anti-statalismo. Proprio su questa
linea si muovera` l’intervento dell’A. nel 1986 in una trasmissione su RaiDue
131
ove, a chiare lettere, affermera` l’esigenza da parte degli elettori di disertare le urne
di fronte a posizioni che non fossero di pacifismo intransigente (nel giro di
breve tempo — come gia` ricordato — l’A. sara` licenziato).
Una situazione analoga e parallela a quella di Zanotelli sara` il licenziamento
del direttore di ‘‘Missione Oggi’’ che, abbandonato l’abito talare, si candidera`
per DP. In ogni caso - al di la` delle posizioni ufficiali della Chiesa — il vescovo
Bello — presidente di Pax Christi — non gli fece mancare il suo appoggio. D’altronde
non casuale fu la collaborazione feconda con Gesualdi ex allievo di Don
Milani soprattutto nella battaglia contro la Del Monte insieme con Alexander
Langer.
Quanto alle critiche svolte al governo Berlusconi (’94) e al governo Prodi
(’96) queste richiamano alla mente quelle della sinistra radicale.
Ma e` nel ’96 che si creano le condizioni per una concreta e proficua collaborazione
con i no-global (a cominciare da quella con Agnoletto e Casarini).
Per unanime riconoscimento questo movimento deve molto all’A., perche´ fu
soprattuto lui a porre le premesse per la Rete Lilliput, a raccogliere le speranze
dell’A. di fare della societa` civile un soggetto autonomo dai partiti aprendosi ai
sindacati e alla Chiesa. Al loro interno deve ‘governare’ una logica di democrazia
partecipativa. Il bersaglio di questo nuovo protagonismo non potra` che essere la
globalizzazione delle corporations, protagonismo che trovera` modo di rafforzarsi
attraverso Internet e la telematica in generale grazie alla quale possiamo diventare
primi attori nell’informazione e nella azione politica. In stretta collaborazione
con il gruppo Abele e la comunita` di Capodarco viene lanciata l’idea della
Rete e — nel ’97 — l’A. si fara` promotore del tavolo intercampagna allo scopo
di coordinare numerose realta` della societa` civile che troveranno vita solo nel
1999. Quanto alle tecniche di opposizione che dovranno essere usate l’A. si
esprimera` sempre chiaramente a favore della non violenza.
Con la stessa chiarezza si esprimera` a proposito di Genova 2001 evento a proposito
della quale avra` modo di sottolineare quanto determinante sia stato il contributo
cattolico e piu` in generale religioso. Se nel 2001 non aveva potuto esserci
,contribuira` concretamente alla nascita del SF di Firenze nel 2002 ove — fra l’altro
— riconoscera` il proprio debito di riconoscenza verso Mazzolani (oltre che
verso Gandhi, King e don Milani).
Pur non avendo mai abbandonato la polemica contro il commercio di armi,
attraverso ‘‘Nigrizia’’, l’a. cerchera` di fare pressione sul parlamento a proposito
della revisione della 185, revisione che sara` qualificata come una vergogna. Con
altrettanta provocatorieta` — insieme a Landi, Cozzuol, Mucci e Buselli nel settembre
2002 — lancera` l’idea delle bandiere della pace contro la guerra in Iraq.
Naturalmente la sua opposizione e` sempre stata globale ‘‘Non posso accettare
una Europa che continua ad obbedire agli USA e all’Impero del denaro, ne´ pos-
132
so accettare l’esistenza di una NATO’’. Come non cogliere in questa dichiarazione
un’eco — involontario — della contro informazione del comunismo degli anni
cinquanta? Altrettanto netta sara` la sua opposizione all’invio di truppe in Afghanistan
(2001) definita scellerata come decisa sara` il suo ‘pressing’ sui partiti
per impedire l’ingresso dell’Italia in guerra.
Proprio in questo contesto l’azione non violenta, il boicottaggio, il commercio
equo, l’odc e l’obiezione fiscale sono strumenti leciti da usare per contestare la
realta` attuale quella realta` che consente all’OMC, al WTC e all’FMI di governare
il mondo, una realta` che gia` ora possiamo contribuire a modificare donde—p.e.
—la nostra fiducia alle banche etiche (fondate come e` noto dall’AGESCI e dalle
ACLI).
133
6. DON MILANI
Nel nostro contesto — e piu` in generale nel contesto del pacifismo cattolico
— la riflessione e l’azione di Don Milano sono determinanti. E l’opera che desta
il nostro interesse non puo` che essere ‘‘L’obbedienza non e` piu` una virtu` ’’. Vediamo
di sintetizzarlo brevemente:
1) le armi accettabili sono lo sciopero e il voto. Quanto a quelle propriamente
dette non sono altro che ‘‘orribili macchine’’;
2) l’espressione patria quando non e` che priva di significato e` solo una ‘‘scusa’’
per evitare di pensare;
3) l’A. invita implicitamente gli studenti alla diserzione;
4) il concetto di patria e` destinato a scomparire;
5) l’A. difende una sorta di socialismo democratico;
6) pur mettendo in discussione il concetto stesso di guerra giusta difende
quella partigiana;
7) l’opera e il pensiero di Gandhi dovrebbero essere un modello (soprattutto
per i sacerdoti);
8) l’art. 11 della Costituzione parla chiaro sul piano della guerra;
9) esprimere solidarieta` verso i giovani che fanno odc costituisce una sorta
di dovere civico oltre che la conseguenza di una precisa scelta di vita;
10) proprio perche´ docente l’A. ritiene opportuno non inculcare l’obbedienza
ma la capacita` di criticare le leggi ingiuste e mobilitarsi per cambiarle;
11) le F.A. non sono altro che lo strumento repressivo e violento delle classi
dominanti;
12) sacrificarsi per la patria o per gli interessi della classe dominante e` insieme
sciocco e criminale. Al contrario, l’unico sacrifico accettabile e` per
Dio o per i diseredati;
13) come quello di patria anche quello di nazione e` destinato ad essere superato;
14) venendo alla storia recente del nostro paese, tutti quegli ufficiali che si
misero al servizio della repressione in Etiopia dovrebbero essere equiparati
a veri e propri criminali di guerra. E che dire a proposito di Hiroshima
e Nagasaki?
134
15) Nel momento in cui un giovane impara l’obbedienza verso scelte politiche
come quelle che hanno portato alla guerra o all’uso dell’atomica, la
liberta` viene annullata;
16) proprio per questo l’A. sottolinea l’importanza di insegnare la non violenza
ai giovani e auspica che la Chiesa si faccia portavoce di essa;
17) l’A. ricorda come alcuni documenti recenti della Chiesa abbiano considerato
indecorosa la professione militare;
18) d’altronde lo stesso A. non mostra mai alcun rispetto verso le istituzioni
militari italiane ne´ verso la figura del cappellano militare. Nonostante
quanto detto, Don Milano non mostro` mai alcun desiderio di rovesciare
il sistema ne´ formulo` mai un progetto di societa` alternativa. Anche in relazione
all’ODC la sua posizione concreta fu all’insegna dell’ambiguita`
poiche´ non solo non indusse nessuno dei suoi allievi all’ODC ma convinse
Francuccio a svolgere il servizio militare soprattutto per due ragioni:
a) in primo luogo perche´ obbedire o fare il saluto erano atti moralmente
privi di significato;
b) e in secondo luogo perche´ svolgerlo avrebbe permesso di conoscere
dall’interno la struttura alienante dell’istituzione militare per poi combatterla
meglio sul piano ideologico.
135
7. PACIFISMO E NO-GLOBAL DELLA INTERPRETAZIONE
DEI BEATI COSTRUTTORI DI PACE *
Illustreremo — seppure brevemente — la riflessione dei Beati su due problematiche
portanti del loro pensiero: la pace e i movimenti sociali.
Incominciamo con la riflessione sulla pace: nell’articolo del Luglio 2002 La
Valle formula osservazioni importanti per il nostro studio:
1) le usuali tecniche non violente non sono piu` sufficienti poiche´ e` necessario
che l’approccio alla non violenza cambi parallelamente al cambiamento e
all’evoluzione della guerra;
2) per questa ragione il movimento della pace deve acquisire una dimensione
politica;
3) non c’e` certo penuria di studi sulla guerra poiche´ basta menzionare Galtung
e il Centro Studi Gandhi di Pisa per rendersi conto dell’ottimo lavoro
prodotto in questa direzione;
4) ribadita l’ostilita` dell’A. a Bush e a Sharon, La Valle sottolinea che la guerra
globale in corso non fa altro che creare una antropologia ‘‘della divisione
e della esclusione’’;
5) proprio contro tutto cio` bisogna che il movimento per la pace crei nuove
forme di unita` che si batta contro cio` ‘‘che divide, che discrimina’’ come
p.e. fare CPC contro l’immaginazione;
6) una sorta insomma di ODC globalizzata che si appoggia a tutto cio` che
divide.
Nell’articolo della Balardini (settembre 2002) si sottolinea l’importanza della
136
* Le organizzazione cattoliche come i Beati hanno costituito un network informale con le seguenti
associazioni (laiche e cattoliche):
1) Nigrizia; 2) AIFO; 3) Rete Radio Resch; 4) Pax Christi; 5) Associazione Botteghe Mondo;
6) CTM; 7) Per un commercio equo e solidale; 8) CNMS; 9) Chiama L’Africa; 10) Campagna
per la Riforma della Banca Mondiale; 11) M.A.I.; 12) Sdebitarsi; 13) IRED; 14) Mani Tese;
15) CO.CO.RZ CO; 16) Ass. Papa Giovanni XXIII; 17) CARTA; 18) CARITAS; 19) MSF Italia;
20) Marea; 21) Teatro dell’oppresso; 22) Peaelink; 23) Unimondo; 24) Arci; 25) Altra economia;
26) CIPSI; 27) Missioni Oggi; 28) Acli; 29) ITLA; 30) Tavola per la Pace; 31) Gruppo
Abele.
non violenza nella Societa` Civile di Bukavu. Lo studio dell’A. ha consentito di
individuare alcuni aspetti rilevanti:
1) La Societa` Civile e` un movimento eterogeneo nel quale convergono associazioni
per lo sviluppo, per i diritti umani e diverse confessioni religiose.
Un insieme di queste associazioni elegge dieci rappresentanti che costituiscono
una sorta di coordinamento;
2) lo scopo della SC e` sempre stato quello di promuovere la pace e la democrazia
adottando metodi non violenti;
3) la struttura del coordinamento evita qualsiasi irrigidimento gerarchico poiche
´ opta per una ‘struttura a network’ allo scopo di:
a) coinvolgere numerosi attori;
b) mobilitarsi piu` velocemente e
c) rendere l’offensiva avversaria ardua. Da questa esperienza, da questo
studio, l’A. trae una importante lezione: cercare di diventare parte di
questa rete allo scopo di ampliarla.
L’articolo — intervista della Borgata a Papisca (aprile 2003) — e` certamente
significativo soprattutto per la radicalita` delle tesi sostenute:
1) Papisca insieme all’A. dell’articolo — sottolinea l’assoluta illegittimita` della
guerra preventiva;
2) sottolinea altres?` la necessita` di evitare qualsiasi propaganda a favore della
guerra;
3) onde ostacolare l’adesione dell’Italia alla guerra, Papisca propone la costituzione
di una rete informale che unisca comuni e province per promuovere
iniziative di pace;
4) per Papisca l’adesione a questa guerra e` assolutamente incompatibile con
la fede cristiana;
5) la scuola puo` contribuire alla sensibilizzazione sulle problematiche della
pace e dei diritti umani.
Anche sull’Europa la riflessione dei Beati e` radicalmente chiara. In particolare
l’articolo di Lodoisi (aprile 2003) e` emblematico. La nascita di consorzi industriali,
nel settore della difesa in Europa, ha contribuito ad allontanare la costruzione
di un’altra Europa.
In secondo luogo, le suddette concentrazioni stanno logorando il potere di
controllo degli Stati in modo vistoso e stanno portando a termine la realizzazione
di un polo concorrenziale con quello USA. Questa possibilita` va denunciata senza
mezzi termini. In terzo luogo, i finanziamenti al settore difesa portano ad una
progressiva sottrazione di risorse ai servizi sociali. Insomma l’Europa auspicata
dai Beati e` completamente opposta a quella che si sta formando.
137
Di grande rilievo e` l’intervista a don Bizzotto (aprile 2003) con la quale affrontiamo
la riflessione dei BCP sul movimento no-global. Oltre ad esprimere la propria
assoluta condivisione sull’uso delle bandiere della pace, don Bizzotto sottolinea
la crescita notevole del movimento pacifista a livello mondiale. In secondo
luogo, la mobilizzazione contro la guerra in Iraq, ha permesso di fare capire chiaramente
che l’opinione pubblica si muove oramai contro il concetto stesso di
guerra; in terzo luogo Bizzotto difende le manifestazioni di disobbedienza civile
relative al blocco dei treni nel triveneto (per bloccare il trasporto del materiale
bellico)e difende lo sciopero della fame. Per il sacerdote e` positivo che tali tecniche
siano state adottate anche da gente appartenente semplicemente alla societa`
civile e non solo alla realta` dei disubbidienti. In quarto luogo, una vasta campagna
di contro informazione contro la guerra e` assolutamente necessaria, come
e` necessario un’apertura di credito verso i disubbidienti. Non sono tuttavia mancate
difficolta` nell’affermazione della opposizione alla guerra in Iraq dovute alla
informazione unilaterale dei mass-media.
Sul fronte politico la mancanza di un coerente progetto ha indotto le opposizione
ad atteggiamenti poco unitari al contrario di quelle del movimento che si
e` globalizzato.
Ecco perche´ bisogna attaccare alle radici non solo l’industria militare ma contestare
la globalizzazione a partire della periferia del mondo. Ma tutte queste iniziative
dovranno concretizzarsi a partire da una struttura a rete (sotto questo
profilo i SF sono indubbiamente una grande risorsa). Proprio riflettendo sul
nuovo movimento, il contributo di Porto Alegre e` giudicato importante (p.e. nell’articolo
della Clark, aprile ’03), poiche´ incontri come questi dimostrano la efficacia
di un’altra globalizzazione: quella della solidarieta` e del rispetto dei diritti.
Anche il contributo del SF europeo e` giudicato determinante dalla Clark (dicembre
2002) poiche´ questo forum ha — fra l’altro — contribuito a consolidare la
propria radicalita` in termini solidali, ha aperto la possibilita` di creare una nuova
societa` globale, ha dimostrato la possibilita` da parte della societa` civile di potersi
riappropriare delle istituzioni. E difficile non osservare — ci si consenta questa
nota ironica — l’ottimistmo dell’A., ottimismo privo di una reale percezione della
dinamica del potere a livello globale. D’altronde, una delle iniziative di cui i
BCP vanno particolarmente fieri, e` stata quella contro la base di Aviano davanti
alla quale sono state montate due tende per la Pace allo scopo di fare contro informazione
e di raccogliere firme.
138
8. PAX CHRISTI:
ORGANIZZAZIONE, PACIFISMO E NO-GLOBAL
1. Organizzazione
Desta — ancora oggi — una certa sorpresa constatare che al vertice di una
organizzazione internazionale la cui sede centrale e` in Belgio organizzazione
che veicola contenuti profondamente radicali in relazione al tema della pace, della
NATO e del nuovo ordine internazionale — ci sia un alto prelato della Chiesa
cattolica (Mons. Valentinetti). Altrettanto significativa l’esistenza dei cosiddetti
Punti Pace veri e propri ‘snodi lillipuzziani’ presenti in modo capillare sul nostro
territorio. Estremamente interessanti sono per le riflessioni della Scalori e di Don
Pietro Sacco.
Secondo la Scalori la visibilita` dell’organizzazione e` aumentata mentre don
Sacco osserva la presenza di PC a numerosi livelli. Per aumentare la presenza
sarebbe opportuno creare una associazione giovanile. A livello di statuto — precisato
che si tratta di una ONLUS—l’associazione PC e` in costante collegamento
con il magistero della Chiesa poiche´ con il suo contributo approfondisce l’ideale
cristiano della pace giungendo al rifiuto assoluto della guerra e del suo apparato,
all’uso della non violenza e all’uso della contro informazione (anche
all’interno delle scuole). A livello internazionale,i PC sono diffusi nelle seguenti
nazioni: Australia, Austria, UK, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo,
Norvegia, Nuova Zelanda, Filippine, Portogallo, Porto Rico, Slovacchia,
Svizzera, USA, Repubblica Ceca, Polonia, Congo, Haiti, mentre a livello di
affiliazione e` legata al CPT brasiliano, al HRSS e al DRTC indiano, alla JPCI
thailandese, al BRCPJ del Bangladesh, al CPNHR croato, all’AEI di Betlemme
e all’NP di San Pietroburgo in Russia. Quanto radicata sia la presenza dei vertici
vaticani all’interno di PA lo possiamo anche desumere dal fatto che il presidente
di PC International e` Mons. Sabbah il patriarca latino di Gerusalemme. Fra le
finalita` che si propone vi e` quella di creare una teologia della pace, di sviluppare
la ‘‘Pacem in Terris’’, di portare il proprio messaggio nelle periferie del mondo,
di denunciare pubblicamente ogni atteggiamento politico contrario alla politica
della pace, di promuovere una smilitarizzazione culturale ,di esprimere la propria
contrarieta` alle parate militari, alla pubblicita` tesa a convincere i giovani delle
opportunita` positive che offrono le FA e infine all’omaggio all’Altare della Pa-
139
tria. Parallelamente denuncia il neoliberismo come fonte di ingiustizia e di disuguaglianza.
E `
evidente che questo sentiero e` stato tracciato sia da Mons. Bettazzi
che da don Tonino Bello (a partire dal 1985). Come poter dimenticare le sue intransigenti
prese di posizione contro la guerra del Golfo, del Kossovo, contro il
trasferimento degli F-16 nella base di Gioia del Colle, contro la paventata possibilita`
di costruire nel Murgia barese un poligono o la intensa campagna contro
le industire militari /che porto` all’approvazione della Legge 185?. Proprio come
Balducci, anche don Bello comprese che il movimento della pace e` come una
galassia che occupa la zona intermedia tra l’opinione pubblica e la struttura di
partito, un mondo fluido. Ma accanto ad esso la preghiera e la elaborazione
di una teologia della pace sono momenti altrettanto fondamentali— tanto quanto
sottolinea Don Bello — l’ecumenismo culturale della pace nelle scuole, l’approfondimento
delle metodologie non violente, l’enfasi sulla dimensione ecologica
e sull’ODC.
2. Principali iniziative
Quali sono le principali iniziative affrontate da PC?
In relazione all’Europa (giugno 2004) PC ha chiesto esplicitamente una Europa
costruita su principi della non violenza, che la Costituzione europea approvi
un articolo analogo all’art. 11 della costituzione italiana, che venga valorizzata la
diplomazia dal basso, che venga creata una opposita agenzia europea per la Pace,
che venga promossa l’educazione alla pace in tutti i paesi europei, che venga
creato un corpo di polizia internazionale che operi sotto il controllo dell’ONU,
e che vengano valorizzati gli Stati neutrali.
In merito alle armi nucleari la proposta piu` coerente e` quella del disarmo nucleare
totale fatto proprio dal NCC e rivolto soprattutto contro le mini nukes
proposte dall’amministrazione Bush, appello rivolto anche da Mons. Tomas osservatore
del Vaticano all’ONU.
In relazione alle banche disarmate PC insieme a Missione Oggi, a Nigrizia, alla
Rete Lilliput e ai BCP ha promosso campagne volte a far prendere coscienza ai
cittadini di come le banche svolgano un ruolo determinante nel sostegno all’industria
militare. A tale proposito, il comune di Fiorano si e` distinto per aver fatto
proprie queste preoccupazioni.
Per quanto concerne il disarmo, la esportazione delle armi sottrae fondi per
ridurre la mortalita` e per eliminare l’analfabetismo in Africa, Asia, Medio Oriente
e America Latina. A tale scopo PC si e` avvalsa non solo della collaborazione
del padre colombiano Albanese ma soprattutto dell’IRES Oscana, dell’Archivio
Disarmo e ha contribuito a creare una rete — denominata Rete italiana per il
140
Disarmo— insieme a: Libera, Emergency, AI, Campagna italiana Mine, Campagna
Banche armate, Comunita` papa Giovanni XXIII, della FIM-Cisl, dei BCP,
della Rete Lilliput, della ACNV, di Sbilancianoci, ATTAC, Coordinamento comasco
per la Pace, FIOM-Cgil, Gruppo Abele, ICS-MIR, Movimento non violento,
Peace Link, Rete Radio Raddish e un Ponte per... . In questo contesto si
inserisce l’appello (2 luglio 20063) di Migliore — osservatore permanente del
Vaticano presso l’ONU — un appello tuttavia assai calibrato e dagli accenti tutt’altro
che rivoluzionari.
Sul piano del finanziamento del 51000, PC ha espresso chiaramente l’auspicio
che questa quota venga destinata alla propria organizzazione.
Sul piano della campagna OSM-DPN anche PC ha dato il suo contributo insieme
all’Ass.per la Pace, al BCP, ai Berretti bianchi, alla Loc, alla LDU, ed al
Movimento dell’ARCA contribuendo a creare una rete distributiva sul territorio
nazionale (dalla Lombardia al Lazio).
Nata nel 1981 — in occasione della manifestazione contro Comiso — PC entrera`
della Guerra del Golfo e le iniziative della Campagna OSM ebbero modo
di esercitare un’adeguata pressione per istituzionalizzare la DPN a partire dal
1994. Tuttavia i due maggiori successi sono stati l’istituzione dei Berretti Bianchi
e l’approvazione della Legge 64 nel 2001.
Sotto il profilo formativo le iniziative di PC portano dalle scuole medie e hanno
coinvolto ben 12 istituti scolastici di Firenze (ivi compresa l’Universita` ) per
toccare anche l’Universita` di Pisa, la Caritas, e l’AC.
Sul piano della collaborazione interessante e` la collaborazione con i GAN e
quindi con la Rete Lilliput, con la Tavola della Pace PC ha redatto un documento
(maggio 2004) radicalmente anti-Bush e anti-Berlusconi nel quale si invitano i
cittadini a protestare per la presenza di Bush esponendo la bandiera della pace,
promuovendo incontri, fiaccolate e a votare — nelle lezioni europee ed amministrative
— solo quegli esponenti politicamente sensibile alle problematiche della
pace.
A proposito dell’intervento in Afghanistan, dopo aver illustrato nel dettaglio
l’organizzazione delle forze alleate (a p. 57), i relatori con sconcerto (sic!) scoprono
che il comando reale dell’ISAF dipende dagli USA e non dalla NATO.
Passiamo ora ad illustrare alcuni interventi tratti dalla sinistra di PC, Mosaico
di Pace, concentrando la nostra attenzione solo su alcuni temi di politica interna
ed estera particolarmente significativi per le nostre finalita` .
141
9. PRINCIPALI TEMATICHE
TRATTE DA ‘‘MOSAICO DI PACE’’
Costituzione. Zanotelli definisce la costituzione del ’48 un vero e proprio miracolo
e le modifiche apportate sono inacettabili poiche´ p.e. quelle relative al Primo
Ministro reintroducono de facto pretese assoluti e discrezionali non molto
lontani dal fascismo.
Denuclearizzare. Dopo aver chiaramente giudicato le modifiche apportate alla
NATO non ammissibili, Zanatelli — usando le parole di Mons. Hunthausen —
definisce le armi atomiche un peccato e invita la Chiesa cattolica ufficiale a fare
lo stesso.
Informazione. L’A. — Tarquini — auspica una informazione critica, attenta alle
esigenza della societa` civile e attenta alla problematica del pacifismo. L’informazione
alternativa a quella manipolativa avrebbe la sua origine concretamente
nel rafforzamento dei media indipendenti — come proposto da Cavalli —, rafforzamento
che deve coinvolgere alcuni rappresentanti dell’USgRAI e della
FNSI allo scopo di condizionare dall’interno il CdA delle RAI inserendo un rappresentante
delle ong.
Basi NATO. Ferrario concentra la propria attenzione sulla base Ugo Marra e
osserva—con amarezza—la progressiva militarizazione delle coscienza a favore
dell’intervento (come il coinvolgimento delle TV, dei sindaci e degli assessori dei
Comeni) assopimento delle coscienze inacettabile.
USA e non violenza. Come non difendere quelle suore americane che hanno
compiuto atti di disubbedienza civile contro Fort Bennig (l’a. fa riferimento alle
suore Mattingly e ad altre cinque) in collaborazione con l’Osservatorio SOA?
NATO e Corea del Sud. Il previsto trasferimento della base delle USAF presso
Pyeong-Tack ha indotto il governo coreano a sfruttare 1.300 abitanti. Gli abitanti
coordinati dal sacerdote Mun si sono opposti frontalmente tramite veglie di
preghiere, mobilitazioni tramite internet. Insomma un modus operandi condivisibile
— secondo l’A. Kocci — e da esportare.
142
Palestina. Come non riconoscere il grande merito della organizzazione CPT diretta
dalla Lambesty il cui scopo e` la pratica della non violenza in Palestina?
D’altra parte — le strade c??? della vita! — l’attivista e teologa americana proviene
sia da PC che dal ‘Catholic Worker’. L’occasione e` utile per ribadire che la
costruzione del muro israeliano e` uno sciagurato progetto (35).
Neoconservatori. L’A. dell’articolo — Mattiello — oltre a esprimere la propria
solidarieta` al movimento protestante evangelico ‘Sojournes’ fondato negli USA
da Wallis, condivide la dura replica alla teologia della guerra formulata dalla associazione
nel documento ‘Professione di Cristo’. Questo testo — unitamente
alle mobilitazioni contro Bush — mira anche a creare una forza religiosa coesa
ed estesa.
Disarmo lombardo. Allo scopo di smantellare l’industria bellica lombarda PC—
insieme alla Caritas e alle Acli — si sono mobilitate (novembre 2005) per raccogliere
firme (15mila) a sostegno della Legge n. 6 del ’94 sulla conversione bellica.
Don Mazzolari. L’intervento di Buttorini (preside della Facolta` di Scienze della
Formazione a Verona) e` significativa poiche´ l’A. — e quindi PC — condivide in
toto sia la pars destruens che la pars costruens del volume di don Mazzolari ‘‘Tu
non uccidere’’. D’altra parte, la fedelta` al messaggio di don Mazzolari e` ampiamente
dimostrata dall’articolo del Dossier 2005 dedicato proprio al parroco.
Globalizzazioni. L’A. dell’intervista a Stightz si fa portavoce delle dure critiche
all’FMI e della opportunita` di riformare profondamente l’istituto cercando di
creare un’alleanza tra Europa e Paesi in via di sviluppo anche allo scopo di contrastare
il gigante USA.
Peace-Keeping. Drago osserva come nel nostro paese non solo i militari siano
penetrati nelle universita` con il Corso di laurea in Scienze strategiche ma abbiano
monopolizzato il Peace-keeping attraverso il CEMISS. Al contrario, bisogna
contrapporre a questo monopolio una rete di Universita` — che l’a. elenca alla
fine dell’articolo — in grado di contrapporsi adeguatamente.
Walzer e Zolo. La tendenza attuale di riprodurre la teoria della guerra giusta e`
per Zolo assolutamente non ammissibile e le riflessioni di Walzer sono da considerarsi
erronee. Il saggio COSMOPOLIS di Zolo costituisce una valida alternativa
a tutti coloro che vogliono negare valore al diritto internazionale. Infine,
alle astrette considerazioni del politologo USA, Zolo contrappone un’analitica
descrizione della reale situazione a Kabul ben lontana dalla retorica ufficiale.
143
Spionaggio USA. L’unica ragione per la quale ancora oggi sono presenti in numero
cos?` elevato di sottomarini USA nel Mediterraneo e` molto semplice: spiare
i propri alleati. In quanto attivisti—sostiene l’A.—dovremmo oltre che denunciare
queste nefandezze anche sostenere le azioni del mediattivista Kimberg.
ODC ad Israele. L’A. dell’articolo sostiene la causa dei Refuser che oramai amontano
a 1400. A sostegno di cio` intervista un soldato israeliano pentito e Mons. Sabbah
(pres. di PC International) che naturalmente condivide l’ODCfra gli israeliani.
Diritto internazionale. L’esposizione da parte dell’A. — il prof. Papisca — dei
principali aspetti del nuovo diritto che emerge dall’ONU, costituisce una vera e
propria requisitoria contro la guerra preventiva menti. E tuttavia significativa la
conclusione: secondo l’A. servirebbe una mobilitazione educativa a livello mondiale
che consenta di cambiare strutturalmente le cose.
Napoli e la NATO. Marescotti osserva come il dispositivo militare USA si stia
oramai espandendo capillarmente a Napoli e a Trapani. Certo sarebbe auspicabile
— anche con la collaborazione di Peacelink — sapere con esattezza i piani
previsti. Una sorta di spionaggio pacifista?
Pacifismo e USA. Persuaso di rivelare finalita` occulte, l’A. riporta le considerazioni
del vescovo Gumbleton (responsabile di PC negli USA) in merito alla volonta`
imperiale USA. Inoltre l’A. difende l’azione e la prassi del gesuita Dear uno
dei piu` accaniti attivisti USA. Infine auspica che le ambiguita` , che hanno caratterizzato
il movimento pacifista, possano essere superate.
NATO e Solbiate Olona. Dopo una breve ricerca su Internet, Marescotti scopre
— con sconcerto — la volonta` di portare a Solbiate la NFR. Superfluo aggiungere
che una tale possibilta`e` quanto mai nefasta per il pacifismo italiano.
Democrazia reale. Per l’ennesima volta Zanotelli pone l’enfasi sulla necessita` di
rafforzare tutte le reti della societa` civile: dalle comunita` di base ai sindacati
escludendo i partiti che al contrario si vorrebbero servire delle associazioni
per i loro scopi. Adottare allora la non violenza attiva per costituire l’uomo planetario
e` una finalita` improrogabile.
Schedature. Preso atto che l’FBI sta cercando di controllare il traffico Internat
(in particolare degli attivisti), l’A. dell’articolo elogia l’azione degli hachers che
sarebbero veri e propri difensori della liberta` informativa. Un invito al sabotaggio
elettronico?
144
Israele. E` doveroso promuovere tutte quelle organizzazioni che alimentano il
dissenso, l’odc e il rispetto dei diritti umani nei territori occupati. Ecco allora
la necessita` di elencarli brevemente (fra questi il B’Tselem e l’ICAHD).
Iraq. Zanotelli — dopo aver sottolineato che l’uso della tortura e` stato ampiamente
praticato per esempio a Fort Benning — denuncia la guerra irachena come
una guerra immorale, criminale esortando le truppe ad andarsene.
Dissenso USA. Ancora una volta PC pone l’enfasi sulla crescita dell’antagonismo
religioso/americano esaltando le azioni di disobbedienza civile—p.e.—delle
associazioni Voice in the Wilderress ed in particolare dell’attivista Kelly. Altrettanto
decisive e` stato il ruolo del movimento dei Catholic Workers e dei fratelli
Berringan. L’A. — il gesuita Michel — elogia soprattutto i fratelli Berringan
nonostante siano stati considerati dall’FBI veri e propri attivisti illegali.
Dissenso attivista. Marescotti sostiene l’opportunita` di stimolare il mediattivistmo
telematico per attuare una informazione preventiva.
Brasile. L’A. intervista mons. Pedro Casaldeliga uno dei principali artefici della
nuova teologia della liberazione e co-fondatore del CIMI e del CPT. In un passo
dell’intervista non risparmia elogi alla Cuba di Castro che non dimentica di sottolineare
la nefasta presenza del neoliberismo.
Significative risultano le tesi congressuali del 2005 nelle quali la radicalita` pacifista
di PC emerge con particolare veemenza la` dove—p.e. osserva che la nuova
guerra annulla il messaggio cristiano, che e` insomma una bestemmia. Quanto
all’operazione militare questa viene definita immorale ed illegale poiche´ nasce al
suo scopo di partecipare agli appalti della ricostruzione. E che dire della progressiva
militarizzazione del nostro paese? E della minaccia allo stato di diritto? Auspicabile
sarebbe p.e. la smilitarizzazione dei cappellani, militari, il superamento
della NATO che ‘‘costituisce una pesante ipoteca sulla democrazia e sulla liberta`
dei popoli’’ (basti pensare alla NRF di Solbiate Olona), la costituzione di un’Europa
disarmata e non violenta. Concretamente diffondere la cultura e la teologia
della pace e` compito ineludibile.
Le vie sono chiaramente individuabili:
1) nelle diocesi e nelle parrocchie;
2) nelle amministrazioni locali;
3) nelle scuole e nelle universita` ;
4) nell’informazione.
145
10. POSTILLA STORICA
L’anti-militarismo cristiano ha — come e` facilmente intuibile — un’origine
secolare come dimostrano chiaramente le motivazioni che le prime comunita` cristiane
formularono per non svolgere il servizio militare all’interno dell’esercito
romano. Il servizio militare risultava — infatti — incompatibile perche´ :
1) il messaggio di Cristo era assolutamente contrario alla violenza;
2) proprio per tale ragione un cristiano che avesse eseguito una sentenza capitale
avrebbe violato il cuore del messaggio evangelico;
3) i doveri militari non erano compatibili con quelli cristiani;
4) per un cristiano il culto dell’imperatore — particolarmente importante all’interno
dell’esercito romano — era incompatibile con la devozione verso
Dio;
5) le insegne e gli emblemi militari erano di chiara derivazione pagana e dunque
non accettabili per un cristiano;
6) l’uso della violenza, anche il tempo di pace, contraddiceva palesemente il
modus operandi del cristiano;
7) l’ascetismo tipico delle prime comunita` cristiane erano assolutamente contrastante
con l’esaltazione dell’edonismo tipico dell’esercito romano.
Ora, l’insieme di queste motivazioni, trovo` nell’opera teologica di Tertulliano
una prima sistemazione che partira` dalla contestazione dell’esistenza di uno stato
tra l’impero — condizionato nel suo operato da valori pagani che un cristiano
non poteva che respingere — e la realta` dello spirito la cui logica cristiana era
incompatibile con quella pagana. Il rifiuto — da parte del cristiano — di prendere
parte alla macchina da guerra romana era una scelta coerente e legittima per
Tertulliano. D’altronde prendere parte alla guerra equivaleva ad accettare e a
concretare la volonta` del demonio.
Infatti il cristiano — sottolineava l’A. — poteva farsi uccidere, poteva diventare
martire ma non poteva uccidere (a tale proposito si veda Tolstoj). La sua
morte era la sua vittoria perche´ grazie ad essa si riuscira` graditi a Dio e si otterra`
la vita eterna. Proprio per l’insieme di queste motivazioni ogni compromesso era
da rifiutare mentre da accettare era l’ODC. In condivisione, il cristiano doveva
non collaborare con lo Stato e doveva rinunciare alla vita civile.
146
Tuttavia la teologia cattolica—a partire da Origine—incomincio` a scendere
a cauti compromessi con lo stato e a modificare l’apparato teologico fino a giungere
alla esplicita giustificazione della guerra giusta con Agostino del De Civitate
Dei e nel saggio Contra Faustumi.
147
11. GIORGIO LA PIRA
Come e` ampiamente noto l’attivita` di La Pira incomincio` all’interno dell’AC e
della FUCI ed in particolare grazie alla conoscenza degli scritti del teologo Cordovani
incomincio` a comprendere la bestialita` della guerra e la sua inacettabilita`
come strumento per risolvere le problematiche politiche. Sotto il profilo intellettuale
la riflessione (e il conseguente rifiuto) sulla guerra incomincera` solo nel ’38
con la rivista ‘‘Principi’’, con la quale denuncio` l’interventismo fascista. A partire
dal ’51 La Pira incomincio` a gettare le basi per una nuova forma di diplomazia
estranea a quella usuale. Stiamo alludendo al richiamo alla pace rivolto — inutilmente—
a Stalin attraverso la mediazione di Togliatti. Ma sara` solo nel ’52 che
La Pira — in qualita` di sindaco di Firenze — inaugurera` i convegni per la pace
una sorta di diplomazia dal basso ante-littearm. L’anno successivo — continuando
ad avviare un dialogo con l’Est—scrisse due lettere a Malerkov sulle quali—
fra l’altro invitava i leaders russi a porre termine alle violente campagne anti-cattoliche.
Un’altra forma di diplomazia dal basso furono i frequenti viaggi e, fra
questi, quello compiuto a Parigi nel ’54 su invito di Pax Christi. In generale,
La Pira aveva compreso chiaramente non solo il crescente peso della opinione
pubblica ma la possibilita` d’oltrepassare gli angusti limiti della contrapposizione
tra blocchi. Facendo di Firenze il luogo per eccellenza della mediazione e dialogo
tra le nazioni (celebre a tale proposito il tentativo originale di risolvere la crisi di
Suez screivendo lettere a Nasser, Eisenhower e Bogolomov!)
Anche l’istituzione dei ‘Colloqui mediterranei’ nel ’58 ebbe finalita` analoghe
(sia sufficiente far riferimento alla lettera inviata a De Gaulle per portare fuori la
Francia dal pantano algerino). Anche il contestatissimo viaggio a Mosca del ’569
fu fatto — seppure dietro protezione della Santa Sede — per oltrepassare le divisioni
del mondo. Anche sul fronte dell’ODC — a partire dal 1962 — le iniziative
di La Pira incominciarono a prendere forma determinando la dura reazione
di Andreotti e Scelba. D’altronde, proprio Pistelli (allievo di La Pira) presentera`
nel ’64 un progetto di legge sull’ODC. Ancora una volta la posizione non ortodossa
di La Pira— all’interno della DC— lo porto` a manifestare apertamente la
propria solidarieta` a Capitini. Anche di fronte al pericolo atomico l’attenzione di
La Pira si manifesto` chiaramente nei confronti del Vietnam — nel 1965. A tale
proposito organizzo` un vero e proprio Symposium internazionale grazie al quale
148
venne prodotta l’ennesima lettera a tutti i capi di Stato per avviare a trattati di
riconciliazione e La Pira ebbe modo di incontrare in Vietnam Ho Chi Min. Analoghe
iniziative furono promosse — nel 1966 — con la nascente OLP di Arafat.
Dall’insieme dei dati qui riportati non puo` sorprendere l’interessamento del
politico siciliano per Gandhi (chiamato in causa nel 1969). Non c’e` dubbio insomma
che — seppure con modalita` differenti rispetto a Capitini— La Pira fosse
assolutamente consapevole della necessita` della pace: ‘‘(...) Perche´ la pace deve
essere costruita a piu` piani, a ogni livello della realta` umana, economica, politico,
etc.’’.
Consapevole della falsita` del realismo di Machiavelli, La Pira prese atto della
impossibilita` — nell’era atomica — di attuare una guerra. E proprio contro gli
assioni del realismo politico — dopo l’incontro ad Hanes — riconobbe in Ho
Chi Min un grande leader un vero e proprio protagonista della liberazione del
suo popolo.
149
12. PREMESSA ALLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE
Come gia` precedentemente indicato le CEB svolsero un ruolo determinante
in relazione alla genesi della Tdl tanto quanto il Movimento del Natal sorto nel
1949 e finalizzato, alla alfabetizzazione dei contadini. Altrettanto rilevante sara` il
MEB (sorto nel ’61) che opero` nel settore dell’istruzione di base e della sindacalizzazione
rurale avvalendosi — spesso — di docenti e studenti provenienti
dall’AC e dalla JUC.
Alla luce di questi semplici dati non e` esagerato affermare che — almeno in
Brasile la Chiesa era l’istituzione principale capace di difendere i diritti umani e il
suo legame con i movimenti di liberazione fu del tutto naturale. L’efficacia delle
comunita` di base—fra l’altro—ne consent?` lo sviluppo in Honduras, in Cile, in
Peru` e Nicaragua. Non desta alcuna sorpresa che all’indomani del Concilio Vaticano
II personalita` di spicco come Illrich (con il CIDOC) o come Camara avessero
sentito l’esigenza di creare i primi presupposti per una teologia specifica
dell’America Latina. Uno dei primi esempi — in questa direzione — sara` proprio
il saggio di Gutinezz nel 1968 (La pastorale di Iglesia in America Latina)
nella quale l’A. giustificava l’impegno dei cristiani nel processo rivoluzionario
in aperta rottura con l’autorita` ecclesiastica (interessata in questo scritto la centralita`
del richiamo a Bonhcreffer).
La sottolineatura dell’a. non era per nulla infondata tanto e` vero che — proprio
tra il ’66 e il ’67 — un numero non marginale di sacerdoti aveva assunto un
atteggiamento di aperta ospitalita` nei confronti dei governi militari (proprio in
questo contesto si pensi all’ONIS del Peru` ) o di aperta critica nei confronti della
complicita` della Chiesa latino americana (come sottolineo` Illich nel saggio The
Seamy side of charity, edito nel ’67).
L’impatto che la sacra teologia, ebbe in Italia fu sterminato dagli interventi su
riviste come ‘Testimonianze’ e ‘Sette giorni’, impatto che fu amplificato dalla lettera
inviata al Celam nell’agosto del ’68 da parte di ottocento sacerdoti latino
americani nella quale non si condannava il ricorso all’uso della violenza rivoluzionaria.
la costituzione in Cile — nel 1971 — del Movimento dei Cristiani
per il Socialismo (di cui fara` parte Gultieriezz) rappresentera` una tappa storica
(movimento che dimostrera` di gradire Allende).
Proprio nel ’77 Gutierriezz fa esplicito riferimento al marxismo quale poten-
150
te strumento metodologico per leggere la realta` dell’America Latina e per dare
una nuova impostazione alla teologia (sia chiaro che questo fu un tentativo tutt’altro
che isolato se si considera l’opera di Girardi e di Garaudy e della studiosa
Harmecker e soprattutto della rivista Concilium che si fara` portavoce in Italia
della Tdl). Oltre al marxismo anche il concetto di utopia (nel senso dato da
Freire, Bloch, Marcuse e Guevara) svolgera` un ruolo determinante nella genesi
della Tdl, tanto e` vero che proprio Gutierrez parlera` esplicitamente di una societa`
nuova priva di classi, di proprieta` privata e di centralita` della lotta di classe.
Ad ostacolare la diffusione della Tdl, interverra` la ‘‘dottrina della Sicurezza 1
Nazionale’’ elaborata dalla Cia e dalla military intelligence con la quale si giustifica
la neutralizzazione del potere legislativo e giudiziario in nome della sicurezza
dello Stato (metodologicamente la geopolitica svolge un ruolo determinante).
Una delle conseguenze dirette furono le repressioni di partiti e sindacati che
in America Latina sostenevano apertamente il socialismo e tutte le sue varianti.
In questo contesto, trova una spiegazione la lettera di pretesta inviata al Celam
contro il gesuita belga Vekemans accusato di essere collaboratore della Cia e di
aver sostenuto le dittature.
Nonostante cio` le iniziative di Gutierrez e di Dussel portarono avanti il messaggio
della Tdl, iniziative alle quali si contrappone il gruppo di Studio denominato
‘Kirke und Befreiung’ sorto nel ‘73 ad opera di mons. Hemgsback e che
151
1 Una percezione assai diversa dell’America Latina — ed in particolare del Brasile — fu offerta
dall’ESG. Non c’e` dubbio che fin dalla sua realizzazione l’ESG (realizzazione avvenuta a
Rio nel ’49) abbia costituito la principale fonte della progettualita` geopolitica brasiliana.
Nata sul modello della NWC USA, essa ben presto si trovo` ad occuparsi di un approccio metodologico
pluridisciplinare allo scopo di precisare il concetto di National Security. Anche a questo
scopo — fin dalla sua fondazione — la ESG fu aperta anche ai civili (tuttavia un’altra percentuale
di diplomati apparteneva alle FA). La matrice epistemologica della ESG furono gli insegnamenti
del gen. Magalhaes che, grazie ad gen. Monteiro a partire dagli anni ’30, presero forma
operativa. Il prestigio dell’ESG e il suo ruolo del contesto della politica brasiliana, lo possiamo
evincere anche dal fatto che il futuro presidente del Brasile — gen. Branco — proveniva propria
dalla ESG; per non tralasciare un altro dato determinante e` opportuno ricordare che gran parte
dei posti chiave del sistema politico del ’64 furono occupati dal personale proveniente dalla
ESG. Uno dei principali protagonisti della ESG e della politica brasiliana fu Couto e Silva eminente
geopolitico brasiliana. L’A. come e` noto fu nominato — presso l’ESG — istruttore aggiunto e
amministratore fino a diventare—nel 1964— CSM. A partire dal ’64 fu posto a capo del Servizio
nazionale di informazioni e—fra il 1955 e il 1981—porto` a termine anche a Meiramattus che, fra
il 1977 e il 1984, porto` a termine volumi di grande rilevanza per la geopolitico (e fra questi Proiezioni
del potere, una Geopolitica pan-amazzonica e Gepolitica e Tropici) oltre a rivestire incarichi
delicati nell’ambito della politica brasiliana (e fra questi quello di vice CSM, e aiutante militare di
Branco e con il nuovo regime capo della Commissione di Studio per la crisi della scuola e dell’universita`
).
trovo` notorieta` con l’incontro a Villa Emmans a Roma nel 1976, ma anche con
Adveniat organismo della Chiesa tedesca.
Tuttavia sara` solo nel 1984 ad opera di Ratzinger che la dottrina della Tdl
trovera` una chiara ed inequivocabile condanna poiche´ in essa si evidenziava l’assimilazione
acritica di elementi della ideologia marxiana (d’altra parte gia` l’Opud
Dei e Cl avevano espresso il loro netto dissenso). Correttamente l’azione piu`
eclatante sara` la convocazione di Boff in Vaticano (nel settembre del 1984) convocazione
che condannera` il teologo ad accettare la punizione del silenzio. Tutte
la posizioni di Boff e Gutierrez trovarono ampio sostegno presso le riviste ‘‘Il
Regno’’ e ‘‘Testimonianze’’ 2.
152
2 A partire dagli anni Sessanta in Italia si era affermata una apertura alle problematiche dell’America
Latina, apertura che leggeva il capitalismo come una vera e propria sventura per l’umanita`
e la Tdl come la possibilita` di un riscatto. A tale proposito, la rivista ‘Aggiornamenti sociali’ (in
particolare il saggio di Rigidur del 1968) condivise apertamente la sostanza delle denunce della Tdl
come riporto` anche le opinioni di padre Girardi sulla opportunita` di ricorrere alla lotta armata (v.
l’articolo del sacerdote intitolato: ‘‘Cristiani e marxisti a confronto sulla pace’’, n. 1, 1968, p. 77).
D’altra parte anche la rivista ‘Testimonianze’ si mosse in direzione analoga (anche in relazione
p.e. al problema del Vietnam, nei confronti del quale condivise apertamente il dissenso americano
ed europeo tanto quanto l’Isolotto di Firenze con la ‘‘Lettera ad un vescovo’’) o la rivista ‘‘Momento’’
con gli interventi di Infelise e Cannata tra il ’65 e il ’67.
13. LEONARDO BOFF
Non c’e` dubbio alcuno che il soggetto rivoluzionario della Teologia della Liberazione
(da ora Tdl ndr) siano i poveri dell’America Latina (del Brasile dello
specifico).
Altrettanto certo fu il rifiuto della politica dell’assistenzialismo e l’aperto sostegno
all’opera di Romero e di Grande. Giustamente B. individua la nascita della
Tdl nelle comunita` di base ecclesiale (CEB) e individua tre mediazioni o schemi-
base per dare una logica rigorosa alla Tdl:
1) la mediazione socio-analitica (o studio storico delle ??? del paese e individuazione
delle cause della poverta` ); per attuare questa analisi il teologo si
serve del marxismo come strumento di analisi grazie al quale prende atto
della esistenza di varie tipologie di oppressione;
2) la mediazione ermeneutica che si concentra in una particolare lettera della
bibbia con particolare attenzione all’Esodo, ai Profeti, ai Vangeli, all’Apocalisse;
3) mediazione pratica.
Per attuare un reale cambiamento bisogna
1) individuare cio` che e` praticabile in quel determinato contesto storico;
2) individuazione delle strategie e delle tattiche adatte (p.e. la non violenza, le
marce, lo sciopero e l’uso della forza rivoluzionaria);
3) sapersi coordinare con altri soggetti oppressi e
4) incitare il popolo (noi diremmo senza tanti giri di frase indottrinarlo e manipolarlo
ndr).
Al di la` di queste osservazioni, l’A. insiste con particolare enfasi sul ruolo determinante
delle CEB.
Altrettanto decisive sono tutte quelle associazioni o centri formati da intellettuali,
giornali, avvocati che operano per dare voce ai poveri, centri che hanno
gettato le basi della Tdl come la JUC, la JOC o la JAC. Per B. il contributo teorico
del personalismo o l’evoluzionismo di T. de Chardin, rappresentano veri e
propri fermenti ecclesiali utili alla nascita della Tdl che trovera` modo di formarsi
tra il ’64 e il 1970, anno in cui si svolgera` a Bogota` il primo congresso della Tdl.
153
Un fortissimo impulso sara` dato dal CELAM e dal CNBB, organizzazioni
grazie alle quali i teologi della liberazione svolgeranno un doppio ruolo: teologi
e attivisti all’interno dei sindacati e della comunita` di base. Dagli anni Settanta la
Tdl si istituzionalizzera` con l’Associazione economica dei teologi del terzo mondo
(i contenuti della quale saranno promossi anche dalla rivista Concilium—nel
n. 6 del 1974—in Italia e da numerose altre in buona parte dell’America Latina)
e con i seguenti istituti: ICIA - IPLA - OSLAM - ISPAC - INP - CESEP, CECA,
IBRADES etc. Non e` da sottovalutare — come osserva Boff — la positiva valutazine
di Castro.
Storicamente le contromisure prese dagli USA e dal Vaticano — a partire dal
1969 — furono il Rapporto Rockfeller, il programma di controspionaggio di
Hoover 1 che si attuo` con l’appoggio strumentale alle sette protestanti come
gli evangelici in Colombia, a Panama con la MUM, in Guatemala con il MAS,
con Cambio 90 in Peru` . La Chiesa — a parte la scomunica di Cardenal e l’ammonimento
a Boff — si serv?` dell’Opus Dei, di Cl e di altri movimenti per contrastare
l’avanzata della Tdl. D’altronde, non e` stata forse la Tdl una componente
indispensabile nella formazione dell’EZLN? 2.
154
1 Il programma di Cointelpro varato dall’FBI per smembrare e neutralizzare i gruppi antagonisti
comincio` nel 1956 e ufficialmente termino` nel 1971 e prese in adeguata considerazione il PC
USA, il programma dei lavoratori socialisti per arrivare alla nuova sinistra tra il ’68 e il ’71. Le tecniche
adottate dall’FBI erano analoghe a quelle usate contro gli agenti sovietici: infiltrati per determinare
dissensi all’interno delle organizzazioni, era una delle tecniche piu` usate (va rilevato — a
margine — che sotto la direzione di William C. Sullivan la divisione di intelligence nazionale ebbe
una notevole crescita.).
Nei confronti — p.e. — della New Left l’FBI osservo` che la genesi era da individuarsi nelle
rivolte della Columbia University, rivolte che si moltiplicarono anche a causa della debolezza ampliamente
dimostrata dai rettori che erano restii a chiamare la polizia per arrestare le sommosse.
Anche screditare i soggetti piu` attivisti delle rivolte studentesche rientrava nello spettro di contro-
insorgenza, tanto quanto l’istigare conflitti tra leaders, inviare lettere anonime, cercare di ridicolizzare
alcuni protagonisti dei nuovi movimenti, diffondere opuscoli anonimi, informare e pilotare
reporter di media amici, etc.
Altrettanto significativo fu il programma varato dalla Cia. ‘‘CHAOS’’ nel 1967 relativo al dissenso
USA e ufficialmente conclusasi nel 1974. All’interno di questo programma significativo fu il
MERRIMAC che consentiva agli agenti Cia di infiltrarsi all’interno dei gruppi attivisti.. La strumentazione
usata fu — in larga parte — analoga a quella del Cointelpro: sorveglianza fisica, elettronica
ed ispezione postale, infiltrazione.
Infine e` doveroso segnalare che al di la` del fatto che Karamessines e Angelton svolsero un ruolo
determinante della specifica pianificazione mentre Richard Ober svolse il ruolo di responsabile
delle operazioni speciali nel contesto del controspionaggio (ruolo che avra` poi modo di concretizzarsi
con p.e. l’archiviazione elettronica di 300mila americani schedati in HYDRA).
2 Come chiaramente sottolineato nel volume della Rand sul concetto di Netwar (cap. III, p. 4)
nel Chiapas vi era—prima di Marcos—la presenza potente e capillare di Rur che—attraverso la
Diocesi di San Las de Cristo´ bal Casas — svolse un ruolo chiave nella mobilitazione politico degli
A distanza di trent’anni, Boff (e non solo) ha proseguito sulla strada del dissenso
religioso sottolineando la fondamentale importanza dei nuovi movimenti e
sottolineando i loro motivi ispiratori sul piano ideologico (l’umanesimo radicale
o il socialismo). Tuttavia rispetto al passato (anni ’70 per intenderci) l’importanza
teologica di Boff si e` arricchita con l’enfasi posta sull’ecologia profonda 3 e sulla
mistica. Sul piano strettamente politico, l’unica alternativa perseguibile concretamente
e` quella della democrazia partecipativa e della consapevolezza della
assoluta erroneita` dell’occidentalcentrismo che e` stato la causa dei maggiori danni
(materiali e spirituali) per l’America Latina. Non a caso il capitalismo — sua
diretta conseguenza — ha attuato una logica perversa contro la quale e` sorta la
Tdl che ha recuperato gli ideali nobili e umanitari del migliore socialismo.
155
indigeni. Si pensi—a tale proposito—all’Incontro indigeno nel 1974. Qui ebbe modo di ribadire
come il neoliberismo fosse totalmente contrario alla volonta` di Dio. Anche alla creazione di ONG
la Chiesa ebbe un ruolo rilevante (p. 11) e a tale riguardo si pensi alla CONPA che ebbe la propria
genesi all’interno della Diocesi di Cristo´ bal.
3 Uno dei riferimenti fondamentali per Boff e` indubbiamente S. Francesco di Assisi di cui riconosce
il contributo determinante all’ecologia mistica e quindi implicitamente ad allontanare l’occidentale
dal suo demone: il razionalismo di matrice cartesiana e baconiana.
14. L’AMERICA LATINA INTERPRETATA
DALLA RIVISTA ‘‘LATINOAMERICA’’
Per quanto non sia nostra intenzione compiere una rassegna esaustiva degli
articoli presenti sulla rivista ‘LatinoAmerica’, tuttavia — partendo dal 2000 e
giungendo fino al 2002 — prenderemo in considerazione alcune problematiche
seguendo la procedura applicata con ‘Mosaico di Pace’. Dall’insieme degli articoli
emergera` — con chiarezza — una visione terzomondista, visceralmente antiamericana
e filo castrista. D’altronde questa pubblicazione ha contributo — e
contribuisce — a sostenere la politica di Cuba (e di gran parte delle giunte di
sinistra in American Latina) in modo limpido. Superfluo osservare che questa
pubblicazione ha sostenuto — e sostiene — tutte le lotte di liberazione nell’America
Latina a cominciare da Marcos e dai Sem Terra per arrivare alla teologia
delle liberazione. Assai significative — infine — le foto che illustrano ad inizio
pagina le stragi determinate della globalizzazione USA, foto che costituiscono
un eccellente esempio di propaganda di tipo tradizionale.
1. N. 73 del 2000
Nel proprio articolo Sepulveda difende esplicitamente la lotta armata praticata
negli anni Settanta adducendo motivazioni etiche assai lontane da quelle dell’Eta.
Nel secondo articolo Galeano denuncia l’avanzare apocalittico della militarizzazione.
Nel terzo articolo Taibo II condanna senza mezzi termini il Pri di Fox definendolo
un ‘gattopardo tradizionale’. A conclusione, l’A. rivendica con orgoglio
la tradizione di liberazione di Villa e dei Tupac Amaru.
Nel quarto articolo Zanotelli condanna il NAFTA ritenuto deleterio per l’Africa.
Nel quinto articolo Chavarria si fa portavoce di Cuba difendendola e respingendo
le accuse di violazione dei diritti umani.
Nel sesto articolo Mina’ prende le difese della Baraldini chiedendone la grazia
e rivendicando con orgoglio la sua passata militanza nel movimento ‘19 maggio’.
Nel settimo articolo Abraha sottolinea con preoccupazione l’interesse USA
156
per l’Eritrea o per l’Etiopia ove la presenza delle multinazionali e` letta come una
colonizzazione.
Nell’ottavo articolo Bugliani tesse un vero e proprio elogio delle insorgenze
che dal Chiapas — con Marcos — all’Ecuador — con le Conaie — stanno ridisegnando
il volto dell’America Latina.
Nel nono articolo Cipriani ripercorre l’appoggio della Cia al golpe di Pinochet,
il coordinamento elettorale da parte del Comitato 303 e del Comitato 40
con la formulazione della Opzione II.
Nel decimo articolo mons. Casaldiga (noto esponente della Tdl brasiliana) attacca
direttamente un documento di Ratzinger.
2. N. 74/2001
Nel primo articolo Girardi analizza e condanna senza mezzi termini il Plan
Colombia.
Nel secondo articolo Cipriani analizza e critica il Plan Bolivia.
Nel terzo articolo Fornasier difende il FNCD haitiano che ha appoggiato Aristide
alle elezioni.
Nel quarto articolo Esquivel denuncia la politica USA in America Latina soffermandosi
sulla nefasta dottrina della Sicurezza
Nel quinto articolo Salvini documenta come alcuni esponenti della estrema
destra italiana (p.e. Cauchi e Delle Chiaie) abbiano attivamente collaborato
con la Dina cilena.
Nel sesto articolo Orahas tesse gli elogi di Cabral fondatore del MPLA e del
PAI 66 non dimenticando di ricordare — al lettore ingenuo — che l’Accademia
delle Scienze di Mosca lo insegn?` del titolo di dottore in scienze politiche. Cos?`
come l’A. dell’articolo ricorda di passaggio i contatti del guerrigliero con Cuba e
la Germania dell’Est! Superfluo osservare che le operazioni della PIDE sono letti
in chiave assolutamente negativa.
Nel settimo articolo Roque — ministro degli esteri cubano — accusa tutti
coloro che hanno posto un inumano embrago a Cuba (a cominciare dagli
USA).
Nell’ottavo articolo Betto oltre a difendere Cuba attacca Cordoso e la sua mefasta
politica.
3. n. 75/2001
Nel primo articolo una nuova intervista — con Montalba´n — a Marcos.
157
Nel secondo articolo Betto contrappone l’FMI (di cui si augura la scomaprsa)
al FS di Alegre.
Nel terzo articolo Ardesi difende l’indipendenza del popolo Sahrawi e della
guerriglia del FP contro il Marocco (cos?` come l’A. difende l’intifada a partire
dal 1999).
Nel quarto articolo Iglesias prende in considerazione Fort Benning in un’ottica
analoga all’Osservatorio SOA non dando alcuna credibilita` al cambiamento
in corso (la nuova denominazione e` WHINSEC).
Nel quinto articolo Girardi prende atto — con rammarico — della fine del
sogno sandinista prospettando al lettore una via alternativa: la coalizione che raccoglie
il MRS, il MDN e il PRONAL.
Nel sesto articolo Frisuno difende Ocalan.
Nel settimo articolo Stedile e Teixeira emettono una sentenza di condanna
senza appello nei confronti del governo di Cardoso sia per la politica repressiva
r.p.e. il DOPUS RURAL) che per il PRONAG.
Nell’ottavo articolo Alonso tesse gli elogi dell’economia cubana e della alta
partecipazione democratica.
Nel nono articolo la Baraldini difende le forze di resistenza portoricana alla
presenza USA ed in particolare gli Young lords, il Movimento de liberacion nacional
del quale elogia l’eroismo di figure quali Flores e Miranda.
Nel decimo articolo Masina difende la Tdl dalle paranoie di Giovanni Paolo
II e dalla svolta repressiva inaugurata dal suo pontificato.
Nell’undicesimo articolo Avicolli tesse gli elogi della letteratura cubana.
4. n. 76/2001
Nel primo articolo Smith difende Cuba e condanna gli innumerevoli tentativi
di detronizzare Castro da parte della CIA e dagli anti-castristi presenti in Florida.
Nel secondo articolo Tompkins emette una condanna assoluta di tutta la politica
USA in America Latina.
Nel terzo articolo Cipriani illustra gli aspetti essenziali del NIC allo scopo di
sottolineare le finalita` imperialistiche.
Nel quarto articolo Fernandez illustra il terrorismo di Stato attuato dagli USA
e auspica che Kissinger sia processato per crimini di guerra.
Nel quinto articolo Geleano si dice persuaso che Kissinger abbia commesso
piu` crimini di Bin Laden.
Nel sesto articolo Chiesa osserva quanto nefasta sia la situazione in Russia a
causa del neoliberismo.
158
Nel settimo articolo Ciotti emette una condanna radicale delle oligarchie finanziarie.
Nell’ottavo articolo Mina` compie un’appassionata difesa di Cuba e critica
l’atteggiamento dei DS verso Cuba.
Inoltre sottolinea l’esistenza di un’autentica liberta` a Cuba al contrario della
gran parte dei paesi dell’America Latina.
Nel nono articolo la Rivista riporta in forma integrale il discorso di Castro alla
conferenza mondiale contro il razzismo.
Nel decimo articolo Moiola difende la lotta dei Tapac Amaw e in particolare
della guerriglia Berenson.
Nell’undicesimo articolo Masina si fa portavoce dei Sem Terra.
Nel dodicesimo articolo Amado viene intervistato da Mina` al quale esprime
l’esigenza — dopo essere stato uno stalinista convinto — di costruire un socialismo
democratico.
5. n. 1/2002
Nel primo articolo Mina` difende strenuamente la Legge 185/90 e accusa
Minniti, Previti e Selva, di connivenza con le industrie delle armi attribuendo
a Pax Christi e a Nigrizia il merito di aver promosso una adeugata campagna
contro i tentativi di ‘dopare’ la 185.
Nel secondo articolo Carotenuto descrive i disastri attuati dal FMI ai danni
dell’Uraguay.
Nel terzo articolo Oldrini formula una difesa di Chiavez.
Nel quarto articolo Mina` , intervistando Montalban, elogia sia la pars costruens
che la pars destruens di Porto Alegre.
Nel quinto articolo Betto rivela i retroscena dei legami tra la famiglia Bush, il
gruppo Carlyle e Bin Laden.
Nel sesto articolo Mirkinson difende l’attivismo anti-war USA sottolineando
il pericolo di una grave limitazione dei diritti da parte della amministrazione
Bush.
Nel settimo articolo Schuldiner lancia accuse pesantissime a Sharon considerando
la sua azione politica volta a cancellare gli accordi di Oslo.
Nell’ottavo articolo Menchiu` pone uno stretto parallelismo tra Bin Laden e
Kissinger.
Nel nono articolo Piccoli documenta le convivenza tra governo, FA e gruppi
paramilitari colombiani.
Nel decimo articolo Mina` riporta integralmente l’intervento di Castro alla
Conferenza sullo sviluppo.
159
Nell’undicesimo articolo Bugliani esprime l’esigenza di ritornare all’etica del
Che.
6. n. 81/2002
Nel primo articolo Mina` tesse un vero e proprio elogio dell’operato di Chavez
e di Lula.
Nel secondo articolo Betto difende Lula riproponendo in lui la massima fiducia.
Nel terzo articolo Merino del Rio lancia accuse pesanti all’amministrazione
USA per la sua politica in Costa Rica (accusa che riguardano l’operato di Danilorich
e dell’Amm. Hill).
Nel quarto articolo la Rivista riporta per intero il manifesto di dissenso di numerosi
intellettuali contro la guerra.
Nel quinto articolo Zanotelli osserva sconcertato il progressivo riarmo atomico.
Nel sesto articolo De Marzo (arrestato dalle autorita` dell’Ecuador ed esplulso
per la sua attivita` contro l’OCP) denuncia l’immane truffa dell’ALCA.
160
15. IL CONTRIBUTO DI ENRIQUE DUSSEL
ALL’ANTAGONISMO RELIGIOSO
Come e` ampiamente noto la formazione dell’A. fu cattolica e quando sal?` al
potere Peron il padre di Ed non ebbe esitazioni ad appoggiarlo. La militanza del
giovane Ed incomincio` nel ’50 quando entro` a far parte della JAC iscrivendosi
alla Facolta` di Filosofia nel ’54 e partecipando nello stesso anno alla nascita della
DC argentina (fu fondatore del FUO e presidente del CEFYC). Attraverso la sua
militanza politica venne in contatto con Maritain di cui legge gli scritti principali
— divenendo un convinto assertore del neo-tomismo. A causa della svolta autoritaria
di Peroni, insieme alla Chiesa argentina, si mobilito` contro il peronismo.
Pur continuando in Spagna nello studio della dottrina terrorista, il viaggio ad
Israele e l’incontro con padre Gauthier lo misero di fronte all’esistenza dei preti-
operai vera e propria preistoria dela teologia della liberazione. Conclusa la tesi
di dottorato, lavoro` per due anni con Gauthier grazie al quale la vita di Ed ebbe
una svolta determinante. Recatosi a Parigi, la lettura dell’opera di Zea gli fece
comprendere i danni dell’eurocentrismo rispetto all’America Latina che studio`
servendosi della e??? di Ricoeur grazie al quale giunse alla formulazione del concetto
etico-mitico in virtu` del quale Ed riusc?` a reinterpretare la particolarita` della
cultura dell’America Latina. Inoltre Ed apprezzo` apertamente il ruolo del filosofo
francese durante il 1968. A livello storico l’approfondimento della colonizzazione
spagnola — fatto tra il ’64 e il ’66 — gli consentira` di dare fondamento
scientifico alle rivendicazioni successive, tanto quanto la teoria dela dipendenza
di Cordoso e Faletto gli consentira` di superare una visione falsata dell’America
Latina.
Anche il contributo di Heidegger permettera` a Ed di criticare l’umanesimo
europeo — o piu` esattamente gli consentira` di connettere l’Io conquisto e l’ego
cogito cartesiano. Tutto cio` portera` all’opera del 1970 con la quale gettera` le basi
della filosofia della liberazione. Elaborazione che incomincera` a parte dal 1970
— anno nel quale insegnera` all’IPLA — e proseguira` fino al 1971 in occasione
del II Congresso Nazionale di Filosofia (nel quale confluirono tutti cui filosofi
che si erano opposti al governo argentino di Ongania). Grazie alla lettura di
Marcuse, Bloch la sua riflessione pote´ precisarsi meglio. Infatti Ed fu interessato
ad approfondire la teoria e la prassi di Marcuse sia in relazione al ’60 USA che ai
movimenti di liberazione del Terzo Mondo mentre la riflessione di Bloch gli con-
161
sent?` di comprendere la grande importanza del concetto di utopia. Anche lo studio
di Levinas gli sara` molto utile perche´ lo mettera` nelle condizioni di dare spessore
storico-filosofico al concetto di altro e di comprendere la centralita` della
metafisica dell’alterita` per superare l’antologia di Heidegger. Uno dei risultati
concreti di questo innovatico percorso filosofico fu la realizzazione della Cehilan
nel 1974 nel quale ebbe modo di elaborare una contro-storia del cristianesimo
latino-americano partendo dai poveri. Non sorpende — allora — l’adesione di
Ed alla sinistra peronista di cui — p.e. — condivideva pienamente l’anti-imperialismo
USA. L’alttentato ai suo danni (ottobre del 1973) fu la conseguenza del
fatto che Ed attraverso la docenza universitaria indottrinava le menti dei giovani
attentao al quale rispose con la Declaracion De Morelva la piu` chiara elaborazione
filosofica politica della filosofia della liberazione scritta nel 1975. A livello pedagogico
la riflessione di Ed non si discosta da quella di Paolo Freire. Proprio
nel ’75 l’ennesima svolta autoritaria porto` alla espulsione dall’universita`di Ed e
alla successiva censura dei suoi volumi.
Il suo forzato elisio in Messico gli consentira` di istituzionalizzare la filosofia
della liberazione con la fondazione della AFYI nel 1982 e di chiarire le proprie
posizioni molto critiche verso Althusser, ed anche verso Marx.
Lo studio sistematico — anche a livello filologico — delle opere di Marx gli
consentira` di comprendere la grande efficacia della critica marxiana al capitalismo
e la centralita` del concetto di popolo nella riflessione di Mao — gli consentira`
di legittimare sul piano teorico la sua adesione alla sinistra peronista. Sotto il
profilo della prassi politica l’adesione di Ed al FN di Porto Alegre non e` per nulla
sorprendente ne´ tanto meno piu` ritenersi sorprendente la sua adesione al ’68
messicano (o il desiderio di veder incriminato Kissinger per crimini contro l’umanita`).
Proprio a livello politico Ed ha espresso il suo entusiasmo per i primi passi
della Rivoluzione sandinista, per la rivoluzione cubana e soprattutto per quella
zapatista (proprio riflettendo su queste rivluzioni Ed non ha mai posto sullo stesso
piano studenti e popolo ma ha ritenuto di dover attribuire esclusivo peso rivoluzionario
al popolo) cos?` come ha qualificato come totalitaria la politica di
Sharon (fra l’altro — sia detto a margine — non e` certo casuale che ben 17 articoli
in lingua italiana di Ed siano apparsi proprio sulla rivista ‘‘Concilium’’!).
Definiti i militari come poveri utili idioti, Ed esprima una valutazione estremamente
positiva della politica cubana (a tal punto che esprime il desiderio andare
a vivere a Cuba!) e un giudizio assolutamente negativo della politica di
Bush che definisce fondamentalista cristiana analoga — per pericolosita` — a
quella talebana.
162
Parte Settima
1. PREMESSA
Con questa breve sezione abbiamo voluto illustrare le posizioni politico-filosifico,
di noti intellettuali italiani e non nel contesto dell’anti-globalizzazione, dell’eco-
pacifismo, del pacifismo femminista e della filosofia della politica. Il lettore
attento—ancora una volta—avra` modo di prendere atto della sostanziale omogeneita`
delle argomentazioni attuate dagli autori contro — p.e. — l’istituzione
militare, contro le istituzioni politiche globaliste e contro il realismo politico all’insegna
del pacifismo seppure diversamente articolato.
165
2. GUERRA E DIRITTO NELLA RIFLESSIONE
GIURIDICO-POLITICA DI DE FIORES *
1. Contesto
Il contesto politico nel quale il volume dell’A. si colloca e` certamente quello
del pacifismo laico di sinistra.
Sotto il profilo dell’orientamento metodologico nell’ambito del diritto internazionale
e della politica estera i debiti vanno equamente distribuiti tra Ferrajoli,
Zolo e il Centro Riforme per lo Stato associazione che si muove all’interno della
sinistra diessina e dle PRC.
2. Analisi
Cerheremo—per quanto ci sara` possibile—di riassumere gli aspetti di maggiore
rilievo dell’opera.
Secondo l’A. il diritto e` stato costretto ‘obtorto collo’ a confrontarsi con le
nuove guerre e con la loro globalizzazione. Nel nostro Paese, durante il conflitto
in Iraq e in Kosovo, l’utilizzo da parte dell’esecutivo di ipocrite locuzioni e` stato
volto a raggirare l’art. 11 della nostra costituzione.
Cos?` come in tema di sovranita` ,quella del Parlamento e` stata svuotata di significato
attraverso il ricorso ai decreti-legge. Al di la` di queste considerazioni, copiose
interpretazioni politico-giuridiche hanno cercato di minare alla base l’indubbio
fondamento pacifista (p. 27) della nostra Costituzione. A tale proposito
l’A. dissente in misura radicale con quanti hanno cercato di cosituzionalizzare le
nuove forme di guerra a livello giuridico. Infatti, il rapporto diritto/guerra non si
presta — per l’A. — a equivoci di sorta:
1) la guerra e` una sospensione dei diritti come dimostrano chiaramente i
provvedimenti dell’amministrazione Bush;
2) provvedimenti (USA Patriot) che — seguendo Ramonet e Vidal — violano
palesemente l’habeaus corpus in modo inacettabile;
166
* L’Italia ripudia la guerra, Ediesse e CRS.
3) in particolare l’a. sottolinea — con particolare enfasi — il rischio di criminalizzazione
del dissenso no-global da parte di Cia e Fbi (p. 33) e ritiene
inammisibili i Tribunali militari istituiti ad hoc da Bush (come la prigione
di Guantanamo);
4) quanto ai provvedimenti presi in Italia questi ricalcano quelli dell’Unione
Europea e sono talmente generici da consentire indiscriminati abusi;
5) per ovviare a tutto cio` l’intervento del presidente della Repubblica e quello
della Corte costituzionale possono offrire una adeguata soluzione al rispetto
di un nocciolo duro di diritti che devono essere tutelati anche in
casi di guerra.
Indubbiamente il ripristino della inviolabilita` dei diritti e` ampiamente compromessa
dalla metamorfosi della Nato (p. 53) che colloca a latere l’ONU (la
cui abdicazione fu gia` evidente in occasione del bombardamento USA sulla Libia
e dell’attacco di Israele cui campi palestini in Libano). Ebbene di fronte alla
guerra permanente e a quella preventiva l’ONU finisce solo per svolgere un ruolo
di ‘‘protettrice della pax americana, custode del dopoguerra’’ (p. 57). A questo
punto legittimare moralmente la guerra — p.e. in occasione della necessita`di
contrastare il terrorismo — equivale a non comprendere che l’uso della forza
nulla ha a che vedere con la morale ma semmai — come ricordare Heller
(p. 68) —‘‘con la ridistribuzione del potere e della ricchezza’’. Richiamarsi allora
al concetto di guerra giusta risuta tipico di chi ha fatto venire meno il rispetto del
diritto internazionale. A tale proposito l’A. respinge — con forza e sdegno — la
legittimita` della guerra giusta sia nella accezione neo-tomista che in quella di
Walzer allo scopo di sottolinerae che — dopo la abdicazione dell’ONU —
non rimane che l’Impero (citando in modo significativo Negri e Mortellaro)
che attua una guerra di aumentamento (come quella in Afghanistan) e non guerre
umanitarie (espressione questa che nasconde la volonta` —da parte della Nato
e degli USA — di attribuirsi il ruolo di difensori del diritto e quindi — citando
Zolo — di imporre la propria egemonia). Recuperare la lezione filosofica di
Rousseau e di Kant (rigettando quella di Hegel e quella di Austin) ci consentira`
di comprendere la necessita` di trasformare l’oridinamento giuridico internazionale
in una comunita` giuridica universale secondo il dettato di Kelsern (superando
le non poche ambiguita` dello stesso filosofo, superamento reso possibile dal
contributo di Heller). Allora e solo allora — sara` comprensibile contestualizzare
in modo giuridicamente efficace l’internazionalismo, il pacifismo giuridico e relegare
la ‘‘guerra fuori della storia’’.
A tale proposito non puo` essere accettabile che la guerra torni ad essere uno
strumento ordinario della politica o torni ad essere il dispositivo naturale per la
tutela dei diritti umani. In questo senso l’A. — oltre a rifiutare la lezione di Wal-
167
zer e quella di Habermas — condivide la riflessione di Rodota` , di Zolo e di Luciani
secondo il quale un governo mondiale gia` esiste ed e` quello del FMI e della
Banca Mondiale. In conclusione, le osservazioni critiche dell’A. sono assolutamente
speculari a quelle di gran parte degli autori precedentemente analizzati
(e` fra l’altro significativo che la casa editrice del saggio sia la stessa del Rapporto
2004 che abbiano preso in considerazione) poiche´ hanno in comune una chiara
connotazione anti-USA e anti-militarista. D’altra parte, alcuni fra i piu` rilevanti
riferimenti dell’A. sono intellettuali come Zolo, Ferrajoli, Chomsky, Negri e
Mortellaro il cui terreno comune — al di la` delle differenze nell’ambito della
pars costruens — e` analogo.
168
3. GUERRA E DIRITTO NELLA RIFLESSIONE
FILOSOFICO-POLITICA DI ZOLO*
L’A. sottopone al proprio orientamento ideologico e metodologico la guerra
del Kosovo allo scopo sia di smascherare le ‘ipocrisie umanitarie’ sia di riaffermare
la sovranita` del diritto in un’ottica anti-USA (analoga a quella di Mortellaro).
E scontato che il contesto politico-ideologico dell’A. sia analogo a quello di
De Fiores, rientri cioe` nell’ambito della sinsitra pacifista (Zolo infatti si e` formato
politicamente anche grazie alla collaborazione con la rivista ‘Testimonianza’ di
Balducci).
Allo scopo di evitare qualsiasi equivoco l’A. delegittima il concetto stesso stesso
di iustum bellum ripreso da Walzer ritenendo che questo sia ‘‘un tipico strumento
di autolegittimazione della guerra (p. 43). Al di la` delle afferamzioni dei
leaders politici — coinvolti nella guerra del Kosovo (e fra questi Clinton, Albright,
Blair e D’Alema) — l’A. compie una interessante rassegna delle opinioni
di noti politologi a proposito delle reali cause della guerra per giungere alle seguenti
conclusioni:
1) questa guerra e` nata per emarginare l’Europa;
2) per controllare i corridoi che da Oriente a Occidente collegano l’Asia al
Mediterraneo (in particolare il corridoio n. 8);
3) per controllare l’area euro-asiatica in funzione anti-CSI adottando una sorta
di federalismo egemonico
e infine
4) per legittimare l’allargamento della NATO che progressivamente erodera`
l’ONU legittimando ‘‘la volonta` egemonica degli USA’’ per consentirle
‘‘l’esercizio di una sovranita` planetaria’’ (p. 65).
Tutto cio` avviene poiche´ il consiglio di sicurezza dell’ONU (nonostante i suoi
limiti) distribuisce il potere internazionale in modo ‘‘democratico’’ ostacolando
in questo modo l’egemonia USA. Proprio con questa guerra l’ONU e` stata ancora
una volta emarginata attuando una vera e propria aggressione ai danni della
169
* Chi dice umanita`, Einaudi.
ex-repubblica jugoslavia e sovvertendo in tal modo il diritto internazionale (l’A.
parla esplicitamente di ‘‘autentica eversione del diritto internazionale’’ p. 89).
Nell’illustrare le riflessioni di Cassese sulla opportunita` di trasformare l’eccezione
in regola — allo scopo di contestualizzazione giuridicamente la guerra
umanitaria — Zolo ritiene opportuno chiarire che non solo la guerra moderna
non puo` essere in alcun modo interpretata come una sanzione giuridica ma —
sotto il profilo delle conseguenza operative—puo` essere assimilata al terrorismo
(p. 114). Quanto al Tribunale dell’Aia ‘‘ha dato prova di un pregiudizio positivo
poiche´ — p.e.— non ha avviato alcuna indagine nei confronti dei comandi della
NATO’ (p. 139) che ha pianificato l’uso dell’uranio impoverito ‘‘violando le
Convenzioni di Ginevra oltre alla Convenzione dell’Aia del 1954’’ (pp. 145/
146). In definitiva, il Tribunale dell’Aja non e` stato altro che uno strumento puramente
giuridico (p. 156) e quindi del tutto pirvo di legittimita` . In conclusione
per l’A.:
1) la guerra e` stata incommensurabile e contradditoria rispetto alla tutela dei
diritti umani;
2) il loro rispetto non puo` essere affidato ad alcuna alleanza militare;
3) l’alternativa percorribile e` il dialogo interculturale;
4) le conseguenze di ogni guerra sono la devastazione ambientale e l’implementazione
dell’odio;
5) non e` accettabile che il potere internazionale sia nele mani di una ristretta
oligarchia;
6) la guerra umanitaria ha emarginato l’ONU e ha sovvertito il diritto internazionale
in mano dell’imperialismo USA.
L’unica legittima e valida reazione a questo orrore sono state le manifestazioni
a Seattle.
170
4. LA GLOBALIZZAZIONE NELLA INTERPRETAZIONE
DI RAMONET *
Secondo l’A. il fatto che il mondo attuale abbia conosciuto il trionfo del liberismo
e` un fatto nefasto. Contro di esso le proteste di Seattle sono state sacrosante
mentre il Pentagono — affetto dalla solita paranoia — puntava l’indice
proprio contro il dissenso criminalizzandolo.
Tutte queste proteste hanno trovato nelle ONG e in determinate associazioni
una adeguata risposta al predomio delle oligarchie finanziarie (la repressione che
ne e` seguita e` inacettabile!) e in particolare degli USA che attuano una logica
imperialista (americanizzando il mondo per esempio).
Nella seconda voce del dizionario — Allende — il leader politico viene definito
come la prima vittima della globalizzazione e come colui che avvio` una democrazia
autentica nel contesto del socialismo mentre le corporations, la Cia e la
Banca Mondiale erano intente a distruggere il nuovo Cile.
Nella terza voce — Altermondialismo — gli A. elogiano le alternative perseguibili
rispetto alla globalizzazione:
1) economia solidale;
2) sviluppo sostenibile;
3) solidarieta` nazionale e
4) governanza democratica a livello mondiale.
Nella quarta voce — Asse del Male — gli A. — oltre a rifiutare radicalmente
tale catalogazione — contrappongono un’altra asse del Male: quello della globalizzazione
che precede a tre livelli. Uno di questi e` il livello ideologico che si consolida
attraverso la manipolazione dell’opinione pubblica attuata da centri di ricerca
assai precisi (come l’Heritage Foundation o il Cato Institute).
Nella quinta voce — ATTAC — gli A. formulano una sorta di autoelogio —
assai compiaciuto — sottolineando che — in ultima analisi — Attac vuole liberare
le persone dal virus liberista.
Nella sesta voce — Black Bloc — gli A. compiono una difesa assai sottile la`
171
* Piccolo dizionario della globalizzazione, Ramonet/Chao/Woz´niak, Edizioni Sperling & Kuffer,
2000.
dove sottolineano che l’uso di mascherarsi durante le manifestazioni e` stato utile
per sottrarsi alle identificazioni.
Nella settima voce — Manu Chao — pur ricordando che — guarda caso! —
il cantante ha accettato di essere socio fondatore onorario di Attac — gli A. formulano
nei confronti del suo impegno politico un vero e proprio elogio.
Nell’ottava voce — Chavez — gli A. non solo ne difendono l’operato ma si
mostrano particolarmente soddisfatti della paura mostrata dagli USA per la politica
estera inaugurata.
Nella nona voce — CNSTP — viene difesa una forma di nuovo sindacalismo
e viene difesa la lotta del CP contro gli OGM.
Nella decima voce — FMI — tutto l’operato della organizzazione e` condannato
radicalmente sia per le conseguenze sia perche´ esso rappresenta ‘‘la struttura
mondiale dell’imperialismo moderno’’ (p. 165).
Nella undicesima voce — FS — il programma del Forum mondiale e` — ovviamente
— difeso a trecentosessanta gradi perche´ rappresenta una sorta di
coordinamento mondiale anti-liberista. Nel suo ambito trova spazio anche France
Liberte´ s l’associazione di Danielle Mitterand la cui prassi antagonista e` particolarmente
cara agli autori.
Nella dodicesima voce — Genova — gli A., oltre a definire la citta` ligure la
‘Seattle d’Europa’, osservano correttamente il radicamento profondo nel nostro
paese dell’associazionismo laico e cattolico (che e` stato il motore propulsivo della
manifestazioni) e ne difendono le istanze (non dopo aver elogiato l’attivita` di Indymedia).
Nella tredicesima voce—Giovanni Paolo II—attraverso una lettura parziale
e faziosa insieme gli A. vorrebbero fare del Papa una sorta di difensore dell’antiglobalizzazione.
Nella quattordicesima voce — Guerra di occupazione — dopo aver elogiato
il programma e la prassi di Greenpeace (pp. 221/222). Gli A. sostengono che
l’interrentismo USA e` la conseguenza di una grave crisi finanziaria alla quale
gli USA riprendono con la guerra, che consentira` loro di controllare e risorse petrolifere
(p.e. del Golfo). A conclusione della voce gli A. auspicano — implicitamente
— una contrapposizione europea con gli USA che faccia da contro-altare
all’egemonia USA, contrapposizione — aggiungiamo noi — che per rafforzarsi
dovra` tenere conto dell’America Latina (di Lulax e Chavez in particolare),
della Cina e della Russia. In particolare gli A. — a piu` riprese — pongono l’enfasi
sulla opportunita` storica che Germania e Francia hanno di contrapporsi alla
politica unilaterale USA.
Nella quindicesima voce — dopo aver elogiato Chomsky e la Klein — gli A.
non risparmiano elogi alla Rete di Lilliput.
Nella sedicesima voce — dopo aver elogiato Lula e Marcos — gli A. difen-
172
dono il progetto di creare un osservatorio permanente sulla manipolazione informativa
delle corporations e dell’imperialismo.
Nella diciassettesima voce, dopo aver condannato senza mezzi termini le
ONG asserite alle comporations o all’imperialismo USA (come ad Haiti), gli
A. riconoscono il ruolo determinante delle ONG tradizionali e di quelle nuove
(come ATTAC e il FS) che daranno un contributo determinante alla lotta contro
il neoliberismo.
Nella diciottesima voce—elogiata l’opera meritoria di Moore—gli A. si soffermano
a sottolineare il ruolo determinante del pacifismo attuale (laico e cattolico)
ricordando il contributo di La Pira, della CND in UK, di Capitini e soprattutto
di quello attuale che — con il FS — ha acquisito una dimensione planetaria.
Nella diciannovesima voce — condannato il Patriot ACT con organizzazione
analoghe a quelle gia` viste con il giurista italiano De Fiores — le critiche rivolte
alle reali finalita` del Plan Colombio e del Plan Panama sono rotte e non lascino
adito a dubbio.
Nella ventesima voce — dopo aver elogiato programma e prassi del MST —
gli A. non risparmiamo elogi al nuovo protagonismo della societa` civile che si e`
organizzata attraverso le ONG.
Nella ventunesima voce — terrorismo — gli A. — come gia` aveva fatto
Chomsky — sostengono che proprio gli USA hanno promosso una delle forme
piu` spietate di terrorismo, quelle anti-comunista e l’espressione ‘azione terrorista’
puo` esere usata sia per Begin (ex capo dell’Irgun) che per le FARC.
Nella ventuduesima voce — Tute bianche — gli A. sottoineano la positiva
capacita` di creare legami o fare rete con altri movimenti dimostrando la loro abilita`
.
Analoghe valutazioni vengono formulate nei confronti di Ya Basta! e dello
zapatismo nei cui confronti gli A. mostrano la massima fiducia.
173
5. LA RIFLESSIONE ANTI-REALISTA
DI EKKEHART KRIPPENDORF*
Se fino a questo momento la politica si e` costruita a partire da paradigmi disumanizzati
(caratteristici d’altronde del realismo politico) l’unica alternativa
perseguibile e` una politica estera dal basso promossa ‘‘da gruppi sociali che si
intromettono nelle faccende interne degli Stati’’ per tutelare p.e. i diritti umani
violati. Uno dei primi esempi furono le ONG anglosassoni sorte tra il 1843 e il
1846 mentre per venire ai giorni nostri, non c’e` dubbio che AI (nata nel 1961)
abbia attuato questa politica dal basso Concretamente — a partire dal ’91 — la
UPO rappresenta — secondo l’A. — una delle migliori forme di alternativa alla
politica tradizionale almeno quanto l’HCA. Ma uno degli eventi che risquote
l’entusiasmo dell’A. e` la manifestazione del febbraio 2003 grazie alla quale si e`
costruita informalmente una societa` mondiale dal basso. Al di la` delle condanne
scontate rivolte ai provvedimenti anti-terrorismo di Bush, l’A. auspica una Europa
completamente differente da quella attuale, un’Europa che attui ‘‘una cooperazione
sociale, economica e culturale’’ grazie alla quale sara` possibile battere il
terrorismo. Quanto alla guerra in Kosovo — guerra criminale — l’entrate in
guerra della Germania e` inammissibile tanto quanto inaccetabile che un ex-verde
pacifista quale Fischer abbia potuto dare il proprio plauso. Un adeguato programma
alternativo ci e` offerto dall’A., programma che per la sua essenzialita`
puo` agevolmente essere riassunto nel modo seguente:
1) essere di sinistra equivale a protestare contro tutte le ingiustizie (privilegi,
sfruttamenti e divisione della societa` ). Marx ha certamente fornito una interpretazione
scientifica della disuglianza;
2) essere di sinistra significa mettere in discussione il potere e non aspirare a
conseguirlo poiche´ le strutture gerarchiche non sono accettabili (ndr risulta
abbastanza chiaro che l’A. sta riformulando l’ottocentesco programma
anarchico!). Proprio per questa ragione l’anti-militarismo e` nel Dna della
sinistra radicale;
3) se cio` e` vero la non violenza e la disubbidienza civile sono metodi indi-
174
* Ekkehart Krippendorff, Critica della politica estera.
Ekkehart Krippendorff, L’arte di non essere governati.
spensabili per la sinistra e per questa ragione si deve rifiutare qualsiasi
compromesso tattico e qualsiasi istituzionalizzazione all’interno di un partito.
Alla luce delle considerazioni precedenti quali sono le valutazioni dell’A. sulle
istituzioni militari?
Vediamole in breve
1) le spese militari sottraggono risorse a quelle della sanita` e dell’istruzione;
2) i danni ambientali determinati dalle FA sono elevatissimi;
3) le FA rappresentano la parte piu` oscura della storia;
4) Stato e FA sono una unita` indissolubile;
5) la politica attuata da Adenauer fu un errore macroscopico e fatale insieme;
6) l’educazione militare mira a spersonalizzare e a disumanizzare l’individuo;
7) l’unica reale funzione della istituzione militare — al di la` della usuale demagogia
— e` ‘‘la conquista e il consolidamento del potere’’ (p. 236);
8) nonostante le apparenze e` proprio l’apparato militare a controllare le principali
scelte economiche e sociali;
9) allo stato attuale questa istituzione e` un vero e proprio cancro (...) poiche´
‘‘si riproduce a spese della societa` civile’’ (p. 237).
In conclusione per l’A. l’istituzione militare: ‘‘e` la piu` pericolosa e piu` avversa
alla vita (fra le altre istituzioni ndr) e anche la piu` onerosa che mai sia stata inventata’’
(p. 240).
E dunque mai esistita nella storia recente una alternativa? Per l’A. la risposta
e` positiva poiche´ proprio Gandhi ne rappresenta la concreta realizzazione. Che
cosa ha Gandhi se non la vittoria della morale sulla politica? Anche gli aforismi
di Lao-tzu sono una buona alternativa almeno quanto le riflessioni di Schiller.
Sulla educazione estetica autentica formazione in grado di deligittimare potere
e dominio.
175
6. LA RIFLESSIONE ECOPACIFISTA DI ARN NAESS *
Quale implicazioni determina — sul piano politico — l’ecosofia? Attraverso
quali strumenti l’ecosofia puo` trovare concreta applicazione? A questi cruciali
interrogativi l’A. risponde nel modo seguente:
1) tutti coloro che praticano l’ecologia profonda devono impegnarsi politicamente;
2) gli attivisti devono conoscere la meccanica del potere all’interno delle corporations;
3) i partiti verdi devono avere al loro interno esperti in diversi settori o ambiti;
4) le politiche economiche di USA e dell’URSS sono risultate fallimentari e
una alternativa ad esse e` il decentramento;
5) l’attivista deve promuovere il proprio dissenso nei confronti della massificazione
del termpo libero.
A livello di modalita` operative quella per eccellenza non potra` che essere l’azione
diretta non violenta indicata da Gandhi (pp. 184/186) e a livello di finalita`
generale certamente la piu` importante e` quella di attuare una ‘‘trasformazione
radicale della nostra societa` industriale’’ (p.e. attraverso la realizzazione di un
partito ad hoc) realizzata attraverso piccoli passi servendosi del socialismo quale
pars destruens rispetto al capitalismo.
Infatti l’ecologia profonda — oltre a proporre l’abolizione della proprieta` —
mira ‘‘a una democrazia diretta’’ e ad applicare un disarmo unilaterale proponendo
la DPN al’interno della Nato (e` forse questa una delle proposte piu` bizzarre
che abbiamo mai preso in considerazione).
Complessivamente l’abbinamento dell’ecosofia alla non violenza si attua in un
contesto squisitamente religioso (p. 247) e anti-cartesiano (oltre che anti-razionalistico).
176
* Arn Naess, Ecosofia.
7. LA RIFLESSIONE SULLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
E SULLA NON VIOLENZA DI ALDO CAPITINI *
Solo la non violenza (da adesso NV ndr) e` in grado di valorizzare l’individuo
senza escludere uno strettissimo legame con i propri simili. Al contrario Stati,
partiti e sette usano una forma tradizionale di potere (la coercizione p.e. o la tortura)
e creano una falsa democrazia (p. 90). Certo nella pars destruens Marx e
Lenin ci hanno fatto comprendere la possibilita` di superare la falsa democrazia
ma le loro riflessioni sono impregnate di autoritarismo (come si evince dalla possibilita`
— contemplata dai loro sistemi — di ricorrere alla violenza rivoluzionaria).
Al contrario, la democrazia alla quale mirano, dovra` costruirsi sulla non violenza.
La guerra, infatti, e` un’assurda manifestazione della natura (ed e` certamente
la piu` crudele) e va completamente rifiutata. Tuttavia — precisa in modo
significativo Capitini—il salto dalla violenza classica alla non violenza non potra`
non passare che attraverso una fase intermedia e cioe` la guerriglia (che e` limitatamente
giustificabile quando nasce dagli oppressi). Perche´ la ANV sia efficace
sara` opportuno che venga attuata da un numero elevato di persone che ‘‘blocchino
il potere con le tecniche non violente’’ (p. 94) (D’altronde e` propria la persistenza
della guerra all’interno degli stati ad impedire l’affermarsi della ANV).
In defintiiva mentre la guerriglia e` una scelta immediata al contrario la ANV e`
frutto di una lunga preparazione interiore; mentre la guerriglia riconosce i limiti
della democrazia rappresentativa proponendo il partito unico (Capitini pensa a
Lenin e a Castro) al contrario la ANV vuole attuare la massima democratizzazione,
abbinata al metodo elettorale, attraverso ‘‘un vastissimo controllo’’ (p. 98);
mentre la guerriglia non ha alcuno scrupolo nell’eliminare la liberta` altrui, al contrario
la ANV non puo` accettare una conseguenza cos?` devastante. Rispetto alle
leggi e` importante che la norma giuridica razionalizzi ma e` altrettanto importante
—come nel caso dell’ODC e della pena capitale—ubbidire attivamente (secondo
l’espressione di Kant) cioe` rifiutare di accettare leggi ingiuste attraverso la
ANV adottando un atteggiamento onesto e manifesto. Ma tutto cio` e` accettabile
solo nella misura in cui si fonda la ANV sulla teoria della compresenza che ci
177
* Aldo Capitini, Il potere di tutti.
consente di aprirci all’altro e che ci consenta di disporre — accanto alla realta`
della natura e della storia — anche di una realta` trascendente. Concretamente
la ANV si puo` attuare solo attraverso la partecipazione comunitaria — che altro
non e` che la democrazia partecipata che abbiamo gia` avuto modo di illustrare
cioe` attraverso la realizzazione di una ‘‘vastissima rete di organi dal basso’’
(p. 110) che oltrepassi sia il capitalismo che il comunismo, che ci metta nelle condizioni
di ridurre la durata del potere e accettare il diritto di revoca, che ci consenta
di creare organismi intermedi per aumentare il controlo e diminuire il rischio
del centralismo e, infine, che consenta alla ’public opinion’ di proporre e
criticare. Fra le conseguenze piu` evidenti di questo progetto avremo
1) il rifiuto integrale delle F.A.;
2) il conseguente rifiuto della guerra, della guerriglia e della tortura e infine
3) il rifiuto della religione tradizionale 1.
Se si applica tutto cio` al problema specifico del Terzo Mondo le proposte
concrete dell’A. si possono agevolmente sintetizzare nel seguente modo:
1) la lotta per la liberazione va condotta usando la ANV e infine
2) creando una federazione orizzontale e non violenta di regioni del Terzo
Mondo per riuscire ad esercitare una forte pressione sull’ONU.
Quanto alle conseguenze nell’ambito di un qualsiasi stato, queste possono —
in breve sostanza — ridursi ad una: i COS dovranno ‘‘creare una mobilitazione
permanente’’ per controllare tutti gli aspetti della politica (interna ed estera) e
criticare gli aspetti negativi o denunciarne le nefandezze. Nel settore universitario
questa nuova forma mentis attuata dalla NV, portera` a rivedere profodamente
l’attuale politica universitaria che dovra` ispirarsi alle seguenti forme:
1) l’educazione civica degli studenti universitari e` essenziale (anche per combattere
il qualunquismo dilagante);
2) assicurare la piena liberta` di coscienza di docenti e studenti;
3) docenti e studenti dovrebbero dedicarsi alla educazione popolare (al di
fuori del contesto universitario);
4) gli studenti dovrebbero contribuire all’autogoverno dell’universita` ;
5) attuare lavori di gruppo all’interno dei dipartimenti;
6) attuare una educazione—da parte dei docenti—ad personam con l’aiuto
di assistenti e laureandi;
178
1 E ` fondamentale osservare che queste conclusioni - solo in parte - traggono ispirazione dalle
riflessini di Lenin sulla Comune di Parigi mentre i riferimenti fondamentali per l’A. fuorno Cristo,
San Francesco, Gandhi e M.L. King autori presso i quali la religione svolge un ruolo preminente.
7) creare — con gli studenti — commissioni di controllo sugli esami e sulla
vita universitaria in generale.
A tale proposito — proprio nel gennaio-febbraio del ’68 — l’A. prese apertamente
le difese di quegli studenti che avevano occupato l’universita` proponendo
loro una serie di riforme:
1) era necessario organizzare assemblee di frequente con deleghe rinnovabili
o revocabili;
2) il giuramento allo stato da parte dei docenti non poteva essere piu` accettabile
e infine
3) era necessario introdurre la logica non violenta anche nell’ambito unniversitario
come in quello sindacale (contesto che dovrebbe avere un maggiore
protagonismo).
Particolarmente significativo e` l’articolo dell’agosto del 1963 poiche´ — con
particolare enfasi Capitini—oltre a ribadire la centralita` del metodo non violento
— formula una critica radicale alla societa` attuale che si e` costruita secondo una
logica oligarchica alla quale, i cittadini consapevoli, devono opporre la tecnica
NV e della disubbedienza civile. Per incrementare tutto cio` l’educazione 2 svolge
un ruolo decisivo, educazione che dovra` essere attuata in tutti i contesti possibili.
In definitiva non bisogna avere alcuna remora nell’opporsi allo Stato Impero
e al neo-capitalismo attraverso una rivoluzione che cambi ‘‘il possesso del potere,
le strutture della societa` e gli animi delle persone’’, insomma una rivoluzione la
cui radicalita` e` analoga a quella anarchica.
Naturalmente rispetto agli approcci classici della rivoluzione, l’A. opta per
l’abbinamento tra non violenza e democrazia diretta (non violenza — la ribadiano
— che deve collocarsi all’interno di uno specifico contesto metafisico quello
della compresenza) in opposizione all’ipocrisia dell’occidente, ai cappellani militari
che tradiscono il vangelo, per creare —in alternativa— comunita` autonome
a partire da piccoli gruppi che ‘‘possono fondersi su posizioni strenue, fare emergere
orientamenti chiari e ostinati, anche se saranno detti utopistici’’ (p. 446).
179
2 Proprio l’educazione e` un aspetto particolarmente significativo - poiche´ - e` all’interno delle
strutture esistenti che l’educatore-profeta puo` attuare una formazione assai lontana da quella usuale
e che possiamo sintetizzare nel modo seguente:
1) l’aspetto democratico della scuola e` la prima condizione per una scuola riformata;
2) il maestro dovra` togliere dai testi scolastici tutto cio` che vi sia di militarista e di imperialista;
3) bisognera` porre l’enfasi sui movimenti della pace per dare una lettura diversa della storia;
4) bisognera` dividere la classe in gruppi per abituarli alla libera discussione e alla critica della
realta` esistente;
5) e infine sara` necessario porre l’ enfasi sul ruolo cruciale dell’ONU.
8. LA RIFLESSIONE FILOSOFICO-POLITICA
DI GIULIANO PONTARA*
Che sulla scena mondiale si siano affacciati nuovi protagonisti (ONG, movimenti
per la pace) non c’e` dubbio.
E cio` e` un buon rimedio di fronte al dilagare delle nuove guerre che altro non
sono che la manifestazione piu` eclatante della violenza che:
1) riduce la possibilita` di mediazione e
2) riduce la possibilita` di giungere a compromessi accettabili.
Violenza che alimenta la deumanizzazione, che porta alla distorsione dei fatti
e alla manipolazione del pensiero attraverso la propaganda, che rafforza il ruolo
delle istituzioni autoritarie per eccellenza: quelle militari. le quali vedono rafforzare
il loro ruolo grazie alla diffusione planetaria del capitalismo la cui natura e`
profondamente totalitaria (sia sul lato economico che dal punto di vista della
propaganda). E ` chiaro che alcuni dei rimedi da prendere in considerazione
non potranno che essere: l’educazione alla pace, l’arte della diplomazione tradizionale
e popolare, la drastica riduzione delle spese militari, la conversione dell’industria
bellica, l’abbinamento della democrazia al socialismo (secondo la formula
capitiniana) per realizzare una morale e un sistema giuridico planetario. In
particolare, la realizzazione di una morale planetaria richiedera` la costruzione di
una personalita` non violenta le cui caratteristiche principali dovranno essere:
1) la proibizione di metodi di lotta violenti;
2) la capacita` di individuare la violenza a vari livelli;
3) la capacita` empatica (cioe` la capacita` di identificarsi con i piu` deboli e
avere il desiderio che la sofferenza altrui cessi);
4) il rifiuto della morale formalistica dell’obbedienza (che ha raggiunto il
proprio apice nel nazismo) che dovra` essere rivolto a tutte le strutture
autoritarie (si veda p.e. l’esempio di don Milani) promuovendo la` dove
necessario ‘‘atti di disobbedienza e di insurbordinazione civile non violenta’’
(p. 54);
5) la fiducia negli altri che porta al conseguente rifiuto del principio e del-
180
* La personalita` non violenta / Guerre, disubbedienza civile, non violenta /.
l’equilibrio di potenza, al rifiuto di disumanizzare l’altro e quindi al rifiuto
del potere militare che ha giustificato la militarizzazione della societa` e
l’imperialismo;
6) la disponibilita` al dialogo che presuppone la modestia e la consapevolezza
di non avere la verita` assoluta in campo etico-politico;
7) la mitezza con la quale si devono rifiutare le dicotomie tra vincitore e vinto
e tra amico e nemico;
8) il coraggio o la non violenza del forte;
9) l’abnegazione non violenta che, come ricordava Gandhi (p. 66), si deve
far carico delle sofferenze altrui;
10) la pazienza.
Tuttavia l’A. (p. 68) dopo aver sottolineato quanto ideale sia il ritratto della
personalita` non violenta, nella pagina successiva precisa che in determinate situazioni
il ricorso alla violenza armata sia lecito. La costruzione di una tale personalita`
puo` essere innata— oltre che di origine familiare —all’interno della scuola
(come indicato da Capitini), istituzione questa che dovrebbe educare alla vigilanza
critica verso l’ideologia imperante (da attuarsi fra i 15/20 anni), che
dovrebbe promuovere una societa` democratica e non violenta anche attraverso
il lavoro di gruppo in classe, che dovrebbe favorire il controllo dal basso, e infine
la dissacrazione della guerra e del militarismo 1.
Quali tecniche dovra` attuare la personalita` non violenta per affermare il proprio
punto di vista? Oltre alle tecniche non violente la disubbidienza civile (da
ora DS ndr) dovra` essere ampiamente usata. Ma perche´ vi sia DS e` necesssario
partire da presupposti precisi:
1) la DS deve essere rivolta alle leggi esistenti e deve essere una trasgressione
internazionale;
2) la DS deve avere una natura morale (il soggetto che la pratica lo fa perche´
in coscienza ritiene che la norma sia moralmente non accettabile);
3) lo scopo della DS deve essere quasi sempre politico (p.e. l’ODC) e
4) la DS deve possedere — inoltre — le seguenti caratteristiche:
a) deve essere pubblica;
b) deve essere notificata prima che avvenga;
c) deve attuarsi in modo non violento e infine
d) il soggetto che la pratica deve sottomettersi volontariamente alle punizioni
che gli verrano inflitte.
181
1 Al di la` della demagogia dispensata dall’A., la visione che emerge e` finalizzata a sabotare il
sistema dall’interno attuando una vera e propria guerra psicologica.
L’A. — per illustrare — la propria tesi cita due noti esempi:
a) quelle di alcuni attivisti che entrarono all’interno della DCC nel ’69 a
Washington e
b) Leanon del Comitato dei 100 in UK nel ’61.
Sotto il profilo filosofico la DC presuppone:
1) la distinzione tra diritto e morale e
2) la distinzione tra Stato e individuo
Distinzione vanificata da Hegel e affermata con forza da Locke e Mill.
Alla luce di questa filosofia, quale valutazione potra` dare mai l’attivista che
pratica la DS sulla guerra? Un giudizio di radicale condanna naturalmente. Quale
valutazione — infine — dara` nei confronti della dottrina delle guerra giusta?
La risposta e` prevedibile: ‘‘(...) in base ai principi della dottrina della guerra
giusta nessuna guerra moderna puo` essere dichiarata giusta’’ (p. 53) e quindi nessuna
guerra puo` avere una legittima morale.
182
9. LA RIFLESSIONE POLITICO-RELIGIOSA DI ‘‘RE NUDO’’ *
Ci sembra utile portare avanti la nostra riflessione sull’antagonismo eco-pacifista
illustrando la tesi di intellettuali che hanno saputo abbinare in modo originale
la controcultura (p.e. la rivista ‘Re Nudo’) con la riflessione religiosa di
Osho. Inoltre, questa breve analisi ci permettera` di dimostrare quanto una parte
della new age abbia anticipato alcune tematiche analoghe a quelle del movimento
no-global. Procediamo in senso contrario—rispetto alla impostazione del volume
— iniziando il nostro discorso dalla Appendice prima (‘‘Frammenti di un
programma possibile’’). In primo luogo, gli A. risconoscono il loro immenso debito
di riconoscenza all’opera di Osho (p. 70) grazie al quale hanno compreso
come solo la scienza e l’arte — affrancate dalla attuale dimensione — sarebbero
in grado di governare in modo rivoluzionario il mondo spazzando via la politica
che ancora adesso si costruisce sulla logica della potenza e/o del dominio. In secondo
luogo — gli A. in modo sfumato e ambiguo — propongono una serie di
alternative ai contenuti educativi attuali, alternative che altro non sono che quelle
praticate nell’Ashram di Osho a Poona (in India): dalla bioenergetica alle tecniche
di consapevolezza sensoriale (pp. 73/75). In terzo luogo, a livello di politica
estera, propongono la sospensione delle ricerche connesse all’uso bellico della
energia nucleare, il superamento della ‘‘potere militare per risolvere i problemi’’
(p. 76) (in alternativa basterebbe un unico esercito sotto l’egida ONU), l’applicazione
di una politica di stretto controllo delle nascite, la radicale riconversione
del servizio militare in servizio civile e la trasformazione ‘‘delle caserme in grandi
laboratori per un armonico sviluppo fisico e neutrale’’ (in altri termini in centri
di meditazione Osho) caserme — che detto per inciso — sono paragonate ai lager
nazisti (p. 78), la legalizzazione di tutte le droghe e lo stanziamento di fondi
per produrre droghe con effetti collaterali minimi (p. 82). In quarto luogo, pur
riconoscendo il valore del comunismo (della cui scomparsa certo non si rallegrano!)
dimostrano anche un vivissimo apprezzamento verso il movimento anarchico.
In altri termini auspicano la realizzazione del socialismo privo delle implica-
183
* A.V., Politica e Zen. Un nuovo manifesto.
zioni nefaste ampiamente note. In quinto luogo, dopo aver formulato una interpretazione
della scienza cara all’irrazionalismo novecentesco, sottolineano (p. 99)
il contributo determinante del femminismo (pp. 99/101). In sesto luogo, per
cambiare la realta` attuale, sarebbe opportuno rendersi conto della profonda differenza
tra Oriente e Occidente e come la filosofia dell’Oriente sia di gran lunga
migliore di quella occidentale. In generale, attraverso la meditazione (secondo le
modalita` di Osho) e` possibile decondizionarsi profondamente. Importante ammissione
questa poiche´ ci consente di comprendere chiaramente quanto fondamentale
sia il lavoro psicologico da compiere su se stessi. Non e` un modo eufemistico
per affermare che chi condivide questa impostazione deve attuare — lo
voglia o meno — una guerra psicologica contro il sistema?
A dimostrazione di cio` (v. pp. 19/24) l’attacco al concetto di Stato in quanto
tale e` analogo a quello portato avanti (dal 1600!) degli anarchici.
184
10. LA RIFLESSIONE FEMMINISTA DELLA RUDDICK *
Dopo aver paragonato nazismo e maccartismo, dopo aver precisato la propria
condivisione relativa alla filosofia della conosocenza delle Women Ways of Knowing
(fortemente relativista) e aver riconosciuto il proprio debito verso la Hartsock,
formula (p. 172) una precisazione fondamentale sulla violenza: un autentico
pacifismo non violento deve combattere la violenza a tutto tondo e in qualsiasi
contesto. In particoare negli USA la retorica guerraf ondaia si combina
con la burocrazia professionalizzata e la tecnologia dando esito ad una miscela
esplosiva.
Al militarismo misogeno (che svilisce la donna), all’indottrinamento perverso
compiuto dalla istituzione militare (indottrinamento che snatura il soggetto), al
pensiero militarista per il quale il corpo e` privo di reale autonomia perche´ strumento
per fini ‘superiori’, l’A. contrappone la lezione della Woolf, della Coldicott
per giungere alla conclusione — in un’ottica di pacifismo femminista — che
solo la pratica materna e` in grado di sconfiggere il pensiero militarista poiche´ essa
spontaneamente adotta una forma mentis non violenta. La donna che si fa
promotrice della NV deve ispirarsi a ‘‘quattro ideali: rinuncia, resistenza, riconciliazione
e difesa della pace’’ (p. 200). Anche per l’A. il riferimento a Gandhi e`
d’obbligo soprattutto in relazione al concetto di Ahimssa e alla resistenza passiva
(p. 209). Significativamente l’A. sottolinea l’importanza dei contributi di Sharp e
di Muller (nota 3, p. 227) — riconoscimento fondamentale per le nostre finalita` -
ma ricorda soprattutto l’eroica resistenza delle madri argentine e cilene.
185
* Sara Ruddick, Il pensiero materno.
11. NOTE SULLA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
IN DANILO DOLCI
Secondo lo studioso norvegese Galtung l’antagonismo dolciano era rivolto al
rifiuto dello Stato capitalistico, al rifiuto della Chiesa autoritaria, alla critica radicale
delle gerarchie e tale posizione si concretava ora attraverso una pedagogia
maieutica anti-autoritaria ora attuando lotte che costruissero alternative attraverso
l’ANV ora, infine, progettando una societa` alternativa. In questa direzione, la
promozine dell’ODC, la realizzazione di centri popolari autogestiti, e dunque
lontani da un’organizzazione gerarchica, costituiscono strumenti tipici della conflittualita`
non convenzionale che l’A. applichera` in Sicilia (come aveva fatto
Gandhi in India o Capitini a Perugia). E ` significativo, dal nostro punto di vista,
che l’opera dolciana abbia riscosso particolare consenso presso Freire e Chomsky
(fra gli altri). Anche la fondazione di una radio libera del 1970 rientrava nel
piu` ampio progetto di costruire alternative antagoniste alla societa` del dominio
tanto quanto l’anti-militarismo radicale, le azioni di denuncia, le marce popolari
l’utilizzazione — alternativamente — del digiuno individuale o di quello colletivo
la realizzazine di un centro antagonista — come il Centro Studi e Innovative di
Partinico e il Centro sperimentale di Mirto attraverso i quali attuera` in modo
coordinato sia l’ANV che la Guerra psicologica — e infine — la realizzazione
di una democrazia dal basso (analoga a quella capitaniana) 1.
186
1 E ` estremamente significativa la ripresa in USA, UK e Italia di una strategia volta a promuovere
e incoraggiare il dissenso all’interno delle F.A. (attuato durante la guerra del Vietnam in USA
e dai PID in Italia durante gli anni Settanta). A tale proposito, di estremo interesse sono le associazioni
americane quali Veterans For Peace, Military Families Speak Out, Gold Star Families For
Peace e l’Iraq Veternas Against the War. In Italia l’assocazione ‘‘Un ponte per...’’ sta usando modalita`
operative analoghe a quelle dei PID quali:
1) istigazione alla disobbedienza;
2) contro-informazione attraverso proiezione di film o pubblicaizone di volumi (quale quello
di Rushton, ‘‘Riportiamoli a casa: il dissenso militare nelle forme armate USA’’;
3) proposizione di convegni (con quello organizzato a Roma il 28 marzo 2006 da ‘‘Un ponte
per...’’ e coordinati dallo stesso Rushton).
L’insieme di queste tecniche—che furono usate anche durante la I e la II Guerra Mondiale dagli
anarchici e dai socialisti—mira a creare profonde fenditure all’interno delle F.A. alleate paralizzandole.
Al di la` della efficacia di questa campagna specifica c’e` — fra gli stessi pacifisti — chi onestamente
riconosce come la gran parte delle nobilitazione contro le guerre non realmente servite.
L’insieme di questa strumentazione doveva servire ad attuare una contrapposizione
frontale alla logica del dominio che per l’A. si realizzava attraverso:
1) la segretezza;
2) la manipolazione delle informazioni;
3) l’uso dello spionaggio;
4) collocando nei punti chiave uomini malleabili;
5) promuovendo scienziati irresponsabili;
6) promuovendo la violenza;
7) trovando convenzione e complicita` con le gerarchie ecclesiastiche.
In particolare Dawley (cocordinatore dello ‘‘Steering Committee of Historians
Against the War’’) afferma che una valutazione realistica della efficacia
dei movimenti contro la guerra non puo` che portare ad una semplice conclusione:
i movimenti per la pace non hanno, fino a questo momento, contribuito a
fermare nessuna delle guerre attuate dagli USA dall’invasione delle Filippine alla
guerra del Golfo.
187
12. STATO E LIBERTA SECONDO ROTHBARD*
Secondo, MURRAY ROTHBARD massimo esponente dell’anarco-capitalismo
del novecento, lo stato costituisce l’istituzione in assoluto piu` pericolosa
per l’affermazione e l’ampliamento della liberta` individuale.
Prendendo spunto dalla scuola austriaca di VON MISES e soprattutto dell’anarco
individualismo di TUCKER, THOREAU, e SPOONER l’autore connota
lo stato nel modo seguente:
1) lo stato ha mascherato la sua attivita` criminosa per secoli con una altisonante
retorica;
2) lo stato ha commesso omicidi di massa chiamandoli guerre;
3) per secoli lo stato ha costretto la societa` civile a prestare sevizio nelle forze
armate attraverso la coscrizione, vera e propria schiavizzazione perpetuata
in modo sistematico;
4) lo stato ha rapinato a mano armata il comune cittadino attraverso la tassazione;
5) la democrazia rappresentativa, al di la` della demagogia professata dai suoi
difensori, non e` altro che una oligarchia di natura parassitaria e fondamentalmente
criminale.
L’unica alternativa attuabile non puo` che essere l’estinzione graduale dello
stato svuotandolo di potere e significato in ogni ambito pubblico e privato
che ha occupato — dalla istruzione alla difesa, all’economia — per sostituirlo
con il mercato. Una operazione di tale portata non potra` che richiedere un tempo
di lunga durata e non potra` che essere realizzata attraverso l’educazione —
leggi guerra psicologica—rivolta ai piccoli imprenditori, agli studenti, alla classe
media operaia e alle minoranze etniche attraverso l’usuale strumentazione: la
propaganda in ambito universitario, la pubblicazione di periodici e volumi e l’organizzazione
di partiti che sappiano erodere dall’interno il santuario statale.
188
* Fonte: Murray Rothbard, Per una nuova liberta`, Liberlibri, 2004 (pp. 409-431).
13. LA DIPLOMAZIA DAL BASSO
COME ALTERNATIVA AL REALISMO POLITICO *
Secondo Simona Sharoni, femminista israeliana e docente di PEACE AND
CONFLICT RESOLUTION STUDIES presso la SCHOOL OF INTERNATIONAL
SERVICE della AMERICA UNIVERSITY, l’unica alternativa — al
logoro modello politologico del realismo politico perseguibile — e` indubbiamente
la diplomazia dal basso non per la con — osservazione dello staus quo
ma per il cambiamento strutturale. Sotto questo profilo, l’antagonismo attuato
dai movimenti sociali e il ruolo delle ONG si stanno rivelando sempre piu` in grado
di incidere nel contesto della politica interna ed internazionale. Queste ultime,
in particolare, grazie all loro natura transnazionale, sono in grado di tutelare
l’interesse pubblico realmente al contrario degli stati o dell’ONU. Concretamente
l’autrice cita l’esempio dei BEATI e, in particolare, la marcia per la pace da
Trieste a Sarajevo e l’Intifada (p. 63) come esempi di diplomazia popolare o
dal basso. Nel momento in cui la cittadinanza sara` resa consapevole della possibilita`
di trasformare radicalmente l’arena della politica internazionale, l’azione
degli stati subira` una ristrutturazione profonda, ristrutturazione che sara` tanto
piu` profonda quanto piu` le istituzioni informali della diplomazia popolare saranno
capaci di confederarsi fra loro a livello internazionale (p. 72) contro le tendenze
autoritarie dello stato, delle multinazionali e del complesso militare industriale
(p. 73).
189
* Fonte: Simona Sharoni, La logica della pace, EGA, 1997.
Parte Ottava
1. IL DISSENSO NON CONVENZIONALE
NELLA RIFLESSIONE POLITICA
DI LINGUA INGLESE
Premessa
Lo scopo di questo breve studio non e` ne´ quello di fornire al lettore una analisi
esaustiva della riflessione politica anglo-americana di ispirazione anarchica
del nostro secolo, ne´ quello di presentare uno studio sistematico sull’anti-militarismo
nel contesto della comunita` scientifica italiana. Il nostro scopo e` stato assai
piu` semplice: individuare un terreno comune — p.e. l’anti-militarismo, la disobbedienza
civile, l’azione non violenta — nelle riflessioni di intellettuali significativi
della cultura anglo-americana. Di conseguenza le esclusioni si sono rese necessarie
ed indispendabili ;quanto al dissenso in ambito scientifico, questo ha
trovato spazio in questo studio per l’esistenza di numerosi elementi di continuita`
storica e di ideologia: il contributo di Russell alla nascita del movimento Pugwash,
il dissenso anti-nucleare del filosofo inglese e, piu` in generale, il suo anti-
militarismo.
Ebbene, tutti questi aspetti hanno profondamente influenzato sia la maturazione
di una posizione anti-militarista nella realta` scientifica italiana del nostro
secolo sia le riflessioni di Fieschi sulle responsabilita` politiche della scienza.
193
2. LA RIFLESSIONE POLITICA DI CHOMSKY
1. La societa` attuale
Non c’e` dubbio che la societa` attuale — rispetto a quella degli anni Settanta
—sia migliorata sia in relazione all’ampliamento dei diritti che all’aumento della
tolleranza e della comprensione reciproca. Ma tutto cio` e` stato possibile grazie
ad un antagonismo continuo e costante nel tempo che dovra` arrivare — presto
o tardi — a modificare strutturalmente il potere e il dominio. Figure significative
come Rosa Parks dimostrano — tra l’altro — che, partendo da un determinato
backround, e` possibile incidere in modo significativo sulla struttura del potere.
Per il raggiungimento di tale obiettivo la linea strategica seguita dal New Party
o comunque di un partito costruito sulla falsariga dell’NDP canadese o del PT
brasiliano, potrebbe offrire buone possibilita` in direzione del cambiametno auspicato.
Il dato decisivo da sottolineare e` comunque l’ampliamento della democrazia,
ampliamento che ‘non deve attuarsi nell’ombra’ ma deve cambiare la sostanza
(p.e. il contributo del PKI indonesiano e` stata fondamentale) creando,
giorno per giorno, mutamenti significativi per arrivare ad una societa` libertaria
(Zinn afferma che gli attivisti dovrebbero diventare dei marotoneti) come fanno
— p.e. — i villaggi autonomi in India o i centri sociali in Colombia creando media
alternativi 1 (l’A. pur riconoscendo a breve termine l’efficacia di Marcos sottolinea
che a lungo termine la capacita` di incidere verra` meno).
2. La formazione politica
Le brevissime note sopra riportate non devono sorprendere il letore, dal momento
che sono la conseguenza di un percorso politico coerente che inizia nel
194
1 In particolare l’A. riconosce la grande rilevanza del MST e del PT che definisce ‘‘il piu` grande
partito operaio del mondo dotato di una straordinaria organizzazione’’ mentre rivolge menzioni
pesanti all’OLP controbilanciate dall’entusiasmo per Ramos Horta e Gusmao, artefici della indipendenza
di Timoy est e nei confronti di Scheizer fondatore dell’East Timor Action Network.
1947 quando incontro` Zelig Harris che determino` una svolta signficiativa sotto il
profilo della crescita professionale e dal punto di vista politico.
Per quanto concerne l’aspetto politico, la lettura degli scritti di Rosenberg —
lettura che avrebbe lasciato un segno duraturo — fu svolta proprio dietro indicazione
di Harris.
Infatti, oltre all’approccio squisitamente empirico attuato da Rosenberg, l’A.
comprese l’efficacia di un’analisi della realta` storica di tipo marxiano lontano
dall’irrigidimento metodologico di Lenin (nei confronti del quale avrebbe in seguito
manifestato la propria ostilita` ) e vicina all’interpretazione luxemburghiana.
Un altro elemento di rilievo — nel suo percorso formativo — fu svolto dal
Council For Arab - Jewish Cooperations 2 e in particolare da Melman.
A parte lo spontaneismo rivoluzionario della Luxemburg, la guerra civile spagnola
e la riflessione politiche (oltre che naturalmente linguistiche) di Humboldt
lo orientarono verso un socialismo libertaio che si sarebbe concreato ora nei kibutz
israeliani ora negli esperimenti consiliari jugoslavi.
A partire dal 1961 l’impegno militante lo portera` a criticare in modo spietato
tutta la politica estera americana (conducendolo a qualificare la maggior parte dei
leardes politici, americani — insieme ai tecnorati come MacNamara, Rostow o ai
consiglieri come Kissinger—come veri e propri criminali—e a sostenere—seppure
criticamente il movimento studentesco in qualita` di intellettuale antagonista 3,
antagonismo il suo che non gli imped?` di essere un critico lucido delle ‘teorie’di
Marcuse e di Fromm e che gli consent?` tuttavia di essere sempre solidale con i movimenti
di base. A tale proposito, basti pensare all’influenza che esercito` sull’A.
l’attivista Dunn (segretaria generale della CND dal ’58 al ’67), l’SNCC, le Black
Panther (l’a. partecipo` al funerale di Fed Hampton a Chicago nel 1969), la casa
editrice South End Press (che ha pubblicato una buona parte dei volumi dell’A.)
e la rivista ZMagazine (il cui fondatore—Mike Albert—fu in qualita` di studente
—un membro attivo del gruppo studentesco R. Luxemburg di cui l’A. era consigliere).
Dall’insieme di queste esperienze culturali e politiche emerge un profilo
ben preciso dell’intellettuale: nella misura in cui l’intellettuale e` colluso con le istituzioni
perde qualsiasi credibilita` . Al contrario, l’uomo di cultura deve seguire le
indicazioni bakuniane. Alla luce di questa tesi non sorprende ne´ il sostegno che
l’A. diede al rifiuto della leva (durante la guerra del Vietnam) ne´ il sostegno al sabotaggio
contro la guerra (p.e. nell’ottobre del 1969 difese l’azione diretta di un
gruppo di attivista di Milwaukee che brucio` i registri negli uffici di leva).
195
2 Sia chiaro — tuttavia — che l’approccio al problema ebraico dell’A. e` stato sempre anti-sionista.
3 Partecipando per esempio alla marcia sul Pentagono nel ’67, firmando appelli o petizioni,
promuovendo picchettaggi o svolgendo conferenze.
3. Intellettuale
L’intellettuale deve fare comprendere alla societa` civile che il riappropriarsi
della propria esistenza, contro chi deteneva il potere, e` un sacrosanto diritto e
cio` e` possibile grazie alla realizzazione di gruppi di base (come l’SNCC o i Freedom
Riders), purche´ si sia consapevoli che queste fondametali esperienze di per
se´ non costituiscono un’azione rivoluzionaria.
Anche l’uso della violenza — come p.e. per Zinn — e` in alcuni casi legittimo
per quanto nella maggior parte delle situazioni di resistenza l’uso della non violenza
possa rivelarsi efficace. Ad ogni modo, la combinazione di varie tattiche
puo` risultare ancora piu` utile, puo` risulatare opeativamente valida ;altrettanto
importante sarebbe la realizzazione di un partito che si facesse portavoce di
istanze antagoniste (come il PT), un partito insomma in grado di superare l’attuale
sistema economico che adotta una capillare pianificazione 4.
Una delle figure esemplari del passato, alla quale un autentico intellettuale
dovrebbe ispirarsi, e` Bakunin 5 il quale previde che due sarebbero state le categorie
di intellettuali: la prima avrebbe cercato di controllare le masse mentre la
seconda avrebbe servito gli interessi del padronato.
Insomma la conquista del potere — anche da parte dell’intellettuale —
implica un modus operandi oramai canonizzato: brutalita` , cinismo, crudelta`
etc.
In relazione al ruolo dell’intellettuale nei confronti delle istituzioni fermativa,
questo deve assumere una posizione di assoluta contrarieta` alle modalita` tradizionali
di formazione poiche´ non sono altro che forme — piu` o meno raffinate
— di indottrinamento. Al contrario, l’intelletuale deve ‘‘insegnare alla gente a
pensare da sola’’, deve farsi portavoce di un pensiero critico e indipendente 6
che induca la societa` civile a comprendere gli enormi benefici che deriverebbero
da un ampliamento del potere. In questa direzione, il conseguimento della liberta`
di parola ha comportato secoli di lotta, lotte alle quali hanno contribuito anche
intellettuali dissidenti—come Debs—o movimenti come quello per i diritti
civili 7. Ebbene, affinche´ l’ampliamento suddetto trovi modo di concretizzarsi il
piu` possibile, risulta indispensabile formulare una critica radicale al concetto di
196
4 La retorica del libero mercato e` — per l’A. — solo squallida demagogia cos?` come l’anarcocapitalismo
e` solo una aberrazione teorica che, se realizzata porterebbe alla reciproca distruzione.
5 Il marxismo non puo` costituire un’alternativa poiche´ — p.e. — la credenza in leggi storiche
e` puramente illusoria tanto quanto il concetto di dialettica e` incomprensibile.
6 In questa direzione la scuola deweyana ha dato contributi decisivi.
7 Allo stato attuale, il cyberattivismo — di cui numerosi intellettuali fanno largo uso — e`
un’ottima scelta tattica perche´ ‘‘diviene un inestimabile strumento di organizzazione politica e
di informazione’’.
Stato 8 istituzione — questa — che deve essere abbattuta ma solo sul lungo periodo
poiche´ allo stato attuale, a causa delle privatizzazioni e della devolution, il
rafforzamento del Welfare State e` indispensabile perche´ consente numerosi ed
indispensabili benefici.
Ad ogni modo, fin dal 1967, l’A. fu estremamente chiaro nell’indicare nella
resistenza un dovere indispensabile per l’intellettuale poiche´ costituiva (e costituisce)
una efficace tattica per influenzare la politica (si pensi alla organizzazione
nazionale Resist nata negli anni ’80 per organizzare la resistenza alla leva).
4. Disubbidienza civile
A partire dagli anni Sessanta, l’A. si fece portavoce della disubbidienza civile
(da ora DC ndr), sostenendo — p.e. — la legittimita` delle argomentazioni dei
Berngan (che giustificano anche l’uso del sabotaggio) e rigettando senza mezzi
termini le repliche di giornalisti asserviti al potere come Greeley. La leceita` dell’azione
diretta — infatti — risulta ampiamente giustificabile se e` in grado di arrestare
le decisioni politiche (come l’invasione in Indocina), se contribuisce a fare
prendere coscienza alla societa` civile che un atteggiamento di passivita` o di indifferenza
costituisce una scelta di oggettiva complicita` con le scelte governative
9. Al contrario la resistenza studentesca — concretizzatasi p.e. nello sciopero
generale nel 1969 — riusc?` a porre un freno alle decisioni dell’esecutivo (ridimensionando
p.e. l’invasione della Cambogia), tanto quanto la distruzione dei
registri di lega contribu?` a spezzare l’ossequio conformistico verso il potere da
parte della giovani generazioni.
La DC trovo` modo di originarsi e di ampliarsi grazie al contributo decisivo del
movimento studentesco degli anni Sessanta, movimento che contribu?` a ‘‘dissipare
l’atmosfera di compiacimento che regnava nella vita intellettuale americana’’.
5. Universita` e dissenso
Grazie al movimento studentesco vennero proposte modifiche strutturali del-
197
8 Ma naturalmente questa critica deve essere affiancata da atteggiamenti propositivi quali
quelli che ebbero modo di attuarsi con il movimento dei diritti civili ‘‘anche ha dato un contributo
indispensabile alla societa` americana’’.
9 Un esempio di acquisizione di consapevolezza politica fu l’ospitalita` concessa dagli studenti
del MIT ad un soldato disertore nel 1968 e le prime inchieste sulle convivenza tra universita` e iniziative
militari.
l’universita` quali: l’ampliamento della democrazia all’interno dell’istituzione universitaria,
‘‘La redistribuzione del potere e la riduzione dei vincoli posti alla liberta`
degli studenti’’, la necessita` di fare circolare le risposte (rompendo in tal
modo la seguitezza di alcune di esse) anche attraverso la reciproca collaborazione,
la necessita` di superare — sulla ricerca — obiettivi angusti e mediocri e di
impedire che l’istituzione universitaria perpetuasse il privilegio sociale 10.
Inoltre, il dissenso — all’interno dell’universita` — fu in grado di rivelare come
la presunta neutralita` del corpo accademico fosse al contrario oggettiva complicita`
con le istituzioni politiche, economiche e militari. Infatti, l’universita` —
per l’A. — potra` dare il proprio contributo alla societa` e alla cultura solo se diverra`
un dispositivo di critica della ideologia dominante, solo se sara` capace di
opporsi alla ‘‘voce dominante che in qualsiasi societa` e` quella dei beneficiari dello
status quo’’. Insomma anche per l’A. — come per Ricouer — il contributo
complessivo del movimento e` stato quello — con buona pace di Kennan, Glazer
e Brznezinski — di opporsi alla centralizzazione tecnocratica proponendo in alternativa
un controllo del potere dal basso e una democrazia partecipata.
6. Anarchia
Partendo dalla definizione di Rocker — secondo il quale ‘‘l’anarchia si batte
per il libero ed incondizionato sviluppo delle forze individuali e sociali’’ affrancandosi
dalla ‘‘tutela ecclesiastica e politica’’ — anche l’A. sostiene non solo la
necessita` — da parte dell’uomo libero — di smantellare tutte le forze di autorita`
e di oppressione — ma sottolinea altres?` la pericolosita` di credere che il marxismo
sia in grado di farci conseguire questi ambiziosi traguardi 11.
Al contrario l’unica via percorribile e` quella del socialismo libertario per il
quale ‘‘i rapporti di produzione capitalistica, il lavoro salariato, la competitivita` ,
l’ideologia dell’individualismo possessivo vanno considerati qualcosa di profondamente
disumano, socialismo libertario che fa propri gli aspetti migliori del liberalismo
e del socialismo, socialismo libertario che — infine — auspica il controlo
dell’economia nelle mani di libere associazioni volontarie di produttori per
usare le parole di Fourier 12.
198
10 In altri termini per l’A. quanto piu` l’universita` si avvicina all’ideale humboldtiano tanto piu`
creativa e democratica sarebbe divenuta.
11 A tale proposto, le critiche rivolte alla deriva autoritaria del marxismo sono analoghe a quelle
di Rockers, Bakumm, Buber, Pelloutier.
12 Alla luce di queste motivazioni, l’A. interpreto` il maggio ’68 come un movimento in grado
di rivitalizzare il comunismo consiliare.
7. Pacifismo rivoluzionario
Con questa espressione l’A. fa riferimento alle riflessioni di Muste, ed in particolare
al concetto di non violenza rivoluzionaria, grazie al quale e` possibile travalicare
l’acquiesciezna carattersitica degli oppressi identificandosi con le lotte
delle massa per arrivare ad un autentico progresso sociale. Infatti, solo superando
l’abitudine al conformismo e all’ubbedienza e rinunciando al potere sara` possibile
cambiare in meglio e profondamente la societa` .
Concretamente Muste applico` queste sue riflessioni analizzando la crisi internazionale
del dicembre del 1941, crisi che sfocera` nella guerra - che definira` come
un conflitto tra due gruppi di potenze per la sopravvivenza e il predomio.
L’eventuale vittoria degli alleati —che Muste previde avrebbe consentito agli
USA di conseguire un vero e prorpio predominio mondiale obiettivo questo analogo
a quello hitleriano. L’unica scelta percorribile — per Muste e per l’A. —
sarebbe stata quella di consentire a tutte le nazioni un accesso eguale ai mercati,
di ridurre drasticamente le spese militari e di promuovere una Federazione di
stati internazionali.
199
3. ASPETTI BIOGRAFICI DI EMMA GOLDMAN*
E `
difficile negare quanto determinate sia stata sull’A. l’influenza dell’anarcoindividualismo
americano (sia sufficiente pensare a figure come Emerson,
Phillips, Thoreaeu 1 che considero` il piu` grande anarchico americano, una delle
poche ‘‘stelle solitarie lontane dall’orizzonte delle folle’’) tanto e` vero che anche
per l’A. la liberta` aveva una dimensione squisitamente interiore volta a prendere
posizione in modo radicale nei confronti delle costruzione fittizie della societa` ,
nei confronti dei carcerieri dell’anima. Ma e` altrettanto arduo negare l’influenza
dell’anarcomunismo e del socialismo nella formazione del pensiero dell’autrice 2.
A tale proposito l’incontro con Beckman e con Most—nel 1889—sara` decisivo
nell’orientare le future scelte politiche di Emma. In particolare—come riconobbe
la stessa A. — fu proprio Most ad introdurla nell’anarchismo (con le opera di
Bakumn) e allo studio del marxismo—e fu sempre Most—e in seconda battuta
Berkman — a farle comprendere la rilevanza della violenza rivoluzionaria 3.
Quanto all’influenza di Berkman, questa fu s?` decisiva non solo sotto il profilo
teorico ma sotto l’aspetto morale: la forza, la tenacia, la fede totale in un’ideale,
la intransigenza dell’anarchico russo plasmarono positivamente Emma. Sotto il
profilo operativo l’organizzazione dello sciopero del 1890, in collaborazione
con i Pioneers of Liberty, fu la prima positiva esperienza di attivista non violenta,
sciopero al quale segu?` — nel 1893 — il comizio tenuto presso Union Square (in
seguito al quale fu incarcerata). L’incontro con la Michel e con le opere di Freud
le consentirono di comprendere la rilevanza di una sessualita` libera, della necessita`
di oltrepassare la concezione monogamica spingendola a difendere Wilde;la
lettura delle opere di Nietzsche la rafforzarono nella bonta` dell’individualismo
anarchico, mentre l’incontro nel 1900 con Rocker la convinsero della legittimita`
200
* Le informazioni sulla vita di Emma sono state desunte dal saggio di Paolo Salvatores ‘Red
Emma’.
1 E ` interessante osservare come nei confronti di Tucker l’A. nutrisse una viva diffidenza e antipatia.
2 Si pensi al discorso della socialista Greie che Emma ud?` nel 1887 e grazie al quale acquis?` una
prima forma di consapevolezza politica.
3 Proprio insieme a Berkam organizzo` un attentato dinamitardo contro l’imprenditore Frick.
dell’anarco-individualismo. Infine l’incontro con Robin (in Francia) la persuasero
della assoluta necessita` dei contraccettivi per la emancipazione della donna e
della utilita` di promuovere le scuole libere alla Ferrer.
Un’altra tappa decisiva sara` l’omicidio del presidente McKinley (1901) che la
indurra` a prendere coscienza della inutilita` della violenza terroristica 4, la fondazione
della lega permanente per la liberta` di parola e la nascita — il 1º marzo
1905 — della sua rivista (che durera` per 12 anni) ‘‘Mother Earth’’.
L’insieme di queste esperienze la indussero ad operare una sintesi tra anarco
individualismo e anarco-comunismo, una sintesi comunque assai instabile perche´
sbilanciata sul versante individualista. Particolarmente singificativo fu l’episodio
— svoltosi durante il giro di conferenze in America - del soldato Buwalda che
—persuaso dalle riflessioni anti-militariste di Emma—ader?` al movimento anarchico
5. Sotto il profilo editoriale la pubblicazione — nel 1911 — del saggio
‘Anarchismo, femmismo e altri saggi’ rappresenta una tappa significativa nella riflessione
dell’A. dal momento che—grazie ad esso—ebbe l’opportunita`di dare
unita` al suo pensiero e di gettare le basi del femminismo attuale 6. Fra l’altro—in
questo saggio—ebbe la possibilita` di chiarire come la liberazione o la emancipazione
della donna si dovessero concretare non nel volto ma nel rifiutare a chiunque
il diritto di decidere sul proprio corpo, nel rifiutarsi di partorire (se non quando
lo avesse desiderato) e infine nel liberarsi dal condizionamento dello Stato e
della Chiesa. Per quanto concerne l’anarcosindacalismo degli IWW—pur dimostrando
loro la massima solidarieta` umana — non condivise la centralita` del sindacato
nel processo rivoluzionario (pur attribuendosi un ruolo importante).
Un altro tema, che svolse un ruolo importante nel pensiero dell’A., fu la radicale
opposizione al primo conflitto mondilae (opposizione che Kropotkin non
condivise) condanna insieme agli IWW, al Socialist Party e al National Civil Liberties
Bureau — che raggiunse il proprio apice con la fondazione della No-
Conscription League nel 1917, associazione volta a promuovere l’ODC.
A seguito della campagna anti-militarista dalla ‘‘Mother Earth’’ Emma fu arrestata
e processata nel giugno del ’17 7 — processo che l’A. ebbe l’abilita` di
201
4 Maturazione dovuta anche all’isolamento che dovette patire e determinata dalla promulgazione
di normative repressive contro il movimento anarchico come quella del 3 marzo del 1903.
5 La rilevanza di questo episodio e` dovuta ad una semplice constatazione: l’efficacia della propaganda
e quindi della Psychological Warfare.
6 In questo saggio p.e. defin?` ‘‘Il matrimonio come un accordo economico o una sorta di contratto
assicurativo; condanno` l’ipocrisia del puntasemo che imponeva, alla donna nobile, l’asistenza
sessuale e condanno` la completa sottomissione della donna alla Chiesa e allo Stato’’, p. 208.
7 Quanto alla rivoluzione d’ottobre questa fu in un primo momento salutata con entusiasmo
mentre in un secondo momento venne dall’A. condannata a causa dela deriva autoritaria del regime
bolscevico.
sfruttare a suo vantaggio per propagandare le proprie idee — e condannata nel
luglio dello stesso anno a due anni di detenzione che duro` solo 20 mesi grazie
all’abilita` dell’avvocato Weinberg. Intanto, le istituzioni — preso atto della particolarita`
del’anarchica — attuarono una campagna di disinformazione 8 nei confronti
dell’A. coordinata dal procuratore Palner e da Hoover che riuscirono —
grazie alla collaborazione del Ministero del Lavoro—a farla espellere insieme ad
altri 200 radicali.
202
8 Tecnica che abbiamo avuto modo di sottolineare nelle appendici precedenti del volume.
4. LA RIFLESSIONE POLITICA DI EMMA GOLDMAN*
L’individuazione dei caratteri fondamentali della sua riflessione e` assai agevole
poiche´ l’A. non presenta alcun tratto ne´ di originalita` teorica - eccettuata l’enfasi
sulla problematica femminile che tuttavia riprenderel’impostazione dell’anarchismo
classico - ne´ di innovazione operativa dal momento che la Goldman
si serv?` dello strumento della propaganda (orale e scritta) il cui utilizzo fu sempre
assai ampio nel contesto sia dell’anarchismo che del socialismo.
Secondo l’A. l’anarchia e` stata (ed e` ) ‘‘la forza innovatrice piu` rivoluzionaria e
intransigente’’ che sia mai esistita poiche´ grazie ad essa l’essere umano impara a
pensare in modo critico e ad agire — di conseguenza — in modo libero — nonostante
che tutti i contesti politici, entro i quali si muove, siano autoritari. Grazie
ad essa l’essere umano prende coscienza che ‘‘dio, lo Stato e la societa` non
esistono’’ e che l’unico aspetto che veramente conta e` l’autonomia dell’individuo
(il vero pilastro della societa` ). Alla luce di queste premessa, l’individuo anarchico
— sul piano economico — non potra` mai accettare la pianificazione ma combattera`
per costruire un’economia fondata ‘‘sulle associazioni produttive e distributive
volontarie’’ che—naturalmente—non potranno ne´ dovranno essere gestite
dallo Stato che — per citare Emerson — e` fondamentalmente tirannia. Nulla di
soprendente d’altronde perche´ lo stato trae il proprio alimento dall’‘‘annullamento
della liberta` ’’ che si attua attraverso le normative giuridiche e le sanzioni
ed esige una societa` ‘‘monotona, apatica e ubbidente’’. Obiettivi—questi—che
lo stato puo` raggiungere solo attraverso l’indottrinamento e la minaccia (o l’uso)
del terrore (che trova nei tribunali, nelle istituzioni militari e poliziesche i suoi
piu` accaniti servitori).
L’alternativa non e` il socialismo riformistico che confida nelle istituzioni parlamentari
(la storia del parlamentarismo e` per l’A. ‘‘storia di fallimenti e di sconfitte’’)
ma l’azione diretta che ‘‘sfidi apertamente tutte le leggi’’ grazie alla quale
si e` affermato il suffragio universale, il sindacalismo e lo sciopero generale. Azione
diretta che ha trovato il proprio apice — politicamente parlando — solo nell’anarchia
che — e qui l’A. usa espressioni escatologiche — e` l’unica ‘‘teoria del-
203
* Il testo di riferimento e` il saggio ‘‘Anarchismo, femminismo e altri saggi’’.
l’armonia, la grande, impetuosa liberta` che sta costruendo il mondo annuncia
l’Alba’’.
Patriottismo
La valutazione — in termini generali — che l’A. ne da` e` analoga a quella di
Tolstoj per il quale era ‘‘il principio che giustifica l’addestramento degli assassini
su vasta scala’’.
Anche il patriottismo e` una forma di superstizione (analoga a quella religiosa)
ma — a differenza della religione — ‘‘e` creata artificialmente’’ per legittimare
menzogne e falsita` e — concretamente — toglie all’individuo fiducia e la dignita`
— in se stesso.
Dal momento che il patriottismo e` la conseguenza piu` rilevante del nazionalismo,
e` evidente che l’arroganza e l’egoismo ne costituiscono i tratti salienti come
e` altrettanto evidente che debba essere la povera gente a farsi carico di difenderlo
(mentre le classi dirigenti coltivano una vocazione cosmopolita che alimenta
i loro affari) e a farsi cavia di tutte le conseguenze che la sua difesa comporta
(dalla coscrizione obbligatoria alle tasse che alimentano la crescita della spesa militare).
Una delle piu` evidenti cause del patriottismo e` il sorgere della guerra che viene
alimentata dalle classi dirigenti per tutelare e ampliare i propri investimenti e
che riduce il povero soldato o ad una vita di ‘‘sottomissione servile’’ 1 o a diventare
carne da macello. Proprio per l’insieme di queste motivazioni, l’attivista
anarchico dovra` promuovere l’anti-militarismo, grazie al quale riuscira` a fare collassare
il capitalismo che si puo` perpetuare soprattutto grazie all’esercito, e dovra`
farlo all’interno delle F.A. incoraggiando la diserzione e l’ODC e dovra` — infine
—contribuire alla realizzazione di scuole (come quella di Ferrer) nelle quali l’anti-
militarismo sara` esplicitamente premesso.
204
1 In queste considerazioni come non sentire l’eco delle riflessioni di Emerson e Thoreau?
5. LA RIFLESSIONE POLITICA DI GOODMAN
Il volume dal quale desumeremo le informazioni necessarie al nostro percorso
e` una raccolta di saggi intitolata ‘‘Individuo e comunita` ’’.
1. Scuola e universita`
L’A. mostro` un interesse spiccato nei confronti della riflessione pedagogica di
Dewey soprattutto perche´ questa avrebbe gettato le basi delle Free schools come
quella di Neill. Da questa esperienza l’A. trasse indicazioni pedagogiche fondamentali:
1) la liberta` — da parte del discente — di stare o non stare in classe
e
2) la centralita` dell’assemblea democratica.
Partendo da queste proposte, l’A. pose l’attenzione sul ruolo della formazione
incindentale e sulla opportunita` di promuovere la liberta` del bambino. Anche
nello specifico settore della riforma universitaria le proposte dell’A. sono volte
a riaffermare con forza la decisiva importanza del decentramento e dell’antiautoritarismo
(aspetti questi desunti da Illich e Lister) riforme queste che gettarono
le basi per realizzare piccole universita` indipendenti, decentrate sulla falsariga
della New School For Social Research ma soprattutto sul modello del Black
Mountain College — durata per 25 anni — dalla quale uscirono i primi laureati
appartenenti alla Beat generation, riforme grazie alle quali ogni controllo estremo
e ogni gestione burocratica vennero meno.
2. Pace
Come e` noto l’A. fu in strettissimi rapporti con Beck e Malina 1 e la sua in-
205
1 D’altra parte furono propri i fondatori del Living Theatre a mettere in scena alcuni opioni
teatrali dell’A.
fluenza — in senso anarco pacifista — fu determinante. Insieme a loro — e ai
Catholic Worker — promosse nel ’60 la celebre iniziativa denominata ‘Sciopero
mondiale della pace’ allo scopo di indurre i leaders politici a fare cessare la cold
war, allo scopo di fare comprendere alla societa` civile la non ammissibilita` di una
‘nazione nucleare’ 2, a fare comprendere chiaramente come lo stato di perenne
emergenza portasse alla dissoluzione del contratto sociale, alla corsa dei riarmo
e alla legittimazione di un sistema mentale paranoico (come quello di coloro che
applicavano la teoria dei giochi alla guerra). Proprio per queste motivazioni, l’A.
auspico` che lo sciopero coinvolgesse tutte le categorie sociali — ed in particolare
i sindacati — che aderendo avrebbero paralizzato l’economia; inoltre espresse
l’auspicio che la societa` civile avrebbe compreso il ruolo rilevante degli ideali comunitari
e del decentramento.
3. Anarchia
Che l’orientamento dell’A. fosse dichiaramente anarchico — alla luce di
quanto detto — e` fino troppo agevole da comprendere. In particolare, partendo
dalla lezione di Godwin e rifiutando apertamente la concezione autoritaria del
M/L e del troskismo, l’A. chiariva il senso della rivoluzione anarchica: la conquista
della liberta` — di pensiero e di azione — attraverso il dencentramento e il
superamento dell’autoritarismo per conseguire l’autoregolazione spontanea. Sotto
il profilo ideologico l’anarco-pacifismo concretizza questi aspetti poiche´ consente—
p.e.—l’indebolimneto della autorita` verticistica dello Stato. L’avvicinamento
dei giovani a questo approccio fu salutato con gioia dall’A. mentre la deriva
leninista della New Left fu considerata nefasta. Ad ogni modo, grazie
all’orientamento anarco-pacifista, la societa` civile — ed in particolare i giovani
— avrebbero compreso l’importanza cruciale della democrazia partecipativa
cioe` di una democrazia che ci induce a riflettere — p.e. — sulla intrinseca assurdita`
di decisioni politiche prese dall’alto 3 e imposte dall’alto senza neppure consultare
la societa` civile. A tale proposito, l’a. ripetutamente insiste sul parallelismo
tra autoritarismo comunista e autoritarismo capitalista sottolineando in polemica
aperta con la sinistra M/L americana la vicinanza ideologica delle rivolte
studentesche cecke, polacche e jugoslave all’anarchia. Tuttavia, al di la` delle questioni
di merito, la filosofia politica che anima le nuove generazioni e` positiva.
206
2 Com’e` noto durante la guerra del Vietnam collaboro` anche con Muste e Dellinger contro
l’entrata in guerra USA.
3 Un esempio illuminante di cio` ci viene offerto dalla tecnocrazia che sta portando gli USA alla
deriva.
Poiche´ e` rivolta al rifiuto dell’autorita` , all’accettazione del decentramento,
della non violenza (in prevalenza), all’eliminazione della presenza militare nelle
univerita` e in ultima analisi all’attuazione di tutte quelle idee che hanno trovato
modo di esprimersi — in forma piu` umana sistematica nei classici del pensiero
anarchico.
Complessivamente la progettualita` utopica dell’A. consisteva nell’ampliare
gradualmente gli spazi di liberta` concessi dalla democrazia liberale in direzione
del decentramento complessivo, della descolarizzazione del pacifismo e della resistenza
alla leva concretizzando dunque alcune istanze anarco-comunitarie sul
modello kropotkiniano 4, istanze che troveranno modo di prendere forma —
in parte — nell’esperimento beat, nel Free Speech Movement e nella rivolta
di Berkeley.
207
4 4 Nonostante che — sul piano storico — le proposte dell’A. siano assai piu` vicine a quelle di
Warren, Spocker e Tucker.
6. LA RIFLESSIONE POLITICA DI WARD
Il volume che prenderemo in considerazine e` la raccolta di saggi intitolata
‘‘La pratica della liberta` ’’.
1. Anarchia
Che il principio di autorita` costituisca il fondamento della obbedienza, da
parte della societa` civile e` — per l’A. — un dato di fatto. Contro di esso, cioe`
la gerarchia e il potere e` insorta l’anarchia che trovo` in Godwin, Proudhon,
Kroptokin modo di esprimersi - in forma teoricamente sistematico - e nel ’68 trovo`
modo di concretizzarsi attraverso il decentramento e l’autogestione, pratiche
assai lontane dal comunismo autoritario (p. 10) e dal socialismo laburista dei primi
anni del novecento (che sarebbe poi diventato un carrozzere burocratico), incapaci
di comprendere — fra l’altro — che e` lo Stato 1 a dover essere abbattuto.
Ecco che allora l’indebolimento dello Stato, attraverso la resistenza civile (per
esempio contro le alleanze tra industrie e gerarchia militare) e` un dovere improrogabile
per un anarchico, resistenza che deve manifestarsi soprattutto in occasione
di conflitti militari dal momento che e` nella guerra che lo Stato trova ‘‘la
propria apoteosi’’ (p. 21) e che deve prendere forma in centri di potere alternativi
di natura reticolare (p.e. la comune o il sindacato) che praticano l’azione diretta
grazie alla quale la societa` civile strappa il potere a coloro che ‘‘prendono
decisioni per nostro conto’’ (p. 23). Le istituzioni alternative dovranno allora
creare un ordine spontaneo sulla falsariga dei pop festival, della Alder, di Woodstock
o della primavera di Praga, ordine che implica l’assenza di una autorita` stabile
e quindi di una leadership gerarchica. D’altra parte, l’inefficienza delle strutture
gerarchiche e` palese (p. 51) e la si puo` anche indirettamente desumere dalle
comunita` eschimesi, dalle comunita` tobriandesi e dagli studi piu` recenti di cibernetica.
L’insieme di questi esempi conferma la validita` di organizzazione spontanee
come la CND e le ‘Spie per la Pace’ (la cui pratica antagonista anticipa gli
208
1 Lo Stato e` una condizione o un certo tipo di rapporto tra uomini fondato sull’autorita` e sulla
gerarchia come ricordare Lahdauer p. 18.
attuali movimenti no-global), conferma cioe` come migliora di persone — riunite
in gruppi di affinita` — possano riuscire e spiazzare l’istituzione 2.
2. Famiglia e scuola
L’A. — oltre a difendere la rivoluzione sessuale — la interpreta come una dimostrazione
evidente della validita` dell’anarchia poiche´ ‘‘implica il rifiuto di attribuite
allo Stato’’ qualsiasi legittimita` in relazione alla vita sessuale e consente
all’individuo di riprenersi in mano la propri autonomia decisionale agevolando il
cammino dell’individuo verso la liberta` .
Facendo proprie le riflessioni di Comfort, Leach, Cooper e della Hawkes
Zinn non attribuisce alcun valore alla famiglia giudicata — al contrario — una
istituzione repressiva. In alternativa le case per bambini (proposte da Paul e Jean
Ritter) sono un passo significativo in direzione del superamento della fmaiglia
tradizionale poiche´ danno la possibilta` di scegliere tra diverse figure genitoriali.
In relazione all’istituzione scolastica questa — propria perche´ perpetua l’assetto
politico ed economico della societa` , proprio perche´ costituisce lo strumento
per eccellenza per condizionare la gente — va reinterpretata alla luce delle
riflessioni di Godwin, di Illich e Bakumin, riflessioni che—secondo l’A.—hanno
avuto modo di concretizzarsi sulla Prestolee School grazie al contributo di
O’Neil o nelle iniziative di Freire e di Dolci. Ad ogni modo, l’intellettuale anarchico
deve essere consapevole che l’auto-educazione, le rivolte studentesche —
con la loro attivita` spontanea e autodiretta — cosituiscono l’esempio migliore di
dissoluzione dell’istituzione tradizionale.
3. Lo Stato e l’anarchia
Di fronte a questa volonta` eversiva, gli apparati repressivi staranno forse a
guardare? Decideranno spontaneamente di ‘calarsi le braghe?’ Se — per l’A.
— la reazione violenta degli apparati statali e` nella sua prevedibilita` non ammissibile—
quella degli oppressi potra` essere diversamente modulata cioe` potra` servirsi
ora dell’approccio riformistico ora di quello rivoluzionario (pp. 203/204).
209
2 A tale proposito diversi — anche se poco noti — episodi storici lo provano chiaramente: gli
scioperi di massa dell’affitto o le lotto dirette per la casa come quella di King Hill nel Kent.
7. LA RIFLESSIONE POLITICA DI ZINN
Per illustrare l’orientamento politico antagonista del celebre storico di sinistra
Zinn prenderemo in considerazione i volumi: ‘‘Disobbedienza e Democrazia’’ e
‘‘Non in nostro nome’’ evidenziandone le tematiche principali.
1. Violenza
Contrariamente alle riflessioni di Machiavelli e Hobbes, l’A. e` convinto che la
violenza sia prevalentemente causata dal contesto sociale (nonostane le presunte
argomentazioni scientifiche di E.O. Wilson). Secondo Zinn, al contrario, dentro
l’essere umano coesistono l’istinto di pace e di violenza in eguale misura. In particolare,
attraverso l’empatia (attuata nell’esperimento di Milgram) dimostra la
possibilita` , da parte dell’essere umano, di ribellarsi con coscienza al semplice status
quo (nonostante gli studi etologici di Ardrey e Morris). Non e` — dunque —
alla natura umana che bisogna guardare ma alle nostre culture che — per tutelare
i privilevi delle classi dominanti — hanno artificialmente creato false categorie
dicotomiche che alimentano una perenne violenza che troppo spesso conduce
alla guerra, a favore della quale sono sorte non solo le istituzioni militari e tribunali
ad hoc per reprimere il dissenso (l’A. fa esplicito riferimento alle diserzioni
della I Guerra Mondiale e del Vietnam) ma anche letture faziose della storia volte
a normalizzare l’esistenza della guerra e a marginalzzare le azioni di resistenza.
2. Resistenza
Che le istituzioni attuali debbano profondamente mutare e` una necessita` improrogabile
e l’unico sistema per riuscirsi e` quello di ricorrere alla rivoluzione
(seppure in casi determinati come p.e. quella cubana) alle insurrezioni (come
quella delle ferrovie del 1877), alla creazione di associazioni sindacali realmente
antagoniste e anti-capitalistiche (come l’IWW) ma soprattutto dell’azione diretta
non violenza (che comprende sit-in, marce, picchettaggi etc.).
La sua efficacia e` presto spiegata:
210
1) disturba lo status quo;
2) rende manifesta la rabbia degli oppressi;
3) denuncia l’inefficacia delle riforme gradualistiche e infine
4) obbliga le classi politiche ad agire repentivamente per evitare degenerazioni
violente.
3. Antagonismo politico
Anche l’antagonismo ha bisogno di una nuova formulazione, alla quale e` possibile
pervenire facendo riferimento alla New Left e quindi ai movimenti no-war,
ai movimenti per i diritti civili, a organizzazioni come la CIO ma all’interno di un
contesto filosofico di tipo anarco-marxista che sappia amalgamare l’anti-autoritarismo,
l’abolizione dello Stato e l’estinzione di ogni coercizione. (storicamente
secondo Zinn un buon esempio e` offerto dal Black Power).
Dando per scontata l’avversione dell’A. per il liberalismo (e quindi per la democrazia
rappresentativa) Zinn poneva l’enfasi ora nel 1969 sui negri quale soggetto
rivoluzionario (in anni piu` recenti sui movimento no-global) indicando nelle
tattiche di guerriglia politica una metodologia adeguata alla sovversione grazie
alla quale si sarebbero potute creare TAZ all’interno delle istituzioni. Indipendentemente
dagli auspici politico-rivoluzionari di Zinn, l’importanza della matrice
anarchica nella genesi del pensiero dellla storia USA e` ulteriormente confermata
dalla centralita` della figura di Read al quale l’A. dedico` un articolo apologetico
nel 1971, articolo nel quale non risparmiava elogi alla Goldmann e a
Winstanley e — naturalmente — alla filosofia anarchica in quanto tale capace
di ‘‘perseguire la miscela di ordine e spontaneita` ’’, in grado di ‘‘porre in armonia
con noi stessi, con gli altri e con la natura’’ (p. 397, filosofia sorta ‘‘nei giorni piu`
splendidi della civilta` occidentale’’ (p. 388).
Se questa eredita`e` stata — in parte — fatta propria dalla New Left negli anni
’60/’70 (ed e` stata in parte tradita e normalizzata) la nascita del movimento noglobal
costituisce la rinascita di quelle aspettative, movimento nel quale l’A. ha
preso parte attiva a partire dagli anni ottanta (contro—p.e.—la politica di Reagan
contro il Nicaragua, contro la guerra del Golfo e dell’Iraq) indirizzando i
propri strali verso l’FBI, verso la Cia, verso le istituzioni militari in toto e nei confronti
delle corporations.
4. Obbedienza
L’obbedienza alla legge deve venire meno quando ci si trova a dover subire
211
una palese ingiustizia (come nel caso dell’atto di disobbedienza civile fatto da
O’Brian nel ’66) poiche´ i fini verso i quali indirizzare la propria vita non possono
che essere la liberta` e la felicita` e, nella misura in cui stato e leggi ostacolano pesantemente
questi traguardi, la resistenza e` legittima (Zinn cita il personaggio di
Furore). D’altronde, come si puo` pretendere o esigere il rispetto della legge
quando questa e` costantemente violata da chi ne dovrebbe essere il tutore? Perche
´ — si domanda pleonastiamente l’A. — Hiss e` stato condannato per falsa testimonianza
e Helms — ufficiale Cia — e` stato assolto? 1 Le azioni esemplari di
King e quelle altrettanto significative di Berrigan (ma meno note) sono azioni di
disobbedienza sacrosante. D’altra parte, di fronte a oligarchie che decidono le
linee guida della politica estera del proprio paese (senza neppure consultare la
societa` civile), cosa ci si puo` aspettare se non la resistenza? C’e` semmai da rammicarsi
per il fatto che le azioni di resistenza siano cos?` poco numerose rispetto
alla frequenza con la quale la societa` civile si sottomette alle leggi piu` ingiuste (e`
interessante rilevare che un gran numero di esempi di amori di opposizioni si sia
verificate nel contesto dell’istituzione militare).
Frequenza che solo qualche carismatico personaggio (come Tolstoj e Thoreau)
riesce a interrompere. Il nostro reale problema consiste proprio nella facilita`
con la quale la societa` civile finisce per assuefarsi alle ‘regole del gioco’, alle
regole di uno Stato che adotta una sorta di bipolarismo totalitario (p. 266) tradendo
completamente la Bill of Rights (che — al contrario — solo gli attivisti)
come la Goldman, l’IWW tengono viva). D’altronde — per l’A. — esiste un divario
incolmabile tra le parti migliori della societa` civile e le istituzioni, la maggior
parte delle quali (dalla Cia all’Fbi, da quelle militari a quelle politiche per
arrivare alle convivenze tra magistratura e corporations) sono sia da criticare
sia da rifiutare 2 poiche´ in ultima analisi ‘‘stato e politica stanno dalla parte dei
ricchi e dei potenti’’ e il capitalismo e` solo la storia dello sfruttamentoe su scala
planetaria.
5. Anti-realismo politico
Che l’A. rigetti i presupposti del realismo politico e` alla luce di quanto detto
ovvio. Al contrario, le motivazioni che porta a sostegno del proprio punto di vi-
212
1 Come insegna la tradizione socialista e anarchica la legge tutela i privilegi dei piu` potenti e
perseguita i piu` deboli per reati incomprenibili. L’A. allude al reato di bruciare la bandiera USA o
alle manifestazioni anti-patriottiche.
2 Kissinger, Nixon, Rockefeller sono solo criminali istituzionalizzati mentre attivisti politici come
Sinclair sono eroi perseguitati.
sta non sono altrettanto scontate. Chi condivide i presuppsti del Realismo politico
(da ora in poi RP) tende ad accettare lo status quo e tende a rifiutare un sano
scetticismo che ci mette nelle condizioni di comprendere l’impossibilita` di avere
una visione comprensiva della realta` e nello stesso tempo ci mette nelle condizioni
di comprendere come ogni descrizione sia anche una prescrizione. In secondo
luogo, una interpretazione della realta` storica anti-realista denuncia — a chiare
lettere — l’inacettabilita` di ogni politica che pretenda il conseguimento e l’ampliamento
del potere (al di la` della retorica relativa all’interesse nazionale). Proprio
servendosi dell’arte dell’inganno — o della volpe direbbe Machiarelli — le
e´ lites mantengono la stabilita` del potere. In particolare il ruolo dei consiglieri e`
anche quello di costruire menzogne raffinate (l’A. cita Schlesinger Jr), inganni
che hanno trovato in Kissinger un maestro ineguagliato. D’altronde, le motivazioni
addotte per legittimare l’uso dell’atomica, risultano palesemente false visto
che l’unica reale motivazione era l’accrescimento del potere, accrescimento al
quale — p.e. — hanno contribuito scienziati come Teller o von Braun — accrescimento
al quale la poltica USA ha dato un contributo determinante con la dottrina
Monroe. Naturalmente lo strumento d’elezione, per questo nefasto traguardo,
e` lo strumento della guerra che per l’A. ‘‘e` un male troppo grande per potere
essere giusta’’, uno strumento che — fra l’altro — reprime il dissenso che si manifesta
contro il suo ultimo (d’altra parte anche la demogogia relativa alla guerra
giusta e` solo una sciocca menzogna). L’unica soluzione possibile e` la manifestazione
del dissenso, attraverso la diserzione (che l’A. difende), la guerriglia 3 (che
attua una violenza selettiva), attraverso la resistenza non violenta ma anche attraverso
la contro informazione come quella attuata dall’A. allorche´ reinterpreta la
storia americana — e in particolare la II Guerra Mondiale e il Vietnam — alla
luce dell’anti-realismo.
213
3 Zinn, a tale riguardo, afferma che esistono situazioni nelle quali ‘‘un uso limitato e mirato
della violenza’’ puo` essere giustificato.
8. NOTE SUL DISSENSO DI RUSSELL
Fin dalla prima Guerra Mondiale, l’A. espresse chiaramente la propria adesione
al pacifismo raccogliendo — nel luglio del 1914 — numerose firme per
persuadere la classe dirigente inglese a dichiararsi neutrale. La lettera del 15 agosto
dello stesso anno fu ancora piu` esplicita: infatti in essa espresse una condanna
netta del patrottismo che avrebbe condotto la nazione ad un inutile massacro.
Tuttavia la posizione di Russell non accolse mai le istanze del pacifismo radicale
perche´ era persuaso che la guerra fosse legittima come arma di difesa. Per evitare
di ricorrere ad essa espressa la speranza che la nascita di un’organizzazione intelletutale
avrebbe posto fine alla guerra, proposta alla quale affianco` la difesa della
resistenza passiva (come indicato da Tolstoy). Nel 1916 l’A. lavoro` a fianco della
No Conscription Followship — di cui divenne il suo portavoce — e grazie alla
quale difese il renitente Everet. Sempre nello stesso anno — insieme a Katherine
Dudley—scrisse una lettera a Wilson per promuovere la pace tra le nazioni. Nel
gennaio del 1918, in una lettera al ‘‘The Tribunal ’’, l’A. invito` al boicottaggio i
lavoratori di una fabbrica d’armi presente nel South Wales, a causa della quale fu
condannato a sei mesi di prigione. Anche per l’A,. l’educazione avrebbe potuto
svolgere un ruolo rilevante se fosse stata volta al controllo degli istinti aggressivi e
se fosse stata affiancata — a livello politico — da una sorta di parlamento delle
nazioni in grado di risolvere pacificamente i conflitti. L’insieme di questi strumenti
avrebbe potuto dare un colpo mortale al militarismo — causa di codardia,
amore per il dominio e per il sangue — e al capitalismo vera causa delle guerre
moderne 1.
L’inizio della guerra fredda fu fonte di enorme preoccupazione per l’A. al
punto che — a partire dal 1º marzo 1954 con l’esperimento nell’atollo di Bikini
— Russell arrivo` a considerare gli USA assai piu` pericolosi della Russia. Per prevenire
il rischio di una guerra nucleare — nell’agosto del 1954 — l’Assocazione
parlamentare per il governo mondiale invio` una lettera per sensibilizzare le e´ lites
contro il rischio nucleare e—a attivare dal 1957—il suo attivismo anti-nucleare
che si concretizzo` nella conferenze Pugwash, nella direzione della CND, nel cer-
214
1 Un esempio concreto di pacifismo nazionale lo trovo` nell’atteggiamento neutrale della Danimarca
durante il II conflitto mondiale.
care una coesione di intenti e metodi fra le varie associazioni pacifiste, nell’incitare
alla disobbedienza civile (agosto nel 1961), nel cercare una soluzione di
compromesso tra Kennedy e Kruscev durante la crisi di Cuba e tra Nehur e Enali
(nel novembre del 1962) per la soluzione del problema del Kashimir. Durante
la guerra del Vietnam — e piu` esattamente nel 1966 — chiese l’istituzione di un
tribunale internazionale per incriminare gli USA per crimini contro l’umanita` .
215
9. NOTE SUL DISSENSO PACIFISTA DI A.J. MUSTE
Come e` noto la svolta politica dell’A. si concretizzo` a partire dal 1914 quando,
divenuto pastore della chiesa congregazionale, non pote´ accettare — sotto il
profilo morale e religioso — l’entrata in guerra dell’Europa, alla quale contrappose
un misticismo quackeriano— che lo allontanera` definitivamente dalla chiesa
congrezialista a partire dal 1917. L’allontanamento lo mise nelle condizioni di
impegnarsi con l’Unione dei diritti civili americana e lo indusse a tutelare — nel
1919 — gli scioperanti tessili di Lawrence. A partire da questa esperienza di dissenso
sindacale, l’A. nel 1920 divento` direttore del Collegio di Brookwood e
muovendosi nell’ambito della riforma sindacale, contribu?` alla fondazione nel
1929 della CPLA che, nel volgere di pochi anni, sarebbe diventata una delle
piu` importanti organizzazioni comuniste rivoluzionarie dei lavoratori, organizzazioni
dalla quale nacque — in collaborazione con Janes Cannon — il Partito dei
lavoratori trotzkisti. Tuttavia — a seguito del viaggio fatto in Europa nel 1936
per incontrare Trotsky — muto` profondamente il proprio orientamento ideologico
aderendo al pacifismo religioso non violento e divenendo — nel 1940 —
segretario esecutivo della FOR (incarico che mantenne fino al 1953), organizzazione
con la quale difese l’eguaglianza razziale, i diritti civili, i renitenti alla leva
(durante la II Guerra Mondiale) e alla quale affianco` il Comitato di Azione non
violento 1. Anche la marcia della pace del 1961 — da San Francisco a Mosca —
svolta con lo scopo di promuovere il disarmo unilaterale fu una tipologia di conflittualita`
non violenta analoga a quella capitiniana, tanto quanto il sostegno dato
— con la Brigata Mondiale della Pace — ai movimenti di liberazione nello Zambia
e in Tanzania 2 o alla dimostrazione pacifica svolta a Saigon 3 nel 1966 per
protestare contro la guerra del Vietnam 4. In conclusione, l’A. seppe abbinare
216
1 Con il quale protesto` per contro gli esperimenti nucleari nel Pacifico anticipando — sotto il
profilo delle modalita` operative — Greenpeace.
2 Qui—in stretta collaborazione con Scott e Narayan—realizzera` un centro di addestramento
per l’azione non violenta.
3 Qui ebbe modo di incontrare i piu` autorevoli rappresentanti del buddhismo e del cattolicesimo
antimilitarista.
4 Nel gennario del ’67 incontrera` HO Chi Minn ad Hanoi per instaurare una trattativa politica
volta a porre fine al conflitto.
— lo ribadiamo — in un’ottica di pacifismo radicale la lotta per la giustizia sociale
con quella per i diritti civili, utilizzando l’ampia gamma delle modalita` operative
tipiche della conflittualita` non convenzionale.
217
10. NOTE SUL DISSENSO DI ALDOUS HUXLEY
Il saggio oggetto del nostro interesse — nella vasta produzione dell’A. — e`
‘‘Scienza, liberta` e pace (edito nel 1946 alla conclusione della II Guerra Mondiale).
Come per altri volumi presi in considerazione in questo saggio riorganizzeremo
il contenuto del testo huxleyano secondo una logica tematica non alfabetica.
Scienza e Potere. Nel corso dell’epoca moderna il connubio tra S & T ha consentito
agli Stai di conseguire una coercizione amplissima attraverso l’applicazione
in ambito militare contribuendo a ridurre la liberta` individuale.
Potere e informazione. Contrariamente alle comuni illusioni la stampa e` tutt’altro
che libera poiche´e` asservita ai potentati economici e ai partiti politici. Anche
la radio possiede una liberta` fasulla ed esercita un potere superiore a quello della
carta stampata determinando una progressiva assuefazione psicologica da parte
della societa` civile.
Capitalismo. L’economia capitalistica ha trovato nella Finanza e nella industria
centralizzata i suoi piu` preziosi alleati. D’altra parte anche nel socialismo di Stato
la centralizzazione sarebbe o analoga o addirittura superiore privando in tal modo
la societa` civile di qualsiasi liberta` . Anche lo scientismo — che vorrebbe superare
le angustie ideologiche del capitalismo e del socialismo — e` destinato a
fallire perche´ porterebbe la societa` a una sorta di dittatura tecnocratica
(pp. 49/50).
Nazionalismo. Anche questa e` una ideologia sommamente errata poiche´ conduce
‘‘alla negazione della morale’’ negando l’esistenza di un unico Dio e negando
valore all’essere umano. I suoi principi sono incompatibili con la dignita` umana.
Gli attori della politica estera. Aldi la` della retorica coloro che pianificano la
politica estera hanno una puntualita` da gangster e la loro intelligenza non va
al di la` di quella di un delinquente di 14 anni. Proprio per questo i conflitti
tra Stati non sono altre che conflitti tra bande di gangesters rivali (pp. 59/61).
218
Coscienza. Proprio attraverso di essa gli Stati nel corso dei secoli sono riusciti a
portare avanti i loro obiettivi di conquista. La sua nascita si spiega con l’esigenza
di ‘‘irrigimentare e controllare i suoi sudditi’’ (p. 62).
Preparazione alla guerra. Questa ha sempre fornito — e sempre fornira` —
un’ottima occasione per ‘‘sviare l’attenzione del popolo dai prori interessi a quelli
esteri e militari’’ soprattutto attraverso un’accurata propaganda irraggiante all’odio.
Alternative. Inprimo luogo la comunita` scientifica dovrebbe fare ODC e quindi
rifiutarsi di prestarsi ad essere utilizzata a farne della crescita dell’apparato
bellico; in secondo luogo — di fronte alla scienza applicata una futura organizzazione
internazionale di scienziati e tecnici dovrebbe farsi carico di elaborare
un codice di condotta che vieti l’uso della applicazione militiari; in terzo luogo,
sostituire la fonte energetica usuali con quelle alternative (eolica e solare) cercando
di valutare i pro e i contro dell’uso pacifico dell’esigenza nucleare; in quarto
luogo l’umanita` dovrebbe dedicarsi — a livello religioso — al culto di una religione
perenne (diremmo massonica, ndr) per superare tutte le divisioni; in quinto
luogo scartando a priori qualsiasi opposizione al sistema violento — adattare
l’ANV e` l’unico metodo di resistenza accettabile; in sesto luogo sara` necessario
sopprimere il male all’interno dell’anima individuale, ‘‘per sopprimere la tentazione
della potenza, la tentazione delle idolatrie’’ (p. 15); in settimo luogo sara`
opportuno — in opposizione al centralismo dello Stato — valorizzare ‘‘l’autonomia
dei gruppi, l’organizzazione cooperistica indipendente, l’autonomia economica
regionale’’ (p. 17). Infine l’essere umano dovra` rendersi conto che il progresso
tecnico e` pura illusione poiche´ l’aspetto centrale e` quello dello spirito.
219
11. NOTE SULLA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
IN HERBERT MARCUSE*
Ben lungi dal voler esporre in modo sistematico la riflessione filosofico-politica
dell’autore, ci limiteremo ad indicare quali debbano essere le modalita` operative
dell’antagonismo.
Partendo dalla costatazione dell’esaurimento politico sia della democrazia
rappresentativa che della forma partito, l’autore — consapevole della immunizzazione
del sistema di fronte ai movimenti emergenti degli anni sessanta e settanta,
formula l’auspicio di una contaminazione teorico-operativa proficua tra anarchismo
e marxismo sottolineando come il terreno di lotta non potra` che essere
da un lato, il contesto extraparlamentare attraverso la realizzazione di controistituzioni
(radio, televisioni, stampa etc.) locali e non, usando tutta la gamma delle
tattiche della conflittualita` non convenzionale: picchetti, boicotaggi, sit-in, teachin
e dall’altro lato la organizzazione di campagne politiche a favore di candidati
progressisti — promuovendo in tal modo una infiltrazione all’interno delle
istituzioni parlamentari; entrambe queste modalita` operative dovranno essere
coordinate da gruppi che non riproducano al loro interno le dinamiche gerarchico-
autoritarie tipiche dei partiti di massa. Complessivamente l’A. ritiene che solo
una combinazione tra riformismo gradualistico e radicalismo possa fare implodere
il sistema su lungo periodo.
220
* Fonte: Herbert Marcuse, Oltre l’uomo ad una dimensione, Il manifestolibri, 2005 (pp. 286/
287).
12. IL DISSENSO NON CONVENZIONALE
NEL CONTESTO DEI NETWORK AMERICANI
1. Alternet
Nato come network indipendente nel 1998 benche´ sia associato all’IMI - ha
trovato in Bernard, Blain, Caruso, Greenwold e la Triano i suoi piu` significativi
esponenti. Come la gran parte dei network anti-global anche Alternet promuove:
1) la difesa dell’ambiente secondo una interpretazione ecologista radicale;
2) i diritti umani secondo l’interpretazione di HRW;
3) la liberta` di espressione del dissenso
e
4) pubblicazioni progressiste.
A livello di modalita` operativa antagonista, il network statunitense coordina e
mobilita l’attivismo attraverso manifestazioni, dibattiti via e-mail e possiede ora`
mai un bacino di utenti che travalica il milione di persone. E ` evidente che i principali
bersagli di Alternet siano i mass-media reazionari e la pubblicistica periodica
militarista. A tale scopo, attraverso le armi della guerra psicologica, il network
attua campagne contro-informative contro le istituzioni per alimentare il
dissenso interno.
2. IAC
Nato nel ’92 grazie a Ramsley Clark si e` dimostrato essere uno dei piu` attivi
network antagonisti americani che fra le sue finalita` vi sia l’opposizione all’imperailismo
USA e in particolare alla guerra attualmetne in corso in Iraq e` ampiamente
prevedibile. Piu` interessante sono le campagne finalizzate a difendere i
diritti delle minoranze sessuali, a protestare contro le sanzioni USA nei confronti
di Cuba e la campagna di DC organizzata a Puerto Rico contro la presenza dell’US
Navy.
221
3. USLAW
Nata nell’ambito del sindacalismo antagonista americano, l’USLAW non usa
mezzi termini nel criticare:
1) la manipolazione del governo USA delle paura per legittimare in tal modo
i provvedimenti del Patriot Act;
2) la progressiva erosione dei diritti;
3) la indubbia pericolosita` della nuova dottrina della sicurezza nazionale nei
confronti della democrazia;
4) la partecipazione alla guerra in Afghanistan e in Iraq
e
5) l’utilizzazione della guerra come volano per l’economia.
In alternativa, propone un ritorno al socialismo di Stato finalizzato al ripristino
del Welfare State e sostiene la assoluta necessita` di utilizzare le risorse economiche
destinate alla guerra a favore di una nuova politica sociale ed economica.
4. PGA
Anche il PGA e` uno dei piu` noti e influenti network antagonisti. Sorto a Ginevra
nel febbraio del ’98 come coordinamento di network anti-globalizzazione,
e` divenuto in breve tempo una delle piu` efficeienti reti globali volte a promuovere
la cultura dell’antagonismo al capitalismo attraverso l’azione diretta e la DC.
A tale scopo, e` stato in grado di coordinare ben 6 dimostrazioni in cinque
diversi continenti contro il G8, l’OMC e la BM. Come recita il Manifesto — redatto
nel 2002 e assai piu` articolato rispetto allo statuto originario — il PGA
promuove la resistenza di base (ovunque si manifesti), si batte contro una concezione
autoritaria e patriarcale della famiglia, si esprime a favore di una economia
decentrata, rifiuta la mercificazione della cultura e l’utilizzazione della ricerca
scientifica a favore del capitalismo, proponendo come alternativa l’accesso libero
della societa` civile alla ricerca scientifica.
Infine, di fronte alla militarizzazione 1 dello Stato e alla politica della NATO,
il PGA indica nella educazione antagonista una possibile via di uscita dal tunnel
222
1 Interessante l’articolo di Frei — del 2000 — nel quale l’attivista di Alternet chiede che Bush
venga processato per crimini contro l’umanita` da un tribunale analogo a quello di Norimberga.
Tale richiesta rientra coerentemente nella unitaria contro-informazione americana ed europea volta
a individuare profondi elementi di continuita` tra il nazismo e la attuale politica americana.
capitalista. A livello di referenti culturali il PGA si fa portavoce della opinione
dei piu` noti intellettuali antagonisti: Chomsky, Klein, Shiva, Vidal, Wallerstein,
Ramonet mentre a livello di alternativa globale esprime il proprio plauso alle
proposte di Ademosky.
223
Parte Nona
1. PREMESSA
Allo scopo di evitare dannosi equivoci — che potrebbero inficiare la serieta`
metodologica del nostro lavoro—e` opportuno precisare che non e` nostra intenzione
fornire una introduzione storico-politica o filosofica politica degli autori
considerati perche´ lo scopo del nostro lavoro e` quello di individuare solo quegli
elementi che sottolineano la centralita` della conflittualita` non convenzionale nell’ambito
della riflessione gandhiana e mandeliana.
227
2. MODALITA` OPERATIVE DELLA CONFLITTUALITA`
NON CONVENZIONALE IN GANDHI
1. La dissobedienza civile
Secondo l’A. la DC e` la ‘‘la violazione non violenta civile delle leggi immorali
e oppressive’’. Esplicitamente l’A. fa riferimento a Thoreau al quale attribuisce il
merito di avere coniato l’espressione e di avere dato un contributo determinante
allo sviluppo della DC. Tuttavia, allo scopo di ampliare il raggio di azione della
DC, l’A. ne legittima l’uso nei confronti di tutte le leggi ingiuste. Naturalmente
come la non collaborazione anche la DC fa parte del Satyagrah ma, a differenza
della non collaborazione, essa puo` essere praticata soltanto ‘‘da pochi elementi
selezionati’’.
Concretamente essa si puo` attuare:
a) rifiutandosi di pagare le tasse;
b) rifiutandosi di riconoscere l’autorita` dello Stato;
c) entrando nelle zone militari;
d) organizzando picchettaggi nelle zone proibite.
Se la DC e` di massa questa puo` attuarsi:
1) solo in una ‘‘atmosfera di calma’’;
2) ‘‘puo` essere praticata per fini egoistici’’;
3) richiede un’elevata capacita` di autocontrollo
4) deve essere praticata in modo aperto.
Indipendentemente dal fatto che la DC sia individuale o di massa, questa puo`
essere difensiva e offensiva. Quella offensiva si attua nella mancanza di rispetto
deliberato verso le leggi mentre quella difensiva si articola attraverso la ‘‘formazione
di corpi volontari, l’organizzazione di manifestazioni pubbliche e la pubblicazione
di articoli’’ che incitino alla DC.
2. Le brigate non violente
Per attuare al meglio la DC sarebbe opportuno creare ‘‘un esercito volontario
228
non violento composto da migliaia di uomini’’ che su lungo pericolo possa sostituire
sia l’esercito che la politica.
Le BNV devono:
1) impegnarsi in attivita` costruttive;
2) devono cogliere ogni occasione per ‘‘riconciliare le comunita` tra loro’’;
3) devono ‘‘sviluppare una campagna a favore della pace’’.
I requisiti dei volontari delle BNV sono:
1) fede in Dio;
2) fede assoluta nella non violenza;
3) rispetto per tutte le religioni;
4) ogni volontario deve essere una persona di provata lealta` ed onesta` ;
5) i membri fra di loro devono coltivare rapporti fraterni;
6) ogni membro deve avere gli stessi diritti;
7) la formazione di un carattere moralmente forte e tenace e` indispensabile;
8) nessun volontario deve portare armi;
9) deve essere disposto a farsi uccidere piuttosto che uccidere;
10) il volontario della BPN deve dedicarsi ‘‘a curare i malati, a salvare le persone
in pericolo e a pattugliare i luoghi minacciati’’ e infine
11) il volontario delle BPN ricevera` un’educaizone allo yoga.
3. Tecniche non violente
In questo contesto l’A. ha incluso il picchettaggio, il boicottaggio, il sabotaggio
e lo sciopero.
Picchettaggio. Deve avvenire in modo silenzioso, non si devono usare espressioni
offensive nei confronti dell’avversario, e` necessario distribuire materiale propagandistico
in quantita` elevata, bisogna porsi in modo ottimistico rispetto agli
scopi che ci proponiamo e bisogna evitare — quando si svolge il picchettaggio
— di effettuarle creando cordoni che impediscano il passaggio.
Boicottaggio. Bisogna applicarlo in modo tale da paralizzare le attivita` centrali
di uno stato (applicandolo p.e. alle scuole e ai tribunali) evitando che esso si tramuti
in boicottaggio di rappresaglia—tipologia ritenuta dall’A. non conforme ai
precetti della NV—o in boicottaggio sociale. Al contrario, tecnicamente parlando,
il boicottaggio politico e` ampiamente legittimo.
Sabotaggio. Questa tecnica di opposizione deve essere rifiutata perche´ violenta
e perche´ si attua in forma clandestina.
229
Sciopero. E` evidente che l’unica forma di sciopero valido — per l’A. sia quello
non violento che deve alternarsi a regole chiare e semplici:
1) deve esistere ‘‘un motivo reale di scontento’’;
2) chi sciopera deve essere in grado di mantenersi a livello economico;
3) a livello di programma lo sciopero deve rendere pubbliche le proprie richieste;
4) lo sciopero non violento deve evitare azioni sediziose;
5) gli scioperi economici sono s?` legittimi ma devono essere usati come ultima
ratio;
6) anche gli scioperi politici sono validi ma devono essere praticati in modo
autonomo da quelli economici.
4. La lotta non violenta come opposizione alla invasione 1
Chi pratica sinceramente la NV non puo` prestare servizio militare e deve
ostacolare la presenza militare straniera nel modo seguente:
1) impedendone il passaggio creando ‘‘alle frontiere un muro vivente di uomini
e donne che invitino l’invasione a passare su di loro’’;
2) rifiutandogli qualsiasi rifornimento;
3) preferendo la propria morte alla sottomissione;
4) la non violenza deve essere praticata con la convinzione che possa convertire
anche i despoti piu` sanguinari;
5) la lotta non violenta deve essere praticata anche partendo dal presupposto
che il despota prima o poi si stanchera` di uccidere gli attivisti non violenti;
e infine
6) l’attivista non violento deve andare incontro alla morte severamente.
230
1 A tale proposito l’A. invintera` il popolo inglese—nel luglio del 1940—ad attuare il proprio
metodo contro la dittatura hitleriana: ‘‘Vi invito a combattere il nazismo senza armi (...) a lasciare
loro che si impadroniscano della vostra della isola e (...) se non vi lasciaranno uscire, voi insieme
alle vostre donne e ai vostri figli vi lasciarete uccidere piuttosto che sottomettervi’’. Una indicazione
analoga la diede, nell’ottobre del ’38, ai cecoslovacchi e, nel novembre dello stesso anno, agli
ebrei tedeschi.
5. Il dissenso politico
Se e` doveroso criticare le ingiutizie socio-economiche nel mondo e` altrettanto
evidente — per l’A. — che queste non potranno esser risolte ricorrendo alla violenza
(in tal senso il ricorso alla violenza, da parte dei bolscevichi, fu completamente
rigettato da Gandhi). Indubbiamente l’eliminazione della proprieta` privata
costituisce un primo passo nella direzione di superare le ingiustizie tanto
quanto il consegimento della eguaglianza economica. A tale proposito, l’A. condivise
una sorta di socialismo religioso non violento grazie al quale il capitalismo
dovra` essere superato (la sua adesione all’ideale socialista sara` resa esplicita —
p.e. — nell’aprile del ’40) come dovra` essere superata l’attuale forma di democrazia
che costituisce ‘‘un paravento per mascherare le tendenze marxiste e fasciste
dell’imperialismo’’. La democrazia auspicata dall’A. dovra` essere strutturata
come ‘‘un cerchio oceanico al cui centro dovra` trovarsi l’individuo’’ e nella quale
il decentramento sara` attuato a livello di villaggio (nel cui ambito il lavoro della
Khaddar sara` determinante).
A livello etico-politico la centralita` dell’individuo e` fondamentale per l’A. come
e` fondametnale il conseguimento di uno spirito critico elevato — a tal punto
da accettare solo l’autorita` della ragione e della voce interiore — unitamente alla
assoluta necessita` di cooperare con gli altri (anche attraverso il lavoro manuale la
cui importanza in Gandhi e` assai rilevante). Tutto cio` sara` possibile solo in un
contesto sociale che rifiuti l’industrializzazione moderna che, per affermarsi, necessita
della violenza (per proteggere i macchinari), della volonta` di egemonia e
della realizzazione di un ambito lavorativo alienante.
A tale proposito, l’A. pur condividendo gran parte delle critiche marxiane al
capitalismo (come condivise anche l’analisi delle cause delle guerre) non accetto`
mai ne´ l’espropriazione ne´ lo strumento della lotta di classe perche´ entrambi
avrebbe comportato l’uso della violenza rivoluzionaria. Poc’anzi parlavamo della
centralita` dell’individuo: ebbene per l’A. l’individuo puo` esprimersi liberamente
quanto piu` il potere dello Stato viene limitato. Non desta alcuna sorpresa allora
— se l’A. — su lungo periodo — auspicasse — come Thoreau e Proudhon —
l’estinzione dello Stato, mentre su breve periodo auspicasse la realizzazione di
uno stato non violento.
6. Formazione
La gran parte degli specialisti concordano nel ritenere che le influenze culturali
determinanti nella elaborazione del pensiero dell’A. siano state le seguenti:
231
1) la religione Giaimista e il principio del Ahisma;
2) la riflessione tolstojana sulla non violenza;
3) la riflessione evangelica;
4) la Bhagavadgita e l’Upinishad (a partire dal 1909);
5) le riflessioni politiche di Ruskin;
6) le riflessioni dell’anarco individualista Thoreau e del trascendentalista
Emerson.
7. Distinzione tra Satyagraha e Resistenza passiva o Duragraha
Anche confrontandosi con Ghose l’A. dovette chiarire tale distinzione e lo
fece nel seguente modo: mentre la S. si affida alla verita` , ed ha quindi un fondamento
religioso 2—ed esclude l’uso di qualsiasi forma di violenza—al contrario
la resistenza passiva non ha un fondamento ne´ metafisico ne´ religioso, non esclude
l’uso della forza e che ne fa uso diviene impaziente perche´ desidera vendicarsi
del nemico, costruisca la propria azione sulla rivalsa, soggiace al peccato e alla
arroganza, alla collera e al disprezzo.
232
2 Colui che pratica la S. ‘‘deve essere capace di amare la creatura piu` crudele come ama se
stesso’’ e cio` e` possibile solo se la punizione personale e` stata raggiunta.
3. MODALITA` OPERATIVE DELLA CONFLITTUALITA`
NON CONVENZIONALE IN MANDELA
L’analisi — necessariamente sintetica — del percorso antagonista dell’A. ci
consente di illustrare l’efficacia — sul piano strettamente strategico ed aliena
da qualsiasi presa di posizione politica — dell’utilizzo della conflittualita` non
convenzionale in tutta la sua complessa articolazione.
1. Orientamento ideologico
Il nazionalismo moderato ha costituito l’elemento ideologico di base di tutta
la elaborazione politica dell’A. insieme all’utilizzo — esclusivamente sotto il profilo
metodologico — del materialismo dialettico. Entrambe le componenti (il nazionalismo
e il materialismo) sono state situate contestualmente all’interno di una
cornice giuridica di tipo democratico parlamentare.
2. Modalita` operative
In un primo momento — seguendo apparentemente la lezione di Gandhi —
Mandela attuera` la resistenza passiva (a partire dal 1946) inserita in una organizzazione
di massa ma priva dei presupposti religiosi gandhiani. In realta` , il riferimento
a Gandhi fu puramente formale come si evince chiaramente dalla consapevolezza—
da parte dell’A.—che il metodo non violento doveva essere calibrato
a seconda delle circostanze e non doveva essere usato in modo indiscriminato.
In un secondo momento — di fronte alla reazione delle autorita` — l’A. promosse
l’abbinamento della resistenza passiva alla disobbidienza civile, facendo
largo uso del boicottaggio, dello sciopero e della astensione dal lavoro, attraverso
un coinvolgimento trasversale a livello politico e sociale organizzato secondo una
logica a cellule (presenti in modo capillare sul territorio).
In una terza fase — preso atto della inefficacia sia della RP che della DC —
promosse la formazione di una organizzazine clandestina guerrigliera (la MK)
che praticava tutta la gamma tipica della guerra non convenzionale (organizzata
sulla falsariga del FLN algerino) passando dal sabotaggio al terrorismo.
233
Dal punto di vista addestrativo l’esperienza dei sei mesi maturata a contatto
con i gruppi guerriglieri etiopi (ed in particolare sotto la direzione di Befikadu)
sara` operativamente decisiva e completera` la formazione teorica che aveva svolto
da autodidatta sui testi di Roca, Reitz, Mao, Che Guevara e Castro.
A livello di pianificazione operativa tattica, i bersagli delle azioni terroristiche
del MK rientravano pienamente nella manualistica delle guerriglia e cioe` attacco
a installazioni militari, a centrali elettriche, a linee telefoniche e infine a collegamenti
viari.
Nella quarta fase, trattandosi di una organizzazione clandestina, l’A. condusse
una doppia vita dedicata ora alla guerra non ortodossa — e alle riunioni clandestine
— ora alla organizzazione di comizi pubblici, alla stesura di manifesti politici
dalle persuasive idealita` (si veda p.e. la Carta della Liberta` ) ora alla costruzione
di alleanze internazionali — occulte e non — volte al sostegno economico,
politico e militare (sia sufficiente fare riferimento ai numerosi viaggi fatti in Etiopia,
Egitto, Tunisia, Sierra Leone, Liberia, Ghana e Senegal) ora alla sensibilizzazione
politica conseguita con il viaggio in UK (dove prese contatto con giornalisti
simpatizzanti e rappresentanti politici della sinistra laburista inglese) ora
all’indottrinamento politico rivolto alle giovani generazioni, ora infine al coinvolgimento
delle donne in manifestazioni di massa (particolarmente efficaci sul piano
simbolico).
Nella quinta fase prima di essere imprigionato, l’A. ebbe la capacita` politica di
servirsi dell’aula del tribunale per ridicolizzare e demonizzare insieme l’avversario
applicando le tecniche tradizionali della guerra psicologica, tecniche che verranno
congelate per un lungo periodo durante gli anni di detenzione.
3. Modalita` operative delle istituzioni
In primo luogo, le istituzioni politiche promulgarono leggi ispirate all’apartheid
e quindi alla separazione sociale su base etnica; in secondo luogo, di fronte
alla graduale escalation di dissenso, anche le istituzioni politico militari attuarono
una strategia flessibile e graduata che si concretava ora nella proibizione di determinate
organizzazioni politiche (si pensi all’efficacia del Soppression of Comunism
Act) ora nella infiltrazione di informatori ora nell’utilizzo di provocatori
per creare o alimentare dissidi interni; in terzo luogo, di fronte alla estensione
sociale e geografica del dissenso le contromisure divennero piu` repressive e si
esplicarono nell’utilizzo della legge marziale, nella interdizione pubblica dei dissidenti,
delle perquisizioni, nelle repressioni manu militari dell’opposizione fino
alla realizzazione di riserve etniche che ampliavano il raggio d’azione dell’apartheid.
In quarto luogo, di fronte al sorgere del terrorismo, le istituzioni attraverso
234
una progressiva militarizzazione del territorio, una repressione tipica delle operazioni
di counter-insurgeney (repressione via terra e via aerea secondo le modalita`
delle forze speciali britanniche contro l’IRA), attivarono le squadre speciali
senza porre loro vincoli giudicamente paralizzanti. In quinto luogo, le scelte politiche
furono ispirate a scelte pragmatiche non disgiunte dal finanziamento clandestino
rivolto a gruppi paramilitari eterodiretti (come l’IFP e l’INKATA) e dall’intelligence
per esercitare un’adeguata pressione politica interna volta a contrastare
la prosecuzione dell’attivita` terroristica.
235
4. NOTE SULLA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
IN M.L. KING
1. Formazione culturale
A partire dal 1944 il saggio di Thoreau sulla DC esercito` sull’A. una influenza
determinante poiche´ gli permise di comprendere come non collaborare al male
fosse fondamentale e come la DC potesse diventare uno strumento utilissimo
per l’affermazione dei diritti civili. Sotto il profilo teologico Rauschenbusch consent?`
all’A. di comprendere la organicita` del messaggio evangelico mentre Mounier costituira`
il completamento teorico necessario permettendogli di comprendere che
soltanto la ‘‘persona e` reale’’. Quanto a Niebuhr, pur riconoscendone la grandezza
intellettuale, non fu—a parere dell’A.— in grado di capire che il vero pacifismo
‘‘e` una coraggiosa sfida lanciata contro il male dal potere dell’amore’’ (p. 29). Tuttavia
solo l’opera e la prassi di Gandhi costituiranno una vera e propria rivoluzione
sulla vita di King grazie al concetto di Satyagraha, di resistenza non violenta e grazie
alla possibilita` di estendere l’amore evangelico a livello globale.
Anche gli scritti di Muste eserciteranno un’influenza maggiore di quanto l’A.
non fu disposto a riconoscere. Sotto il profilo della innovazione tecnica della
ANV (e delle tecniche non convenzionali ad essa connesse) le innovazioni dell’A.
furono assenti.
2. Modalita` operative
In breve furono le seguenti:
1) boicottaggio (economico e non) volto a superare la segregazione razziale;
2) assemblea degli attivisti attraverso la quale i partecipanti prendevano coscienza
della propria dignita` e della possibilita` di decidere del proprio
destino;
3) ciclostilati e bollettini interni;
4) creazione di organizzazioni territoriali a base tematicha (p.e. la MIA);
5) resistenza non violenta ‘‘attraverso la quale si disarmava l’avversario indebolendone
il morale e pungolandone la coscienza’’ p. 101;
236
6) coinvolgere sempre la stampa locale e nazionale nelle manifestazioni
pubbliche;
7) lasciare sempre aperta la possibilita` di contrattare con le autorita` locali e
nazionali;
8) creare — la` dove fosse possibile — un rapporto di fiducia con le autorita`
dello Stato;
9) sit-in;
10) promuovere marce diurne o notturne coese nei metodi e negli obiettivi;
11) usare i conti per dare coraggio agli attivisti e creare un clima di coesione;
12) lettere-manifesto nelle quali gli aspetti essenziali del messaggio erano piu`
volte ribaditi ed accompagnate da riferimenti religiosi;
13) l’azione diretta e` indispensabile per creare una crisi acuta nell’avversario
in modo tale da determinare in lui una tensione cos?` alta da farlo cedere
fino a costringerlo ad affrontare la situazione;
14) gli attivisti devono essere educati all’uso sia della DC che all’uso della
ANV;
15) durante le manifestazioni la presenza dei poliziotti puo` essere utile soprattutto
in caso di repressioni degli attivisti;
16) per determinare il collasso delle istituzioni carcerarie basta riempirle cioe`
basta promuovere arresti di massa;
17) promuovere azioni di pressione politica a livello locale o nazionale;
18) fomentare il contrasto tra le istituzioni (p.e. tra la Camera dei Rappresentanti
e la delegazione dello Stato del Missisipi o tra le forze di polizia locale
e l’FBI);
19) coinvolgimento trasversale delle componenti religiose per globalizzare le
rivendicazioni e per moltiplare l’effetto sulla opinione pubblica;
20) istigazione alla DC (sia nel caso della sgregazione razziale che nella opposizione
alla guerra).
3. Organizzazioni
L’A. — nella sua prassi non violenta — fara` ampio uso di preesistenti organizzazioni:
1) NAACP;
2) SNCC;
3) SCLC;
4) Comunita` di base religiose appartenenti alal cheisa americana metodista;
5) Interdineminational Alliance della chiesa metodista;
237
6) ACHR
e infine
7) CORE
4. Connotazione ideologica
La posizione dell’A. si puo` agevolmente connotare nel modo seguente:
1) Anti-segregazionista e anti-razzista;
2) pacifista non violenta;
3) anti-militarista (dagli anni Sessanta in poi);
4) anti-marxista;
5) anti-imperialista;
6) a favore dell’ODC;
7) contrario alla politica controrivoluzionaria americana in America Latina
e nel Sud est asiatico;
8) assolutamente contrario alla teorizzazione e all’uso della violenza per
promuovere i diritti civili;
9) a favore di un sistema economico misto;
10) assolutamente contrario all’anarchismo;
11) a favore dell’ODC.
5. Reazione delle istituzioni
In gran parte furono analoghe a quelle delle associaiozni razziste come il
KKK e la John Birch Society:
1) vessazioni;
2) intimidazioni;
3) attentati terroristici;
4) repressione violenta di manifestazioni pacifiche;
5) diffamazione;
6) pestaggi individuali;
7) organizzazioni di contro-manifestazioni;
8) intercettazioni telefoniche e postali (da parte dell’FBI);
9) istigazione alla violenza allo scopo di rompere ogni coesione interna negli
attivisti;
238
10) strumentalizzazione politica a fini elettorali (p.e. Kennedy o Johnson)
11) eliminazione fisica degli attivisti.
6. Avversari o concorrenti (diretti e non)
Malcon X, Carmichael e i Black Power furono i concorrenti piu` pericolosi per
la leadership di King determinando profonde divisioni interne al movimento negro.
Sotto il profilo ideologico Fanon e Lumumba non poterono trovare accoglienza
favorevole presso King a causa della centralita` che la violenza rivoluzionaria
rivestiva all’interno del loro programma politico. Anche la ambigua neutralita`
dell’AFL-CIO suscito` in King un profondo disappunto.
7. Nemici
Per quanto questa espressione non sarebbe stata gradita all’A., al di la` della
retorica pacifista ed evangelica, esistettero soggetti o istituzioni irriducibilmente
avversi alle ragioni di King. Vediamo in breve quali furono:
1) il KKK;
2) la John Birch Society;
3) gran parte delle forze di polizia locale (ed in particolare Clark e Rainey);
4) i magistrati collusi con le ragioni del razzismo;
5) il Partito Repubblicano (ed in particolare Goldwater);
6) non pochi esponenti della Chiesa cattolica bianca indifferenti o addirittura
ostili alle rivendicazioni di King
e infine
7) Hoover direttore dell’FBI.
239
5. POSTILLA
Riteniamo opportuno, da un punto di vista storico, chiarire la natura delle
organizzazioni vere, le modalita` operative del dissenso dell’A. e la sua impostazione
ideologica.
1. Organizzazioni
Prima dell’A. esisteva la NAACP nata nel 1909 dal Congresso di Niagara promosso
da Du Bois e di natura integrazionista. Con King nasce la SCLC fondata
nel gennaio del 1957 con una connotazione di centro. Quanto al CORE (fondato
a Chicago nel 1943) che praticava l’azione diretta non violenta e al SNCC, anch’esso
fondato da King, queste due organizzzazioni ampliavano il loro raggiro
d’azione comprendendo anche i diritti civili nel loro insieme.
Al contrario, le organizzazioni vere che praticarono l’uso della violenza rivoluzionaria
— e che quindi rientrano sia nella Agitazione sovversiva che nel terrorismo
— furono il Black Power (fondato nel 1966 da Carmichael), il Movimento
di Azione Rivoluzionaria (di Williams), i Musulmani Neri anti-integrazionisti e
Malcom X anti-integrazionista e a favore della violenza.
2. Connotazione ideologica
Per l’A. la fede cristiana, oltre a costituire un fondamentale principio di salvezza
personale, era ritenuto fondamentale come elemento di coesione sociale.
Non a caso la impostazione data dall’A. al movimento fu incentrata sull’azione
e sul perdono. A livello politico King, assunse una posizione di neutralita` politica
che venne meno di fronte al programma apertamente razzista del candidato presidenziale
repubblicano Goldwater. Proprio per questo l’A. fece convergere i voti
dei neri su Jonhson. Per quanto concerne la natura esatta del suo integrazionismo
,questo si differenzio` da quello del NAACP poiche´ non era di natura economico
politica ma religiosa e quindi strettamente legato alla dignita` dell’uomo
cristianamente intesa. A tale proposito la genesi del razzismo — per l’A. non era
240
da individuarsi all’interno delle istituzioni ma nell’ambito religioso: il peccato era
infatti la natura cristiana dalla quale scaturivano tutte le forze di odio. Adesso era
— dunque — necessario contrapporre l’amore. Di qui il rifiuto dell’uso della
violenza e il rifiuto di edificare uno stato negro indipendente o un partito esclusivamente
negro. Queste ‘soluzioni’ avrebbero infatti accentuato la contrapposizione
tra persone incrementando l’odio.
3. Modalita` operative
In linea di massima l’uso delle tecniche tipiche della ANV determinava:
1) il disagio psicologico delle e´ lite al potere costringendole a prendere in esame
il problema sollevato;
2) permetteva di sostituire l’odio con l’amore causando vergogna e imbarazzo
delle e´ lite del potere;
3) consentiva la formazione di una massa agente cosciente in grado di destabilizzare
il gruppo di potere e di trasformare la passivita` della opinione
pubblica in ribellione;
4) permetteva, attraverso l’azione diretta, di accelerare il riconoscimento dei
diritti civili costringendo l’avversario a cedere attraverso una sorta di guerra
di logoramento.
241
Parte Decima
1. IL DISSENSO ANTI-MILITARISTA
NELLA COMUNITA` SCIENTIFICA ITALIANA
DEL NOVECENTO
L’opposizione netta e priva di compromessi alla collaborazione (o non piuttosto
connivenza e complicita`?) tra ricerca scientifica e ricerca militare ha trovato
modo di esprimersi lucidamente sia negli Atti del convegno tenutosi il 22 maggio
2001 — a cura del Centro Studi e Ricerche per la Pace dell’Universita` di Trieste
—che nel volume di Fieschi intitolato ‘‘Macchine da guerra’’. Da questa ampia e
dettagliata documentazione e` possibile trarre alcune considerazioni sul dissenso
anti-militarista:
1) Proprio perche´ la comunita` scientifica ha specifiche competenze e` tenuta
a informare la societa` civile sull’insieme delle problematiche connesse al
rapporto tra ricerca scientifica e ricerca militare;
2) la comunita` scientifica non puo` assumere un atteggiamento asettico ma
deve prendere posizione di fronte al coinvolgimento della scienza in ambito
militare — come accadde durante la guerra del Vietnam — e prendere
una posizione che sia di chiara condanna;
3) dal momento che la ricerca scientifica (soprattuto quella applicata)
puo` svilupparsi solo in un contesto assai articolato — vale a dire
quello politico, industriale e bancario — il dissenso politico non potra`
che manifestarsi anche nei confronti del sistema di potere nel suo
insieme;
4) la ricerca scientifica asservita alla deterrenza nucleare e` non solo immorale
ma precaria per la stessa sicurezza nazionale;
5) lo scienziato responsabile moralmente deve rifiutarsi di partecipare personalmente
alla ricerca militare;
6) quegli scienziati che lavorano presso istituti di ricerca non militari devono
rifiutarsi di portare avanti ricerche finanziate da fonti militari o che
comunque impongono la non divulgabilita` dei risultati conseguiti;
7) come espressione di dissenso esplicito—a conclusione delle nostre ricerche
— dovremmo aggiungere sulla sezione ‘‘ringraziamenti’’ una nostra
dichiarazione dalla quale emerga chiaramente che non si sono utilizzati
fondi militari;
245
8) dovremmo convincere i nostri colleghi — impegnati sul fronte militare
—che i loro contributi sono forieri di nefaste conseguenze per l’umanita` ;
9) e` necessario—proprio di fronte alla minaccia dell’uso delle mini-nukes e
dell’SDI — promuovere un disarmo nucleare totale e quindi proibire
tutte le esplosioni nucleari sperimentali;
10) e` opportuno ostacolare la modernizzazione della strumentazione miltiare;
11) la comunita` scientifica deve rifiutarsi di collaborare a tutti quei progetti
di ricerca che violano i trattati internazionali;
12) la comunita` scientifica deve prendere atto che i finanziamenti militari
sviano la ricerca scientifica verso scopi non essenziali;
13) accettare anche in minima parte finanziamenti militari significa accettare
una sorta di corruzione legale;
14) sarebbe opportuno — attraverso adeguate pressioni — persuadere la
classe politica della necessita` di ridurre drasticamente i finanziamenti alla
ricerca militare e al ministero della difesa;
In conclusione, questo breve elenco — chiaramente ispirato alle riflessioni
pacifiste di Russell e Einstein, alle iniziative del Movimento Pugwash e a quelle
del Bollettino degli Scienziati atomici — costituisce un invito esplicito al boicottaggio
e alla ‘diserzione’ e fa proprie le sottili armi della Psychological Warfare.
Ad ulteriore supporto di questa tesi, sia sufficiente fare riferimento alla introduzione
degli Atti redatta da Federico Della Valle responsabile del Centro Studi
di Trieste. Ebbene, l’A. — dopo aver ampiamente citato Boff — ritiene che sia
agevolmente individuabile un comune denominatore tra le finalita` del convegno
e quelle del Centro Studi:
1) il rifiuto incondizionato della guerra;
2) la non neutralita` della coscienza;
3) il conseguimento della pace — e il suo mantenimento — costituiscono valori
imprensindibili;
4) fra gli immani danni del capitalismo vi e` anche quello legato alla sopraffazione
ambientale;
5) l’attuale modello di sviluppo si fonda sulla violenza e alimenta la guerra;
6) la guerra viene usata soprattutto dalla amministrazione USA — come volano
economico e infine la NATO legge il problema della immigrazione in
un’ottica di sicurezza e non come un problema da affrontare in modo solidaristico.
246
2. IL DISSENSO DELL’USPID
Nata nell’82 — presso il Dipartimento di Fisica della Universita` di Bari — si
propone — sotto il profilo formale — come finalita` principale lo studio delle
complesse problematiche legate alla strategia nucleare, al controllo degli armamenti
e all’impatto che tutto cio` determina a livello di politica internazionale.
Sotto il profilo sostanziale, l’USPID promuove una interpretazione anti-militarista
e affine — ideologicamente parlando — a quella del pacifismo nostrano (non
a caso collabora con il CISP di Pisa e con l’Archivio Disarmo).
L’attivita` antagonista si attua nell’esprimere il proprio radicale dissenso in
merito alla legittimita` morale delle collaborazione, oramai stretta, tra Ricerca
Scientifica e Ricerca Militare.
Secondo Petroni la comunita` scientifica dovrebbe:
1) esercitare adeguate pressioni sulla classe politica per ostacolare qualsiasi
collaborazione tra Scienza e apparato militare
2) dovrebbe sottolineare la irresponsabilita` di tutti coloro che collaborano
con l’apparato militare (p.e. con la DARPA USA)
3) dovrebbero rendere noto all’opinione pubblica che il mantenimento di un
apparato scientifico-militare porta inesorabilmente alla militarizzazione
della politica estera e al consolidamento di gruppi di potere.
Partendo dalle medesime premesse, Cotta Ramusino propone — seguendo
sia le indicazioni del Manifesto Russell-Einsten che quelle del PUSWASH —:
1) lo smantellamento delle armi nucleari;
2) considera la Nuclear Posture Revew del ’95 un ritorno inammissibile alla
logica della cold war;
3) condanna — alla stressaa stregua — il riarmo nucleare russo;
4) propone il ritiro incondizionato ed immediato delle BG1 dal territorio europeo
e delle bombe nucleari tattiche allo scopo di contribuire alla dsitensione
tra NATO e Russia
e infine
5) propone la denuclearizzazione del Mediterraneo.
247
3. IL DISSENSO DEL PUGWASH
1. Le finalita` della associazione nelle parole di Rotblat
Di questa associazione internazionale — fra le piu` prestigiose nel contesto
della comunita` scientifica — prendederemo solo in considerazione alcune significative
riflessioni di Rotblat (premio Nobel nel ’95 per la pace):
1) partendo dalla centralita` del Manifesto Russel-Einstein 1, l’A. sottolinea
anche oggi l’urgenza di coinvolgere la comunita` scientifica internazionale
nel denunciare la strategia della dissuasione nucleare;
2) l’A. ritiene insostenibile il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione
dei conflitti ed, in particolare, sottolinea l’assoluta necessita` di abolire
qualsiasi armamento nucleare;
3) propone la estensione ai paesi europei e non dell’art. 9 della Costituzione
giapponese;
4) pone l’enfasi sulla centralita` della istruzione e sulla opportunita` di attuare
adeguate pressioni sui mass-media per sensibilizzare l’opinione pubblica;
5) rileva la necessita` di sfruttare tutte le opportunita` offerte dalla diplomazia
internazionale per sensibilizzare le e´ lites politiche;
6) avanza la proposta — radicale nelle implicazioni — di superare il complesso
militare industriale;
7) non accetta la politica nucleare della NATO
8) chiede la concreta applicazione del piano Baruc e della risoluzione ONU
del ’46 contro l’uso delle armi nucleari;
248
1 L’antimilitarismo del celebre scienziato tedesco ebbe modo di esprimersi in modo eloquente
nel breve saggio ‘Societa` e persona’ (tratto dal volume ‘Come io vedo il mondo’), dove ebbe modo
di definire il servizio militare obbligatorio come ‘‘il sintomo piu` vergognoso della mancanza di dignita`
personale’’ (p. 15).
Quanto alla esistenza della istituzione militare — questa da lui esplicitamente disprezzata —
espresse l’auspicio che venisse soppressa al piu` presto in quanto la considerava una vera e propria
vergogna. Anche a proposito dell’industria militare ebbe parole di fuoco ritendola la principale
responsabile dei conflitti internazionali, cos?` come condanno` senza mezzi termini l’asservimento
della scienza ad interessi militari.
9) rifiuta in modo radicale la dottrina Rumselfd (e quindi la possibilita` dell’uso
delle mini-nukes);
10) condanna la politica nucleare di Chirac (perche´ in linea con quella di De
Gaulle);
11) contesta la legittimita` morale e giuridica del pacchetto di provvedimenti
anti-terrorismo presi da Bush (e sistematizzati nel Patrioct Act) dopo l’11
settembre;
12) giudica fallimentare la gestione del dopo Iraq e del dopo Afghanistan
proponendo in alternativa una gestione a guida ONU e infine
13) evidenzia le ripetute violazioni — da parte USA — del diritto internazionale.
2. Strumenti
Lo strumento, in prima battuta, usatao dal P. si e` concretizzato nella organizzazione
di conferenze annuali e, in seconda battuta, attraverso l’uso di petizioni o
lettere aperte ai leaders politici. Un esempio eclatante e` stata la lettera, inviata da
Hinde, a Blair in merito alla inacettabilita` di praticare la detenenza nucleare sul
territorio inglese attraverso la realizzazione dei Trident.
249
4. IL DISSENSO DEL CISP
Nato nel ’98 all’interno della Universita` di Pisa, si propone di attuare uno studio
multidisciplinare della pace avvalendosi di una e´quipe stabile di quaranta docenti
e aspirando ad essere un punto di riferimento — nel panorama italiano —
per gli studi della pace a livello accademico a partire da presupposti ispirati al
pacifismo non violento di Gandhi, Lanzo del Vasto e Capitni.
La finalita` statuaria e` rivolta allo studio della dinamica dei conflitti allo scopo
di prevenirli o risolverli attraverso una metodologia non violenta. Concretamente
il CISP ha svolto un ruolo rilevante nella istituzionalizzazione della DPNV, nel
‘reclutare’ ODC per consentire loro di svolgere il servizio alternativo (in concorrenza
con l’ARCI e la Caritas), nel promuovere dunque il servizio civile nazionale,
nel realizzare progetti di cooperazione tra ONG palestinesi ed israeliane e infine
nel dare supporto agli ODC israeliani (cioe` ai militari renitenti). A livello di
collaborazione, i legami di maggiroe rilievo sono con l’USPID, le PBI, il CIPA e
il Centro Gandhi.
Allo scopo di delineare la filosofia del CISP sara` sufficiente illustrare — sinteticamente
— le riflessioni di Altieri e Drago.
Secondo Altieri
1) e` divenuta oramai improrogabile la necessita` di costruire alternative concrete
alle istituzioni militari attraverso la DPNV;
in secondo luogo;
2) qualsiasi ricercatore serio che voglia attuare questa finalita` dovra` fare riferimento
non solo agli studi di Galtung e Sharp ma soprattutto alle riflessioni
di Gandhi, Capitini, Del Vasto e di tutto l’antagonismo poliltico che
ha caraterizzato gli anni Sessanta e Settanta (dal movimento dei diritti civili
al femminismo);
3) l’approccio agli studi per la pace dovra` tenere conto della realta’ politica
allo scopo di contrapporvisi in modo radicale;
4) la finalita` politica su lungo periodo degli studi per la pace dovra` essere
quella di farci conseguire il ‘people empowerment ’ che altro non e` che
— guarda caso — l’omnicrazia capitiniana
250
e infine
5) gli studi per la pace dovranno sottrarre terreno agli approcci militari marginalizzando
le istituzioni militari.
Per quanto concerne Drago le sue riflessioni hanno una connotazione esplicitamente
politica. Infatti lo studioso:
1) lamenta la scarsita` di fondi elargiti alla DPNV e critica esplicitamente la
composizione dell’UNSV ritenendo che la presenza di ufficiali sia del tutto
fuori luogo e che, al contrario, il suddetto ufficio dovrebbe essere gestito
da personalita` di indiscutibile valore (fra le quali include se stesso,
lecolleghe del CISP e le associazioni cattoliche piu` intransigenti e visceralmente
anti-militariste quali Pax Christi e i Beati);
2) in secondo luogo critica la legittimita` della sinistra europea in quanto oramai
compromessa ampiamente con il militarismo;
3) auspica la istituzionalizzazione della obiezione fiscale.
Inoltre l’A. vede con preoccupazione
4) il consolidarsi dei rapporti tra la scuola Sant’Anna e il CEMISS, realzioni
che procedono verso una evidente militarizzazione (basti riflettere — prosegue
l’A.—sulla inaudita contro offensiva militare relativa ai corsi di laura
in Scienze Strategiche) alla quale
5) non si puo` che contrapporre la laurea in Scienza per la pace;
infine
6) l’alternativa indicata dall’A. e` il modello non violento di difesa che sara` in
grado di porre in essere una autentica rivoluzione.
251
5. IL NUOVO MODELLO DI DIFESA
ALLA LUCE DELL’IDEOLOGIA PACIFISTA
1. I rischi del Nuovo modello di difesa * secondo Accame
Secondo Accame (presidente dell’ANA-VAFAF) il NMD varato nel ‘91 implica
una vasta gamma di rischi 1 per l’Italia e piu` esattamente:
1) l’Italia potrebbe volersi proiettare in operazioni di polizia internazionale;
2) con il NMD il CSM acquista pieni poteri—autopontenziondosi quindi - e
consegue una ampia autonomia rispetto al vertice polico;
3) l’inserimento del nostro paese, all’interno del NMD, portera` — presto o
tardi — a svuotare di significato l’art. 11 della costituzione;
4) i rischi ipotizzati dal NMD (rivelatesi assolutamente esatti ndr.) costituiscono
una motivazione fittizia volta ad incrementare le spese militari;
5) lo stanziamento di fondi—per il NMD—rischia di passare ‘sotto il naso’
del parlamento;
6) il NMD intende — in realta` — alimentare la tensione internazionale;
e infine
7) la presenza in una eventuale ‘Europa degli eserciti’ ci fara` assistere ‘‘al nascere
di una politica bellicistica di cui neppure all’epoca fascista si era visto
visto l’eguale’’.
2. L’antagonismo sindacale all’interno dell’Aermacchi
Intorno agli anni Ottanta nacque, nel contesto della Aermacchi di Varese, ‘un
gruppo di attivisti anti-militaristi’ grazie al sostegno della FLM in un primo momento
e della FIOM-CISL in un secondo momento, gruppo informale che promosse
‘‘collette di solidarieta` con popoli e movimenti vittime del fuoco delle ar-
252
* Da ora in poi in sigla NMD.
1 I rischi paventati dall’Aa. sono, dal nostro punto di vista, opportunita` che — fra l’altro con
buona pace di Accame — si sono realizzate (in buona parte a partire dagli anni novanta).
mi italiane’’ attraverso tecniche di conflittualita` non convenzonale (scioperi, digiuni
e collettivi) per giungere nel 1986 alla disubbidienza civile attraverso l’aperta
adesione — di alcuni suoi componenti — all’ODC (congiunta all’uso
del digiuno di cinque giorni ‘‘contro gli euromissili e la corsa al riarrmo’’) e
per denunciare nel 1988 l’Aermacchi in quanto industria violatrice degli embarghi
ONU contro Iran e Iraq. La reazione — nel gennaio del ’91 — del direttivo
aziendale fu largamente prevedibile: l’attivazione della cassa integrazione della
cellula di lavoratori anti-militaristi, espulsioni che crearono le condizioni per la
nascita — nel ’91 — del ‘Comitato cassaintegrati Aermacchi per la pace e il diritto
al lavoro’, il quale — grazie ai preziosi contributi del MIR, della Cisl, delle
Acli e del Comitato contro la guerra del Golfo di Busto Arsizio — riusc?` a portare
le proprie lagnanze fino alla XI Commissione del lavoro del Parlamento, attraverso
una struttura a rete; e — nel ’93 — a formulare una proposta di legge
regionale per la promozione della riconversione della industria bellica (formalmente
presentata da una coalizione politica traversale di centro-sinistra). Anche
a seguito di questa iniziativa, prese avvio l’’Osservatorio sull’industria militare’.
A distanza di breve tempo, onde evitare l’ulteriore incremento di licenziamenti,
l’Aermacchi riuc?` ad esercitare una pressione eguale (per intensita` ) e contraria
(per le finalita` ) sulle istituzioni politica-sindacali volta a favorre l’approvazione
— in tempi brevi — del NMD. L’operazione raggiunse l’auspicato obiettivo
— soprattutto grazie alla lobby sindacali FIM-FIOM e UILM (sic!)
3. L’alternativa non violenta al NMD
In primo luogo, sotto il profilo ideologico — come si evince in prima battuta
dalla bibliografia — l’interpretazione data dagli A. del NMD e` di tipo eco-pacifista
ed e` suffragata dalle analisi dei periodici: ‘Giano’, ‘il Manifesto’, ‘Metafora
verde’, dalla rivista capitiniana ‘Azione non violenta’ e infine dagli studi di Allegretti
editi dalle edizioni Cultura della Pace. Quanto alle istituzioni politico-culturali
nel cui ambito si muovono gli autori queste sono: la FLM-cisl, l’Ires e la
Rete di Formazione non violenta e l’IPRI ,mentre gli strumenti di comunicazione
di massa attraverso i quali hanno promosso una strategia di contro informazione
anti-militarista sono stati: ‘Alfazeta’ (periodo ufficiale della CISL), Radio popolare
e ‘Avvenimenti’.
In secondo luogo, nel saggio finale l’A. — Nanni Salio (segreatrio dell’IPRI)
— propone un’alternativa radicale (seguendo le indicazioni di Galtung e Sharp)
al modello di difesa tradizionale che agevolmente possiamo riassumere nel modo
seguente:
253
1) l’attuazione — a livello politico — della non violenza non solo costituisce
un reale pericolo per il totalitarismo dell’Est ma anche per il capitalismo
occidentale;
2) una reale comprensione della NV ci consentira` di comprendere la natura
profondamente sovversiva che lo connota;
3) infatti il movimento per la pace che si fa portavoce della non violenza, ha
come suo principale scopo quello di costruire una societa` civile profondamente
diversa da quella attuale perche´ in grado di risolvere le varie tipologie
di conflitti in modo non violento;
4) contrariamente ai modelli di difesa tradizionale, adattare a livello politico
la difesa non violenta, equivale a conferire alla societa` civile la possibilita`
di risolvere i conflitti, dimostrando in tal modo quanto profondamente legata
sia la non violenza alla democrazia partecipativa;
5) proprio per queste motivazioni e` opportuno che il modello dell’HCA sia
esteso e rafforzato cos?` come e` opportuno democratizzare l’ONU istituendo
nel suo contesto forze di intervento non violento. Un esempio in questa
direzione ci viene offerto dalla presenza delle PBI in zone di guerra come
il Guatemala, lo Sri Lanka o delle organizzazioni come i Volontari della
pace.
254
6. L’ANTI-AMERICANISMO RIVOLUZIONARIO
NEL CAMPO ANTI-IMPERIALISTA
Sorto nell’agosto del 2000, il CAI si struttura secondo una modalita` a rete e
costituisce un network transnazionale volto a contrastare la globalizzazione imperialistica
attraverso un coordinamento snello e flessibile.
La connotazione ideologica del CAI e` dichiaratamente socialista rivoluzionaria
— quindi assai lontana dall’antagonismo non violento — e aspira ad avere
una dimensione internazionalistica.
I soggetti rivoluzionari, oltre a essere quelli della tradizione M/L (e cioe` i contadini
e i proletari) sono anche tutti gli sconfitti o i discriminati del globalismo
attuale.
Concretamente il CAI ha dato voce e sostegno sia alla Resistenza Irachena (al
Movimento popolare di Moqtada al-Sadr e all’Alleanza Patriottica Irachena in
particolare) sia alla resistenza rivoluzionaria delle FARC-EP, che a quella dell’FBL-
EL bolivariana. Scontato e prevedibile insieme anche il sostegno alla politica
di Chavez, al PC-ML greco, ai vari comitati (europei e non) pro resistenza
irachena, all’IRSP irlandese e infine ai partiti comunisti di Svezia e Norvegia.
Nel nostro paese collabora con alcuni esponenti del PRC e del PdCI ma soprattutto
con i COBAS. Le due piu` significative reazioni delle istituzioni sono
state: l’accusa di associazione con finalita` terroristica rivolta a un autorevole
esponente del CAI e la dura presa di posizione di 44 esponenti del Congresso
USA contro l’esplicito sostegno del CAI alla resistenza irachena, presa di posizione
che si e` concretizzata nel chiedere alle autorita` italiane di mettere fuori legge
il CAI.
255
7. IL DISSENSO ANTAGONISTA NEL CENTRO GANDHI
Nato nel 2000, il centro promuove:
1) l’opposizione radicale alla guerra;
2) il superamento dell’attuale sistema economico;
3) la realizzazione — secondo il progetto di Capitini — della omnicrazia
e
4) l’educazione alla mondialita` .
Il contesto culturale nel quale opera e` quello ispirato alle riflessioni di Gandhi,
Capitni, Tolstoj e Lanza del Vasto.
Allo scopo di analizzare gli aspetti contenutistici ci sembra opportuno polarizzare
la nostra attenzione su alcuni articoli apparsi nella pubblicazione periodica
del Centro: i Quaderni del Satyagraha.
1. Tolstoj
Personaggio centrale, nell’ambito del pacifismo mondiale, costitusca per Gazzen
un punto di riferimento imprescindibile per la riflessione sulla non violenza.
Infatti la non resistenza al male e` il centro delle riflessioni del letterato russo e
partendo soprattutto da questa riflessione Gandhi — nel 1894 — si convert?` alla
non violenza abbandonando il suo precedente sentiero.
2. Kossovo
L’A. — Abate — sottolinea come la presenza della non violenza nel contesto
kossovaro —attraverso il movimento di riconciliazione—abbia portato un contributo
rilevante. In particolare, pone l’enfasi sull’eccezionale valore delle lotte
non violente attaute dalle popolazioni albanesi — alludendo al contributo di
Kurti—al lavoro rilevante di Ismajli e infine alle potenzialita` rilevanti che avrebbe
avuto il Corpo europeo civile se fosse stato costruito. Al contrario, le iniziative
256
del governo italiano e quelle del governo francese—in merito a quale istituzione
avrebbe dovuto coordinare questo Corpo — sono state assolutamente nefaste.
3. DPN
La discussione relativa alla proposta dell’On. Realacci e` assai significativa poiche
´ rivela — da parte di determinate lobby cattoliche e di sinistra (ARCI, ACLI,
CdO e LegaAmbiente) — la volonta` di collocare il Servizio civile all’interno del
Terzo Settore svuotandolo — secondo il Centro Gandhi — di qualsiasi significato
autenticamente pacifista e soprattutto delegittimando la DPN.
Proprio perche´sussiste tale lo scopo, il Centro Gandhi ha invitato numerose
personalita` a sottoscrivere un appello a favore della istituzionalizzazione della
DPN, appello al quale hanno aderito: Drago - Gallo - Zanotelli e numerosi francescani
(sic!)
4. Il comitato DCNANV (e i complotti oscuri)
La DPNV si inserisce — osserva Drago — nell’ambito del concetto di transarmo
indicato da Galtung che prevede su breve periodo la compresenza sia della
difesa armata che di quella non armata. Ebbene l’istituzione del comitato
DCNANV nel 2004 rappresenta il primo esempio di istituzionalizzazione della
DPNV nonostante la inacettabile militarizzazione del peackeeping, l’evidente
militarismo del governo berlusconi e l’incapacita` del centrosinistra di opporvisi.
Uno dei primi passi da compiere non potra` che essere la formazione quotidiana
della gioventu` . Ma la parte piu` consistente dell’articolo — e involontariamente
autoironica — e` la dettagliata narrazione di tutti i contrasti interni al Comitato
che ne hanno decretato la paralisi operativa, dietro quale l’A. vede la occulta
presenza dei partiti e delle F.A. che si sarebbero accordati per sabotare la
realizzazione della DPNV.
5. La militarizzazione dopo l’11 settembre
Gallo osserva come la progressiva militarizzazione delle istituzioni americane
dopo l’11 settembre e il progressivo affermarsi dello Stato penale, stiano giungendo
a delle nefaste conseguenze come si evince d’altronde chiaramente dal Patrioct
Act. Indubbiamente il movimento no global costituisce una realta` estremamente
vitale e in grado di contrapporsi ‘‘alla crescente militarizzazione’’.
257
Un esempio concreto della sua vitalita`ci e` offerto dalla militanza di Zanotelli e
Strada e dalla centralita` della opzione non violenza. Se la societa` civile sapra` fare
tesoro di tutte questi insegnamenti allora si trovera` nelle condizioni di difendere
anche i diritti umani dall’ideologia della nazionalista.
258
8. IL DISSENSO ANTAGONISTA
NELLA FONDAZIONE VENEZIA
PER LA RICERCA SULLA PACE
La nostra finalita` sara` quella di comprendere quale impostazione viene attuata
dalla Fondazione per la comprensione delle problematiche internazionali, per
capire cioe` a partire da quali presupposti politico-culturali la Fondazione legge la
realta` del mondo contemporaneo.
In primo luogo, la nomina del nuovo Presidente della Fondazione Mons. Nohis
avvenuta nel dicembre del 2004, dimostra ampiamente il profondo radicamento
della Fondazione nell’ambito della gerarchia cattolica italiana.
In secondo luogo, analizzando l’attivita` professionale degli autori dell’Annuario
che (prenderemo in considerazione quello del 2005) rappresenta il documento
piu` autorevole per comprendere scopi e metodologia di approccio della Fondazione
— saremo in grado di capire — agevolmente — quale approccio possiamo
aspettarci.
A tale proposito, la gran parte degli autori dell’Annuario orbita nel contesto
di determinate pubblicazioni periodiche e case editrici ampiamente note — in
Italia — per il loro impegno anti-militarista, pacifista non violento e anti-americano
impegno che si colloca in un contesto politico connotato chiaramente: quello
della sinisttra antagonista e del cattolicesimo anti-militarista, no-global.
Allo scopo di suffragare quanto sostenuto elencheremo qui di seguito rivista,
case editrice, centri di ricerca e associazioni notoriamente militanti: Un poten
per..., PeaceLink, EMI, Unimondo, Mosaico di Pace, Opal, Missione oggi, Micromega,
Adista, Ed. cultura della pace, DeriveApprodi, Nigrizia, Guera e Pace,
Giano, Aprile, Avvenimenti e Centri di Ricerca per la pace di Viterbo.
Significativa — poi — la presenza di due uomini politici — Gallo e Tanzanella
— gravitanti nell’area della sinistra piu` intransigente sulle problematiche
della pace, della guerra e delle spese militari.
Passiamo adesso ad analizzare — brevemente — le riflessioni degli autori intorno
e problematiche specifiche.
1. Forze Armate e Scuola
Luca Kocci (redattore Adista) — dopo aver sottolineato — con disappunto e
259
sconcerto insieme—che negli USA il JROTC prosegue inesorabilmente e che anche
in Italia si sono realizzate iniziative analoghe—rileva con entusiasmo l’esistenza
di associazioni — targate USA — che oppongono resistenza al reclutamento.
Significativa la conclusione: ‘‘l’inequivocabile indizio di un tendenza inquietante
che vede le F.A. all’assalto delle scuole. E se gli USA sono il modello di
riferimento verso cui il nostro Paese tende, si tratta allora di segnali da non trascurare
ma da guardare e da controllare con la massima attenzione’’ 1.
2. Pace e Chiesa cattolica
Tanzanella (parlamentare dissidente nel centro della sinistra cattolica e storico
della teologia) — dopo aver sottolineato il ‘peccaminoso’ coinvolgimento della
Banca di Roma nel commercio di armi (esaltando l’opera meritoria di denuncia
di riviste come Mosaico di Pace etc.) e dopo aver ricordato che la violazione
dell’art. 11 e` oramai una drammatica costante della politica estera italiana, esprime
il proprio radicale dissenso sul mantenimento dell’ordinamento militare in
seno alla chiesa cattolica e il proprio entusiasmo per le costruttive iniziative di
Pax Christi e per le posizioni del vescovo Nogaro.
3. Dissenso informatico
Gubitosa (segretario di Peacelink) — sottolinea come l’uso delle tecnologie
informatiche si sia rivelando decisivo per il pacifismo non violento. Auspica
— indirettamente — che l’hackerismo italiano si consolidi e che le esperienze
di telestreet si moltiplichino (nonostante le indicazioni contrarie degli Interni).
4. Guerra globale
Gallo (senatore) — condanna senza mezzi termini il NMD e rileva la inestricabile
connessione tra guerra e terrorismo (giacche´ si alimentano vicendevolmente).
In altri termini, la politica deve collocare la guerra fuori dall’ordine internazionale.
260
1 Dall’insieme di queste osservazioni si evince che sono le associazioni pacifiste a dovere controllare
le istituzioni militari (un interessante capovolgimento!) e che le scuole sono ‘proprieta` ’ delle
associazioni anti-militariste.
Carnevali e Sciuto rispettivamente di Adista e Avvenimenti sottolineanano come
questo aumento non faccia altro che sottrarre risorse ai settori cruciali e —
con sconcerto — rilevano come i paesi nel Consiglio di Sicurezza ONU siano gli
stessi che alimentano il commercio di armi. In conclusione, la volonta` di controllare
le zone strategiche del pianeta da parte USA e` uno scopo immorale (naturalmente
secondo una interpretazione anti-realistica — ndr).
In merito al ruolo USA in Iraq — Giacche´ della rivista Proteo — sottolinea il
benessere delle industrie militari USA grazie alla guerra e quello delle industrie
logistiche. Seguendo un’analisi marxiana l’A. conclude affermando che la guerra
sia oramai divenuta la continuazione della politica con altri mezzi
Quale ruolo per la Svizzera nel contesto della politica internazionale? A giudicare
dal progetto Esercito XXI sembra che la neutrale Svizzera voglia diventare
‘‘una sorta di milizia per la NATO’’. Secondo l’A.—Reina—e` proprio questo il
pericolo paventato dal GSSE (gruppo pacifista svizzero) che fra l’altro accusa la
classe politica di avere bloccato ‘‘la politica di disarmo’’. Naturalmente l’A. guarda
con preoccupazione a tale eventualita` .
5. Antagonismo in America Latina
Zaneletta responsabile della Scuola della pace di Lucca — dopo aver dato
una valutazione radicalmente negativa della politica messicana — indica nelle
scelte zapatiste la chiave di una possibile svolta finalizzata ‘‘a creare una forte base
popolare che controbilanci le spinte moderate di un eventuale governo di sinistra’’.
Anche in Colombia le basi popolari danno segni di grande vitalita`se e` vero
che — osserva Torres (teologo colombiano) — i Nasa stanno portando avanti
un progetto di autonomia nei confronti dello Stato, dei partiti e nei confronti
del sistema capitalistico, critica che e` analoga a quella del movimento zapatista
tanto quanto la proposta di una democrazia assembleare. In sostanza, l’A. facendo
proprie le tesi espresse da Borda nel lontano 1966 auspica che tali iniziative
costituiscano il futuro della Colombia.
6. USA e Israele
Scaglione commenta indirettamente le scelte di politica estera anche dagli
USA e di Israele attraverso un collage di citazioni che ne evidenziano le implicazioni
nefaste soprattutto sotto il profilo del rispetto dei diritti umani e dell’equilibrio
internazionale.
261
7. Cronologia
Gli autori — Alessandroni e Kocci — commentano, con ironia e con preoccupazione,
una serie di avvenimenti di particolare interesse per il nostro paese.
Un’iniziativa — p.e. Defence TV — non e` dagli autori particolarmente gradita
mentre le dimostrazioni contro Bush a Roma raccolgono il loro plauso; il trasferimento
dell’US Navy a Napoli e` visto con preoccupazione, la benedizione della
portaerei italiana e` letta come un gesto inconcepibile (a mo` di commento gli A.
riportano le considerazioni di don Tonio), la resistenza irachena e` positiva, la
commercializzazione delle armi nel mondo da parte dell’Italia e` vista come un
atto contrario al diritto e alla morale; in merito alle spese militari gli A. riportano
la proposta di Sbilanciamoci che le vorrebbe ridurre radicalmente e, a proposito
della iniziativa di protesta contro la parata dei Lagunari, gli A. sottoscrivono le
affermazioni di Casarini. Quanto all’Iraq, gli A. si fanno portavoci di tutte quelle
associazioni che hanno ostacolato la riforma dei codici militari, che hanno chiesto
l’abdicazione dell’ordinariato militare — e che sostengono la legittimita` della
Obiezione Fiscale alle spese militari. E ` doveroso segnalare che gli A. — fra le
righe — fanno comprendere la loro predilizione per Pax Christi riportando numerose
volte le dichiarazioni del direttivo.
262
9. TOM BENETOLLO E L’ANTAGONISMO NON VIOLENTO
DELL’ARCI
1. Note biografiche
Nato a Peraga (provincia di Padova) incomincera` a militare nel PCI nel 1970,
divenendo in seguito segretario regionale della FGCI. Dal 1971 diverra` responsabile
esteri della organizzazione giovanile del PCI incarico che manterra`al 1987,
quando — a causa di forti dissensi con il vertice del DS lascera` l’incarico — per
entrare nell’ARCI di cui assumera` la presidenza nel 1997 fino alla morte, avvenuta
nel 2004.
2. Formazione politica
La formazione ricevuta sara` quella tipica della scuola di partito del PCI improntata
dunque ad un viscerale anti-americanismo e anti-atlantismo. Il sorgere
del movimento no-global consolidera` le posizioni di estrema sinistra (assai prossima
a quelle del Manifesto e del PRC) in aperto dissenso con quelle del vertice
dei DS.
3. Connotazione ideologica
Fin dalla fondazione della rivista ‘Collettivo’ (sorta negli anni settnta) la posizione
dell’A. oscillo` contradditoriamente tra l’antagonismo radicale della estrema
sinistra europea ed USA (a tale proposito la predilezione per le Black Panters
e Malcom X fu esplicita) e l’entrismo della sinistra istituzionale, ambiguita` politica
che ha mantenuto fino alla sua prematura scomparsa.
4. Modalita` operative
In generale l’A. si serv?` delle tecniche tipiche della azione non violenta.
Nello specifico, in breve, le modalita` usate furono le seguenti:
263
1) Marcia della pace;
2) supporto ai profughi attraverso network istituzionali (p.e. il Consorzio
italiano di solidarieta`);
3) invio di delegazioni estere a scopo politico-informativo;
4) boicottaggio (p. contro le installazioni missilistiche a Comiso);
5) raccordo con Network no-global (p. il GSF e il FSE);
6) disubbidienza civile;
7) raccordo tra le associazioni cattoliche (Pax Christi e i Beati), con quelle
no global — come il GSF e l’FSE — e la sinistra diessina, i Verdi e Rifondazione
comunista;
8) utilizzazione del Terzo Settore per creare enclavi anti-liberiste e per aumentare
il potere di penetrazione politica dell’ARCI;
9) cooperazione internazionale decentrata per contrastare la real politik degli
Stati;
10) promozione di una rete euroepea no-global;
11) collaborare strettamente con il sindacato per connotare politicamente il
lavoro atipico;
12) sostegno agli scioperi generali del sindacato.
E `
scontato che come presidente ARCI e cofondatore della Associazione per
la Pace abbia svolto una costante;
13) guerra psicologica attraverso la propaganda e la disinformazione.
5. Avversari
In primo luogo tutti coloro che — all’interno dei DS — hanno premesso una
svolta moderata prendendo le distanze dalla sinistra interna.
6. Nemici
In breve:
1) le istituzioni militari;
2) la Nato;
3) la politica estera USA e UK;
4) la politica di Berlusconi;
5) il liberismo e quindi il WTO e l’FMI;
6) il realismo politico;
7) i Black Bloc;
264
8) il servizio militare professionale;
9) gli aumenti di bilancio per la Difesa;
10) le gerarchie politicamente conservatrici del Vaticano (Ruini e Opus Dei).
7. Alleati
Sinteticamente:
1) la sinistra cattolica;
2) la sinistra diessina;
3) Pax Christi e i Beati;
4) Verdi e PRC;
5) la CGIL;
6) il Forum del Terzo Settore;
7) il GSF e il FSE;
8) Acli;
9) Times For Peace (network internazionale).
8. Contenuti ideologi
Anche in questo caso procederemo brevemente:
1) l’A. si era detto a favore della democrazia partecipativa e del bilancio
partecipativo sulla falsariga di quello di Porto Alegre;
2) l’A. si espresse in modo nettamente contrario al ricorso della guerra in
Kosovo e in Iraq;
3) espresse aperto dissenso nei confronti del concetto di guerra giusta;
4) si disse a favore della estensione dell’art. 11 anche alla Costituzione europea;
5) non ebbe indugio alcuno ad auspicare una profonda riforma dell’ONU
per renderla piu` incisiva;
6) espresse l’auspicio che le associazioni di una certa autorevolezza potessero
trovare modo di esprimersi anche all’interno della Unione europea;
7) si oppose all costruzione del Muro voluto da Israele;
8) non condivise il pacifismo ambiguo di certuni dirigenti nel centro-sinistra;
9) non indugio` ad esprimere il proprio entusiastico appoggio alla OTPOR;
10) si oppose radicalmente all’uso della guerra per contrastare il terrorismo
islamico;
265
11) espresse la speranza che l’economia ritornasse a fare propria la scelta keynesiana;
12) infine la sua militanza fu volta ad esercitare rilevanti pressioni politiche
sui DS (ma anche sulla Margherita) allo scopo di portarli ad avere un legame
piu` stretto con i movimenti e quindi a indurli a spostarli su posizioni
piu` radicali. [Operazione questa che se fosse stata portata avanti
con il nuovo governo ne avrebbe aumentato la instabilita` ndr.].
9. Riferimento bibliografico
Il tempo del cambiamento e` ora, supplemento al ‘‘l’Unita` ’’ 2005.
266
Parte Undicesima
1. NOTE SULLA RIFLESSIONE FILOSOFICO-POLITICA
DI ERNESTO BALDUCCI
1. Parte prima
Se non c’e` dubbio che l’opera di Maritain abbia influenzato il giovane Balducci
(a partire dal ’45) altrettanto rilevante sara` l’influenza di La Pira (allora
sindaco dc di Firenze) del quale — fra l’altro dira` ‘‘(...) incarnava la qualita` del’ascetica
cristiano e (...) nei confronti del comunismo ha rappresentato un’alternativa
di tipo nuovo’’ (Il cerchio che si chiude, Manetti, 1986, p. 31). Ma naturalmente
l’apporto maggiore che ebbe modo di dare La Pira all’A. fu la centralita`
dell’ecumenismo e della pacificazione sociale. Altrettanto rilevante — come sottolineato
dall’a. stesso — il contributo dato da Mounier che gli permise di superare
la teologia neo-scolastica indirizzandolo verso la cultura teologica e filosofica
moderna. La fondazione nel ‘58 della rivista Testimonianze (alla quale collaborarono
pacifisti intransigenti come Gozzini e Zolo) e la solidarieta` dimostrata verso
gli operai delle Officine Galileo e della Nuova Pignone, lo porranno in una posizione
di implicita opposizione alla chiesa istituzionale che — attraverso il santo
Ufficio — provvide a farlo allontanare da Firenze.
2. Parte seconda
Mantenendo fede alla sua concezione ecclesiale e pacifista, nel ’63 Balducci
manifesto` la propria solidarieta` agli obiettivi, la necessita` di disobbedienza per
i cristiani verso lo Stato e infine auspico` che l’odc fosse giuridicamente legittimata.
La condanna — dietro denuncia della Regione Militare Tosco-Emiliana —
non espiata determino` l’isolamento dell’A. nonostante l’aperta solidarieta` di Pistilli
(con il quale aveva collaborato gia` nel ’50).
3. Parte terza
L’approdo nel 1965 alla Badia Fiesolana costituira` una svolta di radicale im-
269
portanza poiche´ — fra l’altro — gli consentira` di coordinare la sinistra testimonianze
e perche´ questa diventera` il pulpito dal quale attuare una campagna di
contro informazione a livello nazionale grazie alla quale — fra l’altro — avviera`
il dialogo a sinistra (costruito a partire da un’ottimismo antropologico su base
profetica).
4. Parte quarta
Infatti ottimismo antropologico e apertura al marxismo costituiranno l’elemento
caratterizzante della riflessione dagli anni settanta, periodo nel quale avviera`
proficuamente un filtro culturale con Garaudy e approfondira` anche l’opera
di Bloch. Concretamente tutto cio` lo condurra` a difendere la resistenza del
popolo vietamita (e a ritenere gli USA — insieme a Basso e a Russell — criminalmente
responsabili della guerra) e a promuovere le ECP attraverso le quali
sperava di potere formare (noi diremmo attuare una scelta di guerra psilogica
attraverso la contro informazione) le nuove generazioni al suo pacifismo intransigente
che coniughera` all’etrocentrismo critico l’ispirato dai lavori di De Martino.
Grazie alle riflessioni di Freud, Spengler, Lanternari , l’A. muovera` una critica,
dai toni apocalittici alla cultura europea accusata di aver praticato nel corso
dei secoli la discriminazione etnica portando al progetto di dominio sulla terra
— possibile anche grazie al razionalismo illumista e al capitalismo. Se le critiche
del marxismo rivolte al capitalismo sono condivisibili dall’A., e` tuttavia chiaro il
suo rifiuto sia nei confronti del capitalismo che nei confronti del comunismo sovietico,
nei confronti delle quali ideologie la rivolta giovanile del ’68 e la nascita
di culture alternative a quelle dominanti, saranno per Balducci un sintomo della
crisi oramai prossima della civilta` occidentale.
5. Parte quinta
Proprio attraverso la critica della civilta` occidentale, l’A. perviene alla chiara
comprensione della centralita` del tema della pace (fra gli anni ’80 e ’90) che costituisce
per l’A. una svista di ‘‘principio architettonico per la costruzione di un
modello’’ alternativo a quello usuale (L. Grassi, E. Balducci, maestro di pace in
Testimonianze n. 361, 1994, p. 8), che consenta all’uomo di oggi il superamento
delle differenze e gli permetta di avviarsi verso la realizzazione di un’utopia concreta
(nel senso di Bloch) cioe` quella dell’uomo planetario che si contrappone
radicalmente al realismo politico.
270
Proprio confrontandosi con il realismo politico, l’A. giunse al radicale rifiuto
della guerra giusta e — concretamente — al rifiuto dell’intervento militare in
Iraq e in Kosovo e ad accogliere le proposte provenienti dalla teologia di Boff
e di Dussel 1 (si veda a tale riguardo l’opera dell’A.: Le tribu` della Terra: orizzonte
2000, ECP, 1991 e l’articolo apparso su Testimonianze, n. 327, 1990, pp. 13-14
dal titolo Il debito e la crisi del Capitalismo) e quelle eco-politiche di Morin.
Anche l’assoluta centralita` dei diritti umani—centralita` determinata dal fatto
che grazie ad essi la ragione si puo` manifestare nella Storia del mondo e` in fondo
volta a contrapporsi alla centralita` — nel realismo politico — della forza e della
astuzia di machiavellica memoria. Grazie a questo riconoscimento l’ONU rappresenta
il primo esempio di costruzione di una civilta` sul diritto e non sulla
guerra (EB, Un’altra via, ECP, 1994, p. 9).
Altrettanto determinante sara` il tema della coscienza che non dovra` essere piu`
interpretata come subordinata alle strutture del potere, ma che al contrario dovra`
ritornare ad essere principio creativo ed elemento costitutivo della storia, coscienza
che aprendosi all’Altro (secondo una lettura che Balducci mutua da Le´ -
vinas) sara` nelle condizioni di costruire un ethos cosmopolitico che consentira`
all’umanita` di superare la dicotomia amico/nemico e di rigettare in modo definitivo
l’uso delle armi come strumento adatto per la soluzione dei conflitti. Alla
luce di quest’ultima riflessione, la politica verra` radicalmente trasformata per diventare
una ‘‘tecnica per costruire un futuro misurato sulle nuove possibilita` del
genere umano’’ (EB, Le Ragioni delle Speranze, Coines Edizioni, 1977, p. 121)
grazie alla quale la societa` civile ritrovera` il suo protagonismo e la citta` — accogliendo
le riflessioni di La Pira — diventera` l’espressione piu` evidente di una solidarieta`
che non potra` mai esprimersi nello Stato.
271
1 Di quest’ultimo centrale per Balducci sara` il contributo in relazione alla centralita` del Terzo
Mondo come palese dimostrazione del fallimento del capitalismo.
2. PACE E NON VIOLENZA
SECONDO CIPRIANI E MINERVINI
Per illustrare le problematiche pacifiste che vengono formulate in un contesto
interpretativo prossimo alla Caritas 1, prenderemo in rapido esame la preziosa
opera dal titolo ‘‘L’Abecedario dell’obiettore’’ (ed. La Meridiana 1995) costruita
intorno a voci strutturate in ordine alfabetico (ordine che solo in parte seguiremo).
1. Armamenti
Secondo gli autori ‘‘la logica economica che considera le armi come una merce
(...) e` ovviamente in contraddizione con le esigenze umane e sociali’’ dal che se
ne deduce agevolmente che coloro che le producono e che ne fruiscono sono da
considerarsi veri e propri criminali.
2. Biblica
Secondo gli autori — che portano a sostegno numerosi passi della Bibbia —
la non violenza implica il ‘‘rifiuto assoluto di uccidere poiche´ (...) la vita umana e`
sacra e inviolabile’’.
3. Conflitto
Partendo dall’interpretazione galtunghiana, l’A. rifiuta la doppia morale del
conflitto che esisterebbe nelle societa` capitalistiche e nelle quale la religione e
la pedagogia sono strumenti volti a rafforzare il consenso interno alle istituzioni
di potere. Al contrario, l’uso della non violenza sarebbe in grado di porre termine
alle varie forme di violenza tanto quanto la realizzazione — all’interno dell’ONU
— di un corpo non armato e non violento.
272
1 Diego Cipriani e` responsabile della Caritas nazionale per l’ODC.
4. Difesa popolare non violenta
Concretamente la non violenza puo` trovare una sua adeguata forma di istituzionalizzazione
attraverso la realizzazione della DPN che porterebbe — sul lungo
periodo — all’abolizione delle F.A. L’A. conclude sottolineando che in ogni
caso — con buona pace dell’ONU — ‘‘ogni guerra e` eticamente politicamente,
ecologicamente ed economicamente improponibile’’.
5. Ecumenismo
Uno strumento considerato idoneo dall’A. per la soluzione dei conflitti proviene
dalla CEC sorta nel 1948 uno strumento provenienete dunque dal contesto
religioso istituzionale.
6. Femminile
L’autentica cultura femminile — che naturalmente e` quella del femminismo
— rende il servizio militare assolutamente incompatibile con la natura autentica
della donna che e` anti-militarista.
7. Guerra
Partendo dalla costatazione in base alla quale la partecipazione italiana alla
guerra del Golfo ha costituito una sconcertante violazione della Costituzione,
concretamente dobbiamo muoverci nella direzione dell’ODC e nella istituzione
di forze non violente di pace.
8. Lotte sociali non violente
Emulando—seppure sinteticamente Sharp—l’A. elenca le varie tipologie di
conflittualita` non convenzionale usate soprattutto in Italia. In particolare, di
estremo interesse, per il nostro lavoro, sono quelle contro il nucleare (attuate
via contro informazione, manifestazioni di protesta, blocchi stradali e ferroviari,
referendum), quelle contro la militarizzazione, quelle per il riconoscimento dell’ODC
e della obiezione fiscale, quelle degli studenti ‘‘che hanno portato alla democratizzazione
dell’universita` e della scuola’’ quelle delle donne (in particolare
273
‘‘la partecipazione delle donne alle lotte anti-militariste’’) e infine quelle delle comunita`
cattoliche di base.
9. Riconversione
Se l’abolizione della guerra e` il nostro scopo su lungo periodo— sostiene l’A.
— a breve termine dobbiamo riconvertire le industrie militari attraverso iniziative
politiche vote a esercitare pressioni per la riduzione delle spese militari e per
il divieto di esportazione di armi del nostro paese.
10. Umani Diritti
Dopo aver riconosciuto la assoluta centralita` e inviolabilita` dei diritti umani,
l’A. propone una democratizzazione dell’ONU, attraverso:
1) la tutela internazionale dell’ODC sotto l’egida dell’ONU;
2) la creazione di una forza non violenta,
3) una presenza piu` incisiva delle ONG presso gli organi decisionali delle
istituzioni internazionali.
Quest’ultimo aspetto — ossessivamente ribadito dai pacifisti — e` di particolare
importanza perche´ ci mette nelle condizioni di comprendere la volonta` di
potere alla quale aspirano — al di la` dei richiami demagogici all’amore fraterno
— numerose ong (cattoliche in particolare).
11. Societa` e Difesa popolare non violenta
Secondo Zanotelli, il nostro sistema economico ‘‘investe in morte’’ e proprio
per questo — sottolinea Drago — la nostra societa` ‘‘deve essere cambiata radicalmente
anche a costo di una lotta dura, prolungata e difficile’’. Insomma ‘‘occorre
pensare ad un rivolgimento totale della societa` (...) che elimini i grandi centri
di potere istituzionale e industriale’’ consentendo in tal modo l’autogoverno.
Attraverso la DPNV — secondo Drago e Minervini — e` possibile esercitare
un reale antagonismo nei confronti della civilta` occidentale, poiche´ essa attiva un
processo che disarticola determinate istituzioni di potere attraverso una alleanza
tra soggetti sociali di base — che hanno attuato una conflittualita` non convenzionale
— e strutture istituzionali (partiti, sindacati e chiese). Una delle conseguenze
piu` evidenti e` la non legittimita` del concetto usuale di sicurezza nazionale
274
che — sostiene Papisca — ‘‘risponde alla vocazione strutturalmente imperialistica’’
di uno Stato. L’alternativa — prosegue l’A. — e` individuabile ‘‘nell’operato
di espressioni organizzate di international civil society’’ e nei numerosi networks
transnazionali e quindi — p.e. — nel superamento — sotto il profilo antropologico
— del binomio militarismo/sessismo.
12. Chiesa e istituzioni militari
Come ebbe modo di documentare storicamente Spadolini, la chiesa si oppose
in modo radicale alla creazione degli eserciti moderni. A tale proposito Messori
ricorda, opportunamente, come durante il Concilio Vaticano I, quaranta vescovi
si opposero agli eserciti di massa e come Leone XIII condanno` la leva obbligatoria.
In modo significativo, l’A. riconosce che dietro questa ferma opposizione da
parte della Chiesa, altro non c’era se non la profonda avversione allo Stato.
275
3. PACE E GUERRA NEL SAGGIO DI MAZZOLARI
‘‘TU NON UCCIDERE’’ *
Pubblicato nel 1955 puo` considerarsi un documento fondamentale per la
comprensione del cattolicesimo pacifista attuale. Per analizzarlo lo suddivideremo
in brevi sezioni titolate.
1. Guerra
A chi e` in mano la guerra? Secondo l’A. la risposta e` semplice: e` in mano ai
militari, ai politici e ai banchieri. Se solo l’opinione pubblica mondiale fosse coesa
nel denunciarli porremmo fine ad essa.
2. Guerra e giustificazione
La guerra non puo` essere cristianamente difesa poiche´ e` ‘‘un peccato’’ (p. 25).
Dobbiamo prendere esempio da martiri come Metzeger — per condannare
ogni tentativo di invocare il nome di Dio per legittimarla. La costanza della guerra
rivela come il messaggio evangelico non sia penetrato a sufficienza nelle coscienze
degli uomini. Infatti una comprensione autentica del Vangelo ci consentira`
di comprendere come chi la promuove sia—al di la` delle parole—un vero e
proprio ateo.
3. La causa della guerra
Non puo` che essere la miseria la prima causa della guerra. Essa sperpera in
modo criminale risorse che potrebbero essere investite per risolvere i numerosi
problemi dell’umanita` . Le altre due cause sono da individuarsi nella natura umana
portata — quando si allontana o rinnega il Vangelo — all’irrazionalita` e alla
bellicosita` (p. 35).
276
* San Paolo 1991.
4. Amore e vendetta
Contrariamente alla morale pagana e farisea, quella cristiana — di fronte al
nemico — assume un atteggiamento rivoluzionario: quello dell’amore e del perdono
(p. 38).
5. Guerra difensiva
La guerra difensiva e` una espressione priva di senso — perche´ tutte le argomentazioni
a sostegno—si fondano sull’egoismo dell’avere e non sull’amore che
dona in modo disinteressato.
6. La Giustizia giuridica
Se il contributo del diritto alla causa della pace e` importante, e` tuttavia
condizionato storicamente perche´ non lascia spazio alla misericordia. Al contrario
il messaggio evangelico e` rivolto all’uomo in quanto tale ed e` trascendente.
7. Perdono
Il vero cristiano deve sapere perdonare e deve sapere riconoscere che concetti
come Stato, nazione, democrazia etc. divorano l’uomo poiche´ sono prodotti dal
quel mostro che e` Moloch.
8. La logica della Forza e l’alternativa
Chi puo` negare che la storia umana sia stata regolata dalla ‘‘gara del piu` forte
che divora continuamente uomini e citta` ’’ (p. 50)? Chi puo` negare che la
guerra sia opera del diavolo? Contro tutto cio` il cristiano deve opporre la
sua morale: quella di che vince lasciandosi uccidere, quella di chi e` consapevole
che la guerra non solo non ha mai risolto alcuna forma di ingiustizia ma al contrario
l’ha aumentata insieme all’intolleranza e alla irreligiosita` . Proprio per
questo il cristiano deve prestare la propria fedelta` all’ordine eterno e non a
quello temporale nei confronti del quale l’atto di disobbedienza e` legittimo.
A tale scopo, la teologia deve metterci nelle condizioni di ‘‘smascherare e di
277
colpire tutte quelle forme mentali (...) che preparano da lontano (...) le guerre 1’’
(p. 77).
9. La non violenza
Essa e` il rifiuto attivo del male cos?` come essa costituisce il rifiuto della indifferenza
e del cinismo. Il suo profeta e il suo martire e` stato Cristo. Chi la pratica
non puo` che essere contro il realismo politico, contro l’egoismo camuffato da
idealismo. Chi la attua non puo` che essere un autentico sovversivo. Chi la concretizza,
con la sua azione, non puo` che porsi al di la` del comunismo e del capitalismo:
‘‘la pace in bocca ad un comunista o ad un capitalista e` una contraddizione’’
(p. 85)
10. Armamenti
Se sinceramente si vuole la pace su questa terra la corsa agli armamenti deve
essere arrestata poiche´ le armi—come l’arte della guerra—servono ad uccidere
(p. 88).
11. Al di la` delle barriere
Il cristiano che pratica la non violenza deve rifiutare qualsiasi artificiosa contrapposizione
tra oriente e occidente perche´ il cristiano si colloca al di fuori della
logica temporale e quindi non puo` accettare di farsi proteggere ‘‘dal braccio secolare’’
(p. 90) ma deve al contrario perdonare superando la logica pagana dell’amico/
nemico.
12. Attivarsi
Allo scopo di superare questa barbara logica secolare e atea, il cristiano non
violento deve trasformare in azione politica la azione profetica (p. 99). Come?
‘‘(...) creando un movimento di resistenza cristiana alla guerra, rifiutando l’obbedienza
agli ordini (...) aiutando i movimenti federalistici’’ (pp. 101/104).
278
1 Neppure le guerre rivoluzionarie possono essere legittimate (p. 79) secondo l’A.
13. Conclusione
Che il pacifismo — almeno quello esposto in tale saggio — sia di matrice irenica
e` indubbio. Altrettanto indubbia e` l’esortazione dell’A. a rivoltarsi contro lo
Stato (e quindi contro le istituzioni militari) ed e` altrettanto evidente (al di la` della
anticipazione del pacifismo di don Milani) che la conflittualita` non convenzionale
promossa dall’A. abbia anticipato in modo chiarissimo le scelte di organizzazioni
come Pax Christi e i Beati organizzazioni che, d’altronde, si richiamano
esplicitante al messaggio di don Mazzolari.
279
4. NOTE SULLA RIFLESSIONE NON VIOLENTA
DI LANZA DEL VASTO
Se oramai — per riconoscimento unanime — l’opera e la prassi non violenta
di del Vasto e` considerata di capitale importanza per la storia del pacifismo in
quale modo si e` concretizzato l’impegno operativo e teorico dell’A. nel contesto
della non violenza?
Nell’affrontare la questione algerina l’attivismo pacifista si rivelo` in tutta la
sua importanza. A partire dal ’57 (Pacification en Alge´ rie ou mensonge et violence)
la condanna della guerra di Algeria fu netta tanto quanto netta sara` la sua
condanna nei confronti della volonta` colonizzatrice francese. Ma interessanti sono
gli aspetti specifici sottolineati dall’A.:
1) in questa guerra l’esercito francese alternava la distruzione alla ricostruzione
rivestendo il ruolo di aguzzino e benefattore allo stesso tempo;
2) l’impatto psicologico che ebbero le atrocita` commesse in Algeria su giovani
militari francesi fu devastante per il loro equilibrio psicologico;
3) sotto il profilo della denuncia la posizione dell’A. non si distinse da quella
di Mounier e di Camus;
4) l’A. diede sempre il profilo sostegno a tutti coloro (come il Gen. Pa´ ris)
che si rifiutarono di normalizzare la tortura;
5) l’A. propose — di fronte all’indifferenza alla complicita` delle istituzioni
— di organizzare uno sciopero di massa della durata di otto giorni, sciopero
che avrebbe dovuto essere attuato dalla massa operaia (la quale invece
collaborava facendo la guerra in fabbrica);
6) la posizione di del Vasto puo` essere raffrontata con quella del reverendo
Delarlie cappellano militare della 10ª divisione paracadusti allo scopo di
evidenziare con chiarezza l’esistenza di posizioni diametralmente opposte
all’interno della Chiesa;
7) la condanna dell’A. della V Repubbllica—ed in particolare di De Gaulle
— fu netta ed analoga a quella di Mazzolari, condanna che l’A. sperava
avrebbe portato alla fine della guerra di Algeria;
8) per accelerarne la fine l’A. fu infaticabile nel portare avanti una campagna
di contro informazione e altrettanto nell’invitare alla diserzione o al
digiuno pubblico (che l’A. pratico` per venti giorni);
280
9) come buona parte della stampa di sinistra anche l’A. paragono` i metodi
adottati dai francesi a quelli della Gestapo;
10) di fronte alla scontata obiezione che i guerriglieri dell’FNL adottavano la
tortura l’A. seccamente rispose — alludendo chiaramente al Vangelo —
che ‘‘i torti altrui non ci giustificano’’ poiche´ ‘‘l’atrocita` non castiga l’atrocita`
ma la fa raddoppiare’’;
11) le denunce dell’A., e di buona parte della Chiesa, induranno Camus a
manifestargli stima e affetto;
12) l’A. non ebbe timore alcuno — durante il ’59 — nel denunciare l’assoluta
illegittimita` dei poteri speciali tributati ai prefetti. A tale proposito
l’azione di Pyronnet, che permise un coinvolgimento ampio per
protestare contro le residenze, trovo` proprio nell’A. un entusiasta sostenitore;
13) la crescita della protesta, le numerose testimonianze contrarie alla guerra
da parte cristiana portarono al riconoscimento dell’ODC, riconoscimento
di cui Del Vasto fu uno dei piu` accaniti sostenitori;
14) l’opposizione dell’A. non poteva non rivolgersi anche alla corsa degli armamenti
e non poteva non tradursi che attraverso la logica della non violenza:
l’incursione pacifica—con i discepoli dell’ARCA—nella fabbrica
di Marcoule (dove si stava portando a termine la bomba francese) fu un
esempio eclatante di dissenso non violento;
15) proprio sulla corsa degli armamenti il pensiero di Del Vasto non manco`
di essere chiaro: come si poteva parlare di equilibrio del terrore? Non era
assurda questa espressione tanto quanto ‘‘evocare la rontondita` del quadrato
o il biancore del nero’’?;
16) invocando la teoria della guerra giusta si era cercato di annullare la dissuasione
atomica contro la quale l’A. sottolineara` che l’opposizione al
male si attua attraverso un ‘‘bene eguale e appropriato’’. In fondo per
l’A. — come per Gandhi — ‘‘nell’ingiustizia e` meglio essere vittima
che colpevole’’ e l’unica soluzione possibile rimase l’azione diretta non
violenta ‘‘la sola difesa coraggiosa e ragionevole della patria’’.
17) Azione di cui fara` ampio uso Simone de Gebelin (moglie dell’A.) a partire
dal ’59 proprio contro l’industria Marcoule azione abbinata al digiuno
(come quella di Roma).
Per quanto concerne la posizione pacifista dell’A. sotto il profilo teorico sono
questi gli aspetti che riteniamo piu` appropriati:
1) con Gandhi anche l’A. rifiuta la modernita` alla quale contrappone la comunita`
dell’ARCA;
281
2) la visione della storia dell’A. e` indubbiamente escatologica 1 con implicazioni
apocalittiche;
3) non c’e` dubbio che l’A. abbia reinterpretato la filosofia gandhiana razionalizzandola
alla luce della teologia;
4) con Gandhi anche l’A. era persuaso che la non violenza dovesse muoversi
in due direzioni: quella della ricerca interiore e quella che partiva dalla societa`
civile;
5) l’A. era persuaso che l’assenza di una filosofia non violenta, all’interno della
civilta` attuale, avesse portato a interpretare da Natura come un oggetto
da sfruttare;
6) una delle difficolta` per concretre la non violenza nella civilta` attuale dipendeva
dalle convenzioni sociali e dalla legalita` formale;
7) solo attraverso un ritorno al Bene sara` possibile liberarsi dal male, sara`
possibile cioe` superare la propria istintualita` animale per giungere al conseguimento
dell’amore.
Ma a partire da cosa e` possibile pervenire a questo cambiamento epocale?
Partendo dall’analisi dell’Apocalisse 13, l’A. arriva alla consapevolezza che la
scienza—diventando una vera e propria istituizione—abbia preteso di regolare
l’intero sviluppo dell’umanita` determinando la nascita delle armi di distruzione
di massa. E proprio questa diabolica Forza che l’A. crede di individuare nell’Apocalisse
13 reinterpretandola alla luce della sua filosofia. L’alternativa concreta
non potra` che essere la costituzione di piccole comunita` che attuino relazioni
umane basate sull’amore evangelico capaci quindi di modificare strutturalmente
l’intera societa` . Al di la` del riferimento specifico alla Bibbia, l’insieme delle riflessioni
dell’A. sulla non violenza possono essere agevolmente estese a qualsiasi religione
(proprio come aveva fatto Gandhi) dal momento che la non violenza costituisce
una premessa indispensabile per mettere in pratica i precetti di qualsiasi
religione e creare un nuovo modello di civilta` — basato sullo sviluppo armonico
tra uomini (dal momento che per l’A. la non violenza e` un progetto politico rivoluzionario
volto anche a cambiare il modo di fare politica).
Sotto il profilo strettamente teologico, l’A. era persuaso che proprio Cristo
282
1 Interpretazione mutuata dallo studio di autori quali Dahie´leu, Marcel, Buyere, Ellul che lo
portera` a rifiutare il concetto stesso di progresso e a condividere una visione ascendente e a spirale
della storia — assai vicina a quella di Benjamin — ma che le portera` soprattutto a prevedere che
l’avvento del Regno di Dio si sarebbe attuato solo dopo la distruzione delle istituzioni politiche
moderne, distinzione alla quale la Comunita` dell’ARCA avrebbe dato un contributo fondamentale
attraverso un modus rivendi radicalmente altro rispetto a quello della civilta` attuale, un modus vivendi
alternativo che si era realmente ora presso i Guarani del Paraguay ora presso i Tolstoiani in
Russa e infine presso i Gandhiani d’India.
fosse l’esempio migliore di non violenza e di conseguenza — sul piano operativo
— il vero cristiano non poteva che delegittimare qualsiasi forma di guerra. Proprio
incontrando Gandhi in India (ribattezzato dall’A. il novello Cristo), l’A.
prende atto della possibilita` di cambiare strutturalmente societa` a partire dalla
non violenza attraverso comunita` economiche autogestite che dimostrino la possibilita`
concretare una autentica alternativa alla realta` del mondo attuale e che
attuino lotte sociali non violente opponendosi — p.e. — alla costruzione di tecnologie
belliche e promuovendo — al contrario — l’ODC.
Bibliografia
Pacification en Alge´rie ou mensonge et violence, Harmattan, Paris 1988
Che cos’e` la non violenza, Jaca Book, 1990
Per evitare la fine del mondo, Jaca Book, 1981
283
5. L’OSSERVATORIO INTERNAZIONALE DELLA ODADREK
DI FRONTE ALLA GUERRA DEL KOSSOVO
Il volume 1 analizza — secondo l’ottica della sinistra antagonista — sinistra
ben radicata nel mondo accademico — le reali finalita` della guerra del Kossovo
attuando una contro informazione (dunque attuando una modalita` tipica della
guerra psicologica) attraverso i contributi di Rivera (Universita` di Bari), Accame,
Oliva, Gallerano (Universita` La Sapienza), Persichetti (latitante della sinistra extraparlamentare),
Modugno, Baracca (Universita` di Firenze), Paleologo (Universita`
di Palermo), Ambrosino (corrispondente del ‘‘il Manifesto’’), Tarozzi (Universita`
di Bologna), Portelli (Universita` La Sapienza) e Cesaretto (Universita` La
Sapienza).
Incominciano dal contributo della Rivera.
1. Rivera
Secondo l’A. la guerra del Kosovo (da ora in poi gk ndr) — ben lungi dall’essere
una guerra umanitaria — e` stata al contrario un evento criminale ben mascherato
dalla propaganda attuata dalle agenzie di marketing allo stesso modo gli
equipaggi degli aerei che hanno effettuato i bombardamenti non sono altro che
una ‘‘banda di assassini’’ e non un team di tecnici — come avrebbe voluto farci
credere la propaganda — che svolgono il loro dovere con efficiente professionalita`!
Una guerra questa che ricorda anche troppo chiaramente le vecchie guerre
coloniali (p. 60), una guerra che ha segnato ‘‘la de´bache della sinistra al potere
(...) in una sostanziale accettazione del dominio imperiale’’ (p. 61).
2. Accame/Oliva
Anche gli A. — ma cio` era assolutamente prevedibile — rifiutano la retorica
284
1 AV, Il rovescio internazionale, Odadrek 1999.
umanitaria della gk e, allo stesso modo della Rivera, emettono una sentenza di
condanna senza appello nei confronti della sinistra di potere che ha tradito il
suo anti-mililitarismo storico.
3. Gallerano
Dopo una dotta rassegna relativa alle riflessioni di Klausewitz e Liddle Hart
sul nesso guerra/politica, l’A. citando le affermazioni di Luttwak, arriva alla sorprendente
conclusione che gli USA rappresentano il miglior esempio di un catastrofico
‘‘estremismo di fondo del capitale’’ ad una politica volta — insomma —
drammaticamente e semplicemente a dominare (p. 104).
In conclusione, quale contributo originale l’A. porta rispetto alle analisi del
marxismo anni settanta? Semplicemente nessuno.
4. Persichetti
Dopo aver esposto, in modo chiaro e senza demagogia, le principali scuole di
pensiero delle relazioni internazionali, anche l’A. esprime una valutazione sarcastica
nei confronti dalla attuale classe dirigente nazionale e non, proveniente in
gran parte dalla sinistra marxista dagli anni settanta (particolarmente ironico e` il
giudizio su Blair, p. 125) e formula un giudizio di dura condanna nei confronti
del diritto di ingerenza osservando che la logica che lo regola e` : ‘‘estremamente
aggressiva, dicotomica, semplicistica ed eccentrica’’ (p. 128), logica questa che
trova una sua legittimazione nell’eticismo panpenalista e il suo nemico nell’autodeterminazione.
5. Modugno
Servendosi dell’analisi di Sweezy anche l’A. ritiene che la guerra costituisca
uno strumento essenziale alla sopravvivenza dell’Impero USA dal momento
che solo un investimento massiccio nella industria militare consente di contrastare
le crisi economiche. D’altronde, e` proprio Umberto Agnelli a confermarlo,
non tanto indirettamente, in una intervista che l’A. riporta solo in parte ma in
modo assolutamente consono. E che dire — infine — del sintetico profilo biografico
di Milosevic (p. 141) dal quale emerge chiaramente quanto inverosimile
sia il ritratto demagogico fattore dai media?
285
6. Baracca
Come suo costume l’A. si sofferma sulla dimensione ambientale che la guerra
ha prendendo come termine di paragone le implicazioni sull’ambiente della
Guerra del Golfo. Non senza ironia si domanda — al di la` del fatto che questa
guerra rientra nella lotta per il controllo delle risorse — quale senso possa avere,
da parte delle superpotenze, decidere la riduzione delle emissioni se per le guerre
le nazioni determinano danni ambientali enormi.
7. Paleologo
Dopo aver osservato la rivoltante ipocrisia di quei paesi — come l’Italia —
che intrattenevano buoni rapporti con la Serbia di Milosevic — l’A. sottolinea
come una delle cause dell’intervento sia facilmente individuabile nella volonta`
USA di marginalizzazione la Russia creando i presupposti per un ritono al clima
della cold war.
8. Ambrosino
L’A. si sofferma — da un lato — sul denunciare il divario esistente tra il programma
politico della coalizione tedesca rosso-verde e la volonta` interventista e
dall’altro lato sottolinea la futilita` delle argomentazioni di Grass e Habermas.
9. Cesaratto
L’A. — come Zolo — (commentato dalle scrivente nelle parti precedenti) individua
quattro cause di questa guerra: dal controllo strategico dei corridoi, all’accerchiamento
della Russai, alla volonta` di incrinare l’unificazione europea fino
alla volonta` di sostituire l’ONU. Seguendo questa direzione anche Carraro
(nella Appendice 1) fornisce motivazioni analoghe sulle cause della guerra.
286
6. INFORMAZIONE, SCIENZA E GUERRA
SECONDO IL COMITATO SCIENZIATE E SCIENZIATI
CONTRO LA GUERRA*
Analogamente ai volumi precedenti anche in questo caso svolgeremo una sintetica
rassegna delle principali riflessioni degli autori.
1. D’Orsi
L’A. (Universita` di Torino) dopo aver passato brevemente illustrato alcune
opinioni di noti intellettuali europei sulla guerra, giunge alla conclusione che
le istituzioni militari sono sempre alla ricerca di intellettuali in grado di legittimare
l’ interventismo militare (p. D.Annunzio, Marinetti) o in grado di diventare
consiglieri del principe (p. 21). Al contrario gli intellettuali indipendenti sono
tutti coloro che — nel corso della storia recente o meno — si sono schierati contro
i rigurgiti militaristi degli Stati (l’A. cita, a mo’ di esempio, l’appello contro la
guerra del Kosovo lanciato da Lori, Pivano etc.).
2. Savio
Dal punto di vista strettamente accademico e` possibile trovare una valida alternativa
al ricorso della guerra, affrontando le problematiche conflittuali in
un’ottica completamente diversa e lontanissima dall’usurato paradigma del realismo
politico: lo studio scientifico della pace del quale — l’A. del Centro Studi
‘Sereno Regis’ — e` nel nostro paese un noto tecnico. Indubbiamente la sua predilezione
e` rivolta alla rete Transcend fondata da Galtung nel 1990.
3. Barone, Marenco e Martocchia
Gli A. — appartenenti rispettivamente all’Universita` di Roma, all’Esea e alla
Sissa—attribuiscono l’origine della gk alla esigenza di conseguire l’egemonia dei
287
* Contro le nuove guerre, Odradek, 2000.
Balcani, da parte USA, per l’importanza decisiva del corridoio cinque e otto. Un
ruolo — sovente sottovalutato — rilevante e` stato svolto dalle agenzie USA di
marketing che hanno portato avanti una sottile campagna di disinformazione
cercando di dare una parvenza di legittimita` — come d’altronde ha fatto in modo
grossolano D’Alema — ad un intervento che altro non e` stato che una occupazione
in piena regola (p. 50).
4. Peyretti
Come, concretamente, contrastare la disinformazione ufficiale? Secondo l’A.
— del Centro Studi ‘Sereno Regis’ — e` possibile farlo seguendo le indicazioni di
Galtung che sollecita gli attivisti pacifisti a creare network informativi autonomi
strettamente collegati a internet, allo scopo di promuovere una efficace contro
informazione che potrebbe diventare, in seguito, un vero e proprio giornalismo
della pace (si pensi in Italia a Peacelink o a Warnews). Significativo che l’A. riconosca
come ‘Avvenimenti’, ‘Rinascita’ e ‘il manifesto’ siano giornali impegnati
per la pace! In altri termini: la informazione e` corretta se risponde ai presupposti
del pacifismo ma, al contrario, se e` costruita dalle istituzioni (p.e. quelle militari)
e` certamente falsa o omissiva.
Dopo una serie di articoli — che documentano la pericolosita` per l’uomo e
per l’ambiente dell’uso delle munizioni contenenti uranio impoverito — segue
un saggio a cura dei Medici contro la tortura nel quale —al solito —le istituzioni
militari sono criticate senza mezzi termini. Proprio contro la militarizzazione in
atto dello Stato deve organizzarsi una societa` civile consapevole.
5. Di Fazio
L’A.—dell’Osservatorio astronomico di Roma—prende atto che il petrolio,
e` allo stato attuale, la piu` preziosa fonte energetica a causa della quale ‘‘l’attuale
sistema di mercato sta trascinando l’umanita` in una folle corsa verso un livello di
distruzione mai vista’’. L’alternativa? L’utilizzo sistematico delle fonti alternative,
e il cambiamento profondo dell’attuale sistema economico potrebbero farci evitare
un esito drammatico per la sopravvivenza contrariamente alle ridicole proposte
del FMI e della WB volte soltanto a mantenere intatta la crescita economica
attuale.
Sia Baracca (dell’INFN) che Polcaro (del CNR-IAS) sottolineano la spaventosa
crescita della spesa militare americana (dal dimostrato ritorno alla politica nucleare
fino ai nuovi scenari aperti dall’SDI e dalla cyber-war) contro la quale —
288
pare — non ci sia sufficiente opposizione internazionale. Accanto agli investimenti
elevatissimi vengono effettuati—soprattutto da parte USA—investimenti
militari di minore entita` volti a perfezionare le armi non letali sorte per controllare
un territorio nel quale la popolazione pratica una lotta armata rudimentale
o una lotta non convenzionale.
L’ultimo saggio e` una sorta di coronamento del volume e nel contempo e`
frutto di una scelta politica precisa da parte del curatore Massimo Zucchetti.
Scritto da Gualdron — membro delle FARC-EP — costituisce un atto di accusa
durissimo nei confronti degli USA 1 che vorrebbero la balcanizzazione del
conflitto ma che in realta` diverra` ‘‘una vietnamizzazione del conflitto grazie alla
partecipazione di un ampio ventaglio di organizzazioni e settori sociali’’ (p. 264).
Il senso dell’articolo — nel contesto del volume — e` chiaro: la difesa della
guerra rivoluzionaria colombiana.
In conclusione, grazie alla grammatica della guerra psicologica (ed in particolare
alla contro informazione) le istituzioni militari, il capitalismo, la politica estera
USA e quella della Nato sono condannate senza mezzi termini secondo un cliche
´ propagandistico caratteristico comune alla stampa comunista degli anni Cinquanta
e di quella della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta.
289
1 In particolare nei confronti del Gen. Wilhem e del Gen. McCaffrey.
7. NEUTRALISMO E DISARMO NUCLEARE
NELLE RIFLESSIONI DI EDWARD THOMPSON
Proprio per tale ragione un rapido esame della raccolta di articoli pubblicati
in lingua italiana costituisce un importante punto di riferimento per la comprensione
della contro informazione attuata non solo dall’A. ma, implicitamente, anche
dal movimento anti-nucleare europeo.
1. Contro la dissuasione nucleare
L’origine della dissuazione e` facilmente individuabile nella volonta` USA sia
di attaccare per primi la Russia che di dimostrare la superiorita` militare USA
(p. 6). Non poche delle riflessioni strategiche sulla dissuasione sono o meri imbrogli
teorici o costituiscono un pericolosissimo ritorno alla barbarie. Tutto
cio` ha contribuito — in modo decisivo — alla progressiva militarizzazione e
quindi alla crescente influenza del complesso militare-industriale. L’unica alternativa
e` la formazione di una nuova alleanza tra la societa` civile e gli studiosi
per ‘‘filare la trama della pace’’ per evitare che ‘‘ogni cultura e ogni politica
abbiano fine’’.
2. Liberta` di informazione e movimento anti-nucleare
L’A., dopo aver illustrato i tentativi abortiti di varare un pacchetto di nome
— da parte del governo della Thatcher — volte a limitare la liberta` di informazione
sottolinea l’ampia estensione delle intercettazioni illegali dei servizi di sicurezza
ai danni della societa` civile e pone l’enfasi sul lavoro di alto valore fatto da
tutti quegli scienziati ed intellettuali che hanno cercato di rendere trasparente
l’informazione e di divulgare tutte quelle notizie utili per comprendere la logica
del potere. Naturalmente il contributo determinante e` stato dato dal movimento
anti-nucleare (iniziato con il rifiuto della Danimarca di ospitare i Cruise) che,
p.e., in Olanda ha trovato modo di esprimersi al meglio grazie ad un’alleanza trasversale
tra i partiti di sinistra e le chiese concretizzatasi attraverso petizioni e
cortei. Solo in un secondo momento la mobilitazione sviluppatasi in UK grazie
290
ai sindacati e al partito laburista — a partire dal 1980 — in tutta Europa attraverso
una campagna comune ha formulato le seguenti richieste:
1) bloccare i Cruise, i Pershing II e gli SS-20;
2) creare zone denuclearizzate;
3) creare le condizioni per una reale liberta` di informazione tra Est e Ovest
e
4) aprire una breccia all’interno dei media a favore del movimento per la pace.
3. La genesi della cold war
Secondo l’A. la causa della cold war andrebbe ricercata ‘‘nella frattura centrale
tra gli uomini, nel polo assoluto di potere’’ (p. 49) insomma nella e´ lite al potere
(politica e militare) che, per rendere accettabile la dissuasione nucleare, ha prima
‘‘sterminato il processo democratico decisionale’’ (p. 59) e poi ha creato un vero e
proprio sistema di sterminio le cui caratteristiche sono fra l’altro analoghe a quelle
del militarismo e dell’imperialismo nel quale l’ideologia anti-comunista svolge un
ruolo determinante. Proprio per la sua connotazione ideologica, il sistema dello
sterminio nucleare crea al proprio interno una reazione di avversione che, grazie
al movimento no-nuclear, acquistera` una portata internazionale, movimento che
promuovendo l’internazionalismo e il neutralismo arrivera` a minacciare il sistema
di potere occidentale sovietico 1, sistema che — attraverso il confronto militare
potenziale—‘‘rinnova continuamente le sorgenti del totalitarismo’’ legittimando
le attivita` illegali dei servizi di sicurezza, ‘‘consolidando le burocrazie repressive di
stato e limitando lo spazio per i diritti umani’’ (p. 113). In fondo, i due sistemi si
sono trovati d’accordo anche nel tacciare di eversione i movimenti democratici
perche´ ‘‘non vogliono che facciano causa comune’’ (p. 118).
4. Neutralismo
La posizione neutralista — che ha trovato in uomini come Albrecht, Faber,
de Smaele, in Bahre e in Coates alcuni noti esponenti — al di la` della propagan-
291
1 Secondo l’A. entrambi i sistemi vanno verso una progressiva militarizzazione—per quanto il
militarismo possa benissimo esistere in una democrazia — e proprio contro di essa si basse il movimento
anti-nucleare europeo, proprio per espellere le armi e le basi nucleari dall’Europa, proprio
per il ritiro incondizionato delle armi nucleari USA e URSS.
da volta a screditarlo — costituisce una scelta politica fondamentale per il movimento
no-nuclear poiche´ favorisce ‘‘la causa della liberta` e della pace’’ (p. 130)
e — a sua volta — il movimento per la pace e il disarmo favorisce l’unica vera
sicurezza, attraverso un’alleanza politica trasversale che comprende socialisti,
sindacalisti, liberali, religiosi ed ecologisti.
5. Conclusione
Nonostante l’indubbia efficacia del movimento no-nuclear in Europa e negli
USA, su lungo periodo i suoi scopi di denuclearizzazione globale sono miseramente
falliti a causa della rinnovata fiducia nella politica nucleare Nato (da parte
dei vertici militari europei e non), a causa dell’ampliamento della NATO (contrariamente
alle aspettative di uno suo scioglimento auspicato da tutto il movimento
no-nuclear) e infine a causa della estensione dell’intervento NATO attraverso
le Forze di Proiezione Rapida. Quanto agli USA e all’URSS — pur proseguendo
nello smantellamento graduale degli arsenali atomici in ottemperanza ai
trattati internazionali — non solo non hanno rinunciato alla politica nucleare ma
ne hanno perfezionato la tecnologia.
292
8. L’ETICA PLANETARIA SECONDO
IL DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA
DELLA UNIVERSITA DI MACERATA
Sotto il profilo teoretico lo scopo del volume (‘‘Etiche della mondialita’’) e`
quello di individuare gli aspetti essenziali di un’etica planetaria, un’etica in grado
di superare la dimensione conflittuale del mondo attuale, un’etica che ‘‘orienti
l’agire di governi, popoli, gruppi e singoli secondo un nucleo comune di criteri
e di valori’’ (p. 200). Facendo riferimento alle riflessioni di noti filosofi e teologi
quali Jaspers, Jonas, Henrich, Ho¨ sle, Apel, Morin, Huber, Reuter, Balducer,
Boff, e Levinas.
Per conseguire tale ambizioso obiettivo e` necessario il superamento della morale
conseguenzialistica e dell’etica del male minore che concretamente svuota di
significato la ‘‘dimensione normativa del discorso morale’’ (p. 203). Proprio per
tale motivazione, l’etica conseguenzialistica accetta di legittimare le guerre o persino
le torture purche´ siano in grado di ‘‘evitare danni maggiori allo stato’’ che
attua tali scelte. Il bersaglio degli autori e` insomma agevolmente individuabile
nelle riflessioni di Walzer e Nye ritenute responsabili di aver legittimato la guerra
in Iraq. In altri termini, l’etica planetaria della quale discutono gli A. dovrebbe,
al contrario, legittimare le posizioni pacifiste e anti-militariste su base filosofica.
Non a caso, al di la` dei riferimenti — sempre positivi — alle opere di Zolo, il
volume illustra la riflessione di autori — quali Boff e Balducci — le cui posizioni
ideologiche rispondono pienamente a quelle del pacifismo anti-militarista (e —
aggiungiamo — anti-americano). Ad ogni modo, ritornando alla etica planetaria
degli autori, quali caratteristiche dovrebbe possedere? La prima caratteristica
dovrebbe essere quella della dimensione dialogica, la seconda dovra` essere quella
della giustificazione normativa alla quale l’etica planetaria deve fare riferimento
per trovare una sua legittimazione; la terza caratteristica dovra` consentire all’etica
planetaria di svolgere una funzione normativa ed infine l’esercizio della critica
dovra` esser fondamentale per delegittimare qualsiasi etica o politica che voglia
giustificare ‘‘il sacrificio della vita o dei diritti di chiunque in nome di un bene
superiore’’ (p. 206). Facendo proprio la tesi di Levinas, gli A. condividono il
primato dell’altro sull’io, il superamento dell’etica individualistica medesima
(quella di Locke e Hobbes p.e.), il rifiuto del realismo politico e quindi il rifiuto
della ‘‘legittimazione della Real politik in nome di un’etica della responsabilita` ’’
p. 225), il rifiuto della globalizzazione economica e, al contrario, l’accettazione
293
della filosofia che alimenta i nuovi movimenti della pace (p. 232) e la accettazione
dell’opera dei centri di informazione alternativa sulla mondialita` . Insomma, a
mo’ di conclusione, gli A. auspicano un superamento radicale dell’attuale modello
di sviluppo e un radicale superamento della concezione della politica come
arte del dominio.
294
Parte Dodicesima
1. ODC: UNA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
LEGALIZZATA
1. Premessa
Il volume che prendiamo in considerazione — oltre ad offrirci una vasta rassegna
di opinioni espresse da numerosi ex ODC Caritas — dimostra quanto radicato
sia oramai divenuto l’anti-militarismo all’interno delle istituzioni (religiose,
universitarie, industriali, politiche, giuridiche etc.) e quanto siano considerate
‘normali’ e ‘legali’ le tecniche della conflittualita` non convenzionale.
2. Cavagna
L’A. — fondatore del GAVCI nel 1977 e del CEFA — fu uno dei primi a
fare formazione nell’ambito dell’ODC e—allo scopo di protestare contro la legge
del ’72 — promosse un digiuno per 27 giorni, si incateno` all’Altare della Patria
per ‘‘protestare contro il taglio delle 2000 lire giornaliere per la formazione
(p. 18) e occupo` in modo non violento il Ministero della Difesa Insomma l’A.
fece uso di modalita` operative tipiche della conflittualita` non convenzionale.
3. Chiavacci
L’A.—deputata nelle liste dei progressisti—ricorda l’ostruzionismo dell’MSI
e la collaborazione—parziale—del PDS nei confronti della Legge dell’ODC
nel ’92.
4. Codrignani
L’A. — presidente della LOC — dopo aver difeso le battaglie di Capitini a
favore dell’ODC, ricorda l’uso fatto di una tecnica tipica della contro informazione:
il volantinaggio in virtu` del quale denunciava l’assurdita` della Festa del 4
novembre. L’A. propone di tutelare — anche in Italia — eventuali casi di diser-
297
zione (come ad Israele). Interessante — infine — rilevare come l’autrice, in qualita`
di parlamentare della sinistra indipendente, abbia partecipato piu` volte alla
Commissione Esteri e Difesa.
5. Drago
Allievo di Del Vasto, vicepresidente del MIR e presidente del Comitato, rivendica
con orgoglio cattolico la lunga marcia verso le istituzioni passando attraverso
la LOC e sottolinea la legittimita` della battaglia della Caritas contro il Ministero
della Difesa ai tempi di Spadolini.
6. Fabbrini
Dopo sei mesi di carcere per la sua ODC al servizio militare, divenuto vicepresidente
del MIR, riconosce nell’intervista che ad influenzarlo profondamente
furono le azioni agli scritti di Balducci, Milani e La Pira. A tale riguardo, assai
significativa ci pare una affermazione dell’A., secondo il quale ‘‘non c’e` un obiettore
che non si muovesse da ragioni religiose’’, e cio` testimonia la radicale avversione
alle istituzioni militari presente all’interno del cattolicesimo.
7. Gozzini
Primo esempio — nel ’62 — di ODC cattolico, riconosce la profonda influenza
esercitata sulla sua scelta di Balducci e da Mazzolari e soprattutto —nella
intervista — sottolinea la esistenza — all’interno della Chiesa — di una lunga
tradizione anti-militarista. Inoltre, ricorda la sua militanza all’interno del gruppo
di studio che faceva capo a Panzieri. Tuttavia — ai fini del nostro lavoro — fondamentale
e` l’ammissione dell’A. di aver promesso azioni di contro informazione
relativamente ai disertori pacifisti americani (p. 41) e l’auspicio che il pacifismo
radicale sia chiamatooggi aˆcostruire un progettoalternativodi societa` ’’ (p. 1).
8. Monterubbianesi
Fondatore della Comunita` di Capodarco, svolse fin dal 1969 il ruolo di protettore
degli ODC nascondendoli a Capodarco e promuovendola a livello istituzionale
in un secondo momento. Rileviamo come — ancora una volta una strut-
298
tura cattolica — abbia rivestito un ruolo determinante nella promozione di una
cultura anti-militarista e sotamzialmente anti-statalista.
9. Paolicelli
E `
significativo che l’A. — fondatore dell’AONV — riconosca che durante la
campagna per l’approvazione della legge sull’ODC, solo il Manifesto e Avvenire
dimostrarono il loro appoggio.
10. Venditti
Anche l’A. riconosce il contributo determinante di Capitini e La Pira — oltre
che Sereno Regis presidente del MIR — alla sua formazione; ma tuttavia il dato
rilevante da evidenziare e` che l’A. e` un membro della Corte costituzionale e che
ha modificare profondamente il Codice Militare di pace e di guerra. Questo dimostra
l’indubbia efficacia di una guerra di logoramento portata fin dentro le
istituzioni.
11. Battaglia
Direttore della Caritas di Ragusa, l’A. e` un alto prelato della Chiesa cattolica
che senza mezzi termini arrivo` ad appoggiare le proteste anti-Comiso.
12. Bazzarri
L’A. — presidente della Fondazione don Gnocchi — riconosce come determinante
l’esistenza di scuole di formazione socio-politica promosse dalla Caritas
a favore degli ODC e sottolinea altres?` il ruolo determinante svolto a loro favore
dal Card. Martini. D’altronde, proprio all’interno della Caritas, esiste un apposito
Dipartimento volto alla ‘‘Educazione alla pace e alla mondialita`’’fondamentale
ed autorevole strumento di guerra psicologica anti-militarista.
13. Nervo
Presidente onorario della Fondazione Zancan sottolinea un dato storico di
299
grande rilievo: nel ’76 — durante il Convegno ecclesiale — all’interno della VI
Commissione passo` all’unanimita` la promozione del servizio civile.
14. Piovanelli
Cardinale dal 1985, l’A. negli anni settanta si fece promotore di manifestazioni
di proteste contro le Officine Galilei di Firenze, cioe` contro le industrie militari.
15. Tavassi
Anche l’A. — membro della Commissione nazionale delle Pari opportunita`
— ricorda la storica decisione della VI Commissione del Convegno Ecclesiale
del 1976 sottolineando l’ampio consenso che ricevette la decisione di promuovere
l’ODC, da parte di tutte le maggiori associazioni cattoliche.
16. Tubino
Padre storico della Caritas di Genova, promosse nel maggio del 1989, una
manifestazione di protesta contro la Mostra Navale Bellica allestita nella citta` ligure
riuscendo ad impedire che si svolgesse nuovamente.
17. Girardi
Anche l’opinione dell’A. — ex direttore dell’IRES di Trento — e` di estremo
interesse per comprendere quanto scontato sia l’anti-militarismo all’interno delle
istituzioni.
A conclusione dell’intervista, l’A. esprime l’esigenza di continuare a promuovere
una cultura contro l’esercito e contro la guerra nonostante l’ODC sia stata
istituzionalizzata.
18. Lusetti
Deputato della Margherita e` stato— come et-ODC e ex DC— uno dei principali
promotori nell’area democristiana della ODC.
300
19. Milanese
Ex vicedirettore della Caritas di Udine, perfeziono` — negli anni ’80 — le
principali tecniche di non violenza — con la benedizione di Mons. Battisi —
e all’interno della Universita` promosse — in occasione della guerra in Iraq —
un seminario di 15 giorni autogestito sull’educazione alla pace.
20. Russi
Sostituto procuratore a Bari, oltre ad aver svolto l’ODC presso la Caritas barese,
e` un convinto sostenitore della DPNV.
21. Zuccato
Dirigente FIAT ha svolto l’ODC negli anni ottanta presso la Caritas di Torino.
301
2. NOTE SULLA RIFLESSIONE PACIFISTA DI TOLSTOJ *
Non c’e` dubbio alcuno che la meditazione pacifista dell’A. abbia trovato il
proprio fondamento nella religione e piu` esattamente nello studio del Vangelo
che—fra l’altro—gli consentira` di avallare ulteriormente il proprio anarchismo
politico e di giustificare la profonda avversione verso le chiese accusate di avere
consapevolmente travisato il messaggio di Cristo. Proprio riflettendo sul Vangelo
l’A. giungera` a individuare nella non resistenza al male la chiave di volta del messaggio
cristiano e a comprendere la fondamentale importanza dell’ecumenismo
(grazie al quale giunse a formulare un giudizio entusiastico di Confucio e Lao-
Tse) e della dimensione profetica (grazie alla quale era convinto di poter prevedere
per l’Europa e il mondo solo stragi e sciagure). Se la complessa articolazione
del messaggio evangelico fosse stata accolta dalle giovani generazioni allora
queste avrebbero potuto agevolmente rinunciare alle superstizioni del patriottismo,
della scienza, del socialismo e della religione istituzionalizzata. In particolare,
del Vangelo era indispensabile capire la portata rivoluzionaria della non resistenza
al male e quindi del perdono nei confronti del nemico (non resistenza
gia` praticata dai Quaccheri).
Il male—infatti—non si puo` che sconfiggere con l’amore e attraverso la non
partecipazione (p.e. al servizio militare o alla politica) grazie alla quale la violenza
sara` isolata e perdera` forza gradualmente. Ma un’operazione cos?` elevata spiritualmente,
presuppone che colui che la pratica attui una profonda trasformazione
dentro se stesso, giungendo a rifiutare ogni forza di violenza (quella praticata p.e.
dai tribunali, dalle carceri e dalla pena di morte). A proposito della violenza determinata
dalla guerra questa e` sempre determinata da 4 semplici cause:
1) le ingiustizie economiche;
2) l’esistenza della casta militare e
3) l’esistenza delle religioni false
e
4) l’esistenza dello Stato.
302
* Tolstoj - il profeta, Ed. Gabrielli, 2000.
A tale proposito il rifiuto dello Stato fu assoluto e di chiara matrice anarchica
tanto quanto radicale fu la critica alle false democrazie che danno solo l’illusione
della liberta` (conseguibile solo attraverso l’autogoverno). Gli unici strumenti legittimi—
per un cristiano—per abbatterlo sono la disobbedienza civile e la non
collaborazione (attraverso cioe` tecniche tipiche della conflittualita` non convenzionale)
che porteranno alla realizzazione di piccole comunita` agricole. La soluzione
violenta proposta da anarchici e marxisti e` la conseguenza di una evidente
malafede: non la liberazione dal male si propongono costoro ma il conseguimento
del potere perche´ la loro azione nasce dalla ambizione e dalla invidia verso
coloro che il potere lo esercitano.
[Come gia` ripetutamente detto non e` nelle nostre intenzioni esporre la storia
del pacifismo e della non violenza attraverso i suoi protagonisti ma semplicemente
quello di individuare gli aspetti essenziali della conflittualita` non convenzionale].
303
3. NOTE SULL’ANTI-MILITARISMO
DEL PARTITO RADICALE ITALIANO
Anche il PRI — come gran parte della sinistra radicale europea — ebbe modo
di manifestare un atteggiamento di intransigente anti-militarismo in alternativa
al quale veniva indicato il pacifismo militante. Nello specifico gli esponenti
del PRI — e fra questi in particolare Cicciomessere e Pannella — espressero
chiaramente:
1) l’esigenza di riconvertire le strutture militari in civili;
2) la necessita` di portare l’Italia fuori dalla NATO;
3) la necessita` di promuovere a livello nazionale un movimento anti-militarista
in grado di creare uno iato tra istituzioni militari e Societa` civile;
4) la necessita` di demilitarizzare e denuclearizzare la Sardegna;
5) l’utilita` — a livello di contro informazione — di promuovere marce antimilitariste;
6) l’assemblea e la improrogabile necessita` di promuovere l’approvazione
della CDC;
7) l’opportunita` di promuovere un referendum abrogativo dei codici militari
e della normativa relativa ai tribunali e alle carceri militari.
Sul piano strettamente operativo — i collegamenti con contesti anarchici e
beatnik indussero (fra il ’66 e il ’67) alcuni militanti radicali ad attuare una tipica
tecnica di contro informazione: il volantinaggio contro la parata militare del 2
giugno. In secondo luogo, la marcia Milano, Vicenza svolta nel ‘67 fu finalizzata
a sensibilizzare l’opinione pubblica e a creare uno spazio di collaborazione antimilitarista
con anarchici e M/L e numerosi membri di comunita` ecclesiali. Sotto
il profilo strettamente politico i valori che ispiravano la loro prassi conflittuale
furono indubbiamente la profonda avversione ai valori militari, l’avversione al
peso politico occulto esercitato dall’intelligence, l’assoluta contrarieta` all’esistenza
stessa della industria militare e la pericolosita` individuata nelle modificazioni
strategiche del pensiero militare.
A tale proposito proprio il Congresso anti-militarista (organizzato a Milano
nel novembre del 1989) promuoveva, senza mezzi termini, la dissoluzione dell’esercito
e osservava come le F.A. stessero oramai rivolgendo la loro attenzione al
contrasto violento della lotta di classe. Tuttavia, uno dei contributi di maggiore
304
efficacia, dati all’organizzazione politica anti-militarista fu il peso esercitato all’interno
della parlamento, peso politico che si concretizzo` — nel 1972 — nel proporre
che il finanziamento all’ODC prevenisse dalla Difesa in modo tale da sottrarre
risorse alla spesa militare. Proprio a partire dagli anni Settanta le modalita`
operative non conflittuali raggiunsero il loro apice attraverso:
1) i digiuni di protesta;
2) le pressioni sul parlamento inviando migliaia di cartoline alla Commissione
Difesa della Camera;
3) l’azione diretta a favore degli obiettori processati;
4) la lotta di protesta all’interno delle carceri militari (si pensi a quella di Ciccionessere
nel ’72);
5) politiche per aumentare la pressione e sulle istituzioni parlamentari attraverso
la creazione di alleanze trasversali con LC, comunisti, socialisti che
— p.e. — riuscirono a indurre Pertini a far approvare con urgenza (anche
grazie allo sciopero della fama di Pannella 1 e Gardin) la prima legge sull’ODC
[della Lega per la promozione dell’ODC].
Un altro contributo — politicamente rilevante — sara` la realizzazione della
LOC2 nel 1973 all’interno della quale—nel volgere di breve termine verra` combattuta
una ‘‘guerra’’ per l’egemonia politica!
Bibliografia
Angelo Bandinelli, Anti-militarismo, ‘‘La Prova Radicale’’, n. 1, 1977.
Roberto Cicciomessere, Diario di ricordi di Peschiera, ‘‘La Prova Radicale’’, n. 4, 1972.
305
1 La protesta fu dall’esterno sostenuta anche da celebrati intellettuali quali Sartre, Silone e in
particolare da Balducci.
2 Proprio grazie alla LOC — nel ’75 — venne proposta la istituzionalizzazione della DPNV.
Parte Tredicesima
1. PREMESSA
Come piu` volte sottolineato — nel corso del volume — la conflittualita` non
convenzionale ha—storicamente—avuto modo di concretarsi attraverso l’azione
non violenta, la disobbedienza civile ma anche attraverso la Psycological Warfare
che ha trovato modo di esprimersi con particolare efficacia nel cinema 1.
Premesso, che non e` certo nostra intenzione illustrare l’evoluzione della contro
informazione anti-militarista nel corso di tutta la storia del cinema contemporaneo,
faremo riferimento solo ad alcuni casi paradigmatici dai quali emergeranno
riflessioni 2 che abbiamo avuto gia` modo di illustrare nelle parti precedenti.
309
1 Cinema a parte e` utile ricordare che anche la musica svolge un ruolo di estremo rilievo nella
guerra psicologica. Si pensi al gruppo ChumbaWamha sorto nel 1985 — e in particolare a canzoni
come ‘‘Mr. Heseltine Meets His Public’’ — ai Rage Against the Machine nato nel 1990 — e all’album
‘‘The Battle of Los Angeles’’ — a quello ‘‘Evil Empire’’ —, ai 99 Posse e all’album ‘‘La vida
que vendra’’ gruppo che ha collezionato un numero elevato di imputazioni penali.
2 Piu` nel dettaglio: l’antimilitarismo, l’anticapitalismo e il terzomondismo.
2. L’ANTIMILITARISMO IN STANLEY KUBRICK *
Come e` noto Pathsof Glory fu prodotto nel 1957 ed ebbe come oggetto la
prima guerra mondiale (piu` precisamente la guerra di trincea tra tedeschi e francesi
nell’agosto del 1916). Sia il Gen. Mireau che il Gen. Broulard appiano come
personaggi cinici, disinteressanti alla vita o alla morte dei loro soldati ma interessati
a giocare con le loro vite per questioni di potere e di carriera tanto quanto il
maggiore Santi-Auhan che considera i soldati esseri inferiori. Quanto alla citazione
di Samuel Johnson ‘‘il patriottismo e` l’ultimo rifugio delle canaglie’’ questa
viene fatta proprio da un ufficiale — Dax — allo scopo di mostrare l’assenza
di coesione gerarchica oltre naturalmente a mostrare il disprezzo del registra verso
ideali privi di valore. Un ulteriore prova del processo di degradazione, tipico
delle istituzioni militari, ci viene offerto dal regista quando l’accusa di Paris non
viene considerata attendibile perche´ la parola di un soldato non e` assimilabile a
quella di un ufficiale. L’apice del disprezzo della vita umana da sacrificarsi in nome
del proprio potere viene raggiunto dal registra quando mette in bocca a Mireau
l’ordine di bombardare le proprie linee e quando chiede che vengano fucilati
100 uomini per punizione. La scelta del numero dei soldati viene fatta su base
paramente arbitraria tanto quanto arbitraria sara` la decisione di fucilare fu
settanta.
Arbitrarieta` che decreta — ancora una volta — la degradazione umana alla
quale giunge il potere militare, degradazione che trova modo di manifestarsi nell’affermazione
di Broulard secondo il quale l’esecuzione dei tre soldati servira` come
capo espiatorio.
Se fino a questo momento Broulard era persuaso che se si fosse comportato
come un abile opportunista solo a conclusione della vicenda si rende conto di
trovarsi di fronte ad uno sciocco idealista sentimentale.
Come in tutti i film di Kubrick anche in questo emergono temi ricorrenti il
cui significato e` lampante: il binomio uomo/animale (i soldati vivono nelle trincee
stipati come animali, i prigionieri sono rinchiusi nella stalla), il teatro (la corte
marziale e` infatti organizzata come un teatro), il gioco (gli ufficiali che giocano
310
* Fonte: www.kubrick.it (sito italiano).
con i soldati e il pavimento del castello che ha un disegno a scacchiera), il potere
(al quale viene immolata la vita umana) e l’integrita` morale (espressa da pax che
proprio per questo verra` compatito da Broulard).
Conclusione
Sotto il profilo storico e` interessante sottolineare come sia la Francia che gli
USA — dietro pressione delle istituzioni militari — lo proibirono confermando
cos?` implicitamente la dirompente efficacia del messaggio del registra.
Il dottor Stranamore, prodotto nel 1964, concretizza non solo la fobia del regista
di fronte ad una eventuale guerra nucleare (allora tutt’altro che inverosimile!)
ma costituisce una spietata satira nei confronti dell’apparto militare americano.
Uno dei protagonisti che si presta a rappresentare la fobia anticomunista dell’establishment
USA e` indubbiamente il Gen. Ripper che — in preda alla follia
— legittima l’inizio della guerra nucleare accusando i comunisti di volere contaminare
i preziosi fluidi vitali degli americani. Il dottor Stranamore simboleggia la
follia dei tecnocratici e strateghi della guerra nucleare che disputano di apocalittiche
distruzioni come se si trattasse di un innocuo gioco. Ancora piu` significativa
la proposta di Stranamore—fatta nella War Room—di trasferire in caso di
conflitto nucleare in appositi pozzi sotterranei un numero limitato di individui
selezionati, proposta che assai chiaramente evoca una sorta di nazismo all’americana
(non a caso, mentre parla, il braccio meccanico di Stranamore si anima da
solo ripetendo il saluto nazista); il maggiore Kong (a capo del B-52) rappresenta
la follia patriottica che si spinge fino a cavalcare la bomba atomica come un cowboy
durante un rodeo e il Gen. Turgidson ossessionato dalla competizione con i
russi e disinteressato delle conseguenze di una guerra nucleare. Ora — al di la`
delle colonne sonore collocate in chiave ironica (da Try A Little Tenderness a
When Johnny Comes Marching Home Fine a We’ll Meet Again) e del cartello
della base di Burpelson (Peace Is Our Profession)—e` evidente che il film ponga
l’enfasi non solo sulla estrema fragilita` delle misure di sicurezza in caso di guerra
nucleare (argomento sul quale l’A. si documento` ) ma soprattutto voglia farci
comprendere — molto realisticamente — come pur essendo giunti alla soglia
di un conflitto nucleare gli uomini di potere (tecnocrati, militari e politici)
non abbiano imparato nulla dai loro tragici errori.
Full Metal Jacket, prodotto nel 1987, sottolinea con particolare enfasi la progressiva
disumarizzazione delle istituzioni militari durante il Vietnam disumanizzazione
che trova nel suicidio di Palla di Lardo, nelle atrocita` viste da Joker nella
311
assoluta anormalita` di Animal Mother, nell’addestramento coordinato dal sergente
istruttore Hartman, nelle parole di Joker rivolte a Palla di Lardo (‘‘Il corpo
dei marines (...) vuole dei killer’’) nella concezione della donna (la prostituta che
si fa pagare cinque dollari) e infine nella trasformazione di Raferman e Joker in
due assassini, esempi illuminanti. Altrettanto possiamo affermare dell’importanza
attribuita dal registra alla caduta dei valori quali l’empatia (annullata dallo
sguardo fisso emblema della nullificazione dell’Altro), l’onesta` intellettuale (la
propaganda di guerra promessa dalla redazione ‘‘Stars anbd Stripes’’), la rivalita`
(Joker non puo` diserrere tra bene e male ma deve seguire la ratio della guerra:
uccidere o farsi uccidere), la tenerezza (il tenente Touchdown nel raccogliere un
coniglio di pezza salta su una mina) e infine la compassione (quando Animal Mother
spara dall’elicottero in modo indiscriminato contro i civili).
312
3. L’ANTAGONISMO RIVOLUZIONARIO
NEL CINEMA NOˆ VO* 1
La contro informazione attuata — durante gli anni ’60 — dal CN trovo` in
Rocha, in Guerra, in Farias, in Saraceni e in Dos Santos i suoi massimi interpreti.
Un cinema questo anti-americano, anti-capitalistico e soprattutto anti-hollywhodiano
(‘‘La Fox, la Paramount, la Metro sono i nostri nemici’’, p. 62), un cinema
che si fara` portavoce della tragedia del popolo brasiliano e dovra` tradursi
in violenza rivoluzionaria.
Il CN promuoveva, infatti, un cinema di guerriglia l’unico strumento grazie al
quale l’uomo puo` riacquistare la capacita` di sognare, grazie al quale ‘‘ciascuno e`
signore di se stesso, perche´ nessuno e` servo di qualcuno’’ (p. 66) 2.
A tale proposito Rocha dira` : ‘‘Un’estetica della violenza [alludendo alla sua
estetica] e` rivoluzionaria e` il momento in cui il colonizzatore si accorge dell’esistenza
del colonizzato (...) L’unico antidoto al sistema e` l’anarchia, intesa come
assenza di dominio’’ (pp. 74/76).
D’altronde, proprio Bunuel e Pasolini costituiranno riferimenti determinati
nella poetica di Rocha e, se e` cos?`, non desta alcuna sorpresa come il realismo
critico (la definizione e` di Bertelli) dell’A. lo conduca a provare solo disprezzo
verso i proprietari terrieri, la borghesia, la Chiesa, i militari in quanto ‘‘apertamente
ostili alla crescita culturale del popolo e artefici della repressione’’
313
* Pino Bertelli, Glauber Rocha, La Fiaccola, 2002.
1 Il lettore non provi particolare sconcerto nell’osservare il brusco passaggio da Kubrick a Rocha
poiche´ quest’ultimo lo stimava profondamente. Proprio riflettendo su ‘‘Paths of Glory’’ Rocha
ne comprendera` l’importanza tecnica.
2 Nell’ICAIC cubano trovera` ‘‘l’unico laboratorio sperimentale di cinema nel mondo grazie al
quale vennero prodotti ottimi film secondo un modello di neorealismo socialista tropicale. Proprio
a Cuba Rocha trovera` ‘‘una civilta` giovane’’ capace di opporsi al modello borghese. Insomma attraverso
l’ICAIC Rocha sperava che si potesse esportare sui mercati cinematografici del mondo
una visione terzomondista e rivoluzionaria. L’impegno militante dell’A. lo portera` gia` nel 1965
ad essere arrestato per aver manifestato contro la dittatura militare brasiliana allora governata
da Castelo Branco. Due anni dopo, nel 1967, ‘‘Terra em Transe’’ sara` proibito dalla giunta militare
in tutto il Brasile mentre sara` giudicato all’Habana ‘‘il miglior film dell’anno dalla critica cubana’’
(p. 213). La centralita` dell’opera dell’A. sara` proprio riconosciuta nel 1984 quando l’Encuentro de
l’Intelectuales por la Soberaina di Cuba gli rendera` pubblico omaggio.
(p. 106) 3. Contro tutto cio` un’opera d’arte autenticamente rivoluzionaria deve
cambiare l’assetto politico esistente e condurre l’uomo verso una unita` cosmica,
un’opera d’arte deve essere insomma uno strumento di rivolta contro l’imperialismo
in tutte le sue espressioni. Da questo punto di vista ‘‘Il Dio Nero e il diavolo
biondo’’ — prodotto nel 1964 — e` certamente paradigmatico poiche´ e` un
vero manifesto del Cinema Noˆ vo, ma anche una appassionata difesa del connubio
rivolta/religione della liberazione e una critica feroce alla repressione che trova
in ‘‘Antonio das Mortes’’ una esemplificazione chiara e al quale fanno da contrappunto
Donna Santa (la guerriglia) e il prete guerrigliero. A tale proposito e`
chiarissimo il giudizio dell’A.: ‘‘La rivoluzione brasiliana sara` possibile solo dall’incontro
di neutralita` mistiche e non politicizzate con neutralita` politicizzate’’
(p. 164). Quasi a ribadire la radicale avversione al coliniaslimo — nel ‘‘Leone a
sette teste’’ prodotto nel 1970 — questo viene raffigurato come un leone a sette
teste e i protagonisti riflettono chiaramente la situazione drammatica del Terzo
Mondo (dall’agente della Cia al mercenario tedesco, al guerrigliero etc.) e la sua
soluzione nella lotta rivoluzionaria: Pablo, giustizia l’agente della Cia ed e` proprio
l’emblema della forza liberatoria della rivoluzione quanto la marcia dei
guerriglieri nel cuore della boscaglia.
314
3 Non a caso Rocha, Andrade e Carneiro saranno imprigionati per aver opposto un netto rifiuto
alle richieste di autocensura da parte della giunta militare.
4. L’ANTIMILITARISMO IN MARCO BELLOCCHIO
Non c’e` dubbio che l’unico film adatto ad illustrare la personale interpretazione
del regista italiano su questo tema sia ‘‘Marcia trionfale’’ prodotto nel
1976, film che si svolge all’interno della Caserma Sterago. Qui il comandante
di compagnia Cap. Asciutto e il mondo militare sono il simbolo di tutta la contro
informazione M/L degli anni Settanta:
1) la delirante conformita` al regolamento che si concretizza nell’ordinare a
Passer di procurarsi il basco anche ammazzando, se necessario;
2) l’autoritarismo che si manifesta anche durante l’ispezione delle reclute;
3) la degradazione sessuale (all’esterno della caserma si muovono prostitute
e omosessuali);
4) il nonnismo (preparare gavettoni, fare baciare a una recluta la stecca con
in cima un preservativo);
5) il disprezzo della donna, ritenuta solo una puttana (infatti Asciutto considerava
la moglie Rosanna una puttana che tentera` invano di violentare);
6) il machismo autoritario (il pianto di Passeri viene qualificato dal Cap.
Asciutto come tipico di uno smidollato);
7) la violenza che si concretizza quando il Cap. Asciutto picchia Passeri per
indurlo a reagire;
8) la scarsa virilita` del militare (infatti la moglie Rossanna tradisce il marito);
9) la violenza legittimata (Passeri non denuncia ai superiori il Cap. Asciutto);
10) il sadismo (il Cap. Asciutto, venuto a sapere del tradimento, ammanetta
la moglie);
11) l’omerta` (l’uccisione del Cap. Asciutto — mera fatalita` — viene coperta
da Passeri).
Complessivamente il ritratto che emerge dell’istituzione militare e` finalizzato
a mostrarne:
1) la dimensione concentrazionaria;
2) l’assenza di liberta` ;
315
3) la necessita` di distruggerla (proprio lo stesso regista avra` modo di dirlo
esplicitamente, nel volume Marcia Trionfale, Einaudi, 1976);
4) la dimensione fascista;
5) la sperimentalizzazione dell’individuo;
6) la sottomissione acritica;
7) l’educazione letta come dominio e indottrinamento.
Conclusione
E `
significativo sottolineare come il ritratto — assolutamente negativo — che
emerge della istituzione militare sia il risultato di una precisa ottica politica e sia
analogo alla gran parte delle valutazioni di cui abbiano avuto modo di discutere
lungamente nelle parti precedenti. Tuttavia Bellocchio ha avuto il ‘pregio’ di
esplicitare la volonta` di distruggere l’istituzione militare, franchezza che assai
spesso e` mancata a numerosi pacifisti nostrani che prediligono ipocrite perifrasi.
316
Parte Quattordicesima
1. PREMESSA
Quanto decisivo sia stato l’antagonismo attuato dalla CND o l’antagonismo
contro la Guerra d’Algeria e` presto detto: la conflittualita` non convenzionale,
che in questi movimenti ha trovato modo di esprimersi, ha non solo anticipato
— per modalita` operative — il sessantotto ma — indubbiamente — gli attuali
movimenti no-global. Anche a livello di programma politico (l’anti-militarismo,
l’anti-attantismo, la critica alla democrazia rappresentativa, la stampa alternativa,
la formazione di una sinistra radicale e politicamente trasversale al di fuori delle
organizzazioni burocratiche dei partiti tradizionali, l’anti-nuclearismo etc.) questi
‘movimenti’ presentano caratteri organizzativi che anticipano in modo impressionante
quelli attuali. Una nota conclusiva infine: il programma varato dal
Gen. Gehelen e` stato quello che indubbiamente ha avuto il maggiore successo
dimostrando — fra l’altro — quanto fondamentale sia un’accurata attivita` di intelligence
svolta a livello professionale e non certo improvvisata o affidata a personale
poco qualificato o genericamente qualificato.
Proprio per questa ragione abbiamo deciso di riportare alcune sue analisi divenute
oramai un classico nell’ambito della counter-intelligence e — sia detto
chiaramente — pienamente condivisibili.
319
2. LA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
NELLA CMD E DEL COMITATO DEI 100
1. Origini
Grazie al contributo di Russell e Priestly nacque la CND il 15 gennaio del
1958, mentre il comitato dei 100 nacque due anni dopo allo scopo di radicalizzare
la prassi contestataria.
2. Connotazione ideologica della CND e del Comitato dei 100
Connotazione indubbiamente eterogenea poiche´ abbracciava laburisti dissidenti,
pacifisti (laici e religiosi), attivisti dei diritti civili, anti-militaristi radicali
non violenti, attivisti coordinati dal DAC, non violenti gandhiani, intellettuali
della ‘‘New Left Rewiev’’, anarchici.
3. Programma politico
Sinteticamente il programma dei due raggruppamenti puo` essere agevolmente
sintetizzato nel seguente modo:
1) rinuncia assoluta all’uso e alla produzione delle armi nucleari;
2) stipulazione di una convenzione per il disarmo nucleare unilaterale;
3) sospensione dei ruoli dei ricognitori dotati di armi nucleari;
4) proibizione assoluta di esperimenti nucleari;
5) eliminazione delle basi militari NATO,
6) ritiro della UK dall’alleanza militare della NATO;
7) proibizione dell’addestramento di truppe sul territorio inglese;
8) realizzazione di zone denuclearizzate controllate dall’ONU e infine
9) proibizione di trasferimento di know-how.
4. Professioni e provenienza sociale
Un numero elevato di partecipanti svolgeva attivita` legate al pubblico impiego
mentre un numero non trascurabile di attivisti svolgeva libere professioni.
320
Tuttavia la componente piu` intransigente proveniva dall’ambiente intellettuale
e studentesco. L’appartenenza sociale comprendeva prevalentemente la borghesia
(dalla piccola all’alta borghesia).
5. Modalita` operative non conflittuali
Anche qui precedevano in modo sintetico e schematico:
1) articoli su periodici a diffusione nazionale (p.e. il ‘‘New Statesman’’);
2) petizioni;
3) dibatti pubblici;
4) pressioni politiche sul Labour Party;
5) marce (che, dal ’58 al ’60, oscillazione da 2500 a 150 mila);
6) divulgazione di notizie riservate;
7) spionaggio (praticato dal Comitato dei 100);
8) sit-in;
9) invito al boicottaggio.
6. Alleanze politiche
Queste furono molto precarie e problematiche, in particolare quelle relative al
Labour Party. Altre organizzazioni, che furono oggetto di cooptazione da parte
della CND, furono i sindacati (dalle Trade Unions agli USDAW, AEU e MUR).
7. Il Nemico
Facilmente individuabile nella classe politica, nella democrazia rappresentativa
— poiche´ incapace di tradurre in azione politica le esigenze reali della societa`
civile —, nelle istituzioni militari nazionali e NATO, negli strateghi nucleari e nel
giornalismo compiacente.
8. Reazione delle istituzioni
Da parte del Labour Party si attuo` la tattica — efficace e di lunga tradizione
— di riassorbire l’antagonismo di base neutralizzandolo; da parte delle istituzioni
militari — a parte l’intelligence sugli attivisti— si attuo` l’arresto (che, p.e., nel
settembre del 1901 raggiunse la cifra rilevante di 1600 dimostranti).
321
3. LA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
DI FRONTE ALLA GUERRA DI ALGERIA
1. Origini
Dal ’55 al ’56 diverse manifestazioni, autonome e non etero dirette, organizzate
da un numero ristretto di militari contro la coscrizione obbligatoria. Solo in
un secondo momento il dissenso si amplio` e venne organizzato (dal ’57 al ’62).
2. Programma
In un primo momento non ne ebbe alcuna. Solo nella fase di ampliamento e
di organizzazione la caratterizzazione ideologica divenne fondamentale, caratterizzazione
che si puo` agevolmente riassumere nei punti seguenti:
1) le ragioni della guerra erano inaccettabili poiche´ si trattava di violare il diritto
di auto-deteminazione di un popolo;
2) la guerra proseguiva a causa di una neutralita` neo-coloniale;
3) le tecniche usate dalle FA francesi violavano tute le convenzioni internazionali
a cominciare da quelle relative alla tortura;
4) i metodi di repressione interna del dissenso erano fascisti;
5) l’OAS andava debellata;
6) bisognava solidariezzare con il FNL.
3. Organizzazioni del dissenso
In breve:
1) Comitato di Azione e Informazione;
2) Comitato di Azione degli Intellettuali; Comitato Universitario; Comitato
di Resistenza spirituale; Comitato di Maurice Audin (dal ’58 al ’62); Lega
dei diritti dell’uomo; Azione civica non violenta; UNEF; FEN; CFTC;
FO; MAF; FUA; JRO; Manifesto dei 121; Rete Jeanson.
322
4. Modalita` operative del dissenso
Sinteticamente:
1) resistenza passiva;
2) manifestazioni;
3) blocco dei convogli ferroviari (sabotaggio);
4) comizi;
5) petizioni;
6) conferenze stampa;
7) manifesti di solidarieta` con l’FNV e di dissenso;
8) insobordinazione all’interno delle FA;
9) diserzione;
10) sostegno economico al FLN;
11) trasporto di documenti falsi a sostegno del FNV;
12) ospitalita` clandestina ai militanti del FLN;
13) alleanze politiche (p.e. tra l’UENEF , la CGT, il FEN, la CFTC e l’UNEMA
algerino);
14) attivita` editoriale e giornalistica attraverso l’Express, France, Observateur,
Les Temps Moderns, Esprit, Cahiers de Temoignages Chretiens Alger
Repubblician, la Reforme e Testimonze e Documenti (appartenenti
all’editoria alternativa);
15) utilizzazione di sedi istituzionali in funzione antiagonista (si veda l’esito
— ridicolo per le istituzioni francesi! — del processo alla Rete Jeanson
davanti al Tribunale Militare di Parigi).
5. Connotazione ideologica
Sinteticamente:
1) Pacifismo laico e religioso;
2) attivismo a favore dei diritti civili;
3) sinistra ufficiale;
4) sinistra extraparlamentare;
5) anarchici.
6. Reazione delle istituzioni
1) Arresti mirati o di massa;
323
2) attivita` di intelligence (p.e. su Alger Repubblician e la Rete Jeanson);
3) sequestro di pubblicazioni e di documenti compromettenti;
4) eliminazione fisica ufficiosa degli attivisti piu` pericolosi (p.e. di Maurice
Audin).
7. Composizione sociale e attivita` professionale
Naturalmente amplissima perche´ andava dalla massa operaia e studentesca
all’alta borghesia nel mondo accademico. Gran parte degli attivisti apparteneva
o a partiti o a sindacati e comprendeva soprattutto intellettuali.
324
4. LA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
CONTRO IL RIARMO ATOMICO IN GERMANIA
1. Origini
Nel gennaio del 1955 una vasta coalizione protesto` contro le decisioni del governo
e del Parlamento tedesco e piu` esattamente contro la Costituzione del ’54
contro il riarmo e l’adesione della RFT alla Nato nello stesso anno.
2. Programma
In breve:
1) contro lo Stato autoritario e militarista di Adenauer;
2) contro la NATO e la sua politica di riarmo;
3) contro le installazioni militari NATO;
4) contro gli armamenti atomici;
5) a favore della unificazione tedesca;
6) opzione neutralista;
7) realizzazione di ampie zone denuclearizzate.
3. Organizzazioni
Indubbiamente vasta ed eterogenea perche´ comprendente la SPD, la DGB, la
Chiesa protestante, e il mondo della cultura orientato politicamente in senso anti-
militarista (si pensi a Weber o a Gollwriter) e nello specifico il mondo scientifico
(si pensi alla Dichiarazione di Gottinger firmata da diciotto scienziati). Tuttavia
l’apice del dissenso si concreto` con la marcia contro la morte atomica (nel
marzo del ’58) secondo una modalita` a rete che acquis?` un profilo via via sempre
piu` autonomo rispetto all’SPD che, nel giro di pochi anni, trad?` il suo programma
iniziale.
325
4. Connotazione ideologica
In breve:
1) attivisti non violenti;
2) pacifisti non violenti e anti-militaristi;
3) sinistra socialista (una buona parte della base della SPD);
4) sinistra sindacale.
5. Modalita` operative
Il dissenso, sorto emulando il CND anglosassone, non si serv?` di tecniche non
convenzionali originali. Infatti il repertorio era gia` stata ampiamente sperimentato:
appelli, scioperi, marce (quella di Pasqua in particolare per la sua massiccia
partecipazione).
6. Reazione delle istituzioni
In breve:
1) riassorbimento istituzionale attraverso l’SPD;
2) contro informazione governativa volta ad accreditare una gestione eterodiretta
dell’antagonismo;
3) attivita` assai efficace di intelligence da parte del Gen. Gehlen che smantello`
l’antagonismo politico.
7. Bibliografia
Per la stesura di questa appendice abbiamo fatto riferimento esclusivamente
al saggio di Teodori Massimo, Storia della nuova sinistra, il Mulino (1976) e, in
particolare, alla Parte prima (dal cap. I al cap. III).
326
Parte Quindicesima
327
1. PREMESSA
Non dovrebbe destare sorpresa alcuna trovare in un volume come questa organizzazione
ampiamente nota a livello internazionale per il loro antagonismo
ecologico. Infatti l’ambiente e` ormai diventato uno dei terreni di scontro principale
il capitalismo globalizzato e le intramontabili ideologie antagoniste per eccellenza
quali le varie forme di anarchia e le varie tipologie di neo-marxismo alle
quali si coniugano le tematiche e gli approcci operativi del pacifismo degli anni
Sessanta e Settanta.
2. ANTAGONISMO ECOLOGICO
Anche determinate interpretazioni dell’ambiente risultano utilissime nel contrastare
una realta` ritenuta sempre piu` inaccettabile, nel portare avanti una guerra
psicologica volta a cambiare l’uomo e il modo dell’uomo di rapportarsi alla
natura.
Un approccio ecologico-radicale che si ispiri all’ecologia profonda—che e` anche
una visione filosofica—religiosa del mondo —non potra` che sottolineare la
necessita` di contrastare l’ideologia dominante della societa` industriale attuale,
non potra` che valorizzare una visione spirituale della realta` naturale e quindi sara`
portata a enfatizzare quelle religioni (come il buddismo o il taoismo) che hanno
dimostrato di avere una consapevolezza ecologica superiore rispetto a una visione
normalistica della realta` . Capitalismo e/o militarismo saranno quindi considerati
escrescenze cancerose da debellare.
Sotto questo profilo anche l’ecologia sociale di Bookchin 1 sottolinea che, solo
attraverso una trasformazione radicale della sociata` attuale, sara` possibile porsi
in modo nuovo verso l’ambiente, progettare una societa` di cooperazione non gerarchica
(nel senso di Kropotkin), attuare una societa` che tenga conto delle analisi
economiche di Marx e della visione comunitaria di Goodman, creare una politica
che si schieri a fianco delle sinistre extraparlamentari europee in funzione
anti-imperialistica. Altrettanto radicale e` l’eco femminismo 2 per il quale l’anti-militarismo,
l’anti-capitalismo, l’anti-razionalismo sono presupposti fondamentali
tanto quanto un concezione anti-androcentica tipica dell’Occidente. Anche il
bioregionalismo nasce in opposizione al capitalismo e il sito opposto ideologico
consiste sul fare comprendere come la organizzazione sociale migliore sia quella
anarchica (tanto e` che Snyder sottolinea come la Bioregione sia contro il regime
1 Sia detto chiaramente che l’ecologia sociale e` tutt’altro che una interpretazione originale poiche
´ e` il frutto di una sintesi dell’anarchia kropetkiniana-goodmaniana con l’analisi marxista degli
anni settanta come dimostra chiaramente l’alternativa — prospettata dall’A. — del municipalismo
libertario.
2 Secondo l’ecofemminismo all’ambientalismo tradizionale sfugge la peculiare connessione tra
l’oppressione delle donna e della natura, oppressione che risale alla coniazione monoteista e che si
concretizza attraverso una logica di dominio binaria. Proprio per superare tutto cio` l’ecofemminismo
si mobilita per l’abolizione del capitalismo, del patriarcato e delle strutture di dominio.
perche´ essenzialmente anarchica). Fra l’altro — sia detto per inciso — il radicalismo
ambientalista contemporaneo si spinge al punto di valorizzare, a livello pedagogico
filosofico, le interpretazioni del cosmo dei nativi nord-americani, degli
aborigeni australiani, e degli hawaiani e a rivalutare — contro la concezione baconiana-
cartesiana del razionalismo occidentale — le interpretazioni buddhiste
(si vedano gli studi di de Silva), taoiste (si pensi alle riflessioni di Palmer) e induiste
grazie alle riflessioni dei fratelli Engel.
Una delle conseguenze piu` evidenti dell’ambientalismo radicale e` il diverso
approccio al mondo animale che ha portato Singer e Reagan a gettare le basi dell’animalismo
secondo il quale il consumo e la vivisezione degli animali sono volti
a ledere la dignita` di essere vivente dell’animale. E evidente dunque che la scelta
vegetariana si impone come scelta obbligata.
331
3. NOTE SULL’ANTAGONISMO
ANTI-VIVISEZIONISTA RADICALE
1. Origini
I due piu` autorevoli predecessori dell’attuale anti-vivisezione radicale (da ora
in poi in acronimo AV ndr) furono Bell e Harwen. In Italia solo con Ciaburri (la
sua principale opera intitolata ‘‘La vivisezione’’ e` nel 1929) l’antagonismo AV ha
trovato il suo principale teorico e organizzatore (sempre del ’29 e` infatti la fondazione
della UAI o Unione anti-vivisezionista italiana) mentre con la scritta di
Hans Ruisch intitolato ‘‘Imperatrice nuda’’ edito nel 1976 l’AV ha avuto risonanza
internazionale.
2. Nemici
In breve per l’AV radicale le istituzioni e/o le pratiche mediche da contrastare
sono:
1) la pratica della vaccinazione;
2) le industrie farmaceutiche;
3) la farmacologia definita ‘‘un garbuglio di superstizioni di nozioni traballanti
e contraddittorie’’;
4) la Bantam Books di New York;
5) la stampa elvetica;
6) la classe politica (p.e. Furgler);
7) Garattini;
8) Istituzioni capitalistiche.
3. Alleati
In breve:
1) le associazioni AV come la LAN, la LAV, la LAI e la LEA;
2) una parte della sinistra istituzionale (p.e. il socialista Fiandrotti);
332
3) la LIMAV;
4) Maraini;
5) Franz Weber;
6) UAI.
4. Modalita` operative
Sinteticamente:
1) pubblicazioni di saggi;
2) dibattiti pubblici;
3) articoli su quotidiani nazionali e non;
4) petizioni;
5) istituzionalizzazione dell’ODC per la vivisezione con la legge 413 del ’93;
6) denunce (p.e. quella della LAN del 1977);
7) prassi non violenta.
5. Avversari
1) Il gradualismo di Singer;
2) la BUAV.
6. Reazioni delle istituzioni
1) Repressione giudiziaria;
2) relazione a mezzo stampa;
3) infiltrazioni all’interno delle leghe AV per portarle alla paralisi (p.e. la
BUAV inglese o Singer sponsorizzato dalla Rockfeller Foundation);
4) Elargizioni di fondi cospicui alle Leghe o Associazioni animalista non vivisezioniste.
7. Programma AV
Secondo l’AV radicale la
1) la vivisezione va condannata sia sul piano etico che scientifico;
2) la vivisezione avvantaggia solo le industrie farmaceutiche;
333
3) la genesi delle malattie ha cause alimentari, sociali, ecologiche;
4) la spesa americana e svizzera per la vivisezione e` paurosamente elevata;
5) l’alternativa alla medicina su base farmacologia sono la dietetica, l’igienismo,
la psicoterapia, l’omeopatia, il vegetarismo, la macrobiotica, l’agopuntura,
la pranoterapia, l’oligoterapia, l’aromaterapia etc.;
6) abdizione radicale della sperimentazione animale;
7) le multinazionali farmaceutiche sono state grazie agli investimenti di Rockfeller
e Rothschild;
8) le multinazionali farmaceutiche devono essere eliminate (e fra queste: la
Farben, Bayer);
9) e` necessario denunciare la pericolosa infiltrazione delle multinazionali farmaceutiche
all’interno del Parlamento europeo e dell’ONU.
8. Conclusioni
L’AV radicale rientra sia all’interno dell’ecologismo radicale che nel contesto
dell’anti-capitalismo. Sotto questo profilo, l’AV radicale si oppone alle multinazionali
farmaceutiche nazionali e sopranazionali indicando nell’abolizione del capitalismo
tout court una delle vie maestre cambiare in meglio il mondo.
334
4. NOTE SULL’ANTAGONISMO RADICALE DELL’ALF
1. Connotazione ideologica
Facendo riferimento alla documentazione disponibile su loro sito internet
non c’e` dubbio che la loro visione del mondo possa essere caratterizzata nel modo
seguente:
1) animalista radicale (fondamentali sono le riflessioni di Tom Regan);
2) vegetariana;
3) anti-vivisezionista in modo radicale;
4) anti-capitalista;
5) ecologico-radicale (infatti alcuni autori di riferimento sono Bookchin e Capra).
2. Struttura
Come la maggior parte delle organizzazioni che attuano una conflittualita` non
convenzionale anche l’AFL possiede una struttura a rete che e` il risultato di cellule
autonome e clandestine. Questa logica organizzativa non consente o comunque
ostacola ogni tentativo di infiltrazione.
3. Modalita` operative
In linea di massima l’uso della violenza e` abbinato all’uso delle tecniche tipiche
della conflittualita` non convenzionale e, piu` precisamente:
1) boicottaggio economico;
2) lettere di denuncia e protesta alla stampa;
3) proteste e dimostrazioni;
4) incendi a laboratori di sperimentazione;
5) liberazione degli animali della prigionia dei laboratori;
6) lettere esplosive;
335
7) minacce rivolte esclusivamente al personale addetto alla vivisezione;
8) atti vandalici nei confronti di edifici che ospitano laboratori che praticano
la vivisezione.
In definitiva l’uso della violenza viene legittimato solo come uno strumento
adeguato in talune circostanze ritenute particolarmente gravi.
4. Reazione delle Istituzioni
Allo stato attuale i provvedimenti piu` duri sono stati presi dagli USA che hanno
giudicato l’AFL una delle piu` pericolose reti terroristiche a livello internazionale
attraverso l’FBI e dall’UK via MI5.
336
5. NOTE SULL’ANTAGONISMO DI GREENPEACE
1. Origini
Stando alla ricostruzione di Weyler, GP (acronimo per Greenpeace, ndr) nasce
nel 1971 a Vancouver grazie a Bohlern (sostenitore dell’ODC in occasione
della guerra del Vietnam). Stowe (uno dei primi attivisti che si mobilito` contro
i sottomarini nucleari) e Cote. La matrice ideologica secondo Weyler sarebbe da
rintracciarsi nella cultura dei Quackers (e delle loro tecniche di ANV e di resistenza
passiva), nella cultura hippy era soprattutto nell’ecologia radicale e nel pacifismo.
2. Connotazione ideologica
Nelle campagne promosse e dalla documentazione disponibile sul loro sito
internet risulta che possa essere caratterizzata nel seguente modo:
1) ecologista radicale;
2) pacifista.
3. Modalita` operative
Indubbiamente GP fa largo uso di tecniche tipiche della conflittualita` non
convenzionale e fra queste segnaliamo:
1) uso di grandi striscioni con messaggi chiari e concisi;
2) dimostrazione pubblica e non violenta;
3) interposizione con canotti;
4) massima pubblicizzazione della protesta;
5) contro informazione campagne e documentazione fotografica o video;
6) denuncia legale;
7) petizione;
8) la sensibilizzare l’opinione pubblica;
337
9) il servirsi delle agenzie di stampa e dei piu` rinomati periodici;
10) le pressioni sulle istituzioni politiche e scientifiche (p.e. quelle di Mac
Taggart sullo scienziato russo Velikov);
11) concerti con stars internazionali per amplificare l’importanza dei loro
messaggi;
12) produzione di LP (p.e. l’album Breakthrough uscito nel 1989) a dimostrazione
della efficacia sotto il profilo della guerra psicologica della musica.
4. Alleati
In breve:
1) la CITES;
2) l’IWC;
3) il WWF;
4) Amis de la Terre;
5) la Women’s International League for peace and Freedom;
6) il Campo di Pace di Greenham common in UK;
7) Pax Christi.
5. Principali campagne
GP e` nata proprio in occasione dei tests nucleari americani e francesi (tra il ’71
e il ’72) contro i quali non si e` stancata di opporsi. In secondo luogo la campagna
contro i rischi del nucleare pacifico; in terzo luogo contro gli OGM. In quarto
luogo contro le industrie che lucrano sui prodotti ricavati dall’uccisione delle balene;
in quinto luogo contro la deforestazione praticata dall’industria del legno
nel Congo, in sesto luogo contro i rischi del trasporto su nave di scorie radioattive
o petrolio e contro i rischi delle industrie chimiche. Particolarmente significativa
per il nostro lavoro quella contro la violazione del TNP da parte USA e
contro la politica nucleare NATO e americana (ci riferiamo alla NPR varata
da Rumsfeld) che si e` concentrata nel chiedere il disarmo nucleare unilaterale
e il ritiro dal territorio europeo di tutti gli ordigni nucleari (in particolare le bombe
B-G1). Altrettanto significativa la denuncia di una assenza totale di democrazia
all’interno della NATO.
338
6. Reazione delle istituzioni
Lo spionaggio rimane lo strumento per eccellenza (si pensi alla DGSE) unitamente
all’interposizione in mare della Guardia costiera e della Marina militare.
Particolarmente significativo l’affondamento della RW svolto dal DGSE su incarico
del Ministro della Difesa francese. Anche l’espulsione e` stata utilizzata (da
parte del governo francese nei confronti di McTaggart). Tuttavia la tecnica piu`
usata e` stata quella di svuotare politicamente le iniziative di GP procedendo nelle
proprie decisioni e non permettendo quindi il conseguimento di alcun risultato
pratico.
7. Bibliografia
Tutte le informazioni tratte sono state desunte dai rispettivi siti internet.Utilissime
sono le analisi della EGE proprio sulle scelte poste in essere dal movimento.
339
6. CONSIDERAZIONI FINALI
Come abbiamo avuto modo di osservare la maggior parte di questi ‘players’
cioe` associazioni, riviste telematiche o cartacee, intellettuali hanno praticato, e
praticano, una conflittualita` non convenzionale che si serve ora della informazione
warfare ora della guerra psicologica ora, infine, della disobbedienza civile.
Qualsiasi stato, a democrazia rappresentativa, deve oramai prendere atto che
l’insieme di questa organizzazioni costituisce una sorta di Quinta Internazionale
Informale (informale perche´ non ha ancora una struttura analoga a quella del
Kominform) e rappresenta un pericolo di elevato livello assimilabile al terrorismo
per il mantenimento e l’ampliamento del potere da parte delle istituzioni
politiche, economiche e militari (siano queste nazionali o sopranazionale come
la NATO, l’FMI etc.). Opportuna in ultima analisi sarebbe un strategia transnazionale
in particolare modo euro-americana che attui una serie di contromisure a
livello di counter intelligence analoghe a quelle messe in matto dall’OPC e dall’IRD
durante la cold war e che soprattutto sappia trarre profitto dagli studi recenti
della EGE francese che non a caso ha rielaborato le strategia di guerra psicologica
della cold war per far fronte all’avanzata della mondializzazione e dell’antagonismo.
340
Appendice I
1. VOCI PER UN DIZIONARIO DEL SESSANTOTTO*
Beskeley. Il Free Speech Movement, nato il 2 ottobre del ‘64 presso l’Universita` di California
allo scopo di dare forma ad una pluralita` di associazioni universitarie, era costituito
da un comitato esecutivo che consentira` a SAVIO di divenire un agitatore efficace,
ebbe come sua precipua finalita` la politicizzazione della realta` studentesca (nonostante la
ferma opposizione del rettore Kerr) servendosi di modalita` operative tipiche della Conflittualita`
non convenzionale: sit-in, assemblee, disubbidienza civile, guerra psicologica,
sciopero (quello dal 3 al 7 dicembre), boicottaggio (attraverso l’astensione dalle lezioni),
l’anti-militarismo (come nel caso della rivolta del ’66 contro l’ufficio di reclutamento della
Marina). Nonostante l’assenza di una precisa connotazione ideologica M/L e sindacale, lo
spontaneismo studentesco si fece promotore di ideali che diverranno patrimonio comune
del ’68 (almeno a livello programmatico): solidarieta` , anti-autoritarismo, pacifismo, etc.
SDS. Sorta come associazione studentesca della SPD stringera` una alleanza nel ’65 con
la SDS americana per protestare contro la guerra del Vietnam. Come l’omologa americana
anche quella tedesca formulera` una critica impietosa al sistema universitario (si vedano
le riflessioni di Preuss e Offe) e alla GRUNDGESETZ che fu una legittima reazione
allapolitica legislativo della CPU. Nel volgere di breve tempo la Freire Universite di
Berlino diverra` la base rossa della sinistra extraparlamentale tedesca e, in particolare,
della SDS. All’interno della universita` quale verra` praticata una articolata e diffusa violenza
che tocchera` l’apice con l’attacco alla sede del gruppo editoriale Springer del quale
verranno distrutti gli uffici. Solo con l’approvazione ampia e trasversale della legislazione
di emergenza la coesione delle associazioni studentesche verra` meno dando esito alla
scissione tra Sds e Apo e, in un secondo momento, alla proliferazione di gruppi settari
extraparlamentari che si frantumarono — rafforzando le istituzioni — o scelsero la via
della lotta armata dando vita alla RAF.
PISA. Nel febbraio del ’67 per protestare contro la Riforma universitaria Gui, ‘‘Il potere
operaio’’ occupa l’Universita` formulando una piattaforma rivendicativa nota come le ‘‘Tesi
della Sapienza’’. La legittima repressione delle forze dell’ordine compattera` l’opposizione
studentesca e ne allarghera` la base coinvolgendo assistenti e docenti. Tale occupazione costituisce
un evento di rilievo perche´ per la prima volta una occupazione diversa da quelle
tradizionali finira` per egemonizzare la protesta e contribuira` al declino della LIGI. Nono-
343
* Fonte: A. Longo/G. Monti, Dizionario del ‘68, Editori Riuniti, 1998.
stante le accuse formulate dalla magistratura la massa studentesca attuera` tecniche tipiche
della conflittualita` non convenzionale lanciando sassi contro la stazione della polizia e occupando
i binari della stazione (episodi questi che rientrano nella agitazione sovversiva).
ROMA. A partire dal febbraio del ’68 scattera` l’occupazione della Facolta` di Lettere e
di Architettura alla Sapienza, occupazione in gran parte praticata dal Cento anti-imperialista
Che Guevara — di cui Scalzone e Piperno saranno gli esponenti piu` noti. La lotta
ideologica era di natura extraparlamentare. Significativa la presenza del gruppo degli ‘‘uccelli’’
che metteranno in campo pratiche antagoniste abbastanza originali. Con modalita`
simili alle proteste delle altre universita` le occupazioni, i controcorsi e la connivenza con
docenti e assistenti, avra` lo scopo di sovvertire in modo pressante l’istituzione universitaria.
In breve tempo, l’egemonia della protesta sara` dell’Unione ML e di POTOP. Gli
scontri raggiungeranno una maggiore intensita` nel gennaio del ’68 a causa della presenza
di NIXON in visita nella capitale, proteste che ben presto saranno destinate a scemare.
TORINO. Con modalita` operative analoghe anche a Torino vi saranno occupazioni, e
tentativi di trattative rese vane dalla intransigenza eversiva della massa studentesca. Per
quanto concerne la saldatura tra operai e studenti avverra` con la stessa modalita` di quelle
delle altre universita` .
WOODSTOCK. Nell’agosto del ‘69 si svolse uno dei rilevanti raduni di rock di quel
periodo nel quale — per tre giorni — 250mila giovani sperimentarono uno stile di vita
alternativo basato sulla droga, sul sesso libero e sulla danza. Concretamente non fu altro
che una momentanea evasione dalla routine del consumismo capitalistico del tutto privo
di effetti sotto il profilo del contrasto del sistema capitalistico, mentre sul fronte del profitto
capitalistico — paradossalmente — fu assai proficuo per le case discografiche! Insomma
W. fu l’emblema di come la riutilizzazione a fini capitalistici dell’anti-fascismo
fosse proficuo.
Scontri. Forse i due conflitti piu` noti tra studenti e forze dell’ordine si verificarono nel
mese di marzo del ’68 e si svolsero a Milano e a Roma. Le modalita` operative furono in
breve le seguenti: intimidazione (l’ultimatum di Capanna al rettore Franceschini), scontri
sorti tra studenti e forze dell’ordine, sit-in, blocco del traffico, sciopero della fame e violente
sassaiole. Entrambi gli scontri — quello della Cattolica e quello di Valle Giulia —
dimostreranno in modo irreversibile come l’uso della violenza fosse divenuto oramai
usuale ed ampio.
Cinema. Al pari di numerosi altri settori — l’avvocatura, la magistratura, il giornalismo
—anche il cinema non poteva sfuggire alla politicizzazione promossa dall’ANAC che attuera`
nel ’68 una occupazione non violenta presto risolta dall’intervento delle forze dell’ordine.
Neanche a dirlo i principali animatori di questa occupazione saranno Bertolucci,
Ferreri, Pontecorvo, Zavattini reigstri la cui connotazione ideologica era fin troppo esplicita.
Anche la Biennale di Venezia avra` uno svolgimento simile per finalita` e modalita` .
344
Maggio francese. I principali players antagonisti saranno: l’IS, Cohn-Bendit, il Movimento
del 22 marzo, l’Unef, la Cgt, la Cfdt, la FO, la Fer e realta` operaia mentre le principali
tecniche usate rientreranno nell’ambito della agitazione sovversiva: dal boicottaggio,
agli scontri, alle barricate, alle sassaiole, all’uso delle molotov, allo sciopero generale,
alla occupazione delle fabbriche, delle universita` e di interi settori della citta` . Concretamente,
il maggio francese rappresentera` il pericolo piu` evidente per la stabilita` del sistema,
pericolo che venne meno per la diversita` degli scopi degli agitatori (riformistici e
anti-gollisti quelli del sindacato, rivoluzionari quelli delle associazioni extraparlamentari)
e per la abilita` politica di De Gaulle.
Citta` del Messico. A differenza dei paesi occidentali, a Citta` del Messico il PRI fu in
grado — grazie alle sinergie di esercito e polizia — di reprimere rapidamente l’opposizione
studentesca coordinata dal Comitato di sciopero. Infatti in meno di un mese—dal
1 ottobre del ’68 al 3 ottobre dello stesso anno—ogni spazio antagonista verra` per legge
chiuso fino al 1977. La scelta repressiva fu possibile grazie ad un perfetto accordo tra le
istituzioni politiche e quelle militari che troppo spesso venne a mancare nelle altre democrazie
occidentali.
Rettori universitari. Non mancarono certo gli esempi di rettori integri e capaci di opporsi
all’antagonismo eversivo, quali Romeo, Pupi e Agostino d’Avack. La loro risolutezza consent?`
un riscatto — seppur parziale — della classe docente in gran parte compromessa e
convivente con l’eversione (basti pensare a come esempio paradigmatico a Negri). E —
rimanendo in ambito universitario — come non sottolineare la coraggiosa presa di posizione
di Paratore che dimostrera` ampiamente nel documento del febbraio del ’68?
Anti-autoritarismo. L’istanza anti-autoritaria svolta alla Scuola, alla Fabbrica, alla Famiglia
e spesso al concetto di Stato e di gerarchia non presentera` caratteri per nulla originali
perche´ sara` una rielaborazione— consapevole e non— della filosofia politica anarchica.
Assemblea. Nonostante, Viale e Rostagno avessero compreso la possibilita` che l’assemblea
si trasformasse in una forma di democrazia partecipativa fittizia, non furono — nei
fatti—in grado di evitarlo al punto che nel volgere di breve tempo i modelli centralizzati
e autoritari ritornarono a causa della formazione di gruppi fanaticamente politicizzati.
Black power. Inizialmente network di associazione nere—tra le quali ilCOREe la Sncc—
sorse per iniziativa diCARMICHAELeMEREDITHallo scopo di contrapporsi al riformismo
gradualistico di King e propose una secessione su base razziale da conseguirsi attraverso
l’uso della violenza (anche in termini insurrezionali) partendo dall’assunto della impossibilita`
di collaborazione con i bianchi. Non certo a torto l’FBI lo prese sotto la sua ‘protezione’.
Collettivi. Se allo stato nascente i collettivi si fecero portavoci della filosofia anarchica,
anch’essi — proprio come l’assemblea — finirono per divenire una incubazione di istituzione
autoritarie — analogamente alle formazioni di estrema sinistra.
345
Contro-informazione. Strumento essenziale della guerra psicologica del ’68 si concreto`
ora sotto forma di critica della informazione ufficiale. Ora sotto forma di informazione
alternativa ora attraverso una articolazione innovativa dei medium (dai volantini ciclostilati,
ai documenti di ispirazione maoista, al teatro di guerriglia etc.) ora attraverso l’utilizzo
della sperimentazione linguistica.
Corteo. Oltre che per dare visibilita` alle istanze delle associazioni, furono utili per promuovere
la contro informazione (a suon di slogan delatori), per intimidire l’interlecutore
avversario o per preparare modalita` operative sovversive (occupazioni, scontri con le forze
dell’ordine, devastazioni, saccheggi, etc.)
Case editrici. Indubbiamente la Einaudi (come le collane ‘‘il nuovo politecnico’’, i ‘‘Paperbacks’’)
e la Feltrinelli — dal ’68 al ’70 in particolare — contribuirono a promuovere
in modo capillare e efficace la contro informazione — traducendo le opere di FANON,
MAO, Che Guevara, Trotskj, Malcom X etc.—e diventando il punto di riferimento per
un’intera generazione di studenti. In altri termini — al di la` del giudizio di merito delle
singole opere — la attivita` editoriale delle due case editrici fu di grandissima efficacia 1.
Imperialismo. Efficace categorie ideologica, che servira` alla massa studentesca e alla intelligentia
per inquadrare la realta` del mondo di allora e per attuare una lettura fanaticamente
politicizzata della realta` — cioe` visceralmente anti-americana e anti-militarista 2.
Molotov. Che la violenza fosse nel DNA delle organizzazione extraparlamentari lo prova
l’ampia diffusione che ebbe la molotov a partire dal maggio del ’68 e lo prova la sua utilizzazione
attuata dal ‘New York review of books’ e successivamente dal periodico ‘La Sinistra’.
Occupazione. Una delle innumerevoli forme attraverso le quali si esprime la conflittualita`
non convenzionale, ha avuto come scopo non solo la promozione della protesta ma
anche l’autogestione a fini politici delegittimando in tal modo le istituzioni all’interno delle
quali si svolgevano. In definitiva costituisce una variante del saccheggio dal momento
che i players che la attuarono utilizzarono le istituzioni occupate per finalita` eversive.
Sit-in. Una delle piu` diffuse tecniche di conflittualita` non convenzionale abbinata al
teach-in e all’hauting fu ampiamente usata da Gandhi, da King e poi dagli studenti di
Berkeley, e del Michigan e della Cattolica di Milano. Per quanto non violenta costitu?`
una forma di assembramento sedizioso (per usare la fraseologia di Pisano) volto in buona
sostanza a subentrare alle istituzioni.
346
1 Certamente anche la Samona` e Savelli — sorta nel 1963 — pubblicando Reich, Fromm ma
soprattutto le opere di Guerin, Mandel e Maitan contribu?` alla formazione politica dei militant. Si
pensi—a tale proprosito— all’impatto che esercito` il volume ‘‘La strage di Stato’’, tenendo conto
del fatto che gli editori militarono nella corrente trotskista del PCI.
2 La rivista Monthly review si fara` portavoce proprio dell’anti-imperialismo e dell’antimilitarismo
piu` viscerale sia della edizione inglese che in quella italiana non risparmiando elogi alla guerriglia
in America Latina e alla rivoluzione culturale di Mao.
2. IL SESSANTOTTO SECONDO L’INTERPRETAZIONE
DI FO E DI PARINI *
E `
interessante l’ammissione degli autori secondo la quale il tentativo di attuare la
rivoluzione in Italia fu effettivamente svolto (anche se non riusc?`). Rivoluzione che
nacque dalla esigenza di reagire ai golpe europei ed extraeuropei ma soprattutto dalla
volonta` di prendere il potere. La divisione manichea del mondo ne fu una evidente
conseguenza: da un lato i ‘‘buoni’’ e dall’altro i ‘‘cattivi’’ cioe` le forze dell’ordine,
le istituzioni militari, i democristiani, i missini, i servizi segreti, i docenti e i magistrati
reazionari etc. Uno dei bersagli — il termine e` quanto mai appropriato — dell’antagonismo
sessantottino fu certamente la scuola ed, in particolare, il liceo, la selezione
classista e la necessita` di trasformarla radicalmente insieme alla societa` anche attraverso
l’uso della violenza rivoluzionaria. A tale proposito, piu` volte gli A. sottolineano
come — storicamente — i punti di riferimento non furono i pacifisti americani o il
pacifismo gandhiano ma i maggiori protagonisti della guerriglia del nostro secolo,
e, fra questi MAO, CHE GUEVARA, HO CHI MIN e i maggiori gruppi guerriglieri
come i TUPAMAROS. Concretamente questa progettualita` eversiva prese forma tramutando
sia il PARINI che il BERCHET in vere e proprie ‘‘basi rosse’’ svuotando de
facto l’istituzione formativa di qualsiasi autonomia rispetto al settarismo e al fanatismo
politico del Movimento. Non a caso il punto di riferimento costante fu l’azione di
Capanna.
L’estrema politicizzazione raggiunta dal Movimento indusse buona parte di quella
generazione a utilizzare la musica rock (in particolare quella degli Stones e degli Zeppelin)
come strumento di guerra psicologica volta a stimolare la violenza cos?` detta rivoluzionaria
(l’espressione e` naturalmente mistificante!) tanto quanto una determinata produzione
cinematografica (alludiamo p.e. a PETRI e al film EASY RIDER) la cui valenza
anti-sistema era una delle caratteristiche principali.
Proprio all’interno di questa ottica — da cultura antagonistica — la lettura di
autori quali SARTRE, REICH, HESSE o PREVERT procedeva di pari passo con
l’uso delle spranghe, delle molotov e della radicale contestazione dei dirigenti scolastici
anche se appartenevano alla sinistra istituzionale (a riprova dell’elevato tasso di
settarismo presente nel movimento). Il tempo impiegato all’interno delle istituzioni
formative serv?` anche a comprendere l’importanza dell’arte della persuasione per
prendere il potere (non solo all’interno delle assemblee) e per imporre la politicizzazione
attraverso la scelta di determinte tematiche (politicizzazione che precedeva
347
* Jacopo Fo e Sergio Parini, ’68, Feltrinelli, 1997.
parallelamente a quella svolta da LC, AO e POTOP delle industrie milanesi,e torinesi)
1.
Per quanto concerne l’Autonomia operaia, le riflessioni degli A. sono di un certo rilievo
perche´ sostengono — onestamente — come la logica contestatrice che la sorreggeva
fosse in realta` leninista e come la prassi attuata fosse apertamente convivente come la
lotta armata 2.
Altrettanto rivelatrici sono le affermazioni relative alla prima azione armata attuata
nel gennaio del 1970 da parte del MS a San Babila e della progressiva militarizzazione
del servizio d’ordine del MS a partire dall’omicidio di Saltarelli. Che la violenza fosse
oramai diventata di uso comune (almeno quanto l’uso delle droghe leggere) e` dimostrata
dai preparativi di guerra della primavera del ’73 (cap. XI), dalle armi dei katanga ai militanti
di AO, dalla prassi eversiva di lotta comunista e da quella di LC nei confronti delle
forze dell’ordine (p. 87).
A livello di modalita` operativa antagonista l’esperienza maturata dei TUPAMAROS
e dai WEATHERMAN risulto` fonte di ispirazione per la attuazione della agitazione sovversiva
e del terrorismo. Fondamentale fu l’attuazione del sequestro del giudice SOSSI
da parte delle BR che non a caso fu accolto con entusiasmo da tutta la sinistra antagonista
e istituzionale (entusiasmo che ebbe modo di manifestarsi in modi differenti). Proprio
sul largo uso della violenza gli A. sottolineano come questa avesse giocato un ruolo
fondamentale della tradizione comunista e che, di conseguenza, non potesse destare alcuna
sorpresa il suo uso indiscriminato tra il ’68 e il ’77. A tale riguardo Autonomia operaia
(sia Roma che a Milano) ne fece largo uso e la sua nascita fu resa possibile anche
dalla confluenza degli ex appartenenti al gruppo Gramsci, a POTOP e soprattutto al
Collettivo dei Volsci vero e proprio antesignano della agitazione sovversiva pre-terroristica.
Per concludere, rimase un mistero come, dopo aver vissuto dall’interno esperienze di
tale natura, gli A. possano concludere negando la profonda continuita’ tra ‘68 e ’77.
348
1 A tale proposito proprio gli A. sottolineano l’importanza — in termini involontariamente
ironici — del lavoro di inseminatura attuato dalle sette comuniste.
2 Osservazioni queste che smentiscono esplicitamente le versioni date da NEGRI.
3. ASPETTI STORICO-IDEOLOGI DEL SESSANTOTTO *
1. L’estensione geografica
Non c’e` dubbio alcuno che il ’68 ebbe una estensione mondiale coinvolgendo l’Europa,
il Nord e il Sud America e i paesi dell’Est (p.e. la Jugoslavia). Non a caso, al di la`
delle specificita` nazionali, la rivolta studentesca ebbe una portata mondiale come osservo`
la Arendt (pur tenendo conto delle pertinenti osservazioni di ARON e di BAUMAN sulle
diversita` ideologiche che mobilitarono gli studenti dell’Est e quelli dell’Ovest). A tale
proposito, l’esistenza di una evidente corrispondenza, a livello di modalita` operative tipiche
dell’azione non violenta della conflittualita` non convenzionale, prova l’esistenza di
un sostrato comune che non inficia il carattere policentrico e reticolare — come osserva
GERLACH — del movimento.
2. Il superamento delle logiche geopolitiche tradizionali
Una delle costanti che emerge con maggiore chiarezza da uno studio comparato dei
vari movimenti e` indubbiamente l’esplicito rifiuto di logiche geopolitiche tipiche — p.e.
delle riflessioni di CARMICHAEL, degli slogans anti-NATO nel nostro paese o della
volonta` di estendere il conflitto vietnamita a livello mondiale.
3. Diversita`
Una conseguenza evidente del superamento di cui sopra fu certamente — p.e. l’esaltazione
della lotta armata nel TERZO MONDO letto come profondamente altro aspetto
all’Occidente, che condusse non pochi attori del movimento a criticare radicalmente le
svolte autonome occidentali e i presunti golpe italiani e, di contro, a elogiare i sistemi
autonomi largamente presenti nel TERZO MONDO.
4. L’anti-razionalismo
349
* Fonte: Peppino Ortoleva, I movimenti del ’68 in Europa e in America, Editori Riuniti, 1998.
Fu certamente assai diffuso e determinato dalle seguenti cause:
1) le degenerazioni del nazionalismo attraverso il fascismo e il nazismo;
2) il fatto che il nazionalismo fosse una ideologia rilevante per determinate istituzioni
(quali quelle politiche e militari);
3) il fatto che il nazionalismo fosse uno strumento di grande rilevanza per la legittimazione
del consenso;
4) il fatto che il nazionalismo avesse determinato veri e propri genocidi.
5. Il localismo
Il rifiuto del nazionalismo determino` come logica conseguenza:
1) l’elogio dell’indipendentismo e del separatismo (dalle mobilitazioni della Barbagia
all’ULSTER);
2) la riscoperta del dialetto;
3) la strenua difesa dell’autonomia contro la logica centralistica..
6. La direzione generazionale
Con questa espressione facciamo riferimento alla giovane eta` degli attivisti (compresa
fra i sedici e i trent’anni) che attuarono una:
1) ribellione contro la autorita` politica letta come illegittima e costituita sulla menzogna
(opposizione per nulla originale poiche´ mutuata dal movimento anarchico europeo
e americano) alla quale contrapponevano l’elogio di una democrazia altra
(analoga alla Comune di Parigi) servendosi:
1a) della irriverenza da applicarsi contro le tradizioni;
2a) della dimensione ludica a livello contestativo;
4) una contestazione della meccanica alienante della realta` che programmava la loro
della vita;
5) una feroce critica alla necessita` di adeguarsi alla realta` .
Inoltre sottolinearono
6) la necessita` di spazi autonomi (come le comuni, i quartieri riservati) — anche qui
ricalcando gli esperimenti anarchici — anche attraverso modalita` estreme come
l’insurrezione o il terrorismo.
Naturalmente erano consapevoli della assoluta necessita` di:
7) rifiutare qualsiasi tipo di integrazione o comunque di utilizzazione da parte della
logica consumistica come erano consapevoli della utilita` di
8) richiamarsi al passato attraverso l’elogio degli IWW, del movimento anarchico
spagnolo, della resistenza, dello spontaneismo e della opportunita` di adottare nuovi
linguaggi grafici, musicali e cinematografici.
350
7. La critica alle istituzioni formative
Concretamente il rifiuto delle istituzioni formative si costituiva a partire
1) dalla esaltazione della prassi politica all’interno della istituzione contro gli impedimenti
burocratici;
2) della difesa della scuola di massa letta come strumento di emancipazione;
3) dal rifiuto che l’universita` diventasse (come e` diventata) parte integrante del sistema;
4) dal rifiuto della selezione classista;
5) dalla persuasione che solo una educazione altra potesse realmente emancipare
l’individuo;
6) dal rifiuto della asimmetria tra docente e discente;
7) dalla realizzazione di una scuola quadri fortemente politicizzata e intollerante;
8) dal superamento delle vecchie associazioni universitarie (p. l’unione goliardica
italiana);
9) dalla contestazione delle modalita` del vecchio esame;
10) dalla progressiva dissoluzione delle barriere tra il modus vivendi intra-universitario
e l’extraunivesitario;
11) dal rifiuto dei logori programmi dai quali veniva esclusa la attualita` ;
12) dall’uso del dibattito politico-culturale all’interno delle aule scolastiche e universitarie;
13) dalla difesa dell’autodidattica collettiva;
14) dal rifiuto della lezione cattedratica;
15) dalla consapevolezza della impossibilita` di una conoscenza neutrale;
16) dalla utilita` della occupazione praticata con le modalita` operative dell’agitazione
sovversiva;
17) dal radicale rifiuto dell’indottrinamento autoritario;
18) dalla consapevolezza di essere un soggetto — come massa studentesca — autonomo
e portatore di esigenze specifiche (p.e. in Italia attraverso una strategia di
alleanze secondo le modalita` della Terza internazionale) come sottolineato dai
documenti dell’Universita` di Trento e dalle tesi della Sapienza;
19) dalla volonta` di fare dello studente un attivista rivoluzionario che doveva contestare
il capitalismo a partire dalla istituzione formativa;
20) dalla necessita` di ‘deporre’ il docente attraverso modalita` operative progressive
che andavano dalla agitazione sovversiva alla azione non violenta;
21) dalla consapevolezza maturata—solo in un secondo momento—della irrilevanza
della istituzione formativa quale vettore di prassi rivoluzionaria;
22) dalla urgenza di modificare in modo strutturale e non riformistico la istituzione
formativa;
23) dalla necessita` di conseguire un reale egualitarismo contro la fittizzia selezione
attraverso i controcorsi, attraverso una educazione critica, attraverso una nuova
fondazione politica della sinistra extraparlamentare;
24) dalla necessita` di legare strettamente conoscenza e azione politica per giungere ad
351
una reale presa di coscienza. In realta` , al di la` della dimensione effimera di non poche
proposte alternative—a comunicare da quella dei controcorsi—e al di la` del
fatto che paradossalmente l’autoeducazione si costruiva su tematiche alla ‘moda’, la
istituzione formativa divenne un trampolino di lancio per un nuovo protagonismo
politico, culminato nella prassi extraparlamentare, nel terrorismo e infine sulle istituzioni
politiche tradizionalima divenne soprattutto il luogo per eccellenza, per superare
le istituzioni politiche, sociali, economiche e militari attraverso una rieducazione
totalmente caratterizzata dalla intolleranza e dal fanatismo politico.
8. Il sapere alternativo e critico
Quali contenuti nuovi sorsero con il ’68?
In primo luogo, la internazionalizzazione delle idee fu una delle caratteristiche piu`
evidenti almeno quanto le innovazioni delle forme della interanzionalizzazione stessa. Alludiamo
al paperback e al tascabile consentendo — a costi assai contenuti — allo studente
l’accesso ai classici delle scienze umane o della filosofia, creando dunque una industria
culturale vera e propria anche nei confronti della stessa elaborazione del movimento
e confermando implicitamente la naturale capacita` di trasformare in merce
qualunque prodotto culturale. Da questa consapevolezza sorse la critica al libro-totem
(frutto dell’assimilazione acritica della rivoluzione culturale cinese) critica che si rivelera`
auto-contraddittoria dal momento che proprio il movimento gettera` le basi per una feticizzazione
dei testi marxisti, leninisti, stalinisti, maoisti e cheguevaristi, giungendo ad
un vero e proprio integralismo politico-culturale secondo il quale la cultura autentica
era di sinistra a causa del quale non pochi docenti e/o intellettuali di sinistra erano ritenuti
in flagrante contraddizione a livello di prassi politica (si vedano ad esempio le critiche
rivolte a Adorno e a Habermas).
In secondo luogo, l’enfasi posta sulla importanza dell’attivita` politica si trasformo`
ben presto in una politicizzazione totalmente e profondamente intollerante. In terzo luogo,
il movimento non poteva accettare la disuguaglianza culturale ne´ poteva condividere
l’utilizzazione del sapere quale strumento di asservimento al potere (in particolare a
quello politico, economico e militare). In quarto luogo, il movimento sottolineava come
l’insieme del sapere fosse rivolto alla repressione e/o al contenimento del dissenso. In
quinto luogo, l’esigenza di creare spazi alternativi procedeva di pari passo con la convinzione
che le istituzioni avrebbero ben presto riassorbito l’antagonismo. In sesto luogo, il
rifiuto di un sapere neutrale (rifiuto determinato dalla presa di coscienza che l’oggettivita`
mascherava l’asservimento del sapere) portera` il movimento ora ad una politicizzazione
della scienza ora alla negazione della oggettivita` in quanto tale. In settimo luogo, l’intellettuale
doveva essere spietatamente critico verso le istituzioni o altrimenti non era affatto
un intellettuale ma un servo consapevole o meno del sistema.
In ottavo luogo, la socializzazione del sapere — l’esaltazione del collettivo per intenderci
— portera` ad una critica impietosa e fanatica del lavoro individuale letto come pericolosamente
borghese.
352
In nono luogo, l’utilizzazione dell’anti-psichiatria e della psicoanalisi nuovamente letta,
consent?` al movimento di destrutturare la identita` dell’io (letta come fittizia), di ritenere
falsa la demarcazione tra normalita` e patalogia, di rivalutare culturalmente e politicamente
la follia psichica, di valorizzare pratiche sessuali alternative anti-monogamiche
(smascherando false istituzioni come il matrimonio) portando in tal modo alla politicizzazione
della sessualita` , alla centralita` del suo ruolo anche per cambiare il mondo (l’incremento
del turpiloquio era proprio finalizzato a smascherare l’ipocrisia bigotta della
cultura borghese anche se ben presto divenne pura e semplice volgarita` fine a se stessa).
In decimo luogo, il movimento auspicava la realizzazione di un rinnovamento profondo
dell’umanita` ispirato al socialismo utopico, al socialismo libertario, al socialismo
maoista, leninista, castrista che trovo` , p.e. in Che Guevara, una vera e propria incarnazione,
che trovo` nella critica feroce ed unilaterale della civilta` occidentale una sua concretizzazione.
Disgraziatamente questa esigenza portera` i suoi sostenitori a perdere di vista la ferrea
dinamica della realta` e a farli diventare utili strumenti in mano a quelle potenze che avevano
tutto l’interesse a fomentare l’opposizione all’Occidente. In undicesimo luogo, la
progettualita` di un ordine nuovo era storicamente scarsamente originale dal momento
che la controcultura sessantottina riprendeva e/o rielaborava aspetti del cristianesimo
nella sua fase iniziale, dell’anarchismo europeo del seicento e dell’ottocento, del socialismo
utopistico, del programma dei livellatori e zappatori inglesi.
La democrazia assembleare (sia quella teorizzata dal Manifesto di PORT HURON
che quella del comunismo dei consigli) — p.e. era una riedizione della logica anarchica
e comunitaria che presto si tramuto` o in un autoritarismo leaderistico o in una feroce
contrapposizione di punti di vista che vanificava la possibilita` di giungere a conclusioni
comuni. Oltretutto la democrazia assembleare — democratica solo formalmente (come
rilevo` lo stesso ROSTAGNO) — costitu?` uin ottimo trampolino di lancio e un’ottima
palestra per future e radiose carriere politiche (al di la` delle mistificazioni intellettuali
di TOURAINE e MORIN). In dodicesimo luogo, la struttura dei movimenti — struttura
che ha anticipato quella dei movimenti no global attuali — era a forma reticolare (in
particolare quella del Black Power e quella del movimento studentesco).
9. Il ruolo dei partiti
In generale il movimento manifesto` sempre una posizione fortemente critica nei confronti
dei partiti letti come strumenti di dominio e/o indottrinamento e volti al consolidamento
del conformismo e alla assuefazione alle regole del sistema dominante.
D’altra parte il sistema dei partiti — nella maggior parte dei casi — accolse con ostilita`
le motivazioni e le modalita` operative del dissenso studentesco, ostilita` alla quale il
movimento seppe costruttivamente contrapporre sia media alternative (p.e. la Liberation
News Service o la New England Free Press) che soprattutto negli USA avevano una
autorevole tradizione alle spalle ed erano ispirate alle teorie semiotiche del dadaismo,del
futurismo e del surrealismo). A livello di modalita` operative, l’opposizione si concreto`
353
anche attraverso il boicottaggio economico o l’occupazione (si veda per esempio l’azione,
tipica della agitazione sovversiva, dell’Sds tedesco contro SPRINGER), attraverso la
realizzazione di films a 16 mm , di documentari relativi alle manifestazioni, attraverso la
realizzazione di reti cinematografiche indipendenti o del magnetofono portatile fino all’uso
di una spontaneita` linguistica lontana dagli artifici della demagogia ufficiale. In breve
le altre caratteristiche della nuova sperimentazione si attuarono attraverso
1) l’uso di dibattiti dopo le proiezioni;
2) l’uso del Kitsch e della cultura di massa;
3) l’uso di una terminologia sboccata a scopo trasgressivo e anti-borghese;
4) la realizzazione di produzione cinematografiche a carattere collettivo ispirate alle
riflessioni di VERTOV e BRECHT;
5) l’uso del film — documento (come La Reprise DU TRAVAIL AUX USIHES
WORHDER del giugno del ‘68);
6) o del film-saggio (come LAHORA DE LOS HORNOS );
7) o della parodia del clip.
In definitiva il movimento promosse una contro informazione non meno faziosa e
intransigente di quella ufficiale, (d’altronde l’obiettivita` non era forse una mistificazione?)
una contro informazione volutamente connotata come ‘guerra controinformativa’
cioe` — nella nostra terminologia — come guerra psicologica che ben presto venne assimilata
dalla cultura dominante (p.e. la trasgressione sessuale divenne pornografica).
10. L’opposizione al sistema
Questa doveva essere permanente (come sottolineava DUTSCHKE) proprio come
aveva indicato MAO e si concretava ora attraverso le tecniche dell’azione non violenta
(terminate da Thoreau e Gandhi) ora - assai piu` spesso - attraverso l’agitazione sovversiva.
A tale proposito, il rifiuto della guerra convenzionale — letta con tipica manifestazione
dell’imperialismo — si accompagno` alla esaltazione (e alla pratica) della guerriglia
interpretata nell’ottica maoista e che guevarista. Quanto alla condanna della istituzione
militare e della tecnocrazia fu sempre letta e radicale (almeno quanto l’anti-americanismo
e il rifiuto del realismo politico come griglia interpretativa della realta` storica) tanto
che agevolmente possiamo parlare di anti-militarismo radicale. Una delle conseguenze
piu` evidenti sara` la contrapposizione teorica tra un mondo storico connotato dalla opposizione
e dall’autoritarismo e una realta` rivoluzionaria che spesso trovo` nel terzo mondo
il proprio luogo privilegiato; oppure la politicizzazione che ossessivamente portava il
militante a etichettare qualunque manifestazione di pensiero e di azione secondo le categorie
bipolari di destra e sinistra. Ideologicamente parlando, al di la` delle differenze tra
l’antagonismo anglo-americana e la nuova sinistra francese, italiana e tedesca, il socialismo
(in tutta le sue forme da quello autoritarie a quella libertine) e l’anarchia (da quello
europeo a quello americano) erano indubbiamente i punti di riferimenti storici impren-
354
scindibili. Quanto al rapporto con i partiti comunisti e i sindacati, questo fu costruito
all’insegna ora della reciproca diffidenza e ostilita` ora della collaborazione. L’utilizzo
— storicamente infondato — della specifica categoria storica del fascismo per connotare
tutti i fenomeni culturali conservatori fu una delle conseguenze di una lettura fanaticamente
politicizzata della storica incapace — spesso — di distinguere le varie tipologie di
sistema politico (in Italia, p.e., i vari governi democristiani erano fascisti tanto quanto
quelli dei regimi latino-americani.) Fra l’altro, questo uso disinvolto e fallace delle categorie
storiche, e` fatto proprio anche dall’attuale movimento anti-globalizzazione.
La demonizzazione dell’avversario (l’uomo politico, le forze dell’ordine particolarmente
disprezzate, la magistratura non progressista) fu uno dei procedimenti ideologici
maggiormente usati almeno quanto l’ossessione per golpe imminenti e l’uso della dietrologia
che vedeva nei poteri occulti (servizi di sicurezza in primis) la genesi del male.
Altrettanto radicale sara` il rifiuto della democrazia rappresentativa e del partito contro
i quali le modalita` operative saranno ora l’azione diretta ora quella del logoramento ora
la rivoluzione violenta letta come obiettivo realmente perseguibile grazie alla quale la societa`
nuova e l’uomo nuovo avrebbero trovato modo di realizzarsi (come negare, a tale
proposito, la dimensione millenaristica di questa speranza?)
E che dire della famiglia borghese che fu sottoposta ad una critica impietosa aprendo
la strada alla legittimazione del divorzio, della convivenza svincolata dal potere dello Stato
e della chiesa?
Come trascurare il ruolo della violenza letta ora come strumento offensivo ora come
strumento difensivo di fronte alla repressione (legittima e doverosa aggiungeremo noi)
delle forze dell’ordine? Come sottovalutare — a tale proposito — l’uso di tecniche da
guerriglia urbana del maggio del ’68 a Parigi che avrebbero dovuto condurre ad una insurrezione
generale? Infatti proprio alla fine del ’68 la degenerazione militarista gettera`
le basi — in America e in Europa — della lotta armata in nuce gia` presente sotto il profilo
strettamente ideologico gia` durante il ’68. A tale proposito, la demonizzazione delle
forze dell’ordine fu radicale almeno quanto quella della NATO interpretata come il
‘braccio armato dell’imperialismo USA in Europa’, interpretata cioe` secondo i dettami
della propaganda della cold war (piu` specificamente secondo l’approccio sovietico). Il
panpoliticismo—altra caratteristica determinante del ’68—portera` ad una estrema politicizzazione
della avvocatura, della magistratura politicizzata che avra` —di l?` a breve—
conseguenze nefaste almeno quanto la sindacalizzazione della polizia. Accanto alla mitizzazione
del guerrigliero o dei movimenti guerriglieri (da Villa a Che Guevara, da Fanon
a quello vietnamita), l’operaio — come la fabbrica — vennero strumentalmente — deificati
per sottolineare la funzione rivoluzionaria — in un’ottica operaista per esempio —
accanto a quella dello studente con il quale avrebbe dovuto stringere un’alleanza di ferro
per innescare la rivoluzione.
Concretamente si tratto` di un vero e proprio indottrinamento ideologico - analogo a
quello del socialismo e dell’anarchismo, volto a istigare l’operaio contro il padronato locale
e contro il sistema capitalistico tout court.
Proprio il sistema capitalistico era visto come la principale incarnazione del male, un
sistema economico questo che fu d’altra parte oggetto di riflessioni analoge a quelle della
355
tradizione socialista e marxista. Ma il male aveva molteplici volti e fra questi il carcere
che non poteva che essere accettato (l’approccio riformistico era troppo marcatamente
borghese per essere condiviso) almeno tanto quanto l’istituzione militare (recuperando
stancamente l’anarchismo e il pacifismo iberico) e quella manicomiale. Proprio riflettendo
sulle carceri e sui manicomi il movimento individuo` negli esclusi di queste istituzioni
un altro soggetto rivoluzionario.
Un altro aspetto tutt’altro che marginale fu la realizzazione di comunita` nelle quali si
poteva sperimentare liberamente un modus vivendi altro rispetto alla corretta societa` , un
modus vivendi autentico che poteva anche implicare l’assenza di opposizione violenta o
la presenza della resistenza passiva ma anche la non partecipazione alla societa` dominante.
In buona sostanza si progettarono comunita` autogestite all’interno delle istituzioni
(delle fabbriche, delle universita` , della citta` ) o all’esterno delle istituzioni traendo ispirazioni
dalle esperienze di FOURIER e PROUDHON per giungere infine a comunita` politico-
religione ante signane della new age.
11. Conclusione
Nonostante le varie sperimentazioni, la rinascita all’interno del movimento di gruppi
o politici piu` o meno organizzati rese vana l’alternativa utopica proposta tanto quanto la
riaffermazione della divisione tra intellettuali e popolo. L’antagonismo tra azione non
violenta e agitazione sovversiva che aveva connotato ampiamente tutto il movimento,
venne meno a favore della lotta armata. L’esigenza di superare la democrazia fittizia
— quella rappresentativa — si trasformo` nella realizzazione di gruppi fortemente accentrati
e fortemente gerarchizzatii (come i gruppi terroristici quali la RAF e le BR). Quanto
alla persistenza nel nostro paese del movimento, questa fu determinata ora dalla convivenza
ora della superficialita` della classe politica e del potere sindacale che vanificarono
da facto l’ottimo lavoro di intelligence promosso dall’Ufficio Affari Riservati (attraverso
la DIGOS e poi l’UCIGOS) e dalla Difesa (dall’Arma al SID). A tale proposito — sia
sufficiente ricordare la reazione di buona parte della classe politica italiana, vile, incapace
di comprendere la portata reale del movimento sotto il profilo della stabilita` delle istituzioni
e dell’ordine pubblico e la connivenza di fronte alla relazione del prefetto MAZZA
— che aveva lucidamente compreso— come d’altronde MIGLIO, ROMEO, MONTANELLI
— la deriva eversiva del movimento e la esplicita legittimazione e copertura da
parte del personale docente e degli intellettuali.
356
4. L’INTERPRETAZIONE DEL SESSANTOTTO
E DEL SETTANTASETTE DI MORONI*
Sarebbe indubbiamente un grave errore sottostimare la portata eversiva di non pochi
avvenimenti che precedettero e anticiparono il ’68. Si pensi — a mo’ di esempio — allo
sciopero del giugno del sessanta e alle successive manifestazioni la cui composizione di
classe sara` di estremo interesse per comprendere il ruolo cruciale svolto dalla simbiosi
di ex-partigiani (soprattutto appartenenti all’ANPI e al settore della ‘Resistenza tradita’),
studenti della FGCI e operai ampiamente sindacalizzati, simbiosi che svolgera` una sorta
di antecedente rispetto alle manifestazioni future, come dimostra la repentina radicalizzazione
dei manifestanti che travalichera` gli angusti limiti imposti dalla Cgil. Altrettanta
significativa sara` la manifestazione filocubana del ’61, sorta sotto gli auspici della base del
Pci milanese, che si concretizzera` in uno duro scontro fisico tra polizia e manifestanti al
quale—ancora una volta—prenderanno parte gli studenti. In particolare, la natura antiamericana
e — lo ribadiamo — filocubana costituira` un elemento costante in tutti i momenti
extraparlamentari — dal ’68 al ’77 — almeno tanto quanto centrale risultera` la dimensione
operaista, di estrema sinistra e anti-politica codificata dai ‘Quaderni Rossi’, la
rilevanza della rivoluzione culturale cinese per il M/L e la contro informazione attuata
dalla musica alternativa (si pensi all’Equipe 84, ai Rockers e soprattutto ai Nomadi e alla
Pravo) e dalla influenza della Beat Generation. Proprio la cultura americana rivestira` un
ruolo decisivo—sia nel contesto dell’anti-militarismo che in quello delle rivolte sociali—
nel condizionare profondamente intere generazioni—attraverso la Einaudi, la De Donato
e la Feltrinelli. Si pensi —a mo’ di esempio—alla abile campagna di disinformazione
premessa dalla Einaudi in merito alla questione nera campagna volta a sostenere la leceita`
della insurrezione del Black Panter Parthy—o al Cantacronache nato nel ’58 con lo scopo
di attuare una sistematica contro informazione attraverso la musica politicizzata (p.e. i
canti di protesta del popolo italiano, per i motti di Reggio Emilia o le basi americane di
Assunti del ’66). Al contrario l’abbinamento tra pensiero marxiano e pensiero anarchico
caratteristica della IS (sosta nel 57 a Cosio d’Arroscia) trovera` scarsa eco nel ’68 per essere
successivamente recuperata nel ’77. Un altro elemento determinante nel condizionare
l’interpretazione della realta` delle giovani generazioni fu certamente ‘il complottismo italo-
americano’ che trovera` nel volume di Faenza (‘‘Il Malaffare’’) un testo di riferimento
prezioso per la successiva contro informazione anti-americana e anti-militarista. La demonizzazio
dell’intelligence americana e italiana diverra` un leit-motiv costante per la cultura
antagonista e per la propaganda della sinistra istituzionale.
357
* N. Balestrini/P. Moreni, L’orda d’oro, Feltrinelli 1988.
Eventi altrettanto significativi saranno lo sciopero di Genova del 1960 e la rivolta di
Piazza Statuto del ’62 in quanto costituiranno veri e propri episodi di insurrezione fondamentali
per comprendere il ruolo cruciale che la violenza operaia e studensca rivestira`
nel ’68 e nel ’77, realta` operaia che — non a caso — sara` oggetto di pesantissimi e molteplici
condizionamenti non solo da parte dell’ala piu` radicale della CGIL ma soprattutto
da parte dei ‘‘QR’’ e di ‘‘Classe operaia’’ e dunque di Moltaldo, e Panzieri e Tronti,
realta` operaia che mostrera` la sua pericolosita` anche in occasione dello sciopero dell’ottobre
del ’63 alla FIAT. Commenta MORONI: ‘‘(...) lo sciopero prende la forma di un
antagonismo di classe che esprime i tempi e l’intensita` dello scontro politico di classe’’
(p. 144). Storicamente le prime organizzazioni M/L diverse dal PCI che attueranno una
sistematica strumentalizzazione della massa operaia — in nome di un autentico leninismo
maosta — saranno il gruppo M/L di Calo` e Duse (sorta nel ’62 a Padova) e le Edizioni
Oriente sorte nel ’63 a Milano , esperienze che culmineranno nella fondazione del
’64 della rivista Nuova Unita` e nel ’65 della pubblicazione ‘‘Il Comunista’’ entrambe collocate
alla sinistra estrema del Pci. Solo nel ’66 nascera` il primo partito M/L autonomo
del Pci nato come Pcd’I M/L e la prima Federazione castrista portera` a incitare le nuove
generazioni alla pratica della guerriglia sulla falsa riga di Mao e del Che. La legittimita`
della violenza rivoluzionaria diverra` un punto fermo almeno quanto la militarizzazione
del guerrigliero e la falsificazione della realta` operata nei confronti del Che e di Torres,
falsificazione che condurra` numerosissimi giovani ad un approccio privo di qualsiasi
senso della realta` come dimostrano ampiamante la fraselogia presa in prestito acriticamentente
dal lessico rivoluzionario. Dissertare di ‘rovesciamento dello stato’, auspicare
la formazione di ‘un movimento rivoluzionario’ erano espressioni cos?` usate da risultare
ben presto ridondanti 1.
Non diversamente d’altronde dalla enfasi posta sulla non neutralita` della scienza che
condurra` l’intelligenza a recuperare l’irrazionalismo ottocentesco! Dicevamo dell’uso
diffuso della violenza: questa consolidarsi cos?` a lungo nel nostro paese, a causa della
convivenza di larga parte del governo con le istanze sovversive del MS e dell’antagonismo
extraparlamentare e della intrinseca debolezza del sistema italiano che — p.e. —
spinse il governo al rilascio degli studenti arrestati durante gli scontri a Valle Giulia e
che costrinse il rettore a riaprire l’universita` di Roma 2. Debolezza che consentira` —
fra l’altro — la nascita e l’affermarsi di Magistratura democratica, degli ‘‘avvocati-compagni’’
(p. 344), e dei giornalisti democratici e soprattutto di Soccorso Rosso vero e pro-
358
1 Contrariamente alla interpretazione di Bianchi che legge nel ’68 ‘‘uno spartiacque epocale’’
l’auspicato esito rivoluzionario fatto proprio dal MS e dalle organizzazioni extraparlamentari non
pote´ giungere a compimento sia per il congenito estremismo irrealistico sia per la capacita` del sistema
capitalistico di fagocitare e trasformare a proprio vantaggio qualsiasi opposizione anche
quella piu` radicale.
2 Indubbiamente l’insuccesso della cultura extraparlamentare nell’abbattere il sistema fu anche
determinato dalla dispersione dei gruppi antagonisti, dal loro settarismo che li porto` a farsi concorrenza
reciproca in modo spietato finendo per indebolire il raggiungimento dell’obiettivo finale.
L’insieme di questi elementi condurra` i raggruppamenti extraparlamentari a estinguersi in breve
tempo.
prio network antagonista ante-litteram. Quanto all’affermarsi della lotta armata — al di
la` del mancato riconoscimento della sua reale matrice politica e alla dietrologia complottistica
— questa non costitu?` una deriva irrazionale ma una coerente scelta ideologica
rispetto alle premesse poste nel ’68. D’altronde la rivista ‘Sinistra proletaria’ (nota del
1970 a cura del CPM) — vera e propria antesignana delle BR — non aveva preso forse
origine dai CLUB? E i suoi fondatori non provenivano forse ‘‘dall’esperienza dell’Universita`
di Trento’’ (p. 387)? E, infine ‘‘il concetto di lotta di lunga durata non era gia`
stato teorizzato sempre nel contesto della Universita` di Trento come opportunamente
ricorda MORONI? La gran parte dei militanti di POTOP, LC e del CPM non avevano
concordamente deciso di dotarsi di adeguata strutture politico-militari? La scelta di usare
la guerriglia urbana, quale strumento privilegiato per l’offensiva anti-capitalistica da
parte di CAP di Feltrinelli e del CPM, non era la conseguenza delle premesse poste
gia` nel ’68? La pubblicazione apertamente terroristica di ‘‘Nuova Resistenza?’’ (nata
nel 1971) non trovo` — anche nella base del Pci condivisione ideologica? D’altronde dalla
scissione dal PCI e dalla FCGI non provenivano Franceschini e Gallinari (p. 401)?
Non furono LC e POTOP a dare ampio spazio—segno questo di convivenza—alle
azioni terroristiche dei GAP? (p. 404) E a proposito dei GAP, Feltrinelli non era forse
un entusiasta ammiratore di CASTRO che gia` era stato ampiamente mitizzato dalla disinformazione
pubblicistica nel ’68? Il movimento ‘‘Dannati della terra’’ — dal quale
prenderanno origine i NAP — non era stato legittimato da LC? (p. 418). A tale proposito,
MORONI—dopo aver indicato brevemente le differenze a livello di comprensione
e natura sociale tra i NAP e le BR — mostra una non sorprendente solidarieta` con i terroristi
nappisti riuscendo a trasformarli in vittime della repressione! Insomma un vero e
proprio ribaltamento di ruoli, nel quale le forze dell’ordine e la magistratura rappresentano
‘‘la faccia cattiva e perversa’’ della realta` ! Sulla stessa scia si muovano NEGRI e
CASTELLANO in relazione all’autonomia formulando una criptica e mistificante interpretazione
del movimento del ’77. Ad ogni modo — prendendo entrambe le interpretazioni
in considerazione — emergono alcuni punti fermi circa la genesi del ’77 e le sue
modalita` operative: secondo Negri l’area dell’Autonomia sorse dei comitati autonomi dei
Volsci che ebbero una natura spontaneistica e il cui radicamento sociale proveniva da
contesti diversi ‘‘ospedalieri, ferrovieri, operai dell’energia, studenti fuori sede di ROMA’’
e dalla articolata simbiosi tra gli ex-militanti del gruppo Gramsci, di POTOP e
di LC dalla quale reclutarono i Comitati Comunisti rivoluzionari. Tuttavia la caratteristica
ideologica piu` rilevante NEGRI la individuava nella dimensione leninista-militaristica
dell’Autonomia Operaia organizzazione emersa chiaramente gia` nel 1973.Insomma
— a parte i Volsci romani — l’area dell’Autonomia fu il risultato della coesistenza dei
CPS e dei periodici ROSSO, Senza Tregua, Potere operai per il Comunismo, e infine
di Attraverso nato nel ’75. Al di la` della interpretazione di Castellano i dati informativi
che risultano esserci preziosi sono certamente i seguenti:
1) non poche problematiche dell’Autonomia furono anticipate dai Quaderni Rossi;
2) il Comitato operaio studenti della Bassa padovana costitu?` un prezioso tassello nell’ambito
dell’Autonomia dal momento che le proteste, il sabotaggio, gli scioperi
articolati costituivano le principali forme di conflittualita` non convenzionale;
359
3) la facolta` di scienze politiche padovane sara` il laboratorio principale della teorizzazione
eversiva dell’Autonomia a partire dal ’75 e l’egemonia — a colpi di molotov
— sara` rapidamente conseguita;
4) nello stesso anno si diffondera` la illegalita` di massa ai danni dei democristiani e
della istituzione universitarie;
5) l’anno successivo — nel 1976 — l’uso della espropriazione proletaria e la pratica
dei seminari autogestiti diverranno forme antagoniste costanti;
6) nelllo stesso anno la nascita di Radio Sherwood rappresentera` un potente mezzo
di disinformazione.
Quanto alla ricostruzione formulata da MORONI, questa si puo` agevolmente comprendere
nel modo seguente:
1) il ’77 fu certamente critico nei confronti della mitologia del sessantotto
2) il movimento prese atto della impossibilita` oggettiva di portare il PCI su una via
rivoluzionaria e della scarsa autonomia di DP;
3) la critica al riformismo politico venne radicalizzata dal movimento del ‘77;
4) i Circoli del proletariato giovanile saranno l’anima dell’Autonomia;
5) il radicamento dei Circoli fu reso possibile anche dall’appoggio di di LC;
6) iCPGrivendicarono esplicitamente l’uso della violenza, la pratica della vigilanza antimissina
e anti-istituzionale, la requisizione degli edifici, la liberizzazione della droga,
l’esproprio dei supermercati, l’occupazione delle universita` a scopo provocatorio;
7) i CPG presero atto della opposizione sia del PCI che della CGIL alle pratiche
conflittuali messe in atto e si resero conto che un gran numero di intellettuali
di sinistra—come ASOR ROSA e SANGUINETI—si erano oramai pedissequamente
adeguati alla linea istituzionale;
8) i principali soggetti sociali dell’Autonomia saranno i precari, gli studenti e gli operai;
9) come durante il ’68 anche nel ’77 le Universita` divennero vere e proprie basi rosse
in costante stato di fermento che verra` a radicalizzarsi dando esito a scontri a fuoco
con le forze dell’ordine;
10) il varo della Legge Reale e l’istituzione delle Carceri speciali furono interpretati
come strumenti di inammissibile repressione (rilevante ammissione poiche´ne
confermava l’efficacia);
11) le considerazioni sul ruolo degli intellettuali autogestiti — valutazioni volte a sottolineare
la pericolosita` politica culturale — formulata dalla Trilateral Commission
nel 1975 — furono lette come reazionarie;
12) la risoluzione e l’efficacia della controffensiva degli Interni furono interpretate
come una pericolosa deriva reazionaria (confermando in tal modo la loro efficacia);
13) rispetto alla lotta armata l’Autonomia mostro` convivenza e complicita` . Opportunamente
— a conclusione del volume — gli A. condividono ampiamente l’interpretazione
di VIRNO sugli esiti dell’antagonismo contemporaneo, valutazioni
che sottolineano la centralita` dei COBAS e dei CSAO considerati veri e propri
eredi del movimento del ’77.
360
5. IL SESSANTOTTO SECONDO L’INTERPRETAZIONE
DI MARIO CAPANNA*
Allo scopo di comprendere lucidamente l’interpretazione dell’autore utilizzeremo
una griglia interpretativa analoga a quella usuale.
Formazione culturale e referenti ideologici. I primi passi nel contesto della cultura alta
furono compiuti attraverso la lettura di MARX e dei piu` autorevoli ‘‘teologi cattolici’’
dal cui studio non trassero alcuni giovamento (al contrario di quello svolto su Don Milani,
Torres e Balducci). Nell’ambito della riflessione politica di estrema sinistra operaista
l’influsso dei Quaderni Rossi e dei Quaderni Piacentin fu indubbiamente rilevante
per legittimare la necessita` di una simbiosi tra lotta studentesca e operaie. Sul fronte della
pubblicistica estera la Monthly Review fu indispensabile per approfondire la dinamica
capistalistica americana e i Quaderni dell’Editrice Oriente per consolidare una interpretazione
critica e dogmatica della Cina. A tale proposito, la riflessione sulla rivoluzione
culturale cinese (e in particolare quella sull’opera delle Guardie rosse e sulla Comune
di Shangai) si colloca all’interno di una interpretazione storica priva di imparzialita` e finalizzata
a screditare la politica sovietica . Inoltre nel volume dell’A. manca qualsiasi presa
di coscienza critica a posteriori sulla dimensione profondamente reazionaria della rivoluzione
cultura cinese ed e` assente qualsiasi autocritica sugli innumerevoli elogi tributati
a Stalin dei documenti ufficiali del MS.
L’assurdo abbinamento tra i valori democratici e il desiderio di pace — a parole decantati
— da un lato e la difesa ad oltranze dell’OLP, della guerriglia vietcong, di quella
del Che e del Black Power dall’altro lato costituiscono una caratteristica tutt’altro che
marginale anche per il MS. Quanto al riconoscimento tributario ai Provos, e in particolare
a Savio e a Rubin, questo era scontato e prevedibile dal momento che gran parte
delle metodologie antagoniste furono mutuate proprio dall’esperienza americana.
Alleati. La rete di alleanze costituita nel corso di anni fu nel contempo solida e ampia:
l’Anpi (e in particolare Pesce, Moscatelli e Vidali), la base della CGIL, i CLUB Pirelli, gli
avvocati democratici (quali Spazzali, Pecorella e Tanzi), i giornalisti (Cederna, Bocca,
Stajcenok, Rise´ ), i deputati della sinistra (in particolare Scalfari e), i Comitati dei giuristi
democratici, quelli dei giornalisti per la liberta` e infine quelli dei docenti come Menepace,
Paci, etc.
L’interpretazione spontanea e/o predefinita di questi players fu in grado — sovente
361
* Fonte: Mario Capanna, Formidabili quegli anni, Rizzoli, 1994.
— di attuale un rilevante pressing politico e di movimentare la public opinion ai danni
delle istituzioni politiche. A tale proposito Mazza e Guida — due noti questori — furono
rapidamente cassati.
Rivali. Indubbiamente la gran parte delle altre sette M/L ed in particolare AO.
Nemici. Naturalmente l’insieme di quelle istituzioni politiche nazionali e non che ostacolarono
o reagirono con la repressione (attraverso la promulgazione dello Stato di
emergenza politico) di fronte alla avanzata dell’antagonismo: dalle istituzioni politiche
quali la DC, l’MSI, a quelle politico-militari quali la NATO, la polizia, i Carabinieri, i
questori e i prefetti, alla stampa conservatrice (dalla ‘‘La Notte’’ a ‘‘Berghen’’, a Montanelli),
alle singole figure di leaders politici (quali Saragat e Spadolini, Kissinger e Reagan),
alle istituzioni politiche presidenzialistiche (come il gollismo che aveva rapidamente
liquidato il maggio francese) e) fino ai raggruppamenti conservatori informali quali fu
la Maggioranza silenziosa.
Strumenti. Un’ampia gamma di strumenti antagonisti fu usata:
1) la violenza offensiva/difensiva dei Katanga;
2) la Pychological Warfare: attraverso la contro informazione dei RAP e del BOD
della Statale, attraverso l’utilizzazione ideologica della resistenza, attraverso l’interpretazione
della legittima repressione come vero e proprio strumento reazionario,
attraverso l’usuale denominazione dell’avversario come fascista, attraverso la costante
mistificazione della realta` o attraverso il voluto travisamento del significato
del concetto di democrazia;
3)il sabotaggio interno delle istituzioni secondo l’insegnamento gramsciano (all’interno
della Universita` Statale di Milano e di buona parte delle scuole superiori di Milano);
4) promuovendo la disubbidienza e lo sciopero a getto selvaggio nelle fabbriche;
5) attuando minacce e intimidazioni;
6) promuovendo e osservando la disobbedienza civile e l’illegalita` .
362
6. NOTE SUL DISSENSO CATTOLICO *
Il MS della Cattolica di Milano — e la solidarieta` manifestata verso di esso da parte
di don GIAVAZZI e don CUMINETTI — fu una delle prime forme attraverso le quali
si concreto` il dissenso cattolico in Italia. Al di la` della natura culturale — che fu appunto
cattolica — di non pochi leaders (fra i quali la CAGOL, SORBI, BOATO e lo stesso
CAPANNA) non pochi militanti della contestazione studentesca provenivano dalle
ACLI e dalla FUCI e — in breve tempo — scavalcarono a sinistra la gran parte dei militanti
di provenienza comunista promuovendo tecniche tipiche della conflittualita` non
convenzionale. Fra le quali: le assemblee autogestite, la disinformazione (nell’ambito della
quale la manipolazione interpretativa — p.e. delle opere di MARITAIN —, la disinformazione
sistematica delle vicende storiche contemporanee e della loro attivita` antagonista
giocarono un ruolo determinante) e la graduale costituzione di alleanze trasversali
con il mondo associativo-sindacale e politico (per garantirsi una adeguata protenzione di
fronte alle prevedibili reazioni delle autorita` accademiche e di quelle di pubblica sicurezza).
Indubbiamente non poche delle contestazioni promosse poterono attecchire (e diffondersi
in modo capillare da universita` a universita` ) grazie alla connivenza-complicita`
di docenti, assistenti e ricercatori, all’autoritarismo di cui diedero prova tutte le organizzazioni
studentesche (da Trento a Milano), e all’ampio uso della violenza verbale (minacce,
improperi, diffamazioni) e di quella fisica (dal lancio di cubetti di porfido contro la
polizia alla violenza teppistica contro il dissenso di studenti e docenti). Proprio l’insieme
di queste modalita` — frutto della contaminazione tra conflittualita` non convenzionale e
conflittualita` tradizionale — indussero le autorita` accademiche ed ecclesiali a considerare
il sedicente antagonismo cattolico fuori dalla tradizione religiosa (nonostante il fatto
che questo avesse riscosso larghi consensi presso settori non marginali della realta` politico-
sindacale cattolica). Una forma di dissenso cattolico, parallelo a quello laicale, fu
certamente quello ecclesiale agli inizi del ‘69 che prese forma attraverso manifestazioni
di dissenso pubblico, lettere di protesta, marce, congressi, (p.e. quello della FUCI), documenti
di contro informazione, case editrici (Jaca Book, Feltrinelli, Gribaudi, Querinianai,
Dehoniana, EMI), associazioni (Mani tese), comunita` alternative (l’Isoletto, Capodarco),
leaders carismatici in grado di manipolare il consenso (Balducci, don Mazzi, padre
Biot) e reti informali di solidarieta` internazionale con l’America Latina (dal Cile al
Brasile) grazie alle quali si attuo` una vera e propria contaminazione con le metodologie
363
* R. Beretta, Il lungo autunno, Rizzoli 1998.
e l’ideologia di TORRES, GUETIERREZ, Dussel e BOFF che divennero in breve tempo
il corrispettivo — nell’ambito dell’antagonismo religioso — di Che Guevara, HO
CHI MIN e GIAP. Sotto il profilo ideologico il dissenso cattolico addito` — in modo
contraddittorio — il pacifismo con la difesa della guerriglia vietcong, MARX con CRISTO,
il messaggio evangelico con quello della Rivoluzione cinese, compiendo vere e proprie
incesti politico-culturali a livello che furono possibili soprattutto grazie alle case editrici
autogestite che misero in atto una vera e propria guerra psicologica contro la chiesa
ufficiale, gli USA, le istituzioni militari nazionali e sovranazionali finendo per diventare
strumenti—ora inconsapevoli ora consapevoli—della politica anti-occidentale di Cuba
e dell’Urss.
364
7. L’INTERPRETAZIONE DEL SESSANTOTTO
SECONDO PAUL GINSBORG
Che il ’68 fosse stato un rilevante tentativo di rovesciare i valori dominanti dell’epoca
con lo scopo di impedire la interiorizzazione dei valori della societa` dominante, e` un dato
oramai acquisito almeno quanto l’abbinamento della rivoluzione culturale civile con il
terrorismo della teologia della liberazione e delle esperienze guerrigliere in America Latina.
Ma questo coagulo ideologico — al contrario di cio` che pensa l’A. — non fu una
miscela straordinariamente possente ma, semmai, straordinariamente devastante. Anche
il ricorso alla violenza non fu determinato — come sostiene l’A. a p. 239 — dalla repressione
poliziesca ma fu la conseguenza diretta dei presupposti marxisti-leninisti e maoisti.
A riprova di cio` , lo stesso A. riconosce — contraddittoriamente — che l’uso della violenza
entro` tra i valori e le azioni del movimento, al punto che oramai la connotazione
eversiva del movimento era un dato acquisito. A livello di contenuti ideologici l’A. riconosce
— non senza malizia — che erano vecchi al meno quanto la rivoluzione russa
(p. 242) dal momento che erano prevalentemente leninisti (si pensi a POTOP e a Avanguardia
operaia); a livello di mobilitazione il loro fanatismo frenetico creo` le condizioni
per una ampia coscienza antagonista anche nei ceti medi. Tuttavia ben presto — come
era d’altra parte prevedibile — divennero ‘‘(...) divennero rapidamente delle versioni in
piccolo dei principali partiti politici, con le loro gerarchie (...) e con presuntuosi leaderismi’’
(p. 243) non comprendendo che l’applicazione acritica dei modelli terroristici all’Italia
era semplicemente privo di realismo storico. Una delle innumerevoli conseguenze
nefaste della fanatica politicizzazione — contrariamente all’opinione dell’A. — fu la nascita
di Magistratura democratica e dei Proletari in divisa che cercarono di fare collassare
il sistema dall’interno. In definitiva — ancora una volta in radicale dissenso con l’A. — il
’68 fu non un tentativo straordinario ma un tentativo allucinatorio di cambiare la realta`
verso derive eversive. L’esito terroristico non rappresento` dunque una sorpresa anche
perche´ — come sottolinea con onesta` intellettuale l’A. — ‘‘la diffusa giustificazione di
una violenza proletaria e rivoluzionaria rappresento` un terreno fertile per il fiorire del
terrorismo’’ (p. 273). La` dove la nostra valutazione non puo` concordare con quella dell’A.
e` nella presunta differenza tra il movimento e la lotta armata: quest’ultima utilizzo`
effettivamente la violenza non limitandosi a proclami o a istigazioni. Ebbe — insomma
— la drammatica coerenza di passare dalle parole ai fatti 1. L’estremismo ideologico del-
365
1 Sia sufficiente — a titolo di esempio ricordare che all’interno dei NAP militarono alcuni appartenenti
a LC.
l’A. si rivela tuttavia la` dove rimprovera (p. 286) al PCI di Berlinguer di essere divenuto
‘‘il piu` zelante difensore delle tradizionali misure di legge e di ordine’’, dando il proprio
appoggio alla legge Reale. Dal nostro punto di vista — al di la` del ‘merito’ tattico del
PCI — il dato che sottolineare e` al contrario un altro: l’irresponsabilita` e la connivenza
di buona parte della classe politica italiana impedirono fino al ’75 di approvare decreti di
emergenza quando nel paese esistevano gia` da molti anni le condizioni per varare la legge
Reale alla quale non a caso il PCI si era inizialmente opposto. Per quanto concerne il
movimento del ’77, anche l’A. fa sua la tradizionale interpretazione secondo la quale
questo movimento aveva due anime delle quali quella di autonomia operaia rappresentava
l’ala militarista. Quanto grave fosse la situazione nel nostro paese la si evince da un
dato assai semplice: dopo la morte accidentale di LORUSSO (nel marzo del ’77) Bologna
fu pattugliata da blindati, un provvedimento — questo — che si prendeva solo in
caso di pericoli pre-insurrezionali.
Anche, dunque, l’assenza di risolutezza da parte della classe politica fu una delle concause
che consent?` la lunga durata dell’estremismo e la sua trasformazione in terrorismo,
assenza che venne meno grazie alla Legge Reale e al nucleo anti-terrorismo del Gen. Dalla
Chiesa.
Bibliografia
Paul Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra ad Oggi, Einaudi 1989.
366
8. L’INTERPRETAZIONE DEL SESSANTOTTO
SECONDO PIERO BERNOCCHI *
Contrariamente alla vulgata tradizionale per l’A. non esiste uno iato tra il ’68 e il ’77 e
non esiste neppure un divario tra il terrorismo della estrema sinistra e quello che lo Stato
avrebbe praticato 1.
Accostamento questo che costituisce proprio un tipico risultato di una percezione
ideologica della realta` come si evince dalla convinzione dell’A. sulla validita` delle principali
idealita` che animo` il movimento — quali p.e. l’anti-capitalismo — sulla assoluta
validita` delle analisi marxiane formulate cent’anni prima. Nel sottolineare quest’ultimo
aspetto l’A. non si accorge di incorrere in un evidente paradosso determinato dalla inusuale
attualita` dell’analisi marxiana (a ben cent’anni dalla scomparsa del filosofo di Treviri).
Proprio l’anti-capitalismo costitu?` un tema portante sia del ’68 che del ’77 almeno
tanto quanto la critica impietosa del forma partito che ben presto si rivelera` priva di fondamento
e che si tradurra` nella realizzazione di organizzazioni apparentemente diverse
dai partiti ma concretamente analoghe ad essa, che finiranno per vanificare l’autogoverno
delle masse popolari, il consiliarismo, la democrazia diretta esaltando acriticamente la
Cina che — gli adepti della ‘nuova’ religione anti-capitalistica lo avrebbero scoperto poi
—presentava caratteri simili all’URSS, mitizzando la guerriglia dell’America Latina e del
Sud est (senza comprenderne le inevitabili atrocita` ), marginalizzando le lotte di liberazione
nell’Europa dell’Est in un primo momento e boicottando in un secondo momento
‘‘tutte le proproste innovative in sostegno delle rivolte popolari nei paesi del socialismo
reale’’ (come riconosce onestamente Bernocchi) (p. 33). La percezione — in altri termini
—faziosa fino al fanatismo della realta` storica indurra` i players delle ‘nuove’ avanguardie
a ignorare volutamente le efferatezze politiche che venivano perpetuate all’Est, a demonizzare
l’occidente (e in particolare gli USA e Israele) e a deificare le esperienze politiche
in Algeria, a Cuba, in Jugoslavia, in Irlanda etc. In altri termini il movimento non fu in
grado di teorizzare un modello politico economico alternativo a quello comunista ne´ fu
nelle condizioni di costruire alternative credibili e durature del partito-Stato. Come d’altronde
non fu in grado di prendere coscenza della vitalita` e della proteiformita` del Capitalismo
prevedendone — ripetendo dunque pedissequamente la previsione marxiana
— la stagnazione e l’estinzione e ignorandone al contrario la capacita` di assorbimento.
Proprio a proposito del partito-Stato il commento dell’A. e` — a ragione — caustico:
367
* Piero Bernocchi, Per una critica del ’68, Massari, 98.
1 Semmai bisognerebbe porsi l’interrogativo del perche´ la reazione dello Stato tardo` a concretarsi.
‘‘per cercare una sistemazione le migliaia di piccoli Lenin si misero in cerca di un proletariato
da dirigere e scelsero la via dei tanti partitini’’ (p. 68). Quanto alla reciproca
concorrenza tra i vari ‘partitini’ questa fu esasperata perche´ volta ad esercitare un monopolio
esclusivo ‘‘per la conquista della rappresentanza’’ (p. 72), conquista per l’egemonia
che in non pochi casi — p.e. con LC — si risolse nella confluenza all’interno del sistema
parlamentare dopo aver esaltato per anni la leceita` della guerriglia (confluenza che
fu determinata dall’opportunismo, dalla volonta` carrieristica e non certo da una maturazione
politica). Rappresentanza composta dal proletariato che ben presto prese le distanze
dalle velleita` della estrema sinistra costringendola a rivolgere altrove le proprie
attenzioni strumentali. Per quanto concerne il nesso sessantotto/terrorismo la profonda
filiazione — affermata da numerosi protagonisti di quella stagione — costituisce un prezioso
contributo alla storiografia contemporanea e contribuisce a negare validita` storica
alle tesi che vorrebbero presentare l’uso della froza come puramente difensivo di fronte
alla repressione dello Stato (che — lo ribadiamo — tardo` a manifestarsi determinando
una vera e propria esclation della violenza terroristica). Proprio il rifiuto del pacifismo
(ammesso contradditoraimente dallo stesso autore a p. 134) costituisce la conferma dell’uso
ampio — e tutt’altro che difensivo — della violenza, uso d’altronde ampiamente
legittimato dalla tradizione M/L (con MARX e soprattutto con LENIN), dalla esaltazione
dalle guerriglie del Che, dalla mitizzazione delle azioni di Tupamoros e dell’IRA.
368
9. INTRODUZIONE AL MOVIMENTO STUDENTESCO
Parte prima
A partire dal ’67/’68 anche in Italia si sviluppa il movimento studentesco grazie alla
esperienza guerrigliera vietnamita, alla rivoluzione di MAO - e quindi alla centralita` della
guerra di popolo — alla fondamentale importanza della figura del Che, alla alternativa
rappresentata da CUBA e infine ai movimenti di liberazionei del Terzo Mondo, mutamenti
storici — questi — che saranno assimilati acriticamente e dogmaticamente.
Al di la` del contesto internazionale, la nascita dal centro-sinistra verra` letta in termini
assolutamente negativi perche´ rappresentera` un cedimento alla DC. Al contrario, la vitalita`
indotta — perche´ eterodiretta — dalla massa operaia era interpretata come un elemento
capace di fare collassare il sistema dall’interno. Quanto al contesto scolastico era
interpretato come una struttura fatiscente, priva di protagonismo politico, o detto in altri
termini, era incapace di farsi portavoce di un cambiamento rivoluzionario.
Ben presto la Statale di Milano perse i suoi caratteri originali per divenire una vera e
propria ‘base rossa’ (per utilizzare la terminologia maoista) in cui l’esercizio della sovranita`
passo` in mano al MS fanaticamente politicizzato di matrice M/L e maoista — che
tento` — riuscendosi per breve periodo a radicalizzare il sindacato per creare una allenza
con la classe operaia in funzione anti-capitalista e per egemonizzare gran parte delle
scuole superiori milanesi (gettandole nel caos). E ` significativo osservare che la base
del PCI ader?` massicciamente alle iniziative antagoniste del MS ed e` altrettanto indicativo
che nei documenti ufficiali del MS la polizia e i fascisti fossero sempre abbinati come
a suggerire la loro connivenza. Non a caso la legittima repressione istituzionale delle forze
dell’ordine era interpretata come una manifestazione di cripto fascismo se non di fascismo
vero e proprio. A proposito del quale, riprendendo la interpretazione del VII
Congresso dell’Internazionale Comunista, si affermava che il fascismo fosse organizzato
e diretto dal Capitalismo finanziario confermando con tale lettura la strumentalizzazione
ideologica della categoria storica del fascismo e avvallando in tal modo una lettura fumosa
della storia che avra` larga fortuna della storiografia di sinistra del novecento.
Quanto diretta fosse l’influenza del comunismo tradizionale al MS lo prova un altro
dato: la centralita` della figura di Stalin e delle risoluzioni della III Internazionale. Concretamente
— dunque — l’alterantiva alla democrazia borghese avrebbe dovuto essere
lo stalinismo abbinato al maoismo.(un rimedio peggiore del male potremmo dire!). Proprio
tale binomio dimostrava quanto irrealistiche fossero le istanze del MS, quanto fossero
cioe` prive di una percezione chiara della realta` storica. Paradossale che il MS parlasse
di esigenza di scientificita` alludendo ai nuovi contenuti da introdurre dei program-
369
mi scolastici, una scientificita` che altro non era che un indottrinamento martellante ed
intollerante. Quanto connivente e vile insime fosse gran parte della classe politica italiana,
lo dimostra anche la crescita del MS che, a partire dal 71/72, incomincera` ad estendersi
a livello nazionale attraverso un fronte unico 1 sulla falsariga della linea politica della
III Internazionale — e a programmare metodologie didattiche di indottrinamento
quali le scuole quadri e le RAP varianti tecniche della disinformazione e quindi della Psywarfare.
Al di la` del nemico globale — cioe` il capitalismo — il nemico interno era certamente
la DC che perpetuava da 25 anni una vera e propria dittatura di classe contro la
quale era necessario servirsi di una guerra di logoramento, aprendo spazi di democrazia
(leggi: utilizzando la massa studensca in funzione antagonista). A tale proposito il camuffamento
linguistico, caratteristico di tutta la sinistra extraparlamentare, arrivava al punto
di rendere equipollenti termini come democrazia e comunismo trascurando un semplice
dato di fatto: la` dove il comunismo si era affermato — come in URSS e in CINA — la
democrazia era stata sic et simpliceter annullata. In ogni caso, l’offensiva del MS trovo`
risposta del tutto inadeguate perche´ troppo soft, troppo preoccupate di salvaguardare i
presunti diritti degli studenti. A riprova di cio` si pensi alla farsa — tipicamente italiana
— del ‘comitatone’ che avrebbe dovuto risolvere le problematiche della Statale di Milano,
comitato al cui fallimento contribuirono non pochi docenti conniventi con il MS e
l’ambiguita` del PCI 2 che portera` non a caso sulla proprie spalle le maggiori responsabilita`
per il rafformazione del MS, della sinistra extraparlamentare e per la nascita del terrorismo.
Prova ne sia il fatto che nel volgere di breve tempo il MS raggiunse l’egenomia della
Statale di Milano —unitamente ad Avanguardia Operaia—e di buona parte delle scuole
milanesi emarginando e sovente scavalcando la FGCI, grazie alla solerzia delle squadre
di propaganda, ma anche grazie ad una struttura 3 di natura leninista e anti-spontaneista
(non a caso nei documenti ufficali — al di la` della demagogia — il ruolo del centralismo
democratico era ritenuto determinante anche per contrastare il fascismo) che seppre guidare
la massa studentesca. Quanto all’uso della violenza questa — nei documenti ufficiali
— viene presentata come ‘legittima autodifesa dalle aggressioni della polizia e del
fascismo’ e mai come gratuita (falsando, in tal modo ancora una volta la realta` ) mentre
nei confronti del pacifismo il rifiuto fu letto coerentemente con la natura ideologica del
MS.
Parte seconda
Non c’e` dubbio che il rifiuto della figura del docente fosse anche la conseguenza della
negazione della struttura familiare patriarcale e del ruolo politico della figura dell’in-
370
1 Non a caso alle assemblee popolari erano spesso invitati particolarie magistrali democratiti.
2 Non a caso il 7 giugno del 1973 l’UNITA difendeva il MS affermando che questo era oramai
una spina nel fianco del fascismo.
3 Struttura gestita dal quadriumvirato composto da Capanna, Viale, Liverani e Guzzini.
segnante letta come cinghia di trasmissione del potere. Al contrario il docente doveva
mettere in discussione il proprio ruolo gerarchico e porsi sullo stesso piano dell’educando
in omaggio ad un astratto e livellante egualitarismo. La politicizzazione estrema del
MS — e non solo — portera` alla formulazione di tesi deliranti quali: ‘‘la scienza borghese
e` intrinsicamente reazionaria’’ non a caso condivisa proprio dal filosofo Paci oppure
‘‘la salvezza dell’uomo e` affidata al proletariato’’ formulata da MACCACARO. Ma portera`
anche a trasformare le istituzioni formative in efficaci strumenti di propaganda, di
indottrinamento e quindi di contro informazione (o meglio di disinformazione) che si
faranno portavoci dell’estremismo politico (in particolare di quello M/L e maoista)
del controllo delle masse (quelle degli studenti e quelle degli operai) e della instaurazione
della dittatura del proletariato che avrebbe dovuto portare alla distruzione dello stato
borghese. Per raggiungere questo obiettivo manifestamente eversivo era necessario accelerare
la fine della DC (‘‘il partito dell’imperialismo’’) tanto quanto quella dell’imperialismo
USA la cui fine immenente era d’altronde agevolmente osservabile. L’incapacita` di
comprendere la complessita` della realta` si poteva individuare anche nell’utilizzo della categoria
storica del fascismo, che doveva essere interpretata alla luce della Terza Internazionale,
interpretazione del tutto priva di consistenza e di credibilita` scientifica. D’altra
parte, proprio la politicizzazione conduceva a risultati storici deliranti in base ai quali il
fascismo esisteva nelle democrazie ad alta industrializzazione ma non era presente nei
regimi totalitari cinesi e russi! (l’acuto senso critico del MS veniva meno insomma p.e.
di fronte alle conseguenze operative del leninismo e alle tesi di DIMITROV indubbiamente
uno dei burocrati sovietici piu` citati nei documenti del MS).
Quanto all’interesse per le organizzazioni sindacali questo era dettato dalla esigenza
di servirsi dei consigli di fabbrica per creare all’interno delle industrie situazioni insurrezionali
sulla falsariga delle riflessioni gramsciane.
La stessa assunzione acritica mostrata nei confronti di MARX, LENIN, DIMITROV
fu estesa — ovviamente — a MAO la cui interpretazione storica era ritenuta una vera e
propria teorica scientifica in grado di individuare le leggi oggettive della storia. Il rifiuto
dei corsi tradizionali universitari avrebbe portato il MS a realizzare i celebri RAP che
finirono per esercitare un controllo autoritario sui testi, sul lavoro di ricerca. Nel contesto
delle scuole superiori — oltre a proporre la eliminazione del latino e del greco — il
MS si fece latore di rappresentazioni teatrali ideologiche (‘‘la lotta fra i popoli oppressi e
l’imperialismo’’ per esempio), di incontri con le masse operaie coinvolgendo genitori e
insegnanti democratici (leggi: di estrema sinistra o comunque comunisti), di promuovere
assemblee svincolate dalle limitazioni del Ministro Misasi (troppo reazionario), trasformando
proprio l’assemblea nell’unica legittima istituzione in grado di garantire l’ordinato
svolgimento dei contro-corsi e di denunciare i docenti reazionari (denunciati — osservano
noi — a chi? A quale istituzione?)
A livello di orientamento politico internazionale i RAP dovevano farsi difensori entusiasti
della lotta palestinese, della netta opposizione ad Israele, della difesa delle lotte
guerrigliere in America Latina contro la Cia e il Pentagono, della esaltazione della eroica
resistenza del LAOS e della CAMBOGIA, anche attraverso la organizzazione di mobilitazioni
di massa a favore dei ‘popoli oppressi’ e di Allende.
371
A livello di politica interna e di sicurezza, il MS si muoveva nella direzione non di un
gradualistico riformismo ma di una netta opposizione alla esistenza stessa delle forze dell’ordine
(una ‘macchina’ questa che andava spezzata per citare MARX); quanto poi alle
sentenze della magistratura il MS si fece portavoce non solo della innocenza di VALPREDA
ma di una indagine autonoma — assai fantasiosa — sulla morte sospetta di
FELTRINELLI che venne attribuita ad oscuri complotti di stato. Quanto alle relazioni
con il PCI, queste furono assai contraddittorie ma pur tuttavia improntate la` dove esistevano
i margini ad una concreta collaborazione in funzione anti-democristiana, antiamericana,
anti-NATO etc. D’altronde, proprio il PCI procedeva secondo un copione
che ROMEO ebbe modo di definire del ‘pompiere piromane’. In definitiva, al PCI venne
rimproverato il suo moderatismo (pur essendo in stretto contatto con il KGB!) e la
sua volonta` di mediazione. Insomma gli venne rimproverato di essere troppo poco M/L,
di avere imboccato oramai la via della social-democrazia. D’altra parte, anche ai compagni
del ‘‘Il Manifesto’’ veniva rimproverato di avere esplicitamente rinnegato la lezione
M/L per accettare lo spontaneismo , l’approccio reazionario della scuola di Francoforte
e l’anarchismo ribellista. Un’accusa analoga venne formulata nei confronti di Avanguardia
Operaia che era rea di non applicare -nell’analisi storica -il DIAMAT e di condividere
posizioni trotzkiste.
Parte terza
L’estrema politicizzazione del MS non fu certo casuale dal momento che non pochi
dirigenti del MS erano ex-iscritti ai partiti di sinistra oppure ancora iscritti ma in posizione
critica — come sottolineava ASOR ROSA. Politicizzazione talmente fanatica da
scavalcare a sinistra il PCI, la FGCI e il sindacato (in particolare la FIOM-CGIL) e
da prendere il posto dei partiti anti-borghesi. Proprio ASOR ROSA esprimeva una valutazione
complessivamente positiva del MS la` dove sottolineava ‘‘che l’apertura di un
fronte universitario puo` avere in se´ un valore politico notevolissimo, se le giustificazioni,
i modi e le scadenze della lotta tendono chiaramente a scavalcare la dimensione riformistica’’
(lo studioso in altri termini auspicava una svolta rivoluzionaria del MS). Oltretutto
l’estremismo intelletualistico — e irresponsabile — di ASOR ROSA lo condusse ad auspicare
il conseguimento di un maggior coordinamento nazionale del MS. Non sorprende
dunque la rapidita` e la ampia legittimazione di cui godette il MS: proprio la classe
universitaria sostenne, incoraggio` e spesso scavalco` l’estremismo del MS contribuendo
al colasso dell’Universita` . D’altra parte ROSTAGNO, precisava che la lotta contro la
scuola era in realta` una lotta contro tutto il sistema, una lotta che vedeva nella magistratura,
nella polizia, nei partiti del corpo docente, nella Chiesa i suoi principali nemici.
L’uso della violenza 4 diventava allora pienamente legittimo (l’occupazione ne era un
372
4 Se e` certo sconcertante che ancora oggi CAPANNA, abbia il coraggio di affermare — p.e.
nel volume ‘Formidabili quelli anni’—che la violenza del MS fu determinata da quella poliziesca e`
altrettanto significato che a posteriosi abbia compreso che sul piano strategico tra la contestazione
esempio eclatante) o per citare CARMICHAEL: ‘‘Non vogliamo mangiare alla vostra tavola,
vogliamo rovesciarla’’ — tanto quanto l’uso del picchettaggio davanti alle scuole e
alle fabbriche e di tutta la gamma di tecniche tipiche della agitazione sovversiva (ROSTAGNO
si doleva che la lotta studentesca non fosse riuscita a coinvolgere nel processo
eversivo la classe operaia!).
La difesa della legittima illegalita` era fatta proprio anche dal PSIUP che vedeva in
essa il superamento di qualsiasi deriva riformistica (di qui l’elogio degli scioperi a gatto
selvaggio della RENAULT, delle jacquerie francesi, degli scioperi di guerriglia della AUSTIN,
della BMC etc.). Va tuttavia riconosciuto che quando il MS collocava a latere la
ideologicizzazione e il fanatismo politico era nelle condizioni di demistificare spietamente—
e validamente —la vacuita` della universita` italiana. Si pensi — p.e.— al documento
della Universita` di TORINO la` dove osservava — ironicamente — che le conquiste
scientifiche originali della universita` erano nulle essendo una rimasticatura di argomenti
gia` noti. La` dove — per esempio — rilevava che nelle facolta` universitarie ‘‘si scrivono
libri, saggi (...) che non dicono assolutamente nulla di nuovo, che sono riadattamenti accademici
(...) quando non addirittura traduzioni di scritti di docenti stranieri’’. Come negare
l’attualita` di queste osservazioni?
Bibliografia
La Rivolta Studentesca, da Problemi del Socialismo, supplemento al n. 12, 1970
Movimento Studentesco - Storia e documenti, Bompiani 1973
373
e la rivoluzione esistevano profonde differenze. Al contrario di Capanna, MUGHINI ha giustamente
sottolineato come da parte dalle sette e dei gruppi ci fosse stata una rielaborazione psicotica
della realta` che condusse la contestazione direttamente verso il terrorismo. D’altra parte da quale
contesto politico provenivano i terroristi se non da quello dei movimenti?
10. ASPETTI DELLA CULTURA UNDERGROUND
TRA GLI ANNI SESSANTA E SETTANTA
Accanto al settarismo fanaticamente polticizzato dei gruppi extraparlamentari esisteva
un contesto politico-culturale che traeva esplicita ispirazione dalla Beat Generation, e dalla
comune intellettuale di San Francisco. La sua principale finalita` era quella di costruire una
societa` parallela ma reale rispetto a quella usuale fondata — almeno a livello di proclama
ideologico—su valori altri quali la solidarieta` , l’anti-comunismo, l’anti-autoritarismo, l’anti-
militarismo e il pacifismo che, in modo assurdamente contraddittorio, si abbinavano alla
esaltazione della guerriglia vietgong, a quella algerina, alla difesa della lotta armata (delle
BR, della RAF, dei TUPAMAROS). In altri termini, l’accostamento di Gandhi e Russell a
figure come Che Guevara e HO CHI MIM risultava essere una costante nell’ambito dell’underground
italiano. Altre tematiche ricorrenti furono le liberta` sessuale sia nell’ambito
etero che nell’ambito omosessuale, la critica feroce sia alla forma partito che al concetto
stesso di Stato, l’uso del fascismo come categoria metastorica (da applicarsi indistintamente
alle democrazie liberali come allo stalinismo), la legalizzazione della droghe e la sua sperimentazione,
la demercificazione del lavoro, la riscoperta della religione orientale (buddhismo
e zen in particolare) in funzione anti-occidentale e anti-razionalista, la esaltazione
della disubbidienza civile, la valutazione della religione mono e politeista in chiave mistica
e anti-istituzionale, la opportunita` di promuovere controcorsi o consigli di operai e studenti,
l’esoterismo e l’astrologia, la necessita` di realizzare comuni alternative e una alimentazione
— vegetariana e/o macrobiotica — alternativa a quella consumistica.
Le modalita` operative, attraverso le quali si dispiego` l’antagonismo underground, furono
in buona sostanza le seguenti:
1. l’abbigliamento alternativo e provocatorio;
2. la disubbidienza civile;
3. la provocazione — via happening — ironica e sarcastica;
4. la guerra psicologica via il de´tourement pubblicitario, la grafica irriverente,l’abbinamento
delle tecniche futuriste con quelle dadaiste, l’uso dei graffiti murali, la
sperimetnazione artistica (dall’evironment al minimalismo dalla land art alla body
art), la realizzzione di case editrici alternative (p.e. Stampa alternativa), riviste (come,
p.e., ‘‘Mondo Beat’’ o ‘‘LIBLI’’), e l’uso della musica contestatrice (dalla musica
rock alla pop music) e, in ultima analisi, attraverso tutto l’armamentario tipico
della conflittualita` non convenzionale e della agitazione sovversiva.
Gli intellettuali che si fecero portavoce dell’undergroud e che ne apprezzarono gli
aspetti politici e semiologici furono la Pivano e la Morante e successivamente Fornari,-
Gatto, Ungaretti e coloro che gravitavano intorno alla rivista ‘‘Quinici’’.
374
A livello politico fu indubbiamente Pannella a comprenderne — seppure criticamente
— le potenzialita` politiche. Quanto alle principali aggregazioni — prevalentemen informali
— furono sostanzialmente le seguenti:
1) I Bastardi;
2) i Beathk’s fondati da Mariani e Ronchetti;
3) il Gruppo Palumbo nato a Milano nel ’67 con Scarpelli;
4) il C13;
5) la comune di Baraghini a Roma e quella di Ovada;
6) il SIMA sorto nel ’68 a Milano allo scopo anche di promuovere l’arte psichedelica,
il pensiero orientale, l’uso dell’LSD nella scia delle esperienze di Leary e Kesey.
In quanto ai luoghi di aggregazione questi furono:
1) il Piper club di Roma;
2) il locale Beat 72 Ore si promuovevano spettacoli, reading di poesi ed esecuzioni
musicali
e
3) il Tantra di Roma.
Infine in merito alle principali riviste dell’underground queste furono:
1) Mondo Beat che con Di Russo promuovera` il modus operandi dei Provo;
2) Onda Verde;
3) la rivista Situazionismo fondata da Carlo Oliva;
4) PIANETA Fresco (diretta dalla Pivano e da Giusberg);
5) Uccelli, sorta a Roma nel 1968;
6) Carte segrete — nata nel ’67 — e principale sponsor della cultura provo e in particolare
del manuale hippy di Bronsteen;
7) Fuori! nata con Pezzena nel ’72 per difendere la cultura gay e lesbica;
8) Rosso vivo — fondata nel ’74 e conclusa nel ’76 — fu diretta da Paccino che polarizzava
l’attenzione del lettore sulla problematica ambientalis ed anti-nucleare;
9) Re Nudo (nata nel ’70 e tutt’ora in attivita` ) diretta da Valcarenghi, che rappresento`
il principale strumento dei pop-concerti, dell’abbinamento tra estrema sinistra
e controcultura con una particolare attenzione per la cultura orientale e infine
10) UBU che, nata nel ’70, cessera` di esistere l’anno dopo, e la cui specifica particolarita`
ideologica consistera` nel difendere la lotta armata e nel dare l’esplicito sostegno
al terrorismo delle BR, da TUPAMAROS della RAF e daWateherman. A
livello di case editrici Stampa Alternativa, Arcana e in parte la Feltrinelli gestiranno
monopolitisticamente il mercato editoriale dell’underground.
Se a livello di contenuti ideologici l’underground dovette tutto alla tradizione beat
americana, sotto il profilo delle tecniche comunicative la lezione dadaista e futurista sara`
indubbiamente decisiva. Dal punto di vista delle pratiche operative antagoniste, l’underground
italiano le mutuo` sic et simpliciter dalla controcultura americana (sia sufficiente
l’ampio pensiero che l’ampio uso dell’happening e delle varie tipologie di provocazione
furono proprio il portato tipico della tradizione USA).
375
11. ASPETTI DELLA CONTROCULTURA*
Se non c’e` dubbio che gran parte della controcultura sorse negli USA, e` altrettanto
indubbio che la sua diffusione raggiunse l’Australia e l’Europa in breve tempo. Dopo la
‘‘cultura’’ Beat quella Punk costitu?` l’alternativa piu’ nota e maggiormente praticata. Attraverso
quali modalita` interpretative ebbe modo di esprimersi? In primo luogo attraverso
una percezione ferocemente critica nei confronti dei valori usuali. In secondo luogo,
l’eternizzazione del presente (il punk vive nell’oggi e per l’oggi non per il passato) esclude
radicalmente la dimensione del futuro la cui valenza temporale e` negata alla radice dal
momento che la speranza rivolta al futuro e` priva di qualsiasi senso per il punk. L’opposizione
al sistema si concreta anche un uso ampio della violenza (non a caso il richiamo
all’anarcoindividualismo e` assai presente della costellazione ideologica punk). Al di
la` delle mistificazioni intellettuali volte a dare una interpretazione intellettualistica (richiamandosi
ora alla Heller ora all’opera di Deleuze/Guattari), il punk non propone alcun
modello alternativo al sistema che desidera abbattare. Il vestiario provocatorio, la
riscoperta dell’esotico — abbinato in modo kitch al moderno — e la valorizzazione
del concetto di collettivo contrapposta alla forma partito alla osservazione-movimento,
sono strumenti di antagonismo politico che invece di abbattere il sistema contribuiscono
a facilitare la capacita` di riassorbimento — via pubblicita` — del sistema e della strategia
della massimalizzazione attuata dallo stesso e alla quale contribuiscono implicitamente
gli stessi punk. L’uso delle droghe (leggere o meno) e dei tattuaggi se — in un primo
momento — esercitarono un impatto di rottura, vennero rapidamente fatti propri dal
mercato e soprattutto dalla media-alta borghesia che se ne serv?` come simbolo di eccentricita`
. Anche la strategia territoriale dei CSAO (che fin dalla loro origine si sono poste
sul piano della illegalita` e orizontalita’ affermando teoricamente di praticare la democrazia
diretta) sono divenuti o centri di reclutamento politico (soprattutto per il PRC) o
centri eversivi la cui efficacia fu assolutamente limitata del tempo e non ha determinato
— fino ad oggi — alcun cambiamento strutturale all’interno del sistema di potere. Per
quanto concerne poi la capacita` di riassorbimento, ai fini della mercificazione la stessa
musica RAP — inizialmente musica di rottura in quanto volta a esprimere la condizione
di discriminazione razziale dei paesi americani, e` divenuta un fenomeno di consumo. Infine,
la strategia di Ray per superare l’attuale empasse dell’antagonismo —che si concreta
nel riproporre il concetto di nomadismo di Guattari — e` destinata ad essere solo un
autopia estetizzante e assai lontano dal poter incidere in profondita` nel sistema di potere.
376
* Fonte: P. Pardi, La cultura giovanile, Xenia, 1997.
12. L’INTERPRETAZIONE DEL SETTANTASETTE
SECONDO PIERO BERNOCCHI *
In primo luogo, l’A. conferma la composizione di classe del M// (di cui abbiamo gia`
discusso) precisando certo l’ampiezza ma nel contempo sottolineando la centralita` del
lavoratore precario e della classe docente. In secondo luogo, i CP - come gia` osservato
da Moroni/Balestrini - gettarono le basi dei CSAO - con buona pace dei critici opportunisti
e delle teorizzazioni da fantapolitica di Negri - e del sindacalismo antagonista.
In terzo luogo, l’A. avvalla la vulgata storica secondo la quale l’impennata del terrorismo
- e la conseguente formazione del partito armato - fu determinata non dalla volonta`
dei players di abbattere il sistema (passando in tal modo dalle parole ai fatti) ma dal
binomio Cossiga/Pecchioli. Infatti, proprio la ritrovata lucidita` politica del Pci e la sua
volonta` di collaborare (tardivamente con la DC nella repressione capillare dell’antagonismo
eversivo) permise allo Stato di riprendere il controllo.
D’altronde, quanto elevata fosse la volonta` di fare saltare il sistema lo si evince dalle
dichiarazione dell’A. a proposito del celebre Convegno di Bologna ove: ‘‘si svolge la piu`
grande manifestazione di simpatia dei contenuti delle BR (...) che mai ci sia stata in Italia’’.
Accanto ai CSAO e al sindacalismo antagonista, il movimento della Pantera rappresenterebbe
per l’A. un buon erede dell’antagonismo del ’77 e sarebbe foriero di autentiche
possibilita` di cambiamento (che al contrario non si sono mai attuate e che si sono
estinte in breve tempo con buona pace degli autori).
Nella seconda parte del volume, l’A. argomenta sul ’77 attraverso una precisa scansione
cronologica ampiamente commentata. Dall’analisi di essa emergono dati significativi
sul ’77:
1) l’epicentro del ’77 furono indubbiamente le universita` ;
2) Pecchioli comprese rapidamente la gravita` dell’evolversi della situazione verso la
deriva terroristica invocando legittimanente una rapida soluzione;
3) gran parte di coloro che sarebbero confluiti nel ’77, compresero chiaramente la
pericolosa efficacia sia della Legge Reale che dei provvedimenti cossighiani relativi all’ordine
pubblico;
4) nel volgere di breve tempo buona parte della sinistra istituzionale prese le distanze
da quella antagonista non trovando spazio di manovra ne´ di strumentalizzazione politica
(alludiamo al Pci, al Pdup e alla CGIL)
377
* Piero Bernocchi, Dal ’77 in poi, Massari, 1997.
5) gran parte delle modalita` operative del ’77 saranno ancora quelle del ’68: i cortei
(violenti o meno),le occupazioni (con relativa interruzione di pubblico servizio) almeno
quanto analoghe saranno le contromisure delle Forze dell’ordine (p.e. lo sgombero forzato);
6) Cossiga, in qualita` di Ministro degli Interni, inquadrera` legittimamente il movimento
del’Autonomia nel contesto del costante turbamento dell’ordine pubblico facendolo
diventare un problema di politica interna;
7) la prossimita` tra l’autonomia e la lotta armata verra` esplicitamente confermata durante
l’assemblea del 27 febbraio presso l’universita` di Roma dove ‘‘partono slogan ineggianti
alla lotta armata clandestina e alle Brigate Rosse’’;
8) la criminalizzazione e/o la demonizzazione della legittima repressione delle Forze
dell’ordine, sara` promossa anche dalle radio libere (elemento questo di evidente novita`
rispetto al ’68), mentre, a partire dal mese di marzo, l’invocazione di una svolta militarista
subira` una ulteriore impennata rispetto al mese precedente, svolta che prendera` concreta
forma con il lancio di molotov contro il Ministero di Giustizia e contro il Comando
della Regione Lazio. Questi e altri episodi di poco successivi, porteranno la politica a
controllare militarmente il quartiere di San Lorenzo nell’aprile del ’77, indurranno Cossiga
a legittimare la risposta armata delle Forze dell’ordine che prendera` forma - nel
maggio dello stesso anno - attraverso l’uso di mezzi blindati. Infine, la progressiva esclation
di violenza portera` - nel mese di maggio a Milano - ad uno scollamento tra l’area
dell’America e l’antagonismo soft di DP e del MS e a divisioni irriducibili tra LC e l’Autonomia
nel settembre del ’77. Poco tempo dopo - nella seconda settimana di ottobre - la
sede dell’Usis e di isituzione tedesca - verranno prese di mira da sassaiole per dimostrare
solidarieta` verso la morte dei membri della RAF.
378
13. L’INTERPRETAZIONE DEL SETTANTASETTE
DI DERIVE E APPRODI *
Anche l’antologia di scritti sul ’77 edita da Derive e Approdi costituisce un punto di
riferimeneto di estremo interesse per le nostre finalita` .
Del Bello. Non casualmente connota il ’77 usando espressioni inequivocabili: ‘insorgenza’
e ‘emergenza sociale antagonista’. Anche in riferimento alle modalita` operative
specifiche attraverso le quali prese forma il ’77 le espressioni sono pregnanti: guerriglia
e sabotaggio. Un ulteriore conferma—dunque —della estensione capillare della violenza.
Altrettanto rilevante e` l’ammissione della importanza dell’Istituto di Scienze politiche
di Padova, vero e proprio centro di elaborazione eversiva, per la formazione della Autonomia
padovana. A conclusione della breve relazione l’A. sottolinea l’attualita` della pratica
sovversiva che dovrebbe essere in grado di costruire nuovi spazi sociali. A nulla —
dunque —sono servite le sconfitte del M77, sconfitte che hanno lasciato solo odio e rancori
ma non prudenza e senso della realta` .
Pifano. Uno dei fondatori del Collettivo dei Volsci, rileva come tutta la prima parte
degli anni Settanta fu una crescita ininterrotta di antagonismo eversivo (l’autore fu
per nove mesi detenuto) che tuttavia non riusc?` a concretizzarsi in un movimento politico
autonomo e coeso tale da esercitare un peso significativo.
D’altra parte, il forte dissenso all’interno del movimento, relativo alla pratica della
clandestinita` e della violenza, non aiuto` certamente l’intesa fra le varie anime del movimento.
Resta comunque un dato: l’uso della violenza fu ritenuto pienamente legittimo:
‘‘che il 12 marzo fosse sfociato in mille episodi di violenza per noi era un fatto positivo’’
(p. 368). D’altronde una parte - considerata autorevole — della intellighienza francese si
mobilitera` in difesa dell’antagonismo eversivo degli avvocati (come Spazzali), degli intellettuali
(come Negri e Bravo), degli editori (p.e. Bertani) nel luglio del ’77, intellettuali
che avevano — e che avrebbero — contribuito alla promozione della psychological warfare,
soprattutto attraverso la filosofia della politica. Non da meno saranno gli intellettuali
che promuoveranno una efficace contro informazione attraverso Radio Alice che
verra` chiusa (azione inusitata in un panorama ultrapermissivo come quello italiano), e
di coloro che incitavano a praticare il sabotaggio in fabbrica (‘‘Rosso’’, giugno ’77).
A tale proposito, Infante polemicamente ricorda come la critica reazionaria abbia attribuito
al ’77 due diverse tipologie di terrorismo: quello piccolo della Autonomia, e
379
* A.V., Settantasette, Derive e Approdi, 1997.
quello grande delle formazioni brigatiste interpretazione questa con la quale concordiamo.
Tuttavia la riflessione piu` significativa e` certamente quella relativa all’esito del ’77,
riflessione drammaticamente realistica e condivisibile. Secondo l’A., non pochi dei militanti
del ’77 finirono per disilludersi trasformandosi in ferventi craxiani, altri si rassegnarono,
altri ancora o finirono in galera o morirono di overdose o di Aids. Una ammissione
per certi versi analoga a quella di Infante fu formulata ante-litteram dal numero di maggio
del ’77 di ‘‘A/ttraverso’’ (p. 183) nel quale gli autori dell’articolo si rendevano conto
che il sistema si era ben attrezzato per stroncare la resistenza antagonista sia sotto il profilo
militare che sotto quello psicologico. Nonostante questa realistica presa di coscienza
— a conclusione del medesimo articolo — gli autori auspicarono la progettazione di una
sovversione a carattere globale che avrebbe dovuto prendere avvio su piccola scala.Superfluo
osservare che non avra` alcun successo 1. Persino Negri — p. 89 — ammette che
la sottovalutazione della capacita` repressiva dello Stato fu fatalmente sottovalutata e che
cio` porto` alla sconfitta e alla eliminazione di una intera generazione. Ma nonostante questa
sincera affermazione — e dunque inusuale per un intellettuale di estrema sinistra —
Negri contradditoriamente rifiuta la sconfitta teorica sostenendo la validita` dell’analisi
compiuta dal movimento del ’77. In definitiva per non pochi ex protagonisti del ’77,
il sindacalismo antagonista (quello dei CLUB e dei COBAS), i CSAO e il movimento
no-global rappresentano — o potrebbero rappresentare — la prosecuzione delle idealita`
del ’77. Questa ‘saldatura’ generazionale e` di estremo interesse poiche´ concretamente
esiste una precisa e non casuale continuita` tra le modalita` operative e la progettualita`
eversiva del ’77 e una parte del movimento no-global.
380
1 Non a caso numerosi protagonisti e/o esponenti del ’77 — p.e. Bifo a p. 168 — leggono nei
CSAO la possibilita` di una riscossa del modus operandi del ’77 e auspicano in realizzazione di alcuni
obiettivi proposti dal movimento.
14. IL MOVIMENTO DEL SETTANTASETTE
SECONDO LA CASA EDITRICE ODADREK*
La casa editrice Odadrek pubblico` un saggio significativo sul ’77 dal quale desumeremo
preziose informazioni a partire dalla testimonianza orale di alcuni significativi protagonisti
dell’antagonismo del ’77.
Partendo dall’assunto che il ’77 fu indubbiamente un mix di cecita` e di eversione da
condannarsi integralmente — contrariamente alle mistificanti ricostruzioni operaiste e
autonome — e` possibile individuare alcune caratteristiche essenziali:
1) i soggetti della eversione furono in buona sostanza il proletariato (quello romano
in particolare), i lavoratori dei servizi e gli studenti (universitari e della scuola superiore);
2) l’accentuata militarizzaizone dello scontro;
3) il rifiuto della forma partito e della democrazia rappresentativa;
4) il movimento del ’77 fu senza dubbio un movimento politico;
5) la critica impietosa agli innumerevoli compromessi della CGIL e del PCI di fronte
al capitalismo;
6) la condanna del lavoro nero e precario concretizzatasi in attacchi armati (ben 35).
Passiamo, ora, ad illustrare nel dettaglio le riflessioni di alcuni protagonisti.
Il percorso di MULIUCCI e` indubbiamente paradigmatico: ex iscritto al PCI e alla
CGIL, principale responsabile dei CAO, promotore di Radio Onda Rossa, anti-militarista
e anti-americano radicale, e` tra i portavoce dei COBAS.
Anche l’A. concorda nell’osservare che il movimento del ’77 (da ora in poi M77 ndr)
avesse compreso la centralita` del lavoro precario nel contesto del lavoro nero e precario.
Assai difficilmente il M77 avrebbe potuto dunque accettare la svolta ‘moderatrice’ di
Asor Rosa bollato non a caso come venduto e traditore. Altri temi dominanti, nell’ambito
della prassi antagonista del M77, furono l’occupazione di case, gli espropri, le autoriduzioni
delle bollette, la realizzazione di spazi occupati e autogestiti (i futuri CSAO), le
necessita` di agire attraverso scontri armati, contro i missimi e le forze dell’ordine (con
relativi morti e feriti), la necessita` di presidiare militarmente interi quartieri o Universita`
(p.e. l’Universita` di Roma era sotto il controllo di comitati autonomi operai come il quartiere
di San Lorenzo era controllato dal Collettivo di via dei Volsci) e l’utilita` di fare contro
informazione anche attraverso la Radio (p.e. Radio Onda Rossa e Radio Citta` Futura).
381
* Una sparatoria tranquilla, ed. Odradrek, 1997.
In definitiva l’Autonomia fin?` per orbitare attorno a tre istituzioni tramutate in basi
rosse: il Policlinico di San Lorenzo, l’Universita` di Roma e il quartiere di San Lorenzo
vere e proprie zone franche a sovranita` limitata per le forze dell’ordine. Quanto all’uso
della violenza questa, si concretava attraverso l’uso delle spranghe, delle rivoltellate e delle
molotov che erano di uso comune. Se interessante risulta l’osservazione dell’A., in base
alla quale la saldatura con il movimento anti-nucleare e anti-NATO fu assai significativa
(celebre la mobilitazione a Montalto di Castro), altrettanto significativa e` l’ammissione
della legittimita` della devastazione di numerose sedi dell’MSI, del FUAN e della CISNAI
e di come, complessivamente, il M77 avesse prospettato scenari rivoluzionari.
I dissensi—forti—certo non mancarono e si rivolsero alla Rossanda e a Negri in particolare.
Di quest’ultimo, l’A. ricorda come fosse sostanzialmente autoreferenziale e assai
lontano dall’Autonomia. Sull’aspetto della continuita` ideologica tra comunismo e brigatismo,
l’A. conferma come il PCI conoscesse bene le BR mentre in quello dei legami internazionali
e` di estremo interesse l’ammissione che una parte del M77 avesse sostenuto militarmente
il Fronte Popolare Palestinese. Non meno significativa e` l’ammissione in modo decisivo
svolto dai COBAS sia nel contesto della propaganda anti-nucleare e anti-americana.
Le riflessioni di MORDENTI (ex membro dell’autonomia, poi di DP e attuamente
del PRC) formula una analoga considerazione poiche´ in primo luogo afferma l’importanza
fondamentale del conflitto di classe anche nel ’77, perche´ conferma la profonda continuita`
tra sessantotto e settansette con il PID, il femminismo, Magistratura Democratica,
le radio libere, l’ambietalismo radicale e l’anti-nuclearismo, ma anche perche´ afferma
esplicitamente che nel M77 la violenza fosse divenuta a tal punto costante da essere usata
persino nei confronti delle componenti scissioniste del movimento finendo per essere
usata come strumento di fronteggiamento nell’ambito del terrorismo. Terrorismo che
—secondo una inversione schizoide della realta` —sarebbe anche la diretta conseguenza
dell’ondata repressiva (fra l’altro pienamente legittima). In tal modo, ancora una volta si
conferma il tentativo — patetico in realta` — di presentare il terrorismo come una reazione
alla violenza reazionaria. Nonostante questo macroscopico travisamento della realta`
, l’A. non puo` misconoscere — in quanto dissidente dell’Autonomia — l’opportunismo
che creo` il M77 in merito all’uso della violenza ‘‘cioe` ad inseguire forme di spontaneismo
violentista (...)’’ che fin?` per sostenere la prassi delle BR.
Anche nei confronti della reazione del mondo universitario — reazione che portera`
al rafforzamento della selezione, al numero chiuso e all’aumento delle tasse — l’A non
pote´ fare a meno di riconoscerne il successo. Proprio per reagire di fronte a questo inaudito
e inammissibile — per l’A. — successo delle istituzioni, venne riproposta la classica
strategia della strumetalizzazione: prendendo atto dell’ampia precarieta` del mondo del
lavoro attuale quale ghiotta opportunita` per servirsene a fini politici? Trasformare il disagio
sociale in antagonismo politico non e` stata forse una costante prerogativa delle
ideologie eversive?
Passiamo ad illustrare le considerazioni di MODUGNO curatore della Monthly Review.
Secondo l’A. la continuita` tra ’68 e ’77 e` scontata: basti pensare alle armi che ‘‘giravano
dal ’69 (...) le carni erano quelle da compagni che facevano i servizi d’ordine e si
382
difendevano’’ (p. 101) o basti pensare anche alla critica impietosa e radicale del compromesso
tra DC e PCI che l’A. ritiene equipollente al fascismo secondo un logoro cliche´
che vede la DC e il fascismo come due facce della stessa medaglia e che le attribuisce
la formazione di una vera e propria banda armata che avrebbe fatto centinaia di morti
(p. 106)! Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un capovolgimento della realta` che
conferma come la percezione della realta` — da parte dei militanti piu` fanatici — fosse
allucinatoria. D’altra parte proprio PICCIONI militante bierre conferma — senza tanti
giri di frasi — la presenza — ampia e diffusa — delle BR all’interno dell’Autonomia.
Anche ANDREA — dopo aver ‘definito’ il M77 un movimento politico rivoluzionario
— lo connota come un soggetto autonomo dal PCI e dal Sindacato, movimento in
cui la violenza fu inevitabile (p. 197). Ma alla fine anche l’A. deve riconoscere il fallimento
di tutta la sinistra radicale . Spunti interessanti ci vengono offerti da CESARE che
serenamente ammette che nel ’77 numerosi studenti di appena 14 anni usavano bombe
molotov (p. 219) confermando per l’ennesima volta quanto comune e diffusa fosse la
pratica della violenza. Sottolinea MAURIZIO (p. 247), tra le componenti del M77:
‘‘Era una dinamica: giusta o sbagliata, pero` esisteva, di conflitto, anche militare fra diverse
componenti’’. D’altra parte, addittando lo Stato come nemico principale
(p. 248) e rifiutando l’entusiasmo del PCI, che cosa ci si poteva attendere? Come ci si
puo` sorpendere di fronte ad affermazioni dirette come quelle di PIERA e FRANCESCO
per i quali la violenza era una condizione successiva e legittima quando veniva utilizzata
per assaltare la sede dei Fascisti? Ad ulteriore riprova di quanto detto pensiamo ai numerosi
slogans coniati in questo periodo. Per quanto concerne il mondo della violenza
armata da parte dell’operaio pensiamo agli slogan seguenti: ‘‘Cosa vogliamo compagni?
Basta! Cosa vogliano? / Tutto! Portare l’attacco al cuore dello Stato / Tutto il potere
all’operaio armato!’’; ‘‘Lo stato borghese si abbatte e non si cambia!’’; ‘‘Mirafiori ce l’ha
insegnato / proletariato in lotta, proletariato armato!’’; A proposito di Kossiga: ‘‘Cossiga
e Berlinguer, si sparano in bocca / la donna proletaria non si tocca!’’ e della DC: ‘‘Scudo
crociato / fascismo di Stato!’’; ‘‘La sede DC deve essere bruciata / non ci accontenteremo
della passeggiata!’’; ‘‘DC assassina / Tutte le stragi come piazza Fontana / mano fascista,
regia democristiana’’.
Quanto agli slogans sulla polizia questi presentano non casuali analogie con quelli
dell’MSI: ‘‘Se vedi un punto nero, polizia assassina!’’; ‘‘Se vedi un punto nero spara a
vista, o e` un carabiniere o un fascista!’’; ‘‘E se il carabiniere spara / lupara! lupara! /
Se spara il poliziotto / P38, P38’’; ‘‘Carabiniere / sbirro maledetto / te la spegniamo
noi la fiamma sul berretto!’’
Infine sulla legittimita` della lotta armata basteranno pochi ed eloquenti slogans:
‘‘Contro la DC, contro il fascismo / Lotta armata per il comunismo!; ‘‘Dalle carceri e
dai penitenziari / Nuclei armati proletari!’’; ‘‘Rosse, rosse, brigate rosse! Come bastera`
un solo slogan per indicare la solidarieta` con la lotta armate internazionale: ‘‘ETA, IRA,
BR, padroni e imperialisti / scavatevi le fosse!’’. Di fronte a tutto cio` ci si puo` solo rammaricare
che le scelte repressive arrivarono tardivamente. Se — al contrario — fossero
state poste in essere a partire dal ’69 molte derive estremiste sarebbero state evitate o
quanto meno contenute. Ma la vilta` di una parte considerevole della politica lo imped?`.
383
15. NOTE STORICHE SUL MOVIMENTO
DEL SETTANTASETTE
Parte prima
Un ruolo indubbiamente rilevante fu svolto dall’Autonomia che sorta nel 1973 grazie
a Negri (ex iscritto al PSI e co-fondatore di POTOP con Piperno e Scalzone) divenne un
punto di riferimento per gran parte del movimento del ’77, anche grazie alla autorevolezza
della rivista ROSSO (che ebbe sede a Milano). Proprio da questa pubblicazione
emersero con chiarezza la centralita` della problematica della violenza che si concretizzera`
nella esaltazione degli espropri, degli assalti a banche e a supermercati. Indubbiamente
fu la citta` di PADOVA, e in particolare l’Universita` del capoluogo, a rivestire un ruolo
determinante per l’Autonomia che nel volgere di breve tempo fin?` per costituire un legame
con l’area terroristica (come ebbe modo di rilevare VENTURA) facendosi promotrice,
presso la Facolta` di scienze politiche di PADOVA, di azioni tipiche dell’agitazione
sovversiva: violenze fisiche, intimidazioni, che crearono un clima di terrore facendo venire
meno ogni reazione. Naturalmente anche la contro informazione - svolta p.e. a BOLOGNA
da Radio Alice - rivest?` un ruolo rilevante nel sobillare e indottrinare le masse a
favore dell’Autonomia. Solo con i processi condotti da Calogero, da Gallucci e Amato
nell’83 si incominciarono a comprendere la reale portata dell’Autonomia che sara` connotata
come una associazione sovversiva con lo scopo di insorgere contro lo Stato, portando
in tal modo alla condanna di Negri e Scalzone nel giugno del 1987. Condanne
altrettanto severe verranno inflitte nei confronti di Alunni e Barese che verranno riconosciuti
colpevoli di banda armata, attentati dinamitardi e selvagge devastazioni.
Per non pochi interpreti — piu` o meno autorevoli — il ’77 fu una sorta di parabola
discendente della gran parte dei movimenti determinata anche dai numerosi dissensi all’interno
della sinistra extraparlamentare. Sia sufficiente pensare alle critiche rivolte dal
gruppo: ‘‘il Manifesto’’ all’Autonomia o alle prese di posizione del PCI che, di fronte
all’Autonomia, prese una posizione di netto e radicale dissenso che non gli imped?` tuttavia
di tollerare la grande manifestazione dell’Autonomia a Bologna, nel settembre del
1977. O alla crescita delle divergenze tra LC e l’Autonomia — divergenze frutto solo di
fanatico settarismo e di smania di protagonismo di fronte ad una rivoluzione che si pensava
oramai imminente. Al di la` delle distinzioni e/o dei contrasti non c’e` dubbio che
tutti i vari raggruppamenti — in un modo o nell’altro — fossero figli della tradizione
comunista (p.e. Vesce proveniva proprio dalle sezioni del PCI) almeno quanto le organizzazioni
terroristiche avevano trovato la loro genesi nelle fabbriche (p.e. della Magneti
Marelli di Milano) e soprattutto nei movimenti che d’altronde parlarono a piu` riprese di
ricorso alla lotta rivoluzionaria e di partito armato. A tale proposito alcune affermazioni
384
di POTOP sono assai significative: nel n. 35 del 1970 della rivista POTERE OPERAIO
si parla esplicitamente di violenza rivoluzionaria cos?` anche, nel documento dell’Ufficio
Internazionale di POTOP del 1973, si afferma — la necessita` di superare l’inefficiente
spontaneismo di massa per produrre le condizioni della lotta armata e del terrorismo di
massa. In generale, al di la` di queste specifiche affermazioni, la indubbia responsabilita`
diretta o indiretta per la nascita della lotta armata e il suo sviluppo, vanno attribuiti non
solo al contesto operaio ma anche — e soprattutto — al contesto della intellettualita` antagonista
universitaria ed extra universitaria (si pensi a NEGRI, VESCE, FERRARI
BRAVO). D’altronde non fu proprio NEGRI — nel 1974 — ad affermare che la lotta
armata rappresentava il suo autentico momento strategico? E non fu sempre NEGRI —
nel 1978 — a sostenere che la vittoria dell’Autonomia nasceva da una capillare estensione
del contropotere di massa? Al di la` delle capziose distinzione tra l’Autonomia e le BR,
in realta` la loro unica e reale differenza era nelle modalita` operative di praticare il terrorismo:
quello brigatista si attuava attraverso un elevato volume di fuoco mentre quello
dell’Autonomia si attuava in forma piu` frammentaria e dispersiva. . Tornando alla genesi
della lotta armata, qualsiasi studioso, intellettualmente onesto, non potra` non riconoscere
che questa aveva un rilevante insediamento sociale e non potra` non riconoscere l’importanza
politico-strategico sia del ’68 sia delle opere di Feltrinelli (alludiamo a ‘‘Italia
1968: guerriglia politica’’ e allo scritto ‘‘Estate 1969’’). Quanto al ruolo del movimento
del ’77 come non rilevare che proprio questo fornira` alle BR—e non solo—un numero
di rilievo di dissidenti e un notevole radicalmente sociale? Alcuni semplici dati confermeranno
la nostra analisi: la preistoria delle BR oltre che trovare nel gruppo dell’appartamento
dei giovani comunisti di Reggio Emilia di Franceschini una prima forma embrionale,
trovera` nella esperienza sovversiva dell’Universita` di Trento da parte di CURCIO
e della Cagol una prima chiara manifestazione; il secondo dato e` relativo ai capi
storici delle BR (cioe` a Moretti, Alunni) la cui genesi politica e` individuale proprio
nel 1969. Il terzo dato — apparentemente indiretto — fu la pubblicazione del secondo
‘documento teorico’ delle BR proprio sulla rivista di POTOP. Un altro dato rilevante —
particolarmente sottolineato del Gen. Della Chiesa — era la capillare presenza delle BR
nella zona industriale torinese (d’altronde anche nel caso di Prima Linea l’epicentro della
loro attivita` fu rappresentato dalla citta` piemontese e anche nel loro caso i quadri prevenivano
dal ’68 gia` da LC). In conclusione la lotta armata nel suo insieme (BR, NAP,
Prima linea etc.) derivo` dalla sinistra extraparlamentare poiche´ —come sottolinea GALLI
— prese precisi connotati ideologici: ‘‘la violenza come levatrice della storia, il partito
come avanguardia militante della classe, la propaganda armata, il fuorilegge come ribelle
sociale’’ rafforzati dal contesto internazionale a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta
(Nuove Questioni di Storia Contemporanea, Vol. IV, p. 953, Ed. Marzorati, 1985). Tuttora
— a differenza di Galli — noi siamo pienamente persuasi della gravissima responsabilita`
della sinistra istituzionale sia per il suo garantismo sia per la comune matrice
ideologica.
385
16. NOTE SULL’ALA CREATIVA
DEL MOVIMENTO DEL SETTANTASETTE *
Anche nei confronti del movimento del ’77 un’ampia solidarieta` da parte degli intellettuali
non venne meno. Sia sufficiente riflettere su quella apertamente manifestata da
Sartre, Foucault, Deleuze e Guattari. Sotto il profilo strettamente ideologico l’ala creativa
si connoto` per un accentuato nichilismo abbinato ad un’utopia estetizzante e al recupero
del mito dell’artista come soggetto folle e sradicato. Naturalmente la dimensione
eversiva non venne meno ma ebbe — semplicemente — modo di esprimersi attraverso
modalita` semiotiche analoghe all’underground degli anni Sessanta: la sintesi tra dadaismo,
futurismo e surrealismo bretoniano diede vita all’ampio uso del detourrement, della
psicogeografia, del cut-up, all’uso dello sberleffo, della irrisione, della esaltazione della
dimensione ludica e della festa, della poesia-collage, all’humour noir surrealista, alla feroce
satira politica, alla creazione di falsi giornali, alla produzione di nonsense per mandare
in corto circuito la menzogna della comunicazione consumistica. Indubbiamente le
pubblicazione piu` note, cioe` quelle che faranno ampio uso di queste tecniche, saranno
ZUT (sorta nell’ottobre del ’76 a Roma ad opera di Pasquini), A/Traverso (sorta del ’75
a Bologna ad opera di Bifo e Sanotti) e Senza Famiglia (della quale l’opera dissacatrice di
Sade trova modo di radicarsi ampiamente in funzione visceralmente polemica contro la
morale cattolica e borghese in toto). Infine, accanto al rifiuto del lavoro e all’ampio uso
degli espropri proletari, la frammentazione del soggetto rivoluzionario in tanti attori
eversivi ci consente di utilizzare la metafora del rizoma quale efficacia strumento interpretativo
del movimento del ’77. In definitiva, l’ala creativa riappropriandosi — come
gia` aveva fatto l’underground — delle innovazioni delle avanguardie artistiche letterarie
riesce a dare forma — semanticamente originale — all’eversione.
386
* Fonte: Claudia Solaris, Il movimento del ’77, AAA ed. 1994.
Appendice II
1. PREMESSA
Nonostante siano passati oltre quarant’anni, il documento del Gen. Gehelen conserva
tutta la sua legittimita` poiche´ mostra - lucidamente - la strategia della sovversione portata
avanti attraverso la guerra psicologica dal partito comunista sovietico, strategia che
trova numerose affinita` con quelle promosse da Cuba nel mondo contemporaneo e dal
movimento no global (rimando a tale riguardo al volume ‘‘La guerre cognitive’’, ed. Lavauzelle
e in particolare al cap.V redatto da Prats della Ecole de guerre economique).
Per quanto concerne il saggio del Col. Pisano, tratto dalla ‘‘Rivista Marittima’’, il suo
significato nel contesto del volume e` assolutamente evidente: l’agitazione sovversiva e i
sodalizi internazionali costituiscono due chiavi di lettura fondamentali per inquadrare la
CNV.
389
2. ORGANIZZAZIONI E ASSOCIAZIONI INTERNAZIONALI
DEL PATTO DI VARSAVIA
L’estrema varieta` delle associazioni e delle organizzazioni, degli organismi e delle basi
di cui il comunismo internazionale si serve come di veicoli della sua attivita` in patria e
all’estero induce a ritenere che sia non solo utile ma addirittura necessario passare in rassegna
le diverse categorie in cui essi sono classificabili. A tal fine ho deciso di catalogarli
secondo un criterio che, pur evitando i fuorvianti schematismi cos?` frequenti in altre indagini,
valga a dimostrare come la ragnatela internazionale tessuta dall’apparato comunista
intorno all’intero globo sia come un organismo vivo e pulsante. La classificazione deve
essere tale da tener conto di tutti i legami stabiliti da queste organizzazioni, nonche´ della
loro capacita` — tipica del modo in cui il comunismo lavora all’estero — di intrecciarsi e
mescolarsi con altre. Penso sia superfluo aggiungere che la fitta rete di rapporti con altre
organizzazioni attraverso la quale operano gli strumenti impiegati dagli agenti del comunismo
internazionale e` proprio cio` che rende cos?` difficile tanto per il politico esperto
quanto per l’uomo della strada comprendere il reale significato di ogni singola operazione
o rendersi conto dell’enormita` del pericolo che incombe sul mondo non comunista.
Le seguenti associazioni e organizzazioni sono controllate e coordinate direttamente
da Mosca, e sono parte integrante della grande strategia comunista: le undici organizzazioni
internazionali a estensione mondiale che possono essere definite ‘‘organizzazioni di
facciata’’, e delle quali mi occupero` piu` avanti in modo dettagliato; varie organizzazioni
nazionali con compiti di natura ausiliaria e meno scoperta che operano in stretto colleamento
con le suddette organizzazioni internazionali o in modo autonomo, e a volte solo
per un periodo di tempo limitato durante il quale perseguono uno scopo specifico; infine,
i partiti comunisti legali e illegali.
Queste associazioni e organizzazioni sono coadiuvate da vari enti stranieri che sotto
la copertura di attivita` fittizie fungono da basi e punti di controllo. Quasi senza eccezione
esse sono capaci di intraprendere operazioni in modo autonomo e di condurre campagne
politiche. Io le suddivido nelle seguenti categorie: missioni diplomatiche comuniste
e altri organismi ‘‘ufficiali’’, come le missioni e le agenzie commerciali, nonche´ i gruppi
di assistenza tecnica; istituzioni semi-ufficiali come scuole e ospedali finanziate in altri
paesi da fondi statali messi a disposizione da paesi comunisti, o almeno appoggiate da
essi; ‘‘residenze’’ e organi dei servizi segreti comunisti, il cui lavoro di spionaggio ‘‘classico’’
spesso non e` che una parte esigua della loro attivita` .
Nell’esecuzione di campagne politiche e di altre operazioni tali associazioni, organizzazioni
ed enti di vario genere fanno ricorso in larga misura a metodi e tattiche sufficienti
di per se´ a permettere agli ‘‘addetti ai lavori’’ di capire, o almeno di prevedere con un
buon margine di sicurezza, quali sono gli obiettivi a lungo termine che essi perseguono.
In ogni caso la loro funzione e` di sovvertire l’ordine amministrativo e sociale dei paesi
390
non-comunisti e di indebolirne o distruggerne il potenziale nazionale. Propaganda e agitazione
politica, infiltrazione e diversione, sovversione e sabotaggio sono i metodi con cui
sperano di portare alla vittoria. Anche troppo spesso questi metodi hanno avuto successo.
Tra i piu` discussi degli strumenti di attuazione e di appoggio dei piani su scala mondiale
di Mosca vanno annoverate le undici organizzazioni internazionali ‘‘di facciata’’ che i
russi controllano e finanziano generosamente per condurre, sotto un’abile copertura,
operazioni di vasta portata. Questo sistema di organizzazioni di massa accuratamente mimetizzate
e` integrato e rafforzato da un certo numero di attive associazini quale, ad esempio,
l’Organizzazione di solidarieta` afro-asiatica. Le undici associazioni internazionali raccolgono
centinaia di milioni di persone, ripartite nei piu` diversi tipi di organizzazioni e
sotto gruppi. In passato i russi le hanno ripetutamente utilizzate su un ampio fronte
per sviluppare aspetti particolari delle loro campagne propagandistiche, ma se ne sono
anche avvalsi per portare avanti campagne denigratorie legate a vari avvenimenti accaduti
in Occidente, e per minare alle fondamenta la posizione della Germania occidentale.
L’elevato numero di queste organizzazioni e la rete di tentacoli che si insinuano
ovunque sulla superficie dell’intero globo consentono ai capi sovietici di passare con
estrema rapidita` da una campagna all’altra.
Per quanto diverse in termini di funzioni, obiettivi e modus operandi, le undici associazioni
manifestano un certo numero di aspetti comuni. Piu` avanti analizzero` nei dettagli
il ruolo particolare dell’ultima delle associazioni elencate nella tabella, la Federazione
Internazionale dei Combattenti della Resistenza, operante nella Germania occidentale.
Se si eccettua questa federazione, che fu fondata nel 1951, e il quartier generale del
Consiglio Mondiale della Pace, fondato nel 1949, tutte queste organizzazioni videro la
luce negli anni dell’immediato dopoguerra.
Sotto l’attenta e abile direzione di Mosca, nacquero nel 1945 e nel 1946 dalla fusione
di associazioni e leghe locali che operavano nei diversi paesi e tra le quali, naturalmente,
figuravano a quel tempo anche numerose organizzazioni di ispirazione non-comunista.
Sono perfettamente convinto che in molti casi questi gruppi erano animati dalle migliori
e piu` nobili intenzioni, e che le campagne da loro promosse erano non solo giustificate,
ma addirittura necessarie dal punto di vista dei paesi interessati; ma d’altra parte non c’e`
dubbio che i comunisti seppero muoversi con estrema accortezza nei confronti di queste
nuove associazioni nazionali, riuscendo in brevissimo tempo ad assumerne il controllo e
a incanalarne deliberatamente le scelte politiche nella direzione voluta da Mosca. Piu` e
piu` volte io e i miei colleghi dell’Organizzazione, allora ai suoi primi passi, ci accorgemmo
di quanto stava accadendo: sfruttando questi gruppi ‘‘borghesi’’ i comunisti riuscirono
rapidamente a infiltrarsi nell’intero ‘‘campo borghese’’ dei paesi prescelti. Da quelli
che i russi chiamarono gli ‘‘utili idioti’’ degli anni ’50, vere e proprie marionette la cui
inettitudine contribu?` spesso in misura determinante ad accelerare il processo di disintegrazione
voluto dai comunisti che ne manovravano i fili, e` uscita la nuova generazione di
collaboratori e simpatizzanti consapevoli degli anni ’70, certo assai piu` utili ai comunisti
per l’attivita` sotterranea che oggi vanno sviluppando. In ogni caso, fu la miriade di piccoli
gruppi che spuntarono come funghi in tutto il mondo venticinque anni fa a rendere
possibile la fulminea crescita delle associazioni internazionali di ispirazione comunista.
391
Molti di questi piccoli gruppi nazionali si disillusero piu` rapidamente di quanto avessero
previsto gli istigatori e i fiancheggiatori comunisti, quando si accorsero che i postichiave
nei quartieri generali erano in mano comunista e che in breve tempo i russi ne
avrebbero assunto il completo controllo. I posti lasciati ai rappresentanti dei gruppi ‘‘nazionali’’
erano al piu` posti di carattere onorario, la cui scarsa importanza era evidente fin
dall’inizio. Mentre per queste e altre ragioni numerosi gruppi e associazioni si discioglievano,
ne emersero di nuovi che presero il loro posto, adottando spesso una linea politica
autonoma; numerose di queste nuove associazioni sorte nel mondo libero si fusero con
altri gruppi di analoga ispirazione per dare vita a federazioni internazinali marcatamente
anti-comuniste. Tuttavia durante questa fase l’unica che riusc?` a contrapporsi efficacemente
alle organizzazioni comuniste operanti su scala mondiale fu la Federazione inter-
I VEICOLI DEL COMUNISMO INTERNAZIONALE
Quartieri Iscritti
generali
Federazione Sindacale Mondiale Praga 138 milioni in 56 paesi
Consiglio Mondiale della Pace Helsinki Piu` di 100 comitati per la pace a
livello nazionale
Federazione Mondiale Budapest 100 milioni in 180 organizzazioni
della Gioventu` Democratica giovanili
Unione Internazionale degli Studenti Praga 4 milioni in 87 organizzazioni
Federazione Internazionale Berlino Est 200 milioni (secondo i comunisti)
delle Donne Democratiche in 90 paesi
Federazione Mondiale Praga 7,65 milioni in 25 paesi
dei Sindacati degli Insegnanti
Organizzazione Internazionale Praga 140.000 in oltre 100 paesi
dei Giornalisti
Organizzazione Internazionale Praga Sottogruppi in 19 paesi
della Radio e della Televisione
Associazione Internazionale Bruxelles Circa 50 branche e sottogruppi
degli Avvocati
Democratici Federazione Mondiale Londra 300.000 in 51 paesi
dei Lavoratori della Scienza
Federazione Internazionale Vienna 4 milioni in 470 organizzazioni in
dei Combattenti della Resistenza 20 paesi
nazionale dei sindacati liberi, che si sviluppo` rapidamente fino a diventare, nella seconda
meta` degli anni ’60, altrettanto forte della sua avversaria comunista in termini di influenza
e di numero di aderenti.
Alcuni lettori si saranno forse chiesti quale sia la logica che sta dietro la particolare
graduatoria in cui ho collocato le undici organizzazioni mondiali, dato che essa differisce
da quella consueta. In effetti, il principio a cui mi sono attenuto e` stato quello di mettere
ai primi posti le organizzazioni piu` attive. Questa piccola correzione rivela di per se´un
fatto che non puo` apparire sorprendente: quasi tutte le organizzazioni piu` attive —
392
che sono poi quelle piu` pericolose per il mondo libero—hanno sede a Praga (ben cinque
su undici). Questa concentrazione geografica, alla quale in Occidente si e` prestata troppo
poca attenzione, puo` essere considerata come un vero e proprio quartier generale, non
dissimile dal vecchio Cominform, e fa apparire la Cecoslovacchia come una specie di ‘‘socio
giovane’’ dell’Unione Sovietica nell’amministrazione di queste grandi organizzazioni.
Non ho bisogno di aggiungere che una delle ragioni che nel 1968 spinsero i russi a
occupare il paese con la forza fu la preoccupazione di mantenere sotto il loro stretto controllo
questa roccaforte del comunismo internazionale.
Esaminando piu` da vicino l’elenco si scopre inoltre che una delle organizzazioni piu`
importanti ha il suo quartier generale a Helsinki: il Consiglio Mondiale della Pace, con le
sue potenzialita` virtualmente inesauribili, ha sede in un paese che, pur non appartenendo
ufficialmente all’impero comunista, dipende dai russi come nessun altro. Il fatto che
due organizzazioni internazionali siano riuscite a mantenere le rispettive sedi in paesi che
sono membri della NATO mi offre l’occasione di attirare l’attenzione su stratagemmi di
mimetizzazione adottati non solo dell’opinione pubblica di questi paesi, ma anche di innumerevoli
uomini politici occidentali sulla vera natura di una macchina come quella comunista
che e` stata ideata e lavora per un unico scopo: sottoporre la mente occidentale a
un incessante attacco da dietro una cortina di innocua attivita` e provocare cos?` il declino
e la caduta della societa` occidentale.
Apparentemente le organizzazioni mondiali comuniste possono ancora affermare di
essere organizzazioni-madre ‘‘non allineate’’. Esse fanno rilevare che i non-comunisti che
occupano posizioni di apparente rilievo sono la maggioranza.
E `
anche perfettamente vero che a queste organizzazioni mondiali aderiscono numerosi
gruppi, in particolare quelli di paesi africani e del resto del Terzo Mondo, che rappresentano
davvero interessi comuni e che sotto l’occhio vigile dei rispettivi governi totalitari,
gelosi della loro sovranita` , si sforzano davvero di tenere sempre presenti le reali
esigenze particolari delle loro nazioni e si battono con grande vigore e decisione per vederle
soddisfatte. Il loro interesse nelle organizzazioni-madre comuniste dipende esclusivamente
dall’assistenza che ricevono, soprattutto sotto forma di attrezzature e facilitazioni
per la formazione di futuri leaders.
Ma e` proprio qui, a mio avviso, che dobbiamo scorgere uno dei maggiori pericoli rappresentati
da queste organizzazioni mondiali. I futuri leaders dei paesi sottosvilupppati
vengono formati prevalentemente nei paesi comunisti dopo essere stati in buona parte reclutati
attraverso le innumerevoli ed efficienti ramificazioni delle grandi organizzazioni internazionali.
Il lavoro di formazione viene svolto principalmente nell’Unione Sovietica e
nella Germani orientale; la Cecoslovacchia, con i suoi magnifici centri di formazione di
Praga e Zlin, ha avuto il permesso di collaborare nuovamente a questo programma di formazione
di quadri solo in modo molto graduale dopo gli avvenimenti del 1968. Da numerosi
elementi si puo` arguire che questa speciale attivita` di formazione e` portata avanti con
metodi estremamente raffinati e con l’insegnamento della psicologia. Poiche´ agli inizi i tentativi
di indottrinamento diretto si dimostrarono abbastanza spesso controproducenti, ora
i comunisti non annettono una particolare importanza a questo sistema di formazione. Oggi
i benefici che ricavano sono indiretti: i] contenuto politico dei testi usati per insegnare le
393
lingue, ad esempio, e le conclusioni che gli ospiti ricaveranno dall’osservazione diretta del
sistema socialista. Di solito gli studenti provenienti dai paesi sottosviluppati non hanno altro
termine di raffronto all’infuori delle rispettive terre di origine, cosicche´ quasi sempre se
ne vanno dal paese comunista che li ha ospitati per qualche anno con l’impressione di avere
scoperto nel ‘‘socialismo’’ (che e` poi comunismo) un sistema estremamente efficace per
pianificare e controllare una societa` che aspiri ad essere moderna. A questo punto essi sono
gia` dei combattenti addestrati pronti a battersi per la causa comunista. Una volta rientrati
nel paese d’origine essi diventano le forze ‘‘progressiste’’ all’inerno dell’apparato statale
o di una varieta` di altre orgaizzazioni, elementi che, a seconda di come spira il vento,
possono essere rapidamente trasformati in promotori di fermento e di rivoluzione.
Il secondo pericolo inerente a queste organizzazioni mondiali e` l’influenza permanente
che esse esercitano su quanti vi aderiscono. Esse esistono da venticinque anni, eppure
l’unico episodio che ha suscitato qualche protesta e` stata l’occupazione della Cecoslovacchia,
e anche questa volta le obiezioni sono venute quasi esclusivamente dalle organizzazioni
con sede a Praga. A parte questo caso speciale, tutte le organizzazioni hanno sempre
appoggiato la politica sovietica senza riserve, dimostrando questo appoggio con risoluzioni,
raccolte di fondi, manifestazioni e campagne. Raramente per influenzare
l’opinione pubblica esse fanno uso di metodi ‘‘diretti’’: di solito preferiscono lavorare
in modo indiretto, spesso quasi impercettibile; ed e` appunto questo che rende la loro
azione cos?` efficace a lungo termine.
Noi siamo sempre stati convinti della necessita` di tenere sotto attento esame l’operato
delle organizzazioni mondiali controllate dai comunisti per il fatto che dal contenuto
delle loro campagne propagandistiche e di agitazione politica e` spesso possibile ricavare
indicazioni sui futuri spostamenti di accento della politica comunista a lungo termine.
Spesso ulteriori indicazioni sugli spostamenti geografici del punto focale della politica
estera sovietica potrebbero essere desunte dagli intensi movimenti della ‘‘diplomazia
viaggiante’’ delle organizzazioni mondiali; purtroppo l’Occidente tende a dedicare scarsa
attenzione a queste indicazioni.
Poiche´ mi sarebbe impossibile nell’ambito di questo libro passare in rassegna ad una
ad una tutte le organizzazioni mondiali e le rispettive attivita` , devo limitarmi a illustrare
pochissimi casi. Personalmente ho sempre considerato la Federazione sindacale mondiale
quella piu` rigidamente controllata e allo stesso tempo quella piu` dinamica. Tuttavia sul
piano dell’efficacia generale il Consiglio Mondiale della Pace mi sembra ancora piu` pericoloso,
anche se il Movimento per la Pace comunista non rende noti dati esatti sul numero
degli aderenti, preferendo sbandierare numeri fittizi di compagni di strada e simpatizzanti
non molto lontani dal miliardo. L’aspetto piu` importante del Consiglio Mondiale
della Pace — nonche´ della Conferenza Cristiana della Pace e dell’Istituto Internazionale
per la Pace, l’una e l’altro legati a questa organizzazione-madre — e` che gli obiettivi che
esso proclama sono assolutamente irreprensibili. Non stupisce quindi che questi veicoli
dell’attivita` comunista mondiale possano vantare la collaborazione di innumerevoli personalita`
chiaramente non-comuniste. Tra queste personalita` figurano molti uomini di
grande fama e levatura mondiale, i quali ovviamente credono davvero che la coesistenza
sia praticabile, tanto nello spirito quanto nella lettera, anche nel campo della politica.
394
Secondo informazioni a mia disposizione la Conferenza Cristiana per la Pace e` ormai
diventata un residuo del passato. Essa fu costituita da alcuni teologi cecoslovacchi nel
1958 con l’approvazione dell’Ufficio di Stato cecoslovacco per gli affari Religiosi. Il padre
dell’idea fu un professore protestate di teologia, Hromadka, morto nel 1969, la cui
intenzione era di dare vita, ‘‘nell’interesse delle generazioni attuali e di quelle future’’, a
un Congresso Cristiano Mondiale per ‘‘condannare la produzione di ogni tipo di armi e
strumenti per la distruzione di massa’’ e per ‘‘porre all’ordine del giorno l’esigenza di
pace’’. Il Consiglio Ecumenico cecoslovacco avrebbe provveduto a convocare nel
1958 eminenti personalita` delle chiese cristiane, indipendentemente dalle differenze di
nazionalita` o di credo, per mettere a punto i piani necessari in vista della creazione di
questo Congresso Mondiale. La Conferenza Cristiana per la Pace diede vita a comitati
nazionali in un gran numero di paesi, toccando il punto piu` alto della sua attivita` con
le Assemblee di Tutti i Cristiani per la Pace.
Il professor Hromadka credeva che a lungo termine comunismo e cristianesimo
avrebbero potuto riconciliarsi. Il cristianesimo, disse una volta, doveva tenersi pronto
per il momento in cui si sarebbe rivelato necessario ‘‘riempire di nuova sostanza cristiana’’
il ‘‘vuoto spirituale’’ delle masse comuniste. L’occupazione sovietica della Cecoslovacchia
distrusse questa illusione. E distrusse anche il lavoro di Hromadka, poiche´ quando
egli protesto` senza paura contro la violenza esercitata ai danni della sua madrepatria,
il capo della chiesa ortodossa russa si affretto` a rimproverarlo con dure parole per i suoi
timori. Hromadka mor?` deluso e rassegnato.
Secondo dati forniti dal manuale delle organizzazioni internazionali pubblicato nel
1969 nella Germania orientale, in quell’anno il Consiglio Mondiale della Pace impiegava
475 persone, delegate dalle associazioni mondiali e da altre organizzazioni. Il Consiglio,
fondato il 21 aprile 1949, lavorava in stretto collegamento con comitati nazionali per la
pace operanti in un centinaio di paesi.
Per chiarire la natura del Consiglio Mondiale della Pace non posso fare di meglio che
citare alcuni brani tratti dallo stesso manuale. Esso offre la piu` chiara dimostrazione di
come dietro un aspetto luminoso e invitante batta spesso un cuore spregiudicato e consacrato
alla causa sovietica:
‘‘L’attivita` del Consiglio Mondiale della Pace e` appoggiata dalle organizzazioni nazionali
per la pace esistenti in quasi tutti i paesi del mondo e da vari organismi internazionali
e nazionali che sono interessati a difendere la pace ma organizzativamente non
appartengono al movimento mondiale per la pace. Il Consiglio Mondiale della Pace
contribuisce all’espansione del movimento per la pace, e non risparmia alcuno sforzo
per far s?` che questo movimento attragga nelle sue file rappresentanti di ogni classe,
indipendentemente dal loro credo politico e religioso’’.
Fin qui e` un programma nel quale forse solo la fastidiosa ripetizione della parola ‘‘pace’’
potrebbe dare adito a qualche sospetto. Ma il manuale prosegue:
‘‘Dal 16 al 19 dicembre 1961 si svolse a Stoccolma una conferenza del Consiglio
Mondiale della Pace che fu una delle piu` importanti e rappresentative nella storia
dell’organizzazione. Le risoluzioni approvate alla conferenza di Stoccolma costitui-
395
scono un importante contributo al fine di mobilitare larghi strati dell’opinione pubblica
di ogni paese e di unirli nella lotta contro ff pericolo di una guerra mondiale
nucleare. La conferenza dichiaro` che la pace mondiale e` seriamente minacciata dalla
mancanza di un definitivo trattato di pace tedesco e dalla rinascita del militarismo e
del revisionismo nella Germani occidentale. Essa auspico` la mobilitazione di vasti
settori dell’opinione pubblica mondiale nella lotta per l’avvio di negoziati che portino
alla stipulazione di un Trattato di pace tedesco’’.
Il tono e` ora completamente diverso. Non appena si arriva a sfiorare il problema tedesco,
l’elemento di sovversione diventa penosamente chiaro; con questi discorsi il ‘‘pacifico’’
Consiglio Mondiale della Pace si affianca alle altre organizzazioni impegnate nella
campagna mondiale di denigrazione contro la ‘‘Germania di Arldenauer militarista e revisionista’’
degli anni ’50 e ’60.
‘‘Dal 10 al 15 luglio 1965 si tenne a Helsinki il Congresso Mondiale sulla Pace, sull’Indipendenza
nazionale e sul Disarmo generale. Il Congresso, convocato in un momento
in cui la situazione internazionale era particolarmente complessa — escalation dell’aggressione
imperialista in Vietnam, occupazione di Santo Domingo da parte di truppe
americane, richieste sempre piu` sfrontate dei generali di Bonn per la concessione di armi
nucleari alla Germania occidentale, lotte delle forze patriottiche in Angola. Mozambico,
penisola Araba e cos?` via—il Congresso era consapevole della speciale importanza delle
risoluzioni che avrebbe approvato.Adifferenza di precedenti incontri di questi combattenti
per la pace, il congresso di Helsinki fu caratterizzato dall’eccezionale ampiezza dei
movimenti e delle organizzazioni rappresentati. Ai gruppi per la pace uniti nel Consiglio
Mondiale per la Pace si affiancarono esponenti di molti gruppi internazionali autonomi,
che in alcuni casi portavano con se´ proprie e particolari convinzioni religiose o pacifiste.
Complessivamente parteciparono alla conferenza 1.470 rappresentanti di organizzazioni
nazionali provenienti da 98 paesi di tutti i continenti e delegati di 18 organizzazioni
internazionali. Anche se alcuni dei problemi affrontati sollevarono vivaci discussioni,
tutti i partecipanti approvarono all’unanimita` i documenti finali (la Risoluzione sul Vietname
la Dichiarazione Generale), dando cos?` vivente testimonianza del fatto che di fronte
alle gravi tensioni provocate dall’aggressione delle forze imperialiste, tutti coloro che si
preoccupano della salvaguardia della pace possono porre al di sopra di ogni altro interesse
l’obiettivo di mobilitare i loro concittadini nella lotta contro i guerrafondai, e serrare
le file per raggiungere questo fine’’.
Questo brano dimostra con particolare chiarezza come gli ‘‘amici della pace’’ cos?`
radunati siano incoraggiati a vedere tutti i problemi internazionali del momento sotto
la luce voluta dai russi.
‘‘Il tema del Congresso sulla Pace, sull’Indipendenza nazionale e sul Disarmo generale
e` di porre l’accento sull’unita` e la compattezza di tutti i grandi movimenti democratici
il cui obiettivo comune e` oggi rappresentato dal libero progresso dell’Umanita`
. In tale contesto grande importanza deve essere annessa alla Dichiarazione Generale,
nella quale si dimostra che la responsabilita` dell’attuale tensione internazionale
ricade sugli imperialisti, sui loro tentativi di piegare le lotte nazionali dei popoli per la
396
liberta` , sulla loro decisione di accelerare la corsa al riarmo e portare avanti i preparativi
per una nuova guerra mondiale. Il Congresso discusse i problemi dei movimenti
di liberazione nazionale e il rapporto di interdipendenza che esiste tra di essi e la
lotta per la pace tra tutte le nazioni’’.
Il caso del Consiglio Mondiale della Pace mostra con particolare chiarezza come i comunisti
riuscirono durante gli anni ’60 a rompere l’isolamento dell’immediato dopoguerra,
e come personalita` animale dalle migliori intenzioni fornirono loro, spesso senza rendersene
conto, il ‘‘fuoco di copertura’’ — se mi e` permesso di emulare la terminologia incoerentemente
marziale impiegata per descrivere le campagne dei movimenti per la pace—di
cui i comunisti avevano bisogno.Sinceri pacifisti hanno unito i loro sforzi a quelli di devoti
cristiani e di altre persone e organizzazioni profondamente ansiose di migliorare le condizioni
sociali in tutto il mondo, per lavorare all’interno del Consiglio Mondiale della Pace o
nei comitati nazionali ad esso affiliati, e ancora oggi essi si rifiutano di aprire gli occhi davanti
alla realta` , e cos?` di convincersi che con la loro attivita` servono non gia` la causa della
pace, bens?` indirettamente quella della trasformazione rivoluzionaria del mondo.
A questo proposito vale la pena di ricordare che un paese neutrale come l’Austria
ritenne di doversi dissociare dal Consiglio Mondiale della Pace e il 2 febbraio 1957
ne chiuse il quartier generale, dopo che esso era gia` stato espulso dalla Francia nel
1951, due anni dopo la fondazione ufficiale del Consiglio, per attivita` incompatibili
con gli interessi della Francia. Questo atteggiamento dei nostri vicini illustra piu` di qualsiasi
discorso la bonta` del loro istinto politico. Esso dimostra come nel difendere i loro
interessi gli austriaci siano sorretti da una determinazione che purtroppo non sempre si
riscontra qui in Occidente.
Come il Consiglio Mondiale della Pace, anche la Federazione Mondiale della Gioventu`
Democratica agisce allo soperto e conduce le sue campagne con slogan la cui innocua
terminologia ha lo scopo di mascherare l’efficienza di questa organizzazione come strumento
nella lotta ingaggiata dal comunismo internazionale. Vediamo, ad esempio, che cosa
accade al Nono Festival Mondiale Giovanile dello Sport svoltosi a Sofia, la capitale della
Bulgaria, tra il 28 luglio e i16 agosto 1968 ciascuna delle due meta` della Germania vi
invio` una propria delegazione, e una di queste, la Legge Federale della Gioventu` della
Germania occidentale, ingaggio` una memorabile battaglia. (E appunto per la presenza
della delegazione della Germania occidentale che ho scelto questo particolare caso).
Nella pubblicita` che precedette l’inizio del Festival comparvero termini e frasi — riguardanti,
ad esempio, i ‘‘diritti politici, economici, sociali e culturali della gioventu` ’’, i
‘‘diritti dei giovani e degli studenti a partecipare attivamente alla vita politica’’, i ‘‘diritti
al lavoro e all’addestramento professionale’’ e alla ‘‘democratizzazione dell’istruzione’’
—che potevano essere considerati ‘‘progressisti’’ solo nel senso peggiorativo del termine
e che quindi, inevitabilmente, suscitarono i sospetti degli esperti in materia. Come forse
molti lettori ricorderanno ancora, per tutta la durata del Festival si registrarono violenti
dibattiti e discussioni, con il risultato che ne´ gli ospiti bulgari ne´ le organizzazioni che
dietro le quinte avevano realmente patrocinato la manifestazione (la Federazione Mondiale
della Gioventu` Democratica e l’Unione Internazionale degli Studenti) riuscirono a
397
realizzare gli obiettivi che si erano prefissi, e cioe` a far approvare tutte le risoluzioni che
avevano gia` preparato in anticipo.
Per i miei ex colleghi del servizio segreto e per me stesso nella veste di osservatore
esterno (a quel tempo mi ero appena ritirato dall’attivita` ) l’avvenimento fu ragguardevole
sotto due aspetti. Da una parte esso confermo` ancora una volta l’importanza annessa
dal movimento comunista all’infiltrazione politica nel cervello della gente, anche in campi
che noi siamo sempre stati abituati a considerare estranei alla politica; ma d’altra parte
esso dimostro` come durante i precedenti giochi svoltosi a Vienna nel 1959 e a Helsinki
nel 1962 i nostri giovani sarebbero stati ampiamente in grado di sostenere un pubblico
confronto con i comunisti purche´ ci si tosse preoccupati di prepararli, almeno in una
certa misura, in vista di tale confronto.
E `
risaputo che la Federazione Internazionale dei Combattenti della Resistenza non e`
una delle piu` importanti tra le organizzazioni comuniste; ma, come ho gia` avuto occasione
di accennare, essa si rivelo` per noi una spina nel fianco particolarmente fastidiosa con
un’attivita` che culmino` in una serie ininterrotta di campagne denigratorie contro il governo
della Germania occidentale che duro` fin verso la fine degli anni ’60; queste campagne
erano dirette sia contro il paese nel suo complesso, definito ‘‘militarista, revisionista
e neo-fascista’’, sia contro particolari categorie della popolazione come ufficiali,
giudici e alti funzionari dello stato, sia infine contro specifici individui, fatti oggetto di
ogni genere di calunnie. Sebbene questo periodo di campagne diffamatorie sia ormai
una cosa del passato, io ripenso a esso come a uno dei periodi in cui il mio servizio segreto
ottenne alcuni dei suoi piu` grandi successi nella lotta contro il comunismo internazionale
su questo particolare fronte: procurandoci notizie segrete, analizzando., con
cura l’abbondante flusso di informazioni rese pubbliche dalle stesse organizzazioni internazionali
comuniste e portando in salvo le persone piu` esposte, riuscimmo a rendere al
nostro paese e ad altri paesi dell’Europa occidentale un vizio che non passo` inosservato.
In collaborazione con altre organizzazioni riuscimmo a smascherare menzogne messe
in circolazione nel quadro di queste ininterrotte campagne, e quindi a privare delle loro
armi piu` pericolose quelli che le avevano escogitate. Mi piacerebbe molto entrare nei
dettagli delle campagne scatenate dai comunisti per diffamare alcuni nostri generali della
Bundeswehr come Heusinger, Speidel Foertsche, le cui posizioni chiave all’interno sia
delle forze armate tedesche sia della NATO costituivano bersagli primari per i tentativi
di sovversione della Federazione Internazionale dei Combattenti della Resistenza. Le organizzazioni
propagandistiche controllate dai sovietici divulgarono con cura libri. Opuscoli
pamphlet contenenti una dosata mistura di autentici documenti del tempo di guerra
con altri contraffatti, allo scopo di coinvolgere questi ufficiali in crimini di guerra nazisti.
Anche se la cosa potrebbe indubbiamente rivestire un notevole interesse per una
parte dei miei lettori — e in particolare per quelli interessati per ragioni professionali
a conoscere i metodi con cui lavorava il io il servizio segreto — la mancanza di spazio
e le esigenze della sicurezza nazionale non mi consentono di diffondermi sulle contromisure
che adottammo per neutralizzare le campagne denigratorie ispirate dai comunisti.
Reinhard Gehlen
398
3. LA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
Delimitazione del fenomeno
E `
notevolmente piu` agevole delimitare i confini della conflittualita` non convenzionale
con riferimento a fenomeni antitetici, piuttosto che tentare di formulare una definizione
di questo termine elusivo e privo di codificazione. Infatti, essa si differenzia nel modo
piu` assoluto e categorico tanto dalla contesa democratica quanto dal classico campo di
battaglia, aspetti che tratteremo prima di proporre una definizione della conflittualita`
non convenzionale.
Che la conflittualita` non convenzionale esuli dalla contesa democratica e` fin troppo
ovvio.La contesa democratica si svolge in modo pacifico, ordinato e rispettoso dei diritti
e della dignita` altrui persino nei rapporti tra maggioranza e opposizione. Fanno stato
non solo il voto per le assemblee rappresentative e il referendum popolare, ma anche
l’esercizio di tutti gli altri diritti civili.
Altrettanto ovvia e` la differenza tra la conflittualita` non convenzionale e il classico
campo di battaglia, dove si svolge la guerra in senso stretto, ossia un conflittualita` tra
piu` Stati riguardante il perseguimento e la difesa di propri interessi vitali.
Non va pero` dimenticato che il termine guerra viene con crescente disinvoltura utilizzato
pure in senso lato anziche´ tecnico. Con frequenza ci si ricorre per qualificare comportamenti
intrapresi, o misure adottate, per fronteggiare situazioni di qualsiasi natura reputate
negative. Risaltano, in tal senso, i nobili propositi di guerra alla fame, alle malattie, alla
criminalita` etc. Spesso, con pari elasticita` , si impiega questo sostantivo con riferimento a
contese, sia incruente sia violente, tra gli antagonisti piu` disparati che spaziano, quindi, dai
litiganti processuali alle imprese commerciali concorrenti, alle bande criminali rivali.
Sintomatico del problema terminologico riguardante il significato e la portata sia del
vocabolo guerra sia dell’espressione conflittualita` non convenzionale, e` il titolo assegnato
al loro recente e pregevole volume, Le Nuove Guerre, da Umberto Rapetto e Roberto Di
Nunzio.
In questo contesto, sono particolarmente istruttive due sezioni de Le Nuove Guerre
dedicate, appunto, al tema della guerra in senso stretto e in senso lato con riferimento
alle manifestazioni conflittuali contemporanee. Gli Autori confrontano quanto espressa -
rispettivamente da Jean e Mini.
Secondo Jean, come citato gli Autori, la guerra costituisce l’espressione cruenta di un
conflitto, fra Stati o fra gruppi politico-sociali organizzati, in cui viene impiegata la forza
militare per imporre a un avversario la propria volonta` , possibilmente attraverso la convinzione
(guerra virtuale e guerra limitata), ma se necessario con la distruzione (guerra di
399
annientamento). All’uso della forza si accompagnano sempre forme non cruente di lotta:
economica, psicologica e cos?` via.
Secondo Mini, cos?` citato dalla stessa fonte, la guerra e` oggi qualsiasi contrapposizione
posizione di volonta` fra organizzazioni che impieghino qualsiasi mezzo violento o
coercitivo (scontri armati, guerra fredda, coercizione palese od occulta) per imporre il
proprio interesse o punto di vista.
Commentano Rapetto e Di Nunzio che le due definizioni nella sostanza possono
sembrare uguali, ma a ben guardare, nella seconda ci deve far riflettere la scomparsa dell’aggettivo
‘‘militare’’ e la comparsa di ‘‘qualsiasi contrapposizione di organizzazioni’’.
Essi poi concludono, parzialmente citando Mini, che nella guerra, vista in questa ottica
(...) scompare la ‘‘limitazione degli attori’’ che vedeva impegnati soltanto Stati e organismi
politico-sociali.
Fatte le distinzioni che precedono e considerati i problemi lessicali, possiamo preliminarmente
proporre che la conflittualita` non convenziona comprende prevalentemente
una serie di manifestazioni eversive o violente che violano, a seconda della fattispecie, il
diritto interno di singoli stati o le norme di diritto internazionale.
Rientrano nell’ambito della conflittualita` non convenzionale metodiche che, seppure
lecite o ai limiti della legalita` , stridono con i comportamenti tradizionalmente recepiti
dalla societa` civile.
Manifestazioni del fenomeno
Sotto l’aspetto pratico,quali sono dunque le manifestazioni ragionevolmente riconducibili,
alla conflittualita` non convenzionale? Sulla base di osservazioni empiriche e comparativistiche
soggetta a divergenti interpretazioni, riteniamo di poter annoverare in quest’ambito
l’agitazione sovversiva, il terrorismo, l’insorgenza, la guerra civile, il colpo di
stato,la costituzione di reti e sodalizi clandestini o semiclandestini a livello internazionale,
il ruolo di stati cosiddetti canaglia, la disinformazione.
L’agitazione sovversiva viene praticata da elementi appartenenti a partiti, movimenti
sia parlamentari che extraparlamentari, sia di piccole sia di considerevoli dimensioni, mira
al raggiungimento di fini ideologici, politici, politico-sindacali, politico-confessionali o
legati a singole cause specifiche. Si avvale per lo piu` , ma non esclusivamente,di mezzi
non cruenti, ancorche´ illeciti o scorretti, fra cui la propaganda tendenziosa e la disinformazione,
l’incitamento a non osservare le leggi o talune di esse,gli assembramenti e i cortei
lesivi dello ordinato svolgimento della vita sociale e dei processi economici, l’occupazione
d’immobili e i disordini di piazza.
Nella maggior parte dei casi, il ricorso alla violenza si esaurisce in atti vandalici o nel
danneggiamento o distruzione di beni pubblici e privati; ma, con minore frequenza,
comporta anche lesioni alle persone. Abituali sono, invece, le minacce.
Fra le tattiche utilizzate dagli agitatori sovversivi rientra l’inserimento di gruppuscoli
in manifestazioni di varia specie e consistenza, inclusi raduni, comizi e cortei, con l’intento
di provocarne la degenerazione.
400
A seconda delle strategie prescelte o dipendendo da circostanze particolari, solo elementi
di determinate aggregazioni oppure la totalita` di coloro ad esse appartenenti praticano
l’agitazione sovversiva. Alcune organizzazioni, sedicenti o anche superficialmente
rispettose della legalita` costituzionale, si dotano, a latere, di strutture, impostate su ordinamenti
cellulari o di altra natura, per porre in essere l’agitazione sovversiva,operando
cos?` su scala binaria.
L’indottrinamento martellante e subdolo e — l’infiltrazione nelle istituzioni di ogni
natura — rientrano nelle metodiche degli agitatori, i quali si dotano altres?` di strumenti
mediatici che spaziano dalle pubblicazioni, anche di natura semiclandestina, alle trasmissioni
radiofoniche, ai siti internet.
Come emerso in numerose occasioni (fra le piu` recenti risaltano le proteste contro la
globalizzazione), l’agitazione sovversiva accomuna militanti protesi verso la resistenza
passiva e la disubbidienza civile a veri e propri facinorosi entrambi affiancati da compagni
di strada armati puramente di buone intenzioni.
Contrariamente alle manifestazioni di protesta spontanee, anche a livello di sommosse,
che sorgono in reazione a situazioni ambientali obiettivamente o soggettivamente negative
causate da fattori storici, sociali, religiosi, economici o politici, l’agitazione sovversiva,
pur attivamente sfruttandoli tutti, e` il prodotto di un fattore sovrastante:la presenza
di una o piu` sottoculture composte da estremisti di stampo radicale o rivoluzionario.
Queste sottoculture si ispirano a varie fonti di pensiero politico. Due fonti sono di natura
fortemente ideologica, sinistra e destra, ma sia l’una che l’altra sono caratterizzate da
diverse sfumature. L’estremismo di sinistra si suddivide in marxista-leninista, anarchici,
internazionalista o dedito a cause sociali o ambientali specifiche. Quello di destra abbraccia
correnti neo-naziste, nazionaliste-o contro-separatiste. Una terza fonte e` di natura etnico-
nazionalista o etnico-separatista, la cui tendenza ideologica puo` orientarsi sia a sinistra
s destra. Altra fonte e` poi quella politico-confessionale anche denominata teocratici.
Nella pratica, la visione politica di molti attivisti e` spesso superficiale o nebulosa, il
che incrementa la loro pericolosita` .
Va infine notato che l’agitazione sovversiva normalmente si svolge ad opera di aggregazioni
di diverse matrici che operano contemporaneamente e separatamente negli stessi
o diversi contesti geografici, ancorche´ con difforme intensita` e incisivita` .
Un’altra manifestazione di conflittualita` non convenzionale e` la costituzione di reti o
sodalizi semiclandestini o clandestini a livello internazionale, che permette ad attori eversivi
e violenti di incidere sia all’interno di singoli Stati sia a livello geopolitico regionale o
a raggio ancora piu` ampio.
La casistica include strutture prevalentemente di supporto ideologico, tecnico e logistico,
nonche´ iniziative operative vere e proprie. Rientrano in questo fenomeno gli autoproclamati
partiti comunisti combattenti — tanto del recente passato quanto in stato
embrionale di rivitalizzazione — sempre protesi a dar vita al fronte arti-imperialista internazionale;
le attivita` multinazionali di Soccorso Rosso e di altre organizzazioni dedite
all’agitazione sovversiva ed all’appoggio a favore di gruppi terroristici; i casi di collaborazioni
rientranti nella sfera politica dell’estrema destra; i vari simpathy group con legami
401
internazionali che alimentano le componenti paradossalmente aggressive dei movimenti
pacifisti, ecologici e anti-globalizzazione.
Concludiamo questa panoramica delle manifestazioni di conflittualita` non convenzionale
con alcuni cenni sulla disinformazione, la quale rientra nell’ambito piu` vasto della
propaganda, ossia la direzione o manipolazione intenzionale di notizie per ottenere un
risulto specifico. Piu` specificamente, la disinformazione abbraccia l’alterazione dei resoconti,
la falsificazione di documenti e corrispondenza, l’impiego di agenti d’influenza,
l’emissione di notiziari clandestini e la creazione di organizzazioni di facciata. Lo scopo
fondamentale e` quindi quello di disseminare notizie fuorvianti, incluse voci, insinuazioni
e falsita` a vantaggio dell’attore e ai anni dell’obiettivo preso di mira.
Va sottolineato che a ism orinazione non e` un’arma in esclusiva dotazione degli Stati,
i quali dispongono di servizi d’intelligente almeno potenzialmente in grado di agire con
notevole perizia in questo settore. Essa si propone, particolarmente nell’attuale contesto
storico caratterizzato da martellamenti mediatici, come un mezzo alla portata di qualunque
centro d’interessi intento a raggiungere i propri scopi influenzando e sfruttando una
o piu` componenti della compagine sociale. L’aspetto piu` deleterio della disinformazione
e` il potenziale impatto psicologico sull’opinione pubblica a scapito dell’ordine pubblico
interno, della sicurezza nazionale e della collaborazione internazionale.
VittorFranco Pisano
402
4. PREMESSA
Allo scopo di illustrare l’incidenza e la rilevanza che il nuovo antagonismo riveste nella
realta` attuale, abbiamo scelto alcune significative relazioni di intelligence — quella del
Sisde, quella della polizia federale svizzera, quella della Bfv tedesca e, infine, alcune rilevanti
considerazioni dell’analista francese Baud sulla dimensione asimmetrica in Gandhi
e nei Black bloc unitamente al contributo di Lucas/Tiffreau — analisti strategici della
Ecole de Guerre Economique-relativo alla sovversione psicologica di Attac.
403
5. DOCUMENTO N. 1
A COME ANARCHIA IN TUTTE LE SUE ANIME
L’analisi si propone di ripercorrere a grandi linee la storia piu` recente dell’anarchismo in
Italia, attraverso le parole e le iniziative dei suoi esponenti piu`rappresentativi, approfondendo
al contempo i principi che costituiscono il patrimonio fondante dell’ideologia anarchica.
1. La ‘‘Federazione Anarchica Informale - Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini’’
Nel periodo dicembre 2003/gennaio 2004, l’invio di plichi esplosivi al Presidente
della Commissione Europea, Prof. Romano Prodi, e a esponenti e rappresentanze dell’Unione
sancisce l’avvio di una campagna di lotta contro il nuovo ordine europeo lanciata
dalla neocostituita ‘‘Federazione Anarchica Informale - Cooperativa Artigiana Fuoco e
Affini (occasionalmente spettacolare)’’, con l’adesione delle sigle piu` note del panorama
eversivo di matrice anarchica, gia` responsabili di diverse ed eclatanti azioni in Italia e
all’estero.
Le ‘‘Cellule contro il Capitale, il Carcere, i suoi Carcerieri e le sue Celle’’, la stessa
‘‘Cooperativa Artigiana’’, la ‘‘Brigata 20 luglio’’ e ‘‘Solidarieta` Internazionale’’, in una
sorta di ‘bozza programmatica’, allegata al messaggio di rivendicazione, illustrano i tratti
distintivi del nuovo organismo, che si propone di aggregare singole persone o gruppi
ideologicamente affini accomunati dalle pratiche di attacco al dominio, i quali si incontrano
nel solo momento specifico dell’azione e della sua preparazione.
Ci troviamo di fronte, quindi, ad una Federazione, struttura orizzontale e non verticistica,
di matrice anarchica, in radicale opposizione a qualunque cancro marxista, sirena
incantatrice che incita alla liberazione degli oppressi per sostituire un dominio ad un altro,
in cui il tipo di relazione tra soggetti e` Informale, finalizzato, cioe` , esclusivamente all’attuazione
di un’iniziativa.
Per entrare a far parte della federazione occorre riconoscersi nell’inderogabile principio
della solidarieta` rivoluzionaria, intesa come azione armata, attacco a strutture e uomini
responsabili della detenzione del compagno, e aderire alle cosiddette campagne rivoluzionarie,
compiendo azioni che, seppure attuate secondo modalita` e tempi propri, si
inseriscano in campagne di lotta prestabilite.
L’immagine di questa organizzazione elastica, che opera all’insegna di una sostanziale
‘liberta` d’azione’ dei singoli soggetti rivoluzionari, accomunati esclusivamente da un legame
di natura solidaristica, in che misura corrisponde effettivamente al patrimonio
ideologico anarchico, cos?` come ci e` stato tramandato dai suoi esponenti piu` autorevoli?
404
2. Bonanno e la lotta contro l’attivita` repressiva dello Stato
Le linee ideologiche, politiche e operative fondanti l’attivita` del movimento anarcoinsurrezionalista
sono rintracciabili nella produzione teorica di Alfredo Maria Bonanno 1,
teorizzatore dell’uso della violenza rivoluzionaria nel quadro di una strategia di attacco
allo Stato.
Il nr. 18 (novembre-dicembre 1977) della rivista bimestrale ‘‘Anarchismo’’ 2, di cui
Bonanno e` direttore responsabile, riporta un brano illuminante per cio` che riguarda le
finalita` del movimento: Siamo per la distruzione dello Stato, cio` significa che siamo per
la distruzione fisica (non verbale) di quelle istituzioni e di quelle persone che lo Stato rappresentano
e realizzano. Siamo contro i poliziotti, contro i magistrati, contro i burocrati, contro
i sindacalisti, contro i padroni. Non siamo soltanto contro il controllo poliziesco, contro
la giustizia borghese, contro la tecnoburocrazia, contro il sindacalismo, contro il capitalismo;
siamo proprio in forma concreta contro quelle persone e quelle cose che, nella realta`di tutti i
giorni, quelle forme ideologiche realizzano, facendole diventare strumenti di repressione.
E `
proprio l’attivita` repressiva dello Stato a costituire il tema centrale delle iniziative e
della propaganda del movimento, connotata da un atteggiamento di vittimismo giudiziario
tendente a evidenziare presunti pregiudizi ed abusi nell’operato delle Forze dell’Ordine
e della Magistratura, con l’asserita complicita` dei mass-media.
Nell’opuscolo di Bonanno intitolato ‘‘Carcere e lotte dei detenuti’’ 3, l’apparato penitenziario
viene definito un’istituzione totale, il luogo in cui l’individuo, privato della
propria dignita` , e` soggetto ad un processo di costante e progressiva spersonalizzazione,
che gli preclude per il futuro qualsiasi tipo di reinserimento nella comunita` sociale.
La campagna contestativa non lascia spazi al dialogo, ritenuto funzionale ed organico
al potere di omologazione del sistema, rispetto al quale occorre replicare con l’azione
diretta e distruttiva nella prospettiva di annientare il potere coercitivo: La miglior soluzione
possibile e in fondo la sola praticabile per quel che riguarda il carcere e` la sua completa
distruzione.
Ma il carcere e` solo il riflesso di una societa` civile che comunque ci controlla, ci sorveglia
e ci obbliga a scelte che nulla hanno a che vedere con le nostre inclinazioni e i
nostri desideri piu` autentici. Il carcere e` parte integrante di un sistema statale che se
ne serve come strumento per la salvaguardia dei propri equilibri, la cosiddetta ‘pace sociale’:
ne e` quindi una parte integrante, ma solo una parte. Limitarsi alla distruzione del
carcere non e` sufficiente, occorre andare alla radice di un potere che ne permette l’esistenza,
in breve, occorre abbattere il sistema capitalistico nelle sue varie forme.
405
1 Il 20 aprile 2004, la Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna, emessa il 1º febbraio
2003 dalla Corte di Assise d’Appello di Roma nel quadro del procedimento penale relativo
all’Organizzazione Rivoluzionaria Anarco-Insurrezionalista — O.R.A.I., a 6 anni di reclusione ed
al pagamento di una multa per i reati di propaganda ed apologia sovversiva, concorso in rapina
aggravata e violazione della legge sulle armi.
2 Autorizzazione del Tribunale di Catania n. 434 del 14.1.1975.
3 Edito nel giugno 2000 a cura delle ‘‘Edizioni Anarchismo’’ — Catania.
3. Bonanno e la lotta contro i simboli del progresso capitalista
Bonanno parte da una serie di obiettivi minimi, strutture del dominio sparse sul territorio
riferibili al progresso capitalista, elencate in dettaglio sulle pagine di’’Anarchismo’’
e del supplemento ‘‘ProvocAzione’’, incentrato sostanzialmente su questioni di carattere
anti-militarista e ambientalista, con particolare attenzione alla lotta contro le centrali
nucleari: Sosteniamo gli interventi diretti sarebbero da privilegiarsi le strutture
minimali e cio` perche´ proprio su queste strutture si basa la diffusione nel territorio del capitale
che si identificano in: cavi, fili, condotti, tubi, centraline, antenne, tralicci, pali, centri
di smistamento, centri di ricerca, ecc.. .
Nel nr. 55 (dicembre 1986) della rivista, poi, sedicenti ‘‘Operatori Rivoluzionari’’ forniscono
minuziose istruzioni per sabotare un traliccio dell’ENEL.
E in questa logica si collocano coerentemente le campagne di ecoterrorismo contro
tralicci ENEL, ripetitori televisivi e di telefonia mobile compiuti nell’Alta Versilia tra il
1987 ed il 1992, in Toscana tra il 21 e 22 gennaio 2003, in segno di solidarieta` con l’ecoterrorista
elvetico Marco Camenisch 4, e, nel primo semestre del 2004, nel viterbese,
nel pesarese ed in provincia di Sondrio.
Tante singole azioni, dunque, che si inseriscono in un piu` ampio progetto globale di
sovvertimento sociale, compiute da gruppi di affinita` , unita` autogestite composte da pochissimi
elementi, che nascono in virtu` di situazioni contingenti ed operano fuori da ogni
forma organizzata di coordinamento.
La scelta degli obiettivi, pur demandata, nello specifico, all’autonomia di ogni singolo
gruppo, viene indirizzata dalle campagne propagandistiche svolte sulle pubblicazioni
d’area o in relazione a circostanze significative per il movimento (ad es. strutture giudiziarie
in occasione di processi al movimento, Forze dell’Ordine in seguito ad arresti di
militanti, obiettivi del capitalismo durante dimostrazioni di piazza etc.).
4. Il ‘Black Bloc’
L’espressione piu` evidente e attuale di tale strategia puo` essere individuata nelle componenti
anarcoidi del movimento anti-global, identificate dai media con il termine di ‘black
bloc’, che simboleggiano un fenomeno di aggregazione temporanea di singoli soggetti e/
o gruppi di affinita` , i quali si riuniscono con finalita` aggressive in occasione di determinate
manifestazioni di protesta, con obiettivi limitati nel tempo e diversi da gruppo a gruppo.
L’ideologia di riferimento del ‘black-bloc’ riflette gli aspetti maggiormente significativi
dell’impianto libertario oltranzista, basato su un profondo disprezzo verso i valori e i
simboli della societa` borghese, considerati del tutto inconciliabili con la liberta` ed il benessere
del singolo individuo.
406
4 Camenisch e` stato estradato in Svizzera nell’aprile 2002, dopo aver scontato 12 anni di reclusione
in Italia per tentato omicidio e per alcuni attentati ai danni di tralicci ENEL, compiuti in
Toscana tra il 1989 ed il 1991. Il 4 giugno 2004 e` stato condannato dalla Corte d’Assise di Zurigo a
17 anni di reclusione per omicidio.
In un ‘‘Comunicato di una sezione del Blocco Nero di Seattle’’ 5, si legge: Noi riaffermiamo
che la distruzione di proprieta` non e` un’azione violenta, a meno che non ci perda la
vita qualcuno o qualcuno ne abbia danno (fisico). Secondo questa definizione la proprieta`
privata specialmente la proprieta` privata delle multinazionali (chiaro) e` in se stessa infinitamente
piu` violenta di ogni azione rivolta contro di essa Con il ‘‘distruggere’’ la proprieta`
privata, noi ne convertiamo il suo limitato valore e ne espandiamo il valore d’uso. Una vetrata
di un megastore diventa una fessura attraverso la quale passa una ventata di aria fresca
nell’atmosfera oppressiva di un ipermercato... .
Un disprezzo che si traduce, quindi, nell’uso della violenza contro le grandi proprieta`
(banche, multinazionali, supermercati, etc.), giudicato funzionale ad eliminare la violenza
e l’oppressione del sistema capitalistico, e nell’opposizione violenta alle Forze dell’ordine,
considerate servi assassini del potere preposti a reprimere la lotta del movimento.
5. L’organizzazione clandestina
Si tratta di una militanza che viene condotta su un doppio livello, palese e occulto (gli
stessi militanti partecipano alle manifestazioni e poi si riuniscono in gruppi di affinita` per
compiere le operazioni), e in conformita` al principio di corrispondenza tra teoria e prassi,
gia` applicato dallo stesso Bonanno all’interno del gruppo eversivo anarco-comunista
‘‘Azione Rivoluzionaria’’, che, a partire dal 1976, si e` reso responsabile di numerose azioni
terroristiche nel centro-nord.
Tale principio e` ampiamente illustrato in un ‘‘Contributo per un progetto rivoluzionario
libertario’’, redatto da ‘‘Azione Rivoluzionaria’’ per ‘‘Anarchismo’’ 6, nel quadro di
un’analisi dei compiti prioritari spettanti alle organizzazioni combattenti per istituire un
collegamento tra la guerriglia in fabbrica e la lotta anti-istituzionale, laddove si afferma
che nell’organizzazione clandestina si saldano teoricamente e praticamente i nuclei che vanno
a svilupparsi in fabbrica e quelli attivi nel territorio, contro i servizi essenziali del capitale,
le banche, le immobiliari, i massmedia, le caserme, le carceri.
Alle obiezioni mosse da piu` parti dell’Autonomia, secondo cui un’organizzazione di
questo tipo rischia di creare guerriglieri di professione che operano in totale scollamento
dal resto del movimento, precludendo cos?` ogni possibilita`di far crescere l’autorganizzazione
delle lotte, possibile solo vivendo la vita di tutti gli altri e con loro arrivare alla lotta
armata, gli autori oppongono la creazione e la diffusione dei cosiddetti nuclei di contropotere,
definiti piccoli nuclei che lavorano autonomamente nelle diverse situazioni, combattono,
intervengono, difendono, sono parte del lavoro politico di massa, che riconoscono
nella struttura organizzativa clandestina il loro anello di raccordo.
407
5 Tratto da ‘‘Tactical Media Crew’’ <tactical@tmcrew.org>.
6 Nr. 25 (gennaio-febbraio 1979).
6. La ‘‘Federazione Anarchica Italiana’’ (F.A.I.)
Le tesi oltranziste portate avanti da Bonanno e dal gruppo gravitante intorno ai periodici
‘‘Anarchismo’’ e ‘‘ProvocAzione’’ sono all’origine di una presa di distanza da parte
dell’organizzazione anarchica storica ‘‘Federazione Anarchica Italiana’’ (F.A.I.), che
non ne condivide gli obiettivi e le metodologie di lotta.
La spaccatura si fa evidente in occasione del Convegno della F.A.I. a Bologna (maggio
1987), sul tema ‘‘Dualismo organizzativo’’, incentrato sul problema dell’insurrezionalismo
come elemento connotante l’ideologia anarchica, quando l’ala piu` oltranzista accusa
la ‘‘Federazione’’ di aver abbandonato le teorie anarchiche in favore di una sterile
socialdemocrazia.
Nel 1988, poi, in risposta ad un comunicato in cui alcune componenti moderate del
movimento libertario, tra cui la F.A.I. e il circolo ‘‘Ponte della Ghisolfa’’ di Milano,
prendono le distanze da tre attacchi anti-nucleari compiuti dagli anarchici il 13 aprile
nel capoluogo lombardo, la redazione milanese di ‘‘Anarchismo e di ‘‘ProvocAzione’’
puntualizza quanto segue: Noi riconosciamo tali azioni anti-nucleari come anarchiche e insurrezionaliste
e solidarizziamo apertamente con i compagni che le hanno messe in atto, in
coerenza con quanto da sempre sosteniamo sulla necessita` della pratica degli obiettivi diffusi
sul territorio e dell’attacco radicale contro la tecnologia dell’atomo riteniamo queste
pratiche di sabotaggio utili a far crescere la coscienza degli sfruttati in senso rivoluzionario
continueremo a sostenere coerentemente e con dignita` queste posizioni e tutto quanto i
compagni faranno in questa direzione.. senza alcun timore, come si conviene a degli anarchici
rivoluzionari non addomesticati, ma in lotta contro lo Stato e il capitale, non abbiamo
paura di affrontare a viso aperto la repressione.
La ‘‘Federazione Anarchica Italiana’’, che si costituisce nel settembre 1945 durante
un congresso nazionale anarchico a Carrara, alla teoria insurrezionale come pratica rivoluzionaria
per l’abbattimento dello Stato democratico oppone il metodo del gradualismo
rivoluzionario, in base al quale l’obiettivo finale della destrutturazione del potere viene
perseguito attraverso un graduale inserimento nelle diverse lotte sociali suscettibili di aggregare
le istanze delle classi sfruttate e oppresse.
La struttura organizzativa della F.A.I. si configura come un insieme di organismi autonomi,
situati in tutto il territorio nazionale e legati tra loro da una intesa federativa, nonche´
da una serie di commissioni ad hoc su tematiche di tradizionale interesse dell’area libertaria,
quali l’anti-militarismo, l’anti-clericalismo, le politiche sociali e del mondo del lavoro.
Queste ultime, in particolare, hanno assunto sempre maggior rilievo negli ultimi tempi
con la progressiva perdita di rappresentativita` dei sindacati tradizionali e la sostanziale
identita` operativa fra le recenti lotte spontanee di alcuni comparti lavorativi e la prassi
anarchica dell’azione diretta.
In occasione del XXIV Congresso della F.A.I., svoltosi a Imola (BO) nel gennaio
2003, nel ribadire la validita` dello sciopero generale come strumento di lotta per trasformare
in modo radicale la societa`, e` stato criticato l’operato delle gerarchie vecchie e nuove
nell’organizzazione delle lotte dei lavoratori, sottolineando la necessita` dell’unita` sindacale
a partire dalle strutture del sindacalismo di base.
408
L’autorganizzazione di base dei lavoratori e delle masse popolari, infatti, rappresenterebbe
la via verso l’insurrezione reale, cioe` la trasformazione radicale dello stato presente
delle cose in senso egualitario e libertario.
7. Insurrezione e rivoluzione
Ma in cosa consiste l’insurrezione reale? Perche´ gli anarchici piu` che alla rivoluzione
guardano all’insurrezione come mezzo per eliminare tutti i mali causati dalla societa` capitalistica?
Nella bozza redatta da Bonanno in vista di alcune conferenze da tenere in Grecia nel
1993, presso il Politecnico di Atene e presso la Facolta` di Lettere dell’Universita` di Tessalonica
7, compare un paragrafo dedicato alla ‘‘Organizzazione rivoluzionaria anarchica
insurrezionale’’ O.R.A.I., da lui teorizzata, in cui vengono illustrati i tratti distintivi di
un’organizzazione di matrice anarchica.
Bonanno, innanzitutto, tiene a specificare che l’aggettivo rivoluzionaria contenuto
nella sigla e` inesatto e che l’imprecisione e` dovuta alla difficolta` di tradurre dall’italiano
in greco il termine informale, che piu` propriamente si adatta ad una formazione di impronta
libertaria, priva di quei rigidi organigrammi e parametri immutabili nel tempo,
propri della ‘banda armata’.
La ‘banda armata’ di derivazione marxista, la sirena incantatrice che incita alla liberazione
degli oppressi per sostituire un dominio ad un altro tanto odiata dalla ‘‘Federazione
Anarchica Informale’’
Cio` che caratterizza una struttura insurrezionalista, spiega Bonanno, e` che il suo ambito
di intervento e` sempre strettamente correlato alle lotte specifiche che le classi subalterne
portano avanti nel quotidiano per migliorare le proprie condizioni di vita sotto il
profilo economico, sociale o ambientale, ed e` finalizzato a veicolare situazioni reali di
disagio verso uno sbocco insurrezionale di massa.
Questo processo viene illustrato molto chiaramente nel primo numero (settembre-dicembre
2003) della ‘‘Rivista anti-autoritaria ‘‘NIHIL’’ 8, curata dall’anarco-insurrezionalista
sardo Costantino Cavalleri 9, dove si afferma che: L’insurrezione generalizzata puo`
scaturire dall’intervento costante di entita` rivoluzionarie, presenti nel territorio, come tali
riconosciute e formalmente e informalmente operanti, anche in modo visibile, che riescono
a penetrare ed essere parte (qualitativamente e non necessariamente in termini quantitativo-
numerici) attiva e credibile nel sociale.
409
7 I testi sono raccolti in ‘‘Nuove svolte del capitalismo’’, edito nell’aprile 1999 a cura delle
‘‘Edizioni Anarchismo’’ Catania.
8 Supplemento ‘‘Quadrimestrale di dibattito, analisi, approfondimenti storici, teorici, metodologici’’
al bollettino ‘‘Anarkiviu’’, autorizzato con reg. n. 18/89 del Tribunale di Cagliari.
9 Figura di spicco degli ambienti isolani, Cavalleri e` molto attivo nel campo dell’editoria e della
pubblicistica d’area, incentrata, in particolare, su tematiche legate al settore carcerario, all’indipendentismo
ed a questioni locali di carattere ambientale.
Partecipazione attiva, dunque, alle lotte per la casa, per il lavoro, per l’aumento del
salario, contro la guerra, contro lo sfruttamento delle risorse naturali tanti piccoli fuochi,
sparsi un po’ ovunque, che innescano l’incendio finale!
Ne sono esempi concreti la partecipazione degli anarchici all’occupazione della cava
di Muros (SS), come parte della mobilitazione di protesta contro la concessione, ad opera
della Regione Autonoma della Sardegna, dell’impianto minerario per l’estrazione del
caolino, considerata causa di danni alla salute della popolazione locale e di depauperamento
delle risorse naturali nell’isola; la grande attenzione dell’antagonismo isolano per
le campagne contestative contro l’attivita` del poligono interforze di San Lorenzo (CA),
utilizzato anche per sperimentazioni missilistiche, cui vengono imputati i numerosi casi
di leucemia e alterazioni genetiche riscontrati tra militari e abitanti della zona; o ancora
la protesta contro la base americana nell’arcipelago de La Maddalena (SS).
8. Cavalleri e la questione sarda
In Sardegna, del resto, il contesto sociale e` storicamente caratterizzato da senso di
isolamento e di malessere nei confronti dello Stato italiano, recepito quale Stato colonizzatore
responsabile della oppressione culturale ed economica dell’isola. E cio` ha alimentato
forme radicali di antagonismo, agendo come ‘collante’ tra spinte separatiste ed ideologie
anarchiche e marxiste-leniniste, non esenti da contaminazioni con elementi politicizzati
della criminalita` sarda, ‘specializzati’ in sequestri di persona.
In relazione al sequestro e all’assassinio di Mirella Silocchi (luglio-dicembre 1989), ad
esempio, sono state processualmente accertate responsabilita` di elementi anarco-insurrezionalisti,
tra i quali Francesco Porcu 10 e Gregorian Garagin (gia` militante di gruppi terroristici
armeni) 11.
Inoltre, l’ostile diffidenza verso lo Stato e le sue espressioni piu` significative, che costituisce
un aspetto fondante del patrimonio ideale di matrice anarchica, ha favorito la
progressiva crescita del movimento anarco-insurrezionalista locale, che piu` volte ha tentato
di proporsi come punto di riferimento di tutte quelle forze che intendono lottare
contro il potere centrale.
E cos?` Cavalleri, dalle pagine del suo ‘‘Su Gazetinu de sa luta kontras a sas presones’’ 12,
pubblicizza il libro autobiografico di Antonio Soru 13 e divulga il pensiero politico di Matteo
410
10 Il 1º febbraio 2003 e` stato condannato alla pena dell’ergastolo dalla Corte d’Assise diAppello di
Roma per i reati di associazione sovversiva e banda armata, nel quadro del citato procedimento penale
relativo all’‘‘O.R.A.I.’’. La sentenza e` stata confermata il 20 aprile 2004 dalla Corte di Cassazione.
11 E ` stato condannato alla pena di 30 anni di reclusione per i reati di associazione sovversiva e
banda armata nel quadro del medesimo procedimento penale. Anche questa condanna e` stata confermata
il 20 aprile 2004 dalla Corte di Cassazione.
12 Nr. 2 (luglio-agosto 2001). Il periodico viene edito come supplemento al citato bollettino
‘‘Anarkiviu’’.
13 Coinvolto nel sequestro dell’imprenditore milanese Marzio Ostini, conclusosi con l’uccisione
dell’ostaggio, e` stato arrestato nel 1988 e condannato all’ergastolo.
Boe 14, pubblicando una sua lettera dal titolo ‘‘Per il Fronte di Liberazione Nazionale Sardo
Dalla lotta contro le galere all’assalto dell’imperialismo’’, in cui l’autore auspica la costituzione
di un fronte che sappia coniugare istanze separatiste, ambientaliste ed anti-militariste,
precisando che: Le vittime non siamo solo noi carcerati ma anche chi si vede espropriato di
enormi fette del proprio territorio per la creazione di parchi, chi deve subire servitu`militari’’.
E sempre Cavalleri, nell’estate 2002, cura la pubblicazione di un ‘numero unico’ dal
titolo ‘‘Zornale pro su Fruntene de Liberatzione Natzionale Sardu ARREXINIS RAIKINAS
RADICI’’, in cui rilancia la proposta di un Fronte tra singoli soggetti, gruppi o formazioni
dell’antagonismo isolano che, pur essendo di diversa matrice ideologica, vogliano
aderirvi come entita` rivoluzionaria anti-capitalista ed anti-mperialista, con il fine dell’autodeterminazione
del popolo sardo.
A questo riguardo, l’anarchico sardo specifica che l’obiettivo centrale dei rispettivi
programmi di lotta al sistema e` costituito dalle politiche colonialiste delle Istituzioni centrali
e attribuisce priorita` assoluta all’azione rispetto a sterili dibattiti teorici e ideologici,
rimarcando che, nell’ottica insurrezionalista, la prassi della lotta armata non costituisce
in se´ la panacea dei mali sociali ma, per avere una sua validita` , deve essere ancorata all’interno
delle mobilitazioni delle fasce sociali piu` deboli.
9. Gli anarchici e le avanguardie armate
E `
il leitmotiv che permea gran parte dell’opera di Bonanno — il quale, peraltro, in
‘‘Anarchismo’’ e ‘‘ProvocAzione’’ ha sempre dato ampio spazio ai contributi di Cavalleri
sul fenomeno Sardegna e che nel tempo ha ulteriormente acutizzato quel divario insuperabile
tra la pratica della lotta armata inserita all’interno di una strategia di stampo
anarchico e la strategia lottarmatista delle tradizionali avanguardie combattenti, quest’ultima
considerata dagli anarchici totalmente inaccessibile alle masse e del tutto avulsa da
un contesto di lotta reale.
Si tratta di un problema strettamente connesso alla questione delle avanguardie, propria
delle organizzazioni strutturate secondo i tradizionali parametri di stampo brigatista,
verso le quali gli anarchici nutrono un profondo e ‘genetico’ disprezzo, per la loro
pretesa di porsi al di sopra delle masse e di guidarle verso la rivoluzione.
Gli anarchici non si considerano avanguardia di nessuno, rifiutano qualsiasi tipo di
gerarchia o ‘potere decisionale’ che provenga dall’alto e la loro lotta e` parte integrante
della mobilitazione di massa.
Qualche analogia, in questo senso, potrebbe sussistere con le tesi ispirate alla c.d. ‘seconda
posizione’ delle Brigate Rosse 15, fondate sull’imprescindibilita` del dialogo con le
masse, l’avversione al militarismo fine a se stesso ed un uso piu` ragionato, ‘politico’, delle
armi, che prevede azioni di basso profilo ad alto contenuto simbolico, vale a dire la pro-
411
14 Esponente di spicco della criminalita` sarda, e` rinchiuso nel carcere di Spoleto (PG) per reati
connessi al sequestro di persona.
15 Espressione coniata per definire la corrente ‘movimentista’ delle B.R., che faceva capo a
Giovanni Senzani.
paganda armata (anche le azioni dirette degli anarchici privilegiano il valore simbolico
dell’azione rispetto alla successiva rivendicazione politica).
L’irriducibile odio verso le avanguardie di tipo militarista e` chiaramente percepibile
dalle parole di Bonanno nella sua ‘‘Autodifesa al processo di Roma per banda armata,
etc.’’ 16: Non e` tanto che la mia immacolata coscienza di anarchico sia turbata dal fatto
che qualcuno ha detto che potrei essere capo di una organizzazione, quanto che si possa pensare
che tutto quello per cui ho combattuto negli ultimi trent’anni della mia vita sia riconducibile
a una striminzita, miserabile, ristretta condizione di banda armata. E` questo che
mi muove molto di piu` allo sdegno. Una banda armata e` cosa troppo piccola per racchiudere
il mio desiderio di liberta`, il mio desiderio di sconvolgere l’esistente.
Ed e` lo stesso odio che muove gli anarchici di Rovereto (TN), subito dopo l’omicidio
Biagi, a giustificare l’azione B.R. contro il comune nemico di classe, prendendo, al contempo,
le distanze dalla formazione brigatista, accusata di mirare esclusivamente al potere ed al
dominio, in veste di direttivo e coscienza dello scontro sociale: la societa`divisa in classi non
puo` passare attraverso il controllo di uno Stato, anche se questo Stato si chiama Operaio 17.
10. I Barbari di Crisso e Odoteo
D’altronde e` da questi ambienti che hanno origine le piu` recenti ed incisive contestazioni
a tutte le ideologie di derivazione marxista-leninista, raccolte nell’opuscolo ‘‘Barbari
L’insorgenza disordinata’’ 18, redatto da ‘‘Crisso e Odoteo’’ 19.
Il testo, redatto con largo uso di argomentazioni di carattere storico e filosofico, consiste
in una critica puntuale e articolata, nell’ottica anarchica, del volume di A. Negri e
M. Hardt ‘‘Impero’’, definito fabbrica ontologica e macchina linguistica del nuovo soggetto
europeo rappresentato dal movimento ‘no-global’, con particolare riferimento all’area
dei ‘Disobbedienti’.
Gli autori sostengono che, dopo la caduta del muro di Berlino (1989), l’Impero, ormai
privo di nemici esterni, si trova a dover salvaguardare la propria esistenza di fronte a
pericoli che nascono all’interno dei suoi stessi confini ad opera di quei sudditi che, restii
a sottomettersi alle regole di omologazione del sistema, fomentano guerre civili e conflitti
sociali suscettibili di turbarne gli equilibri.
Per contrastare tali minacce l’Impero, da un lato mantiene intatta la sua funzione repressiva,
conferendo alle operazioni belliche la nuova veste di operazioni di polizia e, dall’altro, si
serve di emissari (Negri e Hardt) che, mediante la solita stantia e spuntata arma intimidatoria
del terrorismo intellettuale, tentano di porsi come forza di mediazione fra le tensioni sovversive
e le esigenze dell’ordine sociale, portando i movimenti nell’alveo istituzionale.
412
16 Edito nell’aprile 2000 a cura delle ‘‘Edizioni Anarchismo’’ — Catania.
17 Nr. 12 (aprile 2002) della pubblicazione ‘‘Adesso-Foglio di critica sociale’’ — C.P. 45 —
Rovereto (TN).
18 Pubblicato nel 2002 a cura delle ‘‘Edizioni NN’’ — Catania.
19 Pseudonimi di Massimo Passamani, leader dell’area anarchica di Rovereto (TN) e Andrea
Ventrella, figura di rilievo dell’area anarchica torinese.
DOCUMENTO 1A:L’EVERSIONE ANARCHICA
Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri - Sezione Anti-crimine di Roma
Roma, 19 dicembre 1994
Oggetto: Nota informativa di servizio ad uso interno relativa a una possibile attivita` investigativa
da esperire sul conto dell’eversione anarchica
Da molto tempo diversi organi di Polizia Giudiziaria avevano piu` volte denunciato l’esistenza
sul territorio nazionale di una vasta organizzazione criminale con finalita` eversive di matrice anarchica,
strutturata in modo composito, ordinata anche se non necessariamente con gerarchie di tipo
militare pur tuttavia ordinata con gerarchie almeno di fatto, la cui operativita`e` stata ipotizzata nell’ambito
delle indagini espletate su ordine e per conto di alcune Procure della Repubblica Italiana,
in special modo di quella di Firenze. Tali indagini, protrattesi nel corso degli anni, se hanno messo
in luce l’altissima pericolosita` sociale degli appartenenti al sodalizio politico-criminoso in oggetto,
raramente hanno assunto tuttavia carattere probatorio di una certa rilevanza penale.
Gli sforzi delle A.G. sono stati il piu` delle volte vanificati, mentre tale aggregazione eversiva ha
continuato a cercare proseliti attraverso la diffusione dell’ideologia insurrezionalista che ne e` all’origine,
il cui esponente principale e` da identificarsi in BONANNO Alfredo Maria. Ed e` proprio
per la riconosciuta pericolosita` sociale intrinseca di tale ideologia basata sulla estremizzazione dei
principi anarchici, che si ritiene urgente intensificare l’attivita` investigativa ed esecutiva e mettere
in atto possibili procedure finalizzate ad arrestarla, per impedirne l’ulteriore pernicioso spargimento.
Compito oggi reso piu` agevole alla luce dei recenti avvenimenti che andiamo a prendere in considerazione.
Per prima cosa si cerchera` ora di illustrare cronologicamente i successi riportati contro l’eversione
anarchica negli ultimi venti anni, tenendo conto dell’evoluzione ideologica dell’area in esame.
Dobbiamo qui cominciare dallo smantellamento dell’organizzazione denominata ‘‘AZIONE
RIVOLUZIONARIA’’, resasi responsabile di una lunga serie di attentati, ferimenti, tentativi di
sequestro tra il 1976 e i primi anni 80; smantellamento coronato con i processi celebrati nel giugno
del 1982 a Firenze e nel gennaio del 1983 a Milano, che portarono alla condanna di numerosi militanti
di ‘‘A.R.’’ fra cui ricordiamo FAINA Gianfranco, GEMIGNANI Roberto, MELONI Sandro,
MONACO Angelo, VALITUTTI Pasquale.
Per poter comprendere l’ideologia che muoveva il gruppo eversivo in esame, significative appaiono
le affermazioni contenute in opuscoli e volantini di ‘‘A.R.’’. Secondo gli estensori: ‘‘Il movimento
non rinvia lo scontro alle classi ma lo assume in prima persona. L’azione e` diretta.
Qualunque siano i risultati oggettivi, i risvolti soggettivi sono fondamentali. L’azione diretta
rende gli individui consci di se stessi in quanto individui che possono mutare il loro destino e ri-
413
prendere il controllo della propria vita’’. Accanto alle sempre presenti critiche del capitalismo e
delle sue conseguenze, gli estensori esortavano e propugnavano l’azione: ‘‘Quello che vogliamo
e` portare una critica distruttiva dello stato, attraverso l’uso della violenza rivoluzionaria, la lotta
armata, la propaganda del fatto. Vogliamo accelerare i tempi e allargare il fronte interno dello
scontro per arrivare a una destabilizzazione dello Stato. [...] La critica delle armi e` oggi l’unica
forza che puo` rendere credibile qualsiasi progetto. Creare, organizzare 10 -100 -1.000 nuclei Armati!’’
Un particolare interesse presentano gli aspetti organizzativi del gruppo, siccome l’approccio di
AZIONE RIVOLUZIONARIA con gli altri movimenti rispecchia, a grandi linee, temi e formulazioni
che verranno ripresi successivamente dal noto BONANNO Alfredo Maria: ‘‘la nostra e` una
organizzazione rivoluzionaria in cui i vari gruppi di sono riuniti a livello locale, o dall’incontro di
varie vicende personali, sulla base di una affinita` tra le varie esperienze e concezioni dei compagni.
Gruppi d’affinita` che mantengono la loro autonomia e liberta` d’azione e in cui i rapporti tra
compagni non sono di pura efficienza bens?` caratterizzati da un massimo di conoscenza, intimita` e
fiducia reciproca’’. Le medesime tematiche, gia` care al gruppo terrorista guidato da FAINA Gianfranco,
si possono ritrovare infatti negli scritti del BONANNO, che riprende i concetti di ‘‘gruppi
informali’’, di ‘‘unita` autonome di base’’, di ‘‘strutture autogestite’’, dotate di un minimo di organizzazione
e di analisi politica, che nascono secondo la situazione e che richiamano alla ‘‘conflittualita`
permanente’’, alla ‘‘autogestione’’ e All’‘‘attacco’’, gratificato tramite l’‘‘Azione Diretta’’.
Giova inoltre ricordare che dall’enunciato di ‘‘AZIONE RIVOLUZIONARIA’’ emerge chiaramente
la forte polemica esistente all’interno del piu` vasto movimento anarchico, accusato di essere
‘‘senza strategia e senza tattica’’. Allo stesso modo va ricordato quanto avvenuto a Forl?`, durante
il convegno anti-militarista tenutosi nel 1988, quando il BONANNO e gli altri appartenenti
all’area insurrezionalista vennero tacciati di ‘‘terrorismo’’ ed estromessi dalla sala.
Ma se la cattura dei membri di ‘‘A.R.’’ ha rappresentato un duro colpo per l’eversione anarchica,
non ha comunque significato la sua scomparsa.
Dopo anni di relativa calma, dovuti senz’altro al bisogno di riorganizzare le proprie forze, verso
la fine degli anni ’80 si e` registrato una ripresa degli attentati di matrice anarchica, indirizzati in
speciale modo contro obiettivi dell’ENEL come i tralicci. Le indagini condotte all’epoca focalizzarono
l?attenzione fin dal primo momento sulla frangia piu` oltranzista del movimento anarchico
detta insurrezionalista, e facente capo proprio al predetto BONANNO Alfredo Maria.
Sul conto del BONANNO va precisato che gia` nel rapporto giudiziario preliminare nr. 160/1
datato 25.03.1980, del Nucleo Operativo del Gruppo Carabinieri di Firenze, il BONANNO veniva
indicato quale appartenente ad ‘‘AZIONE RIVOLUZIONARIA’’, secondo le dichiarazione
poi rivelatesi insufficienti del collaboratore PAGHERA Enrico. In data 23 e 26.03.1980 venivano
tratte in arresto, in esecuzione di altrettanti provvedimenti cautelari, 19 persone ritenute appartenenti
all’organizzazione eversiva in questione. Tra queste figuravano BONANNO Alfredo Maria,
WEIR Yean Helen, DI MARCA Carmela, RUBERTO Paolo, MARLETTA Salvatore, e CASAMENTI
Patrizia. Il BONANNO, la WEIR e il MARLETTA erano, inoltre, accusati di sei rapine
in danno di notai bolognesi. Ma il 30.06.1980 il Giudice Istruttore del tribunale di Bologna disponeva
la scarcerazione degli arrestati per insufficienza di indizi, ed il 03.04.1981 veniva emessa nei
loro confronti sentenza di non doversi procedere per non aver commesso il fatto, per quanto riguardava
le rapine e l’imputazione di banda armata.
Orbene, nel dicembre 1986, proprio sul numero 55 di ‘‘ANARCHISMO’’, la rivista di cui il
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BONANNO e` il direttore responsabile, veniva pubblicato un articolo a firma di sedicenti ‘‘Operatori
Rivoluzionari’’ che forniva minuziosa istruzione corredata da illustrazione grafiche, su come
sabotare un traliccio dell’ENEL. L’anno successivo, il 1987, iniziavano i primi attentati in danno
delle strutture dell’ENEL, solo in parte rivendicati. Attentati che continueranno anche negli anni a
seguire e le cui perizie tecniche hanno permesso di stabilire che in piu` di un’azione la tecnica usata
dagli attentatori per tranciare le aste del traliccio coincide esattamente con quella citata nel summenzionato
articolo.
Nel gennaio del 1987 sorgeva il mensile anarchico ‘‘PROVOCAZIONE’’ di cui il BONANNO
figurava come direttore, che sosteneva la necessita` di portare ‘‘attacchi agli obiettivi piu` semplici e
polverizzati nel territorio’’ e che portera` una seria frattura all’interno dell’anarchia proprio a causa
delle differenti opinioni espresse sul tema dell’ecologia, intesa come lotta alle centrali nucleari (informativa
nr. 6915/126 datata 15.10.1992, della Sezione Anti-crimine di Firenze, allegata agli atti del
proc. pen. nr. 796/92 e 274/92 R.G. della Procura della Repubblica presso il tribunale di Massa).
Proprio su ‘‘PROVOCAZIONE’’ e sulla rivista ‘‘ANARCHISMO’’ verra` sviluppata la strategia
di attacco alla Stato ed al capitale, strategia che vedeva la perpetrazione di atti di sabotaggio nei
confronti di ‘‘strutture minimali’’ come espresse BONANNO, quali azioni dirette immediate poste
in essere da ‘‘gruppi informali’’ di persone che nascono secondo la situazione e si richiamano alla
‘‘conflittualita` permanente’’.
Nell’anno 1988 venivano perpetrati, complessivamente, nr. 32 attentati in danno di strutture
ENEL, alcune dei quali rivendicati da anarchici.
Sul fronte delle indagini va rilevata solo la denuncia da parte della Questura di Forl?` della gia`
citata CASAMENTI siccome sospettata di aver costruito assieme ad altri anarchici il movimento
‘‘Figli della Terra’’, che aveva rivendicato alcuni di questi attentati ai tralicci. Denuncia che anche
in questo caso non assumera` rilevanza penale. In quell’occasione la DIGOS di Bologna riteneva
individuare e segnalare a quell’A.G., per una possibile partecipazione al compimento di attentati
ENEL perpetrati in quella provincia, altri soggetti gravitanti nell’area in esame risultati in contatto
con la casamenti, tra cui figurava CAMPO Orlando, che gia` aveva curato la distribuzione delle
riviste ‘‘ANARCHISMO’’ e ‘‘PROVOCAZIONE’’ per conto del BONANNO, FANTAZZINI
Horst e Loris, e SCOPPETTA Maria Grazia.
Nel 1989 l’unico arresto registrato contro l?eversione anarchica e` stato l’arresto del BONANNO
Alfredo in flagranza di rapina aggravata, avvenuta in data 02.02.1989 in danno della oreficeria
Giuseppe PLEBANI, commessa in Bergamo in concorso con STASI Giuseppe.
Ma nel corso del medesimo anno venivano commessi, complessivamente, nr. 27 attentati in
danno di impianti ENEL e strutture varie, di cui solo tre, avvenuti tutti il 19 maggio, venivano
rivendicati con volantini anarchici. Nel corso del 1990 verranno invece perpetrati, complessivamente,
nr. 28 attentati, ma tutti collocati nella palude della anonimita` politica. In data
05.12.1989 la Procura della Repubblica di Firenze ordinava una serie di perquisizioni personali
e domiciliari nei confronti di CAMPO Orlando, LO VECCHIO Angela Maria, GIZZO Antonio,
SASSOSI Emma, BARCIA Giovanni, BONANNO Alfredo, SCOPPETTA Maria Grazia, PORCU
Pierleone e RUBERTO Paolo, nell’ambito delle indagini per gli attentati ai tralicci. Le perquisizioni
davano esito negativo. Nello stesso periodo CAMPO Orlando veniva sottoposto a fermo di
P.G. poiche´ gravemente sospettato della rapina di Bergamo in concorso col BONANNO e lo
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STATI, ma successivamente scarcerato. Nell’ottobre del 1989 la Digos di Firenze segnalava all’A.
G. competente anche SCROCCO Rose Anne come possibile responsabile degli attentati ai tralicci,
essendo stata ivi identificata in compagnia dei suddetti CAMPO Orlando, BARCIA Giovanni,
LO VECCHIO Angela Maria nonche´ di tale DE BALSI Luigi.
Contro tutti questi soggetti non vennero raccolte indizi sufficienti da motivare la richiesta di
emissione di ordinanze di custodia cautelare ma verranno presto implicati, assieme a GRAGORIAN
Garagin, nelle indagini relative al sequestro SILOCCHI grazie alla identificazione di alcuni
di loro avvenuta contestualmente all’arresto del noto PORCU Francesco, allorche´ il PORCU era
ricercato per il sequestro di Esteranne RICCA. In data 23.06.1990 infatti il PORCU Francescoveniva
tratto in arresto in Roma, via Giovannopoli nr. 65. Nel corso dell’operazione all’interno dello
stabile dove il predetto si nascondeva, venivano identificati SCROCCO Anne Rose, LO VECCHIO
Angela Maria, BARCIA Giovanni e CONDRO? Salvatore (v.d.s. foglio nr. 2050/61/B/
89/1^/CRIM datato 25.06.1990 della locale Criminalpol). Tale circostanza fortuita assecondera`
il felice avvio e il conseguente esito delle indagini relative al sequestro di Mirella SILOCCHI, sorretto
dal rinvenimento nel maggio 1991 di un arsenale nella cantina di via Cristoforo Colombo nr.
310 sita in Roma intestata a BAR>CIA Giovanni (informativa nr. cat A4/91/DIGOS datata
12.05.1991 della locale DIGOS).
L’anno 1991 segnera` una tappa importante per i successi ottenuti dalle forze di polizia contro
la struttura aggregativa di interesse. In data 19.03.1991 GREGORIAN Garagin veniva colpito da
mandato di cattura e in data 22.09.1991 anche CAMPO Orlando veniva tratto in arresto. Contro
di loro la Corte d’Assise del Tribunale di Parma emettera` in data 16.06.1993 sentenza di condanna,
comminando 22 anni di reclusione al CAMPO, l’ergastolo a GREGORIAN e alla SCROCCO
Anne Rose (sottrattasi alla cattura con il BARCIA Giovanni, anch’egli ricercato). Per averne acclarata
la responsabilita` nel sequestro di Mirella SILOCCHI, unitamente ad un gruppo criminale di
matrice sarda ed al gia` citato DE BLASI Luigi, deceduto in data 24.08.1989 nell’esplosione di
un’autobomba in via Prenestina a Roma. Il BARCIA verra` invece assolto.
Anche nell’ambito delle indagini sugli attentati in danno alle strutture ENEL, l’unico parziale
risultato contro gli autori degli attentati si e` avuto in data 05.11.1991, quando in localita` ‘‘Cinquale’’
del comune di Montignoso (MS), due militati della locale Stazione Carabinieri traevano in arresto,
dopo essere stati attinti da colpi di arma da fuoco, il noto terrorista svizzero CAMENISCH
Marco (alias NAF Walter), gia` pregiudicato per attentati dinamitardi commessi in danno di una
centrale elettrica e in danno di un traliccio dell’alta tensione ed evaso dal penitenziario di Regensdorf/
Zurigo nel dicembre del 1981. In data 17.04.1993 il CAMENISCH Marco veniva condannato
ad anni 12 di reclusione per detenzione e porto di arma da fuoco ed esplosivi, lesioni aggravate
nonche´ per l’attentato avvenuto l’11.07.1991 al traliccio ENEL sito in Montignoso.
Cio` nonostante gli attentati ai tralicci continueranno ancora negli anni successivi, sempre senza
alcuna rivendicazione, e senza che le indagini effettuate diano qualche risultato.
Ed e` proprio dal 1991, anche a seguito dell’arresto del predetto FANTAZZINI Horst e del
noto TESSERI Carlo (avvenuto il 03.01.1991 per rapina), che non si avevano piu` riscontri positivi
nella lotta all’eversione di matrice anarchica, che invero ha ripreso vivacita` con gli attentati incendiari
contro le sedi STANDA delle citta` di Firenze, Brescia, Trento, Modena, Roma, e Milano
commessi in data 01.07.1994, e quelli di Verona del 2 e 4 luglio successivi rivendicati dagli anarchici.
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Come su accennato, a conclusione di piu` fasi investigative, il BONANNO Alfredo Maria e` risultato
essere figura di particolare rilievo del movimento anarchico, e piu` in particolare della sua
frangia insurrezionalista, redattore responsabile della rivista ‘‘ANARCHISMO’’, del mensile
‘‘PROVOCAZIONE’’ e piu` recentemente del settimanale ‘‘CANE NERO’’, nonche´ autore di numerosi
articoli pubblicati sul periodico ‘‘G.A.S.’’. Gia` successivamente al 1988 si e` assistito alla
nascita di iniziative di propulsione dell’ideologia in esame, quali la costituzione di nuovi centri sociali
autogestiti ed all’evoluzione, in senso anarchico-insurrezionalista, di quelli gia` esistenti, che si
pongono come punto di coagulo ed elaborazione delle istanze piu` radicali del pensiero anarchico.
In tale contesto numerose sono le iniziative realizzate da quest’area nel sociale, che culminano in
attivita` di denuncia/protesta di vario genere, tra cui danneggiamenti ed occupazioni di immobili.
Manifestazioni di un coacervo antagonista che, anche per il carattere estremamente composito dei
partecipanti, non travalicano il livello di ‘‘allerta sociale’’, rientrando in un livello di contestazione
palese e pubblico. Dette attivita` , quindi, pur determinando potenziali tensioni per l’ordine pubblico,
non comportano, di per se´ stesse, un pericolo per le Istituzioni dello Stato, ma costituiscono
non di meno un primo passo verso il compimento di attivita` delittuose.
A questo proposito si ritiene opportuno evidenziare che, nel periodo seguente gli arresti avvenuti
in provincia di Trento lo scorso settembre (di cui parleremo successivamente), si e` assistito al
proliferare di attivita` di solidarieta` nei confronti degli imputati in questione.
Queste si sono estrinsecate, oltre che con la presenza fisica di simpatizzanti alle udienze preliminari,
anche con incontri organizzati presso i vari centri sociali presenti sul territorio nazionale,
con la pubblicazione di articoli su periodici dell’area, quale ad esempio ‘‘CANE NERO’’, con la
diffusione di volantini e stampati e con la costituzione di un ‘‘COMITATO DIFESA ANARCHICI’’,
associazione finalizzata a sostenere dal punto di vista giuridico e finanziario tutti gli anarchici
coinvolti in questioni giudiziarie, intestata al noto ANZOINO Mario di Torino.
Attivita` queste senz’altro lecite, ma che si puo` affermare rappresentino l’anticamera del crimine,
come dimostrato dalla presenza del BARCIA e dello STASI alle udienze del processo VALASTRO,
dalla presenza dello STRATIGOPOULOS alle udienze del processo BONANNO e STASI
e infine dalla presenza del GUGLIARA alle udienze del processo CAMENISH.
All’interno di questa realta` antagonista, nel tempo, si e` rilevata una estremizzazione della protesta
con una conseguente recrudescenza del livello qualitativo delle azioni. Si e` pervenuti di fronte
ad una progettualita` eversiva realizzata attraverso azioni delittuose e sostenuta da una radicalizzazione
dei contenuti sovversivi della produzione editoriale di propaganda, che si manifesta mediante
la stampa di volantini, documenti, e periodici alternativi, a circolazione interna tra cui la rivista
‘‘ANARCHISMO’’ diretta dal predetto BONANNO, il giornale ‘‘PROVOCAZIONE’’ a cui collaboravano
attivamente anche RUBERTO Paolo, PORCU Pierleone, SCOPPETTA Maria Grazia
e GIZZO Antonio, il settimanale ‘‘CANENERO’’ che risulta stampato come supplemento alla rivista
‘‘ANARKIVIU’’, il cui direttore responsabile si identifica in CAVALLERI Costantino, presso
l’abitazione del MOREALE Stefano, coredattore unitamente alla SCOPPETTA, al BONANNO,
al PASSAMANI Massimo di Rovereto e alla RANERI Rosa Gabriella, e il periodico ‘‘GAS Gruppo
Anarchici Spaziali’’, il cui direttore responsabile e` il DI GIOVANNI Severino (in via di identificazione)
e la cui distribuzione viene curata dal MANTELLI Guido. Per cio` che attiene la pubblicistica
dell’area, bisogna notare che non c’e` il ben che minimo accenno al dialogo con le istituzioni,
anzi vi si rileva un inasprimento del carattere irriducibilista dell’ideologia che si estrinseca
con una pericolosa attivita` di istigazione e di apologia dei reati strumentali al conseguimento
del fine di eversione dell’Ordinamento Costituzionale.
417
In questo contesto si colloca l’azione propulsiva del BONANNO, tesa a costituire, all’interno
della manifesta e piu` ampia area in esame, una organizzazione rivoluzionaria anarchica oltranzistainsurrezionalista
che, per quanto attenuata dall’iniziativa lasciata ai singoli, si pone tuttavia in
una inevitabile posizione di contrasto con la dottrina anarchica classica. Si tratta quindi di aggregare,
in un livello occulto e compartimentato, tutti quei soggetti i quali, pur continuando una palese
attivita` politica all’interno del movimento antagonista, partecipando a manifestazioni, incontri,
dibattiti, contestualmente si organizzano e si strutturano per compiere attivita` criminose.
Le analogie tra i principi ideologici e le linee organizzativo-programmatiche che sostenevano
all’epoca ‘‘AZIONE RIVOLUZIONARIA’’ e le formulazioni del BONANNO, espresse nella relazione
pubblicata sul nr. 72 della rivista ‘‘ANARCHISMO’’ del maggio 1993, in seguito ad interventi
pubblici effettuati in Grecia nel gennaio 1993, risultano sintomatiche nella teorizzazione dell’organizzazione
rivoluzionaria anarchica insurrezionale strutturata in ‘‘gruppi di affinita` ’’, ‘‘nuclei
di base’’ e ‘‘coordinamenti’’, costituiti ‘‘da un numero non molto esteso di compagni, legati assieme
da una approfondita conoscenza personale’’. Il campo di azione di tali strutture e` costituito
dalle lotte di massa che, se pur caratterizzato da un aspetto intermedio e non direttamente ed immediatamente
distruttivo, devono tener sempre presente lo scopo finale che resta comunque quello
dell’‘‘attacco’’ al nemico di base, individuato in ogni singola struttura, individui ed organizzazioni
dello Stato e del capitale.
In cio` vi e` una coerente, intima pericolosita` per l’ordine costituzionale e sociale del nostro Stato,
che non puo` assolutamente venir ulteriormente tollerata.
Si ritiene per questa ragione opportuno evidenziare l’iter investigativo ed esecutivo avviato dal
settembre 1994 in seguito all’arresto per rapina aggravata di cinque appartenenti all’area sovversiva
di interesse e sollecitato anche da alcuni elementi di fatto (informativa nr. 148/6 di prot.llo del
15.11.1994) accertati nel corso delle indagini successivamente esperite dalla locale Sezione Anticrimine.
Nella mattinata del 19 settembre 1994, veniva perpetrata una rapina ai danni dell’istituto
di credito Cassa Rurale di Serravalle-Chizzola, frazione di Serravalle di Ala (TN). Nell’immediatezza
del reato, l’Arma di Rovereto (TN) traeva in arresto BUDINI Antonio, TESSERI Carlo, STRATIGOPOULOS
Christos, WEIR Yean Helen e TZIOUTZIA Evangelia. Tutti gli arrestati erano
noti per essere legati all’ideologia anarchica, e in particolare si fa notare come il BUDINI sia stato
gia` implicato in passato nelle indagini di P:G: relative alle bande armate ‘‘AZIONE RIVOLUZIONARIA’’
e ‘‘C.O.L.P’’ e risulti convivente con RICCOBONO Giuseppina, gia` legata sentimentalmente
al noto GEMIGNANI Roberto, latitante in Francia perche´ appartenente ad ‘‘A.R.’’. il TESSERI
sia stato gia` condannato per una rapina commessa in concorso con FANTAZZINI Horst e
CAMPO Orlando, nonche´ sia stata rinvenuta in una cantina da lui acquistata una impronta papillare
del GREGORIAN Garagin. Lo STRATIGOPOULOS sia stato identificato nel corso del processo
contro BONANNO e STASI. Infine va notato come la WEIR sia la moglie del predetto BONANNO
Alfredo Maria. In data 30.09.1994, il Tribunale di Rovereto, con rito direttissimo, emetteva
la sentenza di condanna ad anni 6 di reclusione per TESSERI Carlo, e ad anni 5 di reclusione
per BUDINI Antonio, STRATIGOPOULOS Christos, WEIR Jean Helen. La TZIOUTZIA
Evangelia veniva assolta e scarcerata.
Codesta Sezione Anti-crimine, in relazione al coinvolgimento del TESSERI Carlo, avviava attivita`
di controllo nei confronti di alcune persone con lui in contatto. L’attivita` di osservazione consentiva
di individuare un gruppo di persone collegate alla ex moglie del TESSERI, LO FORTE
Cristina, e successivamente identificati in GIZZO Antonio, SASSOSI Emma, intestataria delle
418
‘‘Edizioni Anarchismo’’, NAMSETCHI Mojdeh, legata sentimentalmente e convivente col TESSERI
Carlo, ANDREOZZI Tiziano e GUGLIARA Salvatore.
In particolare, il giorno 10.10.1994 in largo degli Osci, un’autoradio del locale Nucleo Radiomobile
procedeva al controllo del GUGLIARA Salvatore, dell’ANDREOZZI Tiziano e del GIZZO
Antonio. Durante il controllo all’interno di un borsone asseritamente di proprieta` del GUGLIARA
Salvatore, veniva rinvenuto materiale esplodente, la fotocopia di un foglio recante le
istruzioni per il confezionamento di un ordigno esplosivo ad innesco chimico, materiale documentale
ideologico riconducibile all’anarchismo, nonche´ una agendina telefonica nel cui ultimo foglio
era stata disegnata a penna una pianta indicante la caserma ‘‘Guido Reni’’ che ospita la Sezione
Volanti della Polizia di Stato della Questura di Roma. Considerate le acquisizioni investigative
emerse, accertati i rapporti intercorrenti tra il GUGLIARA Salvatore e le altre persone in esame,
tenuto conto della presenza, tra il materiale ideologico, dei volantini di solidarieta` per gli anarchici
responsabili della rapina di Serravalle Chizzola (TN) nonche´ del breve periodo di tempo trascorso
dalla celebrazione del processo dinanzi al Tribunale di Rovereto (TN), si puo` ben ipotizzare che
fosse in preparazione un attentato dinamitardo ritorsivo contro la Polizia di Stato.
Tenuto conto di quanto precede, la locale Sezione Anti-crimine decideva di incrementare la
sua attivita` di controllo dei soggetti fino a quel momento identificati. Fin da subito l’attenzione
si e` focalizzata sulla NAMSETCHI Mojdhe, legata sentimentalmente col TESSERI Carlo, nata
a Teheran il 9.09.1974, e denunciata dalla Polizia Ferroviaria di Roma, unitamente al TESSERI
il 16.01.1994, alla Procura presso la Pretura di Orvieto per violazione dell’art. 347 e 465, per aver
alterato la data di emissione e di scadenza del biglietto ferroviario.
A differenza degli altri personaggi gia` citati la NAMSETCHI non sembra essere connessa all’anarchismo.
Non ha quindi alcun vincolo ideologico che la saldi agli altri sospettati. Inoltre dopo l’arresto
del TESSERI, la sua disponibilita` economica e` venuta meno poiche´ , nel contesto delle attivita` di
osservazione in parola, si e` potuto accertare che la NAMSETCHI ha iniziato ad intrattenere i
clienti di un locale notturno sito in Cerenova (Civitavecchia) dalle 22.00 di sera fino alle 04.00
del mattino. Dalla valutazione di questi elementi il personale di codesta Sezione A.C. ha deciso
di avviare contatti con la NAMSETCHI, in vista di una sua possibile collaborazione con gli operatori
dell’Arma. L’incarico e` stato espletato dal Nucleo Operativo di Civitavecchia ed ha avuto
immediato riscontro. Come previsto, la NAMSETCHI ha palesato non avere alcuna propensione
per le ideologie anarchiche ed ha ammesso di attraversare un periodo difficile, dichiarandosi disponibile
a fornire qualsivoglia contributo alle acquisizioni dell’A.C.. Si apre a questo punto la possibilita`
di cristallizzare infine tutte le indagini condotte sul conto dell’eversione anarchica negli ultimi
dieci/quindici anni, che fino ad ora non avevano dato risultati soddisfacenti in sede penale.
Si ritiene doveroso far presente come il legame sentimentale che unisce la NAMSETCHI al
TESSERI e la responsabilita` del suddetto TESSERI nella rapina di Rovereto che vede sua correa
la WEIR Jean, moglie del BONANNO Alfredo, permettono di delineare un quadro di indagini da
mettere a profitto. In particolare si delinea la probabilita` di agevolmente operare pressione sulla
NAMSETCHI, riconosciuta elemento vulnerabile e psichicamente duttile, affinche´ la predetta deponga
su fatti di natura criminale commessi dal TESSERI e da altri anarchici, fra cui il BONANNO.
Se la testimonianza a carico non dovesse assumere sufficiente carattere probatorio, si puo` ipotizzare
una chiamata di correita` , secondo un metodo gia` collaudato in altri procedimenti da diverse
A.G., assicurando come da consuetudine alla NAMSETCHI l’applicazione del programma di pro-
419
tezione per i collaboratori di Giustizia. Si permette di suggerire l’ambientazione di attivita` criminali
come rapine nella zona di Trento, dove il TESSERI, la WEIR, il BUDINI e lo STRATIGOPOULOS
sono gia` stati condannati per il medesimo reato, elemento questo che costituisce in se´
significativo precedente in ambito penale.
Il successivo riconoscimento del tribunale giudicante la legittimita` della NAMSETCHI permetterebbe
di ipotizzare il reato di banda armata o anche solo di associazione sovversiva per tutti
gli anarchici, gia` identificati come partecipanti del sodalizio criminoso e legati alle ideologie insurrezionaliste
del BONANNO, portando come elementi a carico determinanti le dichiarazioni rese
dalla NAMSETCHI.
Alla luce di quanto riferito, si ritiene opportuno puntualizzare alcuni aspetti di primaria importanza.
Un’associazione si costituisce in quanto piu` soggetti convengono di recare un contributo in
vista di uno scopo comune che si realizza attraverso la consumazione di diversi reati, ritenuti utili
sia politicamente, come gli attentati, sia materialmente, per la sopravvivenza del gruppo, come le
rapine e i sequestri di persona. Nel caso in esame, lo scopo comune accettato dagli associati e` quello
dell’attacco allo Stato e al capitale, cos?` come enunciato e propugnato dal BONANNO e dagli
altri appartenenti dell’area insurrezionalista. La scelta e la delineazione degli obiettivi da colpire
per il raggiungimento dello scopo ultimo, costituiscono una delle multiformi attivita` di programmazione
che, in questo caso, si risolve in un evidente concorso psichico nei singoli attentati dove, al
di la` delle singole, materiali responsabilita` individuali, si ritrovano sia una pluralita` di agenti, legati
dal vincolo della volonta` di cooperare alla commissione del reato, sia l’esecuzione dell’elemento
oggettivo del reato da parte di taluno dei concorrenti, sia, infine, il contributo causale alla verificazione
del fatto che puo` avvenire, come nel caso degli attentati ai tralicci, anche nelle forme della
determinazione degli obiettivi e dell’istigazione, entrambe presenti nella strategia eversiva enunciata
dal BONANNO.
E `
chiaro che una organizzazione con finalita` politiche, una volta ripudiato il metodo democratico
e scelto quello della lotta armata, dovra` commettere una serie di reati necessari per la sopravvivenza
e l’operativita` di una organizzazione armata e segreta. Sono questi presupposti fondamentali
gia` percepiti del BONANNO nella sua analisi del ‘‘lavoro del rivoluzionario’’, pubblicata nel
gennaio 1988 sul nr. 59 di ‘‘ANARCHISMO’’, nella quale definiva privo di senso quel progetto
rivoluzionario privo dei ‘‘mezzi necessari’’ per renderlo significativo.
In definitiva, per quanto le attivita` di acquisizione probatoria esperite nel corso di questi anni
dai vari organi di P.G. non forniscano oggettivi elementi sufficienti per l’individuazione materiale
dei responsabili degli attentati di matrice anarchica, si puo` presuntivamente ritenere che siano stati
commessi da soggetti gravitanti nell’area in esame, con il concorso quanto meno psichico di tutti
gli altri appartenenti. Come gia` accennato in precedenza, per quanto la manifestazione pubblica
dell’ideologia insurrezionalista non costituisca in se´ un illecito, e` possibile ritenerla tuttavia di
non comune capacita` criminogena, tale quindi da giustificare un procedimento giudiziario nei confronti
di tutti i suoi simpatizzanti.
Alla luce di quanto sopra, si reputa di primaria importanza l’espletamento di un lavoro investigativo
di prevenzione, da realizzare sull’intero territorio nazionale, finalizzato alla individuazione
degli attuali contatti e frequentazioni tra i presunti appartenenti alla struttura organizzativa di interesse
ed alla acquisizione degli elementi utili al completamente del quadro probatorio nei con-
420
fronti degli affiliati. Tutti i soggetti gia` identificati come legati a vario titolo all’area eversiva in questione
potranno cos?` confluire all’interno di codesta indagine investigativa. I risultati di simile attivita`
investigativa dovranno poi concordarsi e intrecciarsi con quelli di varie vicende giudiziarie,
episodicamente assoggettate a diverse competenze ma in realta` originate in sostanza dalla stessa
realta` ideologica. Tanto piu` che anche eventuali responsabilita` su fatti delittuosi incipienti potranno
costituire ulteriore prova delle finalita` della organizzazione insurrezionale anarchica in esame e
della attribuzione di responsabilita` personali per i fatti reato, oggetto delle indagini in via di progressione.
Si reputa urgente e necessario, altres?`, al fine di impedire il progredire della progettualita` sovversiva
in esame, l’intensificazione dell’attivita` di osservazione e controllo nei centri sociali e nei
noti punti di aggregazione sovversiva, ricorrendo ove si ritenga necessario a sollecitazioni diversificate
da esercitare su talune persone gravitanti nei predetti luoghi di incontro. E ormai accertato
infatti, considerate le acquisizioni investigative fin qui emerse e tenuto conto dell’impunito proseguito,
tra l’altro, dell’attivita` di proselitismo che i predetti continuano a svolgere per conquistare
nuovi simpatizzanti, che si tratta di fare il possibile per impedire all’eversione anarchica di portare
avanti il proprio ambiguo progetto insurrezionale. E questo il compito che siamo chiamati ad
espletare nel prossimo periodo temporale, in armonia con l’A.G. che sara` competente.
Accertamenti ed annotazioni a cura del Cap. V. Pagliccia, M.C. A. Costantini, M.C. G.F. Finotti,
M.O. F. Brizzi e Brigg. A. Miserendino, M. Sorrenti e E. Guida.
Il Ten. Colonnello Comandante della Sezione Rosario Narimpietri
421
6. DOCUMENTO N. 2
INFILTRATI E GUERRA PSICOLOGICA
SCONFISSERO LE PANTERE NERE
Informatori a pagamento, infiltrazione di agenti per fomentare liti interne, omicidi,
blitz a ripetizione e spregiudicato uso dei mezzi di informazione: operando con questi
metodi, al confine della legalita` , fra la seconda meta` degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta,
gli agenti dell’FBI misero fuori combattimento le ‘‘Pantere Nere’’ ovvero l’organizzazione
di militanti afroamericani che si proponeva di sovvertire l’ordine pubblico.
Il precedente delle ‘‘Pantere Nere’’ viene studiato dalla comunita` di intelligence americana
in quanto presenta alcune analogie con il pericolo posto dalle cellule di terroristi
islamici sul fronte interno: oggi, come allora, il pericolo viene da gruppi di cittadini americani
che, accomunati da forti motivazioni ideologiche, operano in maniera organizzata
sul territorio nazionale, ponendo gravi minacce alla sicurezza collettiva, e puntano sulle
opere di beneficenza per rafforzarsi sul territorio e reclutare nuovi seguaci.
1. Il partito delle Pantere Nere
Il Black Panther Party for Self-Defence (Partito delle Pantere Nere per l’Autodifesa)
nasce nell’autunno del 1966 a Oakland, in California, per iniziativa di tre militanti nazionalisti
neri rivoluzionari — Huey Newton, Bobby Seale e Richard Aoki — coautori
di un programma in dieci punti che si propone come obiettivo politico la totale autonomia
degli afroamericani e legittima l’uso della violenza per proteggersi dai soprusi dei
bianchi. Ideologi della black liberation, i tre fondatori rifiutano l’approccio di Martin
Luther King favorevole all’integrazione nella societa` americana e perseguono invece
uno scontro frontale con quella che definiscono la ‘‘struttura di potere razzista bianco’’.
Se Martin Luther King e` non-violento, le Pantere Nere si organizzano in cellule di
autodifesa richiamandosi agli scritti di Malcom X in cui si invocava la sollevazione delle
minoranze ‘‘con tutti i mezzi necessari’’.
Cio` che aiuta le Pantere Nere a reclutare e` il risentimento della comunita` afroamericana
per gli atteggiamenti razzisti della polizia definita ‘‘forza di occupazione’’: nel
1966 appena 16 dei 661 ufficiali di polizia di Oakland sono afroamericani mentre i disordini
che avvengono da Los Angeles a Birmingham, Alabama, hanno come sfondo gli
eccessi degli agenti nei confronti dei neri, soprattutto nei quartieri poveri.
Al fine di far fronte a tali eccessi le Pantere Nere organizzano pattuglie di volontari
— le Copwatch — che seguono a distanza i poliziotti per sorvegliarne i comportamenti.
Spesso i volontari sono armati e gli scontri con gli agenti causano numerose vittime.
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Questi episodi spingono i Dipartimenti di Polizia a moltiplicare l’assunzione di agenti
afroamericani che, con il passare del tempo, diventano decisivi nel fronteggiare i militanti
armati nelle strade. Nel 1972, quando le Pantere Nere cessano di esistere come gruppo
organizzato, nei piu` importanti Dipartimenti di Polizia d’America non c’e` piu` sproporzione
fra il numero di agenti bianchi ed afroamericani.
Altra caratteristica delle Pantere Nere e` , sin dalla fondazione, l’impegno nelle comunita`
piu` povere dei maggiori centri urbani — dalla California a Chicago, a New York —
per distribuire cibo, vestiti, aiuti di ogni tipo e spesso anche lezioni gratuite nelle scuole,
al fine di diffondere idee e programmi del ‘‘nazionalismo nero’’ il cui obiettivo e` raggiungere
la ‘‘totale indipendenza sotto la protezione delle Nazioni Unite’’ ed arrivare cos?` a
decomporre gli Stati Uniti.
2. I cinque pilastri del Cointelpro
Nell’agosto del 1967 l’FBI ricorre al programma segreto denominato Cointelpro
(Counter Intelligence Program) per neutralizzare tutti i gruppi del nazionalismo nero
e l’anno seguente il direttore dell’FBI, Edgar Hoover, definisce le Pantere Nere come
‘‘la piu` grave minaccia alla sicurezza interna della nazione’’ perche´ ‘‘si tratta di militanti
formatisi sugli insegnamenti marxisti-leninisti e dei comunisti cinesi che aggrediscono
agenti di polizia e girano negli Stati Uniti per diffondere un vangelo di violenza non solo
nei ghetti ma anche fra gli studenti dei college, delle universita` ed anche dei licei’’.
Con l’obiettivo di smantellare queste cellule l’Fbi vara nell’ambito del Cointelpro un
piano di intervento senza precedenti, il cui fine e` di sfruttare la stessa violenza delle Pantere
Nere per neutralizzarle.
Sono cinque le direttive d’azione prescelte: infiltrare agenti ed informatori non solo
per spiare gli attivisti politici ma per minare l’unita` delle cellule, spingendole a combattersi
fra loro; diffondere false notizie tanto con lettere e telefonate anomine che con articoli
sui giornali; sfruttare ogni cavillo legale per rendere la vita impossibile agli attivisti;
istigare la violenza fra le Pantere Nere e gli altri gruppi militanti; organizzare irruzioni ed
arresti al fine di decimare l’organizzazione.
3. La guerra dell’FBI
Il metodo scelto e` quello di ‘‘intensificare il grado di animosita` ’’ tra le Pantere Nere e
i gruppi rivali, come ad esempio i Blackstone Rangers diChicago, inviando lettere anonime
che svelano complotti, agguati ed intrighi.
Il fine e` di spingere i Rangers a vendicarsi attaccando i leader delle Pantere Nere innescando
cos?` una guerra per bande capace di decimareentrambe le fazioni.
Qualcosa di simile avviene anche nella California del Sud dove l’FBI usa le lettere
anonime per insinuare sospetti fra i ranghi delle Pantere Nere: alcune missive contengono
vignette che ironizzano sui leader piu` in vista mentre altre fomentano i dissidi con il
gruppo rivale degli United Slaves.
423
Il risultato e` uno scontro fra gang che porta all’eliminazione di quattro capi delle locali
Pantere Nere, da parte degli United Slaves nell’area di San Diego, con gli agenti federali
impegnati a monitorare ogni singolo scontro ma senza mai intervenire.
Quando fra il 1975 ed il 1976 la commissione Intelligence del Senato di Washington
conduce l’inchiesta sul ‘‘Programma segreto dell’FBI per distruggere le Pantere Nere’’ la
deposizione del vicedirettore dell’FBI, James Adamas, esclude che siano mai state adottate
decisioni per ‘favorire la violenza’ ma in realta` cio` che i lavori del Congresso svelano
e` tutt’altro.
Nel maggio del 1970, ad esempio, documenti dell’FBI di Los Angeles provano che
gli agenti ritenevano di poter capitalizzare dalla reciproca ostilita` fra i gruppi nazionalisti
neri e dal dilagare delle lettere anonime. E non era che la cima dell’iceberg.
L’FBI non lesina mezzi per spingere i diversi gruppi nazionalisti a farsi la guerra: grazie
agli informatori si fanno circolare false notizie su rivalita` inesistenti e si diffondono
elementi di disaccordo fra i leader mentre in alcuni casi ai membri della gang al soldo degli
agenti viene letteralmente ordinato di eliminare le Pantere Nere con esecuzioni mirate.
L’ufficio dell’FBI a San Diego sperimenta una nuova tattica: prima spinge gli United
Slaves ad uccidere due membri delle Black Panthers e poi fa arrivare a casa di altre Pantere
Nere vignette ironiche sugli assassinati firmate proprio dagli United Slaves.
Il fine e` accelerare quanto possibile la gang war e quando occasionalmente i rivali
concordano delle tregue — come avviene nella California del Sud nel 1969 — arriva
sempre un nuovo omicidio a ravvivare le tensioni dormienti.
Da un memorandum della polizia di San Diego, del 18 settembre 1969, trapela una
certa soddisfazione: ‘‘Omicidi, agguati ed un alto tasso di violenza continuano a prevalere
nell’area del ghetto a sud-est di San Diego ed un’importante parte di questa situazione
di rivolta e` attribuibile al nostro programma’’.
A rivelarsi ‘‘produttive’’ sono in primo luogo le vignette che vengono diffuse sotto
forma di volantini o graffiti sui muri: illustrano tradimenti, inefficienza, complicita`
con la polizia e nel complesso pungono l’orgoglio tanto delle Pantere Nere che degli
United Slaves, spingendoli nel baratro di una faida infinita e letale.
E `
lo stesso schema operativo che viene applicato a Chicago, dove i rivali delle Pantere
Nere sono i Blackstone Rangers: il 18 dicembre del 1968 uno scontro frontale seguito
ad un agguato si conclude con l’arresto di 17 militanti dei due gruppi. Otto giorni
dopo i leader rivali provano ad incontrarsi per siglare il cessate il fuoco ma e` un informatore
dell’FBI a far fallire il tentativo.
La stessa tattica si ripete in altre citta` americane ed il risultato e` un indebolimento
complessivo delle Pantere Nere, obbligate a difendersi da piu` gang rivali contemporaneamente.
E a questo punto che Hoover sovrappone alle attivita` gia` in corso il tentativo
di trasferire le rivalita` ed i dissensi all’interno delle stesse Pantere Nere.
Nel marzo del 1969 l’FBI recapita ai capi di Chicago delle lettere anonime in cui si
afferma che un certo gruppo di militanti vuole disertare e contemporaneamente a San
Diego sono delle telefonate anonime a denunciare alcune Pantere Nere come degli
‘‘agenti della polizia’’ mentre a Los Angeles un’ondata di arresti mira a far allontanare
dal partito le reclute piu` giovani ed inesperte.
424
La detenzione di Huey Newton in un penitenziario della California serve per far organizzare
all’FBI una falsa corrispondenza con i rappresentanti delle Pantere Nere in Algeria,
Francia e Scandinavia al fine di delegittimare i gruppi all’estero.
Spesso i militanti sospettano che dietro dispute, false notizie — come l’alleanza con
alcune associazioni di omosessuali — e rivalita` ci sia la mano della polizia ma l’assenza di
prove concrete e le difficolta` nelle comunicazioni non giovano alla tenuta del gruppo
nazionalista nero. I colpi piu` duri vengono messi a segno grazie agli informatori.
Nel maggio del 1969 Alex Rackley, 24enne membro del gruppo di New York, viene
torturato ed ucciso dai suoi compagni perche´ sospettato di essere un informatore e nel
dicembre seguente i federali fanno irruzione nella notte nella casa di Chicago di Fred
Hampton, principale organizzatore cittadino, mentre tutti i presenti sono addormentati
essendo stati drogati dall’informatore William O’Neal.
Hampton viene ucciso, al pari della sua guardia del corpo, mentre altri vengono trascinati
in mezzo alla strada e malmenati.
L’altro pilastro del Cointelpro sono le attivita` per la distruzione dell’immagine pubblica
delle Pantere Nere: attori, cantanti e uomini d’impresa che si erano espressi in pubblico
a loro favore vengono contattati, convocati nei commissariati ed ammoniti sui rischi
di complicita` con ‘‘gruppi criminali’’ cos?` come alle Chiese che avevano ospitato
eventi di beneficienza viene chiesto di cessare ogni sostegno al fine di ‘‘garantire la sicurezza
di chi frequenta le funzioni religiose’’.
Decimato da arresti, omicidi e defezioni il partito delle Pantere Nere continua ad
avere nel proprio giornale un punto di forza ed e` cos?` che nel maggio del 1970, gli uffici
dell’FBI di Chicago, Los Angeles, Miami, Newark, New Haven, New York e San Diego
lanciano un’operazione congiunta per sabotare una circolazione che supera le centomila
copie e puo` raggiungere le centoquarantamila.
E `
la sede di San Diego che scopre come il giornale Black Panther gode di esenzioni
fiscali non dovute: una volta abolite, il nuovo peso finanziario viene aggravato da una
tassa ‘‘raramente adoperata’’ che impedisce di svolgere attivita` commerciali in aree residenziali.
A cio` si aggiungono le pressioni sulla United Airlines — la compagnia aerea che trasporta
il giornale — affinche´ faccia pagare a Black Panther il costo piu` alto possibile per
la spedizione di pubblicazioni. L’effetto si sente dopo pochi mesi: diminuiscono le copie
stampate e quelle distribuite.
Ma non e` ancora il colpo del ko e cos?` Hoover muove un’altra pedina, riuscendo attraverso
articoli di stampa, a mobilitare il sindacato dei distributori dei giornali affinche´
rifiuti del tutto di consegnare Black Panther. Per reagire i militanti si affidano alle radio
mentre i leader fondatori come Seale si lanciano in tourne´e di comizi, ma nel primo caso
l’FBI riesce a far trasmettere in ritardo i programmi registrati mentre nel secondo spesso
avvengono attentati dinamitardi, i cui autori riescono sempre a dileguarsi.
L’ultima stretta dell’FBI, fra il 1971 ed il 1972, arriva attraverso la cooperazione con i
Dipartimenti di polizia: l’obiettivo e` pedinare ossessivamente i membri rimanenti della
Pantere Nere fino a quando non incorrono in banali violazioni di legge — a cominciare
425
dalle infrazioni del traffico — per fermarli ed arrestarli in continuazione, mettendoli sotto
una crescente pressione psicologica.
Decimate dagli arresti, lacerate dalle liti interne ed oberate da costi crescenti, le Pantere
Nere vengono abbandonate da molti militanti che preferiscono unirsi al Black Liberation
Army mentre altri—come nel caso di Eldgride Cleaver—si spostano su posizioni piu` moderate
decretando di fatto la fine dell’organizzazione originaria che aveva avuto il piu` alto
momento di popolarita` durante i Giochi Olimpici del 1968 quando i velocisti afroamericani
sul podio della premiazione avevano alzato i pugni al cielo in segno di protesta.
Maurizio Molinari
426
7. DOCUMENTO N. 3
RAPPORTO SULL’ESTREMISMO DEL 25 AGOSTO 2004
1. Il concetto di estremismo
Con il termine di estremismo si indicano qui di seguito i movimenti politici che rifiutano
i valori della democrazia liberale e dello Stato di diritto. Il presente rapporto riprende
percio` la definizione adottata nel nostro rapporto del 1992. Questa breve definizione
e` qui di seguito esemplificata.
2. Estremismo, rifiuto dell’ordine democratico-liberale
In generale si definiscono estremisti i movimenti, i partiti, le idee, le attitudini e i
comportamenti che rifiutano lo Stato democratico costituzionale, la separazione dei poteri,
il sistema di partiti pluralistico e il diritto all’opposizione. Alla discussione politica
gli estremisti preferiscono la suddivisione tra amico e nemico e di conseguenza rifiutano
categoricamente le opinioni e gli interessi altrui, credendo in determinati obiettivi o costanti
socio-politiche apparentemente inconfutabili.
Gli estremisti non si definiscono come tali. Spesso sfruttano per i loro fini le conquiste
dell’ordine democratico-liberale, contro cui si oppongono, quali la liberta` d’opinione,
di stampa, di religione e di riunione nonche´ la protezione giuridica.
Essenziale e` l’opposizione ai valori fondamentali e all’ordine democratici e non la posizione
politica periferica del fenomeno estremista. Le opinioni dissidenti sono inevitabili
in ogni tipo di societa` . Esse tuttavia diventano estremiste nel momento in cui qualcuno,
da una posizione marginale, da solo o insieme ad altri, pretende di parlare per un notevole
numero di persone o per tutti e di conseguenza tenta di imporre alla maggioranza,
anche con la violenza, le sue posizioni spesso unilaterali.
La tradizione politico-giuridica svizzera, a differenza di quella tedesca, non conosce il
concetto di anti-costituzionalita` . Contrariamente a quanto avviene nei Paesi in cui sono
state ampiamente sviluppate le istituzioni preposte alla protezione della costituzione, in
Svizzera il solo tentativo da parte di un gruppo organizzato di abolire la democrazia, i
diritti umani o lo Stato di diritto non e` sufficiente per porlo sotto la sorveglianza degli
organi preposti alla protezione dello Stato. Affinche´ cio` sia permesso e` necessario che,
427
per raggiungere il suo scopo, un gruppo faccia uso, sostenga o sia disposto a ricorrere
alla violenza.
Nel diritto penale il termine stesso di violenza e` impreciso e controverso. Il denominatore
comune della definizione e` costituito dalla descrizione della violenza come azione
fisica diretta contro un’altra persona mediante l’uso della forza. Non vi e` invece accordo
sulla questione se il termine di violenza debba essere esteso al di la` dell’azione fisica e
comprendere, ad esempio, anche le pressioni psicologiche. Qui di seguito la violenza
e` definita come l’uso attivo, individuale o collettivo, di coercizione fisica con il corpo
o altri mezzi, per ottenere un determinato scopo. Tale definizione non include ne´ il comportamento
passivo, ne´ le circostanze strutturali.
Sono disposti alla violenza gli estremisti che attraverso le loro opinioni politiche e le
loro apparizioni pubbliche manifestano una predisposizione alla violenza, anche se per
motivi strategici e tattici non sempre agiscono in modo militante. In questo i gruppi predisposti
alla violenza si distinguono dagli estremisti violenti che fanno costantemente ricorso
alla violenza. Contrariamente alle affermazioni degli estremisti, la loro violenza non
e` diretta esclusivamente contro oggetti.
3. Estremismo e radicalismo
E `
importante distinguere il termine di estremismo da altri due concetti: radicalismo e
terrorismo. Spesso il termine «radicalismo» e` ancora oggi usato come sinonimo di estremismo.
Esso tuttavia si riferisce piuttosto ai mezzi con cui s’intende imporre un obiettivo
politico, mentre con il termine estremismo si indica l’obiettivo e il pensiero politico stesso.
Il termine radicalismo indica quindi la risolutezza e la coerenza dell’atteggiamento
politico, ma non gli obiettivi politici dei protagonisti. Il termine inoltre non implica necessariamente
un atteggiamento anti-democratico o la predisposizione alla violenza, di
conseguenza puo` essere impiegato per descrivere l’intensita` di un’opinione politica,
ma non per indicare il contenuto di quest’ultima.
4. Estremismo e terrorismo
Un altro termine in stretta relazione con l’estremismo e` quello di ‘‘terrorismo’’.
Alcuni esperti di terrorismo lo definiscono addirittura come ‘‘forma di lotta dell’estremismo
politico’’ o come forma di estremismo politico che mira all’abolizione dello
Stato costituzionale democratico per mezzo dell’uso sistematico della violenza. Con il
termine di terrorismo si indicano le attivita` i cui obiettivi o mezzi sono anti-democratici.
La caratteristica principale e` costituita dal tentativo d’imporre le proprie esigenze,
non condivise dall’opinione pubblica, per mezzo dell’uso della violenza e con l’intenzione
di diffondere paura e terrore. Da questo punto di vista il terrorismo puo` essere considerato
quale ultima conseguenza dell’estremismo politico, ma non come sinonimo per
tutte le forme di violenza con motivazioni politiche.
428
5. Presenza nei mass-media
Il terrorismo e l’estremismo hanno un altro denominatore comune: entrambi puntano
sull’effetto mediatico e di conseguenza tentano coscientemente di suscitare l’interesse
dei mezzi di comunicazione di massa. Un metodo per raggiungere l’obiettivo e` l’uso della
violenza. Tra gli estremisti che tentano di suscitare l’interesse dei mass media vi sono
sia la tifoseria violenta, sia gli skinhead, sia gli attivisti mascherati del Black Block. I
mass-media in questi casi si trovano di fronte a un dilemma: da una parte devono rendere
conto delle attivita` estremiste i disordini, gli attacchi, i misfatti ecc. per informare
l’opinione pubblica ed esprimere lo sgomento e la solidarieta` con le eventuali vittime,
dall’altra, attraverso la diffusione di queste informazioni gli estremisti raggiungono il loro
obiettivo e si sentono corroborati nella loro attivita` .
In occasione di eventi seguiti dai mass-media e` quindi sempre piu` probabile che
scoppi la violenza. La presenza dei mass-media internazionali offre infatti l’opportunita`
ideale per spettacolari azioni di disturbo.
6. Cause dell’estremismo
Alla questione sulle cause dell’estremismo si puo` rispondere solo a livello scientifico.
Pur non costituendo un’analisi sociologica, il presente rapporto riferisce sui risultati
di alcuni studi in materia. Nell’ambito della sociologia non e` sufficiente definire l’estremismo
come un fenomeno anti-democratico, poiche´ si analizzano in primo luogo le relazioni
tra la societa` , lo Stato costituzionale e l’estremismo. Di conseguenza, se ci si occupa
di estremismo straniero, le cause vanno ricercate nei Paesi di origine degli estremisti.
I tentativi di spiegazione piu` invalsi, anche se non indiscussi, si basano
sull’osservazione del fenomeno a lungo termine e si rifanno alle teorie della modernizzazione
e della secolarizzazione, anche se queste ultime, oggi, non considerano piu` tali processi
come unidirezionali, univoci e irreversibili.
7. La modernizzazione quale causa dell’estremismo
L’individualizzazione e` uno dei modi in cui si manifestano i processi di modernizzazione
o di secolarizzazione. Alcuni fenomeni ambivalenti quali la disintegrazione sociale
e l’abbandono di tradizioni nonche´ la perdita o lo relativizzazione di valori, norme e modi
di agire, sono gli effetti dell’individualizzazione. Sviluppi paralleli a quelli constatati in
ambito sociale si possono osservare anche in seno al sistema economico (sempreche´ non
si ritenga lo sviluppo economico all’origine dello sviluppo sociale). Per gli individui tutti
questi fenomeni comportano maggiori liberta` , ma anche nuove costrizioni. Questi processi
sono osservabili a livello individuale, ma per quanto concerne l’estremismo assumono
particolare rilievo soprattutto gli esclusi dalla modernizzazione. A questo proposito si
429
possono elencare sia le conseguenze dell’esclusione, quali la paura di non sopravvivere
alla concorrenza economica, di perdere il proprio status sociale, la solitudine e il senso
d’esclusione, di smarrimento, d’impotenza, la noia, la mancanza di prospettive, la frustrazione,
sia le strategie piu` o meno efficaci per ricostruirsi un’identita` in queste condizioni.
Tra coloro che sono svantaggiati dalla modernizzazione sarebbero da annoverare
anche gli estremisti, per quanto si tratti di un dato empiricamente non e` sempre confermato.
In base al coinvolgimento individuale si possono tuttavia comprendere le reazioni
estremiste. Gli estremisti di destra tentano di compensare la perdita dell’identita` individuale
e collettiva con un’idea oltranzista di comunita` razziale, popolare e nazionale, che
esclude sistematicamente, con il ricorso alla violenza, tutti coloro che non vi appartengono.
All’altro estremo politico, lo stesso fenomeno si esprime mediante il romanticismo
sociale e le idee utopiche, con gli stessi effetti d’intolleranza e di violenza.
La conclusione piu` importante da trarre sull’estremismo e` che si tratta di un fenomeno
intrinseco alla societa` . Celebri interpretazioni del terrorismo di destra ne parlano come
di un ‘‘fenomeno del centro’’ vedendone le cause nella predisposizione e nell’inclinazione
al ‘‘carattere autoritario’’.
Le predisposizioni caratteriali o le disuguaglianze sociali possono essere il punto di
partenza anche nelle teorie che non sono sociologiche o improntate su teorie sociali,
ma che si concentrano sui processi politici. Con il termine di «populismo» usato anche
in politica si possono ad esempio designare le strategie politiche che suscitano paure latenti
o che, riconducendo le disuguaglianze sociali a questioni etniche, influenzano la
percezione dei problemi in funzione dei propri interessi. Esempi di siffatte strategie si
possono trovare in seno a tutte le forze politiche. Senza muovere rimproveri di strumentalizzazione
e situandosi a un livello teorico piu` elevato, le teorie fondate sull’analisi del
discorso giungono ad argomentazioni analoghe.
8. La secolarizzazione all’origine dell’estremismo
Con il termine di secolarizzazione si designa il processo di erosione della religione in
seno alla societa` oppure il trasferimento delle convinzioni religiose dalla sfera pubblica e
politica all’ambito delle opinioni individuali e, di conseguenza, alla sfera privata. La liberta`
di religione e di culto, garantita dallo Stato, suggella questo processo e crea difficolta`
quando si scontra con convinzioni religiose che non accettano questa situazione,
come ad esempio l’estremismo religioso. Le conseguenze della secolarizzazione sono simili
a quelle della modernizzazione, con un’eccezione: il fondamentalismo religioso si
puo` definire sia come una reazione eccessiva delle religioni tradizionali al processo di
secolarizzazione, sia come un tentativo di fondamentalizzazione e quindi di politicizzazione
della religione in una societa` secolarizzata.
430
9. Estremismo di sinistra
Il termine estremismo di sinistra include il comunismo, il marxismo, il leninismo, alcune
correnti del socialismo e dell’anarchia. Dal punto di vista della storia delle idee queste
ideologie hanno in parte le stesse radici, pur differenziandosi in modo assai netto e
pur essendo sin dagli inizi in parte in lotta tra di loro. Il loro obiettivo comune era ed e`
tuttora di sconfiggere il sistema capitalista.
Il movimento anarchico delle origini, assolutamente anti-autoritario e contrario a
qualsiasi tipo di struttura organizzativa, si prefigge un ritorno a una presunta situazione
di armonia originaria. Oggi sono soprattutto i cosiddetti autonomi a farsi portavoce di
quest’ideologia. Essi non dispongono tuttavia di una visione del mondo completamente
maturata e scevra di contraddizioni e percio` i denominatori comuni del movimento degli
autonomi sono l’anti-fascismo e la critica alla globalizzazione, che allo stesso tempo rappresentano
un forte punto di contatto con altri estremisti di sinistra (soprattutto neomarxisti
e leninisti). Anche le altre ideologie di estrema sinistra summenzionate che si fondano
sul marxismo presentano alcune caratteristiche settarie, se confrontate con i partiti
al potere negli ex Stati comunisti.
10. Cronologia
Il crollo del blocco dei Paesi dell’Est e la disfatta delle dittature comuniste hanno
avuto ripercussioni sia organizzative che programmatiche anche sull’estremismo di sinistra
dei Paesi occidentali. In Svizzera tuttavia, negli ultimi anni gli estremisti di sinistra
hanno trovato temi con cui sono riusciti a mobilitare sempre piu` persone, soprattutto
giovani. Alcune tematiche centrali riescono invero gia` da tempo a fomentare il potenziale
di contestazione. Tra queste vi sono da una parte le azioni di solidarieta` o di commemorazione
per i terroristi detenuti all’estero o per i movimenti di liberazione come gli Zapatisti
in Messico o i gruppi estremisti in Medioriente, dall’altra la critica al sistema, la
lotta di classe e la richiesta di spazi autonomi. Le tematiche con il piu` alto potenziale di
mobilitazione tuttavia si sono rivelate l’anti-fascismo, in reazione al diffondersi dell’estremismo
di destra, e la critica alla globalizzazione. Negli scontri fra estremisti di sinistra e
di destra sono spesso stati gli estremisti di sinistra a ricorrere per primi alla violenza. Un
ampio ventaglio di avvenimenti nazionali e internazionali piu` o meno legati a queste tematiche
e` servito da pretesto per atti di violenza da parte dei gruppi di estrema sinistra.
11. Adozione delle rivendicazioni degli anti-globalizzatori da parte degli estremisti
di sinistra
Soprattutto l’adozione delle rivendicazioni del movimento degli anti-globalizzatori ha
allargato il campo d’azione dell’estrema sinistra, prima piuttosto isolata, assicurandole
431
un’affluenza di nuovi simpatizzanti. In questo ambito contestatario, i primi disordini si
sono verificati su piu` giorni, nel maggio 1998, in occasione dell’incontro celebrativo dell’Organizzazione
mondiale del commercio (OMC) a Ginevra. Gli incidenti durante la
manifestazione organizzata dalla People’s Global Action (PGA) hanno causato danni
per circa 5 milioni di franchi. Nel 1999, con l’interruzione dell’alimentazione di energia,
e` stato per la prima volta oggetto di un attacco anche il Forum economico mondiale
(WEF) a Davos, svoltosi per decenni senza alcun incidente. Dopo che i gravi incidenti
verificatisi in occasione della conferenza ministeriale dell’OMC a Seattle (novembre/dicembre
1999) avevano di nuovo evidenziato il potenziale di mobilitazione della tematica,
la critica alla globalizzazione e` divenuta definitivamente una delle rivendicazioni piu` importanti
dell’estrema sinistra e in particolare del Revolutiona¨rer Aufbau Schweiz (RAS).
Dal punto di vista degli estremisti di sinistra, la manifestazione contro il WEF 2000, organizzata
dalla Coordinazioneanti-OMC,dalRevolutiona¨rerAufbauZu¨ rich(RAZ)edaaltreorganizzazioni,
e` stata un successo, avendo provocato danni per circa 100 000 franchi.
Il successo e` stato per questi gruppi la conferma di trovarsi sulla strada giusta e li ha portati
a coinvolgere maggiormente le cerchie che gravitano intorno alla Reithalle di Berna.
Nel 2001 gli atti di violenza sono aumentati non solo a livello internazionale (vertice
UE di Go¨ teborg nel giugno 2001, vertice G8 a Genova nel luglio 2001), ma anche a
livello nazionale. La manifestazione contro il WEF 2001, svoltasi a Zurigo, ha causato
danni per circa 700 000 franchi. Persino il WEF 2002, nonostante si sia svolto a New
York, ha provocato diverse azioni di protesta in alcuni luoghi della Svizzera. Il netto aumento
della violenza soprattutto in occasione di grandi eventi e` tuttavia da ricondurre
anche ad altre cause. A partire dal nuovo millennio un notevole numero di nuovi membri,
di sostenitori occasionali e di simpatizzanti tra i 16 e i 25 anni di eta`si e` aggiunto alla
cerchia degli estremisti di sinistra che nella maggior parte dei casi facevano parte del movimento
sin dagli anni Settanta e Ottanta. Le nuove leve sono meno politicizzate e agiscono
piu` in relazione a determinati eventi.
Da allora si delinea, in modo sempre piu` marcato, un conflitto generazionale con la
fascia dirigente, di 4045 anni in media, tanto piu` che nelle organizzazioni di estrema sinistra
manca la generazione intermedia.
Allo stesso tempo continua a delinearsi la tendenza a intessere reti di contatto aprendo
nuove possibilita` di mobilitazione. Servono da modello in parte le alleanze formate ad
hoc in occasione delle proteste contro la globalizzazione all’estero, per le quali Internet
assume un’importanza sempre maggiore. E stato cos?` riattivato il Soccorso Rosso, un’organizzazione
di autodifesa dell’estrema sinistra nata negli anni Settanta, che organizza il
sostegno giuridico durante e dopo i disordini e si occupa degli estremisti di sinistra detenuti
in Svizzera e all’estero. Oltre all’ideologia estremista, alla scarsa disponibilita` al
dialogo e soprattutto all’accresciuta aggressivita` , anche la flessibilita` , la buona organizzazione
e la rapida mobilitazione sono le caratteristiche di un movimento che, per provocare
disordini, si basa sempre meno su eventi organizzati da terzi, allestendoli sempre
piu` di propria iniziativa.
432
Nel corso dell’estate del 2003 gli attacchi contro la polizia perpetrati dagli ambienti
della Reithalle hanno assunto dimensioni senza precedenti. Un ulteriore esempio di accresciuta
propensione alla violenza si e` verificato in concomitanza con il WEF 2003. Nonostante
le concessioni delle autorita` alla vigilia dell’evento, il comitato organizzativo
dell’Alleanza di Olten, sostenuto dai membri del RAZ, non ha voluto distanziarsi dagli
atti di violenza, impedendo in definitiva la manifestazione organizzata dall’alleanza stessa.
Il WEF si e` infine chiuso con i gravi disordini verificatisi a Berna e danni materiali per
circa 600 000 franchi. Il medesimo scenario si e` ripresentato a margine del vertice del G8
a Evian (maggio/giugno 2003), nel corso del quale i disordini a Losanna e Ginevra hanno
causato danni per 7,5 milioni di franchi.
12. Partecipazione ai tumulti da parte di teppisti apolitici
Durante i disordini summenzionati si e` assistito a un fenomeno gia` verificatosi nel
corso della manifestazione violenta seguita alle celebrazioni per il 1º maggio 2002 a Zurigo.
Un numero sempre maggiore di teppisti apolitici e di curiosi, che non appartengono
al fronte di estrema sinistra, partecipano ai disordini o sfruttano queste occasioni per
compiere reati di altro tipo. Cos?` nel 2003 a Berna, ma soprattutto a Ginevra e Losanna,
ingenti danni materiali sono stati causati dai saccheggi.
Considerando quest’evoluzione il modello proposto nel 2002, basato sulla triplice
strategia di dialogo, distensione e intervento, ha avuto effetti contrastanti. La strategia
e` stata applicata con successo nei confronti dei manifestanti anti-globalizzatori che, anche
se non rifiutano del tutto la violenza, hanno per lo meno un atteggiamento critico nei
suoi confronti. E ` invece fallita nei confronti degli estremisti di sinistra non disposti al
dialogo e nei confronti dei simpatizzanti apolitici tendenti alla piccola criminalita` , tanto
piu` che questi ultimi non sono identificabili alla vigilia delle manifestazioni. Un cambio
di strategia e` stato adottato soltanto in occasione del WEF 2004, quando alcuni anti-globalizzatori
militanti hanno bloccato un treno (in seguito completamente devastato da
vandali) a Landquart: la polizia ha controllato minuziosamente i passeggeri, applicando
cos?` una strategia basata soprattutto sull’intervento.
Il Forum economico mondiale WEF 2004 ha segnato una svolta anche da un altro
punto di vista. Viste le esperienze dell’anno precedente con l’Alleanza di Olten, non
si e` potuta trovare un’organizzazione disposta ad organizzare, nonostante gli inviti dei
militanti, una grande manifestazione, ne´si e` svolta una dimostrazione centrale di una certa
dimensione. E ` cos?` venuto a mancare un elemento che avrebbe attirato l’attenzione
dei mass-media.
Cio` nonostante, per il futuro non si puo` presumere un cambiamento di atteggiamento
o un indebolimento da parte del fronte dei militanti. E invece piu` probabile che il
movimento degli estremisti di sinistra, sempre piu` isolato all’interno degli anti-globaliz-
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zatori, si orienti fondamentalmente verso una strategia ancora piu` radicale. Una prima
conferma di questa tendenza la si e` avuta il 21 febbraio 2004 a Berna e dintorni, dove
un gruppo denominato Kinder der Freiheit Kommando Landquart ha provocato danni
materiali per oltre 100 000 franchi a undici filiali di banche svizzere e imprese multinazionali.
Danni di tale entita` si erano in precedenza registrati solo nel corso di disordini
verificatisi a margine di manifestazioni. Una novita`e` rappresentata anche dal fatto che
l’azione di rivendicazione non e` stata spontanea, bens?` accuratamente organizzata ed eseguita
con notevole ritardo.
13. Bersagli della violenza
Per molto tempo gli atti di violenza sono stati rivolti esclusivamente contro obiettivi
di alto valore simbolico dello Stato o dell’economia nonche´ contro rappresentanze diplomatiche
di altri Stati, filiali di ditte straniere, istituti bancari o compagnie aeree e contro
gli edifici di organizzazioni internazionali malviste, come ad esempio l’OMC. Gli attacchi
si sono spesso verificati alla vigilia di grandi eventi legati alla globalizzazione. In base
a un volantino distribuito in occasione di una manifestazione non autorizzata «contro il
capitale e il suo Stato» a Zurigo, doveva tuttavia valere il principio per cui gli atti di violenza
dovevano sempre avere una relazione con lo scopo o con il contenuto di un’azione.
In quest’ottica gli estremisti giustificavano entro un certo limite anche gli attacchi all’integrita`
fisica rivolti ad esempio contro gli esponenti sempre piu` numerosi dell’estremismo
di destra e, soprattutto in occasione di manifestazioni, contro gli agenti della polizia
quali rappresentanti visibili dello Stato capitalista.
A partire dal 2003 la militanza rivolta contro le persone ha tuttavia assunto un altro
livello qualitativo. Durante la manifestazione di Berna, svoltasi dopo il WEF il 25 gennaio
2003, un agente di polizia e` stato attaccato con razzo illuminante e in occasione di
una manifestazione contro la repressione a Basilea (15 novembre 2003), tre agenti hanno
riportato gravi ferite, dopo essere stati attaccati con acido solforico. La stessa sostanza
era in possesso anche di alcuni partecipanti a una manifestazione contro il WEF svoltasi
a Winterthur il 10 gennaio 2004.
14. Protagonisti
Quanto rilevato a proposito dell’estremismo di destra si puo` applicare anche al lato
opposto dello schieramento politico. Pure in questo caso il movimento, ideologicamente
non unitario e organizzato in modo frammentario, e` composto da numerosi gruppi. Analogamente
a quelli dell’estrema destra, anche questi gruppi sono interconnessi, poiche´
alcune persone fanno parte o sono membri di piu` gruppi. Nonostante l’antagonismo storico
tra alcune correnti quali il movimento anarchico e il comunismo, all’interno dei movimenti
di estrema sinistra vi e` tuttavia un livello di cooperazione sorprendente. Gli
434
estremisti di sinistra di orientamento neomarxista o leninista sono ad esempio spesso attivi
anche negli ambienti anarchici.
15. Dimensioni dell’estrema sinistra
Nel quadro delle disposizioni legali attuali applicabili ai servizi d’informazione e della
polizia, e` difficile indicare le dimensioni dei movimenti degli estremisti di sinistra in Svizzera.
Se si tiene conto solo del RAS/RAZ, della Coordinazione anti-OMC e del Black
Block nonche´ del fatto che solo a Ginevra vi sono 300 squatter (persone di orientamento
autonomo e anarchico che occupano abitazioni abusivamente) ascrivibili all’estrema sinistra,
si giunge a un totale di circa 2450 estremisti di sinistra. Si puo` inoltre ritenere che
in Svizzera vi siano altri 200 neomarxisti, squatter e autonomi anarchici. Supponendo
che, di queste 2650 persone, un quarto sia membro di piu` gruppi contemporaneamente,
ne risulta un totale di 2 000 estremisti di sinistra. Questa cifra non tiene conto delle centinaia
di sostenitori occasionali e simpatizzanti del Black Block con un notevole potenziale
di violenza che appoggiano gli estremisti anche senza essere coinvolti ideologicamente.
Qui di seguito si esamineranno i gruppi piu` importanti, dal Revolutiona¨ rer Aufbau,
al Komitee gegen Isolationshaft fino alla Coordinazione anti-OMC e al Black Block.
16. Revolutiona¨rer Aufbau Schweiz (RAS) / Revolutiona¨rer Aufbau Zu¨ rich
(RAZ)
Il Revolutiona¨rer Aufbau, di orientamento marxista-leninista, e` di gran lunga il gruppo
di estrema sinistra piu` importante, piu` violento e anche piu` influente nell’ambito dell’estremismo
di sinistra in Svizzera. Finora si e` limitato ad effettuare attacchi contro edifici
e installazioni di alto valore simbolico, servendosi di sacchetti di vernice o di fuochi
d’artificio trasformati in cariche esplosive. Il gruppo e` tuttavia favorevole al terrorismo e
manifesta in generale sempre maggiore propensione alla violenza.
Il Revoluziona¨rer Aufbau e` nato alla fine del 1992 in seguito alla fondazione, nello
stesso anno, dell’Aufbau Vertrieb, un servizio per la vendita di pubblicazioni a carattere
rivoluzionario. Si e` fatto notare per la prima volta pubblicamente nel febbraio del 1993,
in occasione di un processo nei confronti della sua fondatrice ed esponente di punta Andrea
Stauffacher. Il gruppo e` stato creato nell’intento di riempire il vuoto politico venutosi
a creare in seno agli ambienti svizzeri dell’estrema sinistra in seguito al crollo del
blocco comunista.
Non si sa molto sulla struttura organizzativa del Revolutiona¨ rer Aufbau. Il suo modello
e` stata la tedesca Rote Armee Fraktion (RAF), scioltasi nel 1998 dopo 28 anni di
attivita` . I circa 50 esponenti di spicco del Revolutiona¨rer Aufbau erano gia` attivi negli
anni Settanta e Ottanta e intrattenevano intensi contatti con gli ambienti terroristici dell’epoca.
435
Il Revolutiona¨rer Aufbau Schweiz (RAS) e` indubbiamente dominato dal Revolutiona
¨rerAufbauZu¨ rich(RAZ),ma e` presente anche a Berna(RABe)e a Basilea(RABa).Di conseguenza
i suoi membri provengono prevalentemente dalle regioni di Zurigo, Berna e
Basilea. Queste constatazioni potrebbero tuttavia in futuro non corrispondere piu` ai fatti:
dopo la decennale dominanza del RAZ, le attivita` del gruppo sono in crescita non solo
a Berna e Basilea, ma anche a Ginevra. Inoltre, nell’ambito di una nuova strategia decentralizzata
anche citta` piu` piccole come Lucerna, San Gallo, Soletta, Friburgo o Zugo
vengono coinvolte in cosiddette «azioni di resistenza». Il RAS conta circa 80 membri
con un’eta` media di 40 anni.
L’eta` media dei membri del RAZ e` tuttavia notevolmente piu` alta rispetto a quella
dei membri delle sezioni di Berna e Basilea. I simpatizzanti del RAS hanno in media circa
20 anni.
Il RAS conta diversi sottogruppi16 che godono di ampia autonomia nella scelta delle
tematiche su cui concentrare le loro attivita` . Il ventaglio dei temi trattati e` in generale
molto ampio e comprende la politica di pace, il conflitto in Medioriente, la globalizzazione,
l’imperialismo, la struttura patriarcale della societa` , le lotte dei lavoratori in Svizzera
e all’estero, le questioni legate all’asilo e ai rifugiati, il sostegno di prigionieri politici,
l’anti-fascismo o la questione curda. Con l’impiego di slogan, il RAS lotta per una societa`
senza classi, rivolgendo le proprie azioni contro il capitalismo e le sue strutture portanti
(banche, grandi aziende nonche´ autorita` statali quali la polizia, la giustizia ecc.). Come
mezzi di propaganda il RAS ha a disposizione il giornale Aufbau (dal 1996; pubblicato
quattro volte all’anno), canali radiofonici (LoRa a Zurigo, Kanalratte a Basilea), un proprio
sito Internet, un giornale murale e i volantini del Roter Motor.
Il RAS ha contatti con la Reitschule di Berna, con la REBELL, con la Phase 1 (entrambe
di Lucerna), con il Subversiver Freundeskreis (ex Revolutiona¨re Jugend) di Zugo
nonche´ con gruppi di estrema sinistra in Ticino. Segnatamente nell’ambito del Soccorso
Rosso, singoli esponenti mantengono intensi contatti con gruppi esteri dalle idee analoghe,
soprattutto in Italia e in Germania.18 Le attivita` a livello internazionale si concentrano
soprattutto sullo scambio di informazioni e sul summenzionato Soccorso Rosso.
Allo stesso tempo, in Svizzera il RAS partecipa anche alle manifestazioni di gruppi turchi
e curdi con idee analoghe. La presenza del gruppo e` particolarmente marcata in occasione
delle famigerate manifestazioni a margine delle celebrazioni del 1 maggio a Zurigo,
ma anche durante altri eventi offuscati da atti di violenza, alle quali, su istruzioni del
RAS, partecipa anche il Black Block.
17. Komitee gegen Isolationshaft (KGI)[Comitato contro la detenzione in celle
d’isolamento]
Anche il Komitee gegen Isolationshaft (KGI; ex Komitee gegen Vernichtungshaft)
mira a una societa` senza classi. Nel 1974 il gruppo si e` formalmente unito con il Soccorso
436
Rosso. Nel 1981 tuttavia, per un breve periodo, il movimento ha assunto il nome di Verein
Rechtsauskunftsstelle Anwaltkollektiv, segnalando in questo modo la rottura con il
Soccorso Rosso.
Il KGI, i cui membri sono presenti quasi al completo anche in seno al RAS, e` un’organizzazione
molto esclusiva che dal 1990 conta fra i suoi membri un numero sempre
crescente di persone appartenenti alla classe medio-alta, che in ambito professionale occupano
posti di responsabilita` , sviluppando una struttura sempre piu` elitaria. Come altri
gruppi di orientamento rivoluzionario, anche il KGI e` soggetto ad un certo invecchiamento:
attualmente l’eta` media si aggira attorno ai 40 anni. Il nucleo centrale del gruppo
conta meno di 20 attivisti, ma e` tuttavia in grado di mobilitare fino a 200 persone. Il KGI
e` parte di una rete formata da molte organizzazioni con idee analoghe in Svizzera e all’estero
e intrattiene contatti a livello internazionale con gli esponenti di diversi gruppi
estremisti e terroristici, in parte oggi sciolti.
18. Coordinazione anti-OMC
La Coordinazione Anti-OMC, che ha la sua sede principale a Berna e contatti in particolare
a Basilea, Ginevra, Losanna, Lugano e Zurigo, e` stata costituita da ambienti
autonomi, femministi e zapatisti. L’organizzazione si autodefinisce difenditrice della dignita`
umana e della giustizia sociale e rifiuta il capitalismo, l’imperialismo, la globalizzazione
nonche´ le discriminazioni di ogni tipo. Ha una partecipazione fissa di una ventina
persone, appartenenti alla classe media e medio-alta, la cui eta` media si aggira attorno ai
30 anni, di cui circa la meta` donne. Grazie agli ottimi contatti con i gruppi locali di estrema
sinistra la Coordinazione anti-OMC puo` mobilitare fino a 200 persone e nonostante
il numero costante dei membri, il potenziale di mobilitazione e` in crescita.
La Coordinazione anti-OMC e` priva di una gerarchia ben definita. Intrattiene strette
relazioni con gli autonomi della Reithalle di Berna e con gruppi di estrema sinistra a livello
locale. Vi sono inoltre collegamenti con il RAS/RAZ. Negli ultimi tempi le sue attivita`
si concentrano sempre maggiormente sulla politica d’immigrazione, dopo che lo
spostamento del WEF a New York (2002) aveva causato una crisi d’identita` . L’atteggiamento
di fondo della Coordinazione Anti-OMC e` caratterizzato da una spiccata predisposizione
alla violenza, che nel corso degli ultimi tre anni si e` concretizzata in un forte
aumento di reati commessi alla vigilia di grandi manifestazioni sul tema della globalizzazione.
Non si puo` escludere un’ulteriore radicalizzazione.
19. Black Block
Il Black Block non e` un’organizzazione, bens?` piuttosto una base operativa eterogenea
che si forma in occasione di singoli eventi o manifestazioni. Si tratta di un assembra-
437
mento di gruppi di orientamento anarchico e autonomo, privo di strutture e imprevedibile,
che si forma di volta in volta ad hoc. Il Black Block agisce in maniera molto mobile
e flessibile, i suoi componenti sono vestiti di nero, si coprono il volto e si distinguono per
la sempre crescente propensione alla violenza. Un comportamento marziale e una precisione
quasi militare garantiscono al gruppo l’effetto psicologico voluto e la presenza
nei mass-media: dal 2001 il Black Block e` noto a una larga fascia dell’opinione pubblica.
E `
diretto da un piccolo gruppo di esponenti del RAS/RAZ o della Coordinazione
anti-OMC. In generale sono attivisti politici a dirigere il gruppo e a scegliere gli obiettivi
a cui mirare. Anche i facinorosi apolitici finiscono, volenti o nolenti, per seguire le decisioni
del gruppo dirigente.
Il Black Block conta circa 850 attivisti. Due terzi sono di sesso maschile e l’eta` media
si aggira attorno ai vent’anni. Provengono da tutte le fasce sociali e da tutta la Svizzera,
anche se in prevalenza da Zurigo (domicilio del 49% degli attivisti) e da Berna (20%).
Se al Black Block si applica un modello suddiviso in quattro cerchie, il nucleo interno
si compone di circa 50 esponenti dell’estrema sinistra, mentre della seconda cerchia (C)
fanno parte almeno 100 attivisti, membri di diversi gruppi di orientamento prevalentemente
anarchico e autonomo. Una terza cerchia (B) conta piu` di 700 attivisti militanti,
probabilmente solo in parte spinti da motivazioni politiche, mentre alla quarta cerchia
(A) appartengono alcune centinaia di persone, sostenitori occasionali, violenti, in prevalenza
apolitici e che agiscono soltanto a margine di eventi. Se gli ambienti di estrema sinistra,
e non altri gruppi, organizzano una manifestazione nel corso della quale potrebbero
verificarsi atti di violenza, a causa del piu` elevato contenuto politico della manifestazione,
le cerchie A e B non vi partecipano affatto o solo raramente.
Non avendo una struttura organizzativa, il Black Block stesso non intrattiene relazioni
con l’estero, ma persone di contatto possono mobilitare i suoi attivisti anche per manifestazioni
al di la` del confine svizzero.
Il Black Block si rivolta contro lo Stato e la societa` e lotta in particolare contro la
‘‘repressione’’ da parte dell’apparato statale. Di conseguenza, il gruppo dirige le sue
azioni soprattutto contro la polizia e le altre autorita` , prendendo consciamente in considerazione
l’eventualita` di commettere reati. La risposta alla questione, ripetutamente
dibattuta, se il fenomeno ancora poco studiato dei Black Block sia di carattere politico
o meno, dipende dalla definizione di ‘‘politica’’. Se con il termine s’intende la politica
istituzionale, allora il Black Block e` apolitico, poiche´ non partecipa al processo democratico,
a meno che l’attacco alle istituzioni politiche stesse non sia considerato un modo di
partecipazione. Se invece si considera la diffusione nei mass-media come elemento del
processo democratico, allora si deve parlare di un fenomeno politico. I temi di rilevanza
politica infatti vengono sollevati e discussi, anche se in una forma che esclude il dialogo
con larghe fasce della societa` . I reati commessi durante le azioni non sono invece di carattere
politico in senso stretto. La risposta e` controversa anche se si considerano le motivazioni
dei protagonisti. Queste vanno dalla questione del potere o del bene comune, al
438
perseguimento di interessi specifici fino a motivi prettamente privati. Solo in quest’ultimo
caso si tratta di una motivazione apolitica e a volte anche puramente criminale, come
nel caso dei saccheggi.
20. Situazione e rischi attuali
Contrariamente al nazionalsocialismo, il marxismo non e` mai stato sconfitto militarmente,
ne´ i suoi protagonisti giudicati in base al diritto internazionale pubblico. Non vi e`
stata percio` una condanna analoga dell’ideologia marxista e manca tuttora un’elaborazione
complessiva del fenomeno dal punto di vista storico. Per questi motivi e a causa
dei cambiamenti verificatisi a livello mondiale negli ultimi 15 anni, ben assai il marxismo,
dopo aver per decenni suscitato paura, non e`piu` stato considerato un pericolo o e` stato
perlomeno sottovalutato. Di conseguenza, in molti casi si e` trascurato di osservare, come
invece sarebbe stato necessario, gli ambienti marxisti e ci si e` concentrati sull’estremismo
di destra. Dal 1992, nell’ambito dell’estremismo di sinistra sono tuttavia aumentati sia gli
incidenti, sia il potenziale di violenza, sia il numero dei seguaci dei gruppi marxisti e
anarchici.
21. Rischi per la sicurezza interna
A causa dei suoi obiettivi e dei suoi metodi, l’estremismo di sinistra costituisce un
rischio da non sottovalutare per la sicurezza interna della Svizzera, tanto piu` che riesce
continuamente a fare proprie, radicalizzandole, determinate rivendicazioni, abusando
peraltro delle istituzioni dello Stato e dei diritti democratici. Per raggiungere i propri
obiettivi, una parte rilevante degli estremisti mostra un elevato potenziale di criminalita`
e non esita a collaborare con elementi violenti o, perlomeno, a offrire loro una base d’azione.
Altri due fattori non vanno sottovalutati. Da una parte, contrariamente a quello di
destra, radicato soprattutto nelle regioni di campagna, l’estremismo di sinistra, essendo
in primo luogo un fenomeno urbano, si concentra, nonostante la sua strategia decentralizzata,
in grandi citta` come Zurigo, Basilea, Berna e Ginevra e di conseguenza sui centri
nevralgici dell’economia e della politica svizzera. Degna di nota e` , d’altra parte, anche
l’estrazione sociale degli esponenti del movimento marxista: molti di loro appartengono
alla classe media e, grazie alla loro posizione sociale, possono far valere la propria influenza,
il che e` tanto piu` preoccupante in quanto alcuni di loro continuano a intrattenere
contatti con gli ambienti terroristici.
Pur rappresentando un fattore perturbatore di determinanti eventi e manifestazioni,
il Black Block non costituisce di per se´ un pericolo per la sicurezza interna della Svizzera.
I suoi collegamenti con il nucleo centrale dei gruppi di estrema sinistra, costituiscono
439
tuttavia un certo potenziale di pericolo, poiche´ il gruppo potrebbe servire da base di reclutamento
nel caso di una ripresa delle attivita` terroristiche di estrema sinistra all’estero.
Nonostante la tendenza a formare reti di contatto internazionali, non vi sono tuttavia
al momento segni di rinascita di un movimento di simpatizzanti del terrorismo di estrema
sinistra analogo a quello degli anni Settanta e Ottanta.
La difficile situazione finanziaria e lo stato per molti versi precario in cui si trova la
nostra societa` assicureranno anche in futuro all’estrema destra affluenza di nuovi membri
e un aumento del potenziale di mobilitazione. In base alle conoscenze attuali e` prevedibile
che a margine di eventi di grande impatto mediatico, continueranno a verificarsi,
intensificandosi, atti violenti ed e` probabile che negli sforzi per mantenere l’ordine e
la sicurezza in occasione di grandi eventi internazionali, le forze dell’ordine giungeranno
sempre piu` ai limiti delle proprie capacita` .
La mancanza di disponibilita` al dialogo e la crescente radicalizzazione da parte degli
estremisti di sinistra lasciano poco spazio ad un approccio creativo del problema. Gli
estremisti di sinistra rappresentano attualmente un pericolo considerevole.
440
8. DOCUMENTO N. 4
IL POTENZIALE DI VIOLENZA
DEL MOVIMENTO ANTIGLOBALIZZAZIONE
Luglio 2001
Dipartimento federale di giustizia e polizia
Ufficio federale di polizia
Problema
Il presente rapporto analizza la possibile futura evoluzione delle persone e dei gruppi
violenti all’interno del movimento anti-globalizzazione. Esso si propone di fungere da
base per l’elaborazione di strategie generali e di concrete possibilita` d’intervento nei confronti
del movimento summenzionato.
Estensori
Il rapporto e` stato redatto su incarico del Comitato per la sicurezza del Consiglio federale,
in seno a un gruppo di lavoro interdipartimentale presieduto dal Servizio di analisi
e prevenzione (SAP) dell’Ufficio federale di polizia (UFP), e si basa su contributi del
SAP stesso, dell’Ufficio per l’analisi della situazione e l’individuazione tempestiva, del
Servizio di sicurezza federale e del Corpo delle guardie di confine.
Informazioni principali
1. Le tesi del movimento anti-globalizzazione servono attualmente da fondamento
ideologico e strumento critico del sistema soprattutto agli esponenti della sinistra
che si oppongono al neoliberismo e al sistema capitalistico.
Tra gli avversari della globalizzazione figurano nel contempo anche esponenti conservatori.
Per un terzo gruppo, in se´ apolitico, la ‘‘globalizzazione’’ costituisce la
valvola di sfogo delle piu` diverse incertezze e paure individuali, come pure di un
malessere generico.
2. Stando alle dichiarazioni di esponenti radicali anti-globalizzazione, il tema in questione
puo` essere riagganciato alla lotta di classe propugnata dai movimenti anti-
441
mperialisti degli Anni Settanta e funge da trait d’union tra gruppi moderni e veterorivoluzionari.
Le due fazioni sono accomunate dall’accettazione o addirittura
dal ricorso consapevole alla violenza, ritenuta legittima e indispensabile al raggiungimento
degli obiettivi del movimento.
3. Vi e` la possibilita` che il movimento anti-globalizzazione, la cui matrice e` oggi perlopiu`
pacifica, dia vita a un nucleo di attivisti disposti a ricorrere alla violenza.
Le esperienze passate dimostrano che all’interno di simili formazioni gli esponenti
radicali tendono piu` celermente e con maggior disinvoltura a far uso della violenza.
4. Le azioni dei militanti violenti anti-globalizzazione travalicano i confini cantonali e
nazionali: esse sfruttano costantemente e in modo consapevole le occasioni offerte
loro dal contesto internazionale. Una piu` stretta cooperazione nazionale e internazionale
delle autorita` preposte alla sicurezza costituisce il presupposto indispensabile
affinche´ sia possibile seguire e valutare gli sviluppi in tale settore e adottare le
misure preventive necessarie.
5. Con le misure e gli strumenti di cui attualmente si dispone e` pressoche´ impossibile
osservare in modo efficace tali gruppi, parte dei quali e` dotata di strutture clandestine.
La legislazione vigente limita le possibilita` delle autorita` preposte alla sicurezza
di intervenire preventivamente sulle dinamiche violente. Di norma, le misure
preventive possono quindi essere adottate soltanto quando dette dinamiche si trovano
gia` in una fase avanzata.
6. Occorre prestare maggiore attenzione alle rivendicazioni e alla disponibilita` al dialogo
degli esponenti dichiaratamente non violenti del movimento anti-globalizzazione.
Essi vanno attivamente sostenuti nell’opera di differenziazione dai gruppi violenti.
1. Introduzione
Sempre piu` spesso, le conferenze legate a questioni globali in materia di economia,
finanza, ambiente e diritti umani sono accompagnate da dimostrazioni piu` o meno violente.
Alla base di tali fenomeni vi e` il movimento anti-globalizzazione sorto a meta` degli
Anni Novanta, il quale spesso sfrutta tali meeting quale cassa di risonanza della propria
contestazione. Ne sono esempi concreti le Conferenze dell’OMC di Ginevra 1998 o di
Seattle 1999, come pure i convegni di Praga (assemblea annuale di FMI e Banca mondiale,
dicembre 2001), Nizza (vertice UE, dicembre 2000), Napoli (Global Forum, marzo
2001), Quebec City (summit delle Americhe, aprile 2001) o Go¨ teborg (vertice EU,
giugno 2001).
Le dimensioni assunte dalle sommosse sia a Seattle che a Praga, all’origine di disagi
considerevoli e sfociate nell’interruzione prematura dei convegni, testimonia del potenziale
di violenza insito nel movimento di protesta.
442
Anche la Svizzera, quale Paese ospitante di conferenze e convegni internazionali di
risonanza mondiale, si e` piu` volte vista confrontata con tale fenomeno relativamente recente.
L’annuale Forum economico mondiale di Davos, in particolare, e` da tre anni nel
mirino delle proteste. E possibile che anche i convegni futuri siano posti dinanzi a problemi
analoghi.
Il presente rapporto esamina il movimento anti-globalizzazione nel suo complesso,
focalizzando inoltre la sua attenzione sul fenomeno dei gruppi violenti. A tal fine, esso
abbozza la struttura internazionale di tali gruppi all’interno del movimento e la loro strategia
operativa.
In linea di principio, il rapporto non si occupa delle organizzazioni e delle persone
che esprimono pacificamente e nel rispetto della legge il proprio dissenso nei confronti
della globalizzazione; esso si limita tutt’al piu` a farne menzione.
Non sono oggetto del presente esame neppure i gruppi di oppositori e di esiliati di
Paesi specifici che in passato hanno sfruttato conferenze internazionali per i loro fini, ad
esempio per sferrare attacchi contro i rappresentanti dei rispettivi Paesi d’origine.
2. Contestazione della globalizzazione
2.1. Origini
Le radici dell’attuale movimento anti-globalizzazione vanno ricercate da un canto
nella ribellione zapatista messicana, esplosa il 1º gennaio 1994 in concomitanza con l’entrata
in vigore del Trattato di libero scambio nordamericano (NAFTA). I negoziati OCSE
(1995-1998) circa l’accordo multilaterale sugli investimenti (MAI), divenuti di pubblico
dominio soltanto nella primavera del 1997, provocarono dal canto loro un’ondata
di protesta mondiale da parte delle organizzazioni ambientaliste e di sviluppo, come pure
delle associazioni di consumatori e dei sindacati.
2.2. Definizione di globalizzazione secondo gli oppositori
Per i suoi avversari, la globalizzazione consiste nell’estendere all’intero pianeta un ordinamento
economico capitalista fondato sulla concorrenza e sulla massimizzazione dei
profitti e in cui le grandi multinazionali esercitano il loro influsso per il tramite delle
strutture statuali. Agli occhi degli oppositori, la concentrazione del potere economico
e dei suoi profitti contrasta con la solidarieta` sociale e con gli interessi dei singoli Stati,
la cui economia e` lasciata in balia di entita` non governative (si vedano ad es. gli accordi
commerciali sui prodotti del Terzo mondo).
Nuova critica di sinistra al sistema e al capitalismo
Numerosi attori del movimento anti-globalizzazione si inseriscono nella tradizione
della nuova sinistra o dei neomarxisti attivi principalmente negli Anni Settanta. Per tali
443
persone, riveste primaria importanza soprattutto la globalizzazione del capitale e del capitalismo
in quanto sistema economico e sociale. Per i movimenti della sinistra classica, il
capitalismo era ed e` tuttora considerato un sistema economico che calpesta gli interessi
degli sfruttati affinche´ i privati possano appropriarsi delle ricchezze prodotte quale plusvalore.
La classe dominante che beneficia di tali ricchezze starebbe cercando di conservare
ed espandere costantemente tale sistema (identificato nel neoliberismo) al fine di
mantenere le disparita` e garantire il proprio profitto.
Per tale fascia di oppositori, la globalizzazione costituisce un progetto messo deliberatamente
in atto dalla classe dominante per accrescere l’appropriazione del plusvalore
prodotto e garantire la stabilita` del sistema. La contestazione della globalizzazione da
parte di tali gruppi puo` quindi essere vista come una rivisitazione della vecchia critica
anti-mperialista al sistema e al capitalismo, risalente ai tempi in cui il mondo era diviso
in due blocchi ideologici contrapposti. A tal proposito va rilevato che il termine di
‘‘sfruttato’’ non comprende piu` soltanto la classe operaia, come prevedeva la teoria marxista
classica. Tale nozione abbraccia ora, a seconda dell’orientamento tematico degli
oppositori, anche le donne, i bambini, i Paesi in via di sviluppo, l’agricoltura, i perseguitati
e gli oppressi (minoranze etniche, linguistiche e religiose, dissidenti politici, ecc.) o
addirittura gli animali e la natura in generale.
In sintesi, l’azione degli attivisti di sinistra anti-globalizzazione e` diretta principalmente
contro tre obiettivi: le organizzazioni economiche e finanziarie sovranazionali e
internazionali (in particolare OMC, FMI, Banca mondiale, ma anche l’UE e, in misura
minore, l’ONU), le conferenze internazionali (ad es. G8, WEF), le multinazionali (in
particolare quelle statunitensi, ad es. i grandi istituti bancari e le grandi aziende dell’alimentazione
o informatiche).
Secondo gli avversari della globalizzazione, le organizzazioni sovranazionali, le conferenze
internazionali e le multinazionali (come pure le autorita` politiche e le istituzioni
dei singoli Stati) sono strumentalizzate e controllate dalle e´ lite dominanti.
Il passaggio dalla contestazione del sistema a quella della globalizzazione non e` riscontrabile
solo sul piano ideologico e teorico, ma anche sul piano fisico; spesso tra
gli attivisti anti-globalizzazione si ritrovano le stesse persone o gruppi - o i loro diretti
successori - che negli Anni Settanta erano attivi nelle cerchie neomarxiste contestatarie.
Anti-americanismo ed ecologia
Per numerosi attivisti, la globalizzazione si traduce tra l’altro nell’acquisizione di
aziende locali da parte dell’economia piu` sviluppata e forte sul piano finanziario, vale
a dire l’economia statunitense, le multinazionali americane o le organizzazioni sovranazionali
controllate dagli Stati Uniti. Ne deriverebbe una graduale americanizzazione, dal
profilo economico, sociale e culturale, dei vari sistemi economici mondiali.
In altri termini, la globalizzazione sarebbe una forma di imperialismo strisciante statunitense.
444
Tale critica mossa alla globalizzazione va certo intesa quale corrente particolare e
contemporanea all’interno della critica classica nei confronti del sistema, del capitalismo
e dell’imperialismo prodotta dalle sinistre. Vi sono tuttavia anche punti di contatto con
la multiforme contestazione anti-globalizzazione proposta dalle fasce conservatrici (si veda
la sezione corrispondente).
Un’altra corrente particolare della critica al sistema teorizzata dalla sinistra e`costituita
dagli ambientalisti anti-globalizzazione. Secondo tali attivisti, la globalizzazione consiste
nella strumentalizzazione e nello sfruttamento spregiudicati della natura e delle scienze
naturali a fini di profitto (leggasi ingegneria genetica, esperimenti sugli animali, ecc.).
Autonomi / gruppi anarchici
I partiti e i gruppi anarchici perseguono per definizione il crollo delle strutture esistenti.
Poiche´ ai loro occhi la globalizzazione e` divenuta una realta` di fatto e, di conseguenza,
si e` innegabilmente tramutata in una struttura immanente, correnti anarchiche sono
individuabili anche all’interno del movimento anti-globalizzazione.
Tali correnti non si ispirano alle classiche ideologie neomarxiste, bens?` chiedono una
fondamentale ridiscussione di tutte le strutture e dei valori dominanti, liberando completamente
l’individuo dalle costrizioni immanenti al sistema. Nel mirino della contestazione
delle correnti anarchiche non vi sono dunque i potenti o le e´ lite economiche, bens?`
le organizzazioni sovranazionali, le conferenze internazionali e le multinazionali, rispettivamente
la globalizzazione in se´ , quale fenomeno astratto, elementi ritenuti strutture
immanenti che, in quanto tali, vanno abbattute.
Critica di stampo conservatore
Anche alcune cerchie conservatrici appoggiano il movimento anti-globalizzazione
fermo restando che, nel presente contesto, il termine ‘‘conservatore’’ abbraccia tutti
gli esponenti dell’arena politica miranti alla conservazione.
Per la destra, la globalizzazione e` vista da un lato come l’annullamento e la distruzione
— inconsapevoli o sistematici — dell’autonomia, dell’autodeterminazione, della democrazia,
delle differenze culturali e delle tradizioni dello Stato (nazione), dall’altro
del commercio e dell’agricoltura locali.
La sinistra, invece, non paventa in se´ una perdita dell’autonomia dello Stato (nazione),
bens?` quella delle proprie possibilita` di partecipazione. In Svizzera e` stato raggiunto
un grado elevato di partecipazione politica ed economica. Agli occhi di tali oppositori,
sul piano sovranazionale tali possibilita` sono quasi totalmente assenti.
Secondo le cerchie conservatrici anti-globalizzazione, a prescindere dalla loro collocazione
politica, le organizzazioni sovranazionali, le conferenze internazionali e le multinazionali
minacciano la sovranita` dello Stato (nazione), la democrazia, le differenze culturali
e le tradizioni, come pure le possibilita` locali di partecipazione politica ed economica.
445
Malcontento senza una matrice specifica
In particolare le proteste di massa contro la conferenza dell’OMC di Seattle, nel novembre/
dicembre 1999, coalizzarono non solo le fazioni piu` diverse, ma anche gruppi di
persone non organizzati o addirittura individui in se´ apolitici che spesso non avevano
affatto idea di quali fossero i compiti, le strutture e le procedure dell’OMC.
Per tali attivisti, la parola ‘‘globalizzazione’’ rappresenta in modo indifferenziato l’intera
gamma dei mali e dei pericoli mondiali: poverta` , fame, lavoro minorile, manipolazione
genetica, distruzione dell’ambiente, tagli salariali, egemonia. A tali ingiustizie, designate
specificamente, si sovrappone poi un’ulteriore dimensione: per tali persone, la
parola ‘‘globalizzazione’’ e` sinonimo di un sentimento generico e indefinito di insicurezza
personale, di dipendenza e di impotenza nei confronti dei processi politici, economici
e sociali. In tal caso, la globalizzazione e` il capro espiatorio e la personificazione di un
malessere personale. Ancor piu` difficile da comprendere e` poi l’attuale elevata propensione
dei giovani alla violenza. La violenza giovanile si manifesta spesso, inoltre, con accessi
di rabbia apparentemente priva di senso e diretta contro oggetti oppure in forme di
estrema aggressivita` nei confronti delle persone. Ne consegue — a prescindere dal retroterra
politico o ideologico—un aumento degli atti di vandalismo perpetrati in occasione
di eventi pubblici, quale che sia la natura di questi ultimi.
2.3. Obiettivi del movimento anti-globalizzazione
La strategia degli avversari della globalizzazione, ammesso che si possa parlare di una
strategia comune e consapevole nel vero senso della parola, puo` essere sintetizzata nel
modo seguente:
A breve termine, e` necessario perturbare o addirittura impedire lo svolgimento di
eventi specifici come conferenze, vertici o convegni di organizzazioni sovranazionali
o di multinazionali. Occorre poi arrecare danno alle singole aziende, ad es. mediante
il boicotto, il danneggiamento materiale o attacchi informatici da parte di hackers.
A medio termine, si mira allo scioglimento o quantomeno alla riforma e alla democratizzazione,
in uno dei sensi proposti e auspicati dagli attivisti anti-globalizzazione,
delle organizzazioni sovranazionali o delle conferenze come l’OMC, il FMI o ilWEF.
Lo screditamento specifico di localita` o Paesi ospitanti puo` essere perseguito quale
strumento atto al conseguimento di tali riforme o addirittura quale obiettivo in se´ .
A lungo termine, occorre istituire e sviluppare meccanismi di decisione sovranazionale
alternativi, come pure ridimensionare o addirittura eliminare le disuguaglianze
sociali, economiche ed ecologiche tra gli Stati e all’interno di essi. Gli specifici obiettivi
di lungo termine dei singoli attivisti differiscono in modo piu` o meno consistente
a seconda dell’orientamento politico e del campo d’attivita` . Detti obiettivi possono
essere descritti soltanto in modo sommario; anche gli strumenti destinati al raggiungimento
degli obiettivi sono raramente esposti con chiarezza e secondo una strategia
coerente.
446
3. Composizione del movimento di protesta
Gli attivisti anti-globalizzazione formano una ‘‘coalizione ad hoc dalla molteplice matrice
ideologica’’, la cui base consensuale consiste nel rifiuto dell’attuale forma di globalizzazione
economica. Una delle altre caratteristiche principali e` costituita dall’interconnessione
e dalla cooperazione sovranazionali.
3.1. Categorie
In linea di principio, i rappresentanti del movimento provengono dai gruppi piu` diversi,
i quali possono essere sommariamente inseriti nelle categorie seguenti. Una porzione
significativa di essi si occupa principalmente del tema dei rapporti Nord-Sud (cooperazione
allo sviluppo, gruppi di solidarieta` a favore di Paesi dell’America latina o mediorientali).
A causa della recessione e della crisi economica, sono coinvolti dall’oggetto della protesta
anche i gruppi che si occupano di questioni sociali (associazioni di disoccupati,
gruppi che s’impegnano a favore dei diritti della donna, cooperative locali).
Sono universalmente rappresentati da diverse formazioni militanti anche le associazioni
di protezione degli animali e dell’ambiente.
Gli autonomi provenienti da centri locali autogestiti partecipano spesso anche alle
dimostrazioni concernenti altri temi. I loro locali servono spesso da luogo di riunione
per sedute di preparazione e fungono da luogo di incontro o di ritrovo per altri gruppi
o singoli individui.
Una porzione importante di partecipanti e` reclutata all’interno di gruppi anti-fascisti
di estrema sinistra. Nell’ambito di tali cerchie, l’uso della forza e` spesso ritenuto un mezzo
legittimo per il raggiungimento di un obiettivo (si veda piu` sotto).
Gli anarco-sindacalisti recitano un ruolo di primo piano soprattutto nel resto d’Europa,
dove la loro ideologia puo` vantare profonde radici storiche.
I gruppi anti-globalizzazione ‘‘puri’’ si occupano principalmente della globalizzazione
e delle sue ripercussioni negative. La loro fondazione risale perlopiu` alla seconda meta`
degli Anni Novanta.
3.2. Forme di organizzazione
All’interno del movimento anti-globalizzazione sono riconoscibili quattro strutture
organizzative principali, le quali si distinguono per il diverso grado di coesione.
I gruppi preesistenti e permanenti che, a fianco di altre problematiche, si occupano
della globalizzazione in modo piu` o meno intenso, impegnandovisi di conseguenza.
Rientrano in tale categoria in particolare i gruppi di estrema sinistra, i quali considerano
la globalizzazione una nuova forma di oppressione e di sfruttamento capitalista.
I gruppi sorti sulla scia dell’opposizione alla globalizzazione, spesso fondati in occasione
di una conferenza corrispondente e da allora dotati di strutture permanenti. Tali
associazioni costituiscono un’alleanza internazionale, dai legami perlopiu` alquanto tenui,
di organizzazioni preesistenti attive in Paesi diversi. Ai fini dell’adesione a tale ‘‘associa-
447
zione mantello’’, riveste importanza essenziale la presenza di un consenso minimo su determinati
principi. Spesso, esse si servono di reti aperte, le quali offrono le infrastrutture
necessarie alla comunicazione e al coordinamento. A volte si assiste alla costituzione di
sezioni nazionali o regionali, le quali si esprimono sia in patria che all’estero sulle ripercussioni
a loro dire negative della globalizzazione.
Le reti ad hoc, che si attivano soltanto in occasione di eventi specifici o periodicamente
e sono in parte composte di rappresentanti di altri gruppi permanenti. In occasione
di un evento determinato, tali alleanze assolvono perlopiu` compiti di coordinamento
e logistici sul piano locale (viaggio, alloggio, organizzazione di centri di ritrovo
presso i luoghi della protesta, raccolta di informazioni, ecc.).
Nei restanti periodi dell’anno, spesso tali reti esistono soltanto virtualmente, sotto
forma di sito Internet.
I gruppi di lavoro ad hoc, costituiti in occasione di eventi determinati. Tali pool, denominati
anche gruppi d’affinita` , si costituiscono spontaneamente e adempiono a incarichi
determinati all’interno della rispettiva organizzazione di protesta, ad esempio l’attivita`
autonoma di contro informazione o l’informazione mirata di altri mass media, l’organizzazione
della dimostrazione o di altre attivita` , ecc.
4. La questione della violenza
La grande maggioranza degli attivisti anti-globalizzazione sostiene le proprie rivendicazioni
in modo pacifico (esempio: il 21.4.2001 a Quebec City si sono contati oltre
30’000 dimostranti pacifici contro appena 2’000 teppisti). Il fatto che numerosi gruppi
che agiscono principalmente o esclusivamente in modo pacifico non si distanzino in modo
chiaro e coerente dall’uso della violenza non consente tuttavia di operare una chiara
distinzione tra l’ampia maggioranza dei gruppi pacifici e l’esigua minoranza dei violenti.
4.1. Legittima difesa o addirittura strumento indispensabile?
Le cause relative vanno ancora una volta ricercate nel retroterra neomarxista su cui
poggia l’azione di una parte degli attivisti. Gia` secondo la nuova sinistra degli Anni Settanta,
ciascuna azione diretta contro gli organi dello Stato, fosse essa pacifica o meno, era
espressione di una reazione legittima alla violenza: la vera violenza originaria era infatti
esercitata dall’apparato statale e dalla classe dominante (violenza strutturale).
Gli odierni attivisti anti-globalizzazione ricorrono a un’argomentazione analoga: la
violenza propriamente detta — nei confronti di individui svantaggiati, di fasce della societa`
, di Stati o della natura — e` opera delle organizzazioni sovranazionali, delle multinazionali
e della classe dominante (sul piano economico e politico). Di conseguenza, il
ricorso alla violenza nella lotta contro tali ingiustizie non sarebbe nient’altro che legittima
difesa, logica e inevitabile conseguenza di un sistema in se´ violento.
Gli attivisti dell’ala anarchica, invece, non ricorrono ad argomentazioni analoghe — il
448
loro scopo principale e` la liberazione dell’individuo da tutte le imposizioni del sistema e la
lotta contro le strutture immanenti. Per poter raggiungere tali obiettivi e produrre in tal modo
una societa` migliore, ogni mezzo e` legittimo. In se´ , anche il principio della non violenza e
la morale politica predominante sarebbero poi parte delle strutture immanenti e quindi, secondo
logica, il loro sovvertimento non solo e` auspicabile, ma addirittura necessario.
Per ragioni di solidarieta` e di lealta` , altri gruppi moderati e sino ad ora pacifici non
hanno sino ad oggi volutamente preso le distanze dal ricorso alla violenza in quanto, a detta
di tali formazioni, i loro obiettivi sono gli stessi dei gruppi violenti e possono essere raggiunti
soltanto con l’azione congiunta di tutti gli attivisti. Non ci si puo` quindi permettere
che il fronte anti-globalizzazione si spacchi a causa di divergenze sulle modalita` d’azione.
5. Modalita` d’azione / modelli d’intervento
Gli eventi che hanno fatto da cornice alle conferenze internazionali hanno dimostrato
che le forme di protesta violenta sono organizzate e pianificate in modo professionale.
In tale contesto, recitano un ruolo non trascurabile soprattutto i ‘‘professionisti delle
dimostrazioni’’ che operano in loco quali ‘‘istruttori’’. Se si tralasciano alcuni dettagli,
l’azione si svolge sempre secondo il modello seguente.
5.1. Preparazione in vista di un evento
Per la mobilitazione gli attivisti anti-globalizzazione fanno capo ai mezzi di comunicazione
moderni; mediante Internet e la posta elettronica, ad esempio, viene lanciato un
appello a partecipare alla dimostrazione e a compiere azioni.
A seconda dei casi, si organizzano incontri preparatori sul piano nazionale e internazionale
gia` diversi mesi prima dell’evento ufficiale. Da un lato, tali convegni servono ad
allacciare contatti tra i diversi gruppi, dall’altro consentono di assegnare in anticipo determinate
funzioni mediante la suddivisione dei compiti. Agli incontri che hanno luogo
poche settimane prima dell’evento sono spesso presenti istruttori specialisti, i quali assicurano
la formazione dei futuri dimostranti, istruendoli sulle forme di protesta piu` efficaci
dal profilo mediatico.
Sono costituiti in anticipo anche piattaforme d’azione e gruppi di lavoro (gruppi d’affinita`
). Si tratta di norma dei gruppi seguenti: logistica (alloggio, finanze, procacciamento
del materiale), media (informazione e influenza sui media), tattica e procedure (preparazione
della dimostrazione e formazione relativa, altre azioni), consulenza giuridica
(comportamento nei confronti della polizia, durante il viaggio e il passaggio della frontiera,
assistenza giuridica in caso di necessita` ), manifestazioni generiche (eventi culturali,
concerti, ecc.).
Taluni team, soprattutto i responsabili dei rapporti con i media, danno inizio alle loro
attivita` gia` svariate settimane prima dell’evento in questione, con l’obiettivo di dare all’informazione
nazionale e internazionale un indirizzo a essi favorevole (cfr. appendice:
struttura organizzativa tipo degli attivisti anti-globalizzazione).
449
Si procede infine alla creazione di centri di ritrovo e d’informazione (centri di convergenza).
Tali centri offrono alloggio ai partecipanti alla protesta arrivati in loco in anticipo e
fungono da centro di informazione e di coordinamento durante le dimostrazioni.
E `
emerso che tali centri recitano un ruolo di primo piano in particolare per quel che
concerne lo svolgimento di azioni di protesta con un’ampia partecipazione di dimostranti,
flessibili e/o che si svolgono nell’arco di piu` giornate.
Risulta invece arduo individuare e controllare l’organizzazione clandestina interna, la
quale e` assicurata mediante la posta elettronica e incontri segreti. In tale ambito le azioni
violente vengono a volte discusse e pianificate gia` in una fase antecedente.
Colui che intende prendere parte a tali incontri deve di norma identificarsi. A volte,
tali pianificazioni segrete si tramutano in atti di sabotaggio o in altre azioni intimidatorie,
le quali sono parte integrante della strategia di disturbo. In tal modo, si intende indurre
il maggior numero possibile di rappresentanti a disdire la loro partecipazione alla
conferenza, ridimensionando l’importanza di quest’ultima o provocandone l’annullamento.
5.2. Azioni durante l’evento
Parallelamente all’evento ‘‘ufficiale’’, nei luoghi in cui questo si svolge o nelle immediate
vicinanze hanno luogo i cosiddetti ‘‘Global Actions Days’’. Tali manifestazioni
comprendono veglie di protesta, conferenze, concerti e altri happenings.
I gruppi violenti sfruttano la protezione offerta dalla dimostrazione, in se´ pacifica,
per l’attuazione delle proprie scaramucce urbane. Un centro di ritrovo, sito nelle immediate
vicinanze del luogo di protesta e munito di e-mail e telefoni cellulari, funge spesso
da vera e propria centrale operativa preposta alla direzione delle singole cellule mobili
(‘‘cluster’’). In tale contesto, si compiono azioni anche in aree piu` lontane il cui legame
con l’evento vero e proprio e` soltanto indiretto, il che rende difficilmente prevedibili le
suddette azioni.
Un elemento chiave della strategia degli attivisti anti-globalizzazione e` costituito dall’attivita`
di contro informazione. Tale attivita`e` spesso garantita in modo permanente e in
tempo reale, lungo tutto l’arco dell’evento, da un servizio stampa autonomo, tra le cui
fila figurano a volte professionisti retribuiti. A seconda delle possibilita` , si provvede inoltre
anche a fornire ad altri media informazioni selezionate e materiale audio e video. Tale
materiale, sfruttato a sostegno della posizione dei dimostranti, documenta la reazione
della polizia alle provocazioni e scredita le misure di sicurezza adottate.
Gli attivisti anti-globalizzazione ‘‘rimasti a casa’’ organizzano infine azioni dimostrative
di solidarieta` all’interno dei rispettivi Paesi. Tali proteste prendono spesso di mira
edifici del Paese ospitante l’evento (rappresentanze diplomatiche, succursali di imprese,
ecc.).
5.3. Nuove forme di azione
Negli anni scorsi sono state riscontrate nuove forme di protesta:
450
‘‘Tute Bianche’’: dimostranti in tute da lavoro bianche e muniti di spesse imbottiture
che cercano di forzare il cordone di polizia caricandolo come un ariete.
‘‘Reclaim the Streets’’: le vie (di circolazione) pubbliche vengono occupate illegalmente
per tenervi delle feste.
‘‘Free Train Actions’’: i dimostranti organizzano viaggi in treno fino al luogo della
protesta senza pagare quanto dovuto per il trasporto.
‘‘Azioni su Internet’’: la rete offre nuove opportunita` d’intervento. A fianco degli effettivi
danni finanziari causati da tali azioni, non vanno sottovalutati i danni alla reputazione
derivanti dalle lacune palesate nel dispositivo di sicurezza. Si tenta in tal
modo di screditare organizzatori e organizzazioni.
Attentati clandestini e atti di sabotaggio: in Svizzera hanno avuto luogo prevalentemente
atti di sabotaggio contro infrastrutture. L’esempio delle azioni condotte dai
militanti animalisti contro un’azienda di sperimentazione sugli animali in Gran Bretagna
dimostra tuttavia che la cerchia degli oppositori e` in grado di compiere azioni
di piu` ampia portata.
6. Valutazione / possibilita` di radicalizzazione
6.1. Su scala mondiale / internazionale
Il potenziale di minaccia su scala mondiale va considerato stabile o in crescita. Per
quel che concerne la capacita` di mobilitazione, soprattutto in relazione con eventi che
si svolgono periodicamente (ad es. l’assemblea primaverile del FMI e della Banca mondiale
del 28./29.4.01), di recente si sono tuttavia avvertiti anche sintomi di affaticamento.
6.2. Rischio di radicalizzazione?
Ci si chiede in sostanza con quale grado di probabilita` e a quali condizioni i tumulti
che fanno attualmente da cornice alle azioni di protesta pacifiche anti-globalizzazione
potranno acuirsi o addirittura prendere la forma di un vero e proprio movimento terroristico.
A tal fine, occorre operare una distinzione tra violenza pubblica, vale a dire i ben
noti atti di teppismo, e violenza clandestina, in altri termini gli attentati terroristici in
senso stretto, indipendenti da eventi concreti come conferenze o dimostrazioni. Nel presente
caso, il rischio di una radicalizzazione consiste nella costituzione di uno zoccolo
duro la cui azione assume i connotati della cospirazione.
Movimenti terroristici di sinistra consolidati
Taluni gruppi terroristici o estremisti attivi negli Anni Settanta si sono riciclati nella
lotta anti-globalizzazione e prendono parte alle azioni di detto movimento. Cio` potrebbe
avere conseguenze di due tipi:
La contestazione della globalizzazione potrebbe fungere da nuovo fondamento
‘‘ideologico’’ e da giustificazione del loro programma, inducendoli a intensificare
nuovamente l’azione.
451
Essi potrebbero mettere il loro know-how a disposizione di nuovi gruppi, dediti specificamente
alla lotta anti-globalizzazione.
Nuovi gruppi
Si osserva una tendenza alla radicalizzazione di alcuni gruppi sorti dopo gli Anni Settanta
con obiettivi politici distinti e di recente attivi anche in seno al movimento anti-globalizzazione.
Un esempio e` dato dall’Animal Liberation Front (ALF): la sua struttura, consistente
in piccole cellule assai mobili e attive in numerosi Paesi dell’Europa occidentale e negli
Stati Uniti, e la sua strategia di comunicazione ricordano quelle di talune formazioni terroristiche.
Di fatto, l’ALF aveva gia` attirato su di se´ l’attenzione negli Anni Ottanta, rendendosi
protagonista di attentati dinamitardi professionali. Negli Anni Novanta, singoli
esponenti europei e nordamericani hanno utilizzato mezzi ancor piu` radicali, come aggressioni
fisiche, incendi e minacce sistematiche nei confronti di commercianti di pellicce,
macelli, ristoranti, veterinari e istituti di ricerca medica.
In sintesi, si puo` affermare che taluni gruppi sono dotati di una struttura che rammenta
quella delle formazioni terroristiche. Detti gruppi sembrano inoltre essere in possesso
del relativo know-how e, attraverso contatti diretti, potrebbe verificarsi un ulteriore
trasferimento di conoscenze, esperienze e persone.
Presupposti di un ulteriore radicalizzazione
Alle condizioni seguenti, e` possibile che si costituisca un nucleo di irriducibili disposti
al ricorso alla violenza e all’utilizzo di strumenti terroristici:
Gli attivisti anti-globalizzazione hanno la sensazione che le loro rivendicazioni continuino
a godere di troppo scarsa considerazione, di modo che in essi si acuisce il sentimento
di impotenza nei confronti del sistema politico, economico e sociale.
La recessione mondiale in atto accresce le differenze di reddito (tra individui e/o Stati),
la disoccupazione e lo sfruttamento delle risorse naturali, inasprendo le tensioni sociali
e il sentimento generale d’insicurezza.
Il ricorso alla violenza ai fini dell’affermazione di determinate rivendicazioni incontra
sempre piu` il favore degli attivisti anti-globalizzazione pacifici e della popolazione o
quantomeno e` ritenuto meno riprovevole (tale tesi si afferma ad es. grazie all’argomento
della legittima difesa).
Il ventaglio di strumenti degli oppositori militanti continua a comprendere azioni di
estremismo violento (tale evoluzione e` probabile).
Qualora tali condizioni dovessero realizzarsi, e` possibile che nei prossimi 2-5 anni dagli
esponenti di sinistra del movimento anti-globalizzazione scaturisca un nucleo di attivisti
violenti - sia cio` il prodotto di un fenomeno a se´ stante oppure il risultato di contatti
con formazioni terroristiche di sinistra preesistenti e della loro ‘‘riattivazione’’.
E `
invece meno probabile un’analoga evoluzione degli esponenti conservatori, poiche´
essi recitano un ruolo di secondo piano all’interno del movimento anti-globalizzazione e
452
hanno sempre rifiutato il ricorso alla violenza (tale affermazione non riguarda le formazioni
di estrema destra, che il presente rapporto non si cura di analizzare piu` a fondo in
quanto tali gruppi si occupano in modo tutt’al piu` marginale della critica alla globalizzazione).
6.3. Ripercussioni sulla sicurezza in Svizzera
Alla luce del fatto che il movimento anti-globalizzazione travalica i confini nazionali, i
meeting organizzati in Svizzera dovrebbero continuare a vedersi confrontati con tale fenomeno.
I convegni nelle citta` maggiori o in zone di confine (Basilea, Berna, Ginevra, Zurigo)
sottendono rischi supplementari a causa del ‘‘turismo delle dimostrazioni’’.
7. Possibilita` d’azione / raccomandazioni
1. Occorre promuovere il dialogo con gli attivisti pacifici e prestare maggiormente e
piu` seriamente attenzione alle loro rivendicazioni. Quale segno di buona volonta`
da parte della Confederazione, tale disponibilita` al dialogo non dev’essere professata
soltanto nei confronti dei gruppi che hanno chiaramente preso le distanze dal
ricorso alla violenza, ma anche nei confronti delle formazioni che, pur non essendosi
distanziate dall’uso della forza, non si sono tuttavia rese protagoniste di atti di
violenza.
2. La radicalizzazione degli attivisti anti-globalizzazione va scongiurata mediante un
aperto dibattito politico sulla problematica della globalizzazione.
3. La cooperazione nazionale e internazionale va intensificata al fine di scambiare informazioni
e dati sulle organizzazioni e le attivita` degli attivisti violenti.
4. In caso di avvenimenti gravi, gli organi incaricati della salvaguardia della sicurezza
(polizia, autorita` preposte al controllo delle frontiere, giustizia) devono poter disporre
di strumenti incisivi che permettano loro di procedere in modo efficace
e, se possibile, preventivamente contro agitatori riconosciuti. Tali strumenti devono
comprendere anche misure preventive contro gli appelli alla violenza o ad altri
reati lanciati per il tramite di canali diversi (provvedimenti contro i gestori o gli
offerenti di siti Internet nonche´ contro produttori e distributori di materiale propagandistico,
ecc.).
5. In materia di estremismo politico violento, vale lo stesso principio applicabile al
terrorismo: la contromisura piu` efficace e` la prevenzione. Occorre pertanto istituire
le basi legali e approntare le risorse necessarie a garantire una prevenzione efficace,
e cio` prima che si sia costituito un nucleo di attivisti violenti.
453
9. DOCUMENTO N. 5
RELAZIONE SULL’ESTREMISMO ANARCO-COMUNISTA
IN GERMANIA
Left-Wing Extremist Endeavours
I. Overview
Left-Wing Extremist Developments
The ultimate aim of left-wing extremists is to eliminate the existing legal and social
order of the Federal Republic of Germany—which they defame as capitalist, imperialist
and racist — and to replace it by a totalitarian socialist/communist society or by what
they see as a society ‘‘free from rulers’’ — i.e. anarchy. Extreme left-wing political action
is determined by revolutionary/Marxist or anarchistic ideologies. The action forms chosen
by some groups range from public rallies and open agitation (with flyers, placards,
periodicals, electronic communication media) to attempts at gaining influence in bodies
and institutions of society and to participation in elections; other groups see infractions
of the law, including acts of violence committed openly or covertly (e.g. vandalization,
violent riotous assemblies, bodily injuries) as a way of achieving their political objectives.
As compared to the previous year, the total number of acts of violence rose not insignificantly.
Arson attacks which were covertly prepared and carried out, and the persistently
large number of bodily injuries and breaches of the public peace are clear indications
of the unbroken large violence potential of left-wing extremists. The public debate
on how to fight extreme right-wing endeavours more effectively has not induced leftwing
extremists to step up their activities against — actual or supposed — rightwing extremists;
rather, the number of such acts of violence remained constant. As in previous
years, the major part of militant actions were carried out by the ‘autonomist’ scene, a
heterogeneous movement without a uniform ideological/strategic concept, but in agreement
on their readiness to use violence, in accordance with their tactical assessment of
the ‘‘scope for effectively mediating their intentions’’. However, the activities centred on
the various issues of controversy/confrontation did not always trigger the expected response
and mobilization. Despite problems due to structural differences, traditionally
revolutionary-Marxist organizations, such as the Deutsche Kommunistische Partei
(DKP—‘‘German Communist Party’’) and the Marxistisch-Leninistische Partei Deutschlands
(MLPD — ‘‘Marxist-Leninist Party of Germany’’), continued to focus on continuously
pursued class struggle, to culminate in the revolutionary break with existing conditions,
but their public effect and influence is almost nil.On the other hand, the Trotzkyite
Linksruck-Netzwerk [‘‘Left-Swing Network’’] was very much in evidence, at least
optically, during many protest actions and, on these occasions, succeeded in systemati-
454
cally recruiting young members. So far, the Partei des Demokratischen Sozialismus (PDS
— ‘‘Party of Democratic Socialism’’) — adapted to the political party system in the Federal
Republic of Germany and accepted in many cases — has not altered its ideological/
political profile. The new PDS Chairperson expressly spoke out against any ‘‘social-democratization’’
of the Party (cf. Chapter IV, no. 2.1, below) and against the ‘‘path of reconciliation
with the powers that be’’.
II. Overview in Statistics
1. Organizations and Members/Supporters
In 2000, the structure and manifestations of organized left-wing extremism did not
change much as compared to the previous year. Membership gains have not entirely set
off the losses experienced by individual groups; the overall number of members/ supporters
has slightly fallen.At the end of 2000, after deduction of multiple membership
cases, about 33,500 persons (1999: 34,200) were reckoned among the membership of
such organizations and other associations which are found to pursue left-wing extremist
endeavours. This also includes supporters of the Kommunistische Plattform (KPF —
‘‘Communist Platform’’) of the ‘‘Party of Democratic Socialism’’ (PDS) who are estimated
to number up to 2,000. The PDS, according to its own figures, has some
88,600 members (1999: 94,000). At the end of 2000, the spectrum of left-wing extremists
willing to use force — mainly in groups of anarchistic orientation — comprised
up to 7,000 persons, of whom about 6,000 usually identify themselves as ‘autonomists’.
In the case of Marxist-Leninist, Trotzkyite and other revolutionary-Marxist associations,
developments took a different course: some groups attracted new supporters while
others had to face losses. Altogether, these organizations had about 27,000 members.
In some sectors, they are supported by organizations under extreme left-wing influence,
which numbered some 14,500 members at the end of that year.
Left-Wing Extremist Potential *)
1998 1999 2000
Groups Persons Groups Persons Groups Persons
Violence-in
clined left-wing
extremists **)
66 7,000 65 7,000 ***) 61 7,000 ***)
Marxists-Leninists
and other
revolutionary
Marxists ****)
Core and
subsidiary
organizations
43 28,400 44 27,700 43 27,000
influenced
organizations
34 18,000 34 18,000 34 15,000
Total 143 35,400 18,000 143 34,700 18,000 138 34,000 15,000
455
1998 1999 2000
Groups Persons Groups Persons Groups Persons
After deduction
of multiple
membership
cases
approx.
34,700
approx.
13,500
approx.
34,200
approx.
13,500
approx.
33,500
approx.
11,500
‘‘Party of Democratic
Socialism’’
(PDS) *****)
approx.
96,500
approx.
94,000
approx.
88,600
Some of these figures are estimated and rounded off.
The statistics do not only include identified perpetrators or suspects, but also those left-wing extremists in
whose case there are only indications suggesting their willingness to use violence. Included are only groups
which have firmly established structures and have been active for some time.
The mobilization potential of the ‘‘scene’’ includes an additional number of several thousands.
Including the KPF (‘‘Communist Platform of the PDS’’). To these are added the members of other left-wing
extremist groups within the PDS.
On account of its ambivalent appearance, the PDS is listed separately in the above table.
2. Criminal Offences / Acts of Violence
In 2000, left-wing extremists again committed criminal offences in order to attain
their political aims; such offences included arson and property damage to the amount
of millions of deutschmark. The number of criminal offences in which left-wing extremists
were identified — or, in view of the circumstances of the given offences, were suspected—
as the perpetrators or as accomplices, increased by 4%to 3,173 (1999: 3,055).
These included 827 acts of violence (1999: 711); this represents an increase by about
16%. The number of militant actions against right-wing extremists, or supposed
right-wing extremists, i.e. 300 actions, remained constant as compared to the previous
year (299). The following overview only conveys an incomplete picture of the actual extent
of extreme left-wing violence; on account of the often incomparable forms and targets
of violence — street militancy on the part of left-wing extremists, while right-wing
extremist attacks are often targeted against individuals — a comparison with criminal
offences in the extreme right-wing area can be made to a limited extent only. Also,
the penal provisions applying to left-wing extremism are not as far-reaching as those regarding
so-called ‘propaganda offences’ committed in an extreme right-wing context.
Overview of Acts of Violence and Other Criminal Offences with Proven
or Suspected Left-Wing Extremist Background *)
1999 2000
Acts of violence:
Homicide 0 0
Attempted homicide 0 4
Bodily injury 215 260
Arson 68 58
Causing a detonation by explosives 0 1
Breach of public peace 269 321
Dangerous interventions with railroad,
air, ship and road traffic
19 44
456
1999 2000
Resistance to law enforcement personnel 140 139
Total 711 827
Other criminal offences:
Criminal damage to property 1,246 1,292
Coercion/th reat 73 75
Other offences 1,025 979
Total 2,344 2,346
Total number of offences 3,055 3,173
*) The figures are based on data provided by the Federal Office of Criminal Police (Bundeskriminalamt BKA)
(as of 1 February 2001).
This overview includes both committed and attempted offences. Each offence was counted only once. For
instance, if during a breach of the public peace, bodily injury offences were committed at the same time,
only the breach of the public peace is shown as an offence in the statistics. If several criminal offences were
committed, only the more serious offence was counted.
Acts of Violence with Proven or Suspected Left-Wing Extremist Background Targets
— Total, of which:
— left-wing extremism against right-wing extremism
— anti-NPP campaign
— other extremist targets
[left column right column]
1 Jan. - 31 Dec. 1999 1 Jan. - 31 Dec. 2000
Acts of Violence with Proven or Suspected Left-Wing Extremist Background in the La¨nder
— 1 Jan. - 31 Dec. 2000
— 1 Jan. - 31 Dec. 1999
Berlin Brandenburg
Lower Saxony Saxony-Anhalt
North Rhine/Westphalia Thuringia
Baden-Wurttemberg Mecklenburg-Western Pomerania
Hamburg Bremen
Bavaria Rhineland-Palatinate
Saxony Saarland Schleswig-Holstein
Hesse
Acts of Violence with Proven or Suspected Left-Wing Extremist Background
per 100,000 inhabitants — by Land
— 1 Jan. - 31 Dec. 2000
— 1 Jan. - 31 Dec. 1999
[replace commas in all figures by points, e.g. Berlin 11.65]
Berlin
Hamburg
Schleswig-Holstein Lower Saxony
Saxony
Bremen
Brandenburg
457
Saxony-Anhalt
Thuringia
Hesse
Baden-Wurttemberg Mecklenburg-Western Pomerania
North Rhine/Westphalia Bavaria
Rhineland-Palatinate Saarland
Overview of Acts of Violence committed by Left-Wing Extremists against Right-Wing Extremists
or Supposed Right-Wing Extremists
1999 2000
Homicide 0 0
Attempted homicide 0 3
Bodily injury 141 177
Arson 20 22
Causing a detonation by explosives 0 1
Breach of public peace 108 81
Dangerous interventions with railroad,
air, ship and road traffic
3 3
Resistance to law enforcement personnel 27 13
total 299 300
*) The figures are based on data provided by the Federal Office of Criminal Police (Bundeskriminalamt —
BKA) (as of 1 February 2001).
III. Violent Left-Wing Extremism
Also for the year 2000, it is to be noted that — since the dissolution of the ‘‘Rote
Armee Fraktion’’ (RAF — ‘‘Red Army Faction’’) — no extreme left-wing/terrorist structures
capable of action 139) have developed in Germany, which would have been able to
plan and carry out serious attacks, including murder. However, the internal security of
the Federal Republic of Germany continues to be threatened by violence-inclined leftwing
extremists, especially from the anarchistically oriented ’autonomist’ scene. Within
that scene, small groups have formed, which mostly — for reasons of protection against
penal prosecution—no longer operate under a uniform ’trade-mark name’ and, instead,
carry out attacks under constantly changing designations (’no-name’ militancy, ’noname’
terrorism; cf. no. 1.4 below).
Structure: groups exist in almost all major cities, especially in the conurbations of
Berlin, Hamburg and the Rhine-Main area, but also in smaller university cities like
Go¨ ttingen
Supporters: up to 7,000 (as in 1999)
Publications: more than 50 scene publications; of particular importance are papers
such as ‘‘INTERIM’’ (Berlin) and ‘‘RAZZ’’ (Hanover), but increasingly also ‘‘youth
journals’’ which for the major part are distributed free of cost
458
1. ’Autonomists’
1.1 Potential / Self-Perception / Action Forms / Media Autonomists: the largest potential
of left-wing extremists prepared to use violence
For years, the number of persons considered to belong to the militant ’autonomist’
scene — nationwide more than 6,000 — has remained at more or less the same level
despite a slight decline in numbers; losses resulting from ‘‘withdrawal to private life’’
are largely set off. ’Autonomists’ continue to form the by far largest share of the overall
potential in the field of violence-inclined leftwing extremism, and are responsible for the
majority of acts of violence with left-wing extremist motives (including bodily injury and
covertly prepared arson attacks).
A pertinent characterization of the autonomists’ self-image was given by two former
members of the scene which is a heterogeneous movement without a uniform ideological
or strategic concept:
‘‘Autonomists represent a conglomerate mainly of Sponti and Italo hotch-potch
groups. Catchphrases of the autonomist movement — which are given varying meanings
and substance by the various sub-groups — are: self-determination, first-person
politics, collective identity versus individual identity, solidarity, action takes priority
over theory, no hierarchies, socialrevolutionary, everyday changes, independence
... and various anti-attitudes such as anti-imperialism and anti-Fascism. Positive attitudes
are — more often than not — more difficult to define and refer to free spaces
and to counterculture blueprints for the fields of music and arts, and for living and
working together.’’
Agreement on the willingness to use violence
’Autonomists’ base their efforts on diffuse fragments of anarchistic and Communist
ideology and propagandize resistance against public authorities, and disrespect of regulatory
systems. An ‘‘anti-fascist’’, ‘‘anti-capitalist’’ and ‘‘anti-patriarchal’’ attitude is taken
as the consensual basis. They find their ‘‘free private spaces’’, for instance, in flat-sharing
communes of like-minded people, often in squats or ‘‘legalized’’ houses.
Despite all differences: ’autonomists’ are agreed on the willingness to use violence in
enforcing their political aims. This is justified as the allegedly required counter-violence
against the ‘‘structural violence’’ of a ‘‘system of coercion, exploitation and oppression’’.
This approach is illustrated very clearly by a ’position paper’ distributed in the spring
of 2000 by a group describing itself as clandestine:
‘‘As we see it, the need for militant practice derives already from the ... political situation.
... By this, we don’t only refer to covert, militant actions but to all forms of
protest and resistance which, in terms of both ideology and practice, largely reject
any dialogue with the System’s representatives. ... In our view, political militancy
is the basis and prerequisite of the development of a new left-radical awareness.’’
(‘‘INTERIM’’, no. 502, of 13 May 2000, pp. 13 seqq.).
The paper goes on to say that a victory over the existing system could be achieved
only with ‘‘non-integrable forms and concepts of politics’’.
459
Types of action by militant ’autonomists’
The forms of ’autonomist’ violence are many and various: it is directed against objects
or persons (e.g. right-wing extremists, police officers, ‘‘henchmen’’ and ‘‘profiteers
of the System’’), is either committed spontaneously or planned covertly on the long
term, and ranges from destructive acts directed at cars and buildings, attacks on ‘‘Nazis’’
and their infrastructure, militant anti-NPP [‘‘nuclear power plants’’] actions and violent
demonstrations involving use of stones and other missiles, to arson and bomb attacks.
For ’autonomists’, an important criterion in selecting forms and targets of action basically
is the extent to which the given action will ‘‘mediate their intentions’’. They often
orient themselves by changing issues of controversy and confrontation; and they join
current campaigns in order to bring the subject-matter of such campaigns to the centre
of public awareness and to ‘‘accompany them with militant actions’’. In a round of talks
on the ‘‘future of militant politics’’, an activist calling himself ‘‘Antonio’’, in placardstyle,
described his own experience in this area:
‘‘We have had an active part in all sorts of issues, ranging from Antifa [anti-fascism]
and anti-racist activities to antistate and anti-capitalist campaigns. ...
Wherever there is a hotspot, wherever a lot is happening, wherever socialist movements
and campaigns exist, there will be support rendered with militant means
and intervention.’’ (‘‘INTERIM’’, no. 498, of 30 March 2000, p. 5)
Street riots
A special form of violence are street riots. On such occasions, ’autonomists’ often
show up as so-called ‘‘black blocks’’, uniformly dressed in ‘‘combat gear’’ of martial appearance
and wearing balaclavas [hatred hoods]. Street riots often are a sequel of protests
against right-wing extremists and regularly occur in the course of demonstrations
on the ‘‘Revolutionary 1st of May’’, especially in Berlin. In 2000, too, Berlin was the
scene of major outrages. In the course of the riots following the demonstrations, police
officers and operations vehicles were massively attacked with bottles, stones and fire
crackers. Rowdies using ‘‘small groups’’ tactics erected barricades, set fire to containers,
and vandalized bus stations. The clashes continued till late into the night.This ‘‘small
groups’’ concept is seen by ’autonomist’ violent offenders as sound, time-tested tactics
for causing the maximum of damage to property in the course of such street riots, with a
minimum risk of being apprehended. In-scene ‘‘recommendations’’ state that inconspicuous
groups of four or five could easily and quickly smash windows of banks and shops;
and they could leave the scene of action long before the police would arrive there.When
preparing for major militant demonstrations, ’autonomists’ increasingly make assessments
beforehand of the relative strength of their own forces and those of the police.
Thus, especially during protest actions against processions [meetings] of right-wing extremists,
militant ‘‘Antifas’’ [‘‘anti-fascists’’] increasingly propagandize decentralized action
concepts. By legal means, it is claimed, there practically was no way of preventing
‘‘Nazi rallies’’:
Given the protection provided by the ‘‘cops’’, it was not possible during a demonstration
to get at the ‘‘Nazis’’. Therefore, opportunities for effectively ‘‘becoming active’’
460
often presented themselves only before or after rallies during the arrival and departure
of participants. The aim was to cause as much material damage as possible to ‘‘Nazis’’,
for instance damage to private cars or buses.‘‘Clandestine militant’’ action — i.e. attacks
covertly prepared and carried out — is designed and planned much more methodically
than mass militancy; such attacks — mostly directed against property — are often justified
in letters claiming responsibility.
Thus, in the night of 16/17 January, unidentified offenders who called themselves
‘‘militante zele’’ [‘‘militant cell’’] carried out an attack with incendiary devices, set for
ignition time delay, on the power supply facility of an installation of the Bundesgrenzschutz
(BGS — ‘‘Federal Border Police’’) in Berlin-Grunewald. The perpetrators
stated that the reasons for their attack were the importance and function of the BGS in
an increasingly insulated Europe; thus the BGS was a classical target of militant anti-racist
politics:
‘‘The aim of our attack on a BGS structure is to make the violent nature of this racist
institution visible and to identify it as such. We hope ... to have shown in this way
that it is possible to put up resistance also to this project of the ruling establishment;
moreover, the aim is to motivate others to take further action.
Although these are times when little can be, or is, moved, militant interventions are
an indispensable means for expanding left-radical experience and for implacably taking
action against the ruling centres of power.’’
Media
For communication purposes, the ’autonomist’ scene has always made use of its own
media: in addition to the ‘‘time-tested’’ and, as before, most important methods of exchanging
information the rough scene pu blications, i ntercon nected mailbox systems
and ‘‘info shops’’ — ’autonomists’, of course, nowadays also make use of the Internet
and of cellular phones.
Modern information and cryptographic technologies — as well as the free-of-charge
encryption software ’Pretty Good Privacy’ (PGP) — greatly benefit the largely clandestine
activity of left-wing extremists, heighten their manoeuvrability, and make intelligence
operations difficu lt for security authorities.
1.2 ‘‘Traditional’’ Autonomists
The majority of militant ’autonomists’ can be assigned to the ‘‘traditional’’ category
(as opposed to ‘‘organized’’, cf. no. 1.3 below). In line with their self-perception, ‘‘traditional’’
autonomists, as a matter of principle, display a hostile attitude towards hierarchies
and organization; they reject authoritative decision-making bodies and powers
to give instructions.Unlike most of the other left-wing extremist groups, ‘‘traditional’’
autonomists do not engage in specific recruitment of new members; newcomers to
the scene must try on their own to make contacts and seek acceptance. In a discussion
with militant comrades, a female activist pointed out the importance of new members/
supporters to the continued existence of the scene; she emphasized:
461
‘‘that it is necessary to organize a transition, a ’change of the guards’; that political
experience, structures and practical knowledge must be built up, but passed on as
well. ... Only then will it be possible ... to pass the baton. This is the only way in
which continuity of the basis can be ensured while further developing the underlying
concepts.’’ (‘‘INTERIM’’, no. 498, of 30 March 2000, p. 10)
However, the rejection of organization and hierarchies by this spectrum does not
preclude violent action that is co-ordinated with regard to the targeted issues — and
is deliberately ‘‘incalculable and uncontrollable’’. Often, on the sidelines or after the
end of demonstrations, such eruptions of violence will occur where hooligans using
’small groups’ tactics cause considerable damage to property, e.g. to the buildings of
banks and department stores (cf. no. 1.1 above). Lately, also the number of traditional
’autonomists’ increases who — in view of a phase of weakness, mainly in terms of concepts,
undergone by the scene — advocate a more binding form of organization, especially
as regards anti-fascist structures. Thus, a paper issued in September by the Leipzig
‘‘Ba¨ndnis gegen Rechts’’ [BgR — ‘‘Anti-Right Alliance’’] consisting of members of the
’autonomist’ scene stated:
‘‘If, as the BgR, we wish in the coming years to return to the past standard of involvement
in politics, we will need a nationwide organization. ... In this way, we are renouncing
our detached attitude towards the developments regarding the organization
of nationwide Antifa’’. For the same reasons as well as for tactical reasons, increasing
efforts are made to promote co-operation within alliances with other
groups of society. Thus, in the scene paper ‘‘INTERIM’’ (no. 509 of 7 September,
pp. 5 seqq.), ‘‘Autonome Traditions-Antifas’’ [‘‘Autonomous Tradition-Based Anti-
Fascists’’] wrote:
‘‘If we could have an Antifa of our own design, it would be one working in continuous,
responsive groups. ... Its tasks cover intensive youth work as well as nationwide
networking and organization in order to bundle forces. Even though it is a wearisome
and thankless job, the tasks of the Antifa include a permanent search for allies.
... In view of all these purposes, we consider militancy to be an indispensable
instrument.’’
1.3 ‘‘Organized’’ Autonomists AA/BO continues to be the most powerful organizational
set-up
Already in the early 90’s, criticism of the non-committal nature of ’autonomist’ structures
and of the ephemeral approach taken by autonomist ‘‘politics’’ had led to intensive
debates within the scene. Subsequently, various approaches were developed for testing
so-called organizational models within the ’autonomist’ camp.
While most other attempts very soon ended in failure, the organizational set-up
which, until this day, has been the most important one is the militant ‘‘Antifaschistische
Aktion/Bundesweite Organisation’’ (AA/BO — ‘‘Anti-Fascist Action/Nationwide Organization’’)
founded in Wuppertal in the summer of 1992.
The main organizational task as seen by the protagonists of this association was to
462
raise awareness of their tenets and positions. This included tactically motivated plans to
make use of widecoverage media reporting, to issue press releases, to launch their own
media activities (newspapers, events/meetings, broadcasting features) and to create a
‘‘counterculture’’ [alternative culture] intended to delineate alternatives for society in
its entirety.
At the end of 2000, AA/BO membership comprised seven groups, inter alia the
‘‘Antifaschistische Aktion Berlin’’ (AAB — ‘‘Anti-Fascist Action Berlin’’), the ‘‘Autonome
Antifa (M)’’ from Go¨ ttingen, and the ‘‘Antifa Bonn/Rhein-Sieg’’. The AA/BO sees
itself as a ’rally movement’ and as a ’counterbalance’ to the fragmentation of the left
wing, and offensively propagandizes resistance against the existing ‘‘ruling system’’.
Groups from the AA/BO, occasionally playing a prominent part, took part in many
demonstrations, including violent ones. Thus, in November the AAB called upon supporters
to participate in the Silvio Meier Demonstration143) which is held every year in
Berlin — which in 2000 resulted in riots; this appeal included statements as the following:
‘‘We’ve had enough of it, and we won’t put up with the present state of affairs—not
with Nazi terror and state — sponsored racism, not with Germany and, least of all,
with capitalism! FOR a strong revolutionary youth movement! Together we own the
future!’’
AA/BO ‘‘politics’’ continue to be characterized by ‘‘youth work’’ that reaches into
schools. To this end, AA/BO makes use of ‘‘Jung-Antifa’’ [‘‘young anti-fascists’’] groups
instructed by it and of publications under its influence.However, there are also many
’autonomists’ who disapprove of the AA/BO. One of the reasons in addition to the
cadre-like structure is their behaviour which is perceived as a dominant manner. Often,
they are reproached for patronizing and for monopolizing. In 2000, the AA/BO went
through a distinct phase of weakness, which not only paralyzed its political work but
also had an impact on its mobilization capability. The main reason for this development
is the reproach made by parts of the ’autonomist’ Antifa scene to the AAB [‘‘Anti-Fascist
Action Berlin] — one of the most important member groups of the AA/BO — for
protecting a presumed rapist among their ranks and not having excluded him uncompromisingly.
This ‘‘reproach with protection of an offender’’ triggered a policy debate
on the subject of sexism, split the AA/BO into two camps, and in the meantime has resulted
in the withdrawal of several groups from the Organization. At present, there is no
telling whether this development will ultimately jeopardize the AA/BO’s continued existence,
or whether the AA/BO will succeed in finding a way out of the crisis.An emerging
organization existing side by side with the AA/BO, but with a less rigid orientation
— the ‘‘Bundesweites Antifa-Treffen’’ (B.A.T. — ‘‘Nationwide Antifa Meetings’’) which
was created in 1993 — failed, as in previous years, to become a significant alternative
within the camp of organized ’autonomists’.
1.4 Autonomist Structures with Emerging Terrorist Elements
In some areas within the ’autonomist’ camp, components have been active for years,
which cross the line to terrorist violent action. These small groups operate clandestinely,
463
i.e. covertly, and from a basis of ‘‘legality’’ [instead of going underground]; the traces
left by them after attacks seldom lend themselves to evaluation and analysis, and in order
to protect themselves against penal prosecution, they give themselves constantly changing
names in their letters claiming responsibility for actions.For them, militancy is
the indispensable, direct expression of their antagonism toward the ‘‘System’’. Thus,
in a letter claiming responsibility, a ‘‘militante autonome gruppe’’ [‘‘militant autonomist
group’’] made the following statement with reference to an arson attack on the building
of the Brandenburg Constitutional Court and of the Potsdam Administrative Court on
30 January:
‘‘For decades, there have been continuous repressive measures taken by the state
against left-wing and left-radical structures in the FRG; but organized and militant
resistance against such repression has been just as continuous. Therefore, we attacked
... an institution, which is representative of the state machinery and of its interest
— legalized, as it were — in criminal prosecution, with an ignition-delayed incendiary
device. ... In order to generate the required pressure, the various forms of resistance
must key in with one another and mutually reinforce each other. A militant practice
is an essential instrument in this undertaking.’’ (‘‘INTERIM’’, no. 493, of 10 February
2000, p. 18)
In Hamburg, two ‘‘anti-racist’’ attacks were, within a period of a few days, committed
against representatives of the ‘‘deportation machinery’’:
— in the night of 9/10 March, unidentified perpetrators committed an arson attack
on the car of a medical health officer who is responsible, inter alia, for assessing
the eligibility of asylum-seekers for deportation; the car which was parked in the
driveway to her house was gutted by the attack; her home was damaged;
— in the night of 12/13 March, unidentified offenders threw stones and paint bottles
at the home of the Chairman of the Board of [the German airline] Deutsche
Lufthansa AG.
In letters claiming responsibility — which obviously were written by the same persons
— the victims were defamed as ‘‘accessories’’ and/or as profiteers of racist deportation
practices; one of the letters goes on to say:
‘‘As long as they feel safe and stay undisturbed, they will lightheartedly continue to
do their filthy job. ... One of the responses to the RZ/Rote Zora trial also is the continuation
of militant attacks on the German refugees policy.’’(‘‘INTERIM’’, no. 497,
of 23 March 2000, pp. 10 seq.)
Year after year, attacks carried out by ’autonomist’ groups using a terrorist MO
cause property damage and economic consequential loss to the tune of millions of
deutschmark (arson and bomb attacks, sabotage against telecommunications and data
networks and against high-voltage pylons, grapnel attacks on railway tracks of Deutsche
Bahn AG [German Railways]). Such damage is regularly included by such perpetrators
in their calculations.
464
2. Other Militant Left-Wing Extremists of Internationalist Orientation Action priorities:
international networking concerning the ‘‘prisoner issue’’
In addition to the [militant] ’autonomists’, there is a second complex of violence-inclined
left-wing extremists which comprises groups and individuals, mostly of anti-imperialist
and internationalist orientation — mainly activists coming from structures once
near to the ‘‘Rote Armee Fraktion’’ (RAF—‘‘Red Army Faction’’), who see commitment
to the cause of ‘‘political prisoners’’ and support for the Kurdish ‘‘liberation struggle’’
and also for the Kurdistan Workers’ Party (PKK) as their priorities for action.
The set-up that for years has been the most active in this area is the initiative ‘‘Libertad!’’
which draws, inter alia, on the support of members of the Frankfurt group ‘‘Kein
Friede’’ [‘‘No Peace’’]. As ‘‘Libertad!’’ sees it, the ‘‘prisoner issue’’ is the starting point
for building an international network of ‘‘radical and revolutionary forces out of grassroots
and liberation processes’’.
In the summer of 2000, ‘‘Libertad!’’—with a special issue of the newspaper ‘‘So oder
So’’ [‘‘either this way or the other’’], the mouthpiece of the organization — launched a
campaign against the introduction of ‘‘incommunicado detention and solitary confinement’’
prisons in Turkey. Under the motto ‘‘Kein Stammheim am Bosporus’’ [‘‘No
Stammheim +) on the Bosporus’’], the article claims that, with the adoption of the European
prison standard, political prisoners in Turkey were now faced with what ‘‘wellfortified
democracy’’ in Germany—but also in France and Spain—has practised for quite
some time already, i.e. maximum security wards, incommunicado detention and solitary
confinement. ‘‘Libertad!’’ continues to say:
‘‘It is only by resistance and protest that solitary confinement can be prevented in
Turkey. The special wards and incommunicado cells are, not least, inscribed in
the revolts and struggles of the radical and militant left-wing movement of West Germany.
... The ‘Libertad!’ campaign calls upon all progressive-minded, democratic,
left-wing initiatives and people to fight, with their ideas and capabilities, for the protection
of prisoners and against incommunicado prisons.’’
‘‘Kurdistan Solidarity’’
Another action priority — which continues to lose importance — in the anti-imperialist
spectrum is support for the Kurdish liberation struggle and for the ‘‘Kurdistan
Workers’ Party’’ (PKK). After the arrest of the PKK general chairman, Abdullah ALAN,
in February 1999, the agitation and activities of German Kurdistan activists have been
focussed on the death sentence passed against ALAN in Turkey and on his release.
In local ‘‘Kurdistan Solidarity Groups’’ under the umbrella of Informationsstele Kurdistan
(ISKU — ‘‘Information Office Kurdistan’’), militant left-wing extremists look
after presumed PKK supporters detained in Germany, organize so-called human rights
delegations to Turkey, and agitate against the Federal Government on account of its alleged
support for Turkey in the fight against the PKK.Since the PKK’s policy shift
which ALAN had pushed on from his prison — i.e. abandonment of the military option
in favour of a political initiative - large segments of the German Kurdistan Solidarity
465
movement have undergone a ’crisis of meaning’ and an identity crisis. This applies, in
particular, to those activists who — partly at a high personal risk — stayed in the Kurdish
settlement area for training or combat operations with the PKK guerrilla; so far, the
PKK has been their model for their own revolutionary struggle.
On 28 November, a trial was opened by the Stuttgart Oberlan desgericht [Higher Regional
Court of Appeal] against Andrea KLUMP who for many years had been on the
wanted list as a presumed RAF member and had been arrested in Vienna on 15 September
1999. She is accused of membership in a terrorist association and of attempted murder.
KLUMP previously —together with Horst Ludwig MEYER who also had been on
the wanted list as an RAF member and who was killed during a shoot-out with police
officers — had been apprehended by the police in Vienna.
Since 17 October, two presumed former members of the Revolution Zelen (RZ —
‘‘Revolutionary Cells’’) 145) who had been arrested in 1999 and 1998, respectively, have
been before the Frankfurt/Main Oberlandesgericht on charges of aiding and abetting
murder and of jointly committed murder, respectively. The two were accused of having
participated in the preparation and/or perpetration of the attack against the Conference
of the oil ministers of the OPEC nations, held in Vienna in December 1975. In that incident,
three security officers had been killed; the six-man terrorist command had been
able to fly to Algeria, together with the OPEC Ministers as their hostages.
3. Traditional Anarchists
Classical anarchistic ideas are propagandized, in particular, by groups of the — allegedly
non-violent — ‘‘grassroots movement’’ and by the German section, Freie ArbeiterInnen
Union (FAU — ‘‘Free Workers Union’’), of the internationally organized anarchosyndicalist
Internationale ArbeiterInnen Assoziation (IAA — ‘‘International Workers
Association’’ (IWA)). Membership of the grassroots spectrum — and of the FAU-IAA
— is at present estimated to comprise about 180 persons. Regional focal points are Berlin,
Hamburg and Hesse. Activities were initiated almost exclusively by the ‘‘grassroots
movement’’.
The ‘‘grassroots movement’’ comprises a large variety of socalled non-violent action
groups, training collectives and other circles. The movement strives for ‘‘radical social
upheaval’’ whereby ‘‘all forms of authority and dominion’’ are to be eliminated ‘‘by
power from below’’. ‘‘Hierarchy and capitalism’’ are to be replaced by a ‘‘self-organized,
socialist economic order’’. The state is to be replaced by a ‘‘federalist grassroots-democratic
society’’. With the aim of destroying ‘‘state-authority and power structures’’, the
movement’s supporters propagandize and practise the concept of ’civil disobedience’.
While its activists in this context call themselves non-violent, they narrow the term of
violence down to violence ‘‘causing injury to persons’’; acts of violence against property
are considered legitimate.Priority subjects included the World Economic Summit in
Prague (cf. Chapter V, no. 2, below), ‘‘anti-militarism’’ and resistance against peaceful
nuclear activities (cf. Chapter V, no. 3, below).In the run-up to the campaign against
the World Economic Summit, Internet items referred to the Europe-wide mobilization
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of the European ‘‘grassroots movements’’. A ‘‘Prague Re´sume´ ’’ by a group which may
be assumed to be part of the ‘‘grassroots movement’’ criticized the preparation and organization
of the campaign and recommended the development of a nationwide network
patterned on the U.S. ’Direct Action Network’ (DAN), and training ranging from
‘‘blockade and sabotage’’ to ‘‘communications guerrilla and Internet hacking’’.
IV. Political Parties and Other Groupings
1. ‘‘German Communist Party’’ (DKP) and Periphery
1.1 Deutsche Kommunistische Partei (DKP — ‘‘German Communist Party’’)
Founded: 1968
Headquarters: Essen (North Rhine/Westphalia)
Chairman: Heinz STEHR
Members: 4,500 (1999: 5,000)
Publication: ‘‘Unsere Zeit’’ (UZ — ‘‘Our Times’’), circulation: 8,500; weekly
15 th Party Convention
The most important event of the year for the DKP was its 15th Party Convention
held in Duisburg-Rheinhausen on 2-4 June. The delegates endorsed the pre-Convention
main motion submitted by the Party’s Executive Committee and entitled ‘‘Die DKP —
Partei der Arbeiterklasse — Ihr politischer Platz heute’’ [‘‘The DKP — The party of the
working classes — Its place in politics today’’] which was described by Nina HAGER,
the subsequently elected new vice-chairperson, as an important building block for a new
party programme. Another paper endorsed at the Convention is entitled ‘‘Handlungsorientierung:
Widerstand gegen Kriegspolitik, Sozial-und Demokratieabbau’’ [‘‘Orientation
for action: resistance against warmongering policies and against dismantling of the social
system and of democracy’’] and, based on the ‘‘Thesen zur programmatischen Orientierung
der DKP’’ [‘‘Propositions for programmatic guidance of the DKP’’] (1993) and on
the 1996 ‘‘Action Programme’’, contains guidelines for political analysis and discussion
in the near future.
The positive response by foreign Communists, which as at preceding Party Conventions
was considerable, is reflected by the participation of 33 ‘‘brother parties’’ and ‘‘liberation
movements’’ from 30 countries; another 17 had sent messages of greeting. In —
party tension—still experienced at the 14th Party Convention in 1998 - was no longer in
evidence.
The media took no notice of the event: the Party, which politically is largely isolated,
has practically no place in public perception and awareness.
The DKP has not changed its ideological orientation. In the endorsed main motion,
it adheres to Marxism-Leninism as an action guideline and confirms its support for a
revolutionary victory over the existing social order:
467
‘‘The DKP’s aim is Socialism as the first step on the way to a classless communist
society. It aims at the radical break with capitalist conditions of ownership and power,
with the focus on the working classes as the decisive forces bringing about social
change. The basis of the DKP’s action is the scientific theory of Marx, Engels and
Lenin, which it develops further within the limits of its capabilities.’’ (‘‘DKP-Informationen’’,
no. 3/00 — June 2000, p. 24)
Further decrease in DKP membership
Party membership continued to decrease. After the re-issue of party membership
cards, the DKP has 4,500 members. As stated by the Party, the main reason for the negative
trend is the members’ very high average age of 58 years as a result of the uneven
age structure. The small number of new members —less than 1,000 since 1990—is not
enough to set off losses. The members of the DKP are organized in 280 party groups —
of which 12 are established as groups at plants and companies — which in turn are
grouped in 110 Kreis and 14 Bezirk organizations. In Mecklen burg-Western Pomerania,
Saxony-An halt, Thuringia and Saxony, the small number of basic organizations are
guided by ‘‘Coordination Councils’’.
Finances
As before, the DKP has problems with ensuring a balanced funding system. It repeatedly
appealed to its members to be honest in paying their membership fees and
to make donations more generously. In its Report and Statement of Account prepared
in accordance with Section 23 of the Political Parties Act, it reported an income in 1999
to the amount of 2.7 million deutschmark, of which 1.1 million DM were donations.
International relations
In addition to the encounters during its 15th Party Convention, the DKP cultivated
its relation with ‘‘brother parties’’ by many and various contacts on other occasions:
DKP functionaries met for talks with representatives of the Communist Parties of Bohemia
and Moravia, Greece, Hungary, Iraq, Israel, Italy, Japan, Kurdistan, Luxemburg,
Spain and Yugoslavia .The DKP was represented at an international scholarly conference
of the Czech Communists on the 10th anniversary of the foundation of the CP
of Bohemia and Moravia: the focus of that conference was on problems of internationalism
in view of ‘‘imperialist g lobalization strategies’’. The Party’s Chai rman took part
in a meeting hosted in Athens on 23-25 June by the Greek CP for 60 Communist and
Labour Parties from 52 countries on the subject of ‘‘Erfahrungen der Kommunisten mit
Bu¨ndnissen und Zusammenarbeit’’ [‘‘Experience of Communists as regards alliances and
co-operation’’]. Following long-standing tradition, DKP delegations visited party conventions
and press parties of Communist and Socialist Parties, inter alia in Austria, Denmark,
France, Greece, Portugal, Serbia, Spain, Japan, Russia and Cyprus. With regard
to the issue of internationalism, the DKP continued to attach special importance to solidarity
with Communist Cuba. Leading functionaries visited this country to prepare the
fourth solidarity project which had been endorsed by the DKP Party Convention: to-
468
gether with the Cuban CP, a children’s clinic in Cardenas (Matanzas Province) is
planned to be renovated and rebuilt in the year 2001.
Close relations with the Sozialistische Deutsche Arbeiterjugend (SDAJ)
Close co-operation continued to be maintained by the DKP with the ‘‘Sozialistische
Deutsche Arbeiterjugend’’ (SDAJ — ‘‘Socialist German Workers’ Youth’’), with about
300 members. At the 15th National Congress of the SDAJ (in Gladbeck, on 29/30 January),
the newly elected National Chairman Ju¨ rgen WANGLER stressed the point that
the DKP was not just any ally among many but, on account of shared weltanschauung
[world view; ideology], the commonly pursued socialist goal, shared history and multifarious
experience, it held a special position within the spectrum. Nevertheless, the
SDAJ was an autonomous and independent youth association and not a party-dependent
youth organization.Like the DKP, the SDAJ calls for a ‘‘revolutionary break’’ with
the existing social order. On this point, the SDAJ ‘‘Zukunftspapier’’ [‘‘Prospective Doctrine
Paper’’] agreed by the 15th National Congress states the following:
‘‘The build-up of a socialist order of society can only be achieved by fighting the capital’s
fierce resistance ... . It is only by conscious class struggle of the working classes
that the capital’s power can be forced back and overcome. A revolutionary break
with the capitalist conditions of ownership and power can only be achieved and
maintained if the majority of the population are convinced of the need for such a
revolution and, in addition, are also prepared to take an active part in it. In order
to convince the majority of the working classes of the need for a revolutionary break,
it will be necessary to ... repress the capital’s ideological influence and to spread class
consciousness as well as findings of scientific socialism among the working classes.
We see spreading of class consciousness as an essential task of the SDAJ.’’ (‘‘Zukunftspapier’’
[‘‘Prospective Doctrine Paper’’], of the SDAJ, p. 31)
On 9-12 June, the SDAJ held its traditional ’Whitsuntide camp’ in Ahaus (North
Rhine/Westphalia) on the premises of the citizens’ action group ‘‘Kein Atommu¨l in
Ahaus’’ [‘‘No nuclear waste in Ahaus!’’]. Participants heard presentations, and had discussions,
on subjects such as imperialism, anti-fascism and policies regarding young
workers. There was no notable response to the activities of DKP-oriented students with
the aim of pursuing communist politics at colleges and universities through the Assoziation
Marxistischer StudentInnen (AMS — ‘‘Association of Marxist Students’’) which has
been active for about three years.
1.2 ‘‘Vereinigung der Verfolgten des Nazi-regimes - Bund der Antifaschistinnen und Antifaschisten’’
(VVN-BdA — ‘‘Union of Victims of Nazi Persecution — Alliance of Anti-
Fascists’’)
Founded: 1947
Headquarters: Frankfurt/Main (Hesse)
National Executive Secretariat: Hanover (Lower Saxony)
Members: about 5,000 (1999: 6,200)
Publication:
469
The ‘‘Vereinigung der Verfolgten des Naziregimes — Bund der Antifaschistinnen und
Antifaschisten’’ (VVN-BdA — ‘‘Union of Victims of Nazi Persecution — Alliance of
Anti-Fascists’’) remained the association with the largest membership within the spectrum
of extreme leftwing ‘‘anti-fascism’’. This Union continues to be essentially determined
by a traditionally orthodox-Communist wing. Within its bodies and groupings,
the political tone was set, as before, by active DKP members and by persons close to
this Party. Regarding the VVN-BdA’s self-perception, a re-elected National Spokesman
observed: ‘‘The VVN-BdA is, and continues to be, a pluralist alliance organization of
anti-fascists of different origins and different views. Therefore, it should be possible
to put up with fundamental differences of opinion to the extent that these will not prevent
joint action against neo-fascism and war.’’ (‘‘antifa-rundschau’’, no. 44, October-
December 2000).
Ideological orientation of the VVN-BdA
On 7-8 October, the VVN-BdA held their National Congress in Fran kfurt/Main,
under the motto ‘‘Antifaschismus: Verpflichtung fu¨r die Zukunft — Gegen den Schlussstrich’’
[‘‘Anti-Fascism: A commitment for the future — Rejection of the demand for
making a clean break’’]. By a vast majority, the 132 delegates adopted a pre-Congress
main motion on ‘‘Erfordernisse des Kampfes gegen rechts’’ [‘‘Requirements of the fight
against right-wingers’’] that rejected the anti-totalitarian consensus of the Basic Law
— a consensus directed against both right-wing and left-wing extremism ali ke: ‘‘We
are against any equation whatsoever of Nazi opponents, on the one hand, and of neo-
Nazis and right-wing extremists, on the other. Any equation of Left and Right plays
down right-wing violence, weakens the resistance forces and fosters neo-Nazism.
...The hotbed of right-wing extremism is constituted, in addition to the continued existence
and revival of nationalism, racism and anti-Semitism, by rigorous capitalist market
radicalism with its antisocial consequences and effects, and by neo-liberal strategies
which promote rather than suppress right-wing extremism.The breeding ground of
right-wing extremism is the contempt of the law as manifested by the CDU’s black
money dealings — and the concomitant purchase of political power — as well as by
the ruthless disregard for the Basic Law and for international law in the case of the
war waged against Yugoslavia. ...
The hotbed [for right-wing extremism] has evolved from issues and keywords pertaining
to official politics. The cues and impulses for radical right-wing violence ultimately
were provided by warnings against allegedly imminent ’foreignization’,
against ’overburdening’ by refugees, against ’flooding’ by, and ’glutting’ with, foreigners,
against the ’crowded boat’ , against ’criminal activity by foreigners’ and against
’useless’ people who must be ’quickly thrown out of the country’.’’ (‘‘antifarundschau’’,
no. 44, October-December 2000)
The delegates endorsed an initiative-related motion under which the ‘‘urgently
needed merger’’ of the VVN-BdA with its East German partner organization Verband
ehemaliger Teilnehmer am antifaschistischen Widerstand, Verfolgter des Naziregimes
und Hinterbliebener — Bund der Antifaschisten (VVdN-BdA — ‘‘Association of Former
470
Participants in Anti-Fascist Resistance, Victims of Nazi Persecution, and Surviving Dependants
— Alliance of Anti-Fascists’’, is to be pursued in the course of the year 2001.
At the leadership level, joint initiatives, appeals and actions were agreed. Also, a Gemeinsame
Arbeitsgruppe (GAG — ‘‘Joint Working’’) slogan ‘‘the boat is full’’ (referring to
Germany as an immigration country) used in the context of the influx of asylum-seekers
and refugees [Translator’s Note]Group’’) was established with the task of developing
the necessary discussions and steps of the work programme for the creation of a ‘‘common
all-German and all-generation organization of anti-fascists’’.
Once more, the VVN-BdA confirmed its ‘‘open policy of alliances’’ in relation to extreme
left-wing associations and violence-inclined Antifa groups. At a joint press conference
with the VVdN-BdA on 21 August, the two organizations presented an ‘‘Initiative
zur Untersttzung antirassistischer und antifaschistischer Arbeit vor Ort’’ [‘‘Initiative to
support anti-racist and anti-fascist activities on the ground’’]. In that context, a VVNBdA
national spokesman appeal-ed to the politically responsible leaders to seek co-operation
with other groups, even though these might be politically troublesome; thus, also
’autonomist’ anti-fascists would have to be included in broad-based anti-right alliances.
158) Their partisanship for violence-inclined ’autonomist’ anti-fascists was confirmed
by the VVN-BdA national spokespersons:
‘‘We feel solidarity with anti-fascist youth movements which, in their concern regarding
ominous right-wing developments, do not confine their position-taking to mere
verbal expressions of dismay, but take their anti-fascim to the streets — and, for this
very reason, are increasingly being branded as criminals.’’ (‘‘antifarundschau’’, no. 43,
July-September 2000, p. 9)
In keeping with this line, VVN-BdA functionaries led a ‘‘Spontandemonstration eines
breiten Bu¨ndnisses’’ [‘‘Spontaneous demonstration by a broad-based alliance’’] in Berlin
on 9 January; this alli-ance included members of the militant Antifaschistische Aktion
Berlin (AAB — ‘‘Anti-Fascist Action Berlin’’), of the DKP and of the ‘‘Party of Democratic
Socialism’’ (PDS); the demonstration was directed against the ban imposed on the
commemoration events notified for 9 January on the occasion of the 81st anniversary of
the murdering of the KPD functionaries Rosa Luxemburg and Karl Liebknecht; violent
excesses occurred in the course of the demonstration. On 5 February, members of the
VVN-BdA and of the youth organization VVN-Jugend — formed as the so-called VVNBlock
especially for this purpose — took part in a nation-wide demonstration held in
Berlin under the motto ‘‘Fu¨r das Leben und die Freiheit von Mumia ABU-JAMAL und
alen politischen Gefangenen. Abschaffung der Todesstrafe!’’ [‘‘For the Life and Freedom
of Mumia ABU-JAMAL and of All Political Prisoners. Abolishment of the Death Penalty!’’].
The demonstration had been organized by ‘‘Mumia ABUJAMAL-Solidarita¨tsgruppen’’
coming from the ’autonomist’ and anti-imperialist spectrum. Participation,
in addition to violence-inclined ’autonomists’, also included DKP and PDS members
and foreign left-wing extremists. At the final rally, a presentation was given by a national
spokesman of the VVN-BdA. In 1998, the Baden-Wurttemberg Land Association of the
VVN-BdA had conferred honorary membership to Mumia ABU-JAMAL who had been
convicted in the U.S. on the charge of having murdered a policeman.
471
1.3 Other Organizations
1.3.1 Marx-Engels-Stiftung e. V. (MES — ‘‘Marx-Engels Foundation (reg’d)’’)
Founded: 1979
Headquarters: Wuppertal (North Rhine/Westphalia)
Members: about 35
Chairman: Robert STEIGERWALD
The Marx-Engels-Stiftung e. V. (MES — ‘‘Marx-Engels Foundation (reg’d)’’) continued
to deal with the ‘‘research on the scholarly work of Karl Marx and Friedrich Engels
and its historical effectiveness’’. Its ‘‘Promotional Association’’ had a membership of
about 600 — mostly scholarly cadres of the Deutsche Kommunistische Partei (DKP —
‘‘German Communist Party’’) and of the Partei des Demokratischen Sozialismus (PDS
— ‘‘Party of Democratic Socialism’’). The MES continued its co-operation with the
DKP’s History Commission and with the Marxistischer Arbeitskreis zur Geschichte der
deutschen Arbeiterbewegung bei der Historischen Kommission der PDS [‘‘Marxist Working
Panel on the History of the German Labour Movement’’, of the PDS History Commission]
by jointly hosting and organizing a number of meetings.In December, the
Foundation elected the old-Communist Robert STEIGERWALD, a prominent party
ideologist of the DKP, as its new Chairman. The former chairman had not stood for
election. The Executive Secretary — who favoured a wider opening to the PDS —
was not re-elected to the Executive Committee and lost his post.
1.3.2 Bundesausschuss Friedensratschlag (‘‘Federal Committee Peace Consultation’’)
Founded: 1996 (as ‘‘Arbeitsausschuss Friedensratschlag’’ - AFriRA [‘‘Working
Group Peace Consultation’’])
Headquarters: Kassel (Hesse)
Members: 50
Publications: ‘‘Friedenspolitische Korrespondenz’’ (FRIKORR - ‘‘Peace Policy Correspondence’’)
The Bundesausschuss Friedensratschlag [‘‘Federa l Committee Peace Consultation’’]
continues to be decisively influenced by left-wing extremists. Its main activist Peter
STRUTYNSKI (an Assistant Professor of Kassel University) and most of the other functionaries
come from the ‘‘German Communist Party’’ (DKP) and from the DKP’s front
organization Deutsche Friedensunion (DFU — ‘‘German Peace Union’’) which disbanded
in the early 1990s. In its practical political work, it strives to continue the traditional
Communist ’peace struggle’ 159). Such efforts manifested themselves, in particular,
in the project of a ‘‘European Tribunal on NATO’s War in Yugoslavia’’ which was supported
by the Bundesausschuss Friedensratschlag. In Berlin in October 1999, it held
meetings in Hamburg on 16 April and in Berlin on 2-3 June 160) and on that occasion
took sides with the Milosevic regime in Yugoslavia. The ‘‘accused’’ politicians of the
Western defence alli-ance were branded as the instigators of a war of aggression and
as war criminals.
472
2. Partei des Demokratischen Sozialismus (PDS - ‘‘Party of Democratic Socialism’’)
Founded: 1989/90 (the former GDR party SED [‘‘Socialist Unity Party of Germany’’]
was re-named ‘‘PDS’’
Headquarters: Berlin
Party chairperson: Gabriele ZIMMER
Members: about 88,600 (1999: about 94,000), of whom more than 4,000 in the West
German La¨nder
Publications: (selection) ‘‘DISPUT’’, month ‘‘Pressedienst’’, weekly; ‘‘Miteilungen der
Kommunistischen Plattform der PDS’’, monthly; ‘‘Marxistisches Forum’’, published
on an irregular basis; ‘‘PDS International’’, quarterly
Even ten years after its adaptation and renaming as a consequence of German unity,
the ‘‘Partei des Demokratischen Sozialismus’’ (PDS — ‘‘Party of Democratic Socialism’’)
presents an ambivalent image: although the Party, in its outward appearance, does not
present itself as a Marxist-Leninist party, actual indications do exist that it pursues extreme
left-wing endeavours as defined in the Federal Act on the Protection of the Constitution
[Act on the Co-operation of the Bund and the La¨nder with regard to Protection
of the Constitution, and on the Federal Office for the Protection of the Constitution].
The existence of extremist trends/movements within the Party is also provided for
in both the programme and the Statutes of the PDS. These groups are represented on
important bodies (inter alia, on the Party’s Executive Committee, on the Party Council,
and on the Programme Commission). Also, on the basis of a defined allocation formula,
delegates are sent to Party Conventions. In addition, there is co-operation with other
extreme left-wing organizations, including violence-inclined groups in Germany and
abroad. Even though the PDS runs for elections and takes part in parliamentary work
at all levels, it also stresses the requirement for ‘‘extra-parliamentary struggle’’ — and
even accords priority to this form of activity. Overall, the Party’s attitude towards essential
elements of the free democratic fundamental order continues to be ambivalent.
2.1 General Developments
Party Conventions
Notwithstanding the discussion on tactical-strategic matters, no changes were made
to the Party’s basic programmatic policies either at the Party Convention in Monster (3rd
session of the 6th Party Convention, on 7-9 April) or at the Cottbus Party Convention
(1st session of the 7th Party Convention on 14/15 October).The ambivalence noted
above is reflected by the fact that, on the one hand, the Party has inserted itself into
the democratic social order, but that, on the other hand, it adheres to socialism and
wishes to overcome the social order which it qualifies as capitalist. Yet, in view of its
roots, its programmatic bases and, in particular, its conscious toleration of openly extremist
forces within the Party (cf. no. 2.2 below), there has been no indication so far that
the substance actually given by the Party to these aims is in line with the parameters laid
down in the Basic Law and that the PDS, in its entirety, will pursue this aim as part of
473
democratic change.Thus, with reference to the Party’s programmatic debate, the ‘‘Rat
der Alten beim Parteivorstand der PDS’’ [‘‘Council of Elders of the PDS Executive Committee’’]
stated, inter alia:
‘‘As a Socialist Party, we must point out the System-immanent limits of ’modern capitalism’,
i.e. the historical need for overcoming it. We subscribe to the basic values of
socialism—as they were convincingly designed already in the 19th and 20th Centuries
... and, notwithstanding the deficiencies which are still open to criticism, have been
applied in practice for decades.’’ (‘‘PDS-Pressedienst’’, no. 12, of 24 March 2000)
Moreover, the spokesman of the PDS Party Council and National Executive Secretary,
Dietmar BARTSCH, asserted, inter alia, that:
‘‘... the majority of the Programme Commission [of the PDS] have never denied that
the threat to mankind’s civilization and culture has its causative origin in capitalism
and that the power structures of the capitalist type, which have their roots in the existing
conditions of ownership, must be overcome ...’’ (‘‘junge Welt’’, of 30 March
2000). As stated by Andre´ BRIE, who is a PDS Member of the European Parliament
and for many years has been the Party’s election campaign manager, our society must
be changed ‘‘in terms of quality, i.e. in a revolutionary sense’’. This also was explicitly
stated by the Programme Commission of the PDS. Nor does the fact that the PDS
stands in elections and, in some of the La¨nder, is a party in government imply any departure
from the Party’s programmatic objectives. In an article in the daily paper
‘‘Neues Deutschland’’ which indirectly discussed the relationship of politics of the
day [current affairs] and of the ultimate socialist goal, Judith DELLHEIM — who
is a member of the Party’s Executive Committee — stated the following, inter alia:
‘‘Success at the polls and participation in governments cannot overthrow the generalet-
up, but they must be used as a means of strengthening opposition against
the powers that be and against the established social system.’’ (‘‘Neues Deutschland’’,
of 2 March 2000)
Extra-parliamentary struggle
As stated in its party platform, the PDS sees the ‘‘extra-parliamentary struggle for
social changes as a decisive factor’’ 165). That struggle continues to take precedence over
parliamentary work. In this respect, Winfried WOLF — a member of the PDS parliamentary
group in the German Bundestag — made the following comments, inter alia:
‘‘As a socialist force, the PDS knows ... that resistance must always come from below
— from grassroots movements, ... from environmental initiatives and initiatives
against genetic engineering, from anti-fascist associations and groups. However, this
implies at the same time: Parliaments are our ’kicking leg’. Our ’pivot leg’ must be
the extra-parliamentary movement and action. ... Only if we have this awareness of
the primacy of extra-parliamentary action, will we gain—the all-important—access
to young people who, at least in parts, also are rebellious in an anti-capitalist sense.’’
(‘‘Marxistisches Forum’’, no. 3 2/33, of September 2000)
474
The weekly paper ‘‘Jungle World’’ quoted the Party’s Vice-Chairman Diether
DEHM as calling upon the West [German] comrades to use, as a matter of principle,
‘‘municipial parliaments as the platform for class struggle’’.
2.2 Extremist Structures within the PDS
The programme and statutes of the PDS, as before, allow the formation of associations
of varying orientation, including openly extremist groups, within the Party; the
PDS sees this as ‘‘pluralism’’. Therefore, the PDS considers itself a ‘‘trend-rallying party’’.
Study on ‘‘the development of PDS strategy’’
According to a study dated 2 June 2000, entitled ‘‘Die PDS-Strategiebildung im Spannungsfeld
von geselschaftlichen Konfliktlinien und politischer Identita¨t’’ [‘‘The development
of PDS strategy in the field of tension of social conflict lines and of political identity’’],
the Communist and orthodoxly Socialist forces within the Party were no longer able
to obtain a majority, but had relatively great veto power. It was not possible to conduct inparty
quarrels as an anti-Communist fight—i.e. against the Kommunistische Plattform der
PDS (KPF — ‘‘Communist Platform of the PDS’’) or against the Marxistisches Forum der
PDS [‘‘Marxist Forum of the PDS’’]. An attack against them would always be seen as an
attack on the identity of the majority of members and would mobilize the latter against the
party leadership. Changes to the identity of the PDS and to its external and domestic policy
strategies would have to take account of this interplay of forces if the PDS did not want
to risk its disintegration. The same note is struck in statements by leading functionaries of
the PDS on the subject of extremist structures such as the KPF. Thus, at the Party Convention
in Cottbus, the newly elected Chairperson Gabriele ZIMMER is quoted by the
daily paper ‘‘Neues Deutschland’’ of 13/14 May as saying that she assumed most of the Party’s
Communists to be democrats. In an interview with the newspaper ‘‘Tagesspiegel’’ of 4
April, the Party’s National Executive Secretary Dietmar BARTSCH said that he really did
not see what could possibly be conceived as extremist about the KPF; within the PDS,
there was room for Communists and Social-Democrats alike.Speaking to members of
the KPF and of the Marxistisches Forum at the Party Convention in Cottbus, Gabriele
ZIMMER called for the tracing of a path to Communist society:
‘‘I’m not deterred by the bugaboo which part of the media and of the political class
make the KPF out to be. ... In our efforts to create a better society, we belong together
as long as we do not move against one another within this Party.’’ (‘‘DISPUT’’)
no. 10, of October 2000)
Kommunistische Plattform der PDS (KPF)
The ‘‘Communist Platform of the PDS’’ (KPF), which as before adheres to the revolutionary
tradition of the labour movement, is represented on important Party bodies;
thus, Sahra WAGENKNECHT, a member of the KPF’s National Co-ordination Council,
was elected a member of the Party’s new Executive Committee by a majority of votes
(more than 60%) at the Party Convention in Cottbus. As before, the KPF has its own
structures in almost all of the La¨nder.. Commenting on the ‘‘Aufgaben der KPF nach dem
475
Monsteraner Parteitag’’ [‘‘Tasks of the KPF after the Party Convention in Monster’’] at
the 3rd session of the 9th National Conference held in Berlin on 29 April, Friedrich
RABE, one of the KPF spokespersons, offered his view that the Communist claim to
bring about qualitative social change was over and done with — that it was unfounded.
Capitalism was not capable of solving one single problem of mankind; no matter what
happened, problems would become more critical. The fact that Socialists and Communists
at present were not able to radically change this situation, did not relieve them of
the duty to continue the struggle.
Marxistisches Forum der PDS
The Marxistisches Forum der PDS [‘‘Marxist Forum of the PDS’’] - a union of Communist-
oriented members and sympathizers of the PDS -succeeded in consolidating its
organizational structure. In December 1999, the Marxistisches Forum Sachsen [‘‘Marxist
Forum of Saxony’’] was founded as a Land-wide working party affiliated to the Executive
Committee of the Saxony Land PDS.
Detlef JOSEPH, a member of the Forum and of the PDS Party Council, stood up for
retaining the goal of ‘‘ultimately eliminating capitalist society and building up a socialist
society’’.
Neither did other members of the Forum make any secret of their fundamental antagonism
toward parliamentary democracy; this included propagandization of the need
for a revolutionary transition from capitalist to socialist society; thus, a member of the
‘‘Marxist Forum’’ stated:
‘‘The existing systems of parliamentary democracy conduct mankind straight to
death. ... Bourgeois democracy is not a class-neutral institution. Another error yet
is to expect to achieve socialism by democratic means. As if the bloodhounds Noske,
Franco, Pinochet, and others, had not been enough to mark the trail. The victims of
the Paris Commune, of the October Revolution and of the Sandinist Revolution ...
clearly testify to the type of democracy which capitalism concedes to socialists.’’
(‘‘Marxistisches Forum’’, no. 25, of January 2000)
Events organized by the Forum met with wider response within the PDS, as is evidenced
by the respective numbers of participants. Thus, 165 persons attended a ‘‘scholarly’’
conference held by the ‘‘Marxist Forum’’ in Berlin on 16 September on the subject
of ‘‘Zur Programmdebate der PDS. Positionen — Probleme — Polemik’’ [‘‘Regarding the
PDS’s programme debate. Positions — Problems — Polemics’’].
Youth structures close to the Party[ solid], the youth organization close to the PDS, which
was founded in mid —1999—its name is an acronym of ‘‘sozialistisch, links und demokratisch’’
(‘‘socialist, left and democratic’’) — continues being built up; at present, it has its
own structures in 14 La¨nder. Leading functionaries of the PDS launched an appeal for
support of the youth organization. At the Party Convention in Cottbus in October, Lothar
BISKY, who at that time was the Party’s Chairman, addressed the delegates:
‘‘Comrades! Having [ solid], we now have a youth organization with the PDS. This
476
gives great pleasure to all of us, but practical support is still missing. What I suggest,
therefore, is that we should halve our joy and double our practical support for [ ‘solid]
in the Kreise, La¨nder and at the federal level.’’ (‘‘DISPUT’’, no. 10, of October
2000). At this Party Convention, a member of the National Council of Spokespersons
of [ solid] was elected a member of the PDS Executive Com mittee. [ solid] repeatedly
supported anti-fascist alliance demonstrations, such as the rally ‘‘Freine antifaschistische
Jugendkultur’’ [‘‘For an anti-fascist youth culture’’] in Ko¨ nigs-Wusterhausen
(Brandenburg) on 17 June and the nationwide large-scale demonstration
held in Berlin on 7 October under the motto ‘‘Gemeinsam gegen Rechts — Weg
mit der NPD-Zentrale — Faschismus ist keine Meinung, sondern ein Verbrechen’’
[‘‘Join forces against the Right — Abolish the NPD headquarters — Fascism isn’t
an opinion but a crime’’]; participants were, inter alia, the militant Antifaschistische
Aktion Berlin (AAB — ‘‘Anti-Fascist Action Berlin’’).
2.3 Participation in Elections
Landtag elections
In the elections to the Schleswig-Holstein Landtag (27 February) and to the North
Rhine/Westphalia Landtag (14 May), the PDS clearly missed its envisaged entry into
a Parliament of a West German Land. The Party which in both elections ran for the first
time got 1.4% and 1.1% of the votes in Schleswig-Holstein and North Rhine/ Westphalia,
respectively. According to ‘‘Unsere Zeit’’, the party organ of the Deutsche Kommunistische
Partei (DKP — ‘‘German Communist Party’’), 12 of the 37 direct candidates
of the PDS in North Rhine/Westphalia were members of the DKP, including a former
member of the Party’s Executive Committee local government elections During the local
elections in Thuringia (14 May) — i.e. election of La¨nder [Landrat : chief executive official
of a Kreis], chief burgomasters and mayors — the PDS, as in the 1994 local elections,
obtained a Land-wide total of 12.5% of the votes.
2.4 Co-operation with German Left-Wing Extremists outside the Party Relationship with
the DKP
As before, the PDS’s relationship with the Deutsche Kommunistische Partei (DKP —
‘‘German Communist Party’’) has been characterized by a combination of critical attitudes
and solidarity; its contacts with the DKP are many and various: they range from
the participation in Party Conventions to talks, co-ordination of legislative proposals and
electoral agreements.
The report from the DKP’s point of view read as follows: ‘‘During the period under
review, representatives of the [DKP] Executive Committee had talks with members of
the PDS Executive Committee and reported about their talks in the UZ [the party paper
‘‘Unsere Zeit’’ — ‘‘Our Times’’]. There had been talks in the autumn of 1998 and in the
spring and autumn of 1999. The DKP Chairman accepted the invitations ... to attend
the PDS Party Conventions in Berlin in 1999 . ... During such talks, both sides show
a high degree of political objectivity which prevails over the occasionally heated discus-
477
sions on various occasions.’’ (Progress Report of the Party’s Executive Committee to the
15th Party Convention of the DKP [held in Duisburg on 2-4 June, 2000]).The DKP
Chairman Heinz STEHR took part as a guest in the PDS Party Convention in Cottbus
(14/15 October) and — as reported by the DKP’s central organ ‘‘Unsere Zeit’’ [UZ —
‘‘Our Times’’] of 20 October — had a brief talk with the newly elected PDS Chairperson
Gabriele ZIMMER: it had been agreed that the two parties would engage in fair and
open co-operation and would have discussions within the framework of their respective
Programme Commissions.
Co-operation also with ’autonomists’ The PDS — individual representatives as well as
sub-divisions or structures of the Party — co-operates with other left-wing extremists,
including violence-inclined individuals. This was the case, in particular, with demonstrations
— supported by so-called anti-fascist action alliances — against actual or assumed
extreme rightwing activities. Thus, a member of the PDS parliamentary group in the
Berlin Chamber of Deputies notified, to the competent authorities, an alliance demonstration
under the motto ‘‘Smash Fascism! Fight Racism! Fu¨r eine antifaschistische revolution
Jugendbewegung’’ [‘‘Smash Fascism! Fight Racism! For an anti-fascist youth movement’’]
which was to be held in Berlin on 25 November; mobilization for this demonstration
had mainly been pursued by ’autonomist’ fascists.
Resolution ‘‘PDS und der Antifaschismus’’
At the Party Convention in Cottbus, the delegates adopted a Resolution on ‘‘PDS
und der Antifaschismus’’ [‘‘PDS and Anti-Fascism’’] (cf. Chapter V, no. 1, below).
The Resolution stated, inter alia, that neo-Nazism, far-right violence, xenophobia, racism
and anti-Semitism have always been essential and more or less legal elements of the
political system of the Federal Republic and, also in the GDR, have had their niches and
scope for covert action. [It went on to say that] the PDS supported all efforts aimed at
forging broad-based alliances at all levels. Praise was also due to those youth groups —
obviously referring to the ’autonomist’ Antifa — who, while often left on their own and
branded as criminals, in the street and in other ways put up resistance against neofascism
and racism. It was the Party’s responsibility to give them solidarity-based political and
financial support.
‘Autonomist’ Antifa as an important political force
In the view of some PDS functionaries — such as the Vice-Chairman of the PDS
Saxony Land Association — the groups of the ’Autonomist’ Antifa played a significant
role in dealing with rightwing extremism.Angela MARQUARDT, a PDS Member of the
German Bundestag, gave the following reason for her planned participation in the demonstration
‘‘Gemeinsam gegen Rechts — Weg mit der NPDZentrale — Faschismus
ist keine Meinung, sondern ein Verbrechen’’ [‘‘Join forces against the Right — Abolish
the NPD headquarters — Fascism isn’t an opinion but a crime’’] held in Berlin on 7
October in which also the militant Antifaschistische Aktion Berlin (AAB ‘‘Anti-Fascist
Action Berlin’’) took part: ‘‘It [the Antifaschistische Aktion Berlin] is only one of many
478
anti-fascist groups branded as criminals ... Rather, this [antifascist] struggle will require
on-site tedious painstaking detailed work as has been carried out by Antifa groups for
decades. ... Until this day, they have been fighting for a society which will exclude racism
and discrimination against minorities. Quite often, they will be maligned as anarcho-situationists.’’
(‘‘PDS-Pressedienst’’, no. 41, of 13 October 2000).Alliance policies and action
forms within the framework of ‘‘antifascism work’’ were, however, subjects of controversial
debate also within the Party. In addition to supporters of co-operation with
left-wing extremists prepared to use violence, there also were party members who took
a critical stance regarding such co-operation.
2.5 International Connections Conference of the ‘‘Communist Party of Bohemia and Moravia’’
According to the self-image of the PDS, internationalism is one of the Party’s roots;
among the activities covered by internationalism are the participation of delegations in
Party Conventions, participation in conferences, talks and encounters with foreign Communist
Parties and attendance at press parties given by official party papers. The PDS Executive
Committee regularly issues Party press reports about their international activities.
Against the background of the political integration of European nations, a member
of the ‘‘Arbeitsgemeinschaft Frieden und Internationale Politik beim Parteivorstand der
PDS’’ [‘‘Working Group ‘Peace and International Politics’ of the PDS Executive Committee’’],
at a conference held by the ‘‘Communist Party of Bohemia and Moravia’’
(CPBM — Komunistick Strana ech a Morava —) in the Czech Republic in May, explained
the aims pursued with such co-operation:
‘‘The Socialist-Communist forces in Europe have ... good reasons for endorsing the
further European unification. ... As a first step, it is essential to fight for a socialist
future on the territory and within the framework of the capitalist system ... The outlook
for a Socialist Europe will depend on how the left-wing — Socialist-Communist
— forces will recover the political capacity to act, on a programmatic basis yet to
be developed, so that they will put themselves in the position to exert a decisive influence
on the further course of developments.’’ (‘‘PDS-International’’, no. 2/2000)
Solidarity activities for Cuba
The PDS maintains intensive contacts with the Parti Communiste Franc¸ ais (PCF)
[‘‘French Communist Party’’ (FCP)]. Thus, in late March, a delegation led by the then
Party Chairman BISKY attended the FCP’s 30th Party Convention. In May, the Chairmen
of the two Parties had talks in Paris. Also, there were increasingly closer contacts
with the KSM [‘‘Communist Party of Bohemia and Moravia’’], with which a Co-ordination
Group for Cross-Border Cooperation had been set up in May at the suggestion of
the PDS Honorary Chairman Hans MODROW.
Also in 2000, support for Cuba which continues to adhere to Socialism was an important
subject of PDS activities.
The Vice-Chairman Diether DEHM took part in the [2nd] ‘‘World Solidarity with
Cuba Conference’’ (Havana, 10-14 November). In his speech, he pointed out the poli-
479
tical importance of solidarity with Cuba, which was not a purely unselfish act of charity
but would also provide measurable benefits to people working in our country in the
‘‘struggle against common enemies’’. To advance this struggle, he launched an appeal
for the networking of resistance.Solidarity work within the Party is carried out mainly
by the Arbeitsgemeinschaft Cuba SI beim Parteivorstand der PDS [shortle: AG Cuba SI
— ‘‘Working Group ‘Cuba SI’ of the PDS Executive Committee’’]. During the debate
at the Party Convention in Monster in April about the ‘‘Strategy and current tasks of the
PDS in its struggle for overcoming the social-economic underdevelopment of ’Southern’
countries’’, a delegate of the AG Cuba SI took the view that internationalism was a commitment
to international solidarity with the masses rising in rebellion throughout the
world against political oppression and social exploitation. Also, he pleaded for acceptance
of many and various forms of resistance, and also for the political and military
struggle in Colombia.
3. Marxistisch-Leninistische Partei Deutschlands (MLPD - ‘‘Marxist-Leninist Party of
Germany’’)
Founded: 1982
Seat of the Central
Committee: Gelsen kirchen (North Rhine/Westphalia)
Chairman: Stefan ENGEL
Members: less than 2,000
Publications: ‘‘Rote Fahne’’ (RF — ‘‘Red Flag’’), weekly; ‘‘Lernen und Kmpfen’’
(LuK — ‘‘Learning and Fighting’’), several issues per year; ‘‘Revolutiona¨rer Weg’’
(‘‘Revolutionary Path’’), published on an irregular basis; ‘‘REBELL’’, magazine of
the youth association ‘‘Rebel’’, monthly
The Marxistisch-Leninistische Partei Deutschlands (MLPD - ‘‘Marxist-Leninist Party
of Germany’’) which orients itself by Stalin and Mao Zedong, continued to be politically
isolated and without any effect or influence even among the extreme left-wing spectrum.-
Nevertheless, after its VIth Party Convention in late 1999, this organization which has a
segregated and sect-like structure, claimed that its [political] future would be excellent.
The Party continued to subject its remaining cadres to periodic [political] cleansing
and to make inexorable claims on their financial resources and on their spare time. Nevertheless,
its activities diminished. It defined participation in the May elections to the North
Rhine/Westphalia Landtag as one of its action priorities. In order to be able to launch the
agitation—which in the Party’s view was called for, but which had completely bypassed
public attention — it also employed cadres from other federal states. The result — less
than 6,000 votes (0.1%) — had for weeks been celebrated by its official party organ
‘‘Rote Fahne’’ [‘‘Red Flag’’] as an outstanding electoral success.Also in its ‘‘internationalist
work’’, the MLPD had to accept setbacks. In the summer of 2000, the Maoist-terrorist
Communist Party of the Philippines (CPP) broke with the MLPD-dominated
‘‘Conference of Marxist-Leninist Parties and Organizations’’ after the ideological avantgarde
claims of both the MLPD and the CPP had resulted in irreconcilable positions.
480
4. Trotskyite Groups
Approximately 25 Trotskyite groups and circles are active in the Federal Republic; for
the major part, they are directed by one of the numerous international umbrella organizations.
On account of the small number of supporters and scarcity of resources, the majority
of these groups kept a low profile. Overall, the membership—2,350 persons—of
German left-wing extremists organized within Trotskyite structures has stayed at the
same level. The most active Trotskyite group with the largest membership is the Sozialistische
ArbeiterGruppe (SAG — ‘‘Socialist Workers’ Group’’), the German section of the
umbrella organization International Socialists (IS; headquarters in London). The SAG
which also presents itself as the Linksruck-Netzwerk (LR — ‘‘Left-Swing Network’’),
in agreement with the parameters set by the umbrella organization [IS], fancies itself
to have a part in an upswing of revolutionary fights. It called for the build-up of a
New Left and recommended the approaches of streamlined organization, revolutionary
discipline and unity of action. In this context, it openly declared its support for anticonstitutional
aims: ‘‘We intervene in the battles against the outgrowths of capitalism. We
want to strengthen these fights by bundling them as a movement against the entire system.
Linksruck tries to work from the experience with past and current resistance and to
translate it into a theory. A theory - for explaining both the world in which we live and the
ways of unhinging that world.’’ (‘‘Linksruck—Aktivisten-Handbuch’’ [‘‘Linksruck—Activists’
Manual’’), p. 4). On nearly all occasions of ‘‘left-wing’’ protest action, the LR
made, at least optically, a massive appearance with banners of uniform design. However,
the group used these public appearances primarily for the purpose of recruiting young
people for its own organization. In order to be able to centrally control such recruitment
which, in instances, had been criticized as obtrusive, the LR designated ‘‘recruitment officers’’
within its local groups. The main task of the latter is comprehensively to register
and look after contacts and interested persons. The Organization did, indeed, draw new
supporters. Some 1,200 supporters (1999: 1,000 to 1,100) are organized in 35 local
groups. More than 15 groups operating under the name of ‘‘MOVE’’ engage in university-
based and youth work.Democratic principles are not applied within this organization:
political guidance is laid down by the umbrella organization and implemented by
a ‘‘Bundeskoordination’’ [‘‘National Co-ordination Body’’] with headquarters in Hamburg.
Internal discussions will, in the sense of ‘‘democratic centralism’’, be tolerated only
for the purpose of presenting a uniform position to the outside. Thus,the LR ‘‘Aktivisten-
Handbuch’’ [‘‘Activists’ Handbook’’] states that, without unity of action, discussion was
only an end in itself: ‘‘Democracy will only come into being when it leads up to binding
decisions — binding on all members of the organization’’. Deviations from the ‘‘line’’
would not be tolerated. Newly recruited members are fit into the centralist discipline,
and heavy claims are made on their resources. With some 300 members, the Sozialistische
Alternative Voran (SAV—‘‘Socialist Alternative Forward’’)—which is the German section
of the Committee for aWorkers’ International (CWI; headquarters in London)—is
the second largest Trotskyite formation in Germany. It has local groups in more than 20
towns and cities, with Rostock, Berlin, Siegen and Aachen as the focal points. In the second
half of 2000, this organization moved its national headquarters from Cologne to Ber-
481
lin. The reason given was that Berlin was increasingly becoming the centre of protest; this
was where political developments within the left-wing spectrum manifested themselves
first. The Organization continued to have plant-based and trade-union work as one of
its work priorities.The re-activation of the front organization Jugend gegen Rassismus
in Europa (JRE — ‘‘Youth against Racism in Europe’’) proceeded sluggishly. The Union
which has only some 60 members and supporters publishes the ’anti-fascist’ newspaper
‘‘No pasarn’’. In Germany, two groups are affiliated with the ‘‘IV. Internationale/Secre´tariat
Unifie´’’ (with headquarters in Paris) which is the Trotskyite umbrella organization
with the richest tradition:
— the Vereinigung fu¨r sozialistische Politik (VSP — ‘‘Union for Socialist Politics’’)
which, however, scarcely develops any activities of its own. Its few supporters are
content with publishing the bi-weekly paper ‘‘Sozialistische Zeitung’’ (SoZ) and
otherwise are committed to the Trotskyite-control led ‘‘anti-globilization’’ networks
‘‘Euro-March’’ and ATTAC 192); — the small Revolutiona¨r-Sozialistischer Bund (RSB
- ‘‘Revolutionary Socialist Union’’), which was founded in 1994 as a break-away
group of the VSP, was more agile and active. It perceives plantbased and trade-union
work as one of the priorities of its political endeavours to ‘‘build up a Socialist Workers’
Party’’.
5. Rote Hilfe e. V. (RH - ‘‘Red Aid (reg’d)’’)
Founded: 1975
Headquarters: Go¨ ttingen (Secretariat)
Members: about 4000 (1999: 3,500)
Publications: ‘‘Die Rote Hilfe’’, quarterly
Rote Hilfe e. V. (RH — ‘‘Red Aid (reg’d)’’) sees itself as a ‘‘left-wing protection and
solidarity organization, independent of any party and cutting across various movements’’.
It primarily assists supporters of the extreme left-wing scene who, in the context
of political activities, have come into conflict with the law. As stated by RH, financial
support such as subsidies to attorney’s and court fees and funding aid for fines
amounted to a total of some 250,000 deutschmark in the years 1999/2000. Financial problems
- which had given cause to internal differences about an allegedly too generous
spending policy and finally had led to the resignation of the cash manager — seemed
to have been overcome by the end of the year.Out of solidary with the detainees coming
from the Rote Armee Fraktion (RAF — ‘‘Red Army Faction’’), the RH prepared a comprehensive
documentation which, in addition to the RAF’s history and portraits of its
members, covers the call for unconditional ‘‘release of political prisoners coming from
the RAF’’. Also, as part of the campaign in favour of the Black Panther member Mumia
ABU-JAMAL who in the U.S. was convicted for having murdered a policeman, the RH
participated in activities around the 18th of March — which for several years has in extreme
left-wing circles been commemorated ‘‘worldwide as the Day of Political Prisoners’’
— and took part in solidarity initiatives for detainees belonging to the groups
around the Revolutiona¨re Zelen [RZ — ‘‘Revolutionary Cells’’]/Rote Zora.
482
6. Bund der Antifaschisten (Dachverband) e. V. (BdA — ‘‘Association of Anti-Fascists
(Umbrella Organization), reg’d’’)
Founded: 1990
Headquarters: Berlin
Chairman: Heinrich FINK
The Bund der Antifaschisten (Dachverband) e. V. (BdA — ‘‘Association of Anti-Fascists
(Umbrella Organization (reg’d))’’), which was founded in 1990 in what then was
still the GDR, relies on the tradition of orthodox-Communist anti-fascism. It confesses
to adherence to the ‘‘anti-fascist and internationalist guiding models’’ of the GDR’s antifascism,
and feels committed to keep the ‘‘anti-fascist heritage’’ alive in future generations.
The BdA continued its efforts to establish an all-German ‘‘anti-fascist’’ organization.
So far, it has managed to unite its member and grassroots organizations with the
Land Associations of the Interessenverband ehemaliger Teilnehmer am antifaschistischen
Widerstand, Verfolgter des Nazi-Regimes und Hinterbliebener e. V. (IVVdN — ‘‘Interest
Association of Former Participants in Anti-Fascist Resistance, Persecutees of the Nazi
Regime and Surviving Dependants (reg’d)’’) in Thuringia (October 1998), Saxony
(March 1999) and in Mecklenburg-Western Pomerania (January 2000). An amalgamation
at the central level was accomplished at the 5th Conference of Delegates of the
IVVdN in Berlin on 25 March where a new umbrella organization was established with
a joint executive committee. At the same time, the IVVdN adopted the name of the new
umbrella organization, i.e. Verband ehemaliger Teilnehmer am antifaschistischen Widerstand,
Verfolgter des Nazi-Regimes und Hinterbliebener e. V. (VVdN-BdA — ‘‘Association
of Former Participants in Anti-Fascist Resistance, Persecutees of the Nazi Regime
and Surviving Dependants — Alliance of Anti-Fascists’’). The delegates of both associations
declared their intention that, by intensifying their co-operation, they would as soon
as possible strive to bring about a merger with the Vereinigung der Verfolgten des Naziregimes
— Bund der Antifaschistinnen und Antifaschisten (VVN-BdA — ‘‘Union of Victims
of Nazi Persecution — Alliance of Anti-Fascists’’) (cf. no. 1.2 above).Also, the delegates
pleaded for the integration of the militant ’autonomist’ Antifa movement; they
underlined this position by adopting a unanimous resolution:
‘‘We are joined in solidarity with the anti-fascist youth movements who, in their concern
regarding right-wing developments, do not confine themselves to verbal expressions
of dismay, but take their anti-fascism to the streets—for which they are increasingly
being criticized.’’ (‘‘antifa’’, no. 4/April 2000, published by the IVVdN — renamed
VVdN-BdA as of 25 March 2000; see also no. 1.2 above). One of the
vicechairpersons confirmed that this [movement] included ‘‘a number of quite
young and autonomist anti-fascists as well’’: ‘‘These links do exist, and we’re trying
to develop them further. The views as to the forms of struggle and the aims differ
considerably. Thus, it is also essential that these differences in opinion be faced
out.’’ (‘‘junge Welt’’, of 27 March 2000, p. 3). The BdA structures already include
Antifa groups who call themselves ’autonomists’ or resemble ’autonomist’ Antifa associations.
The BdA, in its turn, supported, or was part of, many ‘‘anti-fascist’’ allian-
483
ces such as ‘‘Antifa-Workcamps’’, ‘‘Antifaschistische/Antirassistische Ratschla¨ge’’
[‘‘Anti-fascist/Anti-racist Consultation Groups’’], ‘‘Bu¨ndnisse gegen Rechts’’ [‘‘Alliances
against the Right’’] and took part in rallies/demonstrations and appeals which
also involved democrats in addition to groups belonging to, or influenced by, leftwing
extremism. Together with the VVN-BdA, the BdA organized the ‘‘V. Antifa-
Jugendtreffen’’ [‘‘Vth Antifa Youth Meeting’’] held in Berlin on 8 January on the
key subject of ‘‘Antifaschismus nach dem Jugoslawienkrieg der NATO’’ [‘‘Anti-Fascism
after NATO’s War in Yugoslavia’’]; as stated by the organizations, the meeting
was attended by more than 200 persons, including participants from the ’autonomist’
spectrum, members of the VVN-BdA, the ‘‘Party of Democratic Socialism’’ (PDS),
the ‘‘German Communist Party’’ (DKP), the Sozialistische Deutsche Arbeiterjugend
(SDAJ—‘‘Socialist German Workers’ Youth’’), the JungdemokratInnen/Junge Linke
(JD/JL — ‘‘Young Democrats/Young Leftists’’) and the militant youth group
’R.O.T.K. .P.C.H.E.N.’ im und beim BdA [the youth organization of the BdA]. With
BdA support and in co-operation with ’autonomist’ Antifa groups, ’R.O.T.-K.
.P.C.H.E.N.’ organized — inter alia — the ‘‘12. Antifa-Workcamp’’ held at the Buchenwald
Concentration Camp memorial site and attended by some 200 persons
from all parts of the Federal Re-public and from Poland; among the participants were
members of the ’autonomist’ and anti-imperialist scenes, of Rote Hilfe (RH —
‘‘Red Aid’’), the PDS, the VVN-BdA and the SDAJ.
V. Fields of Operation
1. ‘‘Anti-Fascism’’
For groups in the area of left-wing extremism, ‘‘anti-fascism’’ increasingly has become
a focus of action — also in the course of the public debate on the fight against
right-wing extremism and xenophobia. The ultimate aim of the ‘‘anti-fascist struggle’’
of leftwing extremists, in the last analysis, is to abolish the free democratic constitutional
order of society — maligned as a ‘‘capitalist system’’ — and thus to eliminate the presumed
roots of fascism.
The Partei des Demokratischen Sozialismus (PDS — ‘‘Party of Democratic Socialism’’),
too, insinuated that neo-Nazism, far-right violence, anti-foreigner hostility [xenophobia],
racism and anti-Semitism had ‘‘always been essential and, more or less, legal
elements of the political system of the Federal Republic’’. As compared to the GDR,
the FRG had made a less clear break with ‘‘the social bases and the E ´ lites of the Nazi
dictatorship’’. The PDS further claimed that the ‘‘billy club [sledgehammer argument]
of totalitarianism’’ was used to equate the GDR with the Nazi regime in order to justify
the intolerant ’settlement of accounts’ with the GDR’s anti-fascist heritage, and the repressive
measures taken against active anti-fascists (cf. Chapter IV, no. 2.4, above). At
the same time, the PDS — taking an approach similar to that of the associations of traditional
anti-fascism which are also affiliated with the Deutsche Kommunistische Partei
(DKP — ‘‘German Communist Party’’) (cf. Chapter IV, nos. 1.2 and 6.1) — advocated
484
the integration of the ’autonomist’ Antifa movement, and confirmed that it would give
its solidarity-based support to the movement in political and financial terms.In the context
of a renewed debate about the present state and prospects of ’autonomist’ Antifa
politics, the Autonome Antifa (M), a member group of Antifaschistische Aktion/Bundesweite
Organisation (AA/BO — ‘‘Anti-Fascist Action/Nationwide Organization’’) unequivocally
stated in a pamphlet of August/September 2000:
«A bourgeois state cannot effectively fight either racism or ’rightwing extremism’,
but leads to the creation of both. Going against Nazis as manifestations of bourgeois
society can only be done in the form of anti-state resistance. Only fighting the roots
— from which not only the brown scum springs — will hold out a prospect of liberation
— not from Nazis alone. ‘‘At the closing event of an ‘anti-fascist alliance demonstration’’
in Go¨ ttingen on 29 January, a — masked/hooded — activist of Autonome
Antifa (M) was applauded for her claim that: ‘‘It is a must to fight fascists —
with all means available. But it is just as urgently required to fight a State which has
already resumed its practice of enforcing its interests in world politics by actively engaging
in warfare; a State which shares the responsibility for torture, hunger and
death worldwide ... a State which, by increasingly dismantling the social system, reduces
more and more people to poverty and, at the same time, continues to develop
its authoritarian police apparatus. ...Get organized in revolutionary Antifa groups!
Put up resistance! Fighting fascism means fighting the capitalist system!’’. Parts of
the ’autonomist’ Antifa scene see a chance for their own political work in the current
debate carried on across all of society on the subject of right-wing extremism. Thus,
an article in the scene paper ‘‘INTERIM’’ said that the current development actually
was the best that could happen to the radical left; without having initiated that debate,
the radical left could profit from it and could try to gain influence. Nevertheless,
politicians of the democratic parties are reproached with hypocrisy and for staging
a media spectacle; they are said to be exclusively interested in the reputation
and attractiveness of Germany for business and as a production site; moreover, Nazi
terror was a welcome pretext for further developing a fortified state.In practice, the
direct fight against extreme right-wing political parties and other groups remained in
the foreground of ‘‘revolutionary Antifa policies’’; in this regard, ‘‘Revolutionary Anti-
Fascists’’ from Duisburg stated on the Internet . ‘‘This means that we will offensively
oppose the Nazis and attack and smash their structures! To us, resistance in
concrete terms means to fight them with all means and at all levels. This covers both
militant confrontation where this is required, and showing that their ideology, characterized
by contempt for human beings, is not liberating but is based on oppression
and exploitation. ‘‘Priority targets were cars and meeting places of right-wing
extremists, as well as ‘‘Faschokneipen’’ [‘‘Fascist beer joints’’] and ‘‘Nazi-La¨den’’
[‘‘Nazi shops’’]. Actions ranged from graffiti to vandalism and serious arson attacks.
Militant attacks were also directed against transport contractors and tour operators
who take right-wing extremists to events. Thus, in Mhlheim (North Rhine/Westphalia)
on 24 April, the windscreens of several coaches were smashed (causing material
damage of more than 60,000 deutschmark). The unidentified perpetrators called the
485
targeted coach operator a ‘‘decisive wheel of the racist mechanism’’, and threatened
not to let up until no operator would provide any more transport services. On the
same day, fire was set to a coach in Alfdorf-Kapf (Baden-Wurttemberg); the material
damage amounted to some 165,000 deutschmark. In a letter claiming responsibility,
‘‘autonomist Antifas’’ reproached the bus operator for favouring and aiding the
spreading of right-wing extremism. The letter ended with the slogans: ‘‘Fight fascists
and their supporters! ... Do away with the fucking system!’’ (‘‘INTERIM’’, no. 501,
of 4 May 2000). Nor do militant Antifas stop at bodily assaults on presumed rightwing
extremists. In instances, they will arm themselves for such attacks with striking
weapons and proceed with great brutality, and accept the risk that their victims
might suffer serious, permanent injuries.In Berlin on 12 March, a group of masked/
hooded persons attacked three presumed right-wing extremists who planned
to take part in a rally of the Nationaldemokratische Partei Deutschlands (NPD —
‘‘National-Democratic Party of Germany’’). The attackers sprayed their victims with
an irritant gas and coshed them. One person suffered serious head injuries. On 29
July, unidentified offenders with truncheons attacked two persons who presumably
were members of the extreme right-wing scene. The attackers aimed their blows at
the heads of their victims and maltreated those lying on the ground by kicking them.
On 12 August, a group of masked/hooded ’autonomists’ assaulted two presumed
members of the extreme right-wing scene. The attackers maligned their victims as
‘‘Nazis’’ and attacked them with baseball bats and other striking implements. One
of the victims suffered life-threatening injuries.The Berlin-based group AUTONOME
MILIZ [‘‘Autonomous Militia’’] which in the past repeatedly claimed responsibility
for militant actions, gave the following cynical and point-blank justification for
violence against persons, including murder: ‘‘to us there is no doubt about it: this is a
fascist state. this is also why we think that, in certain cases, bodily injury or killing a
fascist functionary of the state may be considered legitimate. and what about the nazis.
... these fascist swine kill people. why then shouldn’t they, too, be attacked as
persons, be injured, and even more???! is this not legitimate as well? self-protection
in our view is self-defence.’’ (‘‘INTERIM’’, no. 501, of 4 May 2000). During demonstrations
and mass rallies of extreme right-wing organizations, militant left-wing extremists
often seek direct confrontation with ‘‘fascists in boots’’ in the street. Often,
they will act as small militant groups so as to be incalculable and flexible.’Autonomist’
Antifas from Berlin declared that in their view, a concept was absolutely necessary,
‘‘which will enable us to get at the Nazis directly. Our strength is that we are
incalculable. ... Everything is possible, provided that organized and purposeful
groups are on the move.’’ (‘‘INTERIM’’, no. 499, of 6 April 2000). The calls for direct
confrontation with right-wing extremists were also put into practice. Thus, in
Berlin on 12 March, militant leftwing extremists protested, in part violently, against
a march organized by the NPD. They threw stones at policemen, erected barricades
and tried to crash through police barriers. A statement published in the scene paper
‘‘INTERIM’’ said that these protests could have been even more effective: ‘‘In addition,
every rally should be as unattractive and expensive as possible — not only for
486
the Nazis, but also for the municipality. Thus there were many opportunities to
smash the windows of suitable targets (banks, posh shops, chain stores, ...); but these
opportunities were wasted. And nothing has (yet?) been heard of any attacks against
Nazis.’’ (‘‘INTERIM’’, no. 497, of 23 March 2000). As part of a broad alliance formed
by the entire spectrum of leftwing extremism, many ’autonomist’ groups and
revolutionary-Marxist organizations as well as representatives and bodies of the
PDS — in addition to non-extremist organizations — supported a demonstration
‘‘GEMEINSAM GEGEN RECHTS — Weg mit der NPDZentrale — Faschismus ist
keine Meinung, sondern ein Verbrechen!’’ [‘‘JOIN FORCES AGAINST THE
RIGHT—Abolish the NPD headquarters—Fascism isn’t an opinion but a crime’’]
which took place in the Berlin district of Ko¨ penick on 7 October (about 4,000 participants).
During a demonstration at the ‘‘deportation clink’’, a group of demonstrators
tried forcibly to gain access to the premises. Policemen were attacked by some
70 demonstrators with stones, bottles and pales. Prior to the concluding rally in the
vicinity of the NPD headquarters, more stones were thrown at the task forces. 21
officers were injured. In a statement published on the Internet the militant Antifaschistische
Aktion Berlin (AAB — ‘‘Anti-Fascist Action Berlin’’), the chief initiator
of the demonstration, struck a positive balance:
‘‘The fact that, with this demonstration, so many participants clearly pointet out the
link existing between neo-fascist terror and state-controlled racist policies, is a success
of the alliance’s mobilization efforts ... . ‘‘Activities under the aspect of ‘anti-racism’
were not only directed against the State and its representatives (cf. Chapter III,
no. 1.4,above) but, in particular, against the airline Lufthansa and its role in the deportation
of rejected asylum seekers. Thus, groups and individuals from the ’autonomist’
scene took part in the campaign ‘‘Deportation class — gegen das Geschat mit
Abschiebungen’’ [‘‘Deportation Class — no more profiteering by deportations’’]
which had been initiated by the nationwide network ‘‘kein Mensch ist ilegal’’ [‘‘no
person is illegal’’] which is sponsored mainly by democratic groups and organizations.
A press release disseminated over the Internet called for suspension of deportations
by Lufthansa planes, and the airline was reproached for making itself ‘‘the
obsequious minion of the State’s savage deportation practice’’. In connection with
the discussion about work permits [so-called ‘‘green cards’’] for foreign computer
experts in Germany, left-wing extremists insinuated that politicians and public authorities
would in future make permanent residence permits for foreigners conditional
on the usefulness of these people for German industry. An appeal by ’autonomist’
groups to attend an anti-racist demonstration in Augsburg on 4 November stated:
‘‘The racist Nazi thugs divide people into categories of German and un-German
— valuable and unworthy — lives. The racists within the Government agree on the
basic approach, i.e. the exclusion of non-usable non-Germans from society.’’
2. Protests against ‘‘Globalization’’ and ‘‘Neo-liberalism’’ IMF Summit in Prague
A shared field of action of left-wing extremists were protests against the globalization
487
of world economy and the resultant social sequels. International institutions like the
World Bank and the International Monetary Fund (IMF), but also summits of supranational
unions like the European Union (EU), are seen as a symbol of worldwide capitalism.
Thus, violent protests were also directed against the 55th IMF Meeting (18-30 September),
the World Bank Meeting and the Annual Meeting of the IMF Board of Governors
(25-28 September) in Prague. Anti-globalization activists had mobilized participants
worldwide for these protests, modelled on the actions against the Ministerial Conference
of the World Trade Organization (WTO) in Seattle (U.S.) in November 1999.
Participants in the actions in Prague were, in particular, individuals from the
’autonomist’ scene and the anarchist ‘‘grassroots movement’’, and Trotskyites of the
Linksruck network (the German section of the Trotskyite umbrella organization ’International
Socialists’ with headquarters in London), members of the PDS and DKP, and
action groups for development policy, initiatives of out-of-work persons, and students’
associations.
An appeal distributed over the Internet by the Rote Antifaschistische Aktion Leipzig
(RAAL — ‘‘Red Anti-Fascist Action Leipzig’’) stated, inter alia:
‘‘In global terms, capitalism has gained strength as never before in its history. The
logical consequence are inhumane developments. But now more than ever, it is essential
... that the mechanisms be pointed out and attacked. ... Together, we can make
sure that a ’second Seattle’ will focus on new lines in the heart of Europe. Resistance
must at all events be taken to the streets. In this spirit: UPWITH INTERNATIONAL
SOLIDARITY! ABOLISH CAPITALISM !
‘‘global action day’’ According to press reports, a demonstration march in Prague on
26 September — propagandized worldwide as the ‘‘S26 — global action day’’ — drew a
participation of temporarily up to 7,000 persons, including several hundred left-wing extremists
from Germany. ’Autonomists’, anarchists and Trotskyites tried to force their
way to the place of the Conference; they managed for some hours to prevent participants
[in the Conference] from leaving the building. In the paper ‘‘junge Welt’’ of 6 October,
an actively involved demonstrator (apparently using a pseudonym) reported
about the clashes with the police: the Czech special units had been exposed to a volley
of pales and a hail of hurriedly unburied stones. A number of Molotov cocktails had
been thrown. Although water cannons and gas grenades had been used [by the police],
the [demonstrators’] general mood had been unmarred, and the sporting spirit unbroken.
The clashes continued until the evening hours in downtown Prague where considerable
damage to property was caused. Although participation fell considerably short of
the number of demonstrators expected by the organizers, and the desired broad effect
failed to materialize among the extreme left-wing spectrum, the actions in Prague were
celebrated as a success by some activists. An author using the pseudonym of Nepomuk
wrote in the ‘‘GrossRaumzeitung’’:
‘‘Prague was different. What is important for the revolutionary idea is the experience
that it is possible to organize things differently but just as effectively as the present
488
system. However, there were problems as well: the breakdown of the entire communications
system (mass SMS, CB radio, pirate radio stations, etc.) in the afternoon of
the global action day. This breakdown thwarted focused and purposive action. People
just roamed around the downtown disctrict — throwing stones and Molotov
cocktails. ... All things told, that day nevertheless was successful! Still, we should
think about goals and networking structures and improve the existing ones. We
are, after all, a movement from below, capable of accepting criticism, and able to
learn. This is the advantage we have over the ruling system.’’ (‘‘GrossRaumzeitung’’,
no. 1, of 16 October 2000)
3. Campaign by Left-Wing Extremists against Nuclear Energy and the Use of Genetic
Engineering
Opposition against peaceful uses of nuclear energy continued to be the most important
action field for militant left-wing extremists. Despite the conclusion of the Agreement
between the Federal Government and Power-Supply Companies of 14 June, the
so-called Nuclear Energy Consensus, this focus of action has not changed. On the contrary,
large segments of the extreme leftwing anti-NPP scene reject this Agreement; the
Consensus was qualified as ’fraudulent labelling’ and as kowtowing by the Greens in
complete deference to the pro-nuclear lobby, and a new phase of extra-parliamentary
opposition was announced.In a flyer comprising several pages, the extreme left-wing
Anti-Atom-Plenum (AAP — ‘‘Anti-Nuclear Plenary’’) of Berlin called upon the anti-nuclear
movement to continue their resistance to the ‘‘nuclear State’’: ‘‘Enough has been
said! Movement arises out of movement, and each day offers new and unexpected opportunities
for putting one over on the nuclear state. ...No CASTORs, no resistance -
this notion was developed without [taking account of] the resistance put up at nuclear
sites. And without considering the fact that also interim storage depots at such sites will,
at some time or other, require new casks, namely empty containers. And these can be
blocked by people just as well as filled containers. Therefore: get maps of Biblis, Philippsburg
and Neckarwestheim; enter your names in the alert lists, and form bands!
Get everything else— as usual — at the do-ityourself store.’’ Until September, however,
a considerable degree of weakness in terms of organization and mobilization was to be
noted among the structures of extreme left-wing orientation within the anti-) nuclear
power plant NPP movement. This is corroborated by the fact that, for more than
two years (since March 1998), there have not been any CASTOR transports which could
have been exploited by leftwing extremists as points of crystallization and of reference
and contact for the mobilization of resistance.Doomed to failure were attempts to
achieve greater mobilization by starting a discussion on other aspects regarding peaceful
uses of nuclear energy. Blockades against transports of uranium hexafluoride (UF6), inter
alia to the uranium enrichment plant in Gronau (North Rhine/Westphalia), which
had been announced by various anti-nuclear initiatives with the aim of at least disrupting
the supply of the required nuclear fuel to nuclear power plants, either failed to come off
or remained ineffective on account of the small number of participants. Nevertheless,
militant anti-NPP activists preserved their ability and willingness to carry out attacks
489
— including covertly prepared action. Thus, in the night of 16/17 February, unidentified
offenders removed the fixing screws on the access track to the Biblis (Hesse) nuclear
power plant (NPP) over a length of about 50 m and raised part of the rails by about
90 cm. In a letter claiming responsibility and entitled ‘‘Sofortige Stilegung der Atomanlagen
— Kapitalismus zerlegen’’ [‘‘Immediate decommissioning of nuclear installations! —
Dismantle capitalism!’’], the offenders announced that they intended — by means of a
‘‘blockage strategy’’, i.e. a [nuclear waste] disposal emergency — to enforce the immediate
phaseout of nuclear energy:
‘‘It is planned that in the summer one of the first CASTOR transports approved by
the Red-Green coalition will go, via this spur line, to the Ahaus interim storage site
for reactor fuel. ... Unlike the Red-Green camp, we see a blockage strategy, either
legal or illegal, as a means to enforce the immediate phaseout of nuclear energy.
The next CASTOR [train] will not reach its destination! ...Destruction of the CASTOR
track underlines our determination not to stand by idly to watch the ongoing
operation of nuclear installations for another thirty years and more. ‘‘Increased moblization
took place after specific plans for the resumption of nuclear waste transports
from the nuclear power plants (NPPs) in Philippsburg (Baden-Wurttemberg),
Biblis (Hesse) and Stade (Lower Saxony) to the nuclear fuel reprocessing plant in La
Hague (France) had become known.Following the declaration of the nationwide
‘‘CASTOR ALARM’’ by various anti-nuclear initiatives in early September, some
1,000 and about 500 anti-nuclear activists — including violence-inclined ’autonomists’
— demonstrated in the Philippsburg area on 15 October and 18 October, respectively.
The attempt made by 30 to 50 demonstrators to make a hollow under the
track to the NPP was stopped by the police.The developments regarding the extreme
left-wing struggle against nuclear energy was parallelled by that of the commitment
— which decreased as compared to previous years — of left-wing extremists
within the movement against bio-engineering and genetic engineering, which is organized
and supported mainly by non-extremist action groups. In this action field, too,
left-wing extremists are trying to engage in agitation and action with regard to subjects
of controversial public debate and thus to exploit these subjects for their anticonstitutional
aims. Like their resistance to the use of nuclear energy, their resistance
to genetic engineering — as acknowledged by them quite openly — is only a means
serving the purpose of abolishing the political system in Germany. At the same time,
however, the spectrum of extreme left-wing protest manifests a high degree of acceptance
especially of forms of militant resistance against genetic engineering. Priority
targets of militant opponents of genetic engineering continued to be — although
on a decreasing scale — outdoor test fields which are difficult to safeguard, where
property damage and economic consequential loss caused by the destruction of transgenic
seeds and plants amounted, in individual cases, to several hundred thousands
of deutschmark. Also, considerable material damage (about 1.5 million deutschmark)
was caused by an arson attack committed against a mobile research laboratory in
Gieflen in the night of 3/4 May.
490
4. ‘‘Fight against EXPO 2000’’
The ‘‘fight against EXPO 2000’’, the world exhibition (1 June - 31 October 2000) in
Hanover, remained a focus of attention of leftwing extremists, but did not meet with the
hoped-for response and did not result in the anticipated broad mobilization. In a ’postmortem’
review, they had to concede that — by contrast with the subjects of CASTOR
transports and ‘‘fascist rallies’’ — they had not succeeded in presenting the world exhibition
as a clearly outlined enemy stereotype. From January until November, a total
number of 325 politically motivated offences were committed in Lower Saxony in connection
with the world exhibition; during the same period, another 44 offences were
committed in this context outside Lower Saxony. In Berlin-Tempelhof on 27 February,
the group AUTONOME MILIZ [‘‘autonomist militia’’] (cf. no. 1, above) set fire to the
private car (Daimler-Benz) of the EXPO Commissioner of Berlin Land. In a letter claiming
responsibility, the perpetrators agitated that: EXPO 2000, behind the mask of progress
and development, hid the absolute exploitation of man and of nature. The intention
of its initiators was to boost acceptance of racism, human selection, destruction of
the environment, and war. This disgusting mise en sce`ne was pushed ahead by the
EXPO Commissioner of the Land Before and at the opening day, disruptive actions
and acts of sabotage occurred on an increasing scale
In the night of 23/24 May, unidentified perpetrators carried out an action against a
test field of genetically modified colza in Neustadt (Lower Saxony). They laid out cut-off
plants over a large surface to write ‘‘EXPO NO!’’; this caused material damage to the
tune of millions of deutschmark. In a letter claiming responsibility, the offenders wrote:
‘‘By mowing down this test field, we oppose the designs of the future which as of
next week are planned to be presented at the EXPO 2000 exhibition under the motto
‘‘Mensch — Natur — Technik’’ [‘‘Humankind — Nature — Technology’’]. ...
This is to encourage the participants in the Anti-EXPO Demonstration on 27
May and the activists of the action day ‘‘EXPO lahmlegen’’ [‘‘Paralyse the EXPO!’’]
on 1 June!’’
On 27 May, about 1,000 persons, mostly from the extreme leftwing spectrum, took
part in a demonstration held in Hanover under the motto ‘‘Die Beherrschung verlieren—
EXPO NO!’’ [‘‘Losing control — EXPO NO!’’]. They expressed their protest on banners
and with chanted slogans like ‘‘EXPO sabotieren’’ [‘‘Sabotage the EXPO!’’] and
‘‘Gentechnologen — EXPO-Strategen, wir werden euch das Handwerk legen’’ [‘‘Genetic
engineers — EXPO strategists: we’ll put a stop to your game’’]. Apart from verbal attacks,
the demonstration was peaceful. In the early hours of 1 June, unidentified persons
blocked the Hamburg-Hanover and Go¨ ttingen-Hanover railway tracks with burning
motor-car tyres. A grapnel hook was found in the supporting cable of the overhead system
of a suburban fast train [commuter railways] in Hanover. During a train stop in
Wedemark (Hanover Landkreis), unidentified persons blocked a current collector with
barbed wire; this caused a short circuit (property damage: about 200,000 deutschmark).
In the course of the day, there were several attempted blockades and demonstrations. In
addition to bomb threats, there also were minor acts of sabotage in the Hanover city
491
area (inter alia, use of fast-setting glue to put ticket vending machines out of operation
gluing up of light barriers in commuter railway carriages; activation of emergency brakes
in trains). Fire was set to about 30 rubbish containers.In the night of 4/5 June, unidentified
persons carried out a grapnel attack on the Hamburg-Hanover railway line near
Celle (Lower Saxony) and against the line in the reverse direction; this attack caused
considerable delays. In the same night, a grapnel attack was committed against the Hanover-
Bielefeld railway line; the track was closed to traffic for two and a half hours. A
letter by ’autonomist’ groups claiming responsibility, which was received by the German
press agency dpa in Hanover on 6 June, obviously refers, inter alia, to these two offences:
‘‘We definitely see our action as a contribution to the actions to prevent the opening
of the EXPO ... . Moreover, we want to give a warning to the railway company: the
next Castor [train] is sure to arrive!’’
After the opening of EXPO 2000, the number of violent actions rapidly declined.
In the scene paper ‘‘INTERIM’’ of 5 October, an antimperialistische aktion (aia —
‘‘anti-imperialistic action’’) claimed responsibility for having deposited an ignition-delayed
incendiary device targeted against the power supply of the training centre of
the Daimler Ch rysler AG in Ludwigsfelde-Genshagen (Brandenburg) during the night
of 29/30 August. The unnamed authors agitated that: the EXPO, which was supported
by the ‘‘war industry combine’’ Daimler Chrysler AG, was the ideological and symbolic
point of crystallization of the various systems — presented in a humane cloak — for securing
dominion. Projects like the EXPO fulfilled the role of procuring acceptance,
among the masses, of the imperialist policies of the IMF/World Bank, the World Trade
Organization (WTO) or EU summits:
‘‘It is this function which makes the Expo a truly ’successful enterprise’ and thus,
reversing the argument, the central target of left-radical anti-imperialist resistance.’’
For the major part, the efforts of extreme left-wing anti-EXPO activists to preserve,
beyond the duration of the world exhibition, the structures created during the campaign
for exchanges of views on ‘‘emancipation policies’’ would seem to have come to nothing.
VI. Propaganda and Communications Media
1. Publishers, Distribution Companies, and Periodic Publications
In 2000, nearly 40 publishing houses and distribution companies serving a left-wing
extremist audience disseminated newspapers, journals and books. The total number of
their periodical publications — some 230 — and the total number of copies — about 8
million — have remained constant as compared to the previous year.
2. New Communications Media
Left-wing extremists also make use of electronic communication media such as the
492
Internet and mailboxes for the purpose of disseminating their political concepts to as
many addressees as possible, improving communication within the extreme left-wing
scene, and accelerating the progress of the organization process.In addition to the
WorldWideWeb (www), left-wing extremists make use of other services as well, such
as E-mail, mailing lists and newsgroups. For internal communications, use continues
to be made of mailbox systems.
2.1 Internet
Almost the entire extreme left-wing spectrum is by now represented on the Internet.
In addition to larger left-wing extremist organizations, such as the Kommunistische Partei
Deutschlands (KPD — ‘‘Communist Party of Germany’’), Deutsche Kommunistische
Partei (DKP — ‘‘German Communist Party’’), Assoziation Marxistischer StudentInnen
(AMS — ‘‘Association of Marxist Students’’) or the Trotskyite Linksruck-Netzwerk
(LR — ‘‘Left-Swing Network’’), also ’autonomist’ groups such as the Antifaschistische
Aktion Berlin (AAB — ‘‘Anti-Fascist Action Berlin’’), the Autonome Antifa (M) of Go¨ ttingen
or the Bu¨ndnis gegen Rechts Leipzig (BgR Leipzig — ‘‘Leipzig Anti-Right Alliance’’)
exploit the opportunities provided by the Internet. The various homepages present
their content in a rather austere form, but extremely professionally. In designing
their Internet sites, left-wing extremists focus on the prompt dissemination of information
and on the serviceability of the items offered, rather than on any ‘‘show effects’’.
While the Internet sites of larger extreme left-wing organizations — especially political
parties — mostly provide extensive information about the respective organization
and about its programmatic concepts, etc., the sites of ’autonomist’ groups usually cover
calls for participation in demonstrations, information on other events and information
on (presumed) extreme right-wing organizations/ individuals, and many links to Internet
sites mainly covering extreme left-wing subjects.The Internet projects ‘‘nadir’’, ‘‘Partisan.
net’’ and ‘‘DIE LINKE SEI-TE’’ have developed as so-called information portals.
Such portals provide for central collection of information, partly classed under headings
such as specific subjects and focal issues, on the activities and perspectives of left-wing
extremists, and make such information available to Internet users. Other portal sites, e.g.
‘‘P.u.K.’’ (‘‘Politik und Kultur’’ — ‘‘Politics and Culture’’) from Go¨ ttingen are being
built up.The Internet was used mainly for the dissemination of reports and appeals
for participation in demonstrations with reference to the subjects of ‘‘anti-fascism’’,
‘‘anti-racism’’, ‘‘anti-EXPO’’ and ‘‘anti-globalization’’. Also, the situation of political
prisoners, the ‘‘Kurdish liberation struggle’’ and ‘‘disruptive action’’ against the public
oath-taking ceremonies for recruits were subjects covered on the Internet.
2.2 Mailboxes
A large number of left-wing extremist groups continue to use commercial mailbox
systems, in addition to the Internet. These systems — especially when used as closed
user networks — are, as before, of significance for the exchange of information among
politically like-minded people.
493
10. DOCUMENTO N. 6
ASIMMETRIA E CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
NELL’ANTAGONISMO GANDHIANO E ANARCHICO *
1. Formes d’asyme´ tries
Les strate´ gies asyme´triques visent davantage a` influencer et a` infle´ch?´r qu’a` conque´-
rir. Elles recherchent plutoˆ t l’effondrement de syste`mes et de processus, que la destruction
des socie´te´ s. allea ne´cessitent un solide ancrage dans l’espace humain et dans l’infosphe`
re, ou` l’asyme´ trie peut s’exercer.
Comme pour toute strate´ gie, les strate´gies asyme´triques utilisent une_combinaison
interattive des trois dimensions vues plus haut :
— la finalite´ , la manie` re et les moy. Les principales formes de guerres asyme´triques
utilise´es de` facon inde´pendante ou en combinaison sont
La non-violence
La violence politique
Le terrorisme
ne partie de la guerre de l’information
Dans la majeure partie des cas, on trouve une relation line´aire entre la forme et la
finalite´ du conflit. La re´volution marxiste en est sans doute la forme la plus e´labore´e,
combinant plusieurs strate´gies asyme´triques, en un seul processus.
Les moyens ut?´lise´ s varient eux aussi selon la finalite´ du conflit.
Il est ainsi relativement improbable qu’un mouvement se´paratiste, ou qu’une organisation
criminelle, utilise l’arme nucle´ aire contre son ‘‘pays-hoˆ te’’. En revanche, des mouvements
religieux d’obe´dience apocalyptique, comme la sette AUM Shinr?´ Kyo au Japon,
n’ont pas de re´ticences concernant l’emploi d’armes de destruction massive, car
elles ne font qu’acce´ le´rer un processus apocalyptique qu’elles conside`rent ine´luctable.
2. La non-violence
La non-violence, non pas celle du pacifisme europe´en militant des anne´es 80, proˆ -
nant un naif de´sarmement ge´ne´ ral des de´mocraties face aux dictatures, mais la non-violence
en tant que strategie d’action constitue l’arche´type d’une strate´gie asyme´ trique.
494
* Tratto da Jacques Baud, La guerre asyimmetrique, editions Du Rocher, 2003, pp. 108-114.
Il ne s’agit pas ici de strate´gie e´the´re´e, mais d’unie re´ elle manie` re de combattre. Mise
en oeuvre avec succe` s par Gandhi a` la fin des anne´es 40 en Inde, la non-violence est une
strate´gie qui transcende l’emploi de la violence et ‘‘de´sarme’’ litte´ralement l’adyersaire.
Elle oppose la volonte´ aux armes et est vraisemblablement la ‘‘forme de combat asyme
´ trique’’ la plus difficile a` contrer.
‘‘La non-violence ne consiste pas a` renoncer a` toute lutte re´elle contre le mal. La nonviolence
est au contraire contre le mal une lutte plus attive et plus re´ elle que la loi du
talion, dont la nature me´me a pour effet de de´velopper la perversite´ . J’envisage pour
lutter contre ce qui est immoral une opposition mentale et par conse´quent morale. Je
cherche a` e´mousser comple`tement l’e´pe´e du tyran, non pas en la heurtant avec un
acier mieux effile´ , mais en trompant son attente de me voir lui offrir une re´sistance
physique. Il trouvera chez moi une re´ sistance de l’ame qui e´chappera a` son e´treinte.
Cette re´ sistance d’abord l’aveuglera et ensuite l’obligera a` s’incliner. Et le fait de s’incliner
n’humiliera pas l’agresseur, mais l’e´ le`vera’’
On se trouve de` s lors dans une situation typique du conflit asyme´ trique, ou` a` chaque
action, l’adversaire ‘‘syme´ trique’’ de´te´riore sa propre situation pol?´tique. Pour e´ tre efficace
au pian strate´gique, la non-violence ne doit pas constituer une ‘‘strate´gie par de´-
faut’’, mais l’une des strate´ gies disponibles pour re´pondre a` une situation donne´e.
‘‘La non-violence a pour condition pre´alable de pouvoir frapper. C’est un refre`nement
conscient et de´ libe´re´du de´ sir de vengeance que l’on ressent. La vengeance
est toujours supe´rieure a` la soumission passive, effe´mine´e et impuissante, mais la vengeance
est aussi faiblesse.
La non-violence n’est pas un masque pour les la`ches, mais la verta supre´me des braves...
La non-violence suppose la capacite´ pre´alable de pouvoir frapper.’’
Comme on le constate, il ne s’agit pas d’une strate´gie de l’impuissance, mais une strate
´gie de´ libe´re´e de non-emploi de la force.
Trouvant ses racines dans les philosophies orientales, le refus de´ libe´re´ d’appliquer
une supe´ riorite´ physique reste largement incompris en Europe, ou` la ‘‘non-violence’’
exclut cette ‘‘condition pre´alable de pouvoir frapper’’. Ceci s’explique e´galement par
le fait qu’en Europe, le lien ‘‘pacifisme — non-violence — de´ sarmement’’ est un objectif
en soi, et non une strate´gie de re´ solution de proble`mes, comme ce fut le cas pour
Gandhi.
La force de la non-violence comme me´thode de guerre asyme´trique re´side dans la
complexite´de la re´ponse a` lui donner, car non seulement cette posture s’inscrit dans
le temps, mais elle suppose que celai qui l’emploie accepte de tout perdre.
Tout comme dans l’instruction a` la violence, il faut apprendre l’art de tuer, dans
l’instruction a` la non-violence il faut apprendre l’art de mourir.
Ce que l’on pourrait interpre´ter tre` s rationnellement ici comme l’exploitation de la
puissance me´ diatique pour fonder une strate´gie — et qui pourrait d’ailleurs a` notre
e´poque fonctionner de cette manie` re — est, en fa?´t, une de´ marche philosophique plus
495
profonde ‘‘qui vient du cceur et ne saurait venir d’un appel de la raison’’.
L’essence asyme´ trique de la non-violence peut e´ tre re´sume´e tre` s simplement par:
Il n’existe pas de de´ faite dans la non-violence.
Ne cherchant pas a` conque´ rir, la strate´gie non-violente n’offre rien a` perdre
