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Solidarietà alla causa tibetana

Marco Marchese
Marco Marchese
30/03/2008 - 11:29

Vazzano (VV). L’attenzione ad un popolo in lotta per la libertà religiosa e culturale

di Francesco Lo Duca

Una bandiera tibetana è comparsa da un balcone al passaggio della processione del venerdì santo. Il drappo del Tibet rimarrà esposto anche per questo giorno di Pasqua, ricorrenza culminante della cristianità. L’idea, accolta positivamente dal parroco don Tonino Vattiata e guardata con molta curiosità da donne, uomini e bambini, rappresenta un modo concreto per testimoniare la volontà di affermare e garantire la libertà religiosa in Tibet, in Cina, nel Vietnam dei montagnard cristiani, ovunque essa è negata e calpestata. La stessa iniziativa, dal titolo: «A Pasqua esponi alla finestra la bandiera tibetana, per la libertà religiosa ovunque nel mondo», è stata lanciata a Torino.
Dopo le giornate in cui gli avvenimenti del Tibet e i violenti scontri di Lhasa hanno scosso le coscienze libere di tutto il mondo, è necessario non farsi prendere dalle colombe (in dolciumi) pasquali e non voltare pagina, ma mantenere viva l’attenzione per un popolo che con i suoi monaci buddisti e il Dalai Lama, Tenzin Gyatso stanno lottando semplicemente per avere autonomia e libertà di manifestare la loro religione e le loro antiche tradizioni. Nel Tibet, la repressione cinese va avanti come un rullo compressore. Secondo il governo tibetano in esilio a Dharamsala, nel nord dell'India, sarebbero «almeno cento i morti della repressione cinese contro la rivolta scatenatasi a Lhasa, oltre ai feriti e agli arresti di migliaia di tibetani che protestavano pacificamente contro la politica cinese». Le fonti ufficiali cinesi, invece, hanno dato notizia di dieci morti nelle proteste.
In questo contesto, la posizione assunta dal Dalai Lama, leader spirituale tibetano e premio nobel della pace nel 1989, merita di essere guardata con rispetto ed ammirazione, perché egli combatte con le armi della preghiera e della non-violenza, auspicando libertà per i tibetani e per i cinesi: «Free Tibet, free China», è lo slogan più pronunciato in questi giorni. La linea di saggezza del Dalai Lama è dimostrata anche in merito alle prossime Olimpiade di Pechino, quando afferma la propria contrarietà ad ogni forma di boicottaggio dei giochi. Il Dalai Lama, rivolgendosi al suo popolo, ha dettato questa tipo di condotta: «Se prevale la linea violenta, io non vi rappresento più.».
A tal proposito e per scoprire i misteri di un mondo e di una cultura sconosciuta, l’“Associazione teatro popolare Vazzano” propone, nei prossimi giorni, la visione dell’affascinante film di Jean Jacques Annaud: “Sette anni in Tibet”, con la magistrale interpretazione dell’attore Brad Pitt.

francesco.loduca@almcalabria.it

www.almcalabria.it

L'originale su www.ilquotidianodellacalabria.it