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Per abuso d’ufficio con l’aggravante del metodo mafioso.

Giuseppe Candido
Giuseppe Candido
15/06/2008 - 20:01

Botricello, il sindaco Gianni Puccio condannato a tre anni.

Si dimette l’intero Consiglio Comunale. Per solidarietà e per evitare lo scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Pochi giorni fa, ci aveva dichiarato telefonicamente che il suo comune avrebbe votato una delibera per sostenere le popolazioni tibetane. Come abolire la miseria della Calabria lo avevamo chiesto ai sindaci di tutta la Calabria. Tra coloro che da subito ci avevano dato la disponibilità, anche Gianni Puccio, l'amico Gianni, come sempre disponibile a sostenere le iniziative sui diritti umani. Come a dicembre aveva voluto sostenere la moratoria delle esecuzioni capitali all'ONU.

Non dimentico mai il caso Enzo Tortora e che in Italia vi è la presunzione di essere innocenti sino al terzo grado di giudizio e confido che in appello, Giovanni Puccio, che stimo molto come persona, riuscirà a dimostrare la sua innocenza.

Siamo garantisti e si tratta della sentenza del processo di primo grado (celebrato col rito abbreviato) scaturito dall’inchiesta “Puma”. Il fatto è che la cosa ci aveva colpito sin dall’origine.

Il 10 novembre 2006 sull’onda della vicenda di Piergiorgio Welby decidemmo, per informare a livello locale sulla vicenda, di fare un giornalino, un volantino di otto pagine A 4 e che poi divenne il nostro mensile: abolire la miseria della Calabria. In quel n°0 in cui volevamo inserire anche qualche notizia locale oltre che le informazioni – inesistenti sugli altri giornali - sul caso Welby, non sapevamo cosa scegliere tra le notizie che i quotidiani riprendevano. Ricordo che restai colpito da una notizia e dal modo in cui i giornali l’avevano trattata: “un consiglio comunale al petrolio”, il 3 novembre del 2006 si dimetteva il vice sindaco Simone Puccio che nella seduta del 2 novembre si era allontanato dall’aula della seduta del consiglio comunale al momento della votazione del terzo punto all’ordine del giorno. Il punto riguardava la variante delle norme tecniche del PRG predisposta dall’architetto Attilio Mazzei che prevedeva, tra l’altro, la possibilità di elevare il primo piano delle zone della ex legge 167 fino ad allora bloccata.

Proprio quelle varianti al PRG approvate con un Consiglio Comunale al vetriolo, così il titolo dell’articolo che lessi su un quotidiano locale, con le dimissioni, il giorno dopo, del Vice sindaco Simone Puccio che non le aveva votate in consiglio, ci insospettirono molto e decidemmo di scriverci un pezzo.

Per segnalare, in quello che si proponeva di essere una rivista ragionata anche di notizie locali, la notizia che ci sembrava notevole: dimissioni da vicesindaco per non votare una variante.

Anche perché i quotidiani locali si limitarono, nella successiva operazione “puma” e del suo filone botricellese che ne derivò, a riportare la notizia degli avvisi di garanzia e consentire il diritto di replica degli interessati, senza però fare una seria indagine giornalistica legando le due cose: il consiglio comunale al vetriolo con le dimissioni del vicesindaco Simone Puccio e la successiva inchiesta denominata “operazione Puma” e che oggi ha portato alla condanna in primo grado del sindaco Giovanni Puccio.

Ora, la domanda è anche questa: un giornalismo che prende finanziamenti pubblici può limitarsi a pubblicare la notizia della procura e le dichiarazioni degli interessati che ovviamente si dicono, come è giusto, innocenti? Può un giornalismo serio non fare un’inchiesta e delle interviste con cui chiedere, o cercare di scoprire, il perché del no alla variante tecnica del PRG che il vice sindaco Simone Puccio non volle votare dimettendosi il giorno dopo?

Oggi, la condanna in primo grado rappresenta un macigno: 3 anni con rito abbreviato (che in caso di condanna prevede lo sconto di pena di un terzo) per abuso d’ufficio con l’aggravante del metodo usato. E’ quel mafioso che di più inquieta e che lega la corruttela delle amministrazioni, ormai generalizzata in Calabria, con il prepotere delle ‘ndrine calabresi.

Un sistema, che se confermato nei successivi gradi di giudizio anche per l’amico Gianni, sarà solo uno dei tanti casi con cui in Calabria è necessario convivere. E’ davvero così o è possibile abolire questa miseria dell’amministrare la cosa pubblica dei politici calabresi?

Per evitare lo scioglimento a causa di infiltrazioni mafiose previsto in questi casi, non ci sono le dimissioni del sindaco Giovanni Puccio nel protocollo del Comune di Botricello, ma quelle dell’intera maggioranza, ad iniziare dal primo firmatario, il consigliere di maggioranza Giovanni Puccio, suo omonimo. Questa operazione però, appare chiaramente finalizzata ad anticipare la sospensione che il sindaco avrebbe necessariamente subito ai sensi delle vigenti normative antimafia.

Noi aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso: il vero problema in questi casi sono i tempi, ragionevoli, cui i cittadini avrebbero diritto ad avere. Gianni Puccio per primo, per poter dimostrare, a breve la sua innocenza e totale estraneità ai fatti.

Giuseppe Candido

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