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San Francesco e San Nilo in parallelo con i monaci Birmani

Marco Marchese
Marco Marchese
24/03/2008 - 11:13

Un appuntamento organizzato dal Maria Cristina di Savoia su monachesimo e spiritualità: ricordati San Francesco di Paola e San Nilo.

Conferenza del vescovo Luigi Renzo sui due profeti di Calabria

Di Francesco Lo Duca

«Avere un vescovo in veste di conferenziere è un privilegio per noi». Con queste parole, Clorinda Nucera D’Aco, presidente del Convegno di cultura “Maria Cristina di Savoia”, ha introdotto, al 501 hotel di Vibo Valentia, la conferenza sul tema: “San Francesco di Paola e San Nilo di Rossano, due profeti di Calabria”. Lo speciale relatore era Luigi Renzo, vescovo della diocesi Mileto – Tropea – Nicotera, ma anche giornalista pubblicista, scrittore e studioso di storia e antropologia della Calabria.
«I due santi – ha affermato Luigi Renzo – rappresentano due tappe significative del plurimillenario percorso della spiritualità calabrese.». Di questo lungo cammino, che ha impregnato di spiritualità la Calabria per diversi secoli, il vescovo ha ricordato alcune figure e periodi storici particolari: da Cassiodoro (fondatore a Squillace nel 555 dei monasteri Vivarium e Castellense) a Tommaso Campanella, passando attraverso il monachesimo italo o calabro-greco dei secoli VII-X e al successivo movimento Florense di Gioacchino da Fiore (secoli XII-XIII). In sostanza, Luigi Renzo ha fatto capire che «né San Nilo, né San Francesco nascono a caso, ma sono anelli di una catena infinita che nobilita la Calabria verso le frontiere di dignità.». San Nilo nasce a Rossano Calabro nel 910 e muore a Tuscolo il 26 settembre 1004. San Francesco nasce a Paola il 27 marzo 1416 e muore a Tours, in Francia, il 2 aprile 1507. «Tra i due santi – prosegue il vescovo - intercorrono 5 secoli, ma è come se fossero risonanze diverse di un unico progetto di vita e di santità: la scelta radicale di Dio e la piena attenzione all’uomo e alla comunità umana.». Per quanto scelgono la dimora solitaria e mettano in atto la «fuga mundi», restano incarnati nel mondo e sono intrisi del senso dell’uomo e della umana solidarietà.
A tal proposito, il vescovo racconta due episodi emblematici della vita dei due profeti della cristianità calabrese: «San Nilo lascia il suo eremo e si reca a Rossano chiamato dai suoi concittadini per salvare la città dalle ire di Nicefero Foca; San Francesco denuncia con forza il fiscalismo e lo strozzinaggio di Ferrante d’Aragona e spezza la moneta da cui esce il sangue dei sudditi.». Partendo da alcuni passaggi e momenti della vita dei due santi, Luigi Renzo mette in evidenza affinità spirituali e saggezze In relazione al cibo, S. Francesco si nutriva «soltanto di erbe crude che la terra produceva» e S. Nilo «mangiava scarso e si asteneva dai cibi cotti.». In argomento di umiltà, S. Francesco «aveva un’umiltà così grande, che desiderava essere comandato anzicchè comandare»; mentre S. Nilo, nel Monastero di San Nazario, «fa voto di non accettare mai cariche direttive.».
Coinvolgente è stata, inoltre, l’analisi del vescovo su alcuni principi su cui si basava l’ eremitismo monastico di S. Nilo e la vita eremitica di S. Francesco di Paola.
«I monaci – afferma Renzo – hanno come scopo da raggiungere la perfezione personale e la vita eterna.». Principi fondamentali del monachesimo di S. Nilo sono: la preghiera (il monaco prega 7 volte al giorno); l’alimentazione (una volta al giorno); l’abito (il vestiario di S. Nilo consisteva in un sacco di pelle di capra, che mutava una volta all’anno con l’altro di riserva).
L’aspetto caratteristico della vita eremitica di S. Francesco consisteva nella ricerca della solitudine. «La grotta – sostiene Renzo – sarà, per Francesco, il rifugio preferito per pregare e fare penitenza. La grotta la troviamo a Paola, ed è richiesta a Tours nel parco reale.». Luigi Renzo ha concluso la sua relazione con due passaggi tratti dal messaggio dei vescovi calabresi in occasione del millenario della morte di San Nilo di Rossano, nel 2004 e dal messaggio per il quinto centenario della morte di San Francesco di Paola, nel 2007.
Dopo l’intervento di don Filippo Ramondino, monsignor Rimedio chiude l’incontro, affermando che «i santi sono sempre attuali, perché vivono il vangelo, sempre antico e sempre nuovo. La religiosità calabrese ha saputo unire la vita contemplativa con quella attiva. I due santi sono sprono di spiritualità, che ci salva dal vivere banalmente. Nella Calabria in cui domina la criminalità, i santi ci indicano la libertà dalle catene di schiavitù. Le due figure ci parlano di idealità.». Queste parole riportano all’attualità, facendoci comprendere la potenziale forza spirituale e universale del monachesimo calabrese e, nello stesso tempo, riconducono alle immagini dei monaci birmani che in perfetta sintesi di contemplazione e azione nonviolenta lottano, a piedi nudi, per togliere le catene che affliggono il loro popolo.

francesco.loduca@almcalabria.it

www.almcalabria.it

L'originale su www.ilquotidianodellacalabria.it