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Un Museo Narrante per Hera

Mariantonietta Sorrentino
Mariantonietta S ...
13/03/2007 - 20:55

L' Ansa riporta solo da poco notizia di questa realtà, che pure è operante da diversi anni. Motivi professionali mi hanno permesso di approfondire il mio territorio di appartenenza. E non finisco mai di stupirmi della sua ricchezza e dei "dettagli" che vado scoprendo di volta in volta. Scavi e Museo archeologico di Paestum a parte, la Chora poseidioniate è una realtà grazie al Museo narrante del Sele. Anzi il Museo di Paestum nasce proprio per accogliere a catalogare quanto la Zancani Montuoro e Zanotti Bianco avevano tirato fuori, là presso la scafa del Sele a pochi metri di profondità. Proprio il fiume, prassi antica, divideva il territorio greco dai vicini etruschi. Sarà là che nascerà contemporaneamente un Heraion.A sud la Chora arrivava ad Agropoli (Sa). Agropoli viene da Acropoli: secondo le fonti là sul promontorio doveva sorgere un tempio a Poseidone, ma non è ancora stato ritrovato. Tutti i nuovi insediamenti si propiziavano la divinità. Non faceva certo eccezione Poseidonia.Il materiale rinvenuto presso il Sele è al Museo. Il santuario di Hera si trova, oggi, a circa 1500 m. dalla foce, e sorge su una larga piana alluvionale di sabbia e limo. Il fiume gioca un ruolo determinante e nella configurazione naturale del sito e nella scelta per l'impianto del santuario. L'unica raffigurazione della Dea Hera è stata rinvenuta in questo lembo estremo della Chora poseidoniate. I due telai in mostra al Museo e la statuetta di Eileithya , simbolo della fecondità e dell’amore, sono solo due dei "dettagli" che il Museo narrante conserva. "Suoni, narrazioni e giochi di luce accompagnano il visitatore in un percorso che si apre con la descrizione geologica e della storia dell'Heraion. Dei pannelli informano sulla colonizzazione e sulla nascita di Poseidonia ". Ma non finsce qui: si passa, poi, alla storia degli scavi, iniziati nel 1933.

2 commenti

Soluzioni su larga scala

Concordo, Matteo sia sulla spinosità del tema che richiede doti notevoli ( e istrioniche aggiungo) da parte della guida sia sulla mancanza di soluzioni estese, come scrivi tu, su vasta scala.
Mi son ritrovata a dover "alleggerire" per studenti delle Superiori questo lacerto del nostro patrimonio. Mi son fatta aiutare dal Power Point, e mi pare che la strategia abbia funzionto.
Certo applicarla fuori ad un'aula è improponibile!
:)

Dovrei dare un'occhiata al luogo

a giudicare dall'ansa si dovrebbe diffondere (soldi permettendo, ma questo è l'eterno punto dolente dei nostri lavori) questo modello di apprendimento conoscenza multimediale del patrimonio archeologico.
Attirare persone che non hanno particolari interessi nei nostri tesori archeologici: o c'è una guida particolarmente brava che fa sognare le persone narrando ciò che avveniva in quei luoghi (ce ne sono, ma sono poche) oppure i nostri tantissimi bei siti appaiono ad occhi non allenati come un cumulo di fredde rovine prive di significato.
I fori a Roma sono l'esempio più classico ed ovvio, ma non certo l'unico.
Questi strumenti tecnologici possono essere d'ausilio, verissimo, ma insisterei di più sulla preparazione retorica (nel senso classico del termine) di guide ed archeologi.
Comunque il problema è vecchio e complesso, e molto discusso.
L'unica cosa che manca sono soluzioni efficaci che vengano estese su larga scala, mi sembra.