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La Gabanelli contro “libero”, Biancheri contro i giornalisti. Vittorio Feltri querela “Report”. L’Ansa sciopera

dimitribuffa
dimitribuffa
28/05/2007 - 16:26

La Gabanelli contro “libero”, Biancheri contro i giornalisti

Vittorio Feltri querela “Report”. L’Ansa scende in sciopero contro il suo presidente

A un anno di distanza dalla prima puntata dedicata ai contributi pubblici all’editoria domenica sera “Report” di Milena Gabanelli su Rai tre è tornato sul luogo del delitto. Con l’aggiornamento iniziale di puntata infatti la giornalista è tornata a chiedere conto al governo e agli editori della reale destinazione dei soldi che finanziano i giornali di partito e le cooperative, ma stavolta si è ricordata anche dei grandi gruppi quotati in borsa. L’audience come al solito è stato alto, share del 14,14% per un totale di circa 2 milioni e 956 mila spettatori. Ma stavolta dal taglio della trasmissione è apparso chiaro che l’obiettivo dell’inchiesta era soprattutto uno: il quotidiano “libero” diretto da Vittorio Feltri. Il quale in trasmissione non ha affatto mostrato quella sudditanza psicologica nei confronti di “Report” nè quella vaga coda di paglia che altri direttori di giornali finanziati dallo stato hanno invece sfoderato candidamente. A dirla tutta anzi Feltri appariva decisamente, e giustamente, incazzato per la piega della puntata che sembrava mettere in dubbio esclusivamente la legittimità di quei 5 milioni e rotti di euro che ogni anno incamera “libero” come tutte le altre cooperative editoriali ex organi di partito o di movimenti politici. Ieri l’Adn kronos aveva anche dato notizia dell’intenzione del quotidiano “libero” di querelare tanto la Gabanelli quanto l’autore del servizio, Jovene. Interpellato al telefono, il direttore responsabile Alessandro Sallusti, si dimostrava assai amareggiato. “Gli abbiamo aperto le porte e i cassetti della redazione – ha detto Sallusti a “L’opinione” – gli abbiamo dato le fatture che dimostravano che “libero” ha un venduto extra edicola che non supera l’1,2%, gli abbiamo fornito le fatture di vendita per blocchi alle Ferrovie e a Alitalia, vendite che sono di pochissime centinaia di copie giornaliere e che facciamo con malincuore, solo per non dire no alle società che ce le richiedono, come Trenitalia e Alitalia, e poi ecco qui il risultato..eppure io a all’autore del servizio gli avevo anche detto che “libero” fa in tutta Italia in un anno 28, dico 28 abbonamenti gratuiti, io che sono il direttore l’abbonamento me lo sono dovuto pagare..” A parte il gioco sporco su “libero”, se nella puntata di un anno orsono si era bellamente glissato fino agli ultimi dieci minuti della trasmissione su quello che caso mai sembra il vero scandalo, e cioè non tanto i 70 milioni di euro dati a giornali di partito o cooperative, quanto i 280 milioni di euro e rotti dati ogni anno a grossi gruppi editoriali quotati in Borsa, “Editoriale Repubblica - L’Espresso”, “Rizzoli - Corriere della sera”, “Mondadori “e “Il sole 24 ore”, stavolta , nell’approfondimento dell’anno dopo, questa incongruenza della legge è venuta fuori in tutta la propria devastante realtà. C’è stato anche qualche siparietto grottesco come quello che non ha fatto di certo fare una bella figura all’attuale presidente della Fieg e dell’agenzia Ansa, l’ex ambasciatore Boris Biancheri. Che ha subito esordito malissimo davanti al giornalista inviatogli sotto dalla Gabanelli: “Lei non mi citi ma il 15% delle persone che lavorano in questa azienda sono di troppo”. Replica dell’inviato di “Report”: “parla dell’Ansa?” Risposta di Biancheri che capisce la gaffe e ci mette una toppa che è peggio del buco: “diciamo di un’azienda”. Il sindacato interno non l’ha presa per niente bene e ieri ha subito varato quattro giornate di sciopero da lunedì 28 maggio alle 7,00 di venerdì 1 giugno. Comunicato spedito via Ansa. Come se non bastasse questa gaffe, mandata in onda (altro che “non mi citi”), dopo pochi secondi Biancheri, che incidentalmente è anche il presidente degli editori italiani che da più di due anni si rifiutano di rinnovare il contratto collettivo dei giornalisti, si è fatto fuggire dal seno un’altra dichiarazione veramente significativa sulle vere intenzioni della Fieg: “quello dei giornalisti è in Italia probabilmente uno dei comparti meglio pagati che ci sia”. Anche la reazione della Fnsi non si è fatta attendere molto ed è arrivata ieri via Apcom: ”I giornalisti italiani sono stanchi delle falsificazioni strumentali e delle manipolazioni dei dati che il Presidente della Fieg continua a fornire a getto continuo. Una sorta di crociata contro una categoria sempre più precaria e con tutele dei diritti continuamente negati dagli editori”. Autore dello sfogo lo stesso segretario generale della Fnsi Polo Serventi Longhi, che guarda caso all’Ansa ci lavora e che sicuramente non deve avere preso bene neanche la prima parte delle sparate di Biancheri. Serventi poi ha messo il dito nella piaga: “E' falso, naturalmente, che l'Ordine sforni seimila giornalisti l'anno e che il turn-over sia di trecentocinquanta colleghi, la verità è che complessivamente il numero dei giornalisti contrattualizzati aumenta di poche decine quasi esclusivamente negli uffici stampa e nell'emittenza radiotelevisiva locale, con rarissime eccezioni nelle radio e tv nazionale e nella carta stampata. Gli editori utilizzano, invece, centinaia e centinaia di giornaliste e giornalisti, giovani e meno giovani, con contratti a termine, praticantati a termine, collaborazioni di ogni tipo, contratti di diritto di autore e stagisti di università varie. Tutti questi, sfruttati e mal pagati, utilizzati per incrementare la produzione giornalistica evitando di applicare le norme contrattuali e violando molto spesso le tutele e le regole delle contribuzione previdenziale.” Totale? “E' giunto il momento che, in assenza di qualunque volontà di dialogo e di confronto sereno con la Fieg - spiega il segretario della Fnsi - il Governo vari quelle elementari norme di tutela di una professione che non accetta di essere spazzata via per volontà del presidente degli editori”. E proprio l’occupazione potrebbe essere un parametro nuovo che verrà introdotto a partire dai giornali di partito e di cooperative (che faranno da cavie) perché abbiano diritto a prendere i soldi dello stato. Tanti contratti, tanti contributi, pochi contratti, pochi contributi. Fino a nessun contratto, nessun contributo.

Dimitri Buffa

1 commento

La questione è complessa...

...e l'equilibrio creatosi tra Politica, Economia, Editoria e Giornalisti è così saldo che difficilmente salterà nei prossimi anni.

La Politica ha bisogno di Corporazioni Economiche che non la minaccino, Editori capaci di filtrare gli elementi di disturbo al sistema e di Giornalisti che facciano poche domande, ma soprattutto innocue (e semplici).

Le Corporazioni Economiche devono salvare se stesse in un mondo in cui tutto va veloce e loro rimangono al palo. Hanno bisogno di una Politica conservativa, che sappia moderare la concorrenza, mantenere i privilegi e le rendite. Le Corporazioni sono anche proprietarie dei maggiori Gruppi Editoriali, di tanto in tanto accettano di pubblicare qualche critica ai Potentati Economici, ma calibrano bene il tenore dei dibattiti e delle denunce: debbono mantenere in vita l'editoria, ma non a costo di farsi male. Hanno fatto un'attenta selezione dei Giornalisti. Hanno creato una categoria senza denti e succube. I guastafeste sono stati eliminati, fisicamente o annientati giuridicamente ed economicamete (basta una denuncia!).

In questo equilibrio ne fanno le spese sicuramente alcuni giornalisti, che non si vedono remunerati per il loro valore e non sono in condizione di esprimere al massimo le proprie potenzialità. Ma ne fanno le spese tutti i cittadini italiani. Nei giornali e in TV i dibattiti sono pochi e di infimo spessore. I TG sono diventati format culinari, pulpiti per preti e pubblicità per vallette: la cultura italiana va a rotoli.

La generazione del Baby Boom sta lasciando macerie. W la Famiglia?