Login utente

Registrati

Cerca nel sito

0

Lo spettro dell'illuminismo

Marco Marchese
Marco Marchese
15/06/2008 - 19:27

Benedetto XVI teme il dilagare del liberalismo, padre dell’individualismo

di Alessandro Litta Modignani

Quando il Papa invita a liberarsi delle ideologie dell’8-900, si riferisce non solo al fascismo e al comunismo ma anche al liberalismo, che ha sconfitto i totalitarismi ma ha prodotto il relativismo.
Benedetto Croce una volta definì il marxismo “un buon paio di occhiali per leggere la Storia”. Sembrava un giudizio positivo, anzi lusinghiero. Infatti molti marxisti lo portavano ad esempio della loro egemonia, che aveva “superato” le culture precedenti, tanto che anche importanti pensatori di altri orientamenti ne riconoscevano la validità.
Poi, a più attenta riflessione, sorgevano le perplessità: come sarebbe a dire, un buon paio di occhiali? Il marxismo non è forse una nuova visione dell’Uomo e della Storia, anzi l’interpretazione “strutturale”, quindi vera per eccellenza, della realtà ? Esso è un punto di arrivo, è la “fine della filosofia”, altro che un buon paio di occhiali !
Nel fiutare il pericolo insito nell’interpretazione di Croce, i marxisti avevano visto giusto. Avevano creduto di superare il pensiero crociano e invece ne erano usciti distrutti, perché Croce aveva ragione. Il marxismo poteva risultare utile come uno strumento interpretativo fra i tanti, mentre era assolutamente inadeguato come filosofia, anzi da respingere in quanto parte di un’ideologia totalitaria che avrebbe poi negato aspetti fondamentali della condizione umana: le libertà individuali, il primato della coscienza, l’autonomia della cultura, la proprietà privata.
Quasi la stessa cosa sta accadendo, ai nostri giorni, nel rapporto fra il pensiero di Croce e la Chiesa cattolica. “Non possiamo non dirci cristiani” aveva scritto il filosofo nel 1942, mentre l’Europa era occupata dalle orde nazi-fasciste. Per oltre cinquant’anni questa doppia negazione è risuonata come un ritornello nel dibattito politico e culturale italiano. Il mondo cattolico l’ha usata a piene mani. La Democrazia cristiana, in particolare, poteva giustamente ricollegarsi alle radici risorgimentali del cattolicesimo liberale, presentandosi legittimamente come partito nazionale, cattolico-democratico e non clerico-reazionario.
Mezzo secolo più tardi, però, alcuni nodi tornano al pettine. Nello scritto in questione, Croce afferma che un distacco decisivo avviene nel corso della storia, quando progressivamente il cristianesimo si separa dalla Chiesa e si dissolve nel pensiero moderno, laico e liberale. In altre parole, egli riconosce sì la validità del messaggio cristiano, ma solo in quanto punto di passaggio – sia pure fondamentale – lungo il cammino dell’uomo: quella “religione della libertà” che costituisce il filo conduttore dello storicismo crociano.  Questa tesi stravolge la natura stessa del messaggio evangelico, poiché mette l’uomo - e non Dio - al centro della Storia; ma soprattutto colpisce al cuore l’esistenza stessa della Chiesa, considerata un’istituzione non più necessaria agli esseri umani, cristiani compresi.
E’ facile immaginare con quale entusiasmo la Chiesa cattolica, di ieri e di oggi, abbia accolto una simile tesi. Se in passato essa reagì alla sfida dei tempi con il Sillabo, oggi torna all’attacco con il papato di Ratzinger, che mette in guardia dai “rischi di un nuovo Illuminismo”. Quando il Papa ci invita a liberarci dalle ideologie dell’8-900, egli evita abilmente di specificare che si riferisce non solo al fascismo e al comunismo, ma anche (attraverso l’odiato Illuminismo) al liberalismo, che ha sconfitto sì quei totalitarismi ma ha prodotto l’individualismo contemporaneo, cioè quel male peccaminoso che Ratzinger chiama “relativismo”.
Al pari dei marxisti, anche il Vaticano capisce che le interpretazioni riduttive di Croce rappresentano un pericolo mortale per la sua egemonia. “Non possiamo non dirci cristiani” è una lama a doppio taglio: può colpire i nemici di Cristo, ma può anche ferire mortalmente la Chiesa, se essa tenta di impugnarla nel proprio esclusivo interesse.

www.almcalabria.it

L'originale su www.opinione.it