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Prima e dopo l'assemblea dei mille

Marco Marchese
Marco Marchese
11/05/2008 - 16:00

Di Alessandro Litta Modignani

 PRIMA

 Alessandro Di Tizio ha usato ieri su queste pagine nei confronti dei Radicali espressioni molto dure: un partito in affitto, che ha smesso di abbaiare e di mordere, tacitato con “l’osso del potere”. Di Tizio rimprovera anche ai radicali di avere “sfruttato la legge elettorale meglio di chiunque altro”: ma è una critica o un complimento? Avrebbero forse fatto meglio a suicidarsi, come i socialisti o come la Destra? Anche Renato Farina, su Libero, li ha definiti all’indomani del voto “i furbetti del partitino”. C’è da chiedersi cosa avrebbero scritto costoro se, in ipotesi, Pannella avesse concluso con Silvio Berlusconi un accordo politico-elettorale simile a quello stipulato con il Pd. Probabilmente se ne sarebbero compiaciuti, mentre le invettive di “venduti” o “affittati” sarebbero state lanciate dai commentatori di sinistra. Come è noto, in politica vige questa regola: l’alleanza con me si chiama “apertura”, con il mio avversario “tradimento”.
Tullio Toscano e lo stesso Di Tizio si chiedono se i radicali di oggi siano i veri eredi del partito fondato nel dicembre ’55 intorno al settimanale “Il Mondo” di Mario Pannunzio. Questa domanda è ritornata spesso, negli ultimi 40 anni. Sotto il profilo culturale, la risposta è sicuramente sì. Marco è un Grande Liberale, che da sempre cerca alleanze a 360 gradi e con grande spregiudicatezza. Politicamente la questione è più complessa. Il Pr nacque da una scissione dei liberali, con l’accusa a Malagodi di avere “affittato il partito alla Confindustria” (anche qui, niente di nuovo). “Il Mondo” fu uno straordinario serbatoio di intelligenze e di cultura. Ma era un giornale, non un partito. Dal punto di vista politico, quella élite era proprio una frana. Infatti il primo Partito radicale scomparve assai presto.
Quando Pannella ne raccolse la guida all’inizio degli anni ’60, seppe innanzitutto trasmettere al pugno di suoi seguaci un fortissimo impulso di movimento e di lotta, caratteristiche che in seguito i radicali non hanno mai abbandonato. Gli attuali eletti in Parlamento nelle liste del Pd rispondono ancora a queste caratteristiche. Non sono un gruppo dirigente di altissimo livello, ma per lo più validi militanti forgiati nel vivo della lotta politica.
Saranno in grado i radicali di rilanciare le loro iniziative laiche e di riforma liberale, nel nuovo contesto politico e con gli attuali rapporti di forza? Proprio a questo scopo Pannella ha convocato, prima ancora dell’esito del voto, l’assemblea che si aprirà a Chianciano nel giorno del suo 78.mo compleanno. Il vecchio leader sa bene quanto sia arduo il tentativo, ma non per questo rinuncia a battersi e chiama a raccolta energie vecchie e nuove. Di questo almeno, con onestà intellettuale, gli andrebbe dato atto. Al meeting è annunciata la presenza di molti ospiti illustri, fra i quali il condirettore de L’Opinione, Paolo Pillitteri. In questa ennesima sfida, e non in “sole quattro lettere”, sta la grande differenza - che a Di Tizio completamente sfugge - fra Pannella e Mastella.

DOPO

I (pochi) articoli apparsi sui giornali a commento dell’assemblea radicale di Chianciano della settimana scorsa, sono stati tutti o quasi condizionati da una visione politica di breve respiro, nonché dagli strascichi polemici, non ancora sopiti, della recente campagna elettorale.
I più hanno interpretato il meeting con l’intenzione radicale di spostarsi a sinistra, per coprire l’area dell’Arcobaleno rimasta orfana di rappresentanza; altri l’hanno vista invece come un maldestro tentativo di smarcarsi dall’abbraccio soffocante del Partito Democratico, egemone in termini politici e numerici. Entrambe queste interpretazioni sono sbagliate e riduttive.
Innanzitutto occorre sottolineare che a Chianciano sono intervenuti anche qualificati esponenti della nuova maggioranza. Maurizio Sacconi, la responsabile dell’Ugl Renata Polverini, il segretario della Nuova Dc Maurizio Rotondi hanno contribuito a sviluppare un dibattito aperto e trasversale. Rotondi in particolare, al pari di Giorgio Tonini sul fronte opposto, ha offerto una rappresentazione meno caricaturale del dialogo – indiscutibilmente difficile e conflittuale – fra i radicali e la parte non integralista del mondo politico cattolico.
Pannella, a più riprese, ha lanciato (invano) appelli al leader comunista Fausto Bertinotti affinché partecipasse alla discussione. Questo gesto non deve apparire strumentale. Rievocando in apertura un suo celebre scritto indirizzato a Palmiro Togliatti nel 1959, Pannella ha idealmente rivendicato a sé il merito di mezzo secolo di “confronto-scontro” fra sinistra liberale e sinistra comunista. Ora che questo conflitto sembra essersi definitivamente concluso con la sconfitta di quest’ultima, è umano pensare che il vecchio leader voglia concedere agli avversari di sempre l’onore delle armi, anzi la benevola disponibilità a discutere di libertà individuale, nonviolenza, stato di diritto.
Per quanto concerne poi il rapporto con il PD, i recenti accordi che consentono agli eletti radicali in Parlamento di mantenere la loro autonomia di iniziativa nell’ambito del gruppo, rappresentano un esempio – sia pure miniaturizzato - di rapporto confederale fra le forze parlamentari diverse per consistenza e per tradizione. Oggi questa impostazione appare trascurabile, ma in futuro potrebbe “fare scuola”, non solo nella sinistra ma anche in campo avverso, in un sistema politico-parlamentare definitivamente bipartitico, soprattutto dopo il ritiro di Silvio Berlusconi.
Infine, la scelta di Mauro Del Bue quale coordinatore delle prossime iniziative, dimostra due cose: primo, che Pannella non rinuncia a rappresentare, in questo caso sì, un punto di riferimento forte per tutti i socialisti, dopo la scelta davvero improvvida e suicida delle recenti elezioni; secondo, che i radicali in questa fase non sono affatto isolati, ma al contrario cercano e trovano interlocutori, tanto a destra quanto a sinistra, disposti a percorrere anche solo un tratto di cammino comune, nel tentativo di aprire nuovi spazi politici e seri tentativi di riforma.

www.almcalabria.it

L'originale su www.opinione.it