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E il vescovo di Acerra, ce lo siamo scordato?

Marco Marchese
Marco Marchese
02/06/2008 - 11:10

Di Alessandro Litta Modignani, pubblicato su L'Opinione del 29 maggio 2008 C’erano una volta i temi “eticamente sensibili”. Su questi argomenti, e solo su questi, la Chiesa cattolica era legittimata a intervenire perché, si diceva, toccavano la coscienza e i valori cristiani. Non si trattava di interferenza politica, in quel caso specifico. Come se la Chiesa fosse una società a responsabilità limitata: su alcuni argomenti ha libertà di parola, su altri no.

Ora, grazie alle esternazioni a tutto campo del cardinale Bagnasco, siamo finalmente sollevati anche da quest’ultima ipocrisia. La Chiesa infine può parlare, come chiunque, e su qualunque argomento. Infatti la Cei dice la sua su energia nucleare, immigrazione, ordine pubblico, situazione economica, crisi sociale, persino sulla necessità di risolvere l’emergenza dei rifiuti in Campania. E incidentalmente anche sulla legge 40 e le sue linee guida. Ha ragione Massimo Cacciari quando fa notare che, in questo excursus politico, manca solo… Gesù Cristo.

La questione della “libertà di parola della Chiesa” è semplicemente ridicola. Chi si erge sdegnato in sua difesa, finge di non capire che non è in discussione la libertà della Chiesa, bensì i suoi privilegi economico-finanziari, nonché la grancassa pubblicitaria che le viene assicurata dalla televisione, assolutamente sproporzionata al peso reale che essa occupa nella società. Se calano i battesimi e i matrimoni, se aumentano gli esoneri dall’ora di religione e bisogna importare suore e preti dal terzo mondo, come mai la Chiesa oggi è più influente di prima ? Questa è la domanda che si vorrebbe eludere. La risposta è semplice: perché essa occupa le roccheforti del potere politico e mediatico, appunto. Solo così può presentarsi con un’immagine che non ha riscontro nella realtà, e godere di rendite finanziarie che un recente saggio di Curzio Maltese stima prudentemente intorno ai cinque miliardi di euro all’anno. Altro che la “casta” !

E’ grazie a questa rendita di posizione, che i religiosi possono competere nel mercato politico italiano, presentandosi come un’autorità morale e condizionando la vita pubblica come in nessun’altra democrazia occidentale. E’ questa spregiudicatezza la vera “anomalia italiana”, di cui molti fingono di non accorgersi.

A proposito dell’emergenza rifiuti in Campania, ad esempio, non sarebbe male dare una rinfrescata alla memoria corta degli italiani. Tutti indicano – giustamente - fra i responsabili della situazione l’ex ministro Pecoraio Scanio e il governatore Bassolino. Costoro, a loro volta, tirano in ballo gli avversari politici, come Gianni Alemanno, che si erano uniti alla protesta. Nessuno però, stranamente, si ricorda che a guidare la protesta di Acerra contro il termovalorizzatore c’erano anche il vescovo locale, Salvatore Rinaldi, e il suo predecessore Antonio Riboldi.

Anche costoro, come Alessandra Mussolini, stanno “dalla parte della gente”, cioè di chi si oppone all’autorità dello Stato e al potere legale. Però sono espressione di una presunta “superiore autorità morale” e dunque non pagano dazio.

www.almcalabria.it

L'originale su www.opinione.it