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Sfasciume pendulo sul mare

Giuseppe Candido
Giuseppe Candido
25/03/2008 - 19:14

La Calabria paga oggi il prezzo del pluriennale intervento - dissennato e distorto - dell’uomo sull’ambiente che ha costruito in luoghi dove il buon senso avrebbe sconsigliato di costruire.

Più di sette mila frane rilevate su colline e montagne, rischio alluvione su molte centinaia di ettari di pianure e fasce litoranee, decine di chilometri di costa in situazione di erosione costiera e decine di chilometri di divieti di balneazione sulle coste della Calabria forniscono soltanto un’idea delle dimensioni e della diffusione del dissesto idrogeologico, recentemente, definito “disastroso” in tutto il Belpaese dal ministro dell’Ambiente. Le frane di Cerzeto, Filadelfia e Favazzina soltanto alcuni dei centri abitati recentemente coinvolti.

Lo scrittore Giustino Fortunato definì la Calabria “uno sfasciume pendulo sul mare”. E' noto come il territorio calabrese, per caratteristiche strutturali, morfologiche, geologiche e idro climatiche, sia particolarmente fragile ed esposto ai pericoli di dissesto idrogeologico per frana e per alluvione. Ma negli anni poco è stato fatto per una più attenta programmazione e per una mirata mitigazione dei rischi individuati.

La Calabria paga oggi il prezzo del pluriennale intervento - dissennato e distorto - dell’uomo sull’ambiente che ha costruito in luoghi dove il buon senso avrebbe sconsigliato di costruire. E paga anche la carenza storica di progettualità e di strumentazioni tecniche per la gestione delle risorse idriche e ambientali.

Se non si vuole essere catastrofisti come Giustino Fortunato, la Calabria è senz'altro una terra definibile come “ballerina e instabile”. 

Ballerina per l'elevata probabilità di occorrenza di eventi sismici di una data intensità come testimoniano i numerosi terremoti che in passato l'hanno scossa. 

Instabile perché è sufficiente un evento piovoso un po' più forte del normale per causare frane e alluvioni. Basta ricordare quelle del Torrente Beltrame a Soverato nel 2001 e quella del Crotonese nel 96. Per le frane il discorso è lo stesso se non peggio. 

Non c’è periodo dell’anno che la Calabria non sia costretta ad un’emergenza: alluvioni, frane, terremoti, incendi boschivi, inquinamenti, rifiuti, siccità, abusivismo. 

Un flusso di emergenze vecchie e nuove, il cui intreccio costituisce la “questione ambientale”e che, oltre a problemi di sicurezza, coinvolge ogni attività sociale dall’economia alla salute e alla cultura.  Queste emergenze sono trattate dai mezzi d’informazione in modo saltuario e intermittente: fin quando fanno “notizia” occupano le prime pagine dei quotidiani e delle emittenti locali, poi sono dimenticate dalla miseria informativa che non si preoccupa di identificare i perché di un simile ritardo; raramente queste emergenze acquisiscono, infatti, il rango di problemi da seguire con assiduità e quasi mai se ne dà un’informazione completa ed attendibile; solo cronaca come i delitti. La politica ha fatto meno. Per anni ha gestito il territorio e l'edificabilità dello stesso per fini clientelari. Un dissesto idrogeologico generato - o quanto meno compartecipato - da un disastro ideologico di una classe politica calabrese volta al fare il favore a questo e a quello piuttosto che fare un favore alla collettività.

E se è vero che non è il terremoto ad uccidere ma la casa che ti crolla in testa è vero pure che non si può chiedere ad un fiume di non transitare nel suo alveo e tanto meno ad una frana di non continuare a scivolare quando piove. 

Il Piano per l'Assetto Idrogeologico della Calabria già approvato in forte ritardo nel 2001 non ha rappresentato – per le amministrazioni locali - una base conoscitiva di partenza, come avrebbe dovuto, sulla base della quale ri-pianificare lo sviluppo del territorio e intervenire per la mitigazione del rischio stesso. E' stato piuttosto visto come un ostacolo da superare, un vincolo aggiuntivo da aggirare.  

Oggi, un'amministrazione corretta del territorio non può più permettersi – come largamente avvenuto in passato - di non tenere in dovuto conto i rischi geologici (idrogeologico e sismico) nella programmazione dello sviluppo.  E' necessario conoscere i rischi ed è necessario programmare interventi per  la loro mitigazione compatibilmente con i fattori ambientali. E anche per il livello comunale, è necessaria oltre ad una programmazione dell'uso del territorio sulla base delle sue caratteristiche geologiche, geomorfologiche e simiche,  un'attenta gestione delle emergenze che potrebbero verificarsi.

La pericolosità sismica si associa alla pericolosità del territorio calabrese, per frana o per alluvione

L'elevata vulnerabilità nei confronti di  un evento sismico degli edifici calabresi – anche quelli di strutture pubbliche come scuole, caserme etc – evidente all'occhio inesperto, meriterebbe una soluzione radicale come la rottamazione degli edifici ad elevata vulnerabilità sismica. Prima di ritrovarci con qualche scuola elementare crollata a seguito di un evento sismico.