"viaggio nel silenzio": preti pedofili, colpe della chiesa, posizioni di ratzinger ed altro
Cosa si prova dopo aver letto d'un fiato il libro "Viaggio nel silenzio" della psicologa Vania Lucia Gaito, edito dalla casa editrice "Chiarelettere"? Le prime cose che passano per la nostra mente sono le seguenti: la Chiesa reprime ogni forma di sessualità con documenti ufficiali assai discutibili sul piano "culturale", ma sa bene che la repressione non riesce ad estirpare dalle persone il desiderio sessuale; la stessa castità imposta ai religiosi (preti o suore) è una forma di statalismo sessuale illiberale ed equivale all'aborto imposto dagli stati totalitari come mezzo di controllo delle nascite; nell'uno e nell'altro caso non c'entra l'autodeterminazione e la libera scelta; e, inoltre, il messaggio subliminale che passa attraverso i comportamenti "educativi" della Chiesa è il seguente: fate sessualmente tutto ciò che volete purché ciò non venga comunicato al pubblico; ed è un po' come la pedagogia spartana che puniva non tanto il rubare in sé, ma chi veniva colto nell'atto di rubare, cioè in piena flagranza. E, allora, come conciliare le crociate della Chiesa contro l'aborto ("la vita è sacra sin dal concepimento", dicono) col silenzio adottato, ed imposto a tutti, dalle gerarchie vaticane a proposito dei numerosissimi casi di abusi sessuali compiuti da parte di prelati a danno di minori in molte parti del mondo? Un silenzio imposto con documenti secretati ed emanati dal Vaticano con pena di scomunica per chi li rendesse pubblici. E da dove provengono tutti quei soldi che la Chiesa sborsa per risarcire molte vittime di abusi in cambio del loro silenzio? La Chiesa si comporta come un'azienda: compra il silenzio per salvaguardare l'immagine di una istituzione che produce "valori" etici e i sudditi ad essi devono assoluta obbedienza.
Scrive Massimiliano Frassi nella postfazione al libro della Gaito: "A tutt'oggi sono migliaia le vittime accertate di preti pedofili americani, la maggior parte dei quali ha evitato però il carcere scappando all'estero (alcuni vivono felici e contenti in Italia) o raggiungono accordi che hanno fatto sborsare alla Chiesa, fino ad oggi, la somma complessiva di tre miliardi di dollari. Tre miliardi di dollari. Pensate a quante cose si potrebbero fare con una cifra così!" (Libro citato, pag. 257)
E perché mai molti stati continuano a sovvenzionare questa Chiesa che ostacola il percorso della giustizia nei reati di pedofilia? E' complicità o ipocrisia? Ci sovviene il film "Salò" di Pier Paolo Pasolini. Uno dei personaggi, un signore fascista e borghese, diceva: "In fondo, i veri anarchici siamo noi che deteniamo il potere." Ecco, leggendo il libro di Vania Lucia Gaito, si percepisce tutto questo concetto pasoliniano di "anarchia del potere". Si tratta di un'anarchia clerico-fascista, ed è come dire: ogni precetto etico, ogni legge deve essere rispettata dai sudditi, e non da chi tali precetti e leggi elabora per controllare la vita degli stessi.
LE POSIZIONI DI RATZINGER
Joseph Ratzinger aveva forse qualcosa da temere dalla citazione in giudizio fatta dall'avvocato Daniel J. Shea? Perché, anche dopo che venne eletto Papa, non si presentava al Tribunale del Texas, dove nel dicembre 2004 era stato citato in giudizio dall' avvocato americano? Ma ricordiamo la vicenda con le stesse parole della Gaito che, a sua volta, nel libro, codifica quanto detto dall'avvocato Daniel Shea: "Alla fine del 2001, venni a sapere che la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva dato precise istruzioni ( ...). Nel sito web del Vaticano trovai un documento in latino datato 18 marzo 2001, che prende il nome dalle prime due parole del titolo, ‘Ad exequandam' , firmato dal cardinale Joseph Ratzinger e dall'arcivescovo Tarciso Bertone (...). Fui in grado di comprendere un chiaro riferimento al documento chiamato ‘Crimen Sollicitationis', un riferimento quindi al crimine di adescamento (...). La Chiesa considera la vittima un peccatore allo stesso modo, e quindi allo stesso piano del violentatore. E' significativo che non ci sia scritto contro, ma con un minore di diciotto anni (...) Peccatore perfino il bambino di sole nove mesi stuprato da padre Oliver O'Grady. La lettera di Ratzinger impone il segreto pontificio sui processi interni alla Chiesa e ordina che tutti gli atti e le trascrizioni siano inviati in Vaticano. Ho studiato bene il contenuto della lettera del 18 marzo 2001, insieme anche ad altri esperti. Le basti sapere che un avvocato dell'Ufficio della corruzione Pubblica dell'Fbi, che l'ha letta, l'ha definita come niente meno una cospirazione per intralciare la giustizia. All'interno della lettera, esisteva un riferimento al Crimen Sollicitationis, quel documento del 1962 emesso dalla stessa Congregazione, che all'epoca si chiamava ancora Santo Uffizio. Il Crimen è a firma del cardinale Alfredo Ottaviani, e apparentemente sembra sia stato approvato da papa Giovanni XXIII. Conosco la storia di Ottaviani e quella di papa Giovanni XXIII: non ho creduto per un solo istante che papa Giovanni fosse a conoscenza di questo documento stilato a suo nome. Ma questa è un'altra storia." (Libro citato, pagg. 164, 165) Ma che tipo di processo era quello in cui Shea citava Ratzinger? Era un processo per abusi sessuali, a Houston, contro la diocesi di Galveston. Questa diocesi "aveva seguito fedelmente le istruzioni del Crimen Sollicitationis e del successivo Ad exequandam. Così Shea aveva deciso di citare in giudizio Ratzinger, autore di quel documento e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con l'accusa di avere ostacolato il corso della giustizia." (Op. citata, pag. 167) Ma come andarono dopo le cose ce lo rivela l'avvocato Shea: "Questo è il fatto saliente che mi ha spinto a citare Joseph Ratzinger come imputato al Tribunale del Texas nel dicembre del 2004. Ci sono voluti due mesi per raggiungerlo, ma nel febbraio 2005, due mesi prima della sua elezione, lo abbiamo legalmente obbligato a rispondere alla corte. E lui lo fece, sottraendo il caso alla corte texana e indirizzandolo invece alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti di Houston, presieduta dal giudice Lee Rosenthal. Ironia della sorte, Rosenthal è l'unico giudice federale di origini ebree. Conosce gli sviluppi successivi: Giovanni Paolo II morì, si fece il conclave e il cardinale Ratzinger, ovviamente, fu eletto e prese il nome di Benedetto XVI, mentre era ancora imputato davanti al giudice Rosenthal. Le norme civili federali prevedono un incontro preliminare al processo. Quindi nel maggio 2005, comparimmo davanti al giudice Rosenthal. I difensori della diocesi e di Ratzinger sottolinearono che il loro assistito nel frattempo era divenuto papa Benedetto XVI, e annunciarono che ci sarebbero state azioni da parte del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La Nunziatura vaticana di Washington inviò una nota diplomatica al Dipartimento di Stato, chiedendo che il governo intervenisse nella causa contro Joseph Ratzinger. Divenuto Papa, era ormai un capo di Stato e come tale godeva dell' Immunità dei capi di Stato. L'Amministrazione Bush acconsentì e Joseph Ratzinger fu esonerato dal processo. La causa però è ancora in corso." (Op. citata, pag. 167)
Come mai Ratzinger non ha utilizzato i riflettori dei media per mostrare al mondo la sua innocenza? Proprio lui! che vuole i riflettori quando battezza Magdi Allam, quando trasforma gli "Angelus" in comizi per denunciare che è stato "censurato" alla Sapienza, quando interviene al Family Day spagnolo contro le politiche di Zapatero e in tantissime altre occasioni.
E come mai la Gaito omette di ricordare che l'avvocato Shea è venuto più volte in Italia per denunciare quanto da lei stessa riportato nel suo libro, grazie all'invito dei radicali di Pannella, Cappato, Bonino? Shea e i Radicali hanno inscenato conferenze stampa e manifestazioni davanti alle mura del Vaticano. E tali iniziative sono state censurate da quasi tutta la stampa italiana, tranne Radio Radicale e "L'Unità". L'avvocato Shea era venuto a Roma per evidenziare, insieme ai Radicali, le responsabilità di Ratzinger e non per prendersi un gelato con la Gaito. Diciamo ciò perché anche la Gaito, nel suo libro, censura i Radicali. E perché non si rende conto che tutta la vicenda ha responsabilità politiche, ci convincono molto meno le motivazioni psicologiche e psicoanalitiche che cercano di spiegare l'etiologia della pedofilia. E diremo perché.
LA PARTE INFELICE DEL LIBRO DELLA GAITO
Il libro della Gaito è comunque da leggere. In tutta la vicenda pesa anche l'elogio di Giovanni Paolo II al fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel Degollado, ritenuto colpevole di decine di abusi; pesano i casi di don Cantini e don Gelmini, quest'ultimo tanto amico di assai noti politici di destra: Berlusconi, Gasparri, Fini... E costoro tutti sostenitori della "Famiglia naturale"! Ma guarda guarda : meritano il premio fedeltà! Dicevamo che ci convince meno, in questo libro, la parte dedicata agli aspetti psicologici e quella che si occupa dell'etiologia della pedofilia: il fatto stesso che si presentano diverse teorie, vuol dire che nessuna teoria è certa. E poi si ricorre, ancora una volta, al Complesso di Edipo e si rovina così pure la tragedia greca. E lì a parlare di questo "arresto" , nello sviluppo, alla/della sessualità infantile (nel libo si parla di "fissazione al narcisismo", "irrisolto conflitto edipico": il bambino non riuscirebbe a superare la fase edipica...) . Per essere critici contro questo tipo di affermazioni, bisogna rivelare le nostre impressioni: a noi sembra che in tutto questo discorso, che si vuole scientifico, c'è un solo tipo di "arresto": quello del pensiero di coloro che vogliono spiegare l'origine della pedofilia. E vorremmo tanto sbagliarci, perché ciò significherebbe una cosa sola: dalla pedofilia i pedofili se ne potrebbero uscire. Ma non ci resta che constatare che gli unici che se ne escono, ancora oggi, sono solo coloro che si ammazzano o che vengono ammazzati. Gli è che il problema cozza con la storia e l'antropologia, coinvolgendo la cultura nel tempo e nello spazio. Per quanto riguarda il desiderio sessuale, ogni società definisce i comportamenti leciti e quelli illeciti. Per la nostra cultura giuridica (ma non solo) abusare sessualmente di bambini o di adolescenti è reato: e siamo d'accordo! Chi commette tali reati sa che deve rispondere davanti alle legge: e siamo pure d'accordo! Ma ci si chiede, senza girarci tanto intorno: possono le leggi o i condizionamenti etici sradicare o cancellare nelle persone le parafilie ritenute illecite dalla nostra società? Leggendo il libro della Gaito e altri libri sull'argomento sembrerebbe di no. Che fare allora? Servirebbe aprire Speciali Centri Terapeutici Anonimi a cui i pedofili (preti, genitori e quant'altri) si possono rivolgere per comunicare e cercare di "governare" (nel senso di tenere sotto controllo) le loro pulsioni illecite?
Altri punti infelici del libro vanno ravvisati in certe espressioni che a noi proprio non piacciono. Citiamone una per tutte da pagina 146: "Padre Geoghan ha una storia di coinvolgimenti omosessuali con ragazzini..." Ma dove si usa, nel libro, l'espressione "coinvolgimenti eterosessuali con ragazzine"? Non sarebbe più corretto dire, per evitare di generare confusione, "coinvolgimenti sessuali con ragazzini o ragazzine" e già si delineerebbe chiara la pulsione pedofila, indipendentemente dal fatto che chi la "subisce" sia maschio o femmina? Del resto sbaglierebbe chi dovesse scrivere un saggio sulla pedofilia usando espressioni come "pedofilia eterosessuale". La pedofilia è attrazione verso minori maschi o femmine. Forse chi violenta una bambina viene bollato come "eterosessuale pedofilo"? O semplicemente come pedofilo e basta? E allora stiamo attenti all'uso delle parole. Ma concludiamo ricollegandoci al grande pregio del libro: esso contribuisce a dare parola a un silenzio sociale su fatti di violenza che mettono a nudo le nostre ipocrisie e le nostre celate violenze. E lasciamo che tutti i bambini crescano nell'amore, nell'affetto e non in ciò che lo stesso Ratzinger chiama "sporcizia", che -come si sa- non è solo nella Chiesa: è spesso violenza fatta in famiglia e in altri luoghi dove i minori dovrebbero essere davvero vigilati e protetti.
Bagheria, 26/03/08
Giuseppe Di Salvo
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1 commento
eccellente articolo
Davide Crimi