Kàlena, luogo del cuore
Quando un luogo diviene luogo del cuore assume un valore aggiunto??
“Potrebbe essere un'isola, un'abbazia o una spiaggia, ma anche un albero perché è importante amare e difendere anche le piccole cose” .
Ha le idee chiare Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai. Da sempre il Fondo Ambiente Italiano è sulla barricata per difendere il nostro patrimonio.
Tra i tanti beni da salvare, perché in pericolo, c’è anche l’abbazia di Santa Maria di Kàlena, sita in agro di Peschici in Puglia.
Luogo del cuore, la antichissima chiesa va difesa dal degrado e dalle speculazioni.
E dal dicembre scorso si sono mobilitati in tanti ed è partita la petizione per salvare la storica struttura, annoverata fra le più antiche d’Italia. Secondo qualche fonte sarebbe stata eretta addirittura nell’872.
Di certo è un edificio sacro esisteva già nell’XI secolo. Lo testimonia il vescovo di Siponto che nel 1023 dona all’abbazia di Tremiti la “ecclesia deserta in loco qui vocatur Kàlena, cuius vocabulum est sancta Maria". E la fornisce di tutte le necessarie pertinenze: un orto, una vigna, dei terreni da coltivare che permettessero ai monaci benedettini di poter vivere senza problemi, trasferendosi in terraferma. Un bene dotato, non c’è nulla da dire. Una chiesa che accolse molti pellegrini, famosi e non. Essi sbarcavano sui litorali del Gargano Nord per recarsi al Monte dell’Angelo per devozione. I redditi, derivanti dalle numerose donazioni dei fedeli, servirono alla Badia per assolvere degnamente questa funzione di ospitalità. E di pellegrini, Santa Maria di Kàlena, ne ha visti tanti. Ma può andare perduto o, peggio, fatto oggetto di speculazione edilizia un tale bene ?
“L’esproprio ci sembra l’unica strada percorribile” sostengono sia l’Associazione “Italia Nostra” sia il Centro Studi “Martella”. E per innescare il progetto di difesa di questo patrimonio storico-religioso è stata avviata la petizione degli inizi di dicembre. E’ una ulteriore sollecitazione ad un intervento istituzionale che possa ridare dignità all’Abbazia di Santa Maria di Kàlena , visto che i proprietari usano Kàlena come deposito di macchine agricole.
La battaglia per difendere l’antica chiesa è solo alle prime battute. “ Il complesso badiale deve tornare alla collettività ed entrare nella politica di recupero e di valorizzazione del patrimonio storico-culturale della nostra regione, per tornare a far parte di quel libro aperto su cui si possa ancora continuare a leggere la nostra storia”. E’ quanto sostengono, e a ragione, le Associazioni scese in campo.
E’ evidente il degrado nel quale versa l’ antico cenobio un tempo centro di culto, testimonianza ineludibile dello spirito dei luoghi. I suoi tetti, ormai inesistenti, in alcuni punti mettono in evidenza capitelli ed affreschi che le intemperie e l’umidità cancellano lentamente. Una storia che va difesa perché è un bene della collettività da affidare alle future generazioni. Per dare forza all’azione si sono raccolti in molti a cominciare da Menuccia Fontana, Presidente “Italia Nostra” - Sezione Gargano, poi Teresa Maria Rauzino, Presidente Centro Studi “Martella” di Peschici, Monsignor Domenico D'Ambrosio, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo delegato della Santa Sede per il Santuario e le Opere di San Pio da Pietrelcina, Raffaele Licinio, ordinario di Storia medievale presso l'Università di Bari e Direttore del Centro di Studi Normanno-Svevi, Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo della Regione Puglia, Saverio Russo ordinario della Cattedra di storia moderna presso Università di Foggia, Marco Brando, giornalista del “Corriere del Mezzogiorno” e del “Corriere della Sera”. “Kàlena, storia e leggende di un’antica badia oggi sgarrupata”, titola un lavoro di approfondimento di Teresa Maria Rauzino che raccoglie le vicende della Badia. Non resta che augurarci che la battaglia venga vinta, e che la Chiesa ritorni a fiorire per una nuova primavera dello spirito.
- Login o registrati per inviare commenti
- Segnala abuso

