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Micro-credito per le imprese degli extracomunitari

Marco Marchese
Marco Marchese
12/06/2008 - 15:30

di Alessandro Litta Modignani, pubblicato su L'Opinione del 7 giugno 2008: L’idea che Corrado Passera ha presentato nei giorni scorsi a Milano, di costituire un fondo per il credito agevolato alle imprese gestite da extracomunitari, è da condividere da tutti i punti di vista.
L’iniziativa di Intesa San Paolo (PR.I.MI, Progetto Imprenditori Immigrati) permette innanzitutto a molti immigrati – i più intraprendenti e coraggiosi – di trasformarsi da “viaggiatori della speranza” a titolari di ditte, spesso individuali o con uno o due dipendenti, ma pur sempre in grado di crescere, offrire servizi, dare lavoro, creare ricchezza.
Secondariamente, ed è questo l’aspetto più interessante, essa spinge – attraverso la forza attrattiva del credito – queste micro-imprese a comportamenti virtuosi, facendole emergere dal mondo pericoloso dell’economia sommersa e del lavoro nero.
Infine l’imprenditoria immigrata, oggi per lo più allo stato embrionale, è destinata a diventare un formidabile fattore di integrazione e di coesione sociale, perché nulla più della tutela di un’attività legale e remunerativa può tenere lontani gli extracomunitari da comportamenti sbagliati, irregolari o addirittura criminosi.
Più difficile invece dire se queste imprese potranno anche costituire, in futuro, un volàno per le esportazioni del “made in Italy” nei paesi di origine dei loro titolari, come sostiene Otto Bitjoka. Il carismatico presidente della Fondazione Ethnoland, di origine camerunese, è fra i  promotori dell’iniziativa, alla quale partecipa anche finanziariamente. Forse per vedere i benefici sotto questo aspetto bisognerà aspettare a lungo, ma a volte i processi economici conoscono accelerazioni imprevedibili.
Quello che è certo è che già oggi in Italia le imprese gestite da extracomunitari sono una realtà di tutto rispetto. Erano 100.000 nel 2000, il doppio cinque anni dopo. Alla fine del 2007 ne erano censite 225.000, cui vanno aggiunti i 20.000 titolari neo-comunitari provenienti da Romania e Bulgaria. Un giro d’affari che comincia ad assumere dimensioni non trascurabili. Banca Intesa se ne è accorta, insieme alla provincia di Milano guidata da Filippo Penati, che può così dimostrare anche il suo impegno nella lotta all’usura. Il fondo PR.I.MI nasce dunque da un’alleanza fra pubblico e privato. Per il primo anno è previsto il sostegno a 100 imprese, con l’erogazione complessiva di 3 milioni di euro.
Resta da capire come mai la Regione Lombardia non abbia riconosciuto l’utilità di unirsi al progetto. Perché Penati ha colto la palla al balzo e Formigoni non ha fatto altrettanto ? Eppure in Lombardia, dicono ancora le statistiche, sono presenti oltre 70.000 imprese gestite da extracomunitari, pari al 28% del totale italiano. Il micro-credito a queste realtà è una possibile risposta liberale al fenomeno migratorio, per promuovere l’integrazione e sostenere la cultura di impresa. Formigoni, come è noto, dispone di una fitta rete di strutture solidaristiche legate al mondo cattolico, tradizionalmente sensibile alla problematica dell’immigrazione. Proprio ora che questo settore sembra uscire da una logica pietistica e assistenziale, con un’iniziativa che presenta le caratteristiche di un’autentica politica economica, sarebbe nell’interesse generale che anche la Regione Lombardia si associasse all’ambizioso progetto.

Di Alessandro Litta Modignani, pubblicato su L'Opinione del 7 giugno 2008

www.almcalabria.it

L'originale su www.opinione.it