Grillo, Blog e politica. Tito Boeri sugli strumenti della nuova politica
di Tito Boeri, da pag. 1 della Stampa di oggi
I commenti sul Grillo-day sono stati quasi tutti sul personaggio, meno sul mezzo, sul blog come strumento per mobilitare le piazze. Il personaggio Beppe Grillo è indubbiamente unico nel suo genere.
Un comico-attore che fa indignare, più che ridere, e che non recita, ma è convinto
di quel che dice. Forse proprio per questo risulta più convincente. Ma la vera lezione di sabato è nella mobilitazione non solo virtuale permessa dal web. Sapevamo già
che il web può moltiplicare la forza di un messaggio lanciato da un sito o da
un blog. Il blog di Beppe Grillo, secondo i dati di Technorati, un motore di ricerca
(come Google) dei blog, ha 30 mila inbound-link, vale a dire siti o blog
in vario modo collegati. Questo significa che oltre ai 150 mila visitatori giornalieri
del sito, ce ne sono molti altri, probabilmente molti di più, che leggono
Grillo attraverso altri siti o blog.
Il fatto nuovo, che abbiamo appreso sabato, è che questa mobilitazione è
non solo virtuale: Grillo è riuscito a raccogliere 300 mila firme in 200 piazze
italiane, oltre che a riempire Piazza Maggiore a Bologna. Il suo blog si è
mostrato in grado di mobilitare quanto se non più del sindacato e senzaltro
molto più dei tanti partiti e partitini che pullulano nel nostro frammentato
quadro politico. Internet, dunque, non solo moltiplica il potere delle idee, ma
anche moltiplica i manifestanti, riempie le strade e le piazze. Questo è un
fatto nuovo per la nostra democrazia. Può scardinare lattuale sistema delle
rappresentanze. Anche perché Internet non ha quasi barriere d`ingresso.
Si può costruire un blog senza sborsare un euro. E i costi per mantenerlo sono
comunque contenuti, in termini per lo più di tempo personale sottratto ad
altre attività.
Il mezzo è importante in quanto tale anche perché Internet è oggi popolato
soprattutto dai giovani. Erano molti, spesso la maggioranza, gli under 30
nelle piazze sabato, nonostante fossero stati chiamati a raccolta da un sessantenne.
Anche questo è un fatto nuovo. Da molto tempo non si assisteva in
Italia allespressione collettiva di un disagio giovanile. Prima o poi, qualcuno
saprà capitalizzarlo, trasformandolo in consenso politico e peso elettorale.
Non sembra questo il destino del blog di Grillo. Cè molta più protesta che proposta nei suoi scritti e nelle sue affermazioni. È una protesta spesso rozza e mal indirizzata, come quella contro la Legge Biagi che non è certo la responsabile del precariato, ma
semmai è stata inefficace nellarginarlo. Vero che in Italia mobilita le coscienze
spesso più la denuncia che la proposta. Ma difficilmente una protesta
che non sappia tradursi in proposta riesce a reggere nel corso del tempo
e non può certo cambiare le cose. Comunque il V o G-day di sabato dimostra
che uno spazio cè per stare dalla parte dei giovani in Italia. Vedremo
chi saprà occuparlo.
Il blog non è forse lo strumento più consono per svolgere la funzione vera
della politica, che è quella di mediare fra interessi diversi e trovare una sintesi.
Più probabile che Internet continui ad essere uno strumento di informazione
e di denuncia. È una funzione comunque molto importante. Speriamo
lo sia sempre di più sui temi della finanza, in un Paese che lentamente
sta aumentando la partecipazione ai mercati finanziari. In Italia è mancato
in tutti questi anni di scandali societari un ruolo attivo di anticipazione e denuncia
dei grandi mezzi di informazione. Certo, molte gravi irregolarità erano
difficilmente individuabili dallesterno sino a quando lequilibrio
economico delle società coinvolte non fosse arrivato al collasso. Ed è anche
vero che negli scandali finanziari italiani degli ultimi anni è stato lintero sistema
dei controlli, da quelli societari a quelli istituzionali, a fallire. Ma in una democrazia avanzata in questi casi, proprio in questi casi, dovrebbe operare il controllo dellinformazione specializzata. Da noi cè stato solo quello di alcuni blog indipendenti, tra cui quello di Beppe Grillo. E' probabile che saranno ancora i siti
a dover svolgere questo ruolo in futuro. Almeno sin quando avremo **una carta stampata condizionata dai cosiddetti «grandi gruppi economici»**. Nellinformazione finanziaria conta più quello che non si scrive di quello che si scrive e vi può essere consenso collusivo di ogni azionista nellevitare le notizie finanziarie delicate e compromettenti
per altri azionisti, contando in un atteggiamento simile da parte di questi
ultimi nei casi in cui i peccati di omissione lo riguardino. I siti indipendenti
devono proprio servire a mettere in luce queste omissioni, così difficili
da cogliere per il lettore. Bene che sappiano anche contribuire al monitoraggio
degli strumenti finanziari, sempre più complessi e pieni di insidie per
un pubblico con bassa alfabetizzazione finanziaria, come quello italiano.
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