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“La politica mi diventa sempre più indifferente” ….“Per noi i partiti democratici non erano democratici abbastanza”

Giuseppe Candido
Giuseppe Candido
08/03/2008 - 17:33

Non potendo fare nulla per mutare il corso delle cose nel solo Paese che mi interessa, ho cessato di essere tormentato da quel ridicolo senso di responsabilità che una volta mi vietava di tacere innanzi a quello che mi sembrava ingiustizia o errore”.

Quanto attuali risuonano queste parole scritte da un grande democratico: Gaetano Salvemini. Parole scritte nel periodo “americano” di Salvemini che va dal 1934 al 1940.

A pubblicare questi scritti inediti “Sulla Democrazia” di Salvemini – non per fare pubblicità – è la Bollati-Boringhieri, a cura di Sergio Bucchi.

In questi giorni di campagna elettorale che si svolge in una condizione di antidemocraticità palese venutasi a creare in 60 di prima e seconda Repubblica e in cui un ruolo miserevole è quello che sta svolgendo il servizio pubblico radiotelevisivo, le parole di Gaetano Salvemini riecheggiano di una grande attualità. In quegli scritti “sulla democrazia” si criticava non soltanto il ruolo dei partiti poco democratici che spiega oggi la volontà dei radicali di costituire e dare forza a un PD più democratico. Una battaglia storica per i radicali: quella per un vero partito democratico che abbia, cioè, al suo interno meccanismi di democrazia garantita.

Il mancato rispetto della parola e della parola data in occasione della chiusura delle liste del partito democratico è un esempio, un’occasione per evidenziare come spesso – i partiti che si autodefiniscono democratici - non lo sono nei fatti.

Per noi si trattava di richiamare i Partiti Democratici al rispetto degli ideali democratici; per gli altri si trattava di disonorare gli ideali democratici con la mala prova che facevano i partiti della democrazia”. Pure queste parole risuonano attuali. E’ come se la storia si ripetesse.

Scrive Salvemini sulla democrazia: “l’esistenza di partiti in competizione è una caratteristica essenziale di una costituzione democratica”… “tuttavia l’inefficienza parlamentare, la corruzione, la volgarità e altro sono oggi motivo di discredito”. Colpevole – secondo Salvemini – non le istituzioni rappresentative che sono essenza stessa della democrazia ma la macchina elettorale e parlamentare. Ancora oggi – a distanza di ottanta anni – la lezione salveminiana sulla democrazia dovrebbe essere attentamente riletta.

Tutto questo consente infatti, a vari grulli e ai vari grilli, di cavalcare l’ondata dell’antipolitica come surfisti hawaiani. Il disprezzo della democrazia e il teorizzare il partito del “non voto” è simile a quella che fascisti e sfascisti di ogni tempo hanno mostrato.

Una domanda che invece vogliamo porci è: stiamo costituendo un partito davvero democratico o piuttosto uno di stampo oligarchico? Si iscriverebbe a questo partito democratico Gaetano Salvemini?

In un saggio dal titolo "Salvemini e la democrazia", Norberto Bobbio nel 1975 scriveva che "..per comprendere appieno il rapporto tra Salvemini e la democrazia, non è sufficiente riferirsi all'esempio di un impegno durato tutta una vita intera e culminato nella ventennale battaglia contro il fascismo ma occorre rileggere con attenzione i suoi scritti, dove è possibile rintracciare una compiuta e perfetta teoria dello Stato democratico”.

Sono pienamente d’accordo e credo che un partito democratico non possa oggi fare a meno della cultura democratica proveniente dall’apporto dei radicali che degli insegnamenti di Salvemini e di Ernesto Rossi hanno fatto la loro bibbia democratica. Una cultura per la democrazia e per i partiti democratici nell’ambito di una riforma anglosassone, americana o anche di stile francese della macchina elettorale. Oggi il parlamento è di fatto nominato. Nominato nella sua composizione dalle segreterie dei vari partiti che si sono sostituiti agli elettori. E nessuna procedura democratica rigorosa è stata prevista per formulare le candidature.

Quale è la differenza tra istituzioni democratiche e istituzioni oligarchiche? Se è vero che sono entrambe espressione di un “governo di una delle minoranze organizzate al potere”, secondo Salvemini la differenza è nel fatto che un regime oligarchico ha il monopolio del potere per diritto suo proprio e non ha alcuna responsabilità legale verso i cittadini. Un regime democratico invece è un campo aperto alla libera competizione fra tutte le minoranze (e partiti) organizzate che aspirino a governare il Paese.

Crediamo che per un Partito democratico davvero credibile debba esservi l’onere del metodo democratico al quale fa pure riferimento l’art.49 della Carta costituzionale.

Dopo tangentopoli il sistema di finanziamento dei partiti precedentemente in vigore saltò per una estesa e diffusa illegalità che però non sparì con il “capro espiatorio” di Bettino Craxi. Il referendum abolì il finanziamento pubblico nel 93 ma – siccome la politica ha un suo costo – fu reintrodotto sotto forma di rimborsi elettorali che rappresentano – come denunciato ne “il costo della democrazia” di Cesare Salvi e Massimo Villone - una vera e propria frode ai danni dello Stato.

196 milioni di euro per 81 partiti più contributi ai gruppi parlamentari. Una vergogna.

In America è sostanzialmente privato, in Germania prevalentemente pubblico ma in entrambi i casi i partiti devono, per poter avere i finanziamenti, rispettare regole certe anche relative ai processi democratici interni al partito. Se è vero che il finanziamento pubblico è necessario alla vita democratica dei partiti è altrettanto palese che la corruzione si diffonde quando i partiti non attuano la loro funzione essenziale di “concorrere con metodo democratico alla vita politica nazionale” e si trasformano in partitocrazia volta esclusivamente all’occupazione stabile del potere e delle poltrone.

Mi viene da pensare ai nostri eletti di entrambi gli schieramenti e ai soldi che riceveranno dai nuovi rimborsi elettorali.

E dallo Stato alle Regioni le spese si moltiplicano ma i problemi restano. E la spazzatura pure. La monnezza campana che oggi da scempio dell’immagine dell’Italia all’estero pare irremovibile. E così pure appaiono sempre più culturalmente radicati problemi di legalità e funzionamento delle istituzioni nelle regioni del mezzogiorno. A partire dalla nostra Calabria.

Non ci si dimentica di abolire la miseria, questa oggi resta una priorità e non ci si dimentica nemmeno della Rosa nel Pugno il cui progetto laico, liberale, socialista e radicale resta di strettissima attualità. Ma oggi vale la gioia di spendersi per tentare di costruire un Partito Democratico che davvero possa definirsi tale, dove valga la parola data e dove trovino spazio la pratica e la coerenza del metodo democratico. Un partito democratico dove pure Salvemini aderirebbe.