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L'Associazione Exit Italia, centro di documentazione sull'eutanasia, riunisce l'assemblea annuale.

Marco Marchese
Marco Marchese
11/05/2008 - 17:08

Domenica 18 maggio 2008 alle ore 10:00 presso la sala Conferenze dell'Air Hotel Palace di Leinì (Torino) si terrà l'assemblea annuale dell'Associazione Exit-Italia centro di documentazione sull'eutanasia.

 Di seguito il testo della lettera che Marco Marchese ha inviato, nei giorni scorsi, al Presidente dell'Associazione Emilio Coveri:

 Caro Emilio,
poco più di un anno e mezzo di governo “Prodi”, il cui programma presentato in campagna elettorale (il faldone di 280 pagine) successivamente ridotto ai 12 punti post crisi, paventava un timido intervento legislativo a favore del testamento biologico. Certo un provvedimento ben lontano da quello che ci aspettiamo con la nostra amata associazione Exit Italia. Ma in luogo della regolamentazione dell’eutanasia, una buona norma sul testamento biologico (che non ci avrebbe certo soddisfatto) avrebbe fatto registrare un primo passo in avanti.
Difficile dire se nel corso della legislatura si sarebbe giunti ad un risultato, ad un voto in commissione oppure nelle aule parlamentari. Ma più in là delle ipotesi resta la realtà che possiamo sintetizzare in 2 punti:
1. Lo scopo della legalizzazione e regolamentazione dell’eutanasia, in Italia, è obiettivo politico tanto lontano quanto realisticamente irraggiungibile nel corso della legislatura che si è appena aperta.
2. I margini per trovare un dialogo presso l’attuale maggioranza di governo in tema di testamento biologico sono minimi.
Ciò comporta che le tematiche di fine vita da noi portate avanti hanno la prospettiva di arenarsi per i prossimi anni e quindi continuerà lo scandalo dell’eutanasia clandestina ed incontrollata, continueranno le terze persone a decidere sui trattamenti sanitari di chi in quel momento non può farlo direttamente e prescindendo dalle volontà espresse, quant’anche note.
A tutto ciò si aggiunge una maggioranza di governo notoriamente schierata in modo preconcetto sulle tematiche di fine vita, dove in nome della difesa dell’esistenza basata su canoni religiosi si calpestano il diritto di scelta, la libertà e l’autodeterminazione, (aggiungo io anche la responsabilità) di molti credenti cattolici, di molti non credenti, di molti diversamente credenti; come se i c.d. “valori” fossero una prerogativa esclusiva della Chiesa Cattolica Romana, appaltatrice di questi ultimi e quindi tutto il resto non può e non deve trovare spazio.
Caro Emilio, noi della Exit Italia non possiamo aspettare il termine della legislatura per sperare nell’apertura di uno spiraglio nella politica italiana; non possiamo limitarci ad una mera testimonianza in un paese in cui è per di più difficilissimo raggiungere grandi porzioni di cittadini attraverso i mezzi dell’informazione. Abbiamo bisogno di portare avanti le nostre istanze con la forza maggiore che ci è possibile sviluppare e soprattutto attraverso una precisa strategia da applicare.
Personalmente ritengo che i fronti su cui si debba lavorare siano i seguenti:
1. Regolamentazione dell’eutanasia e depenalizzazione del suicidio assistito
2. Regolamentazione del testamento biologico e volontà anticipate sui trattamenti sanitari
A questi deve aggiungersi un terzo punto:
3. Terapie del dolore e Hospice, attraverso l’applicazione delle Leggi vigenti e il loro ampliamento in modo che la richiesta di eutanasia possa divenire un’ultima istanza del malato terminale o perlomeno la possibilità di ottenere un sensibile miglioramento delle condizioni di fine vita.
Quest’ultimo punto ritengo sia l’unico che in questo momento possa trovare margini di dialogo a livello governativo e trovo giusto perseguirlo, tenendo conto che non dovrà MAI prescindere o cercare di celare lo scopo per cui Exit Italia esiste: vale a dire la regolamentazione dell’eutanasia e la depenalizzazione del suicidio assistito. Battaglie che dovranno parimenti trovare lo spazio per essere portate avanti sempre e comunque, anche quando i margini di dialogo con chicchessia dovessero ridursi allo zero.
A questo punto quale strategia può essere adottata?
In questo momento deve aprirsi un buon dibattito, soprattutto in sede e in occasione della nostra assemblea annuale. Personalmente ritengo sia importante portare la Exit Italia direttamente nelle istituzioni Parlamentari, attraverso l’unica forza presente sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica, capace di reggere il blocco contrario: i radicali, che attualmente hanno 9 rappresentanti nel gruppo del Partito Democratico.
La Exit Italia può chiedere a norma dello statuto di Radicali Italiani di essere riconosciuti e federati unicamente sui punti di nostro interesse e attraverso la nomina di un rappresentante in seno al comitato nazionale del partito. Inutile soffermarsi sul concetto che vede la nostra associazione e Radicali Italiani perfettamente concordi sulle tematiche di fine vita.
Questo, che non sarebbe altro che un patto federativo (quindi non farebbe aderire la Exit Italia a tutto tondo a Radicali Italiani) riguarderebbe esclusivamente quel, oppure quei punti che siano stati stabiliti. Infatti è proprio una caratteristica di Radicali Italiani ricercare persone, associazioni, organizzazioni con cui percorrere insieme un “tratto di strada” e adoperarsi per il perseguimento di un obiettivo comune; così come questa formula rispetta pienamente lo statuto e i principi di Exit Italia quale organizzazione apartitica.
Non devo ulteriormente argomentare, caro Emilio, la ragione per cui scegliere Radicali Italiani, perseguendo il metodo sopra esposto; in quanto è l’unico partito che attraverso la formula del patto federativo permette di rispettare il nostro statuto e il modo di operare della nostra associazione. Può essere aggiunto, tuttavia, che tranne singoli Deputati e Senatori di altre forze politiche e in modo trasversale, gli eletti Radicali nel Partito Democratico sono gli unici che potrebbero portare avanti le nostre istante, su nostra sollecitazione e Radicali Italiani, come anche quella che viene definita “La galassia Radicale” (penso in particolar modo all’associazione Luca Coscioni) in questo momento sono le uniche forze politiche in grado e capaci di promuovere questi argomenti nelle più alte sedi della politica italiana senza tentennamenti e senza il rischio di defilarsi per convenienza di sorta.
Non vedo neanche il rischio di eventuali sovrapposizioni fra soggetti "Radicali" nel portare avanti queste tematiche, anzi, al contrario, un coinvolgimento maggiore di Radicali Italiani gioverebbe in termini di partecipazione e poi, del resto, i soggetti Radicali per loro natura non sono in concorrenza fra loro.
Esistono alternative? Altre strategie? Esiste la mera testimonianza; in un paese arretrato per colpa di un ceto politico lontano, a mio avviso, semplicemente dalla comune e maggioritaria opinione degli italiani. Vale la pena restare per i prossimi anni a fare solo “testimonianza”?
Pongo queste domande al consiglio generale della nostra associazione consapevole dell’orientamento contrario già espresso a questa mia proposta, ma allo stesso tempo ritengo che la questione in termini generali (vale a dire che strategia adottiamo per raggiungere i nostri scopi?) e il merito della proposta che avanzo (cioè un patto federativo con Radicali Italiani e l’elezione di un rappresentante presso il consiglio nazionale di radicali Italiani che si impegni a promuovere le nostre istanze all’interno del partito) siano meritevoli di essere discusse nel corso dell’assemblea annuale di domenica 18 maggio 2008 a Torino.
Faccio quindi appello a te per trovare la formula più opportuna che ci dia la possibilità di dibattere la questione e al caso di proporne l’inserimento nella mozione generale, piuttosto che in una mozione particolare.
In attesa di un tuo cortese riscontro, l’occasione mi è gradita per porgerti i miei migliori saluti

Marco Marchese

www.almcalabria.it