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Le accuse a de Magistris sono “infondate, strumentali e gravi”. I PM di Salerno hanno chiesto l’archiviazione!

Giuseppe Candido
Giuseppe Candido
09/06/2008 - 08:37

La notizia la si apprende a pagina 23, rilegata nelle cronache del Corriere della sera di giovedì 5 giugno a firma dell’inviato a Salerno, Carlo Volpi.

Nelle cronache?!? Ma se de Magistris è stato allontanato ingiustamente dalle sue inchieste a Catanzaro tra cui l’inchiesta Poseidone in cui era indagato, tra gli altri, l’ex Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, nell’ambito della sua carica di Commissario per l’Emergenza rifiuti in Calabria, il problema più che di cronaca si tratta di politica. Perché le inchieste Poseidone e Why Not si occupavano di politica e di rapporti politica – ndrangheta e poteri occulti. Non del caso di Cogne e della Franzoni.

Nelle parole dei PM di Salerno, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, riportate in virgolettato nell’articolo di Volpi si legge che de Magistris “.. a causa delle sue inchieste ha subito costantemente pressioni, interferenze e iniziative volte a determinare il definitivo allontanamento dalla sede di Catanzaro e l’esautorazione dei poteri inquirenti”. E ancora: “ha operato in un contesto condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura”. Se nella procura di Catanzaro si opera in contesti del genere, non mi pare che la notizia sia proprio da “cronaca”. Il problema che de Magistris ha scoperchiato un pentolone di verità scomode. Le accuse da cui si è dovuto difendere de Magistris erano rivolte a “determinare il definitivo allontanamento di de Magistris dalla sede di Catanzaro”. Queste parole erano da titolone in prima pagina. Ma lo stesso giornalista lo ammette tra le righe: più grave di questo disegno – scrive Volpi – ci sarebbe solo il golpe di un manipolo di colonnelli.

Per un cronistoria del caso de Magistris, toghe lucane, why not e poseidone, vi raccomandiamo l’inchiesta avviata da Maurizio Bolognetti su fai notizia. Qui aggiungiamo soltanto che, in attesa dell’evoluzione della vicenda, si cerchi di pensare che di legalità ha bisogno la Calabria. Non di sicurezza espellendo qualche immigrato senza permesso di soggiorno. E legalità significa anche chiarezza su come sono stati spesi i soldi della comunità europea del periodo 2000-2006 e su come sia stato possibile avere un commissariato per l’emergenza ambientale in Calabria che faceva i suoi bilanci su foglietti e aveva 41 dipendenti fantasma come denunciò il commissario Antonio Ruggiero nella relazione inviata a Romano Prodi e al ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio nel gennaio 2007. Maggiore legalità in Calabria e maggiore trasparenza nella gestione della cosa pubblica soprattutto negli appalti e nella sanità è la strada per abolirne la miseria.